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La sera del dì di festa
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 23:33:54 CEST (1727 letture)
Poesie di Leopardi e altre opere I

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

Giacomo Leopardi

Biografia
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Canzone di viaggio
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 21:20:05 CEST (1111 letture)
Poesie e altro di Hesse I Sole illumina il mio cuore,
vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!
Piacere più profondo non conosco sulla terra
se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,
il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi
per condividere la vita della nostra terra
dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve
nuovi amici, nuovi fratelli indicare,
finché lieto posso tutte le forze celebrare,
e di ogni stella diventare ospite e amico.


Hermann Hesse

Biografia
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La notte di San Lorenzo
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 20:25:23 CEST (4241 letture)
Letture varie II
Romantici, sognatori, innamorati, cultori, appassionati, è dalla notte dei tempi che gli esseri umani s'incantano ad ammirare il firmamento solcato dalla scia luminosa delle stelle cadenti, affidando loro un desiderio, una speranza, un sogno, ma quelle stelle proprio cadenti non sono: guai se sul serio precipitassero nella nostra atmosfera, finiremmo bruciati, inglobati e disintegrati insieme al corpo celeste!
Sono sciami di schegge celesti, dette Perseidi perché in questo periodo l'orbita della Terra , che si trova nella costellazione di Perseo, incrocia frammenti residui della cometa Swift-Tuttle, che irrompono nell'atmosfera; le loro molecole a contatto con l'aria s'incendiano e determinano l'affascinante scia luminosa.
Ma non è proprio la notte del 10, la "notte di San Lorenzo", è piuttosto fra il 10 e il 13 di agosto che lo spettacolare evento puntualmente si ripete, in magico connubio fra poesia e realtà.
Per i cristiani, in ricordo del martirio di San Lorenzo (avvenuto nel III secolo d. C. durante la persecuzione dei cristiani scatenata dall'imperatore Valeriano), che si rifiutò di adorare le divinità pagane e perciò fu arrestato il 6 agosto dalla Guardia imperiale mentre assisteva Sisto II durante una Messa e, dopo essere stato torturato, il 10 agosto fu bruciato vivo su una graticola arroventata da carboni ardenti, simboleggiano le scintille del fuoco al quale arse, oppure le lacrime versate dal Santo durante il supplizio, che vagano nei cieli e giungono sulla Terra il giorno in cui morì per portare agli uomini la speranza.
Per i più romantici sono le stelle dei desideri; appena si vede cadere una stella basta esprimere un desiderio ad occhi chiusi e quello di certo si avvererà.
Giovanni Pascoli, in ricordo dell'uccisione del padre, avvenuta il 10 agosto del 1867, scrisse "X agosto", un canto di memoria, nel quale universalizzava il dolore personale e, attraverso la favola della rondine e dell'uomo, lamentava le ingiustizie che si consumano sotto la volta celeste.
Le stelle cadenti, per il Poeta, significavano il pianto che il Cielo riversa sulla terra, definita "atomo opaco del male".

www.letteraturaalfemminile.it
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Croccante alle arachidi
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:59:39 CEST (1498 letture)
Ricette dolci I CALORIE PER PORZIONE: 775
TEMPO DI PREPARAZIONE: 35 min.

Ingredienti per 4 persone :
100 gr. di zucchero -
100 gr. di farina -
50 gr. di burro -
una tazza di arachidi già private della pellicina -
2 albumi.

Preparazione:
Tritare molto finemente le arachidi e impastarle con la farina, gli albumi, lo zucchero e il burro già fuso.
(A parte, si conserveranno circa 10 grammi di burro per ungere la teglia).
Amalgamare perfettamente fino ad ottenere un impasto ben fermo.
Con questo, formare dei grissini dello spessore di un centimetro e metterli in una teglia larga, bassa ed imburrata.
Portare a cottura nel forno a 120°C per circa quindici minuti.
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Pignolata alla messinese
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:58:26 CEST (1986 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

g. 500 farina bianca;
g. 50 burro,
5 uova,
g. 150 cioccolato fondente,
g. 200 miele,
limone,
olio per friggere,
sale.

Mischiate la farina con le uova intere, burro ammorbidito e un pizzico di sale.
Lavorate gli ingredienti fino ad avere un formato elastico e morbido per poi
coprire con un tovagliolo e lasciar riposare un'ora.
Passato tale tempo, prendete la pasta, tagliatela in piccole corde spesse un
dito e lunghe circa due centimetri.
Friggete gli gnocchetti di pasta in molto olio ben caldo.
Poneteli su carta assorbente.
In un tegame di buona portata fate sciogliere, a fuoco basso, il miele e ritiratelo quando è trasparente,
grattugiate della buccia di limone e mettete gli gnocchetti fritti.
Ponete il tutto in un piatto da dolci di buona portata formando una montagnuola.
Fate sciogliere in una pentola, a bagnomaria, il cioccolato:
spalmatelo in maniera uniforme sulla pignolata e servite.
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Cassata siciliana
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:57:11 CEST (1702 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

500 g. di ricotta,
300 g. di zucchero a velo,
150 g. di frutta candita misto,
150 g. di pan di Spagna,
l00 g. di cioccolata fondente,
vaniglia,
rhum.

Affettare il pan di Spagna e foderare il fondo e i lati di una teglia.
Amalgamare, dopo averla passata al setaccio, la ricotta con lo zucchero e la vaniglia.
Unire 1/2 bicchierino di rhum, la cioccolata tagliuzzata e la frutta candita a pezzetti.
Versare tutto nella teglia di pan di Spagna, livellare con un coltello con altre fette di pan di Spagna.
Mettere al freddo per 1 ora, poi rovesciare la cassata su un piatto, cospargendo la superficie con zucchero a velo.
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Crostata al mandarino
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:56:08 CEST (1123 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

200 g. di pasta sfoglia,
100 g. di pan di Spagna,
50 g. di marmellata d'arancia,
100 g. di crema pasticcera,
150 g. di gelatina,
5 mandarini.



