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ESTATE IN NOIR
Postato da Grazia01 il Giovedì, 04 luglio @ 13:10:19 CEST (2043 letture)
Messaggi II









Questo messaggio è rivolto a chi mi segue, oltre che per amicizia, anche per quanto scrivo. Mi si è presentata l'opportunità di scrivere per una rivista che uscirà a luglio ESTATE IN NOIR. Fra nomi famosi ci sarò anche io con un racconto su di un serial killer! Sì, avete capito bene!! Da scrittrice di narrativa sociale sono passata al noir! Lasciando una strada conosciuta per vedere cosa ne sarebbe nato. Chi volesse acquistare la rivista può trovarla in edicola, oppure, chiedere a me!! Ecco la copertina!!

Miriam Ballerini

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Nozze
Postato da Grazia01 il Giovedì, 04 luglio @ 12:52:22 CEST (2403 letture)
Messaggi II






Leggi Tutto... | 310 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Non aspiro a dominarmi
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 03 luglio @ 20:06:06 CEST (581 letture)
Un pensiero al giorno






Non aspiro a dominarmi. Dominarsi significa: voler intervenire in un punto casuale delle infinite irradiazioni della mia esistenza spirituale. Ma se devo tracciare intorno a me tali cerchi, allora lo faccio meglio se non agisco e semplicemente contemplo ammirato l'immane complesso, portandomi via soltanto il rafforzamento che questa visione dà.

Franz Kafka

Nacque a Praga il 3 luglio 1883
Oggi è il 130mo anniversario dalla sua nascita
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Vita
Postato da Grazia01 il Sabato, 29 giugno @ 21:07:13 CEST (736 letture)
Le poesie e altro di Grazia V








Vita

Lascerò che il tempo sciolga l'inquietudine
lascerò che i giorni si alternino alle notti
riavvolgendo i pensieri con nastri di seta.
Lascerò volare i sogni oltre i confini
li intreccerò con tutte le speranze deluse
e li affiderò al tuo cielo senza nuvole
e allora sarò liberà, finalmente libera
di essere me stessa e di vivere
la mia vera vita.

Grazia

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LA FARFALLA NEL VINO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 giugno @ 21:07:42 CEST (729 letture)
Poesie e altro di Hesse II







LA FARFALLA NEL VINO


Una farfalla è volata nel mio bicchiere di vino,
ebbra si abbandona alla sua dolce rovina,
remiga senza forze, ora sta per morire;
ecco, il mio dito la solleva via.
Così il mio cuore, accecato dai tuoi occhi,
felice affonda nel denso calice, amore,
pronto a morire, ebbro del tuo incanto
se un cenno di tua mano non compia il mio destino

H.Hesse


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Non giudicare...
Postato da Grazia01 il Venerdì, 28 giugno @ 20:47:03 CEST (481 letture)
Un pensiero al giorno







Non possiamo mai giudicare le vite degli altri,
perchè ogni persona conosce solo il suo dolore e le sue rinunce.
Una cosa è sentire di essere sul giusto cammino,
ma un'altra è pensare che il tuo sia l'unico cammino....

P. Coelho





Il futuro appartiene a coloro...
che credono nella bellezza dei propri sogni.

Buonanotte e felice fine settimana a tutti ♥

Grazia

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Se cerchi ...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 27 giugno @ 20:47:40 CEST (597 letture)
Un pensiero al giorno







Se cerchi troppo attentamente le ragioni della tua felicità, potresti scoprire che non hai alcun motivo per essere felice e diverrai triste per questo. Chi beneficia dell’autentica felicità, non ne conosce le origini e ne si interroga su esse. Essere felici senza aver motivo di esserlo è da folli? Ma in fondo la felicità non è altro che un attimo di follia, ed allora sii felice di questa tua follia, perché essa stessa è l’essenza della felicità. Impara a cogliere ogni particolare, ad apprezzare ogni dettaglio, anche il più insignificante, perché la felicità è racchiusa nelle piccole cose di ogni giorno. Ricorda, quando sei felice, non chiederti mai il perché della tua felicità, ma vivila fino in fondo, amplificala e trasmettila a chi ti sta intorno, essa serve a darci la forza per affrontare i dolori futuri, alleviando le pene di quelli passati.


