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Anche quello un dono....
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 22:02:57 CET (641 letture)
Un pensiero al giorno







A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. ... Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono - un dono crudele, ma pur sempre un dono...

(Peter Cameron)



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Lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 12:39:10 CET (1120 letture)
Lettere




LETTERA DA FIRENZE
Il sultano e san Francesco

Firenze, 4 ottobre 2001

ORIANA,
dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa, quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri già grande e tu proponesti di scambiarci delle "Lettere da due mondi diversi": io dalla Cina dell'immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall'America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma è in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti. Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l'impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo. Ti scrivo anche - e pubblicamente per questo - per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone, e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana, la ragione; il meglio del cuore, la compassione. Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. "Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia", scrisse, disperato del fatto che, dinanzi all'indicibile orrore della prima guerra mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli ultimi giorni dell'umanità, un'opera che sembra essere ancora di un'inquietante attualità. Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani, e questo mi inquieta. Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L'orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. È un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi e a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere. "Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più diffìcile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un diffìcile cammino dinanzi a me", scriveva nel 1925 quella bell'anima di Gandhi.
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I sentimenti più dolorosi...
Postato da Grazia01 il Martedì, 22 gennaio @ 09:19:30 CET (633 letture)
Poesie di Pessoa




I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi:
l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili,
la nostalgia di ciò che non c'è mai stato,
il desiderio di ciò che potrebbe essere stato,
la pena di non essere un altro,
l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo.

Fernando Pessoa

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Ospiti inattesi
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 gennaio @ 20:53:59 CET (902 letture)
Poesie d'autore II









Ospiti inattesi


Questo essere umano è un albergo.
Ogni mattina un nuovo arrivato.
Gioia, depressione, meschinità,
momentanee consapevolezze giungono
come ospiti inattesi.
Accoglili ed intrattienili tutti!
Fosse anche una folla di dispiaceri,
che con violenza ti svuota la casa
di tutti i suoi mobili,
eppure, onora ogni tuo ospite.
Forse sta cercando spazio
per nuovi piaceri.

Jalal ad Din Rumi



Buonanotte e buona settimana

Grazia
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Audrey Hepburn
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 gennaio @ 10:35:32 CET (718 letture)
In ricordo





Vent’anni fa moriva un’icona di stile ed eleganza ineguagliabile: Audrey Hepburn. Noi tutti la ricordiamo con un tubino nero di Givenchy e un paio di occhiali da sole Chanel, ma la sua eleganza sobria e pulita ha segnato un’epoca. In un periodo in cui i canoni di bellezza facevano riferimento a donne come la Loren o Marilyn Monroe, quindi donne con le curve, si impose la figura esile di Audrey, con gli occhi da cerbiatta ma molto femminile. All’anagrafe Audrey Kathleen Ruston, la Hepburn, figlia di un banchiere inglese e di una baronessa olandese, acquisisce il cognome con il quale diverrà famosa dalla nonna paterna. Nata a Bruxelles nel 1929, muove i primi passi sulle punte, sognando di diventare una grande ballerina. Il destino la fa approdare a Londra, dove quasi per caso si trova su un set cinematografico. Per la Hepburn è l’inizio di una carriera costellata da grandi successi. Professionista instancabile, oltre che donna attenta alle esigenze della propria vita privata, Audrey, alla fine degli anni Sessanta, all’apice del successo abbandona il cinema, per dedicarsi alla famiglia e porsi al servizio del volontariato.





Il grande pubblico la ricorda in “Vacanze Romane” che la consacrò come icona di bellezza: bruna, sottile, senza seno, viso romantico. Affascinò tutti. Il regista William Wyler disse: ”Quando ho rivisto le prime scene del film, ho improvvisamente saputo che il mondo intero si sarebbe innamorato di lei“. Storica la sua immagine quando gira in vespa per Roma con Gregory Peck: uno stile perfetto. Altro film importante di Audrey fu “Sabrina” ; il regista Billy Wilder dichiarò: ”Con lei è arrivata la classe…”. Come scordare la sua colazione, con caffè e croissand caldo in “Colazione da Tiffany” o pronta per il ballo in “My fair lady”?



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Emigranti
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 gennaio @ 20:15:08 CET (664 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Questo è un racconto di Erri De Luca sulla piccola isola del Mediterraneo che per migliaia di disperati è diventata la porta dell'Occidente, simbolico luogo di incontro e di scontro di civiltà, di culture, di solidarietà e di razzismo.
Lo lesse l'autore a "Che tempo che fa" in occasione di una serata speciale dedicata all'accoglienza.



