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Le mie paure sono qui
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 ottobre @ 19:02:09 CEST (1000 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Le mie paure sono qui
come panni stesi
in attesa del sole
e tu distratto non le vedi
o fingi cecità
per non subirne il fastidio

ti odio quando
mi scompigli i capelli
come fossi il tuo cane,
e sorridi compiaciuto
con una smorfia falsa
nel volto arricciato
da eterno scugnizzo

eppure…….
nella tenera aurora
mentre gocce di luce ambrata
ti accarezzano le ciglia
guardo il tuo dormire
e l’anima si apre come un fiore
e si riempie ancora e sempre
d’amore.


Grazia
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Senza trucchi
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 ottobre @ 17:06:25 CEST (1021 letture)
Le poesie e altro di Grazia II


Voglio nascondermi in un verde prato
di quelli integri che nessuno ha minato,
ricerco invano un’esistenza leale
ma non la trovo nella vita reale,

non ho imparato ad usare i trucchi
nel bel teatro adorno di stucchi,
cerco la verità di un mondo normale
ma quale verità se la mia è disuguale?

Con denti stretti ho affrontato i venti
ma vedo solo maschere viventi,
rimbocco le coperte alla malinconia
e al mattino ritrovo la stessa compagnia.

Voglio scappare fra le onde del mare
che nessuno le veda le mie lacrime amare.


Grazia
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La storia dei crisantemi
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 ottobre @ 16:53:10 CEST (2983 letture)
Leggende e fiabe III


Narra una fiaba cinese che una fanciulla era intenta a sfogliare un fiore per sapere quanto fosse grande l’amore del suo fidanzato. Il dio del giardino le sussurrò: “Il tuo compagno ti amerà per tanti anni quanti sono i petali di questo fiore”.
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La sorella di Sandor Marai
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 ottobre @ 19:06:17 CEST (1125 letture)
Recensioni  I

La grande forza dello scrittore ungherese è sempre stata quella di sapersi immedesimare nei suoi personaggi: i quali hanno, sì, un certo "fondo comune" di oscurità e melanconia, ma sono, comunque, diversissimi tra loro.
Stavolta, il protagonista del romanzo è un famoso pianista ungherese che, all'improwiso, durante un viaggio in Italia, si ammala di una misteriosa, grave malattia.
Leggi Tutto... | 1072 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Per la tua gioia di Robert Louis Stevenson
Postato da Antonio il Venerdì, 06 ottobre @ 16:43:57 CEST (1024 letture)
Poesie d'amore I

Per la tua gioia farò gingilli e balocchi,
Di canto d'uccelli il mattino, di luce di stelle la sera.
Farò un palazzo adatto a te e me,
Di giorni verdi nelle foreste e giorni azzurri sul mare.
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I giusti
Postato da Antonio il Venerdì, 06 ottobre @ 16:36:08 CEST (1127 letture)
Poesie sulla vita I




Un uomo che coltiva il suo giardino, come
voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
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Binari di tutto il mondo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 ottobre @ 11:54:39 CEST (1037 letture)
Attualità I

Londra-Roma in 20 ore: problemi di overbooking? No, è la scelta pacata di chi può permettersi di non aver fretta ed è convinto che "il viaggio è già vacanza", La risposta alle ansie da volo post 11 settembre 2001, la soluzione per evitare estenuanti controlli di sicurezza è il treno, Lo sostiene il signor Mark Smith,
Leggi Tutto... | 1154 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Tutto il mondo è teatro
Postato da Grazia01 il Giovedì, 05 ottobre @ 09:30:16 CEST (6148 letture)
Poesie e opere di Shakespeare

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori. Essi hanno le loro uscite e le loro entrate. Una stessa persona, nella sua vita, rappresenta parecchie parti, poiché sette età costituiscono gli atti.
Leggi Tutto... | 1331 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Ho sognato la cioccolata per anni di Trudi Birger
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 04 ottobre @ 18:21:25 CEST (5792 letture)
Recensioni  I

Non è un romanzo, è una testimonianza sofferta che ci arriva dal passato, da un periodo storico che faremmo bene a non dimenticare: l’olocausto.
Fino a quando ci saranno persone come la Birger che hanno il coraggio di rivivere un mostruoso incubo, anche dopo essersi accorti che era un’atroce realtà, ci saranno libri come questo: dolorosi da leggere, con momenti e frasi terribili che sicuramente ci faranno stare male.
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L'istante
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 04 ottobre @ 13:20:36 CEST (982 letture)
Le poesie e altro di Grazia II

Luci dei negozi
luci fioche dei lampioni
il cielo non abbastanza spento
perché s’impongano.