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La luce nelle poesie
Postato da Grazia01 il Giovedì, 27 giugno @ 19:19:23 CEST (3663 letture)
Poesie tematiche III




nelle poesie





Una luce


È una povera donna, mite, fine,
che non ha quasi coraggio di essere,
e se ne sta nell'ombra, come una bambina,

coi suoi radi capelli, le sue vesti dimesse,
.ormai, e quasi povere, su quei sopravvissuti
segreti che sanno, ancora, di violette;

con la sua forza, adoperata nei muti
affanni di chi teme di non essere pari
al dovere, e non si lamenta dei mai avuti

compensi: una povera donna che sa amare
soltanto, eroicamente, ed essere madre
è stato per lei tutto ciò che si può dare.

La casa è piena delle sue magre
membra di bambina, della sua fatica:
anche a notte, nel sonno, asciutte lacrime

coprono ogni cosa: e una pietà così antica,
così tremenda mi stringe il cuore,
rincasando, che urlerei, mi toglierei la vita.

Tutto intot:no ferocemente muore,
mentre non muore il bene che è in lei,
e non sa quanto il suo umile amore,
poveri, dolci ossicini miei
possano nel confronto quasi farmi morire
di dolore e vergogna, quanto quei

suoi gesti angustiati, quei suoi sospiri
nel silenzio della nostra cucina,
possano farmi apparire impuro e vile...

In ogni ora, tutto è ormai, per lei, bambina,
per me, suo figlio, e da sempre, finito:
non resta che sperare che la fine

venga davvero a spegnere l'accanito
dolore di aspettarla. Saremo insieme,
presto, in quel povero prato gremito

di pietre grige, dove fresco il seme
dell'esistenza dà ogni anno erbe e fiori:
nient'altro ormai che la campagna preme


ai suoi confini di muretti, tra i voli
delle allodole, a giorno, e a notte,
il canto disperato degli usignoli.


Farfalle e insetti ce n'è a frotte,
fino al tardo settembre, la stagione
in cui torniamo, lì dove le ossa

dell' altro figlio tiene la passione
ancora vive nel gelo della pace:
vi arriva, ogni pomeriggio, depone

i suoi fiori, in ordine, mentre tutto tace
intorno, e si sente solo il suo affanno,
pulisce la pietra, dove, ansioso, lui giace,

poi si allontana, e nel silenzio che hanno
subito ritrovato intorno muri e solchi,
si sentono i tonfi della pompa che tremando

lei spinge con le sue poche forze,
volenterosa, decisa a fare ciò che è bene;
e torna, attraversando le aiuole folte

di nuova erbetta, con quei suoi vasi pieni
d'acqua per quei fiori.. Presto

anche noi, o dolce superstite, saremo

perduti in fondo a questo fresco
pezzo di terra; ma non sarà una quiete
la nostra, ché si mescola in essa

troppo una vita che non ha avuto meta,
Avremo un silenzio stento e povero,
un sonno doloroso, che non reca

dolcezza e pace, ma nostagia e rImprovero,
la tristezza di chi è morto senza vita:
se qualcosa di puro, e sempre giovane,

vi resterà, sarà il tuo mondo mite,
la tua fiducia, il tuo eroismo:
nella dolcezza del gelso e della vite

o del sambuco, in ogni alto o misero
segno di vita, in ogni primavera, sarai
tu; in ogni luogo dove un giorno risero,

e di nuovo ridono, impuri, i vivi, tu darai
la purezza, l'unico giudizio che ci avanza,

ed è tremendo, e dolce : che non c e mai.
disperazione senza un pò di speranza.


Pier Paolo Pasolini




Dove la luce


Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo

Giuseppe Ungaretti
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Il nostro soggiorno sulla Terra è una scuola?
Postato da Grazia01 il Martedì, 25 giugno @ 18:30:04 CEST (584 letture)
Un pensiero al giorno






Il nostro soggiorno sulla Terra è una scuola?


La felicità è uno stato di coscienza che dipende dalla nostra buona comprensione delle cose. Non bisogna immaginare che siamo venuti sulla terra per vedere tutti i nostri desideri realizzarsi. Siamo venuti sulla terra per imparare e per perfezionarci. Ora, come perfezionarsi se non incontrando ogni giorno nuovi problemi da risolvere? Ecco, bisogna che sia ben chiaro: la terra è una scuola e, come in tutte le scuole, soltanto coloro che imparano e progrediscono possono essere felici.


