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Il 13 gennaio del 1915: terremoto in Marsisa 30.519 vittime
Postato da dada il Domenica, 13 gennaio @ 14:51:02 CET (29750 letture)
Storia
I documenti storici e le indagini paleosismologiche effettuate nel territorio del Fucino rendono plausibili forti terremoti nei distretti sismici marsicani in epoca antica e in particolare nel corso del Medioevo. Nel 1231 un sisma con epicentro a San Germano, la contemporanea Cassino, causò gravi danni anche nell'area fucense rovetana così come avvenne con il sisma del 1315 e con il terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349 con epicentro a Pozzilli nel contemporaneo Molise. Altri eventi sismici di rilievo causarono danni nella Marsica e nell'intera provincia aquilana negli anni 1456, 1461, 1703, 1706 e nel 1885[6].
Il 24 febbraio 1904 un terremoto di magnitudo stimata di 5.7 con epicentro a Rosciolo dei Marsi causò gravi danni al patrimonio architettonico dell'area non facendo tuttavia registrare alcuna vittima[7]. Pochi mesi dopo, il 2 novembre dello stesso anno, un sisma di magnitudo 4.8 fu registrato nel distretto sismico fucense. La stessa magnitudo fu registrata nella Marsica Occidentale il 22 febbraio del 1910 e nella Marsica Orientale il 14 aprile 1914.

Dati storici



Il castello medievale di Avezzano prima del terremoto



Soccorritori al lavoro tra le macerie di Avezzano



La torre di Sperone in bilico dopo il sisma
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La prima lotteria
Postato da dada il Mercoledì, 09 gennaio @ 14:59:26 CET (30018 letture)
Storia





Il 9 gennaio 1449 si tenne in piazza Sant'Ambrogio a Milano quella che si presume essere la prima lotteria della storia italiana, svoltasi col fine di aiutare le esangui casse della Aurea Repubblica Ambrosiana, allora in guerra contro Venezia. La prima lotteria italiana, si tenne a Milano in Piazza Sant'Ambrogio, il 9 gennaio 1449. L’inventore del gioco più diffuso anche oggi fu un giovane banchiere milanese, il cui nome è Cristoforo Taverna. Egli ebbe quest’idea grazie al periodo di crisi economica che si stava abbattendo sull'Italia, avendo come conseguenza la diminuzione della maggior parte delle forme di commercio. Naturalmente, nei momenti di difficoltà, la gente preferiva custodire i propri averi e risparmi al sicuro nelle proprie case piuttosto che investirli in azioni e affari. La Aurea Repubblica Ambrosiana, in quel periodo in guerra contro Venezia, aveva bisogno di fondi per rimpinguare le sue casse ormai prosciugate. La lotteria del 9 gennaio 1449 ebbe luogo proprio per aiutare la patria in un momento di avversità. Essa offriva ai cittadini italiani l’opportunità e la speranza di ambire al primo premio in denaro, pur non avendo molti soldi da giocare.
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Vacanza ad Antibes - Juan les Pins
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 luglio @ 16:56:22 CEST (3433 letture)
Storia




Siamo in vacanza ad Antibes e mi piace approfondire la conoscenza e la storia del luogo.

Da Antipolis a Antibes
Quella di Antibes Juan-les-Pins è una storia lunga millenni. Nel V secolo a.C. i Greci, dopo aver fondato Marsiglia (Massalia), istituiscono ad Antibes, ancor prima che a Nizza (Nikaia), un primo centro per gli scambi commerciali cui danno il nome di Antipolis.



Civitas antipolitana
Passata pacificamente sotto i Romani, in questo periodo Antipolis conosce un notevole sviluppo. La città si trova sulla via Aurelia, una delle principali vie di comunicazione dei Galli e indiscusso fattore di sviluppo economico; cominciano così a sorgere i primi monumenti (teatro, anfiteatro, agorà, terme, acquedotti, archi di trionfo...) e la città diviene un importante porto commerciale da cui transitano numerose navi che trasportano vino, olio e ceramiche. Non vengono trascurate però, le risorse locali, in particolare la pesca e le saline. È qui infatti che si producono alcuni condimenti che accederanno a pieno titolo alle tavole romane, come il garum, una salsina a base di pesce lasciato fermentare al sole fino a completa dissoluzione in una miscela di acqua salata e miele, e poi filtrato.
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Il Po tra storia e leggenda
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 17:27:21 CEST (2226 letture)
Storia


Da quando sono venuta ad abitare in provincia di Pavia, oltre alla storia di questa bella città, mi piace studiare la storia della pianura Padana e quindi del fiume Po.



