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Novità › Il 13 gennaio del 1915: terremoto in Marsisa 30.519 vittime
Il 13 gennaio del 1915: terremoto in Marsisa 30.519 vittime
Postato da dada il Domenica, 13 gennaio @ 14:51:02 CET (66067 letture)
Storia
I documenti storici e le indagini paleosismologiche effettuate nel territorio del Fucino rendono plausibili forti terremoti nei distretti sismici marsicani in epoca antica e in particolare nel corso del Medioevo. Nel 1231 un sisma con epicentro a San Germano, la contemporanea Cassino, causò gravi danni anche nell'area fucense rovetana così come avvenne con il sisma del 1315 e con il terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349 con epicentro a Pozzilli nel contemporaneo Molise. Altri eventi sismici di rilievo causarono danni nella Marsica e nell'intera provincia aquilana negli anni 1456, 1461, 1703, 1706 e nel 1885[6].
Il 24 febbraio 1904 un terremoto di magnitudo stimata di 5.7 con epicentro a Rosciolo dei Marsi causò gravi danni al patrimonio architettonico dell'area non facendo tuttavia registrare alcuna vittima[7]. Pochi mesi dopo, il 2 novembre dello stesso anno, un sisma di magnitudo 4.8 fu registrato nel distretto sismico fucense. La stessa magnitudo fu registrata nella Marsica Occidentale il 22 febbraio del 1910 e nella Marsica Orientale il 14 aprile 1914.

Dati storici



Il castello medievale di Avezzano prima del terremoto



Soccorritori al lavoro tra le macerie di Avezzano



La torre di Sperone in bilico dopo il sisma


Dopo circa sei anni dal terremoto di Messina avvenuto il 28 dicembre 1908, pochi mesi prima dell'ingresso nella prima guerra mondiale, l'Italia tornò ad essere funestata da un altro violentissimo sisma.

Esso avvenne, secondo i dati ufficiali dell'INGV, alle ore 07:52:43 (mentre un telegramma informativo inviato dal comune di Tagliacozzo al Ministero dell'interno riporta le ore 07:48[3]). La scossa principale di origine tettonica, secondo il sismologo Alfonso Cavasino, non fu preceduta da alcun evento premonitore tale da creare un particolare allarme[2]. La sua intensità fu pari all'XI grado della scala Mercalli; in seguito la sua magnitudo fu stimata in 7.0 Mw. L'epicentro fu localizzato nella conca del Fucino in Abruzzo, ma l'ondata sismica colpì anche altre zone dell'Italia centrale come il Lazio e le Marche e parte della Campania, con effetti pari o superiori al VII grado della scala Mercalli. Nei mesi successivi si registrarono circa 1.000 repliche.

La scossa fu avvertita dalla Pianura Padana alla Basilicata, mentre a Roma i suoi effetti furono classificati tra il VI ed il VII grado della scala Mercalli.

Il sisma del 1915, per forza distruttiva e numero di vittime, è classificato tra i principali terremoti avvenuti in territorio italiano. Secondo i dati dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia le vittime furono 30.519 di cui oltre 10.000 nella sola città di Avezzano. Oltre al capoluogo marsicano i cosiddetti "quattro undicesimi della scala Mercalli" si riferiscono a Cappelle dei Marsi, Gioia dei Marsi e San Benedetto dei Marsi, località dove la distruzione fu pressoché totale.

La scossa fu avvertita anche nella capitale, producendo danni ad alcuni palazzi, nonostante ciò il Governo Salandra tardò molto a comprendere la vastità dell'area coinvolta e la drammaticità delle conseguenze: l'allarme in tutta la sua drammaticità fu lanciato ben dodici ore dopo la scossa principale con i lenti mezzi di comunicazione dell'epocadal comune di Sante Marie[15]. I primi inadeguati soccorsi giunsero nelle aree colpite solo all'alba del giorno successivo[16]. I soccorsi ufficiali, avviati dal Genio militare, furono coordinati dal Commissario Regio, Secondo Dezza.