Omraam Mikhaël Aïvanhov
Pensieri quotidiani

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L’amicizia
Postato da Grazia01 il Lunedì, 24 giugno @ 20:43:02 CEST (694 letture)
Riflessioni di Francesco Alberoni II




L’amicizia

Il mondo antico, in particolare quello greco-romano, non credeva negli ideali astratti, lontani ed irrealizzabili. Sospettava dei fanatismi. Diffidava degli eccessi sentimentali. Per questo dava tanta importanza all'amicizia. Perché, nell'amicizia, la distanza fra ideale e reale deve essere breve. Nell'amicizia noi non possiamo proclamare una cosa e farne un'altra. Nell'amicizia i patti vanno rispettati, la fiducia meritata. L'amicizia deve essere leale, sincera, limpida. L'amico deve volere il bene dell'amico non a parole, ma concretamente. Deve essere presente nel momento del bisogno. Chi è beneficiato non deve né approfittarsene, né annoiare con i ringraziamenti. Nell'amicizia non si può ingannare, non si può fare del male. Mai, neppure una volta. Nell'amicizia bisogna saper vedere la virtù dell'altro e valorizzarla. L'amico deve essere aperto, pieno di vita, divertente. Non deve annoiare, non deve seccare. Un amico non deve nemmeno essere troppo generoso, riempire di regali perché, se fa così, suscita il bisogno di ricambiare, crea dei doveri di riconoscenza che sono troppo pesanti. L'amicizia deve sempre essere fresca, leggera, anche quando è eroica.
Leggi Tutto... | 1505 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


HAI PER TUTTI UN SORRISO
Postato da rosarossa il Lunedì, 24 giugno @ 13:02:21 CEST (508 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX









HAI PER TUTTI UN SORRISO

Amica estate. Il mondo è allo sfascio
per la crisi che si avanza a lunghi passi
La primavera ci lascia, saluta, tristemente si allontana.
Come sempre tu arrivi sulle orme
fresche della primavera.
Splendi di luce, porti il tuo calore
con te arrivano i sogni, le vacanze incentivi amori e
nuovi incontri che alimentano speranze.
La tua presenza è gioia e poesia
porti emozioni, dissolvi la tristezza
anche i volti più crucciati e scuri riesci
a illuminar la tua magia.

Rosarossa


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ILLUSIONE
Postato da rosarossa il Lunedì, 24 giugno @ 12:52:10 CEST (667 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX










ILLUSIONE

Non sentirti mai al sicuro e al caldo
nel cuore di qualcuno…
Rischi di essere dei tuoi veri sentimenti,
deriso e derubato.
E’ in una notte senza stelle, in
un gelido burrone poi gettato!

Rosarossa

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Malinconia
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 giugno @ 19:49:03 CEST (656 letture)
Poesie di Saffo










Malinconia

Annego
nel torbido
di immonde fantasie
carezzando il contorno
delle mie malinconie
librata
in un limbo
tra subdole chimere
ripiego le ali
e
mi
lascio
cadere.

Saffo


Buonanotte, senza malinconie...
stasera la luna è vicina, grande, più luminosa che mai, la guardiamo?


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Prima sera d'estate
Postato da Grazia01 il Venerdì, 21 giugno @ 20:57:51 CEST (454 letture)
Un pensiero al giorno








Prima sera d'estate, meravigliosa estate...


"sì, perché l’estate è passione, ricordi, brezza lieve, sole che schiocca sulla pelle e nel viso.
E’ il sorriso delle stagioni, e passa, passa più veloce di ogni altra,
porta con se’ un volume carico di nostalgia che tinge di rosso l’autunno"

Stephen Littleword

Che sia per tutti voi un bellissima estate, ovunque la passiate ♥

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Questa è la luna dei poeti
Postato da Grazia01 il Giovedì, 20 giugno @ 21:50:26 CEST (661 letture)
Un pensiero al giorno







Questa è la luna dei poeti, disse, dei poeti e dei fabulatori, questa è una notte ideale per ascoltare storie, per raccontarle anche, non vuole ascoltare una storia? E perché dovrei ascoltare una storia?, dissi io, non ne vedo la ragione. La ragione è semplice, rispose lui, perché è una notte di luna piena e perché lei se ne sta qui tutto solo a guardare il fiume, la sua anima è solitaria e nostalgica, e una storia potrebbe darle allegria. Ho avuto una giornata piena di storie, dissi, non credo che me ne servano altre. L’uomo incrociò le gambe, appoggiò il mento sulle mani con aria meditabonda e disse: abbiamo sempre bisogno di una storia, anche quando sembra di no.

