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Postato da Antonio il Sabato, 11 marzo @ 14:34:11 CET (10807 letture)
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Pannis angelicus
Postato da dada il Domenica, 09 dicembre @ 22:57:28 CET (9 letture)
Video


canta Andrea Bocelli

Pannis angelicus

Fit panis hominum
Dat panis coelicus
Figuris terminum
O res mirabilis
Manducat dominum
Pauper, pauper
Servus et humilis
Pauper, pauper
Servus et humilis
Panis angelicus
Fit panis hominum
Dat panis coelicus
Figuris terminum
O…

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I Ragazzi della via Pal
Postato da Paolo il Domenica, 09 dicembre @ 22:32:26 CET (39 letture)
Le opere di Paolo III

Passando davanti a un campo sportivo, oggi, noti disciplinati ragazzi che si muovono – poco – agli ordini di occhiuti istitutori. Sopra di loro, idealmente, scorgi uno sponsor o un'autorità comunque indefinibile. Le infrastrutture sono plastificate. L'occhio informatico è sempre aperto. Eppure, questi ragazzi, non sono diversi da quelli raccontati nella famosa storia di Molnar, un secolo fa. Le loro esigenze sono le stesse: essere amati, esprimersi e crescere. Ovviamente, amano anche loro: dapprima sul loro campo di gioco; poi muovendosi su altri scenari.
Leggi Tutto... | 6380 bytes aggiuntivi | 4 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


LA STORIA DEGLI ANGELI DELL’AVVENTO
Postato da Grazia01 il Lunedì, 03 dicembre @ 11:12:19 CET (24 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *


LA STORIA DEGLI ANGELI DELL’AVVENTO



Gli angeli sono quattro, come le quattro settimane di Avvento che preparano al Natale e ognuno di essi indossa un vestito di un colore che rappresenta una particolare qualità. Durante la prima settimana, un angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. È vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. La maggior parte della gente non sente il suo arrivo perché è troppo indaffarata. L'angelo blu canta con voce profonda e soltanto quelli che hanno un cuore attento possono sentirlo. E quelli che lo sentono incominciano a prepararsi per il Natale. Il blu del mantello rappresenta il silenzio e il raccoglimento.
Durante la seconda settimana, un angelo col mantello rosso scende dal cielo e porta un cesto vuoto. Questo cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L'angelo rosso passa su tutte le case e cerca; guarda nel cuore di tutti gli uomini per vedere se trova un po' di amore... Se lo trova, lo prende lo mette nel cesto e lo porta in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l'amore.
Nella terza settimana, un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene sulla mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l'amore e li tocca col suo raggio di luce. Essi si sentono felici, perché nell'inverno freddo e buio sono rischiarati ed illuminati. Soltanto coloro che hanno l'amore nel cuore possono vedere l'angelo bianco... Il bianco è il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.
Nella quarta settimana di Avvento, appare in cielo un angelo dal mantello viola. L'angelo color viola passa su tutta la terra tenendo col braccio sinistro una cetra d'oro. Suona una musica dolcissima e canta soavemente. Ma per poterlo udire occorre avere un cuore silenzioso ed attento. Egli canta il canto della pace. Tutti i semi che dormono sulla terra si svegliano, perché essa ha ascoltato questo canto ed ha tremato di gioia. Il colore viola è formato dall'unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l'amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.

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Dicembre
Postato da Grazia01 il Domenica, 02 dicembre @ 20:53:27 CET (19 letture)
Poesie tematiche III






Siamo più vicini alla primavera
di quanto siamo stati nel mese di settembre,
Ho sentito un uccello cantare
Nel buio del mese di dicembre.

Oliver Herford



Ma ci fu dunque un giorno
Su questa terra il sole?
Ci fur rose e viole,
Luce, sorriso, ardor?

Giosuè Carducci



Il respiro invernale di dicembre sta già offuscando lo specchio, ghiacciando la cornice, oscurando la memoria dell’estate…

John Geddes




Questi sono i giorni amati dalla Renna
appare luminosa la stella del Nord
questo è l’obiettivo del sole
e la Finlandia dell’anno

Emily Dickinson

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L'infinito...
Postato da Grazia01 il Sabato, 24 novembre @ 21:47:16 CET (16 letture)
Un pensiero al giorno






“L'infinito non si trova in nessun luogo della realtà, non importa quanto ci si rifaccia a esperienze,
osservazioni e conoscenza. Possono i pensieri sulle cose essere così differenti dalle cose?
Possono i processi del pensiero essere così dissimili da come gli oggetti procedono?
In poche parole, può il pensiero allontanarsi così tanto dalla realtà?”