Il movimento
e il ringhiare della distanza,
sporadico, appiattito,
sui marciapiedi
uomini e donne
camminano con passo sicuro,
non ammettendo ancora
il dominio dell'oscurità.

Un mondo, sfaccettato
privo di dimensioni:
un fluttuare di contorni indistinti
nella luce che viene meno.

Astratti pensieri volano
verso l'oriente oscuro
verso l’occidente che langue
attirati dall’erta immensità del tramonto
che tinge l'aria al di sopra dei tetti.

Per un istante si dissolve
tutto il tormento
in una brezza leggera
come al tocco di una bacchetta magica.
Si dilata lo spazio tra pietra e pietra,
si fa quiete anche nel tumulto della città.

Par che la densa macchia di rosso
faccia cenno alla notte
che venga a coprirla.
Per un istante, ma un istante solo
sembra esserci pace.


Grazia
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La Madonnina del Mantovani - Grazia
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 ottobre @ 20:01:01 CEST (1640 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI

In tempo di guerra mio padre accompagnò mia madre e le mie sorelle in un paesino della provincia di Varese, vicino al fiume Olona.
Era il periodo più pericoloso per Milano, e la maggior parte della gente “sfollava” nelle campagne.
Vivevano in un locale con uso di cucina e un gabinetto in cortile in comune con certi vicini.
Mio padre, operatore in un cinema, lavorava ancora in città ed andava a trovare la famiglia appena poteva.
Leggi Tutto... | 5126 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4


Prigione
Postato da Miriam il Martedì, 03 ottobre @ 13:15:00 CEST (1022 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam
Gli uomini vivono in bilico
nell’insospettabile gabbia
della società.
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In campagna
Postato da Grazia01 il Martedì, 03 ottobre @ 00:28:56 CEST (1114 letture)
Racconti II

Con mia madre che mi voleva molto bene, andavo, da luglio ad ottobre, in villeggiatura. Mangiavo il pane dei contadini, che di nascosto mi facevano bere il loro vino anche a mezzi bicchieri per volta. lo stavo quasi tutto il giorno insieme con i loro ragazzi, a cui insegnavo a rotolarsi giù per le balze del tufo sodo, a fare gli archi con la frusta o con un laccio delle scarpe. Senza che ne avessimo bisogno, andavamo a rubare negli altri campi; e così, mangiavo tante pesche, la maggior parte acerbe, che mi sentivo la pancia più dura d'un muro. '
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Il pasto degli antichi Greci
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 ottobre @ 21:37:40 CEST (2971 letture)
Invenzioni e origini II

Poco sappiamo dei pasti dei Greci ai tempi eroici di Omero. Quel grande poeta ci fa conoscere soltanto quelli dei combattenti, che consistevano quasi esclusivamente in carne arrostita all'aperto o al chiuso, a fuoco di legna. I contadini, per quello che se ne sa, si nutrivano di grano abbrustolito, di cipolle, di legumi cotti, di latte e di formaggio.
La situazione non migliorò molto nei secoli successivi all' età di Omero. Anche nelle famiglie non povere raramente si consumavano con regolarità due pasti al giorno, in generale si mangiava stando in piedi.
Ma quando, in occasione di avvenimenti eccezionali, si teneva un banchetto, le cose andavano in modo ben diverso. Allora si pranzava stando sdraiati, il pasto durava molte ore, si mangiava molta carne, si beveva molto vino, ma, poiché la forchetta era uno strumento sconosciuto, ogni cibo veniva portato alla bocca con le dita. Era esclusa la presenza delle donne, che erano ammesse soltanto ai banchetti di nozze.
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La diabolica forchetta
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 ottobre @ 21:27:42 CEST (3500 letture)
Invenzioni e origini II
La forchetta è ignota al mondo antico e a gran parte di quello medievale.
Comparve sulle mense signorili soltanto nel Quattrocento; ma fu considerata ancora per qualche tempo strumento indegno di comparire in tavola. Si continuava a preferire le più comode mani.
Il santo Pier Damiani (1007-1072) di Ravenna, mistico e teologo, cardinale e vescovo di Ostia, non risparmiò il suo biasimo al doge Orseolo II, perché sua moglie aveva importato dall'Oriente certe forchette d'oro a due punte, con le quali si portavano alla bocca i cibi fatti in pezzi.
Pier Damiani considerò tali strumenti invenzione diabolica e la Chiesa sconsigliò i fedeli dall'adoperarli.
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Farfalla
Postato da Grazia01 il Lunedì, 02 ottobre @ 21:18:58 CEST (1177 letture)
Poesie sulla natura e l'universo
Dirò: sei morta ?
con una vita di ventiquattr’ore !
Troppa amarezza
in questo scherzo del creatore.
Riesco con sforzo
a pronunciare “vita”
nell’unità di data
di nascita e di consunzione
tra le mie dita;
mi confonde sottrarre
una di quelle grandezze
nello spazio di un giorno.
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Dormi dunque
Postato da Antonio il Lunedì, 02 ottobre @ 20:36:56 CEST (1481 letture)
Poesie preferite