Sulle acque del grande fiume è passata la Storia. Ma sulle sue sponde si sono svolte anche molte vicende che, tramandate di generazione in generazione, si sono trasformate in miti e leggende. E se spesso il tempo è sufficiente a creare racconti fantastici, la nebbia e i paesaggi della pianura hanno sicuramente contribuito a dar vita a personaggi che appartengono più alla fantasia che alla realtà.



Il fiume Po, lungo ben 652 km con un bacino di 71.000 km quadrati, nasce in Piemonte, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, la vetta più alta delle Alpi Cozie, precisamente in località Pian del Re; inizia da lì il suo lungo corso fino all’ampio delta nella regione storica del Polesine, sul confine tra Veneto (provincia di Rovigo) ed Emilia Romagna (provincia di Ferrara), dividendosi in 5 rami principali e centinaia di altri corsi d’acqua minori, per poi sfociare nel Mare Adriatico, presso Porto Tolle.



Secondo recenti studi il Grande fiume deve il suo nome ad un vocabolo orientale, forse cinese, che avrebbe il significato di “palude”, anche se la sua origine si è sempre considerata derivata da “Padus”, in riferimento ai numerosi alberi di pino che costeggiano le rive del fiume (“Pades” indica la resina prodotta da alcuni esemplari di pini selvatici presenti in abbondanza proprio vicino alle sorgenti del Padus). E’ certo che da Padus deriva il termine “padano” e da quest’ultimo il nome della pianura padana che si estende ai lati del fiume Po. Conosciuto come Eridano ai tempi della Grecia antica, indicando così il fiume mitico situato grossolanamente a sud della Scandinavia, formatosi dolo l’ultima glaciazione europea, il Po, nella lingua dei liguri, è invece conosciuto come “Bodincus” (privo di fondo) e a sostegno di tale argomentazione si cita Mounteu da Po, una città presso la quale si trova il sito archeologico di Industria, dall’antico nome di Bodincomagus.
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9 agosto 1945, la bomba atomica su Nagasaki
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 09 agosto @ 20:28:29 CEST (1759 letture)
Storia








Il 9 agosto 1945, alle 11.02, sulla città portuale di Nagasaki viene sganciata la seconda bomba atomica, nome in codice Fat Man per la sua forma ovoidale, tre giorni dopo quella che aveva distrutto Hiroshima. Lungo 2,34 metri con un diametro di 1,52 metri, l'ordigno utilizzava plutonio-239 e rilasciò una potenza di 21 chilotoni, molto più dell’energia sprigionatasi da Little Boy. Nagasaki, obiettivo di ripiego nel caso in cui non fosse possibile bombardare la città di Kokura, per le condizioni climatiche, fu protetta dalle montagne che la circondavano, ma l'ordigno esplose a 500 metri dal suolo nella zona industriale Urakami, sede di fabbriche di munizioni, scuole, edifici pubblici e abitazioni civili. Polverizzò tutto ciò che esisteva nel raggio di 1 km, ma l'onda d'urto produsse crolli e incendi fino a 15 km dall'epicentro. Morirono all'istante 40 mila persone su 240 mila abitanti, ma il numero totale delle vittime viene comunque stimato intorno alle 80 mila persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti.




La ricostruzione della città iniziò subito, nel 1946, ma non nel quartiere di Urakami dove nel 1955 furono realizzati un “parco della pace” e un museo dell’atomica, che illustra i drammatici eventi del '45: ci sono molte immagini di Nagasaki prima della bomba, l'orologio bloccato alle 11.02, ora dell'esplosione, le storie dei sopravvissuti e il suono dell'acqua che scorre incessante. Era ciò che più mancava ai sopravvissuti, è il simbolo di sofferenza e rinascita. Nel parco ci sono sculture donate da tutti i Paesi del mondo. Tra queste la Statua della Pace di Seibo Kitamura: raffigura un uomo che alza la mano destra verso il cielo da dove arrivò la morte e che tende la sinistra come a invocare la pace.