DAVID HILBERT


Buona domenica

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Sugli imbecilli
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 novembre @ 20:04:43 CET (31 letture)
Riflessioni III





Sugli imbecilli


Lo sai qual è l'unico dovere che abbiamo nella vita? Quello di non essere imbecilli. Ma non ti credere, la parola “imbecille” è più sostanziosa di quello che sembra. Viene dal latino baculus, che significa “bastone”, e l’imbecille è chi ha bisogno del bastone per camminare. Non vogliamo offendere gli zoppi o i vecchietti, perché il bastone a cui ci riferiamo non è quello che si usa, molto giustamente, per sostenersi e che aiuta a camminare un corpo danneggiato da un incidente o indebolito dall'età. L'imbecille può essere agilissimo e saltare come una gazzella alle olimpiadi. Non si tratta di questo, perché è uno che non zoppica nei piedi, ma nell'animo: è il suo spirito che è debole e zoppetto, anche se il suo corpo fa giravolte di prima classe.

Esistono vari tipi di imbecilli, a scelta:
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La "cultura" come strumento di liberazione
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 novembre @ 13:10:58 CET (39 letture)
Riflessioni III



La "cultura" come strumento di liberazione



Uno strano malessere serpeggia ormai da lungo tempo nelle anime di tantissime persone senza differenza di età, di sesso e di condizioni economiche. Ed è anche un malessere che non conosce confini poiché si aggira per il mondo come un virus contagioso. Non ha un nome specifico perché nasce da una combinazione di più elementi di disagio che appaiono nei cervelli umani dapprima senza una chiara consapevolezza e via via affiorano in maniera sempre più cosciente per lo meno in coloro che sono abituati a porsi domande sul senso delle cose.
In realtà arriva il momento in cui si scopre che è il vuoto che soffoca le nostre vite a generare quel malessere senza nome annidatosi nella scatola cerebrale con il passar del tempo durante quel puro esercizio di sopravvivenza che è la regola impostaci all'interno di un sistema generale che non prevede più l'essere umano perché viaggia in direzione dell'estinzione soffice e programmata della specie.
E' un sistema che sta sostituendo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, la stirpe degli umani con una stirpe di robot produttori di vuoto e, soprattutto, consumatori di vuoto in nome di un'unica legge che si chiama, con un nome circonfuso da un'atmosfera di sacralità, legge di mercato. Nel nome di questa legge tutto deve essere comprato e venduto senza sosta perché solo così l'economia gira e tutti ci guadagnano secondo il messaggio che si vuole inculcare, con commovente semplicità di linguaggio, nelle esistenze quotidiane di un popolo di cittadini consumatori.
Si commercia di tutto e di tutto si fa spettacolo affinché anch'esso sia commerciabile e, quindi, vendibile sul mercato dell'intrattenimento che costituisce, nel suo significato reale così come è venuto sviluppandosi, la droga leggera, ma ad alto contenuto di assuefazione, che istupidisce e svuota quei cittadini consumatori che si dannano l'anima, dalla mattina alla sera, per produrre vuoto e consumare vuoto.
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Non siamo al centro dell'universo
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 novembre @ 20:12:47 CET (32 letture)
Riflessioni III




L'uomo ha ricevuto nella modernità tre colpi mortali. Non è più un essere privilegiato.

Delle tre ferite narcisistiche la prima è di Copernico:
la terra non è al centro dell’universo, vaga nel cielo insieme ad altri miliardi di pianeti.

La seconda è di Darwin:
non siamo il vertice di una lunga catena di evoluzione animale, ma una specie tra le tante.

Poi Freud ha inferto la terza:
della nostra mente non ci possiamo fidare, governata com'è da forze inconsce e incontrollate.

E’ però della scienza il colpo di grazia:
siamo immersi in uno spazio infinito e in un tempo profondo, di una vastità sconfinata.
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Novembre
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 novembre @ 19:52:18 CET (53 letture)
Poesie tematiche III




Novembre è un mese triste, un po' perché il 2 commemora i defunti.
e poi le giornate diventato corte, l'aria è umida e nebbiosa, la natura di prepara all'inverno.
E' inutile dire che ha dei bellissimi colori e che è un mese romantico, è un mese noioso a volte.
Mi auguro che per noi non lo sia, che ci siano giorni di festa e di gioia anche in Novembre.



Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
dalla precoce, incombente Notte –
il Pomeriggio in Sera profonda
la sua Gialla brevità distillò –
i Venti smorzarono i loro passi marziali
le Foglie ottennero tregua –
Novembre appese il suo Cappello di Granito
a un chiodo di Felpa.

Emily Dickinson



Ed è novembre. I pomeriggi sono più laconici e i tramonti più austeri. Novembre mi è sempre sembrato la Norvegia dell’anno.
Emily Dickinson



È novembre. Presto, cogliamo questi ultimi lampi di bellezza della terra esausta che si prepara a morire.
Ardengo Soffici
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Milano e i suoi Navigli
Postato da Grazia01 il Venerdì, 19 ottobre @ 14:55:22 CEST (136 letture)
Milano mia I



I Navigli di milano




Risale alla seconda metà del XII secolo la realizzazione del primo tratto navigabile
Così i cinquanta chilometri del primo canale, (Ticinello), furono inaugurati nel 1179, dando il via alla costruzione del Naviglio grande. Grandi ingegneri misero mano al progetto e ancora oggi si può ammirare l'innovativo sistema di chiuse ideato da Leonardo verso la fine del Quattrocento.