Sistemare la pasta sfoglia in una tortiera imburrata e spolverata di farina.
Mettervi la marmellata d'arancia e il pan di Spagna a fette.
Versare la crema pasticciera e infornare.
Far raffreddare la crostata, sformarla e sistemarvi attorno i mandarini sbucciati.
Far sciogliere a bagnomaria la gelatina e versarla sulla superficie della crostata.
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Cannoli alla siciliana
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:54:58 CEST (1390 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:
g. 300 farina bianca,
g. 30 burro,
g. 30 zucchero semolato,
g. 30 pistacchi,
g. 400 ricotta,
g. 200 zucchero al velo,
g. 100 arancio, cedro, zucca di candita,
g. 50 cioccolato fondente,
1 uovo,
marsala secco o del buon vino secco,
strutto e olio per friggere,
cannella in polvere,
sale.

Mescolate la farina con il tuorlo d’uovo, lo zucchero, il burro sciolto, un pizzico del sale e del vino oppure del marsala secchi,
necessario per un impasto morbido e liscio.
Coprite l’impasto con un canovaccio e lasciatelo riposare per due ore in un contenitore.
Passate la ricotta al setaccio;
con un mescolo di legno lavoratela unendo lo zucchero a velo fino a renderla cremosa;
unite poi la frutta candita affettata in piccoli pezzi, il pistacchio tritato piuttosto grosso,
il cioccolato fondente fatto a pezzetti e rimescolate il tutto.
Riprendete la pasta, spianatela sottile con un matterello e tagliatela in quadrati di 10- 12 cm.
Spennellate questi quadrati con albume d’uovo sbattuto ed avvolgeteli su pezzi di canna tagliati a misura
ed accuratamente sterilizzati ( oppure su equivalenti stampi metallici).
In una padella mettete dell’olio con l’aggiunta di qualche pezzetto di strutto e
friggeteli ben larghi.
Appena dorati e croccanti metteteli a colare, lasciateli raffreddare, alzateli dai tubicini
e riempiteli con la ricotta. spargeteli di zucchero vanigliato
e di cannella in polvere e serviteli.
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Zuccata
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:53:42 CEST (1015 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

Zucca: 3 kg,
Zucchero: 1,5 kg.


Pulite la zucca togliendo la buccia e i semi, dividetela a grossi pezzi e lessatela in acqua bollente;
scolatela e lasciatela a bagno in acqua fredda per diverse ore, cambiando l'acqua un paio di volte.
Passato questo tempo, fate asciugare in forno tiepido i pezzi di zucca e passateli al passaverdure.
Mettete in una pentola la pasta così ottenuta, assieme ad un egual peso di zucchero;
quindi cuocete, rimestate ogni tanto, fino ad ottenere una marmellata da conservare
in barattoli di vetro.
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Sorbetto all'arancia
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:52:39 CEST (1517 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

220 g. di zucchero,
6 grosse arance,
¼ di l. d'acqua minerale naturale,
qualche fogliolina di menta.



Grattugiate la scorza di un'arancia, mettetela in un pentolino con lo zucchero
e aggiungete 3 bicchieri d'acqua.
Fate sobbollire per 20 minuti lasciate raffreddare, filtrate e conservate la scorza.
Versate in una ciotola lo sciroppo, l'acqua minerale naturale e ½ lt di succo d'arancia
(la spremuta di 4 arance).
Mescolate e ponete in freezer per circa 1 ora finché il composto inizia a rassodare.
Passatelo al frullatore affinché diventi soffice.
Aggiungete la scorza conservata e rimettete in freezer per altri 30-40 minuti.
Per servire cospargere con poca menta.
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Crostata di ricotta
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:51:19 CEST (1208 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:
g. 300 farina,
g. 200 burro,
4 uova,
g. 500 ricotta
g. 300 zucchero,
g. 100 zucca candita,
g. 100 cioccolato fondente,
limone,
sale.

Mescolate la farina con due tuorli d’uovo, 100 g di zucchero, un pizzico di sale,
poca buccia di limone grattugiata e il burro ammorbidito.
Lavorate i componenti sino ad avere una pasta liscia e morbida e con 3/4 foderate
una tortiera unta di burro e infarinata.
Passate al setaccio la ricotta facendo cadere la purea in una terrina
e lavoratela con il cucchiaio di legno incorporando lo zucchero,
la zucca ed il cioccolato tagliuzzati e gli albumi delle uova montati a neve.
Versate il composto nella tortiera e coprite con la pasta rimasta.
Spennellate la superficie con tuorlo d’uovo battuto, mettete la crostata in forno già caldo
cuocete per 25 minuti.
Prima di servire la crostata con la ricotta la lascerete raffreddare
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Torta al caffè
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 agosto @ 19:50:21 CEST (1008 letture)
Ricette dolci I Ingredienti:

Pan di Spagna,
maraschino,
crema di ricotta,
caffè macinato,
cognac.

Tagliare il pan di Spagna in 3 strati.
Inzupparne 1 con maraschino, ricoprire con la crema
e spargere sopra del caffè macinato.
Mettere il secondo strato di pan di Spagna, ricoprirlo di crema
e inzupparlo di cognac.
Coprire tutto con un po' di crema con sopra del caffè macinato.
Inzuppare il 3° strato di pan di Spagna con il liquore di caffè,
ricoprire con crema tutto, anche i fianchi della torta.
Porre la torta in frigo, cosparsa di polvere di caffè.
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X Agosto
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:30:54 CEST (2539 letture)
Poesie di Pascoli San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli
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Miriam Ballerini tra i poeti lombardi a Salò
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:24:02 CEST (1100 letture)
Mostre e spettacoli Sabato 24 giugno, nella magnifica cornice della Sala dei Provveditori a Salò (BS), si è tenuto il primo meeting di poeti lombardi.
Un’occasione rara per vedere riuniti i migliori poeti che hanno scritto o scrivono, dal dopoguerra ai giorni nostri.
L’iniziativa è partita dalla dr.ssa Rina Gambini, presidentessa dell’Associazione Riviere del Benaco e dal comune di Salò,
con il sostegno della regione Lombardia.
Leggi Tutto... | 1228 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Agosto
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:13:40 CEST (3025 letture)
Poesie di Lorca


Agosto

Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all'interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.