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Chiesa Romanica di San Secondo, Cortazzone (AT)
Postato da dada il Martedì, 04 aprile @ 18:56:13 CEST (1788 letture)
Storia






San Secondo di Cortazzone – facciata

Non vi sono documenti che attestano la fondazione delle chiesa e poche sono anche le notizie sulla sua storia antica. Si è avanzata l'ipotesi che essa fosse in origine parte di un monastero benedettino; si sa che all'inizio del XII secolo era assoggettata ai vescovi di Pavia che avevano infeudato queste terre al Monastero di San Secondo ad Asti. Più tardi, la chiesa divenne ecclesiasticamente dipendente dal vescovo di Asti e funzionò da parrocchiale del borgo che doveva ergersi nelle vicinanze, prima che venisse abbandonato dai suoi abitanti per cercare maggiore sicurezza nelle fortificazioni di Cortazzone.



La chiesa testimonia, assieme ad altre, la grande fioritura del romanico nel Monferrato astigiano; essa condivide con la pieve di San Lorenzo a Montiglio Monferrato, di Santa Fede a Cavagnolo, dei Santi Nazzaro e Celso a Montechiaro d'Asti il bicromatismo delle strutture murarie (dato dall'accostamento del rosso dei mattoni con il biondo dorato dei conci di pietra arenaria, la presenza di capitelli in pietra scolpita, e l'impiego di una notevole varietà di elementi decorativi, quali archetti pensili, semplici ed intrecciati, mensole scolpite, cornici con motivo a scacchiera, ecc:



La chiesa presenta una facciata a salienti; su di essa sono visibili i segni di una tarda soprelevazione realizzata in mattoni al di sopra degli archetti pensili, quanto fu costruito il piccolo campanile a vela posto al suo culmine.



San Secondo di Cortazzone – fiancata sud

L'apparato decorativo della facciata è alquanto semplice. Il portale è inquadrato in un finto protiro leggermente aggettante e presenta un doppio arco di pietra: sull'arco più esterno trovano posto le figure di un uccello e di una testa umana. Più in alto, tangente all'archivolto, è posta una cornice con motivo a conchiglie (inteso da taluno come riferimento simbolico a San Giacomo ed al Camino di Compostela, essendo forse l'edificio sul passaggio dei pellegrini che, provenendo dal nord, andavano a ricongiungersi al Camino); sopra di essa si innalzano due brevi semicolonne che inquadrano la finestra rettangolare, non romanica, aperta con la soprelevazione della facciata.




Due semicolonne poste in corrispondenza delle pareti che dividono la chiesa in tre navate raggiungono in alto la serie di archetti pensili che, prima del rialzo, correva lungo le falde del tetto. Rare sono in facciata le raffigurazioni zoomorfe: curiosa, sulla destra, è l'immagine di un uccello a testa in giù, che si aggrappa con le zampe ad uno degli archetti.



dettagli dell’apparato scultoreo con mammelle e scena di accoppiamento

Se la facciata (confrontandola ad esempio con la chiesa di Santa Fede a Cavagnolo) appare alquanto spoglia, straordinariamente ricchi di decorazioni e raffigurazioni fantastiche sono la parete meridionale e le tre absidi della chiesa.
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Samarcanda
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 dicembre @ 17:52:11 CET (1706 letture)
Storia





Samarcanda è una delle più antiche città del mondo, che ha prosperato per la sua posizione lungo la Via della seta, la maggiore via commerciale di terra tra Cina ed Europa. Un tempo Samarcanda fu la città più ricca dell'Asia centrale e per la maggior parte della sua storia fece parte dell'Impero persiano. Fondata tra il VII e il V secolo,[1] Samarcanda era già capitale della satrapia della Sogdiana sotto gli Achemenidi di Persia quando Alessandro Magno (nella cultura persiana noto come come Iskander Khan) la conquistò nel 329 a.C.. Sotto i Sasanidi, Samarcanda rifiorì e diventò una delle città maggiori del loro Impero.



