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Novità › I Ragazzi della via Pal
I Ragazzi della via Pal
Postato da Paolo il Domenica, 09 dicembre @ 22:32:26 CET (36107 letture)
Le opere di Paolo III

Passando davanti a un campo sportivo, oggi, noti disciplinati ragazzi che si muovono – poco – agli ordini di occhiuti istitutori. Sopra di loro, idealmente, scorgi uno sponsor o un'autorità comunque indefinibile. Le infrastrutture sono plastificate. L'occhio informatico è sempre aperto. Eppure, questi ragazzi, non sono diversi da quelli raccontati nella famosa storia di Molnar, un secolo fa. Le loro esigenze sono le stesse: essere amati, esprimersi e crescere. Ovviamente, amano anche loro: dapprima sul loro campo di gioco; poi muovendosi su altri scenari.


Se Ferenc Molnar, autore e figlio di medico, fosse stato tra i personaggi del suo romanzo più famoso avrebbe avuto undici anni. Infatti, la vicenda iniziò nella primavera del 1889 a Budapest e si concluse entro l'anno scolastico allora corrente. Suoni di organetti, canti di madri o fantesche, scampanii entrarono dalle finestre di una scuola. Una inquieta scolaresca attese la fine delle lezioni. Gli scolari, costituenti il cluster “Ragazzi della via Pal”, erano disinteressati al programma scolastico ma concentrati su quello bellico. Si preparava la guerra contro le “Camicie Rosse”, di stanza all'Orto Botanico con annessa isoletta in mezzo a laghetto: essi volevano prendersi il campetto dei Ragazzi per giocarvi a pallone. Inutile dire che avrebbero potuto giocarvi tutti insieme come è quasi inutile dire che a tutte le età, almeno a quei tempi in Europa, piacevano le guerre classiche. Tra i Ragazzi, spiccava il minuto Erno Nemecsek, unico soldato semplice in mezzo a tutti ufficiali. Il soldatino subì un atto di bullismo da parte dei due fratelli Pasztor, due Camicie che gli rubarono le biglie appena vinte al gioco. Di lì a poco egli scoprì il capo dei nemici, tale Feri Ats, furtivamente introdotto nel campo dei Ragazzi; e fuggì. Il piccolo volle riabilitarsi presto offrendosi volontario per una spedizione all'isola che c'era, in mezzo al solito laghetto, per recuperare l'onore perduto e restituire la “visita” alle Camicie. Nel corso dell'impresa, finì per due volte a fare un bagno completo fuori stagione: la prima per caso nel laghetto, la seconda per necessità nella vasca dei pesci rossi; aveva infatti maldestramente acceso un fiammifero nella serra e, per non essere tutti scoperti dalle Camicie, capitan Janos Boka e Csonakos gli avevano appunto ordinato l'immersione per nascondersi. Grave e secondo errore del capitano: il primo fu quello fu di non riportare subito a casa il soldato gelato dal bagno nel laghetto. Il secondo fu appunto di fargli fare il bis. Alla fine del terzo capitolo, tutto era quasi irrimediabilmente compromesso, per il prode Erno e non solo per lui. La sorella di Csele, intanto, cucì una nuova bandiera perché quella vecchia era stata trafugata da quel criminale di Ats: il bianco sostituì il verde per esaurimento del colore originale, il rosso rimase; l'identità collettiva pure rimase incerta. L'encomiabile sorella di Csele si dedicò all'attività oggi riservata alle ultime sartine d'Italia, e cioè le Cinesi. Il trio dei Ragazzi in fuga dall'Orto Botanico fu favorito, si fa per dire, dalla “camicia” Szebenics che sbagliò varie volte a individuare i nemici e male indirizzò i compari all'inseguimento: era già tempo di fake news. Sempre Erno protagonista: si fece scoprire membro di una società segreta che faceva incetta di stucco per vetri, s'improvvisò agente segreto sulle orme del traditore Geréb, s'introdusse per l'ennesima volta nell'orto delle Camicie. Lì fu scoperto dalle Camicie riunite in gran consiglio, e fu degno di un Muzio Scevola. Il perfido Ats ordinò ai Pasztor di fargli fare l'ennesimo bagno nel lago, e lì si esagerò davvero. Poco importò che il capo camiciaio , di lì a poco, ordinasse ai bulli Pasztor d'immergersi a loro volta per punizione: quelli non pativano niente. La critica di Molnar è proprio diretta all'autorità: non tanto alla scuola, alla società o all'organizzazione del lavoro. L'esempio insufficiente è quello più vicino di tutti: quello del capoclasse oggi, come quello del superiore domani. Ancora una decina d'anni, il romanzo uscì nel 1907, e la Grande Guerra spazzerà via tutto. L'Ungheria, ala dell'Aquila d'Asburgo, seguirà la caduta del suo Re Apostolico e non si rialzerà più. Solo ai giorni nostri sarà completa la dissoluzione della sua ultima unità costitutiva, e cioè la famiglia. Si preparò la guerra e le Camicie attaccarono i Ragazzi sul campo prospiciente la segheria con le sue infrastrutture. Il traditore Geréb fu arruolato di nuovo tra i Ragazzi, dopo che la fantesca Maria aveva portato una lettera di supplica a Boka. E' il secondo personaggio femminile a comparire: Molnar ebbe numerose donne e probabilmente si trovò meglio con loro, da come racconta le dinamiche maschili. Nemecsek cadde malato: tuttavia dovette ancora sacrificarsi. Se non fosse personalmente intervenuto a fermare Ats in combattimento, il piano elaborato dallo stratega Boka sarebbe andato in fumo e la guerra perduta. Lo sforzo compiuto sfinì il Ragazzo che fu raccolto con abbraccio pietoso della Mamma, intervenuta sul campo dopo avere notato l'assenza del figlio dal letto di malattia. Ci fermiamo qui nel racconto della nostra rilettura. Nemecsek si staglia sullo sfondo di un mondo già in rovina: tutto il suo operato è eroico e lui non ha altra scelta per affermare la sua identità. Ragazzi e Camicie non furono altro che baby gang: proprio come quelle che oggi si muovono in Italia composte da Sudamericani; è curioso come uno dei romanzi europei più tradotti nel mondo riguardi questi eredi. Oggi 80 milioni di ragazzi, anche grandicelli, giocano a Fortnite davanti al PC; a Budapest, invece, c'è un monumento dedicato ai Ragazzi della via Pal davanti alla strada: sembrano già entrati nel mito. Indicano che vale sempre la pena impiegare energie per un bene superiore e, per questo, si corrono dei rischi. A differenza che nel mondo classico, però, oggi è difficile - per non dire impossibile - accettare la morte. Eppure, anche in presenza di comportamenti inadeguati o maldestri, come in questo romanzo, non c'è una responsabilità definita di un fenomeno ineluttabile. I Ragazzi non avevano allenatori, tutori, educatori o trainer sul campo: interpretavano la loro storia, senza bisogno di cercare colpevoli quando le cose andavano male. Più che l'alternarsi di giorni tristi e lieti, Boka alla fine avrà capito che vivere significa soprattutto accettare l'enigma della sofferenza, invece di esserne schiavi. Questo ce lo ricorda quello che non fu schiavo di nulla e di nessuno: Nemecsek che, dopo essersi opposto con tutte le sue forze al crollo del suo mondo, si apre alla trasformazione del mondo. Per questo abbiamo concluso la terza lettura lasciando aperto il finale e confidando, più che nella patria, nel Padreterno.