Quale sia la magia di questi canali è difficile capirlo, se esiste una calamita per artisti d'ogni razza, questa è proprio l'acqua, né chiara né dolce, del naviglio.
Nel 1457 Francesco Sforza affidò a Bertola da Novate la costruzione del Naviglio della Martesana. In soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel territorio milanese furono costruiti ben 90 chilometri di canali resi navigabili dalla presenza di 25 conche. Un primato che nessun'altra città potrà mai avvicinare. Lo sviluppo del sistema, però, non si fermò solo a questo punto, anzi, con l'arrivo di Leonardo nel 1482, fu perfezionato il Martesana e si cominciò ad impostare un nuovo sistema di canali che permettessero la navigazione dalla Valtellina fino a Milano.
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Ottobre
Postato da Grazia01 il Lunedì, 01 ottobre @ 11:39:15 CEST (67 letture)
Poesie tematiche III




Nel mese di ottobre le giornate si vanno accorciando e viene subito sera. Anche i fiori delle aiuole non sono più freschi: sembrano stanchi e malati. Hanno i colori spenti. A ottobre però arrivano le castagne e l'uva e colori stupendi di boschi e alberi della tonalità del sole.



Poesia di Ada Negri
Sole d'Ottobre

...È così pura questa
gioia fatta di luce e d'aria: questa
serenità ch'è d'ogni cosa intorno
a te, d'ogni pensiero entro di te:
quest'armonia dell'anima col punto
del tempo e con l'amore che il tempo
guida.
Non più grano, né frutti ha ormai la
terra
da offrire. Sta limpido l'Autunno
sul riposo dell'anno... Il fisso
azzurro, immemore
di tuoni e lampi, stende il suo gran
velo
di pace sulle rosseggianti chiome
delle foreste. Quand'è falciata
la spiga, spoglia la pannocchia,
rosso
il vin nei tini, e le dorate noci
chiaman l'abbacchio, e fuor del
riccio scoppia
la castagna, che importa la
minaccia
dell'Inverno, alla terra?..
Trasparente luce
d'ottobre, al cui tepor nulla matura
perché già tutto maturò: chiarezza
che della terra fa cosa di cielo.



Era l’ottobre di nuovo… un glorioso ottobre, tutto rosso e oro, con mattine dolci in cui le valli sono piene di nebbie delicate, come se lo spirito di autunno le avesse versate per mitigare il sole – nebbie color ametista, perla, argento, rosa e fumo-blu. (Lucy Maud Montogomery)
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Autunno
Postato da Grazia01 il Venerdì, 21 settembre @ 21:30:20 CEST (63 letture)
Poesie tematiche III






Anche per la calda estate il 2018,
si è classificato fino ad ora in Italia come l’anno più bollente dal 1800.
L’autunno è iniziato ma sembra ancora estate e a me fa piacere.



Di tutte le stagioni, l’autunno è quella che offre di più all’uomo e chiede di meno.
Hal Borland




I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno feriscono il mio cuore d’un monotono languore.
Paul Verlaine



La musica dell’estate lontana vola intorno all’autunno cercando il suo nido perduto.
Rabindranath Tagore



Sì, è così. Come la natura volge verso l’autunno, così l’autunno si fa in me e intorno a me. Ingialliscono le mie foglie, e già le foglie degli alberi vicini sono cadute.
Wolfang Goethe

Leggendo questo pensiero di Goethe capisco perché io non ami particolarmente l'autunno.





Autunno in poesia

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d’accordo con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d’ippocastani.
Nazim Hikmet

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Artista
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 settembre @ 21:40:24 CEST (38 letture)
Un pensiero al giorno





Nessun grande artista vede mai le cose come realmente sono.
Se lo facesse, cesserebbe di essere un artista.

Oscar Wilde
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Volo di fantasia
Postato da Grazia01 il Sabato, 01 settembre @ 21:05:58 CEST (48 letture)
Un pensiero al giorno




Se desideri vedere le valli, sali sulla cima della montagna.
Se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati fin sopra la nuvola.
Ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.

Kahlil Gibran

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Superstizione
Postato da Grazia01 il Venerdì, 31 agosto @ 16:59:26 CEST (86 letture)
Un pensiero al giorno




La superstizione, l'idolatria e l'ipocrisia percepiscono ricchi compensi,
mentre la verità va in giro a chiedere l'elemosina.