Federico Garcia Lorca
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Vicolo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 04 agosto @ 21:09:44 CEST (2053 letture)
Poesie di Quasimodo Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

Acque e terre (1920-1929).
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Alfabeto
Postato da spalato il Venerdì, 28 luglio @ 12:05:26 CEST (894 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato Alfabeto
Ancora una volta
Bisogna ricominciare
Come tante volte prima
Domani non arriverà
Ed eccomi sola
Fantasticare del futuro
Giocando freneticamente
Ho una paura tremenda
Isolata dal mondo
Lasciata a me stessa
Morire lentamente
Nuvola nera da sopra
Osserva attentamente
Piangendo su di me
Quando alzo la testa
Restando immobile
Scende lentamente la pioggia
Timida ma insistente
Un uragano mi prende
Voltando i miei pensieri
Zitto zitto mi porta via



spalato

Leggi Tutto... | 1360 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 3


Fine
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 luglio @ 11:51:16 CEST (1025 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

Notte
Lunga, buia e pesante
Come piombo
Opprimente e noiosa
E io
PENSO
Penso senza pensieri
Con la mente vuota
RICORDO
Quelle poche cose belle
Successe raramente
IMMAGINO
Un futuro che non c'è
Avvolto nella nebbia
CERCO
Cerco te Amico virtuale
Credendoti reale
CHIAMO
Ti chiamo pur sapendo
Che è inutile
GRIDO
Sempre di più sotto voce
Per non disturbarti
CHIEDO
Solo poche parole
Che non vuoi darmi
SPERO
Di incontrarti ancora
Ma senza dirti quanto soffro
PIANGO
Si, piango sapendo
Che un'Amicizia è morta
Se mai era esistita.
Ma dove sei?
Dove sei quando ho bisogno?


Spalato
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Come ogni giorno
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 luglio @ 11:49:22 CEST (1145 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato

Come ogni giorno con un passo lento
Appoggiato su un bastone
Tenuto con la mano tremante
Avanzava un nonnino.
Sembrava che dicesse
“Io non ho fretta”
La scena sembrava divertente
Ad un giovanotto che rideva….
Lacerante suono dei freni
Ha tagliato l’aria calma.
Un botto, sirena dell’ambulanza.

Il tempo passa senza fermarsi
Ma non è d'importanza per il nonnino
Che sempre più curvo sul suo bastone
Faceva la sua passeggiata.
La sua vista offuscata dagli anni
Era fissata in basso controllando i passi.
Non si era accorto, nell’angolo della strada
Di un giovanotto in carrozzella
Che con un triste sorriso
E pieno di tenerezza
Gli chiedeva perdono.


Spalato
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Ipocriti
Postato da Miriam il Giovedì, 27 luglio @ 12:04:35 CEST (1167 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam E ancora tentano
di farti credere
che sia un albero verde,
mentre lo stelo si spezza,
lasciandoli nudi.

IPOCRITI

File di amici
nascosti in trincee
di belle parole.
Travestiti da buoni,
con dischi incisi
di frasi perfette;
studiate per fingersi
uomini con l’anima.
Col tempo scopri
i cedimenti del trucco,
dei loro ritornelli ritorti.
Inciampano,
piangono fra i denti
che sorridono cattiverie.
Li smascheri
e si celano, dietro
sottili steli di paglia
ormai secca, inutile
e sterile.
E ancora tentano
di farti credere
che sia un albero verde,
mentre lo stelo si spezza,
lasciandoli nudi.



© Miriam Ballerini
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Mondiali 2006
Postato da Miriam il Martedì, 18 luglio @ 16:17:14 CEST (1049 letture)
Attualità I MONDIALI 2006

Italia Francia, 9 luglio 2006, ecco un’altra data che entra a far parte della nostra storia.
Campioni del mondo.
Nel 1982, quando l’Italia vinse i mondiali battendo la Germania, io avevo dodici anni e ricordo che con le mie due amiche, vicine di casa, urlammo dalla ringhiera del loro giardino, insieme agli autisti delle auto che passavano, suonando i clacson.
Oggi come allora?
L’essere umano è un animale gregario, anche se, di questi tempi, ben poche sono le manifestazioni che ci vedono uniti.
Una di queste, senza dubbio, è rimasta la partita dei mondiali. Perché altri incontri di calcio sono motivi per inscenare risse e vandalismi.
Tutti in giro a festeggiare, dunque?
Certo, ma sono cambiate le modalità. Si è sempre fatta baldoria, esultando, bevendo, strombazzando.
Quest’ultimo mondiale dovrebbe farci riflettere su come la società si evolve, anche nelle più semplici espressioni di gioia.
Petardi, spari, il consumismo che ha messo le grinfie anche sul tifo: magliette, bandiere, con la gara a chi appenda la più grande, trombe …
E incidenti che hanno inasprito il sapore della festa: morti sulla strada, ferimento per il lancio di oggetti o razzi …
Ma cosa succede? Non si riesce a festeggiare semplicemente, nemmeno in queste rare occasioni?
Io abito in un paese di circa 7000 abitanti. Il mattino dopo la vittoria si è dovuto raccogliere di tutto: dalle cartacce, ai frammenti di oggetti rotti; all’avanzo dei petardi esplosi, fino agli escrementi lasciati davanti alle vetrine dei negozi chiusi.
Non sono una tifosa, ma questa vittoria è servita all’Italia soprattutto per riacquistare credibilità agli occhi degli amanti del calcio. Dopo “calciopoli” e tutte le sue beghe.
Si vogliono le partite e i calciatori “puliti”. Giusto! Ma io vorrei che anche i tifosi lo fossero.
Non è impossibile togliere il: rompiamo tutto per festeggiare.
Per fare posto al più sereno: festeggiamo tutti la nostra nazionale.