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Commemorazione del 4 novembre
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 novembre @ 14:07:44 CET (1646 letture)
Storia




Il 4 novembre l’Italia celebra il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate: si tratta di una festività per ricordare il 4 novembre 1918, anniversario della vittoria e del termine della prima guerra mondiale per l’Italia. Quel giorno, infatti, il Bollettino della Vittoria diede l’annuncio che l’Impero Austro-ungarico si arrendeva all’Italia, in base all’armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova. Con il successivo trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919), l’Italia completa l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste.
Se è giusto ricordare le vittime delle guerre è altrettanto giusto ripudiare la guerra stessa, come sottolinea la nostra Costituzione. Purtroppo capita che a volte tale giornata sia più una celebrazione delle armi che non un ricordo. A tal proposito condividiamo pienamente l’esortazione di Peacelink:



Il 4 novembre, in silenzio e dignità, le istituzioni democratiche, le associazioni e i movimenti umanitari, le persone di volontà buona, vadano a meditare in silenzio e a deporre un fiore dinanzi alle lapidi che ricordano coloro che furono assassinati, ne rimemorino i nomi e l’umanità, le vite assurdamente orribilmente estinte, e ci si impegni tutti a contrastare le guerre presenti e future. E sia infine cancellata la vergogna della macabra festa degli apparati di morte; si affermi il diritto alla vita per l’umanità intera. “Ogni vittima ha il volto di Abele” (Heinrich Boell).



A seguire ecco alcune frasi per il 4 novembre tratte dai messaggi che i vari Presidenti della Repubblica hanno inviato in occasione del Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate.

4 novembre 1918: per gli anziani, i superstiti, i Cavalieri di Vittorio Veneto è data vissuta, pagata; e ritorna carica della memoria di tanti eroici caduti, memoria di sacrifici, di gloria e di vittoria. Per questo è la giornata vostra, Forze Armate d’Italia! Per i più giovani, per i giovanissimi, cioè per tutti voi oggi alle armi, è pagina di storia che merita meditazione. (Oscar Luigi Scalfaro)
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La parola che risanava
Postato da Grazia01 il Sabato, 13 agosto @ 20:23:42 CEST (1763 letture)
Storia





Tutti i medici tradizionali credevano nelle persone, e i pazienti parlavano loro della propria natura. La natura veniva sperimentata, veniva sentita, odorata, assaporata dalle persone. Come lo spettatore, nel teatro greco, veniva educato a «sentire» l'attore, così il medico – quasi partecipasse a una tragedia greca – veniva educato, attraverso la mimesis (una simpatia che diventa sentire l'altro), a sentire la tragica vicenda di quella persona che sedeva dinanzi a lui e che, nella sua condizione umana, si era trovata in qualche guaio, in qualche contrarietà; e la natura cercava di guarire se stessa. Il concetto di salute non esisteva; esisteva solo l'idea di una natura più o meno capace di guarire costantemente se stessa. E ciò che il medico faceva, con il consiglio, con l'empatia, col potere della parola – la parola che risanava – e forse con pillole di coralli macinati o di mercurio, che sono altamente tossiche, come diremmo oggi, consisteva nell'incoraggiare la natura, nel rafforzare la natura, a compiere la propria azione guaritrice. Oggi ci è difficile pensare in questo modo alla funzione del medico. Pensiamo sempre che egli usi qualche strumento della sua professione per fare qualcosa al sistema o al sottosistema che c'è nel paziente, e che lui, non il paziente, conosce.

Ivan Illich

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Quando gli emigranti eravamo noi
Postato da Grazia01 il Domenica, 14 settembre @ 19:59:09 CEST (2534 letture)
Storia




L'Isola delle lacrime
ovvero
uno dei volti di New York






Proprio di fronte a Manhattan, nella bellissima baia naturale in cui è situato il porto di New York, a pochi minuti di traghetto dall’isola principale che costituisce il cuore della Grande Mela, c’è Ellis Island, un isolotto, la prima tappa per oltre quindici milioni di immigrati che partivano dalle loro terre di origine sperando di stabilirsi negli Stati Uniti.
Ellis Island (chiamata in origine Gibbet Island dagli inglesi che la usavano per confinarvi i pirati sorpresi “con le mani nel sacco” e utilizzata poi come impianto di fortificazione e deposito di munizioni) è una delle quaranta isole delle acque di New York: divenne famosa dal 1894 in quanto stazione di smistamento per gli immigranti; venne adibita infatti a questa nuova funzione quando il governo federale assunse il controllo del flusso migratorio, resosi necessario per il massiccio afflusso di immigrati provenienti essenzialmente dall’Europa meridionale e orientale.