I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio. Il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli, invece, vedono nell'isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo prima di proseguire oltre; tra l'immagine di un'isola come recinto chiuso - quella dei poteri - e l'immagine degli uccelli - di un'isola come spalla su cui poggiare il volo - hanno ragione gli uccelli.
Nel canale di Otranto e Sicilia i contadini di Africa e d'Oriente affogano nel cavo delle onde. Il pacco dei semi si sparge nei campi sommersi del mare. Un viaggio su dieci sprofonda; la terraferma Italia è terra chiusa: li lasciamo annegare per negare.
Il Novecento è stato il secolo in cui milioni di esseri umani si sono spostati da un continente all'altro, e così hanno spostato il peso del mondo... milioni di esseri umani, miriadi di esseri umani. Nel 1900 siamo stati noi, gli italiani, gli azionisti di maggioranza. Trenta milioni di noi si sono spostati. Dal porto del molo Beverello si staccavano le navi che portavano dall'altra parte dell'oceano. Era nero, il molo, di madri con quei loro fazzolettini bianchi che sembravano tante farfalline immobili, inchiodate verso la poppa che se andava lentamente, a motori bassi, verso la diga foranea. È stato il nostro 1900: ha spopolato terre e paesi, molto più di due guerre mondiali.




Lettera a casa, dall'altra parte dell'oceano, 1925


Mia cara madre, sta per venire Natale...
mia cara matre, sta pe' trasì Natale e a stà luntanu a vui me sape amaro.
Come vurria allummà due o tre bengala, come vurria sentì nu sampognaro.
Ai figli mei facitigli o presepe e a tavola mettete o posto mio.
Faciti quanno è a sera da vigilia comme se mmienzu a vui stessi pur'io.
Ce ne costa lacrime st'America a noi napulitani.
Nui ca ci chiagnimmo o cielo e Napuli, comm'è amaro sto pane.
Mia cara matre, che sò, che sò i denari. Per chi se chiagne a patria nun sò niente.
Mò tengo qualche dollaro e me pare che non sò stato mai tanto pezzente.
Ma non torno. Me ne resto fora. Resto a faticà per tutti quanti.
Io ch'aggio perso patria, casa, onore, io sò carne e maciello, so' emigrante.

*

Quelli di adesso invece partono sopra dei zatteroni, dei barconi a motore verso un nord sommario, purché non sia un porto. E si portano dietro tutto quello che hanno potuto salvare da un'espulsione, lasciandosi dietro un bucato in fiamme oppure una miseria infame. Ma quegli occhi sbarcheranno da noi e saranno rinchiusi dentro centri di permanenza temporanea. Chiamiamo così dei posti che sono campi di concentramento, con sbarre, filo spinato, guardiani: permanenza, un bel nome alberghiero, per non dire a noi stessi che facciamo i carcerieri di viaggiatori, colpevoli di viaggio. Quegli occhi sbarcheranno da noi e allora sì, si accorgeranno dello spariglio, della disparità delle carte in tavola. Ma finché stanno sul mare, quegli occhi ammirano la grazia infiocchettata del veliero, tutta nodi e corde tese al vento come i muscoli di un atleta; ammirano e godono del vantaggio del loro punto di vista, perché loro, dal barcone, vedono la sfilata piacevole e indifferente della fortuna, mentre quelli del veliero sono costretti a vedere - o a voltarsi per non vedere - la sfilata della mala sorte e della miseria del mondo.



Che dà allo straniero pane e vestito: questo dice di sé la divinità nella scrittura sacra, che dà allo straniero pane e vestito. E alla creatura umana dice: e amerai lo straniero, perché stranieri foste in terra d'Egitto. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero, circa cento volte. Insiste la divinità col verbo amare, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano. Amare, che fa del bene prima di tutto a chi ama, prima ancora di far del bene all'altro, allo straniero. Amare: non tollerare, non respingere alla rinfusa donne incinte.
E nessuno dica: ma perché partono incinte queste benedette donne e ragazze! ... perché non partono incinte.
Vengono violate regolarmente a ogni frontiera africana.
Nasce tra i clandestini, il suo primo grido è coperto dal rumore del giro delle eliche. Gli staccano il cordone e senza fare il nodo lo affidano alle onde. I marinai li chiamano Gesù, questi cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme. Niente di queste vite è una parabola, nessun martello di falegname batterà le ore nell'infanzia e i chiodi nella carne. Nasce tra i clandestini l'ultimo Gesù, passa da un'acqua di placenta a quella del mare senza terra ferma, perché vivere ha già vissuto e dire ha detto, e non può togliere una spina dai rovi che incoronano le tempie: sta con quelli che esistono il tempo di nascere, va con quelli che durano un'ora.