© Miriam Ballerini
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La storia dell'Inno di Mameli
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 luglio @ 21:30:05 CEST (7294 letture)
Invenzioni e origini II

L'inno di Mameli e' un curioso paradosso: in tanti conoscono le prime strofe e il ritornello, ma veramente pochi lo conoscono tutto. No, non a memoria, ma pochi sanno... come va a finire, con riferimenti alle formazioni dell'esercito romano (la coorte), all'Austria, ai Balilla, ai cosacchi! E qui diventa curiosita' storica e un paradosso: cantato prima delle partite da milioni di italiani, ma conosciuto da pochi.

Breve storia dell'inno di Mameli

Mameli L'inno nazionale italiano fu composto da Goffredo Mameli all'eta' di 20 anni, due anni prima di morire (Genova 1827, Roma 1849). Mameli era un giovane patriota, che ebbe il coraggio di esporre il tricolore durante l'assedio austriaco, che organizzo' una spedizione in aiuto di Nino Bixio durante l'insurrezione di Milano, che fu arruolato come capitano nell'esercito di Garibaldi. Un coraggioso morto si' in battaglia, ma in maniera assurda: fu ferito alla mano dalla baionetta di un compagno d'armi durante la liberazione di Roma, ma la ferita si infetto' e mori a soli 22 anni.

L'inno di Mameli in origine si chiamava Il canto degli italiani e fu messo in musica da Michele Novaro. Fu composto nel clima patriottico che sfociò poi nella guerra contro l'Austria. Successivamente fu Giuseppe Verdi a sceglierlo come inno a simboleggiare la patria (a discapito della Marcia reale). L'inno di Mameli diventa inno nazionale nel 1946, dopo la proclamazione della Repubblica (ufficialmente solo con legge del 2005).

Testo inno nazionale

Fratelli d'Italia
l'Italia s'e' desta
dell'elmo di Scipio
s'e' cinta la testa
Dov'e' la vittoria?
Le porga la chioma
che schiava di Roma
Iddio la creo'

Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamo'
Stringiamoci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamo', si!
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Lentamente muore
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:53:43 CEST (1950 letture)
Poesie di Neruda I
Questa poesia, erroneamente attribuaita a Neruda. è stata scritta da
Martha Medeiros,
giornalista e scrittrice brasiliana

la lascio qui, perchè è qui che la cercheranno i più.

Il titolo originale è A morte devagar

trasformato in

Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.


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Bassa marea di Miriam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:52:56 CEST (1187 letture)
Recensioni  I Vincitore terzo premio al concorso internazionale A.U.P.I. 2005
per la narrativa edita.

Ha partecipato al Premio Chiara 2006.

Bassa marea
Scavare tra le apparenze
per cercare nel profondo
di Maria Gulino



Racconti e poesie: esperienze di esistenza in un percorso lungo una vita...
per andare alla ricerca di una spiegazione del dolore e dell’incomprensione

Vite parallele, storie di uomini, fatti quotidiani misti a esigue vicende autobiografiche sempre al di là delle esteriorità, racchiudono il testo Bassa marea (EEditrice.com SerEl International, pp. 144, € 9,00) della giovane Miriam Ballerini, che in precedenza ha già pubblicato alcuni romanzi, grazie a uno dei quali (La casa degli specchi) ha ricevuto il Premio internazionale “Michelangelo”.
Adesso ha deciso di cambiare rotta in un’opera di “alti e bassi”, composta di prosa e versi, offrendo – nella lettera di presentazione del suo ultimo libro – una chiave di lettura per guidare ulteriormente il suo pubblico.
In prima persona afferma: «Ho camminato nella metafora della bassa marea, raccogliendo quel che il mare lasciava scoperto, a mano a mano nel suo ritrarsi. Ciò che andrete ora a leggere è ciò che ho scovato appena sotto la superficie».
Bassa marea «segue il senso naturale del tempo» – leggiamo nella nota di lettura al testo –, racconta pertanto le evoluzioni della vita: da prima della nascita fino a dopo la morte. A fare da protagonista è “la durata temporale” dunque, all’interno della quale sono presenti anche le svariate problematiche della cronaca dei giornali: disagi giovanili, droga, omicidi, paure adolescenziali, suicidi, violenze sessuali. Parecchie sono le considerazioni che inducono alla riflessione etica, o le note incoraggianti che nei momenti di sfiducia donano un tocco di ottimismo.

Un invito a pensare
Per tutti quelli che hanno una vena artistica, e per quelli che ancora non hanno imparato ad ascoltarsi, l’autrice usa parole genuine e incoraggianti, esplicitando che «è nella solitudine dell’arte che si possono ascoltare i passi da noi camminati». La Ballerini ci invita così a guardare dentro, a prestare attenzione agli itinerari interiori, a percorrere il tragitto personale e a dare valore all’esistere. Leggiamo infatti che «il senso della vita è semplicemente nel suo cammino; non nella partenza, né nel suo epilogo», e ancora: «il senso della vita non sta nei metri camminati, / ma nelle soste che ci siamo consentiti. / La vita è accorgersi che un albero dà frutti / non solo quando questi cadono a terra, / ma prima, perché alzando gli occhi ai rami / ancora esitanti fiori, li si era già contemplati».
Nel testo sono riportate inoltre alcune citazioni di scrittori e filosofi come Platone, Leibniz, Schopenhauer, Kierkegaard (del quale ripete i versi più celebri per la maggior parte dei sognatori, che dovrebbero prendere coscienza della propria vita interiore: «Cos’è la giovinezza? Un sogno. / Cos’è l’amore? Il contenuto del sogno»), i quali si sono posti il problema dell’esistenza, del senso e del problema del vivere; o di quelli che hanno studiato il quotidiano fra i ceti meno abbienti (come Zola), associando i loro versi a immagini in bianco e nero che in qualche modo ne descrivono il significato visivo.