Antonio Tabucchi* requiem

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Magia...
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 giugno @ 21:17:07 CEST (942 letture)
Un pensiero al giorno






La magia non appartiene al sogno,
ma esiste nell’anima del sognatore.

A. Cuomo


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PIANTO SEGRETO
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 giugno @ 21:11:34 CEST (834 letture)
Racconti e poesie di Pirandello





PIANTO SEGRETO

Seduto innanzi all’ampia scrivania, su cui stavano aperti e schierati tutt’intorno relazioni e prospetti irti di cifre, il cavalier Cao, magro, ispido, pallido, aspettava che S. E. il Ministro riprendesse a dettare. Mezzanotte, tra breve. Ed era la terza notte, quella, che il cav. Cao, dopo aver passato l’intera giornata in continua briga al Ministero, veniva lí, al palazzo dove abitava S. E., per stendere finalmente l’Esposizione finanziaria, che il Ministro fra qualche: giorno doveva leggere alla Camera dei Deputati. Non ne poteva piú. Ma non tanto la stanchezza gli rendeva oppressivo quel lavoro, quanto la sofferenza che gli cagionava la vista di quell’uomo venerando, per cui egli sentiva ancora profondo e sincero affetto, se non piú l’ammirazione di prima. Eh, no! ammirazione, no. Non si vive, non si può vivere sessanta e piú anni, commettendo sempre eroiche azioni. Qualche sciocchezza si deve pur commettere. E una oggi, una domani, tirando infine la somma, si viene a stabilire come una bilancia, la quale, purtroppo ... Si stirava, cosí pensando, il cav. Cao un ispido pelo dei baffi, inverosimilmente lungo. Perbacco! Gli arrivava fitt sul capo, gli arrivava... Un pelo solo. Nero.
S. E. passeggiava per lo scrittoio, aggrondato, a capo chino con le mani dietro la schiena. - L’ha pelosa, la schiena, - pensava il cav. Cao, guardandolo. - Pelosa, come il petto. L’ho visto nel bagno. Pareva un orso. Ah, quante cose, quante particolarità ridicole non aveva egli scoperto nella persona di S. E., dacché non lo ammirava piú come prima! Quella nuca, per esempio, così grossa e liscia e lucente, e tutti quei nerellini che gli punteggiavano il naso, e quelle sopracciglia... là zi! e zi! - come due virgolette. Finanche negli occhi, negli occhi che gl’incutevano un tempo tanta soggezione, aveva scoperto certe macchioline curiose che pareva gli forassero la cornea verdastra. Si meravigliava egli stesso, talvolta, e si rattristava insieme, di poter vedere, ora, così, quell’uomo che, in altri tempi, lo aveva addirittura abbagliato, acceso d’entusiasmo per le gesta eroiche che si raccontavano di lui garibaldino e poi per le memorande lotte parlamentari strenuamente combattute. Mah! Ora Francesco D’Adria non pensava che a sporcarsi timidamente, d’una tinta giallognola, i pochi capelli che gli erano rimasti attorno al capo e l’ampia barba che sarebbe stata cosi bella, se bianca. Anche lui, è vero, il cav. Cao, da circa un anno, poco poco... i baffi soltanto; ma per non averli, ecco, un po’ bianchi, un po’ neri. Gli seccava. E poi, del resto, per lui quella tintura non avrebbe mai avuto le conseguenze disastrose che aveva avuto per S. E. Quantunque infine non avesse ancora quaran... ah, sì, quarant’anni, da tre giorni: ebbene, quaranta: non avrebbe mai preso moglie, lui. E Francesco d’Adria, invece, sì,l’aveva presa, a ses-san-ta-sei anni sonati, e giovane per giunta la aveva presa. Segno evidentissimo di rammollimento cerebrale.
E dunque basta, eh? - bisognava metterlo da parte (la vita ha le sue leggi!) - da parte, senza considerazione e senza pietà Pietà, tutt’al piú, poteva averne lui, perché gli voleva bene, perché vedeva ch’egli soffriva atrocemente; in silenzio, dell’enorme sciocchezza commessa, ma provava anche sdegno, ecco, sdegno amarissimo per la remissione di cui gli vedeva dàr prova di fronte a quella moglie giovane che, quasi subito dopo le nozze, s’era messa a far pubblicamente strazio dell’onore di lui. Lo spesso tappeto attutiva il rumor dei passi di S. E. che seguitava ad andare in su e in giú per la stanza, cogitabondo. Evidentemente’ non si ricordava piú né del cav. Cao che stava lì ad aspettare innanzi alla scrivania, né dell’esposizione finanziaria; preoccupato certo d’un pianto infantile angoscioso che, nel silenzio della casa, veniva fin lì, da una camera remota, non ostanti gli usci chiusi. Già una volta egli si era recato di là, a vedere che cosa avesse la figliuola.
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Tu guardi le stelle...
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 giugno @ 20:44:10 CEST (789 letture)
Un pensiero al giorno




