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I poveri
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 luglio @ 08:35:45 CEST (108 letture)
Riflessioni III






Mi dispiace che non abbiano molto risalto le morti, e sono tante, dei profughi che annegano o muoiono soffocate nei barconi. Qualcuno pensa che siano persone consapevoli dei rischi che corrono e li accettano e che farebbero.meglio a restare nei loro paesi. Altri sostengono che fra loro si nascondano i terroristi che tanti stragi stanno compiendo in Europa. Io credo che siano persone disperate che cercano solo un po' di pace e una vita meno grama. Forse fra loro vi sono anche i "cattivi', ma questi feroci assassini arrivano anche con altri mezzi e alcuni sono addirittura nativi europei.
Un po' di pietà in più per quella gente ci vorrebbe. Non dimentichiamo che meno di un secolo fa eravamo noi i disperati. È vero non esistevano i terroristi, ma qualche mafioso che ha ucciso in quei paesi lo abbiamo forse esportato.
Saranno pochi a pensarla come me, meglio pensare ai nostri poveri ...ma allora siamo tutti poveri.

Grazia

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Esercizio per essere felici
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 luglio @ 08:13:00 CEST (106 letture)
Psicologia e salute II




ESERCIZIO PER ESSERE FELICI
SMETTERLA DI LAMENTARSI
E MIGLIORARE IL MONDO


22 luglio - Isolati in una stanza, senza telefono, senza tv, senza internet, con qualche foglio di carta e una penna (ma se vuoi puoi usare il pc). Entra dentro di te e accogliti come un principe: perché sei un dio che sta tornando a casa. Se sei triste o depresso, per motivi reali o immaginari, o se sei malato, meglio. Se sei infelice come la maggioranza degli esseri umani, perfetto. Se sei ricco o ricchissimo precipitati nella cabina del tuo panfilo, o appendi alla maniglia della suite all’Excelsior il cartellino “Non disturbare”, perché il tuo stato d’infelicità è grave e, se non ci poni subito rimedio, più comprerai cose, più peggiorerà.
Ora siediti comodo e ricorda tutti i grandi dolori che hai sofferto da quando sei nato a oggi. Lascia che affiorino episodi dimenticati, ingiustizie, torti che hai subito, inganni, tradimenti, amori e illusioni perdute. Tutto il male possibile, ma devi essere di una sincerità assoluta con te stesso. Quello che devi fare è appuntarlo e numerarlo, una riga per ogni grande dolore sarà più che sufficiente, tanto il resto te lo ricordi da solo. Io l’ho fatto, mi ci sono volute tre sedute di due ore l’una in tre giorni successivi per annotare 222 dolori esatti. Successivamente li ho riordinati in sequenza temporale, e dopo un anno sempre quelli sono rimasti: i 222 dolori più importanti della mia vita.
Subito dopo o contemporaneamente, sopra un altro foglio, segnati i ricordi più belli, le grandi emozioni, tutta la felicità vissuta da quando sei nato a oggi. Scoprirai che, nel bene come nel male, spesso ti hanno segnato episodi che prima ritenevi irrilevanti o dimenticati, come una bella giornata al mare o un schiaffo (meritato) di tua madre. La lista bianca è generalmente più difficile da scrivere di quella nera, perché tendiamo a dare il bene ricevuto per scontato, come una specie di diritto acquisito, mentre così non è, e una sola carezza di uno sconosciuto può diventare memorabile. Infatti di bianchi me ne sono appuntati soltanto 65, poco più di uno all’anno, ma la mia anima ha barato, ha fatto “un falso in bilancio”. La felice scoperta del trucco contabile, quella di avere una tendenza al piangermi addosso, ha fatto subito salire il conto della lista bianca a 66. E da quel momento tutto è stato un bene.
Questa semplice ma incisiva operazione d’igiene interiore, qualunque sia il tuo risultato con la vita, serve per avere in pugno te stesso. Il principe o la principessa riprendono possesso del loro palazzo. Sei stato quel che sei stato, nessun giudizio, nessun benemerito attestato d’innocenza o di colpa, tutto quello che ti hanno fatto, o che tu hai fatto agli altri, è diventato protagonista della tua vita solo perché glielo hai concesso tu. Ma ora tutto questo è finito, passato, e dev’essere perdonato. Dopo averli meditati, straccia i tuoi fogli, ormai non servono più a niente, sai quel che c’era da sapere. Sei leggero, non dovrai trascinarti dietro queste valigie in cui neppure sapevi bene che cosa ci stesse dentro, (una sofferenza confusa e rabbiosa), soprattutto non dovrai più rompere l’anima agli altri solo perché si era rotta la tua.
È in questo senso che, gratis, facilmente e in poche ore, avrai anche migliorato il mondo.



***
Diego Cugia è uno scrittore indipendente. Se volete acquistare il suo diario autopubblicato “Un’anima a 7 euro e 99” potrete farlo cliccando sulla foto. Il libro è in vendita su Amazon. Se preferite il formato cartaceo, vi sarà spedito a casa in 3-5 giorni. Se lo scegliete in e-book, è scontato del 50% a 3, 99.

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Solitude
Postato da Letty il Domenica, 17 luglio @ 13:42:36 CEST (142 letture)
Le poesie di Letty - II








Solitude

La mia solitudine ha i gommini e il pelo
fa le fusa al tramonto
La mia solitudine ha i baffi e dorme sorniona di giorno, ma sta sveglia la notte dentro un sogno perduto
A volte la vedo dentro due iridi sensibili e la accarezzo, mai contropelo
La mia solitudine è in un miagolio
che mi accoglie quando torno stanca
e intossicata dal mondo
dalla gente
dalle chiacchiere
Ci vede benissimo e sente meglio di me
Spesso restiamo a guardare il sole morire tra le braccia delle nuvole,
in un silenzio fatto di oggi finiti e di giorni a venire
ce ne stiamo sedute sul bordo dell'orizzonte
incredule di come si possa sopravvivere lo stesso!
Facciamo invidia, noi, così affiatate
legate strette con un nastro di seta che ci siamo tessute le notti più lunghe, quelle più dure, quelle in cui non torni più...
Si dovrebbe aprire la porta dell'anima e mostrarsi,
mostrare quel buco che abbiamo scavato per nasconderci il dolore
forse si dovrebbe...
Ciò che gli altri credono debolezza
in realtà è un'immensa forza acquisita
poiché a volte ha più vita
e più speranze la solitudine consapevole,
scelta e quasi agognata
che un'esistenza riempita di fantasmi apparenti.
E io ai miei gommini, devo molto di più.

