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Il 27 maggio del 1894 nacque Louis-Ferdinand Céline.
Postato da Grazia01 il Sabato, 27 maggio @ 21:29:33 CEST (312 letture)
Ricerche d'autore








Il 27 maggio del 1894 nacque Louis-Ferdinand Céline. Il vero nome è Louis Ferdinand Auguste Destouches, nasce a Courbevoie, a poca distanza da Parigi. E' figlio di Fernando, impiegato in una compagnia assicurativa, e di Marguerite, proprietaria di un negozio di merletti e porcellane. Fu scrittore, saggista e medico francese: scelse il nome della nonna materna, Céline, per firmare le sue opere. Considerato appartenente alle correnti del modernismo e dell'espressionismo, Céline è considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita a un nuovo stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea. Fu un innovatore nel panorama letterario francese. La maggioranza dei suoi libri originano da spunti autobiografici, e sono narrati in prima persona da Ferdinand, il suo alter ego letterario.
Per le sue prese di posizione politiche e affermazioni durante la Seconda guerra mondiale, esposte in pamphlet violentemente antisemiti, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa. Emarginato dalla vita culturale, dopo il 1945, il suo stile letterario fu preso a modello da alcuni scrittori che gravitavano attorno alla Beat Generation statunitense. Anche Charles Bukowski aveva grandissima ammirazione per la prosa letteraria di Céline.
Con il Viaggio al termine della notte, ritenuto il suo capolavoro, l’autore, nell’incipit introduttivo, pare voltare le spalle alla vita, per evadere dallo squallore e dalla miseria dell’animo umano. “Céline ha lanciato una bomba contro l’edificio dell’umanità”, dissero di lui. Per sventrarla e mostrarci le interiora, che saranno pure brutte, ma sono lì, sotto la pelle, e qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco di mostrarle a tutti. Se si dovesse descrivere il mondo visto con i suoi occhi, lo si rappresenterebbe facilmente come una torta a base di merda e sangue, di cui tutti devono prendersi la propria fetta. E come ciliegina sulla torta metteremmo un bel pezzo di fegato. Perché ci vuole fegato per affrontar la vita, per affrontar la Notte.

Frasi famose:

Si ha un bel dire e pretendere, il mondo ci lascia molto prima che ce ne andiamo per davvero.

L'anima è la vanità e il piacere del corpo finché uno è in gamba, ma è anche la voglia di uscire dal corpo quand'è malato o le cose girano male.

È più difficile rinunciare all'amore che alla vita.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.


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Maggio in poesia e non solo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 26 maggio @ 18:40:32 CEST (581 letture)
Poesie tematiche III











Questo mese sta per finire, eppure proprio ora desidero dedicargli poesie e pensieri.
Le poesie di maggio sono piene di luci, colori, sapori,
del resto maggio è uno dei mesi che riscuotono più successo da parte di tutti:
l’estate è lì a portata di mano, le scuole stanno per terminare, ci sono celebrazioni a vari livelli.
E poi è un mese che inizia con un giorno di festa: perché non amarlo?

Tra le tante poesie per il mese di maggio ho scelto quelle che mi sembrano più belle.




Era di maggio. Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.
Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.
Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.
Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.

Rabindranath Tagore




Ora ogni campo è rivestito d’erba, e ogni albero di foglie.
Ora i boschi mostrano i loro fiori, e l’anno assume il suo aspetto più bello.

(Virgilio)



Maggiolata

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l'usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l'acqua la terra il ciel.
E a me germoglia in cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.

Giosuè Carducci

Leggi Tutto... | 3004 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Mondo splendido
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 24 maggio @ 18:40:25 CEST (346 letture)
Poesie e altro di Hesse II








Mondo splendido



Sempre e poi sempre, o vecchio o giovane torno a
avvertire:
una montagna notturna e al balcone una donna
silenziosa,
bianca una strada al chiaro di luna in lieve pendio
e ciò mi lacera il cuore nel petto atterrito di
struggimento.

O mondo ardente, o tu chiara donna al balcone,
cane che abbai nella valle, treno lontano che passi,
come mentite, come atroci ingannate me ancora,
e pur tuttavia voi siete sempre il mio sogno e
delirio più dolce.

Spesso ho tentato la strada per la tremenda
"realtà"
dove hanno valore mode, assessori, leggi, e denaro,
ma solitario mi sono involato, deluso e liberato,
verso là dove sogno e beata follia zampilla.

Afoso vento notturno negli alberi, scura zigana,
mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia,
mondo splendente, di cui sono schiavo eternamente,
dove a me guizzano i tuoi bagliori, dove riecheggia
per me la tua voce.

Hermann Hesse

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Oggi è l'anniverario della nascita di Bertrand Russell
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 12:03:44 CEST (1298 letture)
In ricordo







Oggi è l'anniverario della nascita di Bertrand Russell (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970)
è stato un filosofo, logico, matematico e saggista gallese.
Autorevole esponente del movimento pacifista, nel 1950, Bertrand Russell fu insignito del Premio Nobel per la letteratura
quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero”..




L’universo è immenso, e gli uomini non sono altro che piccoli granelli di polvere su un insignificante pianeta.
Ma quando più prendiamo coscienza della nostra piccolezza e della nostra impotenza dinanzi alle forze cosmiche,
tanto più risulta sorprendente ciò che gli esseri umani hanno realizzato.



I pazzi e i fanatici sono sempre così sicuri di sé



Gli uomini temono il pensiero più di qualsiasi cosa al mondo, più della rovina, più della morte stessa.
Il pensiero è rivoluzionario e terribile. Il pensiero non guarda ai privilegi, alle istituzioni stabilite e alle abitudini confortevoli.
Il pensiero è senza legge, indipendente dall’autorità, noncurante dell’approvata saggezza dell’età.
Il pensiero può guardare nel fondo dell’abisso e non avere timore.
Ma se il pensiero diventa proprietà di molti e non privilegio di pochi, dobbiamo finirla con la paura.



Nel complesso le donne tendono ad amare gli uomini per il loro carattere,
mentre gli uomini tendono ad amare le donne per il loro aspetto.
A questo riguardo bisogna dire che gli uomini si dimostrano inferiori alle donne,
poiché le qualità che gli uomini trovano piacevoli nelle donne sono nel complesso
meno desiderabili di quelle che le donne trovano piacevoli negli uomini.



L’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni.
Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione.



Quando occorre prendere una decisione grave o difficile,
non appena disporrete di tutti i dati concentratevi del vostro meglio sulla questione e decidete;
una volta presa la decisione, non tornatevi più sopra, a meno che veniate a conoscenza di qualche fatto nuovo.
Nulla stanca quanto l’indecisione, e nulla è altrettanto sterile.

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Il Pellegrino del mondo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 11:58:44 CEST (1223 letture)
In ricordo



Il Pellegrino del mondo



Oggi è l'anniverario della nascita diKarol Józef Wojtyła (Wadowice 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005)
è stato il 264º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, 6º sovrano dello Stato della Città del Vaticano,
accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.
Era il terzo figlio di Emilia, nata Kaczorowska (1884), e di Karol Wojtyła senior (1879), ex-ufficiale dell'esercito asburgico.
Da giovane veniva chiamato dagli amici e dai familiari "Lolek". Fu eletto papa il 16 ottobre 1978 con il nome di Giovanni Paolo II.
In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI
e verrà festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre.



L'amore non è una cosa che si può insegnare, ma è la cosa più importante da imparare.
Giovanni Paolo II



È necessario cercare il giusto equilibrio tra il rispetto della propria identità e il riconoscimento di quella altrui.
Giovanni Paolo II




Davanti alla maestà dei monti, siamo spinti ad instaurare un rapporto più rispettoso con la natura.
Allo stesso tempo, resi più coscienti del valore del cosmo, siamo stimolati a meditare
sulla gravità delle tante profanazioni dell'ambiente perpetrate spesso con inammissibile leggerezza.
L'uomo contemporaneo, quando si lascia affascinare da falsi miti,
perde di vista le ricchezze e le speranze di vita racchiuse nel creato,
mirabile dono della Provvidenza divina per l'intera umanità.
Giovanni Paolo II

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Oggi è l'anniverario della nascita di Giovanni Falcone
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 11:54:17 CEST (1341 letture)
In ricordo





Oggi è l'anniverario della nascita di Giovanni Falcone, nato a Palermo il 18 maggio 1939 e morto a Palermo, il 23 maggio 1992.
Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci.
Assieme al collega e amico Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.