Tra versi e prosa
Leggendo fra le righe del testo, scorgiamo momenti di intimità con noi stessi, quasi a sottolineare la vocina interiore che guida i passi e propone la meta da seguire, o alla quale ambire. Nei momenti più tristi la nostra autrice, che diventa l’amica del cuore ad hoc, ci dice: «sappi che ogni giorno nuovo / giungerà a scacciare il precedente. / Scoprirai d’avere le tasche piene di seminagioni, / e solo tu saprai decidere il momento per spargerle». E ribadisce con tenacia che «la peggiore morte è quella dell’anima costretta a portare in giro un corpo defunto», in quanto è l’anima che in primis dona vita alla persona, la caratterizza, la distingue. È come un voler educare alla vita, invitando la gente a guardarsi dentro, a dare valore ai propri gesti che ogni giorno diventano meccanici. Ma l’essere umano, in quanto pensante, non è prevedibile.
Particolarmente emozionante è il racconto in prosa La donna di picche – La donna di cuori: le vite parallele di due donne che scoprono di aspettare un bambino. L’una per errore, in seguito a una relazione con un uomo sposato, il quale la invita ad abortire per sfuggire alle responsabilità. Si tratta di una ragazza non amata, né da un uomo, né dalla famiglia; sola quindi, e circondata dai vizi del denaro. L’altra felicemente sposata, cara al marito e alla famiglia, in dolce attesa, fiera di diventare madre.
Il volo invece è un racconto «ispirato a un fatto di cronaca», afferma la Ballerini. Affronta il tema del suicidio di una ragazzina adolescente, la cui esistenza era stata sempre intaccata dal volere dei genitori. Una sensibile anima che aveva vissuto la vita non secondo i propri desideri, sogni, spensieratezze... ma sottomessa ai doveri, a cercare di non dispiacere al padre che lavorava per mantenerla agli studi, ad ascoltare la madre che, insoddisfatta della vita passata, pretendeva di manipolarla.
«Niente era stato prezioso nella sua giovane vita, nulla che non fosse stato in qualche modo sporcato dalle impronte digitali di mamma e papà». E dopo la morte, rimasero – anche se vane – le lacrime del «pianto inconsolabile» della madre, la stessa che spinse (inconsapevolmente) la propria figlia a non esistere più.

Una personalità empatica
La spontaneità e la naturalezza con cui l’autrice scrive i racconti ci mettono di fronte alle realtà che spesso riguardano la maggior parte della gente. Pare di immergersi e vivere sensazioni già provate, da collocare nella propria esistenza o in quella della persona più vicina, che ci coinvolge perché da sempre conosciuta. Dalle righe esce fuori una sensibilità di tipo empatico, che riesce a cogliere i sentimenti del prossimo pur rimanendone all’oscuro tante volte.
Nell’Autoritratto appaiono segni, indizi della precedente affermazione. La Ballerini vuole offrire tracce di sé in pochi versi: «Sono un fastello di dubbi e di certezze / [...] Mi accompagno all’emozione del vivere / e del morire. Eterea come un sogno / presente e solida come un vecchio albero». Si considera riflesso, ombra che si insegue o si precede, e nello stesso tempo consapevole di se stessa.
L’alternare prosa e poesia rende il testo vivace e dinamico, di facile lettura, comprensibile e adatto a ogni tipo di pubblico. L’autrice utilizza uno stile semplice e immediato, per i lettori di ogni età, dall’adolescente che potrebbe rispecchiarsi e prenderne esempio, all’adulto che ripercorre i propri passi con una sana saggezza, traendone degli insegnamenti dettati dalla corrente filosofica dell’esistenzialismo, e intercalati nel contesto culturale odierno.
Cos’è dunque Bassa marea? È un testo, all’interno del quale troviamo pillole di saggezza grazie alle quali ci emozioniamo, ci guardiamo dentro e reagiamo. «Quando si è sommersi dal dolore, è facile mostrarsi ciechi a quello che di bello ci può venire offerto. Eppure è soltanto sotto la superficie». In qualche modo dal libro sgorga un inno alla vita, come un suggerimento dell’amico immaginario, che segue e aiuta a capire quale strada intraprendere, colui che fa vedere chiaro, l’obiettivo che segnala che la felicità è a portata di mano e che per vederla basta levare il velo dagli occhi... poiché essa è in attesa. In tale direzione sono utili i versi – che la scrittrice ci riporta – di Percy Bysshe Shelley: «Non sollevare il velo dipinto / che quelli che vivono / chiamano vita». Perché la vita già la possediamo. Se solo ci liberassimo dal guardare noi stessi dall’esterno, e ci concentrassimo su di noi dall’interno... capiremmo che la chiave che apre la porta al vivere... sta dentro di noi. Quello della Ballerini è perciò un invito a pensare, a cogliere le minuzie quotidiane che edificano palazzi interi, e creano capolavori intessuti di anime, e quindi validi, per i quali vale sempre la pena sperare e vivere. In ogni contesto. Sono essi che vanno a finire nei meandri infiniti dell’essere, inteso come esistere. Pillole di saggezza, perciò fornite di profonde verità: «Si è uomini più quando s’inciampa, che quando si percorre la via in un perfetto ballo coreografato».
Ci immergiamo in realtà senza false apparenze, ma solo condotte per vie umane, con errori e ripensamenti. Con debolezze e speranze di forza. Tutto quello che spesso non riusciamo o non vogliamo vedere è qui esposto con serena dolcezza.

Maria Gulino

(www.scriptamanent.net, anno III, n. 26, dicembre 2005)
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La casa degli specchi di Miariam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:52:32 CEST (1050 letture)
Recensioni  I Vincitore del Premio internazionale Michelangelo 2004 per la narrativa edita.

Nel 2005 libro di testo per le quinte superiori della Magistri Comacini di Como.

LA CASA DEGLI SPECCHI
Miriam Ballerini

OTMA edizioni

TRA NORMALITA’ E FOLLIA di Silvia Bottinelli (da Il Broletto di Como 2004).