Giuseppe Paolo Mazzarello






"I Ragazzi della via Pal" | Login/Crea Account | 3 commenti
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Re: I Ragazzi della via Pal (Voto: 1 )
di dada il Domenica, 09 dicembre @ 23:49:05 CET
Che piacere rileggerti Dottore! Sono sempre profondi i tuoi post, elevano il livello del sito Casatea, scusa se entro con il mio soprannome Dada, ma se entro come Grazia amministratore non mi fa commentare, misteri del server...ne approfitto per augurarti Buone Feste

| Parent

Re: I Ragazzi della via Pal (Voto: 1 )
di dada il Lunedì, 10 dicembre @ 11:26:36 CET
Il libro era destinato agli adulti. L'autore, ebreo, voleva denunciare la mancanza di spazi verdi destinati al gioco dei ragazzi. Un problema di stringente attualità. Abbiamo cementificato tutto, con risultati disastrosi: tra l'altro, il rischio frane e inondazioni è aumentato paurosamente. Pal (in realtà Paal: la "a" ungherese è molto lunga) significa semplicemente Paolo. E' un cognome molto diffuso in Ungheria, specie tra gli ebrei, molto numerosi in Ungheria prima del genocidio.

| Parent

Re: I Ragazzi della via Pal (Voto: 1 )
di Paolo il Lunedì, 10 dicembre @ 20:03:14 CET
Cara Dada e cari Lettori, d'ogni tanto riscrivo in sintesi alcune storie. In questo caso l'ispirazione, come un anno fa per la “Chiesa del Gesù a Genova”, è stata quella della vita giovanile: anche quando scorre sommersa. Le fonti del romanzo sono quelle che, Dada, hai indicato. La dedica è ai giovani ma gli auguri per le imminenti Feste Natalizie sono per tutti. Come per i racconti da scrivere o riscrivere, così è necessario mettersi all'opera per gli avvenimenti. Per i fatti , può valere quello che Hemingway scrisse per le idee narrative: “I know some pretty good ones.”

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