Siamo gli innumerevoli - raddoppia ogni casella di scacchiera - lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra; non potete contarci: se contati aumentiamo, figli dell'orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate, le nostre vite saranno i vostri libri di avventura. Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l'odore che perdeste, l'uguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l'insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti, ha detto:
"Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno."


Erri De Luca


* canzone "Lacrime napulitane" testo di Matio Merola

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Vorrei volare
Postato da Anonimo il Sabato, 19 gennaio @ 12:32:48 CET (807 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II









Vorrei volare



Vorrei volare lassù in alto

dove i raggi del sole

appoggiano le loro teste

addormentate sopra le nuvole.

Tanti sono i sogni che incontri

così come gli amori delusi

che guardano ma non vedono.

Vorrei un pò di calore

da quel sole che mi guarda

ma non mi parla.

Forse perchè sotto le nubi

ci sei tu che aspetti

e i tuoi occhi mi cercano

per parlarmi di quell'amore

che è dentro di te

nel tuo grande cuore.


r.chesini


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LIRICHE DEDICATE ALLA L U N A
Postato da claudiocisco il Venerdì, 18 gennaio @ 20:22:57 CET (2480 letture)
Poesie tematiche III










PREGHIERA D’UN’ANIMA IN PENA ALLA LUNA


Luna,
tu muta e bianca
sul destino degli umani
posi silente lo sguardo.
Solinga e distante,
sorella del buio e delle ombre,
non ti diletti e non piangi
ma taci,
osservi e sempre taci.
Eppure chi può dirmi se non tu sola
se è per natura perdente l’umana sorte
o se riposerà alfin ciascun mortale
e avran sollievo le sue notturne paure?
Vorrei chiederti o mia cara luna
a che serve vivere
e dove porta questo terreno viaggiare,
per cosa si arresteranno i battiti del mio cuore?
Ma tu mi appari misteriosa e vana
come lo è tutta l’esistenza umana
senza risposte, né certezze,
incurante della mia anima che anela, brama di sapere.
Io fragile essere, piccolo e limitato
tu immortale creatura d’uno sconfinato universo,
eppure quanta grandezza nell’umano spirito
nel desiderare l’infinito pur comprendendo la propria piccolezza!
Silenziosa luna presto dovrai andar via,
l’alba si sta svegliando,
la terrena notte illuminerai nuovamente alla fine del giorno
ma gli occhi del mortale uomo rivedranno ancora luce?
e le piante e gli animali tutti qual destino avranno?
Luna
musa ispiratrice di poeti e cantanti,
meta irraggiungibile di sogni lontani,
compagna notturna di viandanti e zingari,
lascia che io alzi lo sguardo fino a te,
ultima sconsolata preghiera d’un’anima in pena.
Tu luna vegli sopra uno strano mondo
fatto di pazzi.
Qui non c’è amore né comprensione
ed io non voglio più starci.
Un immenso buio
ha schiuso le ali sul mondo
e sul cuore degli uomini,
e questa notte sembra non aver mai fine.
Addio anche a te luna!
la mia solitudine è ormai segnata
in un presagio di morte
che prelude al pianto.

Leggi Tutto... | 4095 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


È DIFFICILE
Postato da Grazia01 il Giovedì, 17 gennaio @ 21:07:24 CET (588 letture)
Pensieri e poesie di Romano Battaglia










È DIFFICILE

Sapessi come è difficile
far capire agli altri
quello che hai dentro
quando il tuo volto
non ha segni di sofferenza
quando i tuoi occhi sembrano sereni.
Sapessi come è triste
non potersi liberare
dall’ angoscia
che ti opprime
non saper sorridere
a chi ti vuole bene.
Sapessi come è triste
capire tutto questo
e non poter far nulla
per cambiare.