Letty

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Qualità della Vita
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 06 luglio @ 17:40:10 CEST (86 letture)
Psicologia e salute III










Il termine Qualità della Vita (Qdv) è entrato sempre più a far parte della nostra società e quotidianità. Se prima questo concetto era più collegato allo sviluppo industriale ed economico e quindi ad aspetti più materiali, oggi si riferisce invece al benessere ed alla felicità e le viene attribuita sempre più importanza ed attenzione.
Come è definita la Qualità della Vita?
Questo concetto è stato definito dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come la percezione che le persone hanno della propria collocazione nella vita, in riferimento al contesto culturale, al proprio sistema di valori, ai propri obiettivi e aspettative ed interessi. Si riferisce quindi allo stato di salute fisico e psicologico di ogni singolo individuo, il livello di indipendenza, le relazioni sociali, le credenze personali e il rapporto con le caratteristiche del proprio ambiente di vita. Si denota quindi come la Qualità della Vita sia un concetto del tutto soggettivo, che può avere aspetti positivi e negativi e che è propria di un determinato contesto. Secondo l’OMS, vi sarebbero sei ambiti principali a cui fa riferimento la qualità della vita:

ambito fisico: come per esempio stanchezza, stress, energia;
ambito psicologico: riferito ad esempio agli stati d’animo e sentimenti;
livello di indipendenza: esempio lavoro, mobilità, disoccupazione..;
relazioni sociali: che favoriscano un buon supporto sociale;
ambiente: esempio l’accessibilità ai vari servizi, tra cui quelli sanitari;
credenze personali: per esempio sulla spiritualità, senso della vita..;

La Qualità della Vita denoterebbe quindi il modo in cui ogni individuo sente e vede soddisfatti i propri bisogni e la possibilità di raggiungere la felicità e realizzazione personale, a prescindere dal proprio stato di salute e dalle condizioni sociali ed economiche. Gli studiosi della Qualità della Vita sostengono che vi siano quindi due aspetti misurabili di questa:
misurabilità oggettiva: data dagli aspetti più materiali nei vari contesti come il lavoro, famiglia, relazioni sociali;
misurabilità soggettiva: data dalla percezione e valutazione soggettiva che si ha rispetto alla propria vita individuale e collettiva nei vari contesti di vita;
Spesso Qualità della Vita e felicità vengono intese come sinonimi, in realtà la felicità può far parte della qualità della vita, ne rappresenta un nucleo fondamentale e di certo sono concetti strettamente connessi, infatti le persone si sentono di solito felici quando di reputano soddisfatti della propria vita.





Si può migliorare la Qualità della Vita?

Numerosi studiosi e ricercatori si sono fatti questa domanda, hanno elaborato proprie teorie in merito e messo a punto strategie e programmi per cercare di incrementare la qualità di vita e quindi favorire la nostra felicità e benessere soggettivo. Già Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, aveva sostenuto l’importanza del considerare la felicità non come una cosa innata che dipende solo dalla fortuna o dal caso, ma come qualcosa che si può costruire, apprendere e incrementare; esemplari sono a tal proposito i suoi studi e il suo programma per incrementare l’ottimismo come potenzialità personale. Un altro autore che ha dato un grande contributo allo studio della qualità della vita è stato Fordyce, che negli anni Settanta ha messo a punto, partendo dai suoi studi sperimentali, un programma per “favorire e aumentare” la felicità, basato su “I 14 fondamentali della felicità”, che verrà ben descritto di seguito. Gli studi di Fordyce, dal 1972 al 2000, si sono concentrati sull’individuazione di aspetti che accomunano le persone felici e soddisfatte della propria vita e che possono dunque essere “apprese” dalle persone. L’autore è partito dal presupposto che la maggior parte delle persone ambisce alla felicità ma ha difficoltà a definirla, pensandola spesso come un concetto astratto e di conseguenza a raggiungerla. Fordyce la ritiene invece un’esperienza cosciente, uno stato mentale vero e proprio che risiederebbe nel sistema limbico, area del cervello dalla quale hanno origine le emozioni e questo è stato dimostrato proprio da ricerche sulla stimolazione di tale area del cervello e della conseguente produzione di emozioni positive di felicità. E’ quindi possibile provare la felicità come sentimento positivo. Il merito di Fordyce è di aver proprio messo a punto un programma, partendo da un approccio cognitivo-comportamentale, sperimentato su vari campioni di soggetti, chiamato Subjective Well-Being Training (2000) per apprendere la felicità e quindi favorire e aumentare la Qualità della Vita. Il programma parte da una valutazione personale della soddisfazione di vita in gruppi di persone e poi comprende una serie di esercizi e compiti a casa che le persone svolgono per favorire poi una discussione e un monitoraggio dei propri cambiamenti in ogni incontro di gruppo di tale programma. I compiti vertono su ognuno dei 14 fondamentali di Fordyce per raggiungere e migliorare Qualità della vita e felicità. Quali sono? Vediamoli di seguito.






I 14 fondamentali della felicità secondo Fordyceqdv

Alcuni di questi principi sono più inerenti agli aspetti comportamentali delle persone, ovvero ciò che fanno concretamente per raggiungere il proprio benessere; altri sono per lo più cognitivi, ovvero i pensieri, più o meno disfunzionali che favoriscono o meno i comportamenti:
Essere più attivi e tenersi occupati: dedicarsi ad attività piacevoli, fare, agire, investire energia in esperienze nuove incrementa i sentimenti positivi;
Passare più tempo socializzando: le persone più soddisfatte e felici hanno una buona vita sociale;
Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato: il dedicarsi ad attività significative e produttive cercando di raggiungere obiettivi e mete personali favorisce la soddisfazione personale;
Organizzarsi meglio e pianificare le cose: cercare di organizzare al meglio i propri compiti ogni giorno, sia a breve termine che a lungo termine e non “procrastinare”, in quanto l’efficienza personale aiuta la soddisfazione;
Smettere di preoccuparsi: ovvero analizzare bene l’utilità delle nostre preoccupazioni, metterle in discussione per dedicare invece più tempo ad agire per essere felici;
Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni: quelle difficilmente realizzabili o poco realistiche portano a frustrazione e delusione, al contrario ricercare quelle più adatte alle nostre risorse e potenzialità, che diventeranno così più probabili da realizzare, favorendo soddisfazione e felicità;
Sviluppare pensieri ottimistici e positivi: il pensiero positivo e l’ottimismo invogliano a mettersi in gioco e ad agire, favorendo così la possibilità di realizzare i propri obiettivi;
Essere orientati al presente: pensare troppo al passato o al futuro, sia in positivo che in negativo, allontana dalle nostre risorse presenti limitando la soddisfazione, stare invece più sul qui e ora, aiutandosi per esempio con la meditazione;
Lavorare ad una sana personalità: accettare noi stessi per quello che siamo, sia con pregi che con difetti e nel caso lavorare su aspetti di noi che non ci soddisfano, questo favorisce una buona immagine di sè;
Sviluppare una personalità socievole: il dedicarsi molto alle relazioni sociali e incontrare persone che ci rinforzino positivamente, anche se si è un po’ timidi, aiuta comunque la propria autostima;
Essere se stessi: essere autentici e non “modificarsi” per piacere agli altri, in quanto questo genera ansia nelle relazioni interpersonali, il cambiamento lo si attua se lo desideriamo per noi stessi;
Eliminare sentimenti negativi e problemi: se vi è un disagio psicologico sottostante o un livello di sofferenza particolare, considerare di iniziare prima un percorso psicologico e/o psicoterapeutico su di sè;
I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità[/b]: è importante però che queste, soprattutto quella coniugale, sia basata sul piacere e non sul bisogno per colmare un proprio stato emotivo, altrimenti si crea solo una dipendenza dall’altro;
Considerare la felicità la priorità numero 1[/b]: è il presupposto per cercare di migliorare la propria qualità della vita e raggiungere la felicità.





Conclusione

Si è visto come oggi viene data sempre più importanza al concetto di Qualità della Vita ed a come si possa incrementare la propria soddisfazione personale per raggiungere al massimo il proprio benessere per essere persone felici. Sicuramente non è sempre facile e probabilmente chi legge questi principi di Fordyce penserà che è molto facile a parole piuttosto che ad azioni concrete. In realtà però gli studiosi e ricercatori della Qualità della Vita e della felicità vogliono proprio farci riflettere sul come a volte consideriamo questi concetti come molto astratti ma in realtà sono concretissimi e vicinissimi a noi. Anche se vi sono spesso condizioni e situazioni che possono rendere difficile oppure ostacolare la soddisfazione e il benessere personale, si può davvero agire concretamente con tanta motivazione e pazienza per il cambiamento, come suggerisce Fordyce per esempio proprio partendo da cose concretissime e alla portata di tutti come può essere il dedicarsi a ciò che ci piace, incrementare le nostre relazioni, pensare positivo per agire e qualora riscontriamo ostacoli in noi stessi, interrogarsi sull’origine di questi e nel caso fare un lavoro su di sè. Insomma anche io ritengo che possiamo tutti davvero, con più o meno fatica, con pazienza e volontà essere persone soddisfatte e felici.
Eleonora Basso






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Come fai il pugno?
Postato da Grazia01 il Martedì, 05 luglio @ 08:09:06 CEST (108 letture)
Psicologia e salute I






Il linguaggio del corpo è strettamente correlato alla personalità di un soggetto, così come già affermavano negli anni Trenta gli psicologi Gordon Allport e Philip Vernon. Stando a questo principio di base, uno studio ha rivelato come anche il modo di stringere semplicemente il pugno può dire molto di noi.