Ma con quali strumenti affrontiamo oggi la mafia? In un modo tipicamente italiano, attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza. Ogni volta che esplode la violenza mafiosa con manifestazioni allarmanti o l’ordine pubblico appare minacciato, con precisione cronometrica viene varato un decreto-legge tampone volto a intensificare la repressione, ma non appena la situazione rientra in una apparente normalità, tutto cade nel dimenticatoio e si torna ad abbassare la guardia.



Non rimpiango niente, anche se a volte percepisco nei miei colleghi un comprensibile desiderio di tornare alla normalità: meno scorte, meno protezione, meno rigore negli spostamenti. E allora mi sorprendo ad aver paura delle conseguenze di un simile atteggiamento: normalità significa meno indagini, meno incisività, meno risultati. E temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato.



È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso.


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Questione di feeling
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 10:26:40 CEST (242 letture)
Psicologia e salute III




Questione di feeling

Perché ci capita di essere sulla stessa lunghezza d'onda con qualcuno? Succede quando abbiamo gli stessi ritmi, le stesse intese, le medesime emozioni, pause in accordo, voci e gesti in armonia. A questa intesa speciale diamo tanti nomi, alchimia, sin toni a, affinità elettive, pensando magari che sia una magia proveniente da mondi sconosciuti. Ma la: neuroscienza ci stupisce ancora una volta, perché è riuscita a dimostrare che il feeling nasce dal cervello, o meglio dalla sincronizzazione dei nostri neuroni con quelli di un altro. Le nostre menti si "messaggiano" attraverso le onde cerebrali, si connettono su frequenze che sintonizzano due cervelli impegnati nella stessa sinfonia. E da questa armonia cerebrale nasce il feeling tra due persone. Il funzionamento del meccanismo di questa "sincronizzazione neura1e" è stato dimostrato, elettroencefalogrammi alla mano, da una recentissima ricerca pubblicata su Current Biology. È stata condotta dalle Università di New York e Utrecht su 12 studenti americani monitorati da "caschettì" con elettrodi per misurare l'attività cerebrale di ognuno durante la lezione di biologia, il tutto collegato a un pc. È stato possibile tracciare il percorso delle loro onde cerebrali e la capacità di sintonizzarsi sulle stesse frequenze, attivando alcune aree del cervello piuttosto che altre. La scienza, dunque, spiega le origini biologiche della simpatia, della capacità di comprendersi, dell’intesa tra le persone. Amore, amicizia, rapporti sociali: le relazioni danno il massimo se i neuroni si sintonizzano.

Fonte: settimanale F
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Un incantevole aprile
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 10:25:29 CEST (334 letture)
Recensioni V





Un incantevole aprile

Quattro donne inglesi allegramente in fuga dagli obblighi e dalla noia della rigida vita vittoriana: quale rifugio migliore di un maniero dal fascino antico affacciato sulla costa del mar Mediterraneo, dove passare un mese lontano da tutto e tutti? Elizabeth von Arnim costruisce questo suo angolo paradisiaco (ispirandosi a una vera magione dove aveva fatto una vacanza, sopra Portofino) riempiendolo di colori e armonia, di fiori che scendono a cascate e rivaleggiano uno con l'altro per brillantezza, di un caldo sole che sprizza energia e sensualità. Insomma, un luogo dove la bellezza è ovunque ed è impossibile sfuggire alla pura felicità, quella «che non chiede nulla e semplicemente accetta, respira, esiste». Lo scopriranno presto le quattro signore protagoniste, ognuna delle quali si lascia alle spalle un fardello di insoddisfazioni e mancanze. La semplice e spontanea Mrs Wilkins, afflitta da un marito avvocato gretto e incurante della sua presenza; la rigida e religiosa Mrs Arbuthnot, che invece è sposata con uno scrittore che firma libri su temi che lei considera vergognosi; la bella Lady Caroline, alla ricerca di una tregua da corteggiatori e vita mondana, e infine, la più anziana, Mrs Fisher, intransigente e legata al passato. Non si conoscono, ma sarà l'annuncio sul Times per l'affitto di un castello a San Salvatore, ridente cittadina della Liguria, a farle incontrare e partire poi insieme per realizzare quel sogno: un intero mese dedicato solo a sé stesse. Una sorta di cortese ribellione agli egoismi maschili, che diventa uno strumento per riscoprire tenerezza e calore, e ritagliarsi uno spazio di libertà che a quel tempo per le donne era considerato un lusso.

Liana Messina

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Oggi 6 maggio è l'anniversario della nascita di Tagore
Postato da dada il Sabato, 06 maggio @ 18:31:27 CEST (1499 letture)
Poesie di Tagore



Oggi 6 maggio è l'anniversario della nascita del poeta indiano Premio Nobel
Rabindranath Tagore.



Sognai che lei sedeva vicino al mio capo,
arruffando teneramente i capelli
con le dita, suonando la melodia
del suo tocco.
Guardai il suo volto,
e lottai con le lacrime,
finché l'agonia di parole non dette
lacerò il mio sonno come una bolla.

Mi sedetti sul letto e guardai lo splendore
della Via Lattea sopra la finestra,
come un mondo di silenzio in fiamme,
e mi chiesi se in questo momento
lei sognasse un sogno simile al mio.



Io desidero soltanto te

Io desidero te, soltanto te
il mio cuore lo ripete senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da te.
Come la notte nell'oscurità
cela il desiderio della luce,
così nella profondità
della mia incoscienza risuona questo grido:
"Io desidero te, soltanto te".
Come la tempesta cerca fine
nella pace, anche se lotta
contro la pace con tutta la sua furia,
così la mia ribellione
lotta contro il tuo Amore eppure grida:
"Io desidero te, soltanto te".



L'ultima canzone

Finisci allora quest'ultima canzone e separiamoci.
Scorda questa notte ora che la notte è finita
Chi cerco di serrare tra le braccia?
I sogni non si possono far prigionieri.
Con mani avide stringo al mio cuore
il vuoto, ed esso mi ferisce il petto.
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Primavera senza rondini
Postato da dada il Mercoledì, 03 maggio @ 17:17:11 CEST (326 letture)
Un pensiero al giorno






Qualche giorno fa un amico chiedeva: “Ma possibile che non si vedono più rondini in giro?“, In effetti facendoci attenzione, ho notato anch'io che, rispetto a quando ero giovane, le rondini sono pressoché sparite.
Ho letto che nell'ultimo decennio in europa ce ne sono quasi il 50% in meno. È una delle specie più conosciute del regno volatile, ma è anche una specie sempre più in declino: la causa della drastica diminuzione dell’uccello sarebbe causata dalle pratiche agricole intensive e dell’uso di prodotti chimici. Per cui le cause ben chiare sono per forza di cose da ricondurre, oltre che all'agricoltura intensiva e all'uso di prodotti chimici, anche, ma azzarderei anche soprattutto ai cambiamenti climatici, in particolare nelle aree di svernamento in Africa e al consumo di suolo, fattori che hanno enormemente ridotto la popolazione complessiva della specie sia in Italia sia in Europa.
Ovviamente qui apriamo il solito discorso che sta sopra ogni discorso inerente alle catastrofi ambientali: cosa fare per contrastare il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici? Anche le rondini sono un effetto a seguito di questi cambiamenti, ribattezzati global Warning. Come ben sapete la Commissione Europea a Strasburgo ha dato infatti il via libera ad una risoluzione che prevede per i 27 stati membri una riduzione dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050.
Un primo taglio del 40% dovrebbe avvenire entro il 2030 ed il successivo 60% entro il 2040. Eppure, mentre l’Unione Europea promette un impegno maggiore per il taglio delle emissioni inquinanti, secondo un nuovo rapporto presentato a Bruxelles dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel 2050 le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera saranno del 50% superiori a quelle odierne con effetti catastrofici per il nostro Pianeta.
Cambiare si deve e ora, dopo sarà troppo tardi.