Romano Battaglia


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classici della letteratura italiana personalizzati da Claudio Cisco
Postato da claudiocisco il Giovedì, 17 gennaio @ 20:10:11 CET (649 letture)
Le poesie e i racconti di Claudio Cisco




"GIACOMO LEOPARDI"
RIPROPOSTO IN UN LINGUAGGIO MODERNO:


"L'INFINITO"

Ti ho sempre amato, colle
solitario come me.
Ti ho sempre amata, siepe
che mi fai aprire l’anima
verso l’orizzonte,
me lo nascondi
ma me lo fai amare
immaginando spazi infiniti.
Ho sempre amato questo posto,
il suo sovrumano silenzio,
la sua profondissima quiete,
e il tenue soffio del vento tra gli alberi,
e la dolcezza di queste piante che dormono.
E mentre sono seduto e guardo lontano
mi tornano in mente le stagioni fuggite,
l’ora presente,
l’eternità,
ed è dolcissimo
perdersi nell’immensità della natura.
Leggi Tutto... | 9648 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Gabbiani
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 16 gennaio @ 13:20:31 CET (640 letture)
Poesie tematiche III




Gabbiani

Una volta m’indicarono un posto solitario lungo la costa, dove facevano il nido i gabbiani e gli alcioni. Mi recai in quel luogo per vedere da vicino quanto accadeva e rimasi attratto dall’amore che esisteva fra quegli esemplari. Mi dissero che il maschio e la femmina stavano sempre vicini e quando la loro vita giungeva al termine accadeva una cosa commovente: si aspettavano l’uno l’altra per morire assieme. Quello spettacolo sublime accade sin dall’origine del mondo.

Romano Battaglia




«Banco di aringhe a sinistra!» annunciò il gabbiano di vedetta,
e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo.
Da sei ore volavano senza interruzione, e anche se i gabbiani pilota li avevano guidati lungo correnti di aria calda
che rendevano piacevole planare sopra l’oceano, sentivano il bisogno di rimettersi in forze,
e cosa c’era di meglio per questo di una buona scorpacciata di aringhe?

Luis Sepúlveda * Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

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La chiave
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 gennaio @ 22:03:20 CET (484 letture)
Poesie della buonanotte II










La Chiave

Ssssh...silenzio...
Spegni tutto quanto fa rumore
intorno a te e ti distrae:
tv, cellulari, chiacchiere...e ascolta.
La senti? E' un suono leggero,
appena si percepisce...
rilassati e ti sarà chiaro...
quella che ora senti
è la voce segreta dell'Universo...

Fatou Ndiaye Sow


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I DISOCCUPATI
Postato da Grazia01 il Martedì, 15 gennaio @ 21:42:21 CET (867 letture)
Poesie d'autore II







I DISOCCUPATI


Nessuno ci ha offerto un lavoro
Con le mani in tasca
e il viso basso
stiamo in piedi all'aperto
e tremiamo nelle stanze senza fuoco.
Solo il vento si muove
sui campi vuoti, incolti,
dove l'aratro è inerte, messo di traverso
al solco. In queste terra
ci sarà una sigaretta per due uomini,
per due donne soltanto mezza pinta
di birra amara.
In questa terra
nessuno ci ha offerto un lavoro.
La nostra vita non è bene accetta,
la nostra morte
non è citata dal "Times".

Thomas Stearn Eliot

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Italia
Postato da Paolo il Martedì, 15 gennaio @ 09:08:27 CET (912 letture)
Le opere di Paolo III - Al Professore πέμπτο θαλάσσιο, Ordinario d’Italiano. -

[..]A dare pace vera agli Stati bisogna dar loro nuovi governi, quando gli antichi riuscirono o inettissimi o sciagurati.
FOSCOLO





Per raggiungere lo scopo, nel 1800, il cavalleggero Niccolò ‘Ugo’ Foscolo difese Genova assediata dagli Austriaci. Lui era al comando del generale Massena, come aggregato ai Francesi Bonapartisti. Il 13 fiorile, cioè il 9 maggio, combatté proprio a due passi da dove sto scrivendo: si risale ai prati del Peralto, circondati da forti; quella volta, l’azione fu in uno di quelli denominato dei Due Fratelli. Gli Austriaci del Kaiser sloggiarono dal forte ma, tra le altre cose, il cavalleggero li avrebbe ritrovati forti quattordici anni dopo. Invece, quelli, furono ancora gli anni delle licenze: nel corso di una di queste, lo vediamo carezzare decisamente le tenere membra rosate di Pamina, fino alla fine lanugine bruneggiante…che bel tomo! Quel Settimo dell’Io.
Leggi Tutto... | 5108 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Un passero, un giorno
Postato da Grazia01 il Lunedì, 14 gennaio @ 19:30:36 CET (762 letture)
Un pensiero al giorno