I casi analizzati sono tre: il pollice rinchiuso all’interno del palmo della mano, il pollice sopra le dita rinchiuse o il pollice posizionato a lato delle dita.

1) Nel primo caso (pollice rinchiuso all’interno del palmo) il soggetto in questione è una persona creativa, acuta ed espressiva, con un carattere molto docile e calmo. Chi stringe il pungo così bada molto all’armonia e alla giustizia ed è molto socievole. Per quanto riguarda la sfera affettiva la sua più grande debolezza è essere compassionevole quindi sempre pronto a perdonare e dimenticare anche quando si è feriti.

2) Nel secondo caso (pollice sopra le dita rinchiuse) il soggetto è generoso, intelligente e sicuro di sè anche se , avendo aspettative sempre molto alte, ha bisogno di un incoraggiamento per affrontare nuove sfide. In amore la persona in questione è molto esitante e dubbiosa: vorrebbe una persona vicino ma è spaventato dall’idea di lasciarsi andare completamente per paura di essere abbandonato.


3) Nel terzo caso (pollice a lato delle dita) il soggetto è molto sensibile ma anche insicuro: punta tutto sulla sincerità e l’onestà di chi gli sta attorno ed, essendo molto attento agli altri, spesso rischia che la gente si approfitti di lui. In amore, chi stringe il pugno in questo modo non è bravo ad esprimere i propri sentimenti e tende a nascondere ciò che prova veramente.

Marina Luongo

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Buona estate
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 luglio @ 16:12:07 CEST (116 letture)
Messaggi II








Con Casatea
Vi auguro una bella estate
e delle vacanze serene,
ovunque le passiate.

Come si vede da qui,
visitatori
ogni giorno passano migliaia di persone,
eppure nessuno, davvero nessuno,
si ferma a lasciare un commento,
un saluto o anche una critica.

Con quello che sta succedendo nel mondo
questa è una stupidaggine, comunque.
Non andate in paesi pericolosi...che poi chissà
quali lo sono veramente.
Un abbraccio perché comunque io e Casatea
vi vogliamo bene.

Grazia



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Strage a Decca, ormai è guerra...perchè?
Postato da Grazia01 il Domenica, 03 luglio @ 21:14:42 CEST (123 letture)
Messaggi II




Strage a Decca, ormai è guerra...perchè?








Siete andati in Bangladesh per reclutare gli schiavi in grado di produrre i vostri tessuti, da vendere sui mercati europei al prezzo della vita e del sangue di donne e bambini. In un paese dove 150milioni di disperati sopravvivono in un territorio martoriato, avete cercato famelici manodopera capace di fare più e meglio di quella cinese. Avete trovato la morte per mano di sanguinari soldati jihadisti, che hanno sgozzato chiunque di voi non conoscesse il Corano. Hanno colpito il bersaglio, hanno identificato il nemico in quel ristorante e lo hanno trucidato. Siete vittime di una guerra, siamo tutti potenziali bersagli. Il motivo che arma quelle mani e ottunde quelle menti lo abbiamo costruito noi, l’ alibi lo forniamo ogni giorno. Il mondo è uno solo, la convivenza civile, il rispetto della dignità e della vita umana non lo si può pretendere a senso unico. E non si può più immaginare di farla franca senza cambiare prospettiva.

Ugo Maria Tassinari

L’ analisi non fa una piega ma pecca di alcuni luoghi comuni di certa analisi sociologica marxiana che si contraddice ab origine
1) Ad uccidere in nome di Allah e non della lotta de classe sono stati i figli delle classi agiate e benpensanti del Bangladesh, così come da noi spesso a terorizzare ( più che praticare ) la lotta di classe erano i figli di giornalisti, politici, professori universitari e pochissimi operai.
2) E tuttavia legittimo che chi ha studiato , e’ colto, e’ agiato scelga di fare la lotta armata contro qualcos’ altro ( basta vedere la minoranza insurrezionalista mazziniana)ma anche nella lotta armata ci sono delle regole che per esempio le Br avevano , ma sgozzare pubblicamente e’ abbastanza barbaro e controproducente in termini di propaganda.
3) Chi ha voluto il mercato globale e la speculazione globale e lo sfruttamento globale sono gli stessi che amano la globalizzazione compresa la lotta di classe globale, la filantropia globale, il meticciato globale e sono internazionalisti ed adorano questi cazzo di diritti universali al posto dei diritti specifici e radicati dei popoli di decidere che cosa e’ specificamente il Diritto ed il Dovere per quella Terra, per quel Popolo, per quella cultura , per quella specie . Quindi anche in questo marxisti e capitalisti, vittime e carnefici, rimangono figli dello stesso dio maggiore e ne pagano
tutti le conseguenze.
Tutte le contraddizioni di Utopia stanno arrivando al traguardo , speriamo che Mito si risvegli e faccia il giusto lavoro che gli spetta periodicamente dentro la Storia.

Catilina

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Io rosarossa
Postato da rosarossa il Domenica, 03 luglio @ 20:36:01 CEST (108 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII










Io

Sono io,
che un dì lontano si agitava nel
ventre di una donna.
Sono io quel bimbo che venne al mondo
tanto atteso e ignaro di ciò
che dietro l’angolo aspettava la sua vita.
Sono io quel piccolo tenero innocente
che senza capire strappava per gioco i
fiori nelle aiuole del giardino mentre aprivano
le loro corolle al dolce tepore della primavera.
Sono io che crescendo abbraccio problemi e dolori
dell’adolescenza, ignorandone il perché.
Sono io che credo nell’amore eterno e
comincio a soffrire!
Delusioni e tradimenti ingannano il mio cuore.
Divento adulto non ho più radici gli
affetti veri sono tutti andati, ma
sono ancora io che tirando le somme penso e deduco:
c’è chi approda nel mondo spinto dal vento
su strade spianate felice e contento
e chi invece abbandonato e solo, lotta e si perde
in buie distese di folte foreste!


Rosarossa


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SCENDE A VALLE Rosarossa
Postato da rosarossa il Domenica, 19 giugno @ 21:36:47 CEST (98 letture)
Le poesie e i pensieri di Rosarossa VIII








SCENDE A VALLE

la vita come limpido ruscello dalla cima
del verde monte canta e scende a valle.
Scorre; nel tempo
dolori, pensieri costanti
corrodono pian piano le meninge
intorbidendo le pure acque
fresche e trasparenti.
Angustie fanghiglia e sterpi
intasano, ombrano il difficile percorso.
Quanta amarezza!
Non sembrano più le acque cristalline
spontaneamente nate dalla pura fonte,
ma lungo il cammino incontra i sogni
che le regala un barlume di luce e di speranza.
I sogni aiutano nelle difficoltà e
il tempo li conserva sempre belli.
La realtà è diversa,
Ingrata, pungente devastante e
il più delle volte
punisce ingiustamente!