Martin Lutero

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Fantasia
Postato da Grazia01 il Giovedì, 30 agosto @ 18:34:42 CEST (49 letture)
Un pensiero al giorno





La fantasia è quella cosa che certe persone non riescono neanche a immaginare.
(Gabriel Laub)
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Mandala
Postato da Grazia01 il Domenica, 05 agosto @ 11:47:06 CEST (68 letture)
Un pensiero al giorno





Disegnare i mandala significa trovare il centro del foglio tirando le diagonali, prendere un compasso e disegnare dei cerchi concentrici. Prendere i colori e, segno dopo segno, riempire a mano ogni anello dal centro all’esterno. Ho imparato una cosa pazzesca in questi mesi, o meglio, l’ho ricordata.
Quando agisci in prima persona non sempre il segno che fai è perfetto. Magari ti distrai pensando alla cena e la penna, cadendo, fa una rigaccia sul foglio costringendoti a buttare ore di lavoro. Essere presenti a se stessi, essere lì, proprio in quello che stai facendo e non altrove, ti fa risparmiare tempo e risorse.



Colorare i mandala è davvero benefico per la mente. Disegnare e colorare i mandala significa dedicare un momento solo a se stessi e attivare la concentrazione. Colorare i mandala migliora la capacità d’attenzione, la creatività e la memoria. Senza dimenticare che colorare i mandala è davvero molto rilassante.



I mandala tradizionali vengono realizzati ancora oggi con finissima sabbia colorata e immensa pazienza dai monaci tibetani. I mandala creati dai monaci vengono distrutti poco dopo il completamento dell’opera per ricordare che nulla dura per sempre.

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Buon Agosto
Postato da Grazia01 il Venerdì, 03 agosto @ 15:02:26 CEST (88 letture)
Poesie tematiche III




Agosto è un mese particolare per me, in questo mese era nato il mio papà e sono nati due dei miei nipoti, Elisabetta e Nicolò.
In questo periodo lo amo un po' meno a causa dell 'ondata di caldo più intensa dall'inizio dell'estate.
A casa stanno andando in tilt anche i condizionatori, in giardino si può stare solo all’alba.



Agosto mette a fuoco e fa furiosamente bollire tutto ciò che hai ascoltato nella primavera e nei primi mesi d’estate. (Henry Rollins)




Agosto non è crudele. È feroce. Si presenta come un mese del passato e ti costringe a ricordare.
Ferocemente smette di essere tutto ciò che era. Aspettavo agosto tutto l’anno da bambino.
La spiaggia, i templi di Paestum, la sensazione che tutto l’anno valesse la pena viverlo per rotolarsi nel bagnasciuga con mio fratello, con i miei cugini.
La sensazione che la vita vera fosse agosto. L’attesa dell’agosto più bella dell’agosto persino. Vivere agosto da adulti non vale la pena.
(Roberto Saviano)




In Italia nel mese d’agosto, persino Dio è in vacanza. (Gabriel García Márquez)




Ricordai agosto, quelle sere lunghe e attonite in cui ci lasciavamo morire sotto il peso dell’ora, con i vestiti appiccicati al corpo per il sudore,
mentre sentivamo fuori il ronzio insistente e sordo dell’ora che mai trascorreva. (Gabriel García Márquez)



Una notte di agosto, di quelle agitate da un vento tiepido e tempestoso, camminavamo sul marciapiede indugiando e scambiando rade parole.
Il vento che ci faceva carezze improvvise, m’impresse su guance e labbra un’ondata odorosa,
poi continuò i suoi mulinelli tra le foglie già secche del viale.
Ora, non so se quel tepore sapesse di donna o di foglie estive, ma il cuore mi traboccò improvvisamente, tanto che mi fermai.
(Cesare Pavese)




La Linea della vita
di Giorgio Vigolo

Ho sentito l’odore della terra
dopo mesi di sole;
ho sentito l’odore della pioggia
vasta che scende dai monti
col turbine d’agosto come un fumo
e il giorno s’oscura;
ho sentito l’odore della terra
portato di lontano dal vento
che era passato nei canneti
e dentro i boschi arati dall’uragano;
ho sentito l’odore dei cespugli
zuppati dallo scroscio;
ho sentito l’odore delle radiche
che avidamente suggevano l’acqua
dal gonfio lievitato terreno.

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Luglio in poesia
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 luglio @ 15:05:56 CEST (52 letture)
Poesie tematiche III




Luglio, mese di canicola, empo di giochi per bambini e ragazzi che sfruttano le vacanze scolastiche, tempo di villeggiature al mare e in montagna. Tempo di svaghi sotto l’ombrellone o su un prato. Relax, un buon libro, parole crociate, poesia e si spera un pochino meno di smartphone. E'il settimo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano. Era il quinto mese del calendario degli antichi romani che chiamavano il mese Quintilius, che significa quinto. Il Senato romano ribattezzò il mese come Julius (luglio) in onore di Giulio Cesare, nato il 12 luglio.





Le prime due poesie sono di Enrico Crespi del 1958 sono tradotte dal dialetto Bustocco

Luglio

Luglio la terra bolle: e ai monti e al mare
si va a cercare sollievo e refrigeri,
si va a cercare un po’ di ristoro e pare
di non avere più di fastidi, più di pensieri

Ma se questi giorni di svago costano cari,
e i risparmi di mesi e mesi interi
si asciugano su e fanno saltare magari
il pasto e stare di stomaco leggeri;

io penso che sia meglio stare a letto pacifici
a fare dei sogni, o come una lucertola
stare a farsi arrostire al sole, per tirare notte...