In piazza Sant'Angelo a Milano, c'è una vasca con la statua di bronzo di san Francesco che benedice i pesci. E’ un luogo tranquillo dove vengono i poveri a prendere il pane e un piatto di minestra che il vicino convento distribuisce ogni giorno. E’ un pezzetto di mondo silenzioso in mezzo alla grande città chiassosa. Un giorno la gente che si trovava a passare da quelle parti assistette a un fatto commovente. Un passero si posò sul palmo della mano del santo e vi lasciò cadere una briciola di pane. In quel gesto c'era tutto l'amore e la bellezza del mondo.

Romano Battaglia

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Il passato...
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 gennaio @ 20:20:45 CET (750 letture)
Un pensiero al giorno







Il passato...

Chi si preoccupa prima del necessario, si preoccupa solo più del necessario. La vita è una tavola imbandita. Basta con le cose amare! E’ arrivato il momento di gustare tutti gli altri sapori.Dobbiamo accettare di vivere la nostra rabbia verso il passato. Consideriamola come una potente alleata del cambiamento positivo. Quando riusciamo a ridere di una cosa che ci faceva arrabbiare, vuol dire che ha smesso di essere un problema.

Rosario Alfano



Il cerchio vuoto del passato

‘Passato’! Che parola stupida!
Perché ‘passato’?
Passato e puro nulla sono un tutt'uno.
E perché allora questo continuo creare?
Per travolgere
nel nulla quello che è stato creato?
‘È passato!’ Come dobbiamo
concepire questa parola?
È come non fosse mai stato
eppure vi giriamo in tondo, come esistesse.
Se fosse per me
preferirei al passato
il vuoto eterno...


Johann Wolfgang Goethe
Faust
Leggi Tutto... | 237 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


CRINATO SPECCHIO
Postato da rosarossa il Domenica, 13 gennaio @ 13:11:18 CET (852 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII









CRINATO SPECCHIO

Ho fra le mani uno specchio crinato
distrattamente inconsapevole mi guardo,
brutta è l’immagine quasi inorridisco,
io sono quella?
Non voglio capire, oppure non capisco?
Amaramente l’osservo non mi riconosco.
Rammento l’età passata,
la bella gioventù,lontani tempi!
Abbasso gli occhi, penso medito, ripenso.
La saggezza m’invita a rimuovere il passato ed accettare
anche se a malincuore; il mio presente!
E’ l’immagine di una vita logora
riflessa purtroppo…
in un brutto specchio crinato e
non solo, ma anche vecchio e rotto…

Rosarossa
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La nebbia in poesia
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 gennaio @ 13:07:22 CET (1597 letture)
Poesie tematiche III













in poesia




La nebbia è un fenomeno molto conosciuto a chi vive nel nord: un velo che scende improvviso e nasconde tutto quanto, il paesaggio diventa simile a un’informe bolgia dell’Inferno dantesco. Tornando a casa l’ultimo dell’anno, malgrado fossimo lungo un percorso conosciuto, abbiamo sbagliato strada, per quanta poca visibilità ci fosse. Un disastro per chi circola in auto e si trova all’improvviso accecato in questo “buio chiarore”. Eppure la nebbia ha una sua poesia: scende come una metafora del nostro passato e del nostro futuro, il primo avvolto dal tempo a cancellare i ricordi, il secondo informe e indefinito allo stesso modo. "La nebbia a gl’irti colli / piovigginando sale / e sotto il maestrale / urla e biancheggia il mare." inzio della celeberrima San Martino di Carducci oppure “Ricordi il gioco dentro la nebbia / tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là” recita una delle più belle canzoni di Roberto Vecchioni, “Luci a San Siro”. Ecco un altro aspetto della nebbia: nasconde questo mondo che troppo spesso ci soffoca e al contempo ci nasconde al mondo nel suo bozzolo freddo. Poi arriva il sole ad asciugarla o sopraggiunge il vento a spazzarla via, e tutto ritorna visibile.