Rosarossa


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La vita continua
Postato da Grazia01 il Martedì, 14 giugno @ 20:35:01 CEST (134 letture)
Le poesie e i pensieri di r.chesini II







La vita continua



Le nostre ali si aprono vive

e lentamente annegano

in un cielo tinto d’arcobaleno.

Tu prendimi per mano ora

e posa il tuo sguardo

tra le mie ciglia

per non dimenticare

e fa in modo

che la felicità

sia il tuo unico vizio

da dividere con me.


chesini roberto

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Eterno
Postato da Letty il Domenica, 12 giugno @ 20:52:19 CEST (141 letture)
Le poesie di Letty - II









Io entrerò in lei, non so quando
Ti sembrerò pazzo a dire questo
Ma tu non la conosci
Lei ha maree dentro che improvvisamente salgono e ti ricoprono per intero,
Resti prigioniero dei suoi occhi
Dei suoi silenzi!
La senti cantarti sulla pelle come una musa
Ti chiedi da dove è uscito tanto stupore
Chi l'ha fatta così assurda
Sale delle tue ferite!
Lei è come un'onda,
nell'argento, al buio, si ritira
Si nasconde, torna fra le sue paure
Diventa lama, fredda!
Un giorno
Io lo so
Entrerò in lei
aprirò quelle dannate finestre e sarò la sua luce
quel suo sorriso cosi acceso e vivido
Mi regalerà l'attimo che cerco
L'eterno che lei custodisce per me.

Letty

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Orlo
Postato da Letty il Domenica, 12 giugno @ 20:44:28 CEST (133 letture)
Le poesie di Letty - II









Tu sei l'orlo della mia notte
Ti imbastisco con fili di luna
Qui sul mio petto
ti lascio a brillare
Solitario
Fino al mattino
Quando il sogno sparisce
E il sole ti reclama.

Letty

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Sogno smarrito
Postato da Grazia01 il Domenica, 12 giugno @ 20:23:08 CEST (86 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI










Sogno smarrito


Alle stringhe delle scarpe
ho legato la mente
scivolo a testa bassa
seguendo la corrente

Son più di mille anni
che cammino chinata
mi addormento cantando
e mi sveglio suonata

Cerco nel prato
un sogno smarrito
lo cerco tra i soffioni
e il trifoglio marcito

L'han rubato le lucciole
di una notte lontana
non sono più tornate
in questa terra puttana

Son mille anni che cerco
le anime innocenti
non c'è posto quaggiù
per i vecchi perdenti.


Grazia



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l'8 giugno 1950 nacque Nino De Vita, poeta e scrittore italiano
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 giugno @ 20:33:13 CEST (120 letture)
Ricerche d'autore





l'8 giugno 1950 nacque Nino De Vita, poeta e scrittore italiano



Poesie




Cade violenta, batte sulle foglie
ampie delle zucchine
la grandine
e sul sedano,
sui fusticini eretti
del peperone…

Il sole,
spuntato dalle nubi,
negli angoli la trova
dell’orto, dei canali,
nel fosso del concime, immiserita…






Lisciato legno
un nodo
anelli tondeggianti,
striature…

È la vita
dell’albero
la morte…






La lucertola al laccio
sospesa
e poi tuffata
nell’acqua della vasca
il ventre liscio
gonfio
la bocca spalancata…





La foglia viva ha succo verde dentro,
nervi,
cellule rigonfie d’umore.

Respira dagli stomi
si difende
coi peli dalla polvere che il vento
solleva da terra.






Sono i cerchi, sui fianchi della botte,
arrugginiti.

Dalle doghe
il vino
trapassa in righe oscure
di muffa fino al bordo
sul fondo…

Ha moscerini
che ronzano e nel foro
s’infilano

la spina.






Divorano le foglie
di gelso
ai lembi
i bachi
da seta

tre larvette
che si muovono
lente
muoiono dentro i bozzoli
agli angoli
e rispuntano
farfalle
nella piccola
scatola per le scarpe
di cartone.



S’infila dalla porta
del casolare
l’alba:
impolverate

vibrano ragnatele
agli angoli del tetto
ancora bui…






Melagrana spaccata
contro il sole
piccoli cuori rossi
le formiche

che salgono
dal tronco […]

[…] in una nube

d’insetti
l’odore acre
della
marcescenza.






Ha piovuto.

Sui vetri
è caduta, battendo,
l’acqua che in schizzi e onde
in fiumi gonfi
esili

è discesa
nel mare della soglia
di marmo…



Un sole caldo
spezza e assottiglia
isole
disperde…

È nella goccia
il cielo
un albero
curvato…


È lunga lunga
affonda
la tromba dalle nubi
nell’acqua.

E poi si sposta,
a vortice, solleva
le barche
dal canneto
ricurva al seminato:
è densa l’aria
carica di terra

e foglie
un gelso bianco
e un ulivo gigante
sradicati.






Da un buco nella rete s’è infilata
la volpe: ha ucciso il gallo,
azzannato una coscia
del coniglio più piccolo.

Le piume
ha disperso e le penne
nel chiuso del pollaio.

Una gallina
è riversa nel fango
senza testa.






L’anguilla dentro il pozzo
con le acque
di marzo si solleva
penetra nei meati
dai canali
intorbiditi striscia fino al mare.






Una nuvola sola in tutto il cielo
all’alba: i seni bianchi,
gonfi…

La faraona
immobile attraversa
con l’ombra lo spiazzale
deserto.

Ha una croce la casa,
in alto, sopra il pizzo,
di tufo vecchio:
l’edera dal muro,
s’arrampica e l’avvolge
nel cielo l’attraversano
nubi

gli uccelli in fila
a frotte
un sole lento
che scende verso il mare
il cerchio della luna
nella notte
scura…






Dalle pietre è spuntato
fra le rotaie untuose
il fiore.

Il vento forte
del treno lo ripiega:
spruzza gocce
d’acqua annerita, sbuffi
di fumo…

S’allontana
e s’avvicina l’ape
che vi posa
a giri lievi
e penetra,
lo succhia…

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Il 29 maggio 1927 nacque Pier Luigi Bacchini, poeta italiano
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 maggio @ 20:43:23 CEST (132 letture)
Ricerche d'autore


Poesie di Pier Luigi Bacchini




Non doratevi, già segretamente aurate


Non doratevi, già segretamente aurate,
non arrugginite, non raggrinzite
quanto un piccolo pugno,
disseccato; restate sempreverdi
finte immortali, simili all'altamente profumata
- e nemmeno sfrangiata
di fronte al vento, coriacea e lucente -
alla regale magnolia, con i semi amaranto;
o alle conifere montane
le antiche cenozoiche.
Non diventate trasparenti, sempre più,
telari lisi
già scarse nel mese d'ottobre,
con nostalgie infinitesimali, un po' indeterminate
come i fischi d'un treno distante
e collegi là in fondo, dentro la foschia
- spazzini sotto muretti erbati,
irrealtà, quasi un disturbo visivo
che nell'intimo spaventa
con l'immagine talvolta
che la materia
d'improvviso scompaia.


Ma tutte le sfumate gradazioni
i delicati intrecci,
gl'inudibili crepitii particellari
sarebbero stati inutili: lo sperpero
d'un Dio, la sua noia.
E ogni minimo sgretolamento, tipo il trascurabile uragano,
il ferro sciolto nel magma,
dicono la fatica
dall'origine
e la tremenda concretezza del mondo,
- senza via di scampo per noi.




ELICA

Quanta folla nel vento
se l’ascolti dal camino notturno
si pensa a quelli di sopra
nelle stanze da letto.
La vita
non si sa come sia sorta. Fancis Crick
ci dice che sia caduta dagli spazi
già avvolta ad elica.
Se avvicini uno specchio
alla bocca del dormiente
il vetro si appanna. Allora con molta facilità
ci si ricorda di una propria colpa.