Dormi dunque
e il mio occhio rimarrà aperto
la pioggia colmò la brocca
noi la vuotammo
la notte germinerà un cuore
il cuore un breve stelo
ma per mietere è troppo tardi
falciatrice.

Vento notturno
così candidi sono i tuoi capelli
candido ciò che mi resta
candido ciò che perdo
ella conta le ore e io conto gli anni
noi bevemmo pioggia
pioggia, bevemmo.

Paul Celan
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L'abisso
Postato da Antonio il Lunedì, 02 ottobre @ 20:34:08 CEST (1398 letture)
Poesie preferite

Tra me e la mia coscienza
c' è un abisso
nel cui fondo invisibile scorre
il rumore di un fiume lontano dai soli,
il cui suono reale è cupo e freddo -
Ah, in qualche punto del pensare della nostra anima,
freddo e scuro e incredibilmente vecchio,
in se stesso e non nella sua dichiarata apparenza.
Leggi Tutto... | 888 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Lettera al mio giudice di Georges Simenon
Postato da Antonio il Lunedì, 02 ottobre @ 20:09:22 CEST (1346 letture)
Recensioni  I

Charles Alavoine, medico, figlio di contadini, è in carcere. Ha ucciso. E dalla cella, dopo essere stato condannato, scrive una lettera al suo giudice. Non cerca la grazia e nemmeno la compassione. Vuole solo raccontare la sua storia: quella di un amore grande e criminale. Vuole descrivere la complicità che nasce tra la vittima e il carnefice. Charles Alavoine è lucido nel suo racconto. I suoi sentimenti sono i nostri, le sue parole quelle che useremmo noi. Lo si accompagna pagina dopo pagina verso il suo crimine, e ci si accorge che potrebbe essere il nostro.