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Le strade di notte...
Postato da dada il Domenica, 30 aprile @ 20:39:16 CEST (289 letture)
Un pensiero al giorno











Le strade di notte mi sembrano più grandi
ed anche un poco più tristi
è perché non c'è in giro nessuno.
Anche i miei pensieri di notte mi sembrano più grandi
e forse un poco più tristi
è perché non c'è in giro nessuno.
Voglio correre a casa, voglio correre da te
e dirti che ti amo, che ho bisogno di te
speriamo che tu non dorma già
mi spiacerebbe svegliarti...

Giorgio Gaber

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Cinecittà compie 80 anni
Postato da dada il Venerdì, 28 aprile @ 16:45:00 CEST (260 letture)
Cinema


Cinecittà compie 80 anni




Mercoledì 28 aprile del 1937 furono inaugurati gli studi di Cinecittà: Da strumento di propaganda e di "distrazione di massa" nato negli anni bui del regime, Cinecittà diventa in poco tempo la grande fabbrica di sogni made in Italy, capace di tenere testa ai mitici studios hollywoodiani. Oggi, oltre ad essere la più grande città del cinema in Europa, è la memoria storica di ottant'anni di settima arte.




Dall'inizio degli anni Trenta, il regime fascista intuisce le potenzialità del cinema come strumento di propaganda e adotta una serie di provvedimenti, che hanno l'effetto da un lato di scoraggiare le importazioni di film stranieri, dall'altro di alimentare una produzione locale. Il prodotto finale di questa strategia è la cosiddetta Legge Alfieri del 1939, che istituisce l'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC).

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Poesie e pensieri sulla libertà
Postato da dada il Martedì, 25 aprile @ 19:30:34 CEST (421 letture)
Poesie tematiche III




Essendo il 25 aprile pubblico poesie e pensieri sulla libertà



Enzo Biagi sosteneva che « la libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi. È libertà».
Non un valore trascendente e assoluto; ognuno di noi ha una differente opinione della libertà e un concetto filosofico soggettivo non si può stralciare in poche parole. La libertà racchiude in sé l’infinito e provare a definirla potrebbe apparire riduttivo.
E lo è.
Ma si può provare a cogliere le sfumature di un concetto astratto abbandonandosi a quell’insieme di sensazioni provate quando si vive in libertà.
Impedire che le cose prendano il sopravvento sulla nostra vita.
Rendersi conto che siamo tutto e niente è libertà. Oggi ci siamo, ma domani?
Allontanarsi dalla schiavitù delle etichette imposte dalla società e decidere di prendere in mano la vita senza che il giudizio altrui possa minimamente scalfire le nostre scelte. Sì, anche questa è libertà.
La libertà è intuitiva.
Non può essere insegnata.
È reinventare senza sosta la nostra vita, arricchirla e sublimarne ogni attimo.
E si cammina con leggerezza quando spalanchiamo la porta alla libertà.
Bisogna viverla.
Anche se si lavora incatenati ci si può sentire liberi.



È il volo infinito di chi non cessa mai di aprirsi con meraviglia al mondo.
Coltivare gli interessi più disparati evitando di fossilizzarsi in atti sempre uguali per paura dell’ignoto.
Libertà è curiosità.
Non fare mai qualcosa che non si ha voglia di fare.
Vivere senza paura del domani.
Immergersi nella Natura.




...la libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Giorgio Gaber

Fonte: la Capanna del silenzio





LUOMO LIBERO

LUomo Libero non ha confini,
il suo limite è linfinito,
le sue vie sono sempre aperte
come le porte di un tempio invisibile
è lui, il sacerdote dellIgnoto

LUomo Libero spregia le catene
ma non si lascia travolgere dalla lotta,
il suo campo di battaglia è la vita,
la prima preoccupazione, lAmore.

LUomo Libero è vento:
accende le ceneri addormentate,
spettina le foglie degli alberi,
grida dallalba del sole
al tramonto della luna
per ricordare al mondo
una sola parola: libertà!

Domenico Turco
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Soffrire è inevitabile
Postato da dada il Domenica, 23 aprile @ 19:00:47 CEST (283 letture)
Psicologia e salute I






Raffaele Morelli, psicologo di fama, sostene che la sofferenza sia una sensazione utile per la crescita dell’uomo.

Naturalmente nessuno desidera soffrire, ma fa parte della vita, prima o poi può toccare a tutti di passare periodi difficili e provare sconforto. Nessuno ne è indenne. D’altro canto bisogna considerare che il dolore è l’altra faccia della felicità, è il rovescio della medaglia, per cui se vogliamo poter essere gioiosi, dobbiamo accettare anche di essere tristi alcune volte.
La sofferenza rende perciò possibile la felicità, una non potrebbe esistere senza l’altra, le due cose si accompagnano. E’ come la luce e l’oscurità, non possono esistere separatamente, perché l’oscurità è assenza di luce. Se gli occhi di un uomo possono vedere il buio e le tenebre, potete essere sicuri che essi vedranno bene anche la luce, perché questa persona certamente possiede il dono della vista. L’oscurità è un’esperienza connessa alla vista tanto quanto lo è la luce. Vista in quest’ottica, l’infelicità non è una cosa di cui preoccuparsi troppo, è il segnale che abbiamo la capacità di essere estatici, gioiosi. L’importante è non lasciarsene sopraffare, ma reagire in maniera opportuna ai momenti difficili che ci capitano nella vita. A questo scopo esistono alcune tecniche utilizzate dalla psicologia o anche dallo Yoga e filosofie orientali, che cercano di trasformare il dolore in qualcosa di costruttivo. Si tratta per lo più di esercizi pratici che permettono all’individuo di trovare un equilibrio con le proprie emozioni ed esperienze, catalizzando quelle negative in favore di quelle positive. Il fondamento di base di queste metodologie è che se c’è la sofferenza c’è anche un motivo, ma spesso non siamo in grado di individuarlo perché siamo troppo coinvolti emotivamente, e allora non riusciamo ad avere una visione obiettiva della nostra situazione. In poche parole travisiamo la realtà e ingigantiamo il problema, o magari riflettiamo in esso qualcosa del periodo passato senza accorgercene. La felicità, la beatitudine è qualcosa che non deve perdere il contatto con l’esistenza, non è una teoria mistica o filosofica, è pura realtà. E’ qualcosa da esplorare, qualcosa a cui in nostri sforzi dovrebbero tendere, e per arrivarci non c’è che da mettersi con calma a fare esperienza su come trasformare le esperienze negative in motivi di crescita. Se possiamo essere infelici, questa è la prova che possiamo essere anche estatici, non c’è dubbio, si tratta solo di una malattia momentanea.
Un malato sa che può essere anche sano, magari lo è stato in passato e desidera tornare in quella situazione. Solo un cadavere non si può ammalare, ecco perché un uomo malato può tornare sano, perché la malattia è connessa allo stato di salute, una presuppone l’altro.
Il dolore non è da vedere come un feticcio ignobile da tenere a tutti i costi alla larga, ma è da accettare, perché è attraverso esso che arriva la felicità, e soprattutto la crescita dell’individuo.



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La gioia e il dolore
Postato da dada il Domenica, 23 aprile @ 18:48:57 CEST (197 letture)
Poesie e prosa di Gibran II




La gioia e il dolore
...
La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
E quello stesso pozzo che fa scaturire il vostro riso fu più volte colmato dalle lacrime vostre.
E come potrebbe essere altrimenti?
Più a fondo vi scava il dolore, più gioia potete contenere.
La coppa in cui versate il vostro vino non è la stessa coppa cotta nel forno del vasaio?
E il liuto che addolcisce il vostro spirito non è lo stesso legno intagliato dal coltello?
Quando siete felici, se scruterete il vostro cuore, troverete che è ciò che vi ha fatto soffrire a darvi ora la gioia,
E quando siete afflitti, guardate ancora nel cuore, e scoprirete che state piangendo solo per ciò che vi ha reso felici.