Per il bosco, adesso, o lungo il Rio
il più innocuo cespuglio assume forme strane,
come se invisibili divinità
dessero manate selvagge all’erbaspagna, al frumento:
anche gli animali stanno acquattati, e si stringono
alle covate.





LAVORO LAVORO

Le persone inchiodate nei loro cappotti -
in stanghe di luce, cristalli
lungo le stazioni.
Teste scosse
sul treno. E l’aurora

con emissioni cromatiche, frange, finte
esplosioni d’arancia,
nubi sbranate.
Tra pali neri. Alcune teste
sugli schienali.

Ma vi sono indimenticabili giorni nella vita

quando si vive
a livello biologico. Come la donna,
che teneramente fa tremare anche i vecchi,
che raccattano spremute ghiandole germinali.
Anche una donna matura, un poco patita
in viso, pallida
così abbandonata ancora. E come illogica allora la morte
nell’inforcatura. I rami bianche ora si velano.
Mi piace
se piove lungo una strada, con un po’ di sole
l’asfalto diventa azzurro, specchia.
Ma vi sono desideri impossibili.

(da Contemplazioni meccaniche e pneumatiche, 2005)



IL MIO STRUMENTARIO

Questo arto, la mano,
è la mia psiche dalle cinque dita,
non è come una conchiglia gettata e ripresa
e rigettata da un’onda
di un mare primordiale
per una bacheca.
E anche la mia lingua,
che supera la chiostra dei tuoi denti
come un animale erettile e marino,
e a lungo

ci si unisce nel seme -

Io ridico parole con il grido
di cetacei tornati dall’oceano

o col loro silenzio di mandrie
arenate sulla spiaggia -

le ascolto inconsapevole,
risalite dagli umidi secreti, filtrazioni
lungo lo speco
tiepido del midollo.

E molte molecole mi nutrono
ogni giorno, dalle mille evoluzioni
radiazioni sperdute, piante morte
e comete polverizzate -
e molte molecole mi curano
con tenerezze materne
sebbene con effetti collaterali,
replicando l’arcaico formulario
del mondo
- di natura sintetica ed erboristica
per correggere le nostre anomalie – padre, madre, -
incolpevoli, i deficit
percettivi,
vestibolari e tiroxina
ed acetilcolina…
E se mi avessero inoculato
un qualche ml in più o in meno
dopandomi
non andrei lungo i viali con lampioni d’autunno
per la città
nella loro simmetrica malinconia, e non sarei
un poeta da pubblicare.



IN VILLA

Il processo notturno
sulle creste occidentali
conserva un trasparente chiaro,

e ancora mostra i poderosi dorsi
del pianeta.
Come peli ruvidi nelle forre d’un volto maschile
spuntano nelle vallette le querce
gli olmi e le varie acacie dei boschi:
lente d’ingrandimento su vegetazioni di barbe -
si acquietano, microrganismi dermici, le gazze
e i picchi che battono i duri becchi sui tronchi.

E mentre la luna
fa passare veloci spettri lungo il Rio Campanara,
gli spezzettati lombrichi muovono e impastano
sostanze organiche,
e a orari stabiliti per la grande valle di destra
romba distante il treno del mare.
La rifrazione atmosferica ritarda l’avvento.
Ma nella pianura, a oriente,
fa quasi notte, con smagliature di fumo
e fasce di sonno. Ecchimosi.
Apparenze di stelle inesistenti. Altre esistenti
non si vedranno. Tane, dova lavorano morbide pellicce,
grotte, nidi, tumuli di formiche
popolano il globo e le lampade laggiù di paesi e città
accecano le stelle.



IL VISITATORE

Questo giardino
difeso inutilmente
dagli spini di maclura. Anche i cani
li temono, le volpi. E il più furioso cinghiale
ha sanguinato.
Ho salvie rosse, un ricadente cedro.
E la fatica delle cicale
che si tramuta in canto. Sento passare il meridiano
accanto a me, tiepido anch’esso, portando aromi d’erbe
per molte terre, e resine
del nord su colori diversi;
e il filo del parallelo
che tenero lo incide. Nomi di fumi e venti,
e le altitudini, che declinano verso il mare.
Ho tenerezze animali
tra i cespugli – ma uno verrà
come il sorriso più benevolo
e una mano sudata.
Schricchiolii di passi sulla ghiaia.

(da Canti territoriali, 2009).

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Donna di cuori
Postato da Grazia01 il Martedì, 10 maggio @ 20:53:52 CEST (114 letture)
Le poesie di Pegaso III












Donna di cuori



Ti ho atteso nel lento scorre

della sabbia del tempo

custodita nella stanza segreta dei sogni

solo di notte assieme sognati.


Ogni notte per magia

ci baciamo per la prima volta

l’intima ora scorre, ci dona silenzi

dove tutto si traduce in amore.


Con colori profumati d’estate

il cielo del soffitto dipinto

riempito il cuscino di petali di rosa

solo per te melodia nell’aria risuona.


Questa è la nostra stanza

dove intatto rimane l’amore

come un’oasi nella luce del sole

al riparo della vita e del vento.


Bruno Gasparri

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Auguri a tutte le mamme
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 maggio @ 20:44:22 CEST (138 letture)
Messaggi II









Lettera a mia madre, per il suo amore vero
Potrà essere coperto per sempre il sole;
potrà seccarsi il mare in un istante;
potrà rompersi l’asse della terra
come fragile cristallo.

Tutto può succedere! Potrà la morte
coprirmi con il suo funebre velo;
ma mai in me potrà spegnersi
la fiamma del tuo amore.

Gustavo Adolfo Becquer

Non sai quanto ti amo e quanto ti amerò.
Sicuramente potrai immaginarlo bene, perché non esiste persona in questo mondo che sia capace di amare tanto immensamente come te.
Ci sto provando, credimi, ma non sono in grado di esprimere tutto ciò che prova il mio cuore quando penso a te. Sei una grande donna, piena di titoli dei quali non ti vanti, e tanto forte da potere tutto, specialmente quando qualcosa minaccia la felicità delle persone che ami.
Quando ero bambina, pensavo che fossi una specie di supereroina, ma da allora è passato molto tempo… però oggi so per certo che lo sei. Laureata in amore, in qualsiasi momento ti sei fatta carico delle mie ferite sulle ginocchia e sul cuore, curando con i tuoi baci tutto il mio dolore.

Auguri a tutte le mamme


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Pace
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 maggio @ 21:44:48 CEST (176 letture)
Le poesie di Pegaso III






Pace

Una notte
un cielo stellato
e poi... l’alba.


Sipario
rosso fuoco
di un regno prezioso

dal nome soave
Aurora.


É un regno segreto
sperduto nel ricordo
chiuso tra le pagine
di un antico libro illustrato.



Nemmeno i nostri vecchi
ricordano di quando
quell’aurora non era un sogno,
un sogno dipinto
sugli arazzi del cielo
mentre il vento
fuggito dal monte
porta il profumo dei fiori quaggiù.


È un regno lontano
dove l’usignolo canta
la sua magica alba
sulle note del mormorio
dell’acqua limpida del ruscello.


Un regno dove
“Pace”
stampata sull’arcobaleno
incorona il mondo dal colore del topazio
disperso nel vuoto del tempo
e nel buio della memoria.

Bruno Gasparri

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Non abbandonarti
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 maggio @ 21:40:27 CEST (137 letture)
Poesie di Tagore





Il 6 maggio 1861 nacque Tagore.