La scelta di A.
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cosa resta ? - Spalato
Postato da spalato il Martedì, 26 settembre @ 21:16:42 CEST (1090 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato
Erano i lontani anni cinquanta e noi bambini non ci preoccupavamo di fame e miseria. Eravamo allegri e spensierati e anche se abitavamo in città si trovavano terreni non coltivati dove potevamo giocare. I giocattoli praticamente non esistevano. Ci accontentavamo dei sassolini, qualche pezzo di vetro, meglio se colorato, e moltissima fantasia. Correvamo instancabili tutto il giorno anche sotto il sole rovente, sotto la pioggia o sfidando la bora gelida.
Non ci preoccupavamo di ginocchia sbucciate, naso rotto o raffreddori. Non eravamo tanto sani ma neanche malati, tutto era normale per quell’epoca.
La festa più grande era il compleanno. I preparativi cominciavano giorni prima impastando biscotti e pasticcini e quando finalmente arrivava quel tanto sognato giorno non si stava più in pelle dalla curiosità di ricevere i regali. Di solito si radunava l’intera famiglia e si chiamavano anche gli amici. Al suono del campanello si correva alla porta, che era comunque sempre aperta, e si scartava subito il regalo. Mi ricordo i regali che ricevevo: un libro, un pallone di plastica (ma quanto sognavo un pallone almeno di gomma), una tavoletta di cioccolata, una bambola e qualche volta qualche soldino. Arrivati tutti ci si divideva: gli adulti tra cui le mamme e le zie in cucina e noi bambini in camera da letto, nel mezzo veniva messo un grande tavolo, spesso prestato dai vicini per l’occasione. Ci sedevamo impazienti, gli occhi sgranati al pensiero di mangiare le cose buone. Finalmente arrivava mia mamma portando una grande pentola di cacao bollente, preparato con il latte in scatola che arrivata dalla croce rossa americana; era una delizia indimenticabile che si gustava solo nei casi speciali. Dopo arrivavano i biscotti e le varie paste e alla fine anche la torta, il tutto rigorosamente preparato in casa. Terminato di mangiare andavamo in cortile a giocare fino all'ora di cena e tutto finiva così.
Peccato che i compleanni erano pochi e la fame tanta. In mancanza di qualcosa di dolce noi bambini mangiavamo i fiori di glicine.
Il tempo passava, si cresceva e ancora non capivamo di essere poveri; eravamo tutti quasi ugualmente poveri e non potevamo immaginare che si potesse vivere meglio di così. Frequentavo già le scuole medie quando tramite la chiesa arrivò
l’abbigliamento dall’America, uova e latte in polvere, che doveva essere cucinato a lungo e la margarina gialla, quasi arancione, avvolta in una carta impermeabile che noi bambini grattavamo per ricavare quel qualcosa che assomigliava alla gomma, e facevamo così della gomma da masticare. Per andare a scuola indossavo quei vecchi vestiti americani. Erano coloratissimi e io ne ero molto fiera, non pensando a cosa significasse tutto ciò.
Ah, dimenticavo, un'altra festa era l’acquisto di scarpe nuove; quando nessun paio di scarpe dei familiari corrispondeva a quelle che servivano a te. In centro esistevano tre quattro negozi di scarpe. Si giravano tutti, ma stranamente il numero giusto non si trovava mai, allora si acquistava un numero più grande; dovevano comunque durare almeno un anno prima che se ne potesse comprare un altro paio. Si mettevano quelle nuove subito ai piedi, e le vecchie nella scatola di cartone grigio, rigorosamente legata con uno spago. Erano una vera tortura quelle scarpe nuove. Si arrivava a casa con i piedi insanguinati; qui stringevano, lì si sfilavano, e le ferite ci facevano male… ma non potevamo far altro che stringere i denti e andare avanti, aspettando che gli amici le vedessero.
Neanche quando diventai adulta le cose cambiarono. Stenti, stenti e ancora stenti, ma sempre con un bel sorriso sulle labbra.
Cosa resta ancora per ricordare? O dimenticare?


spalato 25.9.2006.
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 4.8


Città ostile ai bambini (e alle mamme)
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 settembre @ 10:11:10 CEST (977 letture)
Milano mia I

L'autunno porta la pioggia che non fa paura ai bimbi: niente tuoni che fanno sgranare gli occhioni, niente fulmini che “rompono" il cielo, solo acqua e niente più. È, invece, la pioggia d'autunno quella che fa più paura alle mamme.
Perché bisogna andare a prendere i bambini a scuola. Ombrello per me e copri carrozzina trasparente per la piccola. I marciapiedi sono una bella prova da superare. Bastone dell'ombrello tra mento e spalla. Il gioco si fa duro con gli ostacoli «da marciapiede".
Cacche, pali e paletti, moto e auto? Risposta:
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Cara di Lucio Dalla
Postato da Grazia01 il Lunedì, 25 settembre @ 15:05:18 CEST (1992 letture)
Testi canzoni I

Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.........
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Cicala dei diciassette anni
Postato da spalato il Lunedì, 25 settembre @ 12:27:51 CEST (2075 letture)
Scienze
Questa cicala vive nelle foreste degli Stati Uniti orientali, come rivela il nome lo sviluppo delle neanidi è molto lento e impiegano diciassette anni per diventare adulte. Ma vediamo di capire meglio la vita di questa curiosa cicala. Dopo l'accoppiamento, la femmina depone le uova tramite l'ovopositore, nei rametti degli alberi. Sei settimane dopo dalle uova fuoriescono le piccole neanidi che si lasceranno cadere dagli alberi per poter scavare con le loro forti zampe anteriori nel terreno e farsi strada in lunghe gallerie che possono essere lunghe fino a 30-45 cm.
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Auguri Miriam
Postato da Grazia01 il Lunedì, 25 settembre @ 12:02:17 CEST (1578 letture)
Messaggi II
I migliori auguri di buon lavoro dallo staff di Casatea a
Miriam Ballerini
la nostra "icona" sta scrivendo un nuovo libro,
l'augurio è che abbia lo stesso successo dei precedenti.
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L'Anima di Elsa Morante
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 settembre @ 19:33:18 CEST (2362 letture)
Racconti II