La facciata dell'edificio, oggi adibito a
Museo dell'Immigrazione,
a Ellis Island, con le navi traghetto
che raggiungono l'isola
da Manhattan e da Jersey City


La "casa di prima accoglienza-prigione" rimase attiva fino al 1954, quando fu chiusa e abbandonata alle intemperie. Oltre cento milioni di americani possono far risalire la loro origine negli Stati Uniti a un uomo, una donna o un bambino che passarono per la grande Sala di Registrazione a Ellis Island. Oggi è trasformata in Museo dell’Immigrazione: l’ho visitato e ne metto a parte i navigatori della rete



Una nave carica di emigranti giunge
nel porto di New York


Fino al 1850 circa non esistevano procedure ufficiali per l’immigrazione a New York. In questa data l’impennata del numero di immigrati europei che fuggivano dalle grandi carestie del 1846 e dalle rivoluzioni fallite del 1848 spinse le autorità ad aprire un centro di immigrazione a Castle Clinton in Battery Park, sulla punta meridionale dell’isola di Manhattan. Verso il 1880 le privazioni che si soffrivano nell’Europa orientale e meridionale e la forte depressione economica nell’Italia meridionale spinsero migliaia di persone ad abbandonare il Vecchio Continente. Al contempo in America stava prendendo il via la rivoluzione industriale, con un crescente processo di urbanizzazione.



Il locale mensa per donne
e bambini a Ellis Island


Ellis Island fu aperta nel 1894, quando l’America superò un periodo di depressione economica e cominciò a imporsi come potenza mondiale. In tutta Europa si diffusero le voci sulle opportunità offerte dal Nuovo Mondo e migliaia di persone decisero di lasciare la loro patria.

Quando le navi a vapore entravano nel porto di New York, i più ricchi passeggeri di prima e seconda classe venivano ispezionati a loro comodo nelle loro cabine e scortati a terra da ufficiali dell’immigrazione. I passeggeri di terza classe venivano portati a Ellis Island per l’ispezione, che era più dura. Il traghetto storico Ellis Island veniva usato dal Servizio Immigrazione per trasportare gli immigrati che arrivavano e il personale del centro di immigrazione.

Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute; se vi erano condizioni particolari di infermità ciò comportava che venissero trattenuti all’ospedale di Ellis Island.




Una veduta aerea di Ellis Island e del
grande complesso di edifici che costituivano
il luogo nel quale venivano fatti confluire tutti
gli immigranti sbarcati a New York


Dopo questa prima ispezione, gli immigrati procedevano verso la parte centrale della Sala di Registrazione dove gli ispettori interrogavano gli immigranti a uno ad uno. A ogni immigrante occorreva perlomeno una intera giornata per passare l’intero processo di ispezione a Ellis Island.

Le scene sull’isola erano veramente strazianti: per la maggior parte le persone arrivavano affamate, sporche e senza una lira, non conoscevano una parola di inglese e si sentivano estremamente in soggezione per la metropoli ammiccante sull’altra riva.



Immigrati in fila, in attesa dell'ispezione...