Alcuni di voi dicono, "La gioia è più grande del dolore" e altri affermano,
"No, il dolore è più grande".
Ma io dico a voi che sono inseparabili.
Essi giungono insieme, e quando l'una siede a tavola con voi, ricordate che l'altro dorme nel vostro letto.

In realtà, oscillate tra il dolore e la gioia come i piatti d'una bilancia.
Solo se vuoti, state fermi e in equilibrio.
E quando il tesoriere vi alzerà per pesare il suo oro e il suo argento, allora la gioia o il dolore dovranno per forza sollevarsi o cadere.

Da Il Profeta di Gibran Khalil Gibran
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Il Lavoro
Postato da dada il Domenica, 23 aprile @ 18:46:00 CEST (317 letture)
Poesie e prosa di Gibran II






Il Lavoro

...

Voi lavorate per seguire il cammino della terra e con lo spirito della terra.
Poiché stare in ozio è diventare estraneo alle stagioni, e allontanarsi dal corteo della vita che avanza maestosa e con fiera sottomissione verso l'infinito.

Quando voi lavorate siete un flauto che attraverso la sua anima trasforma in musica il mormorio della vita.

Chi vorrebbe essere una canna muta, quando tutte le altre cantano all'unisono?

Vi è stato sempre detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate compite una parte del sogno più avanzato della terra, che fu assegnata a voi quando quel sogno nacque.
E che sostenendo voi stessi col lavoro amate in verità la vita,
E che amare la vita nel lavoro è vivere intimamente con il più intimo segreto della vita.

Ma se nella vostra sofferenza dite che nascere è un tormento e sostentare la carne una maledizione scritta in fronte, io vi rispondo che nulla tranne il sudore della fronte laverà ciò che vi è scritto.
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Pensiero magico
Postato da dada il Martedì, 18 aprile @ 18:44:48 CEST (328 letture)
Psicologia e salute III





Uno dei maggiori contributi che ha segnato la storia degli studi sullo sviluppo del pensiero umano è indubbiamente costituito dalla teoria dello sviluppo cognitivo di J. Piaget.
Piaget, attraverso numerose osservazioni, ha tracciato le caratteristiche dei principali periodi o stadi dell'evoluzione del pensiero, dalla nascita all'età adulta, affermando che l'ultima tappa di questa naturale evoluzione è rappresentata dal raggiungimento delle abilità che appartengono alla sfera del pensiero ipotetico-deduttivo.
Piaget è stato anche uno dei primi studiosi del pensiero magico e, a tal proposito, ha suggerito che questa modalità di funzionamento dell'apparato psichico è presente sia nel bambino che nella mente dell'uomo con un funzionamento di tipo primitivo; essa scomparirebbe poi completamente una volta raggiunti i livelli del pensiero operatorio concreto e formale, lasciando il posto alla logica ipotetico-deduttiva.
Oggi, la netta contrapposizione tra pensiero magico e pensiero razionale, che vedeva opposte la cosiddetta mentalità primitiva alla mentalità occidentale e che scindeva l'umanità in due tronconi, facendo per lungo tempo pensare che l'uomo moderno, simbolo di perfezione, fosse sempre e soltanto un pensatore scientifico, ha lasciato spazio ad una visione più realistica e intermedia.
Di conseguenza, pensiero magico e pensiero razionale si configurano come due strutture mentali conviventi nella mente adulta , due forme di pensiero in costante interazione nella quotidiana sperimentazione della realtà, entrambe presenti nell'uomo occidentale come in quello delle popolazioni primitive, sebbene la struttura del pensiero magico resti più evidente e facile da studiare nelle civiltà primitive e quella del pensiero razionale in quelle popolazioni che vivono nei Paesi Occidentali e più moderni (Lévy-Bruhl L., 1966 ).




La struttura del pensiero magico e le principali differenze con il pensiero logico

La descrizione della struttura e del funzionamento del pensiero magico è importante per poter comprendere come esso stia alla base, tanto delle credenze magiche più radicate, che di alcune convinzioni e atteggiamenti che guidano comportamenti quotidiani comuni. La caratteristica principale del pensiero magico è senza alcun dubbio quella che viene definita partecipazione.
Quest'ultima rappresenta infatti il fulcro attorno a cui ruota tutto il funzionamento di questa forma di pensiero, poiché attraverso essa viene percepito un rapporto fra due fenomeni che in realtà è assolutamente inesistente e non reale . La magia operata dal pensiero nasce poi dall'illusione che si stabilisce in un individuo che, più o meno inconsapevolmente, si convince, in virtù del suddetto rapporto fittizio, di poter modificare la realtà.
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Nanni Cagnone - Nato il 10 aprile 1939
Postato da dada il Lunedì, 10 aprile @ 21:22:32 CEST (330 letture)
Ricerche d'autore



Ogni giorno nasce un poeta 10 aprile 1939: Nanni Cagnone






Il meraviglioso
è già stato – taciturno,
senza il sì-e-no
degli avvenimenti –,
nella comunanza
del sonno
s’è ingrandito, frutto
fuori stagione vivo
e certo che sua polpa
non s’addenta.
Ma tu
disperatamente non sei
mi toglie anche il passato,
quel tuo obbedire
alla scarsità dei morti.




Passai
con la mia voce
ove abitavano
i contemporanei —
ma erano acerbi,
in loro non vidi
tra rovi e fiori
né tenerezza
né proporzione.
‘Anticamente’
mi parve parola
adatta a trascurarli.



Percosso dal Mistral —
l’irradiato contorno
non è più tuo, sfugge si perde
nel crepacuore della contrada
e consentir dei rami,
nella musica monotona
del sangue, menestrello palpito
oracolo dei battiti al minuto.
Diranno che t’impressiona,
ancor ti meraviglia, il mondo.
Non pioverà —
in su l’oceano d’aria,
vele del vento le nubi.


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Chiesa Romanica di San Secondo, Cortazzone (AT)
Postato da dada il Martedì, 04 aprile @ 18:56:13 CEST (1303 letture)
Storia






San Secondo di Cortazzone – facciata

Non vi sono documenti che attestano la fondazione delle chiesa e poche sono anche le notizie sulla sua storia antica. Si è avanzata l'ipotesi che essa fosse in origine parte di un monastero benedettino; si sa che all'inizio del XII secolo era assoggettata ai vescovi di Pavia che avevano infeudato queste terre al Monastero di San Secondo ad Asti. Più tardi, la chiesa divenne ecclesiasticamente dipendente dal vescovo di Asti e funzionò da parrocchiale del borgo che doveva ergersi nelle vicinanze, prima che venisse abbandonato dai suoi abitanti per cercare maggiore sicurezza nelle fortificazioni di Cortazzone.



La chiesa testimonia, assieme ad altre, la grande fioritura del romanico nel Monferrato astigiano; essa condivide con la pieve di San Lorenzo a Montiglio Monferrato, di Santa Fede a Cavagnolo, dei Santi Nazzaro e Celso a Montechiaro d'Asti il bicromatismo delle strutture murarie (dato dall'accostamento del rosso dei mattoni con il biondo dorato dei conci di pietra arenaria, la presenza di capitelli in pietra scolpita, e l'impiego di una notevole varietà di elementi decorativi, quali archetti pensili, semplici ed intrecciati, mensole scolpite, cornici con motivo a scacchiera, ecc:



La chiesa presenta una facciata a salienti; su di essa sono visibili i segni di una tarda soprelevazione realizzata in mattoni al di sopra degli archetti pensili, quanto fu costruito il piccolo campanile a vela posto al suo culmine.