Anche se non più costretti a vivere in manicomi e istituti i malati di mente restano individui isolati dalla società, imprigionati nei loro stessi pensieri e tenuti a distanza dall’incomprensione e dalla paura della gente. Ma come ci comporteremmo noi, se anche nella nostra mente il sottile velo che divide la “normalità” dalla follia si rom-pesse all’improvviso e ci trovassimo a dover ricomporre i cocci della nostra personalità?
Col suo nuovo romanzo Miriam Ballerini ci chiede di interrogarci su questa possibilità. La protagonista di
La casa degli specchi (OTMA Edizioni, pp. 184, 12,00 euro) è una signora con un nome comune, un lavora che la soddisfa e una figlia su cui riversa tutto il suo amore. La sua vita scorre tranquillamente finché, un giorno, guardandosi nell’anima, scopre di non piacersi affatto. L’orrore per la sua personalità, distorta da un egoismo incommensurabile, la porta a tentare il suicidio e poi a cominciare un lento processo di recupero in una casa di cura.
Nello spazio ristretto di una clinica in riva al mare convivono con lei altre donne con disagi psichici di varia entità ed evidenza: una ragazza anoressica, una giovane che non riesce ad uscire dalla sua camera, una donna con le tasche piene di bustine di zucchero rubate. Se c’è un perché a tutti questi atteggiamenti esiste anche la possibilità di riacquistare la serenità perduta. Ripercorrendo interiormente le tappe che hanno segnato la sua vita, Anna recupererà, anche grazie alle sagge citazioni di un’infermiera di colore, l’equilibrio necessario a farle desiderare di rimettersi in gioco.
Nato da un’intervista con un ragazzo ospite di un centro di recupero, La casa degli specchi è un nuovo tenta-tivo di Miriam Ballerini di avvicinare i suoi lettori ai malesseri della società contemporanea, per comprenderli senza pregiudizi. Con l’immediatezza che contraddistingue la sua scrittura, la giovane scrittrice appianese indaga nel disagio, fino a costruire una narrazione drammatica che, lontana dalla morbosità e dal voyeurismo, risulta di sicura efficacia.
Vincitore al concorso internazionale Michelangelo 2004 per la sezione narrativa edita.
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Dietro il sorriso del clown di Miriam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:52:06 CEST (1025 letture)
Recensioni  I Per la sua seconda opera Miriam Ballerini ha scelto un’ambientazione da sogno

DIETRO IL SORRISO DEL CLOWN

Miriam Ballerini

EEditrice.com

A soli sei mesi di distanza dall’uscita del suo primo libro, e dopo aver vinto la IV edizione del premio letterario di narrativa “Arcadia 2001”, Miriam Ballerini si ripropone sulla scena letteraria con un nuovo romanzo dal titolo “Dietro il sorriso del clown”, edito come il precedente dalla casa editrice EEditrice.com/ Ser.El International e acquistabile ondine all’indirizzo www.eeditrice.com (14 euro).
Per la sua seconda opera Miriam Ballerini ha scelto un’ambientazione da sogno: un minuscolo paese dalle stradine strette e acciottolate di nome Aurora, un laghetto circondato dal verde e una casa-rifugio, con una torre di mattoni e una grande vetrata. In questo contesto idilliaco si nasconde la storia drammatica, taciuta, della protagonista, anche questa volta una giovane donna, che improvvisamente si trova a dover combattere contro un nemico invisibile, che si annida nella sua mente. Ira, e con nessun’altro nome poteva essere stata battezzata da una madre che non l’aveva desiderata, è una donna segnata, esteriormente da una lunga cicatrice che le solca la guancia e interiormente dal ricordo dell’aggressione che l’ha marchiata in questo modo: una violenza subita quando era ancora una ragazzina. Questo ed altri fatti dolorosi, che sono restati sopiti per anni, ricompaiono subdolamente sotto forma di un malessere psicologico che destabilizza la giovane. Inaspettati attacchi di panico portano Ira a riconsiderare sé stessa e la sua vita, che troverà una svolta quando riuscirà a riportare alla luce i ricordi di cui pensava di essersi liberata.
Indagatrice attenta e sensibile di problematiche difficili, Miriam Ballerini ci presenta una storia intensa con la quale si conferma scrittrice con un grande senso drammatico, capace di creare situazioni e di sviluppare storie, coinvolgendo il lettore dalla prima all’ultima pagina. Il suo scrivere, invita ad avvicinarsi, lievi come una piuma, agli altri per ascoltarne le storie, e a guardare oltre l’apparente normalità delle cose per scoprire cosa c’è davvero dietro l’immobile sorriso del clown. Riflettere è già una terapia.
Silvia Bottinelli
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Il giardino dei maggiolini di Miriam Ballerini
Postato da Miriam il Lunedì, 03 luglio @ 18:51:46 CEST (980 letture)
Recensioni  I Essere come i maggiolini: apparire e sparire dopo una stagione, la stagione della vita.