Non abbandonarti

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell'oriente
di tra l'intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d'ogni certezza, non son figli
dell'aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s'è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.

Rabindranath Tagore


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Tela
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 maggio @ 12:20:58 CEST (152 letture)
Le poesie di Pegaso III








Tela


Tela attende firma d’autore
per poi tramandare ai posteri
la gioia dell’arte nel colore.
Il pennello pulito, sospeso nell’aria
indeciso l’inizio tra tanti pastelli;
vi è il rosso del sangue dell’uomo
nero per il buio mistero
bianco di vergine fiore
giallo del deserto infuocato
verde del quadrifoglio disperso nel prato
blu del profondo oceano infinito
marrone dello spoglio bosco d’inverno.
Con molto cipiglio, spinto dal cuore
fuso il blu dal sapore di sale
con il bianco profumato di rosa
ho dipinto l’azzurro del cielo sereno
poi, senza più freni
immerso nel verde del prato
spruzzato dal rosso del sangue dell’uomo
dipinto la valle cosparsa di fiori
con l’ultimo tocco, d’umana speranza
mischiato il nero del buio mistero
con tutti gli altri in tripudio d’arcobaleno
ho dipinto all’orizzonte l’alba
e l’ultima stella nel cielo.
Mi sono seduto
guardando ammirato
senza paura la tela firmato.

Bruno Gasparri

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Il 30 aprile del 1937 nacque Tony Harrison, poeta inglese
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:29:25 CEST (283 letture)
Ricerche d'autore





Tony Harrison è nato a Leeds, città industriale dello Yorkshire occidentale nel 1937. Diplomatosi in linguistica con una tesi di dottorato sulle traduzioni in versi dell’Eneide intraprese l’insegnamento dell’inglese dapprima presso l’Università di Zaria, in Nigeria e successivamente a Praga dove maturò il suo interesse per il teatro e la traduzione libera dei classici. Rientrato in Inghilterra nel 1967, Harrison decise di dedicarsi a tempo pieno alla poesia.








Eredità


Come sei diventato poeta è un mistero
Dove cavolo hai preso il tuo talento?
Dico: avevo due zii, Jack e Harry –
uno era muto, l’altro balbuziente.




Interurbana



Per quanto mia madre fosse morta da due anni
papà teneva le sue pantofole a scaldare sul fornello,
metteva dalla sua parte del letto la boule
e le rinnovava la tessera dell’autobus.
Non potevi fargli un’improvvisata, dovevi avvertire.
Si prendeva un’ora per avere il tempo
di togliere d’attorno le cose di lei e sembrare solo
come se il suo amore acerbo fosse un delitto.
Non poteva rischiare lo scontro con la mia incredulità,
per quanto certo di sentire da un momento all’altro la chiave
girare nella toppa arrugginita e liberarlo dal dolore.
Sapeva che lei era solo uscita un attimo a comprare il tè.
Per me la vita finisce con la morte, e basta.
Non siete usciti a fare la spesa tutti e due;
però nel nuovo taccuino di pelle nera c’è il tuo nome
e il numero staccato che ancora chiamo.


(da: Tony Harrison, "V e altre poesie", Einaudi)
Traduzione: Massimo Bacigalupo







Sotto l'orologio


Sotto l’orologio Dyson a Lower Briggate
si davano appuntamento i miei genitori da fidanzati.
C’era un Padre Tempo e Tempus Fugit
che sporgevano di lato sulla strada
sulle vetrine con sbarre piene di anelli matrimoniali,
insieme ai nomi si incideva ‘per sempre’,
come quella di papà che sentivo quando ci tenevamo per mano,
o quella al dito della mamma che si sgretolava nelle fiamme della cremazione.
Oggi di nuovo sul Briggate mi sono fermato e ho visto
le lancette rosse su XII e V Romani
quegli amanti non si incontreranno mai più lì sotto,
felice di incurvarmi Padre Tempo e sopravvivo.
Vedo la falce, la clessidra, le ali,
il latino che mi chiedevi con orgoglio di tradurre
e penso alle scatoline con i vostri anelli,
sotto l’orologio per continuare i nostri appuntamenti.

Traduzione: Raffaella Marzano






Le luci chiare di Sarajevo

Dopo le ore che gli abitanti di Sarajevo passano
in coda con taniche di benzina vuote
per fare il pieno e spingerle a casa su passeggini,
o in fila per pochi preziosi grammi
di pane, la loro razione quotidiana,
scantonando per evitare i cecchini,
o faticando su per undici piani
con l’acqua, diresti che le notti
di Sarajevo dovrebbero essere vuote
di gente a passeggio per le strade bombardate,
ma stanotte a Sarajevo non è così:

i ragazzi passeggiano senza fretta,
sagome nere impossibili da definire,
maomattane, serbe o croate in tanto buio:
sulla strada senza luci non si distingue più
chi chiama il pane hjleb, o hleb o kruh.
Tutti prendono l’aria serale con passo tranquillo,
non hanno torce, ma non per questo collidono
a meno che non vogliano tentare un approccio
quando l’ombra scura di una ragazza li attira.

Poi il radar tenero dei toni di voce
rivela con i suoi segnali se le è gradita la corte.
Poi un fiammifero o accendino per la sigaretta
e il ragazzo legge negli occhi di lei cosa lo aspetta.

Una coppia qui accanto a certo superato
il test del tono di voce e del fiammifero
e credo che lui stia per prenderle la mano
e portarla via dal posto dove stiamo,
proprio su due crateri, dove, nel 1922,
i mortai serbi mieterono la fila per il pane
e le croste sanguinanti rimasero
sull’asfalto con i cadaveri smembrati.
E ai loro piedi i crateri delle granate
che fecerono strage sono pieni d’acqua
per la pioggia che è caduta tutto il giorno
anche se ora le nuvole si son tolte d’attorno,
lasciando sopra Sarajevo un firmamento
che pare fatto apposta per un bombardamento.
Nelle pozze dei crateri il ragazzo vede
i pezzetti e le schegge delle Pleiadi,
riflesse nei profondi buchi neri della morte
lasciati nell’asfalto dalle granate serbe.
La sagoma scura del giovane accompagna l’amica
a dividere un singolo caffè in una bottega,
fino al coprifuoco e lui le tiene la mano
dietro ai sacchi di sabbia già usati per il grano.


Sarajevo, 20 settembre 1995


Traduzione: Massimo Bacigalupo

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Il 30 aprile del 1931 nacque Adriana Asti, attrice italiana
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:23:50 CEST (169 letture)
Mostre e spettacoli