La testimonianza di un sopravvissuto, operaio di Avezzano, riportata dal quotidiano Il Mattino del 14 gennaio 1915, è molto eloquente riguardo all'entità di questa catastrofe:

«Non mi resi subito conto di ciò che era avvenuto; ritenni dapprima che si trattasse del crollo improvviso dello stesso stabilimento dove ero occupato: catastrofe forse avvenuta per lo scoppio di qualche macchina. Non potevo immaginare quale orribile immane catastrofe si fosse abbattuta sulla ridente Avezzano, così tranquilla e piena di vita. La gamba sinistra mi doleva abbastanza, ma ciò non mi impedì di trascinarmi fino all'aperto. Ma appena fuori, le mie orecchie furono straziate da mille lamenti. Guardai Avezzano e credetti ancora di essere vittima di un orrendo sogno: il castello, gli stabilimenti dagli alti fumaioli, la Chiesa dell'artistico ed agile campanile, tutto era scomparso. Avezzano era scomparsa ed al suo posto non si scorgevano che pochi muri.»

Prima del sisma, Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull'economia dell'area, non solo nell'agricoltura ma anche nel settore terziario.



Villino Palazzi, unica abitazione di Avezzano rimasta in piedi intatta

Il terremoto colpì violentemente anche tutti i centri dell'area fucense, della valle Roveto, dell'alta e media valle del Liri e del Cicolano. Avezzano, situata nell'area epicentrale, venne completamente rasa al suolo: le vittime furono tantissime, 10.700 su un totale di circa 13.000 abitanti. Tra queste risultò anche il sindaco, Bartolomeo Giffi. I pochissimi sopravvissuti, in gran parte feriti, rimasero senza un tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi, comprese le scuole, le chiese e il castello. Restò in piedi, intatto, solo il villino del cementista bolognese Cesare Palazzi, al quale è applicata una targa commemorativa con su scritto "Unica casa che ha resistito al terremoto del 13-1-1915".

Il terremoto isolò completamente la zona e i soccorritori, partiti la sera inoltrata del 13 gennaio arrivarono il giorno dopo anche a causa dell'impraticabilità di ferrovia e strade causata da frane e macerie.

Isolate e danneggiate in Abruzzo anche le valli dell'Aterno e del Tirino. Nel mandamento di Borgocollefegato, la contemporanea Borgorose, e a Sora si registrarono centinaia di vittime e gravissimi danni al patrimonio architettonico, al pari di molti centri dell'alta e media valle del Liri come Isola, Arpino e Veroli. Più di 9.000 uomini, fra militari e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporto dei feriti negli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori venne, in seguito, concessa una medaglia di benemerenza dal duca di Genova, Tommaso di Savoia, che venne nominato Luogotenente Generale del Regno da Vittorio Emanuele III, re d'Italia.

L'evento sismico mise in evidenza l'impreparazione e, in parte, l'impotenza dello Stato italiano. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò prima la protesta per quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare e da subito chiese l'assegnazione di fondi per la ricostruzione della Marsica.



Vignetta sul terremoto del 1915 e sulla prima guerra mondiale

Nell'estate del 1914 era iniziata la prima guerra mondiale e, anche se l'Italia non vi entrò fino al maggio del 1915, ciò influì molto sulla permanenza dell'esercito nella regione colpita. I reparti impegnati, infatti, furono presto chiamati al fronte. Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani: la gran parte di loro fu affidata all'Opera Nazionale di Patronato "Regina Elena" ed accolti presso istituti, grazie alla volontà e al lavoro del prelato Don Orione, al quale fu affidata la responsabilità di restituire i bambini orfani ai parenti ancora in vita. Una delle più incombenti urgenze fu rappresentata dalla raccolta e dal seppellimento dei cadaveri che, onde evitare epidemie, avvenne perlopiù in fosse comuni.

Per i pochi giovani sopravvissuti sfumò di lì a poco anche la possibilità di essere esonerati tanto che dovettero partecipare come soldati dell'esercito alla grande guerra. Molti di loro, oltre 2.000, persero la vita sul fronte, lungo l'Isonzo e sul Carso.




L'abitato di Frattura Vecchia completamente distrutto nel 1915, situato sul corpo di frana del Monte Genzana che ha generato il lago di Scanno

Avezzano vide crollare i monumenti e con essi anche parte della sua identità: il castello Orsini-Colonna, la collegiata di San Bartolomeo, il teatro Ruggeri, il palazzo Torlonia, il convitto femminile "Clotilde di Savoia".