Il giardino dei maggiolini
Miriam Ballerini


Eeditrice.com
Ser.EI.International

Pagg.156
Euro 15

Essere come i maggiolini: apparire e sparire dopo una stagione, la stagione della vita.
Cogliere la fuggevolezza del tutto per afferrare il senso del nostro breve esistere è uno degli intenti del piacevole libro di Miriam Ballerini. Con naturalezza, scorrevolezza e modestia, la scrittrice raccoglie in un quadro di vita comune che scorre in un piccolo centro della provincia, l’esistere quieto e tradizionale della giovane Beatrice dai diciotto anni fino al fidanzamento con colui che diverrà poi suo marito.
Una altro dei meriti del libro è proprio quello di render affascinante e interessante una vita qualunque.
Il tono è colloquiale al punto che alcune volte l’autrice si sdoppia intervenendo sulle motivazioni del suo scrivere (una sorta di crescita interiore) e stimolando un colloquio quasi diretto con il lettore.
Tutto ciò senza apparire mai né invadente né supponente. Anzi questa scelta mi pare felice proprio per accentuare l’impressione che per altro si ha sin dall’inizio della lettura, di trovarci di fronte ad uno stretto intreccio tra realtà e realtà romanzesca.
Un terzo intento del libro è quello di mettere a confronto due generazioni per così dire di "perdenti" (i giovani non ancora usciti di famiglia, gli anziani dimenticati in un piccolo ospizio) con una generazione di apparenti "vincenti" (i genitori) sino a capovolgere però i ruoli e l’importanza di tutti gli attori: i giovani riescono proprio con i "vecchi" a intendersi e da loro colgono il senso dell’esistere, anzi la voglia addirittura di vivere… mentre gli ospiti dell’istituto finalmente trovano nella ragazza che li accudisce -Beatrice- comprensione, amore, emozione, considerazione (quest’ultima, reciproca).
In particolare si staglia su tutte le figure degli anziani quella di Luce, la donna destinata con la sua morte a dare sboccio definitivo alla crescita della ragazza.
Una luce sinistra si accende invece su ogni gesto e parola del babbo e della mamma di Beatrice. Divieti e umiliazioni continui che fanno concludere ogni giornata nel pianto sembrano così inutili e meschini se non fosse che la scrittrice ci avverte di aver assunto totalmente il punto di vista della giovane protagonista, così da salvare in extremis la natura apparentemente diabolica della coppia.
Ancora si delinea il delicato ma forte rapporto tra la ragazza e suo fratello, e proprio in un’alleanza comune contro i genitori si scoprono adulti e vicini dopo anni di quasi indifferenza caratterizzati da tipiche gelosie tra figlio maggiore e figlio minore.
Un romanzo che si fa leggere con atteggiamento di curiosità e interesse reali grazie allo stile piano e assolutamente armonioso di Miriam Ballerini.

Anna M. Simm
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Perle di sole (a mio padre) - Giovanni Formaggio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 giugno @ 21:38:32 CEST (2384 letture)
Poesie di Formaggio

E' dentro di me
e vibra con tenerezza
come il fruscio di betulle e salici piangenti
la tua vita.

Vivo
come un cespuglio di rododendri in fiore
che strappa al cielo perle di sole
è scritto qui, nelle vene,
il rumore dei tuoi passi
di montanaro mai stanco.

Stupendi
come l'alba che gioca
con la rugiada sui petali dei fiordalisi,
sono qui, nella radura dell'anima
i giocattoli di legno
plasmati con le tue mani
per farmi bambino felice.

E' qui, nel cuore
racchiusa in un abbraccio infinito e leggero
la tua figura di vecchio sofferente
con le mie poesie sulle ginocchia
e un rigo di pianto.

Padre
hai accompagnato sottovoce i miei anni:
grande come l'immensità del mare.

Vorrei gridare al tempo di fermarsi
perchè non si spenga il dialogo
che nutre lo scorrere di questa mia vita
che continua la tua.

Giovanni Formaggio

http://www.paroledipoesia.net
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Solitudine
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 giugno @ 21:32:16 CEST (1271 letture)
Poesie di Formaggio

Sono qui
per riempire
i vuoti silenzi del cuore
e scuotere
quest'anima in agonia.
Annaspo
nel cielo ogni sera
come un fantasma.

E ogni sera
su questo lento morire
le stelle
brillano come lacrime.

Giovanni Formaggio
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Il gregge - Miriam Ballerini
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 giugno @ 11:28:03 CEST (2707 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam II

Questo racconto non narra di una zona di Como, ma è tratto da un episodio accaduto a pochi metri da casa mia, ad Appiano Gentile. Una disgrazia che in pochi attimi ha distrutto un gregge. E può essere l’esempio di come uno scrittore possa trarre ispirazione anche, e soprattutto, da quanto gli accade intorno, riuscendo a dare un senso a delle piccole cose. A me è servito per scaricare un poco del dispiacere provato.