San Secondo di Cortazzone – fiancata sud

L'apparato decorativo della facciata è alquanto semplice. Il portale è inquadrato in un finto protiro leggermente aggettante e presenta un doppio arco di pietra: sull'arco più esterno trovano posto le figure di un uccello e di una testa umana. Più in alto, tangente all'archivolto, è posta una cornice con motivo a conchiglie (inteso da taluno come riferimento simbolico a San Giacomo ed al Camino di Compostela, essendo forse l'edificio sul passaggio dei pellegrini che, provenendo dal nord, andavano a ricongiungersi al Camino); sopra di essa si innalzano due brevi semicolonne che inquadrano la finestra rettangolare, non romanica, aperta con la soprelevazione della facciata.




Due semicolonne poste in corrispondenza delle pareti che dividono la chiesa in tre navate raggiungono in alto la serie di archetti pensili che, prima del rialzo, correva lungo le falde del tetto. Rare sono in facciata le raffigurazioni zoomorfe: curiosa, sulla destra, è l'immagine di un uccello a testa in giù, che si aggrappa con le zampe ad uno degli archetti.



dettagli dell’apparato scultoreo con mammelle e scena di accoppiamento

Se la facciata (confrontandola ad esempio con la chiesa di Santa Fede a Cavagnolo) appare alquanto spoglia, straordinariamente ricchi di decorazioni e raffigurazioni fantastiche sono la parete meridionale e le tre absidi della chiesa.
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Il 2 aprile del 1950 nacque Naim Araidi
Postato da dada il Domenica, 02 aprile @ 18:52:35 CEST (343 letture)
Ricerche d'autore







Lasciatemi tornare



Lasciatemi tornare alla madreterra
al mio vecchio paese,
alle pareti paurose delle tombe
lasciatemi tornare
al canto degli uccelli
al canto del gallo
alla terra dei cactus
e dei cipressi
alle gocce d’acqua
alla sorgente del villaggio
al mio insegnante di nuoto
che mi ha aiutato
a sopravvivere nell’oceano
della vita e nei mari
di ogni città...
permettetemi di tornare al lato orientale
o straniero, non importa
lasciatemi tornare a me stesso...

Lasciatemi prendere ciò che vi piace dell’occidente
m’è costata la vita e gli anni migliori senza sorridere
mai
prendete le vostre macchine per autostrade mortali
tutti i telefoni cellulari
tutti gli schermi piatti
tutti gli strumenti sofisticati della vita moderna
non c’è necessità di uccidermi, di lasciarmi morire
per uccidere
chi ha gelosia
nei miei confronti.



Amiamo la letteratura


Abbiamo tristezza sufficiente per una e mille canzoni
abbastanza rossore per la nostra pelle orientale
una parte per la guerra,
una per sconfitte e inganni
una dolce madreterra è dentro di noi
noi, duplici, pigri, miraggio nel deserto
siamo un rebus!
Tristezza non abbatterci, nati da sanguisughe
camminiamo tuttavia dolcemente sulla sabbia
dormendo su tappeti in terre deserte
dentro di noi

la crudeltà, i beduini, i pastori sulle colline
a piedi nudi delle strade
oggi
come nelle giornate più lunghe
Oh tempi arabi!
Oh tristezza non trattarci con la crudeltà di sempre
amiamo la letteratura!
amiamo la Letteratura!

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Ognuno sta solo
Postato da dada il Domenica, 02 aprile @ 10:19:20 CEST (178 letture)
Un pensiero al giorno






Ho cercato sempre di agire per il mio meglio, o come meglio potevo, lo sa il cielo se è vero. Ma il cielo è grande e cambia colore continuamente, il mio meglio spesso non è bastato e ad alcuni ha persino infastidito. Mi sono sentita a volte disperata e sola, ma in fondo, siamo tutti soli, immersi nei nostri pensieri, così uguali e così diversi. Per quanto si voglia bene a molte persone e ci si senta amati, difficilmente ci si sente veramente capiti. Non sempre si possono spiegare e appianare le incomprensioni, esistono e continuano ad esistere, senza che si possa fare nulla, se non accettarle.


Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Quasimodo

Buona domenica

Grazia

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Inganno
Postato da Letty il Sabato, 01 aprile @ 20:35:06 CEST (1657 letture)
Le poesie di Letty - II







Inganno

Mia piccola bugia
Cucita sulle labbra e sul cuore
Piccola piccola
Nessuno lo direbbe mai chi sei, Inganno
Sei cosi fragile e bella
Terribile e letale
Ti ho nascosto sulla punta della lingua così che nessuna ti potesse vedere È sempre facile versarti
... basta un sottile bacio di finto amore
E tu, mia brava bambina, ti propaghi fluida, subdola...
Che meraviglia vederti segnare le loro anime, Inganno
Mi sento onnipotente
Osannato come un dio
a loro non appartengo

Mia bugia
che un tempo avevi un nome
ti sussurro sempre
la sera prima di dormire
quando ti cerco
... ma nessuno risponde
a nessuna di loro appartengo
a te... Inganno, si.

Letty

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Questo dolore acuto
Postato da dada il Venerdì, 31 marzo @ 18:40:09 CEST (148 letture)
Un pensiero al giorno








Questo dolore acuto. Diventerà cronico. Cronico vuol dire che perdurerà anche se forse non sarà costante. Può anche voler dire che non ne morirai. Non te ne libererai ma non ti ucciderà. Non lo avvertirai in ogni istante però non passerà molto tempo prima che torni a farti visita. E imparerai alcuni trucchi per mitigarlo e tenerlo a bada, cercando di distruggere ciò che tanto dolore ti è costato.

Alice Munro. Le bambine restano

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Sotto questo cielo
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 29 marzo @ 15:53:44 CEST (284 letture)
Un pensiero al giorno








Quante brutture sotto questo cielo!
Ci sono giorni in cui è così azzurro, limpido, innocente,
sembra impossibile che possa sopportare quel che accade,
o forse è solo falso, spietato, indifferente come gli occhi chiari degli assassini.
E più su, c'è qualcuno che guarda? O siamo solo formiche in balia degli eventi?



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Il Mondo deve sapere
Postato da dada il Martedì, 28 marzo @ 20:06:39 CEST (140 letture)
Un pensiero al giorno







Nel gennaio 2006 Michela Murgia viene assunta nel call center della multinazionale americana Kirby, produttrice del "mostro", l'oggetto di culto e devozione di una squadra di centinaia di telefoniste e venditori: un aspirapolvere da tremila euro, "brevettato dalla NASA". Mentre, per trenta interminabili giorni, si specializza nelle tecniche del "telemarchètting" e della persuasione occulta della casalinga ignara, l'autrice apre un blog dove riporta quel che succede nel call center: metodi motivazionali, raggiri psicologici, castighi aziendali, dando vita alla grottesca rappresentazione di un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e Scientology. Un racconto sul precariato in Italia, che fa riflettere, incazzare e, miracolosamente, ridere. Fino alle lacrime. Questo primo romanzo dell'autrice sarda ha ispirato il film di Paolo Virzì, "Tutta la vita davanti".
Con una nuova prefazione dell'autrice.



Grazie a voi e anche all'Einaudi che ha accettato la sfida di ripubblicare un libro con così tanta vita alle spalle, succede in questi giorni che "Il Mondo deve sapere" sia andato sorprendentemente in ristampa. Non so se è del tutto una buona notizia, dato che ne rivela l'attualità. Infatti continuano ad arrivarmi lettere e messaggi in privato di persone che lo stanno leggendo per la prima volta oppure rileggendolo dopo dieci anni e io davanti ai loro commenti e alle loro storie vivo sensazioni altalenanti di gioia e sconforto.
Gioia perchè ho la prova che le parole ancora una volta possono essere necessarie, specie davanti a cose contro le quali nei fatti si ha la sensazione di poter fare poco.
Sconforto perché dieci anni non sono bastati a far sì che quel libro diventasse storia di ieri e non profezia dell'oggi.
Qualche giovanissimo in particolare mi scrive dicendomi "fa ridere, mi sono divertito!" e quasi mi viene da sorridere a mia volta, perché sono ragazzi e ragazze che pensano di leggere la mia storia e non si rendono conto che forse stanno leggendo la loro. Perché non sia così c'è un solo antidoto: continuiamo a raccontare.