Che lo goda chi vuole, che si diverta!...
Chi può, ammazzi un bue, ma chi non può,
che metta il cuore in pace per il bene suo...

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Ibisco, storia di un fiore
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 luglio @ 14:26:00 CEST (60 letture)
Poesie tematiche III





Lo vedi e sei in Polinesia con Gauguin e la sua Vahine no te tiare (Donna col fiore), e tutte le seducenti indigene tahitiane ritratte nei suoi capolavori dove li portano all’orecchio o stampati sui parei. Colori caldi decisi, corolle grandi sensuali fanno dell’hibiscus il fiore della passione e di un eros edenico, primitivo, panico.




Fiore d'ibisco

Nell'ombra della notte
io, confuso tra la gente,
ti vedo emergere radiosa,
un fiore appena sbocciato
d'ibisco rosa,
che il sole rende splendente.
Il mio sguardo vorrebbe posarsi su di te
ma un timore inconscio lo impedisce,
è la paura di sentire il tuo sorriso,
il tuo sguardo penetrare in me
e, d'istinto, osare di più.
Mi scorgi
la tua luce non affievolisce
anzi, mi sembra più intensa,
forse sto sognando
sento un fremito
per un momento incontro il tuo sguardo,
i tuoi occhi puri e trasparenti,
come petali d'ibisco in controluce,
non mi tradiscono.
Vorrei stringerti in un abbraccio infinito
lasciando che il mondo ci giri attorno
senza che alcuno si accorga di noi.

Gianfranco Mazzani

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Vacanza ad Antibes - Juan les Pins
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 luglio @ 16:56:22 CEST (235 letture)
Storia




Siamo in vacanza ad Antibes e mi piace approfondire la conoscenza e la storia del luogo.

Da Antipolis a Antibes
Quella di Antibes Juan-les-Pins è una storia lunga millenni. Nel V secolo a.C. i Greci, dopo aver fondato Marsiglia (Massalia), istituiscono ad Antibes, ancor prima che a Nizza (Nikaia), un primo centro per gli scambi commerciali cui danno il nome di Antipolis.



Civitas antipolitana
Passata pacificamente sotto i Romani, in questo periodo Antipolis conosce un notevole sviluppo. La città si trova sulla via Aurelia, una delle principali vie di comunicazione dei Galli e indiscusso fattore di sviluppo economico; cominciano così a sorgere i primi monumenti (teatro, anfiteatro, agorà, terme, acquedotti, archi di trionfo...) e la città diviene un importante porto commerciale da cui transitano numerose navi che trasportano vino, olio e ceramiche. Non vengono trascurate però, le risorse locali, in particolare la pesca e le saline. È qui infatti che si producono alcuni condimenti che accederanno a pieno titolo alle tavole romane, come il garum, una salsina a base di pesce lasciato fermentare al sole fino a completa dissoluzione in una miscela di acqua salata e miele, e poi filtrato.
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I fiori di giugno
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 giugno @ 16:22:40 CEST (252 letture)
Un pensiero al giorno



Proverbi per il primo mese dell’estate

La saggezza popolare lega questo mese a diversi agenti atmosferici o ai frutti della terra.
• Finché giugno non è all’otto, non ti togliere il cappotto.
• Giugno dipinge con mille pennelli.
• Giugno freddino, povero contadino.
• Giugno, ciliegie a pugno.
• Giugno, grano dappertutto.
• Giugno, la falce in pugno.
• L’acqua di giugno rovina tutto.


Ogni stagione ha fiori caratteristici. Giugno, mese che segna l'inizio della bella stagione, regala molti fiori particolari o anche comuni, che è bello conoscere per poter scegliere.



Alcuni dei fiori di giugno provengono dallo germogliare dei semi interrati nei mesi precedenti, in genere febbraio e marzo. Altri sono il frutto di piante perenni, come i garofani, che in questo mese letteralmente esplodono di boccioli, regalando piacevolissime macchie di colore. Anche alcuni rampicanti, siepi ed arbusti nel mese di giugno si ricoprono di fiori, col primo caldo che ne stimola lo sboccio.



Per le piante che continueranno a fiorire per tutta la durata dell'estate, c'è da dire che la prima fioritura, quella di giugno per l'appunto, è la più bella, quella in cui la pianta mette tutte le sue energie dopo il lungo riposo invernale. I fiori che seguiranno nei mesi successivi saranno meno grandi e meno perfetti dei primi fiori di giugno, seppur sempre belli.

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Giugno
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 giugno @ 15:51:34 CEST (250 letture)
Poesie tematiche III





Lauritis Andersen Ring, Nel mese di giugno, 1899, olio su tela

Siamo giunti alla metà dell’anno: il mese di giugno è, infatti, il sesto mese dell’anno e il primo dell’estate nel nostro emisfero.
Il suo nome deriva da Giunone, moglie di Giove. Viene anche chiamato Mese del Sole per il fatto che il 21 del mese c’è il solstizio d’estate,
con il giorno più lungo dell’anno (anche se secondo i proverbi questo giorno pieno di sole non è il 21, ma il 10).