Tu guardi le stelle,stella mia;
e io vorrei essere il cielo
per guardare te con mille occhi.

Platone

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Piero Gobetti, un genio morto troppo presto
Postato da Grazia01 il Lunedì, 17 giugno @ 19:28:08 CEST (3443 letture)
Ricerche d'autore


Piero Gobetti, un genio morto troppo presto



VITA E OPERE


Piero Gobetti nacque a Torino il 19 giugno del 1901. Dopo le scuole elementari frequenta il liceo-ginnasio "Gioberti" e lì conosce Ada Prospero, figlia di un commerciante come lui, che diventerà sua moglie. Studente universitario di acuta intelligenza, pubblica a diciassette anni la sua prima rivista, "Energie Nove", nel novembre del 1918, ricca di riferimenti a Prezzolini, Gentile, Croce e con la quale diffuse le idee liberali di Einaudi. Si appassiona ai bolscevichi, studia il russo e scrive in cirillico alla fidanzata. Definisce subito il fascismo "movimento plebeo e liberticida", l'antifascismo "nobilità dello spirito", l'Italia un Paese senza un vero Risorgimento, una Riforma protestante, una Rivoluzione liberale. Interpreta la rivoluzione di Lenin e Trotzky come rivoluzione liberale, perché è azione, movimento e tutto quello che si muove va verso il liberalismo. Apprezza i bolscevichi in quanto élite, detesta lo statalismo e il protezionismo della vecchia Italia giolittiana. Esponente della sinistra liberale progressista, collegata con l'intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini. Estimatore di Antonio Gramsci e del giornale socialista e poi comunista Ordine Nuovo, Gobetti si avvicina al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista. Nel maggio del 1919 viene bollato da Togliatti sulle pagine di "Ordine Nuovo" come "parassita della cultura". Ma nell'autunno del 1920 il sostegno di Gobetti all'occupazione delle fabbriche e i suoi frequenti incontri con gli operai e comunisti torinesi migliorano molto i rapporti, tanto che Gramsci gli affida la rubrica di teatro della rivista. La classe operaia, in particolare quella torinese dei consigli di fabbrica, che frequenta insieme ai socialisti di Ordine nuovo, diventa per lui la leva che innoverà il mondo: non verso il socialismo, ma verso "elementi di concorrenza". Togliatti non lo ama, Gramsci lo apprezza, i liberali Salvemini e Croce sono incuriositi dall'intelligenza del ragazzo. A vent'anni, il 12 febbraio del 1922, fa uscire il primo numero della rivista "La Rivoluzione Liberale" che via via diventa centro di impegno antifascista di segno liberale, collegato ad altri nuclei liberali di Milano, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. Vi collaborano intellettuali di diversa estrazione, tra cui Amendola, Salvatorelli, Fortunato, Gramsci, Antonicelli e Sturzo. Più volte arrestato nel '23-24 dalla polizia fascista, la sua rivista è ripetutamente sequestrata. Lo stesso Mussolini si interessa di lui e telegrafa al prefetto di Torino: "Prego informarsi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore". Nel '24 fonda la rivista letteraria "Il Baretti", alla quale collaborano Benedetto Croce, Eugenio Montale, Natalino Sapegno, Umberto Saba ed Emilio Cecchi. Il 5 settembre del '24, mentre sta uscendo di casa, è aggredito sulle scale da quattro squadristi che lo colpiscono al torace e al volto, rompendogli gli occhiali e procurandogli gravi ferite invalidanti. Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, muore esule a Parigi nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926. Non aveva nemmeno venticinque anni, che avrebbe compiuto il 19 giugno di quell'anno. È sepolto nel cimitero di Père Lachaise. Saggista e autore di numerosi scritti culturali e politici pubblicati in Italia e all'estero, simbolo del liberalismo progressista sensibile al riscatto delle classi lavoratrici, la sua opera fu raccolta e pubblicata postuma: Opere critiche (1926); Paradosso dello spirito russo (1926); Risorgimento senza eroi (1926).
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Onde
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 giugno @ 19:53:31 CEST (900 letture)
Le poesie e altro di Grazia V