Un vecchio signore aveva stretto amicizia con un' Anima. Una notte, ritornando a casa leggermente ubriaco e, secondo il suo costume, solo, 1'aveva scorta accoccolata sui gradini della chiesa e dapprima l'aveva creduta una mendicante. Caritatevole com' era, subito aveva messo mano alla borsa; ma la confusione delle dita di lei, che non facevano presa sulla moneta e tremolavano come fiammelle o fili d'erba al vento, lo aveva illuminato: si trattava proprio di un' Anima appena nata che ancora non aveva mai vestito un corpo. Inatteso e felice incontro!
I rari passanti che lo videro gestire e discorrere da solo (così essi credettero), capirono che era ubriaco e lo lasciarono in pace. Del resto, se avessero trovato qualcosa a ridire, egli avrebbe saputo come rispondere: «Ah, insomma, - avrebbe detto, - da settant'anni mi affanno ad esser cortese con voi, cerco di piacervi, e nessuno vuol saperne di me. Dichiarate che sono antipatico, che ho la voce sgradevole, il fiato cattivo, mi fuggite come un lebbroso.
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Elsa Morante
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 settembre @ 18:40:45 CEST (6404 letture)
Biografie II
Elsa Morante, da «narratrice nata», offre appassionatamente tutta la sua esistenza alla letteratura.
Nasce a Roma il 18 agosto del 1912: figlia di Irma Poggibonsi, maestra elementare ebrea, e di Francesco Lo Monaco. Cresce tuttavia in casa del padre anagrafico Augusto Morante, istitutore in un riformatorio per minorenni. Alla fine degli studi liceali, lascia la famiglia e va a vivere per conto proprio; ma la mancanza di mezzi economici la costringe ad abbandonare la facoltà di Lettere.
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Dino Buzzati dalla A alla Zeta
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 settembre @ 18:23:24 CEST (1293 letture)
Letture varie II

A cento anni dalla nascita esce "Album Buzzati" a cura di Lorenzo Viganò, un libro che ne ripercorre la vita attraverso foto, documenti personali e le sue stesse parole.
Eccone alcuni stralci:
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Dino Buzzati
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 settembre @ 17:57:05 CEST (4651 letture)
Biografie II Dino Buzzati nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino, nei pressi di Belluno. Sin dalla giovinezza si manifestano in lui gli interessi, i temi e le passioni del futuro scrittore, ai quali resterà fedele per tutta la vita: la poesia, la musica (studia violino e pianoforte e non bisogna dimenticare che in futuro scriverà anche alcuni libretti d'Opera), il disegno, e la montagna, vera compagna dell'infanzia, a cui è anche dedicato il suo primo romanzo, "Barnabo delle montagne".

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Paese che vai, frigorifero che trovi
Postato da spalato il Domenica, 24 settembre @ 16:00:16 CEST (1191 letture)
Invenzioni e origini III
La storia del frigorifero risale al 1922, quando due inventori svedesi, Baltazar von Platen e Axel Munters, scoprirono il principio di produrre il freddo per mezzo del calore.

Settantacinque anni fa il frigorifero era un oggetto di lusso dovunque, e in alcuni luoghi lo è ancora Electrolux, il maggior produttore mondiale di elettrodomestici, ha proposto un’analisi, tra il serio e il faceto, che indaga tra i gusti dei vari paesi.
Per dare alcuni esempi, in Svezia il colore più diffuso è il bianco. In Cina e India, dove questo elettrodomestico spesso troneggia in soggiorno come oggetto da ostentare, il frigorifero è più decorato e colorato. Chi produce frigoriferi deve quindi tener conto delle esigenze culturali, affidandosi a buoni designer e – ovviamente – al buon senso.
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Cucina nell'antica Roma
Postato da spalato il Domenica, 24 settembre @ 15:59:58 CEST (2177 letture)
Invenzioni e origini III
Cucina romana. I romani assumevano cibo in tre momenti della giornata. Al mattino consumavano una frugale colazione a base di pane e formaggio, preceduta da un bicchiere d'acqua (jentaculum). I medici sconsigliavano espressamente una colazione abbondante. A mezzogiorno consumavano un leggero pranzo con pane, carne fredda, frutta e vino, spesso in piedi (prandium). Il pasto principale, anzi il vero e proprio pasto dei romani, era la cena (coena), che iniziava fra le 15 e le 16 e poteva protrarsi fino all'alba del giorno dopo.
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