Per assistere oppure ospitare i terremotati furono realizzate, nei comuni della Marsica, delle strutture conosciute come "casette asismiche", che sono in parte ancora esistenti e che rappresentano, in qualche modo, la memoria storica e tangibile dell'evento.

Giunse al governo italiano la solidarietà dei paesi europei, inclusa addirittura l'Austria, i cui rappresentanti inviarono un messaggio ufficiale di solidarietà al ministro degli affari esteri, Sidney Sonnino. Si susseguirono variegati gesti solidali come l'arrivo nelle zone colpite dal sisma dell'allora re d'Italia, Vittorio Emanuele III e di personaggi come Guglielmo Marconi, Gaetano Salvemini, le preghiere di Papa Benedetto XV, l'aiuto alle migliaia di orfani di San Luigi Orione, di San Luigi Guanella e dell'allora Vescovo dei Marsi, Mons. Pio Marcello Bagnoli, i soccorsi del patriota Nazario Sauro e dei compagni irredentisti. Molti furono gli intellettuali del tempo a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica verso la tragedia, tra questi figurano Ignazio Silone, Benedetto Croce e Gabriele D'Annunzio[10][28]. Numerose amministrazioni comunali italiane si adoperarono per favorire la raccolta di fondi per affrontare l'emergenza.

La contemporanea città di Avezzano conta oltre 42.000 abitanti ed è il comune più esteso e popoloso della Marsica ed uno tra i più popolati della regione Abruzzo[31]. Essendo stata completamente ricostruita, è priva di un centro storico vero e proprio e la maggior parte delle abitazioni è costituita da piano terra e primo piano. Solo le costruzioni più recenti presentano più di due piani, ciò perché i criteri costruttivi antisismici si sono evoluti.

Geologia e aspetti sismotettonici

Rovine del castello Orsini-Colonna di Avezzano dopo il terremoto
Il territorio abruzzese è caratterizzato da una notevole attività sismica, legata prevalentemente a processi di distensione crostale. Il campo deformativo plio-quaternario è tuttora attivo. Il Fucino è un'ampia depressione tettonica circondata da faglie normali e transtensive attive nel Pliocene superiore-Quaternario. È presente anche una fase deformativa compressiva tardo messiniano-pliocenica inferiore schematicamente attribuita a quattro principali unità, a direzione grossolanamente NNO-SSE, convergenti a levante: "Costa Grande-Monte d'Aria", "Monte Cefalone-Monti della Magnola", "Altopiano delle Rocche - Gole di Celano" e "Monte Sirente". Queste strutture compressive deformano sottostanti strati mesozoico-terziarie appartenenti a due domini deposizionali.

Il primo raggruppa una sedimentazione persistente di piattaforma annegata nel Miocene e il secondo delle aree annegate nel Mesozoico con sedimentazione persistente di scarpata e di bacino, quest'ultima immediatamente a NE del Fucino. In corrispondenza del primo dominio poggiano le calcareniti a briozoi del Langhiano-Tortoniano, mentre vi è una lacuna tra il Cretacico superiore e la fine del Miocene inferiore. Nel secondo dominio invece vi è una maggior continuità fino al Miocene medio. Questa discrepanza potrebbe essersi creata in concomitanza della fase disgiuntiva legata al rifting liassico che si è mantenuta fino al Miocene medio.

Affiorano così depositi continentali alluvio-colluviali attribuibili al Plio-Pleistocene e, in particolare in corrispondenza dell'antico fondo lacustre caratterizzato da sedimenti limosi, all'Olocene.



Sperone di Gioia dei Marsi a cavallo della terminazione meridionale della faglia del Fucino, nota come faglia del monte Serrone
L'evoluzione quaternaria del bacino è legata all'attività di due principali faglie, una in direzione NO-SE e immersione occidentale, tangente l'ex lago a SudEst, e l'altra, tangente a Nord, in direzione OSO-ENE e immersione meridionale.

Si formarono scarpate di faglia (fagliazione principalmente olocenica), spaccature del terreno, vulcanelli di fango, frane, variazioni della topografia e cambiamenti chimico-fisici delle acque.

Fonte: Wikipedia






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