•il 30 aprile del 1931 nacque Adriana Asti, attrice italiana

• «Lo spettacolo entrò in casa sua con le ballerine della Scala, frequentate dal fratello maggiore in cerca di flirt. Per il resto, niente. Andava a scuola dalle suore. Prima le suore tedesche, poi quelle inglesi perché i suoi genitori seguivano con assoluta fedeltà gli avvicendamenti della guerra. Era piuttosto timida e anche impacciata, recitava le poesie dietro le porte di casa. Poi un giorno arrivò a Milano la compagnia del Carrozzone di Fantasio Piccoli. Più che un’occasione di fare teatro fu il suo personale modo per andarsene da casa. La sua carriera cominciò più o meno così. Chiese a suo padre di permetterle di lavorare con quella compagnia. Il babbo cercò inutilmente di trattenerla: “Non sai recitare, che cosa ti sei messa in testa di fare?”, però alla lunga acconsentì. Con la compagnia del Carrozzone non diventò subito una grande attrice. Si truccava per ore, interpretava le parti più miserevoli e all’occorrenza faceva pure la trovarobe. Suo malgrado, si ritrovò però invischiata nel teatro, e non riuscì più a fare altro. Proseguendo con medio talento e una notevole dose d’inerzia attraverso gli anni del Dopoguerra fin verso la metà degli anni Cinquanta, si guadagnò alcune parti al Piccolo Teatro di Milano di Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Bellina e d’aspetto bambinesco com’era, divenne la preferita di Luchino Visconti. Con l’esempio e la vicinanza di grandi attori e registi, imparò a recitare benissimo. Con il passare del tempo divenne, per unanime definizione dei critici, una delle attrici più talentuose, e certamente più spiritose, del teatro italiano. Ma quando, molto più tardi, le consegnarono il premio Ennio Flaiano, tre Maschere d’oro, una Grolla d’Oro, un David di Donatello e tre Nastri d’Argento, descrissero una persona che non era esistita: una primadonna diventata attrice sin da giovanissima, per orgoglio e per capricciosa vocazione intima. Ma dove? Ma quando?» (Silvia Grilli).
• Al cinema vista tra l’altro in Rocco e i suoi fratelli (1960), Accattone (1961), Ludwig (1973), Una breve vacanza (1973, Nastro d’argento), L’eredità Ferramonti (1976, Nastro d’argento), La meglio gioventù (2003, Nastro d’argento), L’ultimo Pulcinella (2008), Impardonnables (2011). Nel 2012-2013 è stata la protagonista, al Festival di Spoleto, dei due atti unici di Jean Cocteau, La voce umana e Il bell’indifferente (regia di Benoit Jacquot).
• Nel 2007 pubblicò Rue Sérou, romanzo scritto direttamente in francese per le edizioni Du Rocher; nel 2012 Se souvenir et oublier (Portaparole).
• «Minuta, caschetto mogano di capelli e sguardo da placido agnellino di sempre, lontana dai suoi 79 anni, Adriana Asti è per timidezza, disincanto o scelta, di una laconicità disarmante» (Anna Bandettini) [la Repubblica 14/6/2012].




• Sposata con Giorgio Ferrara, direttore artistico del Festival dei due mondi di Spoleto, negli ultimi anni ha fatto soprattutto teatro (da segnalare specialmente la voce recitante – cioè Voltaire – nel Candide di Bernstein diretto da Jeffrey Tate e messo in scena dal San Carlo di Napoli).
• Frasi «Gli uomini? Non mi hanno mai lasciato, dunque non so cosa si provi. Forse sono stata fortunata, o forse è che sono sempre di buon umore, senza motivo. Mia madre si stupiva: “Ma cos’ha questa bambina così allegra?”».
• «L’ozio, lo eseguo magnificamente. Non sa come sono brava. Forse più ancora che nel mio lavoro».

Giorgio Dell’Arti

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Il 30 aprile del 1888 nacque John Crowe Ransom, poeta statunitense
Postato da Grazia01 il Sabato, 30 aprile @ 21:21:57 CEST (133 letture)
Ricerche d'autore







Il 30 aprile del 1888 nacque John Crowe Ransom, poeta statunitense († 1974)

RANSOM, John Crowe. - Poeta e critico americano, nato a Pulask, Tennessee, il 30 aprile 1888. Laureatosi presso la Vanderbilt University nel 1909, insegnò per ventiquattro anni presso la stessa università, donde nel 1937 passò al Kenyon College.
Il R. fu uno dei massimi esponenti. se non addirittura il fulcro, dei movimenti intellettuali "sudisti" detti dei "Fugitives" (dal titolo della rivista che il R. stesso diresse per un certo numero di anni) e "Agrarians". Egli dirige inoltre uno dei più affermati e stimati "little magazines", la Kenyon Review, divenuta, sotto la sua guida, una voce autorevole di quel New Criticism con cui l'opera critica del R. va associata (v. stati uniti: Letteratura, in questa App.). Al New Criticism era appunto intitolato un libro del R. apparso nel 1941 e divenuto famoso, in cui si esaminavano diversi tipi di "critica estetica". Tale volume seguiva altri contributi vitali e polemici del R. critico: da God without thunder: An unorthodox defense of orthodoxy, del 1930, a The South and the agrarian tradition, by twelve southerners dello stesso anno, a The world's body del 1938. Dal 1941 in poi l'attività critica del R. è divenuta più pratica che teorica o programmatica e si è andata svolgendo per lo più sulle colonne della Kenyon Review e di altre riviste specializzate. Essa è tutta di grande finezza e dignità.

La poesia del R., colta, sottile, attinge alla tradizione locale, con un abile uso strumentale dell'ironia. L'arcaismo di cui si compiace scade a maniera solo nelle cose più deboli, ma assai più spesso è sentito, sia sul piano sentimentale che su quello intellettuale.


John Crowe Ransom – Ragazze Azzurre

Una poesia spiritosa, malinconica e cattiva di John Crowe Ransom nella traduzione di Attilio Bertolucci.

]


]




RAGAZZE AZZURRE

Ruotando le azzurre gonne lungo l’aiuola
E sotto le torrette del vostro collegio
Vi dirigete a udire il noioso ed egregio
Maestro senza credergli una sola parola.

Ora in bianchi nastri i capelli serrate
E di quel che avverrà non curatevi più
Di quanto se ne curano quegli uccelli blu
Che chiacchierano in aria, passeggiano per terra.

Esercitate, azzurre ragazze, la vostra bellezza
In tempo, io con forti labbra ne griderò il valore
Che nessuno di noi saprà mai nel suo fiore
Fermare, tanta è la sua fralezza.

Io vi racconterò una storia tutta vera:
Conosco una signora dalla lingua pungente
I cui occhi ora torbidi erano d’un lucente
Azzurro… essa non tanto addietro era
Anche più bella e cara di ciascuna di voi.

John Crowe Ransom

]
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I sogni
Postato da Grazia01 il Domenica, 24 aprile @ 21:18:09 CEST (180 letture)
Le poesie e altro di Grazia VI








I sogni


È passato quel tempo.
Il tempo dei sospiri lunghi
e delle notti brevi.
Ora il buio dilata le ore
e i pensieri inondano lo spirito,
oltre ogni argine.
Ma i sogni, i sogni quelli si,
i sogni regalano leggerezza
a questa mia vita,
che pure sempre cambia
e che attendo ad ogni alba,
più nuova e diversa.

Grazia

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IL MOMENTO
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 aprile @ 21:11:08 CEST (121 letture)
Le poesie di Pegaso III










IL MOMENTO



C’è sempre un momento

nel tempo che scorre

resta sospeso nel vuoto

un ricordo fugace

è lì, tangibile

confuso nel tumulto del cuore che batte

si fonde e confonde

tra i mille profumi sospesi nell’aria.



In un turbinio di vento

torna, lo sento

tutto è colmo di quel solo momento.



Tendo la mano

svanisce con il vento.



Ma, c’è un altro momento

e un altro che viene.



Bruno Gasparri


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Donna
Postato da Grazia01 il Sabato, 23 aprile @ 21:07:53 CEST (149 letture)
Le poesie di Pegaso III












Donna


La donna perfetta non cammina davanti al suo uomo

meno ancora dietro

ma al suo fianco.


Bruno Gasparri

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Il 20 aprile 1897 nacque Gustave Roud, poeta svizzero († 1976)
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 20 aprile @ 21:23:50 CEST (146 letture)
Ricerche d'autore








Il 20 aprile 1897 nacque Gustave Roud, poeta svizzero († 1976)




Tutto ormai a pezzi,
come un gioco che gioco non è. La solitudine chiama
talmente in alto sui cancelli
che nessuno più la sente.

Tra le luci tornate invernali,
quando il sole è orizzontale e quasi acceca,
è ancora il corpo a chiedere
e la tragedia, lontana, può restare
nella piega del ginocchio.