È forse uno dei mesi più belli e di certo lo è per quanti vanno a scuola,
visto che in questo mese si chiudono le scuole (ma iniziano anche gli esami!).
Diversi scrittori hanno ambientato in questo mese i loro romanzi.
Il barone rampante di Italo Calvino, per esempio, così inizia:



Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi.
Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco.

Pochi giorni dopo, il 23 del mese, inizia il romanzo Paolo il caldo di Vitaliano Brancati:



23 giugno 1953. Mi trovo seduto sulla terrazza dell’albergo Baglioni, innamorato di mia moglie

Infine, il 28 segna gli inizi di Bel-Ami di Guy de Maupassant (traduzione di Orsola Nemi):



Quando la cassiera gli ebbe dato il resto dei cinque franchi, Georges Duroy uscì dal ristorante.
Siccome aveva un bel portamento, sia per natura, sia per posa di ex sottufficiale, si impettì, si arricciò i baffi con un gesto militaresco abituale,
e girò su quelli che stavano a tavola uno sguardo rapido e circolare, uno di quegli sguardi da bel giovane, che si stendono intorno come una rete nell’acqua.
[…] Quando fu sul marciapiede, rimase un istante immobile domandandosi che cosa poteva fare.
Era il 28 giugno, e in tasca gli restavano esattamente tre franchi e quaranta per arrivare alla fine del mese.


Quattro poesie per il sesto mese dell’anno



Estiva

è una poesia di Attilio Bertolucci (1911-2000),
tratta da Verso le sorgenti del Cinghio, che parla di questo mese:

Che ora è questa che saluta
il muro sbiadito con calda luce
e silenzioso cenno, e sommuove
l’aria tremante di giugno?
Ardi immobile, azzurro,
lustrate foglie della magnolia
e tu fiore profuma il giorno,
consuma i tuoi petali bianchi
sino alla dissoluzione, a noi
gli occhi chiusi arrossa
il riverbero estivo cui
solitaria cicala s’accompagna.

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Poeti milanesi contemporanei
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 giugno @ 17:08:07 CEST (287 letture)
Ricerche d'autore




Poeti milanesi contemporanei




Ti ho amata sempre nel silenzio
contando sull’ingombro
di quell’amore
e di quel silenzio
ed anche quando poi ci siamo scritti
la profilassi guidava la mia mano
perché ogni senso
fosse soltanto negli spazi bianchi
e nondimeno mi sentivo osceno
come se la più ermetica allusione
grondasse la bava del questuante.

Mai in ogni caso dubitai
che tu sapessi
finché scoprimmo insieme
di esser vissuti vent’anni nell’errore
tu ignorando
io presumendo
e allora in un punto è stato chiaro
che solo al muto
il battito del cuore
è rimbombante

Michele Mari

Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007)




Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient,
forsi memoria sèm, un buff de l’aria,
umbría di òmm che passa, i noster gent,
forsi ‘l record d’una quaj vita spersa,
un tron che de luntan el ghe reciàma,
la furma che sarà d’un’altra gent…
Ma cume fèm pietâ, quanta cicoria,
e quanta vita se porta el vent!
Andèm sensa savè, cantand i gloria,
e a nüm de quèl che serum resta nient.

.-.-.-.-.-.-.-.-

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente,
forse memoria siamo, un soffio d’aria,
ombra degli uomini che passano, i nostri parenti,
forse il ricordo d’una qualche vita perduta,
un tuono che da lontano ci richiama,
la forma che sarà di altra progenie…
Ma come facciamo pietà, quanto dolore,
e quanta vita se la porta il vento!
Andiamo senza sapere, cantando gli inni,
e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.

Franco Loi
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Affondare
Postato da Letty il Giovedì, 31 maggio @ 19:16:45 CEST (262 letture)
Le poesie di Letty - II





A volte vorrei portare qualcuno a fondo con me,
vorrei fargli vivere le notti in cui ho creduto di morire di paura
vorrei legarlo con i pensieri più scuri che ho avuto...
per vedere
vedere se anche lui come me
avrebbe contato le sfumature del buio
Mentre le sue ossa si sgretolavano
Accartocciate da un fitto dolore...
Sarebbe caduto in ginocchio come me?
Sarebbe stato capace di guardarsi mentre il dolore esplodeva tra le rughe e ne prendeva possesso?
Sarebbe stato capace di raccogliersi e ricomporsi come se niente fosse successo?
A volte vorrei prendere per mano qualcuno...
Per portarlo con me... indietro
vorrei riuscire a riprendere quel po' di speranza che avevo tra le dita la notte in cui me l'hai portata via...