Michela Murgia

Personalmente adoro Michela Murgia, sia come scrittrice che come persona

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Eravamo due al principio di un tempo
Postato da Letty il Martedì, 28 marzo @ 19:35:03 CEST (4765 letture)
Le poesie di Letty - II





Eravamo due al principio di un tempo, quello che ci apparteneva

due, ci eravamo scavati un senso

il mio correva lungo i tuoi fianchi,
il tuo dalla gola scendeva inesorabile dritto a picco nello stomaco…

Adoravo quel tuo amore malevolo,
dolce il meno possibile,
che ti rendeva continua astinenza

Oh mani
quelle tue mani
le sentivo cantare mentre mi aprivano lente

Come potessi chiamarti Amore
non me lo spiego ancora, mio Demone

Eri il mio angolo di infernale paradiso
esigevi un sacrificio che si compiesse in ogni amplesso, tra le labbra o negli occhi!

Cuore e Anima estirpate a vivo, bevute avide tra le parole…
tra i mille silenzi imbastiti quando volevi di più… quel più che non potevo darti!

Ho una cicatrice che avresti potuto far diventare un solco fertile

avevo due semi da far germogliare,

avevo preparato per loro il letto, vedi? Per te!

T’ho aspettata, sempre
ma non sei mai tornata a vederli…

Lei mi sfiora, si addormenta con me
la sento respirare
a volte vorrei dirglielo
non inizio nemmeno
è che qualsiasi altra mano non mi profana e non mi immola tanto quanto la tua

dovunque hai portato le tue mani io vivo, in punta di dita.

[Yelena b.]

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Miriam Ballerini
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 marzo @ 11:41:09 CEST (327 letture)
Poesie e racconti di Ballerini Miriam II


Su fastweb Miriam ha postato un messaggio che qui riporto certa di fare cosa gradita:



Quest'anno festeggio 15 anni di carriera, dopo una discreta gavetta, tanto lavoro e impegno. A breve uscirà il mio ottavo romanzo. Ma, dal momento che mi pare ieri di aver iniziato, mentre il tempo, beffardo, è volato tanto in fretta, vorrei donarvi alcune tappe di questo mio lungo percorso. Ovviamente è solo per chi avrà il piacere di riviverlo con me. L'idea m'è venuta ieri, dopo aver ritrovato degli amici del passato che, con me, hanno vissuto gli anni dell'inizio, quando insieme ci misuravamo e imparavamo sui siti Scrivendo e Francamente. Quanti ricordi!!! Inizio mettendovi la critica letteraria di un grande giornalista, critico e pittore, col quale ho avuto l'onore di collaborare, scrivendo per il suo giornale Artisti oggi. Comincio da Salvatore Guastella perché, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto, quando ancora molto avrebbe avuto da dire. Lo ringraziai allora e lo ricordo oggi. Chissà se da lassù ha avuto modo di seguirmi....

Da Artisti Oggi Marzo 2006

Miriam Ballerini: Il fascino del raccontare di Salvatore Guastella
Precocissima, già a tredici anni, Grazia Deledda, iniziò a scrivere racconti, da autodidatta quale era, senza condizionamenti, dovuti a correnti letterarie della sua epoca. Perché faccio riferimento a Deledda, scrittrice sarda di fine Ottocento, che, per certi aspetti, è stata accostata al verismo di Giovanni Verga? Per il fatto che ho avuto modo di conoscere ed interessarmi di Miriam Ballerini, giovane scrittrice, precoce, autodidatta anche lei e per questo non vincolata da influenze letterarie o accademiche. Amante delle buone letture, questo si, dei classici, in particolare, La Ballerini descrive fatti, situazioni, storie, costruite con un concetto che parte dalla realtà, con onestà espositiva e freschezza di significati. Ho conosciuto la scrittrice ( è nata a Como nel 1970), a Milano, in occasione di un Premio letterario ed ho scoperto in lei una persona intuitiva, immediata e discreta, priva di quel frivolo barocchismo, che si riscontra di frequente, nella dialettica di chi vorrebbe stupire.Ma, come soleva dire il buon Michelangelo “..io faccio cose, voi dite parole”, e questo riferendosi a quegli artisti del suo tempo, che erano invidiosi delle sue opere. Miriam Ballerini lavora di penna e lavora sodo, con il fervore che le deriva dalla passione per la letteratura. Scrittrice di storie, ma anche poetessa, che con occhio curioso esplora un genere di linguaggio, che s’inserisce nel contesto culturale e sociale di questa nostra epoca complessa.Nel seguire il percorso letterario della Ballerini, m’imbatto nel suo primo romanzi: Il giardino dei maggiolini” ( E Editrice.com, edizione 2002). La narrazione scorre lineare e s’incentra soprattutto sulla psicologia dei personaggi, con matura introspezione. Si avverte, nel racconto delle vicende umane della scrittrice, una maturità vera, non costruita, ma vissuta lungo il rosario dei giorni, dove lo sguardo penetra e si fa memoria. Seguono nella felice stagione narrativa dell’autrice “Dietro il sorriso del clown” (E Editrice.com, 2003), quindi la “La casa degli specchi (Otma edizioni, 2004) e “Bassa marea”(E Editrice. com SerEI International, 2005). Quest’ultima fatica letteraria della Ballerini, riporta nel testo anche delle poesie dalle quali traspare un phatos emozionale forte, che ci coinvolge, per i contenuti imbevuti di un realismo dove il pessimismo di matrice filosofica lascia la sua indubbia impronta e porta il lettore a riflettere, a porsi delle domande, a sentirsi parte integrante di quel pensiero, che innegabilmente produce intensa emozione.L’amore, per i nostri simili, specie per i più deboli, i meno fortunati, il rispetto per i valori tradizionali ed in primo luogo verso gli anziani, i sentimenti, che s’intrecciano nel rapporto di due o più persone, sono alla base del criterio costruttivo del racconto come la scrittrice lo concepisce. E’ questo un modo per amare la vita in ogni suo aspetto estetico, fisico, ma soprattutto interiore. Non è demagogia, ma sforzo, bisogno di vedere le cose per quelle che sono, accettarle ed amarle con i loro pregi e difetti, ma carichi di significati. (S.G.)


Altro ricordo... la rivista culturale Progetto Babele, diretta da Marco R. Capelli cercava collaboratori. A tutt'oggi figuro ancora fra gli scrittori presenti su questa importante realtà. Pubblicai un mio racconto e, delle ragazze dell'università di Berlino, viaggiando in rete, trovarono il mio racconto e lo tradussero in tedesco per un loro progetto. Sotto metto l'articolo che uscì sul Broletto a cura di Silvia Bottinelli.

ANDIAMO AVANTI...ero agli inizi, bisognosa di farmi conoscere e di imparare. Di accertarmi se quello che stavo scrivendo piacesse o meno. Ecco allora la lunga gavetta, fatta di collaborazioni e scambi. Ricordo alcuni siti... spero tutti... scrivendo.it - francamente.net- ali di carta dove venni intervistata da Luca Artioli - Magic Moment - Babylon'cafè- A questo punto, cominciai a non avere più bisogno di cercare io gli altri, cominciarono gli altri a cercare me: Casatea, con la preziosa Grazia Maccagni -Roberto Crimeni per il quale scrissi sulla rivista Dialogo- La criminologa Sabina Marchesi mi fece entrare nel mondo delle guide di supereva per la sezione giallo e noir- Renzo Montagnoli, col quale ancora collaboro, mi inserì in Arte insieme - quindi Santo Mario Gattuso, ancora in contatto, per Partecipiamo, rivista di Roma. Mandai un articolo a Cinque W il quotidiano di Giuseppe Rapuano, ancora ho l'onore di esserci... di nuovo Progetto Babele... Arrivò la volta di Antonio de Biase, che mi chiese collaborazione per il blog Insubria critica. Quando lui lasciò, essendo un sito seguito da molte persone, presi in mano io la redazione. Ancora ne sono il capo redattore, ma non si è nulla senza l'aiuto che negli anni c'è stato di preziosi collaboratori, giornalisti e scrittori: Antonio Laurenzano Antonio V. Gelormini Bruna Alasia Principia Bruna Rosco Vincenzo Capodiferro, e Marcello de Santis, purtroppo scomparso. Oddio, spero di non aver dimenticato niente e nessuno... ma devo un grazie immenso a tutti voi, a chi mi ha aiutato: spronato, affossato, istigato.... grazie grazie,!!!!!