Onde


Gli innamorati vivono sopra nuvole rosa
immersi nella loro passione e nei loro sogni.
A volte la loro nube si trasforma in temporale
e loro si guardano sbalorditi e increduli
come bambini davanti a un giocattolo rotto
che non sanno aggiustare e gettano in un angolo.
Vogliono un altro giocattolo
cercano un amore nuovo, credendo di trovare...
quello che non si guasterà mai...

Grazia
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Il metodo di osservazione pura di Goethe
Postato da Grazia01 il Domenica, 16 giugno @ 18:57:55 CEST (1303 letture)
Poesie  e opere di Goethe





Il metodo di osservazione pura di Goethe
(o percepire puro)

L’approccio di indagine di Goethe non fu mai di scoprire cose nuove, ma di applicare su quelle già conosciute, un nuovo metodo di osservazione; un inedito modo di mettersi in relazione con la natura.
A lato di ciò che viene applicata come indagine tramite conoscenza deduttiva o razionale, egli sentiva l’esigenza di contrapporre un’indagine di osservazione più elevata. La percezione pura. Si tratta di imparare a vedere con gli occhi dello Spirito. L’immersione obiettiva negli oggetti osservati.
Lo scienziato ordinario separa, seziona le parti dell’ente osservato e così gliene sfugge la vita; Goethe invece tentava di afferrare l’elemento che invisibilmente lo vivifica.
Egli concepiva l’universo intero come un essere vivente.



Migliaia di volte, migliaia di uomini sono passati davanti ad un dato fenomeno e non vi hanno trovato nulla di particolare; poi sopraggiunge un uomo e osservando lo stesso fenomeno ne trae una legge importante. Da cosa deriva ciò, pur apparendo tale fatto nella stessa immagine a tutti?
Quell’uomo era capace di vedere con gli occhi dello Spirito; intuiva ciò che gli altri non potevano vedere. Tutte le scoperte scientifiche dipendono dal fatto che l’osservatore sa osservare in modo particolare.
Così come i sensi percepiscono oggetti, il pensiero percepisce idee.
Quando il pensiero si impossessa e viene in contatto con un’idea, esso si fonde con la base universale cosmica, che è il tessuto del mondo di cui esso stesso è parte. Il pensiero diventa uno con la realtà obiettiva. Esso è come un occhio: così come il vedere fisico è capace di vedere la luce del sole e ciò che da essa è illuminato, il pensiero è un organo abilitato a percepire la Luce dell’idea primordiale che illumina le singole idee archetipiche.
Si tratta dunque di apprendere da Goethe quale fosse il suo modo per interrogare la natura.
Il metodo di Goethe si basa sull’esperienza pura (percepire puro): il non lasciare mai penetrare nell’indagine alcun ingrediente soggettivo.
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IL BUGIARDO
Postato da rosarossa il Sabato, 15 giugno @ 19:37:08 CEST (510 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX







IL BUGIARDO


Un uomo che per bugiardo è conosciuto
quando dice il vero
non è mai creduto.

Rosarossa
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I gatti
Postato da Grazia01 il Venerdì, 14 giugno @ 20:20:13 CEST (652 letture)
Poesie di Baudelaire










E' facile comprendere perché molta
gente non ama i gatti. I gatti sono
meravigliosi, suggeriscono l'idea
della lussuria, della pulizia, del
piacere voluttuoso

Charles Baudelaire

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MIMOSA E ROSE
Postato da rosarossa il Venerdì, 14 giugno @ 20:12:20 CEST (1423 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa IX








MIMOSA E ROSE

Stringo al cuore un fascio di mimosa
virtuale che
alla festa della donna
a me inviavi; e fra le braccia
fasci di rose rosse
con gioiello accluso, che sul filo delle onde,
ogni compleanno puntualmente mi giungeva.
Nel virtuale coglievo quella tenerezza che
mi portava la tua presenza vera,
il tuo sguardo benevolo, il dolce sorriso
gli auguri più belli e le frasi ricercate che scrivevi.
Col cuore fibrillante d’emozione leggevo e rileggevo
gustando a lenti sorsi il contenuto che mi regalavi;
quel calore sospirato di un sogno che
credevo vero.
Ora il cuore stanco, riposa rassegnato.
Sola, triste fra i ricordi di un’intera vita,
ti voglio bene, ti penso tanto!
Accanto a me, ancora ti vedo!