Letty

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Immagine
Postato da Letty il Giovedì, 24 maggio @ 20:00:40 CEST (270 letture)
Le poesie di Letty - II







Mi abbottono la tua immagine
come un cappotto logoro
a cui non voglio rinunciare
non tiene caldo
e non mi avvolge
ma io sono un testardo ulivo centenario
il tempo passa
quei segni, no


Letty

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Da qualche tempo
Postato da Letty il Giovedì, 24 maggio @ 19:49:34 CEST (323 letture)
Le poesie di Letty - II





Da qualche tempo ti affogo nel fondo.
Non avrei mai creduto sarebbe successo a me.
Gli anni si accumulano, il tempo si dilata. Aspetto sempre di essere sola,
per godermi fino all'ultimo istante la mia piccola tragedia, il mio piccolo dramma insulso e infantile.
So cosa sto facendo, mi punisco nell’euforia del momento, nel bruciore di stomaco e con la testa annacquata.
Mi sento un pagliaccio mentre barcollo e goffamente derido me stessa!
E allora decido di passare la soglia ancora più in là, verso il limite estremo, verso quel baratro che sto sfidando.
Che sciocca! Combatto una battaglia persa contro un mostro molto più grande di me e io non ho abbastanza forza da sconfiggerlo.
Sei in fondo, ti vedo nitido e forte.
Ti amo e non posso perdonarmelo.

Letty
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Nati il 20 maggio
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 maggio @ 17:44:36 CEST (334 letture)
Ricerche d'autore





Poesie di Émile Verhaeren e opere di Cesarina Seppi



Émile Verhaeren nacque a Sint-Amands il 20 maggio 1855 e morì il 27 dicembre 1916 è stato un poeta belga, uno dei poeti capostipiti della scuola simbolista. Con l'inizio del secolo XX si registra un mutamento di sensibilità che porta alla ricerca, nella poesia, di una maggiore intimità e quotidianità. I poeti del simbolismo minore lasciano da parte i toni elevati che avevano preso piede con D'Annunzio: cantano l'esperienza umile di tutti i giorni. Verhaeren fu il cantore della città che muta il suo aspetto ed uno tra i poeti più prolifici della sua epoca.



Sera religiosa

Verso una luna molto grande
che splende nel cielo invernale,
come patena d'oro verde,
vanno le nubi all'offertorio.

Attraversano il firmamento,
un coro sembrano di luci;
scaglionate dalle vetrate
oscuramente illuminate.

Sì che queste agitate notti
nel fondo di nere paludi
mirano, come in enormi specchi,
la bianca messa delle nubi.




Il flagello


La Morte ha bevuto del sangue
All'osteria delle Tre Bare.
La Morte ha posato sul banco
Uno scudo nero:
-E' pei ceri e i funerali.
E qualcuno se n'è andato
Lentamente
A cercare il sacramento.
Visto s'è passare il prete,
Si son visti i chierichetti;
Tutti andavano alle case dell'affanno e del dolore
Ote chiudevan le finestre.
La Morte ha bevuto del sangue
N'è briaca.
La Morte ha camminato a lungo
Per il paese della povera gente,
Senza troppo volere, senza troppo pensare,
La testa matta
Come una palla.
Portava uno straccio di mantello rosso,
Con dei bottoni da militare,
Al bicorno aveva appuntato un pennacchio di traverso
Gli stivali aveva a tromba;
n cavallo suo fantasma
Rompeva un trotto molto lento
Di cavallo con la gotta
Sulle pietre della strada;
E seguivano le folle, verso non importa dove,
n grande scheletro amabile ed ebbro
Che rideva dellor panico
E che senza alcun timore, senza orrore
Vedeva torcersi nell'apertura della sua tunica
Un bianco groviglio di vermi che gli succhiavano il cuore.






Cesarina Seppi fu una delle figure piu’ tipiche della cultura trentina. Nata a Trento il 20 maggio 1919, aveva frequentato l’Istituto Magistrale per poi diplomarsi nel 1939 al Liceo Artistico di Venezia. Nella citta’ lagunare studio’ all’Accademia di Belle Arti con Guido Cadorin, nel corso di pittura, conseguendo il diploma nel 1942. Inizio’ la sua attivita’ espositiva dal 1939 partecipando alle Mostre sindacali della Venezia Tridentina. Nel 1946 collaboro’ alla costituzione del Circolo artistico del Cavallo Azzurro con altri artisti trentini. Tra il 1949 e il 1951 realizzo’ la decorazione musiva per l’atrio della Stazione di Trento.
Negli anni Cinquanta viaggio’ per studio in Francia e Germania. La sua ricerca essenzialmente figurativa, negli anni Sessanta, si arricchi’ di materiali diversi, dalle sabbie alle tessere musive, sino ad una lettura del reale sempre piu’ astratta. Dal 1968 comincio’ ad utilizzare i colori acrilici e, qualche anno piu’ tardi, dopo aver sperimentato materiali come l’ottone e l’alluminio, si dedico’ alla progettazione di sculture in acciaio con inserimenti di vetro con un forte accento di interesse nei confronti della luce. Dal 1966 entro’ a far parte dell’Accademia degli Agiati. Nel 1972 venne insignita del Drappo di San Vigilio e divenne membro dell’Accademia del Buonconsiglio (ora ‘’degli Accesi’’); dal 1986 entro’ a far parte comitato scientifico delle ‘’Tre Venezie’’. Dagli anni Ottanta, realizzo’ alcune sculture monumentali come il ‘’Totem solare’’ per Palazzo Trentini e, nel 2001, il ‘’Fiore Lunare’’ per piazza Cesare Battisti a Trento. Morì il 30 dicembre del 2006 a Trento a 86 anni.