Miriam Ballerini

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Il 19 marzo del 1930 nacque Lina Kostenko
Postato da dada il Domenica, 19 marzo @ 23:23:42 CET (306 letture)
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Il 19 marzo del 1930 nacque Lina Kostenko, poetessa e scrittrice ucraina.
La più rappresentativa della "Generazione dei '60" dei poeti ucraini





Il riso

Nella strada – lo sento dalla finestra -
Una donna e il suo riso improvviso.
Forse è triste, questa donna o, forse,
Ha solo voglia di ridere.
Io guardo i fiumi di strade scure
Le teste delle lanterne gioiose,
coperte di piccoli caschetti di latta,
e sopra il davanzale della mia finestra,
dei castagni offrono i loro bianchi fiori...
E io guardo e penso alle mie poesie.
Se sono tristi, che lo siano del tutto!
Perlomeno, che non ridano d'improvviso
Poiché la gente sincera chiude le finestre.





Steppe

Steppe verdi, né albero né campo
Steppe azzurre, né piccioni né nubi.
Un sole rosso,
lingotto ancor che brucia
voga lento in mezzo a loro.

E tu, dietro ad esso
fino a sera, giri a vuoto
non sei stanco? sosta, riverso nell’erba,
e poi ascolta, ascolta
fino a non poterne più
i fiori della steppa che, dolcemente
respirano.




Sei venuta di nuovo, mia triste musa



Sei venuta di nuovo, mia triste musa.
Non temere, sono instancabile.
Come una medusa, fluttua sul mondo l'autunno,
e le foglie umide cadono sul lastricato.
Tu sei venuta con i sandaletti leggeri,
la mantellina appena gettata sulle spalle.
Oh, sei venuta col maltempo, da lontano,
così sola soletta nella notte!
Dove sei stata, nell'Universo o a Sparta?
A quali secoli hai brillato nella foschia?
E con quale carta inconfessabile
trovi i poeti sulla terra?
A loro detti la sorte, non i versi.
La tua fronte è nobile e luminosa.
Ci sono poeti migliori e più fortunati.
Grazie per aver scelto me.

Lina Kostenko

(Traduzione di Paolo Galvagni)








Lina Kostenko è stata la più autorevole e critica osservatrice nell'ambito degli intellettuali ucraini,
del disastro di Chernobyl, raccontando la vicenda nel romanzo Zona di alienazione
e scrivendo la sceneggiatura del film Chernobyl: veglia funebre.



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Poeti nati il 16 marzo
Postato da dada il Giovedì, 16 marzo @ 21:15:42 CET (245 letture)
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Poeti nati il 16 marzo







Il 16 marzo del 1803 nacque Nikolaj Michajlovič Jazykov poeta russo morto nel 1846




Elegia

All'ombra di eccelse cime nevose,
Di picchi orridi e rocciosi,
Da penosi pensieri mi sento afflitto:
Ribolle, scroscia una cascata,
Ribolle, scroscia senza posa,
Insistente, ossessiva scroscia!
È muto il bosco, sempre
Deserto, quasi un po' sinistro;
Ed ecco, brandelli d'una grigia nube,
Qua e là impigliati nella selva,
Strisciano soffici e vischiosi
Su, verso cieli sonnolenti.
Ah, monti, monti! Al più presto, via
Via di qui, a casa! Non di lor son figlio!
In Russia! Là è più lieto il cuore
In vista delle ridenti colline!

Nikolaj Michajlovic Jazykov




Il 16 marzo del 1839 nacque Sully Prudhomme, poeta francese morto nel 1907




Il cigno

Sullo specchio d'un lago d'acque calme,
taglia silente l'onda il cigno, e avanza
con le sue larghe palme. Bianca e lieve
è la pelurie al fianco, come neve
al sole che la scioglie nell'aprile.
Con l'ala ferma e opaca; al vento trepida,
naviga e va come un veliero antico:
erge il bel collo candido, l'affonda
voluttuoso in acqua, lo protende
disteso a fior dell'onde, o il nero becco
nel bianco petto immacolato immerge.
A volte si rifugia in mezzo ai pini
nella calma e nell'ombra, e con le palme,
premendo l'erba ch'alta il passo ingombra,
languido avanza nella grotta ombratile
o alla querula fonte che lamenta
un morto amore. Qualche stanco salice
con le foglie gli sfiora il niveo fianco.
A volte lascia il bosco e va sull'erba
in pieno azzurro, alto e superbo il capo,
cercando un luogo aperto dove a lungo
pavoneggiarsi, e più risplenda il sole.
Poi, quando a sera il lago appena scorgesi,
ed ogni aspetto par vago fantasma
ed arde all'orizzonte un rosso solco;
quando né giunco né gladiolo trema
e già la rana canta e il cielo imbruna
e al chiar di luna splendono le lucciole,
il cigno, a fior dell'acqua ove rispecchia
la sera immensa l'ombra sua di viola,
come un bel vaso argenteo fra i riflessi
di lattee gemme, e sotto l'ala il capo,
chiuso in due firmamenti, si addormenta.





il 16 marzo del 1892 nacque César Vallejo, poeta peruviano morto nel 1938




Ancora un poco di calma, compagno;
un molto immenso, settentrionale, completo,
feroce, di piccola bonaccia,
al minimo servizio di ogni trionfo
e nell’ardita servitù di fiasco.

Di ebbrezza, ne hai d’avanzo; e non v’è tanta
pazzia nella ragione quanto questo
tuo raziocinio muscolare; e specie
la tua esperienza è un razionale errore.

Ma, per parlar più chiaro
e pensarci ben bene, sei d’acciaio,
purché tu non sia
sciocco e ti rifiuti
di entusiasmarti tanto per la morte
e la vita, con la tua sola tomba.

Occorre che tu sappia
contenere il tuo volume senza correre o affliggerti,
la tua realtà molecolare intera
e, al di là, la marcia dei tuoi evviva
e, al di qua, i tuoi abbasso leggendari.

Sei d’acciaio, come si dice,
a patto che non tremi e non finisca
per scoppiare, compare
del mio calcolo, enfatico, figlioccio
dei miei sali luminosi!

Cammina, nient’altro; risolvi,
medita la tua crisi, somma e avanti,
tàgliala, càlala, guàstala;
il destino, le intime energie, i quattordici
versetti del pane; quanti diplomi
e procure, sull’orlo fededegno del tuo slancio!

Quanti dettagli in sintesi, con te!
Quante pressioni identiche, ai tuoi piedi!
Quanto rigore e quanti patrocinî!

È sciocco
codesto metodo di patimento,
codesta luce modulata e virulenta,
se ti basta la calma a far segnali
seri, caratteristiche fatali.

Uomo, su via, vediamo;
dimmi quel che mi accade,
che, pur gridando, io son sempre ai tuoi ordini.

[28 nov. 1937]



Il 16 marzo del 1920 nacque Tonino Guerra, poeta, scrittore e sceneggiatore italiano
L'ultimo cantastorie che ci ha lasciato nel 2012



I Bu (I Buoi)

Andé a di acsè mi bu ch'i vaga véa,
che quèl chi à fat i à fatt,
che adèss u s'èra préima se tratour.
E' pianz e' còr ma tòtt, ènca mu mè,
avdai ch'i à lavurè dal mièri d'ann
e adèss i à d'andè véa a tèsta basa
dri ma la còrda lònga de' mazèll.