Questa attesa così vasta.

È luce che svanisce lenta in lembi;
sopra, sempre, il coperchio del cielo,
rattrappita la mano, stanchi gli occhi,
la vita non afferra.

Dentro il calore umido,
i filamenti della stanchezza che tutto ha raccolto
nel torpore dei giorni.

Ma non è il tempo
che fa paura, né la morte
col suo gioco di specchi e desideri,
è questo rarefarsi dell’oggi,
a mano a mano che ieri si raccoglie
nell’imbuto delle parole. Un lutto immenso,
e non c’è nemmeno un volto amico,
tra i morti o tra i viventi.

A piedi nudi si va, in un altro deserto.



Chiazze di luce, coni d’ombra:
anche se dietro ogni volto ci sono
scale che scendono a picco
o salgono torcendosi nell’odio o nel sognare.


La luce gialla
sulla campagna.






Questo ridere ha picchi e vallate,
punti di vista e strettoie inaspettate,
romba e scoppia s’ingolfa e strattona,
sono gole dischiuse strofinate, un corpo solo,
sono corpi molteplici e arditi e soltanto una voce.

Talvolta è un’accalmìa, luminoso tacere,
e nel tacere lo stazzonare dei tessuti, il clangore dei tacchi.



Dentro l’alba alta
la notte è il capriolo fuggito ai primi rumori,
calda e suadente come un ventre di madre
la sua traccia è rimasta nell’erba.

Ma la traccia non ricorda,
il sole la scalda e si riassorbe in silenzio.



CHIUSA SUL MARE DEL NORD

Sabbia dura, conchiglie piccolissime
incrostate, vento forte a sorsi grandi,
lenti e bianchi sulla linea del grigio,
bassa l’acqua sulla spiaggia per chilometri,
nell’alba di sale.

Siamo arrivati qui,
ai quattro venti raccolti in sogno dalla notte
tra il gridare dei gabbiani,
dopo anni a protendere le mani
verso il fuoco. Ora bandiere che schioccano stridono
ripetendo il grido,
un mare che lava a morsi di vento
anche i pensieri più pacati.

È il piede che parla qui, ghiacciato
nella frusta del settembre
alla finestra del mare del nord,
come una schiuma liberata finalmente
dai sottintesi del linguaggio.

E sui blocchi di cemento
il miracolo delle scaglie d’acqua salata
che colpiscono in fronte senza far male
e un sole che compare e scompare
nel ritmo dolce che macera l’udito,
come se tutto fosse
da sempre sospeso
e fremente in questa forza che sovrasta,
la volontà s’alza e scompare
come un surfer che ha trovato la mano
che lo solleva e lo porta
tra le tante direzioni incostanti
e i colori a migliaia del mare.

Il cielo è così largo
che gli occhi possono
tuffarsi. Qui, dice un dispaccio marittimo,
stamani: «Trovato il Nord».

Le nuvole si spostano,
le forme non importano,
non si leggono più, non sono auspici,
ma matrici della luce che cambia,
rapida anch’essa, in un continuo trasfigurarsi,
gioco d’ombre dominato
dalla marea.



Pierre Lepori, nato a Lugano nel 1968, vive a Losanna. Giornalista radiofonico, ha fondato la rivista queer “Hétérographe, revue des homolittératures ou pas” ed è traduttore dal francese (per Interlinea ha curato le opere del poeta svizzero Gustave Roud). Ha pubblicato due romanzi (Grisù e Sessualità), due saggi di storia del teatro e la raccolta di poesie Qualunque sia il nome (Casagrande, Bellinzona 2003, premio Schiller). I suoi libri sono tradotti in tedesco e francese.

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Alba
Postato da Letty il Domenica, 17 aprile @ 20:56:56 CEST (156 letture)
Le poesie di Letty - II









Le mie lune sorgono inaspettate diventano lunghe notti affamate che ingoiano ingorde interi anni
Si posano sulle curve dei palmi scavandoli ancora...
La mia linea della vita si sfregia ma non esce sangue e nemmeno lacrime
Posso solo chiudere tutto in un pugno di silenzio e lasciarle passare...
Un giorno andranno
Quel giorno sarò andata anche io.


Letty

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Poetesse nate il 16 aprile: 1935 Sarah Kirsch
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 21:16:31 CEST (144 letture)
Ricerche d'autore



Poetesse nate il 16 aprile: 1935 Sarah Kirsch






Giorno triste

Sono una tigre nella pioggia
L’acqua mi spartisce il pelo
Le gocce gocciolano negli occhi

Mi trascino lenta, barcollo sulle zampe
lungo la Friedrichstraße*
e sono al verde nella pioggia

Mi sperdo tra le auto ferme al rosso
Entro nel Caffè per un amaro
Divoro la Kapelle* e barcollo via

Ruggisco contro Alex* la pioggia tagliente
il grattacielo si bagna, perde la sua cintura
(Ringhio: si fa quel che si può)

Ma piove il settimo giorno
e sto male fino alle ciglia

Soffio contro me la strada vuota
E mi siedo sotto i gabbiani onesti

Quelli vedono tutti a sinistra nella Sprea*
E quando io tigre possente piango
capiscono: penso che qui avrebbero dovuto
esserci altre tigri.

*Sulla Friedrichstraße si trovava il Checkpoint Charlie,
uno dei passaggi al limite fra la zona di Mitte (a Berlino Est) e di Kreuzberg (a Berlino Ovest).

*La Kapelle è la Cappella della Riconciliazione, una chiesa nel quartiere Mitte
che fu inglobata nel Muro nel 1961 e non fu più accessibile alla comunità della Berlino
Occidentale, perché situata nella cosiddetta “striscia della morte”.

*Der Alex, così viene chiamata Alexanderplaz dai berlinesi.

*Il fiume Sprea fungeva da confine naturale,
un tratto del muro di Berlino correva parallelamente al fiume.





La neve è nera nella mia città

La neve è nera nella mia città
I cani vagano pieni di fango e fumo
Gli uomini in questo tempo stanno
Sulla loro vasta chaise longue
E mangiano pane caldo

Solo i piccioni tubano sul tetto
Cercano riparo nei capannoni
Pensando già al prossimo nido
Si strappano una piuma
E la mettono fra le tegole

Io esco in pelliccia nera
Parlo ai cani amichevolmente
perché piangono e scodinzolano stanchi
e mi mostrano la neve bianca
che è sopra il cimitero ebraico

Sarah Kirsch


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oetesse nate il 16 aprile: 1893 Elisaveta Bagriana
Postato da Grazia01 il Sabato, 16 aprile @ 21:13:09 CEST (153 letture)
Ricerche d'autore



Poetesse nate il 16 aprile: 1893 Elisaveta Bagriana








INTERIEUR

Mi guardi così tenero innamorato,
mi parli con calore e dedizione.
Fuori urla la tempesta di neve.
Io ti ascolto guardando lontano.

Profumi sottili e misteriosi
alitano dai fiori ricurvi su di me,
e ricordano da soli, senza parole,
che ieri tu me li hai portati.

Mi sei così devotamente fedele,
mio irreversibimente e per sempre -
e perdona il mio sorriso studiato,
e talora la mia perfidia di donna.

Ché anch’io amo, come te -
disperatamente e mortalmente attratta,
e spesso invano mi prometto
di non andare all’incontro convenuto.

Ma come sento che arrivi,
bruscamente di colpo ridesta,
dall’altra entrata perché tu non mi veda,
fuggo via – turbata e stupita.

E vado da lui sottomessa,
ammaliata, preda di una fosca ipnosi.
E ne torno affranta e spossata,
umiliata e amaramente pentita…

Elisaveta Ljubomirova Belčeva

1927

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