Rosarossa

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Nessuna ragione
Postato da triskell il Venerdì, 14 giugno @ 10:36:07 CEST (785 letture)
Le poesie e i racconti di *Triskell* IV
Mi hai amato
a me donandoti tutta
perché?

Sei andata via
di te portando via tutto.
perché?




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Ninna nanna
Postato da Grazia01 il Giovedì, 13 giugno @ 12:06:48 CEST (2112 letture)
Video










Invecchierai senza cambiare mai
perdonerai a tutti e non a te
aspetterai come è tuo solito
finché verrà la luna a prenderti ...

Roberto Vecchioni



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Incantevole
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 giugno @ 20:33:36 CEST (559 letture)
Un pensiero al giorno








Incantevole

Incantevole il sole senza nuvole,
la notte quieta senza buio,
la terra serena senza guerra.
Incantevole la vita d'amore,
la pace universale
la libertà di ogni bimbo nel mondo.
Incantevole un bacio che spegne le lacrime,
un sorriso, un abbraccio che porta la felicità,
la gioia, la speranza che ce la faremo!
Incantevole io che scrivo,
tu che leggi o ascolti
e l'altro che comprende.



Masa Mbatha Opasha

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La gobba del cammello
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 giugno @ 19:56:35 CEST (643 letture)
Racconti IV






La gobba del cammello

Narrerò ora, nel secondo racconto, come spuntò la gobba al Cammello. All'inizio del mondo, quando tutto era ancora nuovo, e gli Animali avevano appena incominciato a lavorare per l'Uomo, viveva, in mezzo al Deserto Ululante, un Cammello, che era proprio un gran fannullone, tanto che mangiava rametti e pruni, tamarischi e altre erbe, che poteva trovare nel deserto senza scomodarsi troppo; e quando Qualcuno gli rivolgeva la parola, rispondeva: "Bah!" solo: "Bah!" e nient'altro. Perciò, un lunedì mattina, il Cavallo andò da lui, con la sella sulla schiena e il morso in bocca, e disse: "Cammello, ehi, Cammello, vieni fuori a trottare come tutti noi." "Bah!" fece il Cammello; e il Cavallo se ne andò e lo riferì all'Uomo." Poi andò da lui il Cane, con un pezzo di legno in bocca; e disse: "Cammello, ehi, Cammello, vieni a stanare la selvaggina come tutti noi." "Bah!" fece il Cammello; e il Cane se ne andò e lo riferì all'Uomo. Poi andò da lui il Bue, con il giogo sul collo, e disse: "Cammello, ehi, Cammello, vieni ad arare come tutti noi." "Bah!" fece il Cammello, e il Bue se ne andò e lo riferì all'Uomo.Sul finire del giorno l'Uomo chiamò a raccolta il Cavallo, il Cane e il Bue e tenne loro questo discorsetto: "O miei Tre, sono molto spiacente per voi (con il mondo ancora tutto nuovo); quel Fannullone nel deserto non vuol proprio lavorare, mentre ormai dovrebbe già essere qui come voi; per cui sono costretto lasciarlo solo, e voi dovrete lavorare il doppio per supplirlo." Ciò irritò molto i Tre (con il mondo ancora tutto nuovo); ed essi si riunirono al confine del Deserto a congiurare; e venne anche il Cammello, più indolente che mai, ruminando erba, e rise loro in faccia. Poi fece: "Bah!" e se ne andò. Allora arrivò il Genio che ha in custodia Tutti i Deserti, avvolto in una nube di polvere (i Geni viaggiano sempre in questo modo, perché è Magia), e si fermò a parlare coi Tre. "Genio di Tutti i Deserti," disse il Cavallo, "è giusto che qualcuno se ne stia in ozio con il mondo tutto nuovo?" "No di certo," rispose il Genio. "Ebbene," soggiunse il Cavallo, "c'è un animale in mezzo al tuo Deserto Ululante, con lungo collo e lunghe gambe che non ha fatto ancora niente da lunedì mattina. Non vuole trottare." "Ohibò!" esclamò il Genio; "per tutto l'oro dell'Arabia, ma questo è il mio Cammello! e che scusa trova?" Dice: «Bah!» disse il Cane; - e non vuole andare a stanare la selvaggina. "Dice qualcos'altro?" "Solo: «Bah!» e non vuole arare, - disse il Bue. "Benissimo," fece il Genio; "se avete la pazienza di aspettare un minuto lo farò sgobbare io." Il Genio si avvolse nel suo mantello di polvere, andò nel deserto, e trovò il Cammello più indolente che mai, che rimirava la sua immagine riflessa in una pozza d'acqua. "Mio lungo e indolente amico," disse il Genio, "ho sentito sul tuo conto cose che ti fanno poco onore. È vero che non vuoi lavorare?" "Bah!" rispose il Cammello. Il Genio si sedette, col mento fra le mani, e si accinse ad escogitare qualche grande incantesimo, mentre il Cammello continuava a rimirare la sua immagine riflessa nell'acqua. "Tu hai costretto i Tre a lavorare il doppio da lunedì mattina, e tutto per colpa della tua insopportabile pigrizia" disse il Genio, e continuò a pensare incantesimi col mento fra le mani." "Bah!" fece il Cammello. "Non lo ripeterei più se fossi in te," disse il Genio; "potresti dirlo una volta di troppo. Fannullone, voglio che tu lavori." E il Cammello ripeté ancora: "Bah!" ma non aveva ancora finito di dirlo, che vide il suo dorso, del quale era così orgoglioso, gonfiarsi e gonfiarsi finché si formò su di esso una grande, immensa, traballante gobbah. "Vedi cosa ti è successo?" disse il Genio; "questa gobba te la sei voluta proprio tu, con la tua pigrizia. Oggi è giovedì, e tu non hai fatto ancora nulla, mentre il lavoro ha avuto inizio lunedì. Ora devi andare a lavorare." "Come è possibile," protestò il Cammello, "con questa gobbah sulla schiena?" "Anzi, è fatta apposta," replicò il Genio, "perché hai perso quei tre giorni. Ora potrai lavorare per tre giorni senza mangiare, perché puoi vivere a spese della tua gobbah; e non ti venga in mente di dire che non ho fatto niente per te. Esci dal deserto, vai a raggiungere i Tre, e comportati bene. E sgobba!" E il Cammello andò a raggiungere i Tre, e sgobbò, nonostante la gobba. E da quel giorno in poi il Cammello ebbe sempre la gobbah (noi, ora, la chiamiamo gobba per non offenderlo); ma non è ancora riuscito a recuperare i tre giorni che ha perso all'inizio del mondo, e non ha ancora imparato a comportarsi come si deve.