Ditelo ai miei buoi che l'è finita che il loro lavoro
non ci serve più che oggi si fa prima col trattore.
E poi commoviamoci pure a pensare alla fatica
che hanno fatto per mille anni
mentre eccoli lì che se ne vanno a testa bassa
dietro la corda lunga del macello.





…U ì è dal sàiri che
pròima d’àandè a lèt
a stàgh disdai
sòura una bènca de teràz
e a gurèr la vala.
U m pèr ch’apad’aspitè
qualcadéun. E po és un amòigh
o un parént o i manda un telegràma
o se no i telefona.
Invéci l’è sultènt
l’acqua de fiòmm alazò
ch’ vu parlé sa mé.

Ci sono sere
che prima d’andare a letto
sto seduto sulla panca del terrazzo
e guardo la valle.
Mi sembra che debba aspettare
qualcuno. Puo’ essere un amico
o un parente o mi mandano un telegramma
o altrimenti telefonano.
Invece è soltanto
l’acqua del fiume laggiù
che scivola sui sassi
che vuole parlare con me




Il 16 marzo del 1922 nacque Claudio De Cuia, poeta italiano

Nato nella Città dei due Mari nel Marzo del 1922, è socio ordinario della “Società di Storia e Patria per la Puglia”.
Nella sua cinquantennale attività di scrittore ha narrato le vicende storiche della sua città. Oltre alla composizione di numerose poesie, ha trascritto il Vangelo di San Giovanni in versi in dialetto tarantino. Si dedica inoltre all’attività grafica artistica e diverse sue opere xilografiche figurano in numerose raccolte pubbliche e private.
Tra le opere, citiamo “A storia nostre” (la storia di Taranto dalle origini al Settecento); “A Cummedie de Dande” (passi scelti dalla Divina Commedia); “Pasche e Primavere” (raccolta di poesie dialettali di argomento pasquale); “Ore, ‘ngienze e mmirre” (raccolta di poesie di argomento natalizio); “ ‘U Briviarie d’a nonne” (invocazioni, scongiuri, preghiere, devozioni popolari, auguri, filastrocche e ninne-nanne in dialetto tarantino).



Pasqua tarantina

Stamani per tempo il ponentino
si è messo con maggiore impegno a stuzzicare
l’ultima nuvola; deve preparare
il migliore scenario celestiale
per il Giovedì Santo!… Le ha aiutate
per l’occasione il sole da lontano
e tutti e due insieme, oggi, d’accordo
hanno asciugato l’ultimo strascico di pioggia
che l’Inverno lascia in braccio alla Primavera!
La prima posta è già pronta scalza
per il giro della campagna e della città
e per la Processione, domani, dei Misteri.
In questo giorno la Chiesa è a lutto con l’altare
spoglio di tovaglie e libri sacri;
neanche la campana suona a morto,
non vedi accendere neanche una lampada
davanti alle nicchie coperte e nude
e il Crocifisso ( vai a capire da quanti anni)
dal pulpito guarda sedie e panche
vuoti di fedeli e di devoti.
Sopra alla sepoltura di un Cardinale,
sotto ad uno stemma con quattro cherubini,
la Morte con tre versi in latino
dice che nulla vale dinanzi a lei.
Due angeli di marmo sull’altare,
muti, non visti, siedono da ieri;
da quando è stata posta tra i candelabri
l’Urna per l’Adorazione sopra un mare
di rose e di camelie e nel mezzo la scia
dell’incenso e l’odore morto di candele
che aspettano il Gloria per sciogliere il gelo.
E zitta, almeno adesso, malinconia.
Non lo senti l’odore della cannella?! Spande
davanti ai forni un’allegria di festa!
E’ la Pasqua tarantina che si veste
con gli odori migliori! Torna qui portando
ai bambini la bambola del dolce tipico,
ai perdoni il suono dolce della medagliera, le due processioni
ed in cielo la prima rondine incerta!

(da” Pasqua e Primavera”, Taranto 1989)

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Il 12 marzo del 1863 nacque Gabriele D'Annunzio
Postato da dada il Lunedì, 13 marzo @ 13:58:02 CET (382 letture)
Ricerche d'autore


Il 12 marzo del 1863 nacque Gabriele D'Annunzio e il primo marzo del 1938 ci lasciava.
Fu uno dei poeti e scrittori più importanti, famosi e amati della letteratura italiana
“il Vate” Gabriele D’Annunzio.




O FALCE DI LUNA CALANTE

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme…
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!



PASTORI D’ABRUZZO

Settembre. Andiamo è tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare,
vanno verso l’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti alpestri
ché sapor d’acqua natia
rimanga nei cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
Oh voce di colui che primamente
conobbe il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral
cammina la greggia.
Senza mutamento è l’aria
e il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci rumori,
ah perché non son io coi miei pastori?




STRINGITI A ME

Stringiti a me,
abbandonati a me,
sicura.
Io non ti mancherò
e tu non mi mancherai.
Troveremo,
troveremo la verità segreta
su cui il nostro amore
potrà riposare per sempre,
immutabile.
Non ti chiudere a me,
non soffrire sola,
non nascondermi il tuo tormento!
Parlami,
quando il cuore
ti si gonfia di pena.
Lasciami sperare
che io potrei consolarti.
Nulla sia taciuto fra noi
e nulla sia celato.
Oso ricordarti un patto
che tu medesima hai posto.
Parlami
e ti risponderò
sempre senza mentire.
Lascia che io ti aiuti,
poiché da te
mi viene tanto bene!



UN RICORDO

Io non sapea qual fosse il mio malore
né dove andassi. Era uno strano giorno.
Oh, il giorno tanto pallido era in torno,
pallido tanto che facea stupore.

Non mi sovviene che di uno stupore
immenso che quella pianura in torno
mi facea, cosí pallida in quel giorno,
e muta, e ignota come il mio malore.

Non mi sovviene che d’un infinito
silenzio, dove un palpitare solo,
debole, oh tanto debole, si udiva.

Poi, veramente, nulla piú si udiva.
D’altro non mi sovviene. Eravi un solo
essere, un solo; e il resto era infinito.



IL VENTO SCRIVE

Su la docile sabbia il vento scrive
con le penne dell’ala; e in sua favella
parlano i segni per le bianche rive.

Ma, quando il sol declina, d’ogni nota
ombra lene si crea, d’ogni ondicella,
quasi di ciglia su soave gota.

E par che nell’immenso arido viso
della pioggia s’immilli il tuo sorriso.



CANTA LA GIOIA

Canta la gioia! Io voglio cingerti
di tutti i fiori perché tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa magnifica donatrice!

Canta l’immensa gioia di vivere,
d’esser forte, d’essere giovine,
di mordere i frutti terrestri
con saldi e bianchi denti voraci,

di por le mani audaci e cupide
su ogni dolce cosa tangibile,
di tendere l’arco su ogni
preda novella che il desìo miri,

e di ascoltare tutte le musiche,
e di guardare con occhi fiammei
il volto divino del mondo
come l’amante guarda l’amata,

e di adorare ogni fuggevole
forma, ogni segno vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia caduca,
ogni apparenza ne l’ora breve.

Canta la gioia! Lungi da l’anima
nostro il dolore, veste cinerea.



Frasi di Gabriele D'Annunzio


“Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non scambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei”

“La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua.”

“La nostra vita è un’opera magica, che sfugge al riflesso della ragione e tanto più è ricca quanto più se ne allontana, attuata per occulto e spesso contro l’ordine delle leggi apparenti.”

“Gli uomini d’intelletto, educato al culto della Bellezza, conservano sempre, anche nelle peggiori depravazioni, una specie di ordine.”

“Colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale molto ha gioito.”

“L’istinto di ferocia bestiale si celava in fondo alla sua sensualità possente”

“Il privilegio dei morti: non moriranno più.”

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