IL GREGGE
Tobia subì l’ennesimo strepito di urla della madre. Nascosto, seduto in cima alle scale, sull’ultimo gradino di legno, quello che scricchiolava meno degli altri; assisteva a un nuovo litigio dei genitori. O, forse, era sempre lo stesso che veniva ripresentato in una nuova versione.
“Non ne posso più della tua gelosia!”, gridò suo padre.
La sua voce salì per la scala a chiocciola, fino a scontrarsi coi suoi piedi imbacuccati in un paio di pantofole a forma di cane.
“E io sono stanca delle tue bugie!” Sua madre, se possibile, urlò più forte di prima.
Il bambino provò a coprirsi le orecchie con le mani, stringendo forte gli occhi, sperando in un qualche rifugio interiore, dove rintanarsi.
“Basta! Me ne vado!”
“No, caro! Non sei tu che te ne vai, sono io che ti caccio via!”
Tobia scalciò l’aria nel tentativo di rialzarsi velocemente. Rinculò fino alla sua camera, dove indossò le scarpe da ginnastica e il giubbetto che da poco si era tolto, tornando da scuola.
Dall’alto delle scale vide l’ombra di suo padre stagliata sul muro: un lungo braccio nero che si allungò per aprire la porta, poi, solo il rumore dei suoi passi sul vialetto e l’accendersi del motore dell’auto.
Tobia discese qualche gradino; sua madre piangeva in cucina, sentiva i suoi singhiozzi, nonostante cercasse di coprirne il suono lavando i piatti, sbattendoli fra loro nell’acqua saponata.
Percorse il corridoio piano; delicatamente aprì la porta e la richiuse adagio.
Aveva otto anni e il pensiero che gli si era presentato alla mente, era semplice e lineare: sottrarsi con la fuga ai litigi dei suoi genitori. Si sentiva svigorito, a furia di passare sempre più giornate ad ascoltare le loro urla, inerpicarsi sui gradini fino a raggiungerlo. Aveva paura, di un timore semplice che solo una parola sapeva racchiudere interamente: divorzio.
A scuola sentiva i discorsi degli altri bambini, figli di divorziati: prima erano le urla, poi il silenzio della divisione. E loro, i bambini, rimanevano in quella terra di mezzo - una terra di nessuno – sbatacchiati ora da un genitore, ora dall’altro. E questo quando ti andava bene: a volte, venivi affidato a mamma e, papà, non si faceva più vivo.
Senza accorgersene, Tobia camminò per le strade del paese, con le lacrime che a forza di pungergli gli occhi, avevano finito per trovare la loro via d’uscita.
Si avviò verso la campagna, passando da un sentiero che a volte percorreva con papà, quando uscivano a raccogliere more; con i guanti per non pungersi le mani e i cestini di vimini che finivano per tingersi di blu.
Superata una modesta altura, venne accolto dal latrare di alcuni cani e si ritrovò circondato da pecore, agnellini e un paio d’asini! Due pastori sedevano su dei massi, intenti a mangiarsi un panino, mentre custodivano il loro gregge. Quando i loro animali avessero ripulito a dovere quel campo, si sarebbero spostati in cerca di una nuova pastura.
Tobia si soffermò ai margini di quell’insieme bianco sporco, belante, ad osservare gli agnellini che trotterellavano intorno alle zampe degli adulti.
Trascorse così alcune ore, divertendosi ad accarezzare la lana sporca delle pecore e quella più candida dei loro cuccioli. I quali si avvicinavano giusto il tempo per farsi accarezzare il muso rosa, e poi scappare via.
I suoi genitori, nel frattempo, si erano riconciliati, come sempre accadeva dopo le loro liti. Per il bene di Tobia, perché non c’erano davvero questi grandi motivi di contrasto. Erano la tensione, i malumori raccolti sul lavoro che andavano sfogati in qualche futile scontro; per liberarsi da quel catarro vischioso prodotto dallo stress. E poi, ancora si guardavano con negli occhi il velo dell’amore. Forse era un po’ rattoppato, logoro, ma pur sempre lì, a fungere da mantello per ripararsi l’un l’altro.
La donna scese le scale di corsa, allarmata: “Tobia non c’è!”
“Non c’è?”
“Era in camera sua a fare i compiti. Non ci sono nemmeno più le sue scarpe!”
Si guardarono, lei con le guance arrossate per la corsa, lui pallido, sbiancato dall’ angoscia.
Uscirono di casa, scordandosi di coprirsi. Il freddo di dicembre li avvinghiò appena li ebbe fra le sue braccia.
Cominciarono a cercarlo dai vicini, nei negozi, nei bar. Fra le vie del paese agghindate con file di luci colorate e alberi di Natale, a recitare auguri con le scritte a intermittenza.
Infine, udirono dei belati giungere dalla campagna, e le voci di alcuni uomini che chiedevano aiuto. I due coniugi di precipitarono verso quei suoni, davanti ai loro occhi si presentò una scena tremenda: le pecore erano discese tutte insieme da una collina che era franata sotto al loro peso, fra rovi e alberelli. Le bestie che erano scese per prime, stavano distese a terra, schiacciate dalle altre. I pastori tentavano di allontanare il resto del gregge, per impedirgli di finire anch’essi soffocati.
Tobia corse loro incontro: “Mamma! Papà! Dobbiamo aiutarli!”
La madre lo afferrò per le spalle: “Io e te stiamo qui, è pericoloso”.
Il padre si gettò fra le ressa di animali spaventati, sbattendo le mani e urlando, per far allontanare le altre pecore.
Nonostante gli sforzi di tutte le persone accorse, e i pastori che provarono a rianimare le pecore praticando loro la respirazione bocca a bocca, per venti animali non ci fu nulla da fare.
Tobia, stretto fra i genitori, rimase lì a guardare gli agnellini che richiamavano le loro madri defunte, distese in mezzo all’erba con le zampe levate in aria.
La madre lo abbracciò stretto: “Vieni, torniamo a casa”.
“E adesso?”
Il padre si incamminò con loro, esausto, sporco. “Adesso ci penseranno i pastori. Ai piccoli rimasti orfani daranno loro il latte”.
Entrarono in casa e il padre sedette con Tobia sul primo gradino della scala. “Tesoro, perché sei scappato?”
“Litigavate”. Il bambino volse verso di lui due occhioni pieni di lacrime: “Litigate sempre! Io non voglio che divorziate”.
La madre gli si inginocchiò accanto: “Tobia, papà e io ci vogliamo bene. Siamo un po’ nervosi, è vero, ma non abbiamo nessuna intenzione di lasciarci”.
“E di lasciare me?” pensò alle zampe di quelle povere bestie, coi piccoli zoccoli appuntiti a indicare un posto lontano del campo.
“Ma cosa dici?” Suo padre gli accarezzò i capelli. “Non pensarlo nemmeno”.
“Io e papà siamo un po’ come quei pastori che hai conosciuto oggi: per la nostra famiglia faremmo di tutto. Hai visto come hanno tentato di salvare il loro gregge? Noi faremmo lo stesso per te. Tu sei il nostro agnellino!” Sua madre lo baciò sulla fronte. “Il più bell’agnellino che abbia mai visto!”
Tobia rise fra le lacrime, tirando su col naso gli ultimi singhiozzi che ancora aveva in gola. “E tu e papà siete due pecore?”
“Bhè…io un bell’ariete, e mamma una pecora con tanta lana!”
Risero, abbracciandosi, ritrovandosi in quell’amara esperienza.
***
Il giorno dopo degli uomini caricarono su di un camion le carcasse degli animali morti, per portarli all’inceneritore.
Il gregge, nonostante la tremenda sciagura, proseguì nel suo viaggio.
Tobia, divenuto adulto, non scordò mai quelle povere bestie morte schiacciate e l’impegno messo dai pastori per salvarle.
Divenne padre di famiglia e, un giorno, si ritrovò a raccontare questa storia ai suoi figli.
“… i miei genitori mi consolarono facendo questo esempio, da allora, ho sempre pensato alla famiglia come a un gregge: unita”.


© Miriam Ballerini
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