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Primo concorso letterario
Postato da spalato il Domenica, 13 maggio @ 10:34:31 CEST (152 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato
Dicono che si è vecchi quando si ricordano le cose che sono successe tantissimo tempo fa. Non so quanto è vero ma so che sono già vecchia ma mi piace ricordare vari episodi della mia vita. Stranamente stanotte mi sono ricordata il mio primo premio che ho vinto per un mio racconto. Ero abituata che miei racconti o le mie poesie si leggevano davanti a tutta la classe. Quasi sempre erano compiti in classe e dopo il voto si leggeva quello peggiore e quello migliore e il mio era sempre il migliore. Così era anche in scuola superiore.
Un giorno la professoressa, al improvviso, ci ha detto che il compito in classe riguarda un concorso rivolto a tutte le classi delle scuole superiori. Avevamo 45 minuti per scrivere qualcosa di buono. Mia abitudine era di perdere tempo pensando finché non trovavo almeno una frase che mi piaceva e con aiuto di quella costruivo intero racconto.
Ho cominciato a scrivere e scrivevo, scrivevo e scrivevo, tante pagine. Una settimana dopo ci hanno detto che il mio racconto concorre per il premio.
Finalmente è arrivato quel giorno. Per quel giorno non dovevo indossare il grembiule e mi ricordo che avevo un abito grigio, niente di speciale ma io mi sentivo molto importante vestita così. Ci hanno portato in un cinema preparato per questo evento. Era stracolmo; intera mia scuola e altre due scuole e molti ragazzi stavano in piedi in fondo. Davanti allo schermo hanno messo tavoli e sedie per i giudici e davanti a loro era microfono e banco dove tenevamo fogli con i nostri scritti. Mi avevano detto che hanno cambiato varie frasi in mio racconto. Ho dato una veloce occhiata e non mi è piaciuto ma non ho detto niente. Eravamo in tre che abbiamo vinto qualcosa ma non sapevamo a che posto eravamo. Primo era un ragazzo che leggeva il suo. Dopo un altro ragazzo.
Toccava a me adesso. Mi sono alzata, ho raccolto i fogli e con un passo un po insicuro sono andata verso microfono. La mia scuola già tifava per me. Ho appoggiato i fogli davanti a me e ho guardato la sala. Quando ho visto quanto era piena ho sentito una strana paura. Leggere i miei scritti davanti alla classe di 30 persone o leggere davanti a centinaia di persone quasi tutte sconosciute non era stessa cosa.
Ho iniziato leggere con una voce bassa e un po tremante ma man mano come andavo avanti la mia voce diventava più forte e sicura. Avevo anche coraggio di guardare la sala ogni tanto. Mio racconto era lungo e la mia voce si era completamente adattata al testo e cambiava il timbro. Io non ero lì, ero dentro il mio racconto. Non mi accorgevo che quasi tutto dicevo a memoria senza leggerlo e ho detto esattamente come avevo scritto io e non come è stato cambiato il testo.
Avevo finito leggere e sono rimasta muta con uno sguardo perduto nel vuoto ma non succedeva niente. Quel terribile silenzio mi ha riportato dal racconto al cinema. Ho afferrato i fogli e quando volevo tornare al mio posto tra pubblico è scoppiato uragano tra applausi e grida. Come mi sentivo? Persa e tremavo tutta. Ero anche orgogliosa e contenta.
Quando i ragazzi si erano calmati ci hanno detto i risultati. Tutto era deciso già prima ma noi non sapevamo e quando hanno annunciato che io ero arrivata seconda quasi tutti si lamentavano e fischiavano. Il premio era 1000 dinari, un attestato e una spilla. Ero arrabbiata e non volevo andare a prendere i premi e anche mie compagne di classe mi trattenevano. Dovevano chiamarmi più volte e alla fine sono andata perché ho visto che l'uomo che doveva darmi premio era impaziente. Così ho avuto seconda delusione; al posto di 1000 dinari ho ricevuto poco meno di 900 perché hanno detratto le tasse. Piena di rabbia mi sono girata e senza ringraziare o salutare sono tornata tra mia classe. Quello era unico concorso che avevo fatto e dopo neanche facevo leggere i miei scritti a nessuno. Solo ultimamente faccio leggere le mie cose anche ai sconosciuti, senza paura e senza alcuna aspettativa, Anche questo è segno di vecchiaia?
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