Londra abbonda troppo di nebbie e di gente seria. Se siano le nebbie che producono la gente seria o se sia la gente seria che produce le nebbie non saprei dire

Oscar Wilde




Nella nebbia
di Herman Hesse

Strano, vagare nella nebbia!
E’ solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro
ognuno è solo.
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Prima di tutto l'uomo
Postato da Grazia01 il Sabato, 12 gennaio @ 21:08:14 CET (626 letture)
Poesie di Hikmet










Prima di tutto l'uomo


Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.
Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.
Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!



NAZIM HIKMET

Biografia


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lL PARADISO ATTENDE
Postato da rosarossa il Venerdì, 11 gennaio @ 22:35:34 CET (781 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII








lL PARADISO ATTENDE

Pazienza corpo mio, se soffri e peni!
Sconti per quando hai fatto vita buona…
E se vita buona non hai fatto mai,
abbi pazienza,
e in paradiso andrai!

Rosarossa

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DOMENICA D'INVERNO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 11 gennaio @ 20:08:03 CET (659 letture)
Pensieri e poesie di Romano Battaglia







DOMENICA D'INVERNO

Foglie che cadono
gialle
col vento freddo.
Rumori gradevoli
di scarpe sopra i sassi
è domenica.
Giornata fatta di campane
e di baci
freddi come il cielo.


Romano Battaglia
da "L'uomo che vendeva il cielo"
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VESTITA DI NULLA
Postato da Grazia01 il Venerdì, 11 gennaio @ 20:03:03 CET (692 letture)
Pensieri e poesie di Romano Battaglia







VESTITA DI NULLA

La verità passa ogni giorno
dalla strada che costeggia la collina.
È vestita di nulla, cammina lenta
aspetta che qualcuno la fermi.
Non accade niente, nessuno la riconosce
potrebbe essere non vera e la lasciano
andare per paura di compromettersi.
La verità passa ogni giorno sul crinale della nostra
coscienza.


Romano Battaglia
da "L'uomo che vendeva il cielo"
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Addio a Mariangela Melato
Postato da Grazia01 il Venerdì, 11 gennaio @ 12:26:43 CET (785 letture)
In ricordo




Addio a Mariangela Melato la signora del teatro italiano






ROMA - E' morta a Roma l'attrice Mariangela Melato. Aveva 71 anni: nata a Milano, era malata da tempo. Si è spenta nel Centro Antea per malati terminali all'interno del Complesso S. Maria della Pietà: al suo fianco fino all'ultimo la sorella Anna. Un gravissimo lutto nel mondo del cinema, del teatro e della cultura per la scomparsa della grandissima attrice chealternò ruoli drammatici a quelli da commedia. Mariangela Melato vincitrice di tantissimi premi, dal Davide di Donatello al Nastro d'argento, ha lavorato con Pupi Avati, Wertmuller, Bertolucci, Monicelli, : tra i suoi film più famosi con Giancarlo Giannini Mimì metallurgico ferito nell'onore, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, Casotto e La classe operaia va in paradiso. La Melato resterà per sempre nel firmamento del cinema internazionale. «Sono affranta» le prime parole di Lina Wertmuller. Pupi Avati invece ha raccontato il primo provino della Melato.
Il funerale di Mariangela Melato si terrà a Roma domani alle ore 15.00 presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo. A darne notizia, insieme alla famiglia, è Renzo Arbore.
Se ne è andata serenamente»: è l«unica cosa che trapela dal centro Antea. Nelle ultime ore c'erano con lei la sorella Anna e un'amica. L'attrice, malata da tempo, era ricoverata da una ventina di giorni.
Una vita per il cinema e per il teatro. Mariangela Melato è stata tra le attrici più versatili del teatro e del cinema italiano, capace di affrontare ruoli comici o drammatici, di trasformarsi in personaggi molto lontani tra loro ma sempre con grandissima intensità. Ha lasciato così nella memoria della vasta platea italiana che l'ha sempre amata ed apprezzata, personaggi indimenticabili, da quelli sul grande schermo come Fiore, amante milanese di Mimì Metallurgico con la regia di Lina Wertmuller, a quelli sul palcoscenico del teatro come nell'Orestea di Eschilo diretta da Luca Ronconi.
Fino alla Filumena Marturano al fianco di Massimo Ranieri andata in replica su Rai1 proprio nel giorno di Capodanno. Nata a Milano il 19 settembre 1941, Mariangela Melato da giovanissima studia pittura all'Accademia di Brera, disegnando manifesti e lavorando come vetrinista alla Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani.