Rudyard Kipling
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Whedon, direttore di giornale
Postato da Grazia01 il Lunedì, 10 giugno @ 18:42:19 CEST (770 letture)
Antologia di Spoon River




Whedon, direttore di giornale

Essere in grado di vedere ogni lato di ogni questione;
essere in ogni settore, essere tutto, essere nulla che duri;
pervertire la verità, abbracciarla per uno scopo,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi disegni, per scaltre finalità,
portare una maschera come gli attori greci -
il vostro giornale di otto pagine - dietro cui vi rannicchiate,
urlando nel megafono dai caratteri cubitali:
«Sono io, il gigante».
In tal modo anche vivendo l'esistenza di un ladro,
avvelenato dalle parole anonime
della vostra anima clandestina.
Gettare lordura sullo scandalo, per denaro,
ed esumarlo ai quattro venti, per vendetta,
o vendere giornali,
calpestando reputazioni, o corpi, se necessario,
per vincere ad ogni costo, salva la vostra vita.
Gloriarsi in un potere demoniaco, minando la civiltà,
come un ragazzo paranoico mette un ceppo sulle rotaie
e deraglia il direttissimo.
Essere un direttore, come io ero.
Poi giacere qui vicino al fiume oltre il punto
dove la fogna scorre dal villaggio,
e le scatole vuote e l'immondizia vengono gettate,
e gli aborti nascosti.

Edgar Lee Masters

Antologia di Spoon River

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Poesie di Wislawa Szymborska
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 giugno @ 19:58:17 CEST (1032 letture)
Poesie di Wislawa Szymborska



Poesie di

Wislawa Szymborska



Tutto


Tutto
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.




Lode della cattiva considerazione di se

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
Non c'è nulla di più animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.





Le tre parole più strane

Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.

Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.

Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.

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