fonte: Il Messaggero

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Messaggio d'amore
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 gennaio @ 20:32:02 CET (826 letture)
Le poesie e altro di Grazia V












Messaggio d'amore

Metto a nudo la mia anima
con la forza della passione
mi svelo completamente,
sensazioni, speranze, paure
intime emozioni
scivolano di getto su questo foglio,
ogni parola è un lungo abbraccio
che vuole raggiungerti nel profondo,
frasi che la mia voce non sa dire
che premono dentro insistenti
un uragano che sta travolgendo ogni argine
e mi rende fragile,
un grido che non sa uscire libero
dal mio petto palpitante.
Non rileggo
piego il foglio con cura
con tenerezza lo bacio
lo infilo nella busta.
Ora devo trovare forza
di fartelo leggere,
amore mio.


Grazia
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Le parole
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 gennaio @ 09:34:59 CET (759 letture)
Poesie di Montale








Le parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.



Eugenio Montale

Biografia
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Nella notte...il silenzio
Postato da Grazia01 il Martedì, 08 gennaio @ 22:00:34 CET (722 letture)
Un pensiero al giorno






Quando arriva la notte, come tutti, desidero il silenzio; un po' di silenzio è necessario, vorrei sentire solo il fruscio del vento che culla i rami nel giardino, mi arriva il rombo di qualche auto che passa, suoni e voci, ma abbastanza lontani...e ssst mi dico, silenzio anche nella mente, cerco di rilassarmi e di trovare quella pace che mi doni un sonno sereno, come quello di quando ero bambina,
tutto il resto rimarrà fuori, almeno fino a domani.






"Il sonno, e tutto ciò che induce il sonno, è di per se stesso piacevole"

Giacomo Leopardi


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Francis Turner
Postato da Grazia01 il Martedì, 08 gennaio @ 10:07:46 CET (4221 letture)
Antologia di Spoon River











Francis Turner

Io non potevo correre né giocare
quand'ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere -
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti -
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra,
l'anima d'improvviso mi fuggì.

Traduzione di Letizia Ciotti Miller
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Finite le feste...
Postato da Grazia01 il Lunedì, 07 gennaio @ 20:19:11 CET (742 letture)
Messaggi II






Ciao a tutti, le feste sono finite, qualcuno dirà meno male! E' già finito anche il primo giorno del ritorno a scuola. Oggi, mentre riponevo gli addobbi del Natale, ho percepito un velo di tristezza, forse solo ora realizzo veramente l'inizio del nuovo anno, pieno di speranze e di paure. La speranza di una rinascita, che i continui servizi televisivi sulle alleanze politiche in vista delle elezioni, rendono vani. E i servizi sulle ruberie poi..vedo un futuro confuso come la nebbia che circonda Milano in questi giorni. Ricordo le parole di Dalla, un amico che mi manca molto...”Milano sempre pronta al Natale, che quando passa piange, e ci rimane male”... durante le feste, se possiamo, cerchiamo di non “pensare” e poi tutto ritorna di colpo come una mazzata. Ma no, via, sogniamoci sopra...o meglio pensiamo positivo!

Vi auguro una notte serena e una lieta settimana.

Grazia

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Epifania in poesia
Postato da Grazia01 il Domenica, 06 gennaio @ 09:17:43 CET (612 letture)
Poesie tematiche III





Epifania in poesia




Epifania
di Mario Luzi



Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.

Ed ecco
il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.
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VOLA SULLA SCOPA LA BEFANA
Postato da rosarossa il Sabato, 05 gennaio @ 21:25:24 CET (856 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII










VOLA SULLA SCOPA LA BEFANA


Vedo volare sulla scopa la befana
che indossa gli occhiali e mira il camino,
ti viene a trovare portandoti un bel dono!
Dice la nonna carezzando con affetto il nipotino.
Voglio salutare la befana, ma non riesco,
ho tanto, tanto sonno!
Si stropiccia gli occhietti e dà un bacino al nonno
dicendo “buona notte.”
Un ultimo sguardo volge alla fiammella del camino,
con la nonna recita la preghiera della sera,poi come
di consueto indossa il pigiamino.
Un rumore avverte sopra il tetto e pensa si arrivata la befana, i bei regali che gli porta in dono,
e si addormenta come un angioletto!

Rosarossa

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