Agli immigrati veniva assegnata una Inspection Card con un numero e c’era da aspettare anche tutto un giorno, mentre i funzionari di Ellis Island lavoravano per esaminarli.
Dopo l’ispezione, gli immigranti scendevano dalla Sala di Registrazione per le “Scale della Separazione” che segnavano il punto di divisione per molte famiglie e amici verso diverse destinazioni. Il centro era stato progettato per accogliere 500.000 immigrati all’anno, ma nella prima parte del secolo ne arrivarono il doppio. Truffatori saltavano fuori da ogni dove, rubavano il bagaglio degli immigrati durante i controlli, e offrivano tassi di cambio da rapina per il denaro che questi erano riusciti a portare con sé. Le famiglie venivano divise, uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, mentre si eseguiva una serie di controlli per eliminare gli indesiderabili e i malati. Questi ultimi venivano portati al secondo piano, dove i dottori controllavano la presenza di “malattie ripugnanti e contagiose” e manifestazioni di pazzia. Coloro che non superavano gli esami medici venivano contrassegnati, come già accennato, con una croce bianca sulla schiena e confinati sull’isola fino a diversa decisione, oppure venivano reimbarcati. I capitani delle navi avevano l’obbligo di riportare gli immigrati non accettati al loro porto di origine. Secondo le registrazioni ufficiali tuttavia solo il due per cento veniva rifiutato, e molti di questi si tuffavano in mare e cercavano di raggiungere Manhattan a nuoto o si suicidavano, piuttosto che affrontare il ritorno a casa.

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Alcesti
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 22:03:35 CEST (2242 letture)
Storia

Alcesti è un personaggio della mitologia greca, figlia di Pelia, re di Iolco, e di Anassibia.
Suo padre Pelia la promise in sposa a chi sarebbe riuscito a mettere al giogo due bestie feroci.
Il re di Fere, Admeto, grazie all'aiuto di Apollo, riuscì nell'impresa e ottenne Alcesti in sposa. Il giovane, infatti, ricevette dal dio del sole un carro tirato da un leone e da un cinghiale. Apollo, una volta compiuta l'impresa, chiese ad Admeto di sacrificarsi per ricambiare l'aiuto ricevuto. Admeto chiede ai suoi genitori di sacrificarsi per lui ma loro rifiutano. Allora, Alcesti decide di sacrificarsi al posto del suo sposo.
Ancora in lutto Admeto ospita Eracle a casa sua e gli racconta la sua storia. Eracle, commosso sia dalla storia, sia dall'ospitalità che gli ha offerto il povero Admeto, decide di scendere negli Inferi, e riporta Alcesti sulla terra.
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Sant'Ambrogio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 dicembre @ 17:15:10 CET (2408 letture)
Storia

Oggi si festeggia Sant’Ambrogio, il patrono di Milano che nacque verso il 340 a Treviri, da famiglia cristiana. Il padre era prefetto delle Gallie. Ancor giovane ebbe un’ottima educazione retorica e giuridica a Roma e da qui verso il 370 raggiunse Milano, per governare le province dell’Emilia e della Liguria. Era il più alto magistrato dell’Impero nell’Italia settentrionale. A Milano Ambrogio trovò una città fortemente divisa tra cattolici e ariani, soprattutto dopo la morte del vescovo ariano Aussenzio: la sua opera di pacificazione degli animi, la sua ferma saggezza gli conquistarono l’ammirazione del popolo milanese, che lo acclamò, pur essendo egli semplice catecumeno, suo vescovo.
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I mille
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 maggio @ 08:58:09 CEST (3313 letture)
Storia

La sera del 5 maggio 1860 nel porto di Genova una quarantina di uomini si raccolgono alla spicciolata su una tartana. Non c'è sorveglianza particolare, però è meglio non dare troppo all'occhio.
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Breve storia dei Fori di Roma
Postato da Grazia01 il Giovedì, 08 aprile @ 17:26:18 CEST (2462 letture)
Storia

Tutti conoscono il Foro romano e i Fori imperiali, meno nota è la loro storia, anche se è durata più di mille anni, oltrepassando l'età romana. Inizialmente, tra il x e il IX secolo a.c., era solo una zona paludosa e insalubre, con tante zanzare e un piccolo corso d'acqua, il Velabro.
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I numeri di Roma, la Città eterna
Postato da Grazia01 il Martedì, 16 marzo @ 10:36:08 CET (2360 letture)
Storia

Nel II secolo d.C., Roma è all’apice del suo splendore. È davvero il momento migliore per visitarla. Di pari passo con l'Impero, la città ha raggiunto il massimo della sua espansione territoriale, coprendo un'area di 1800 ettari, con un perimetro di circa 22 chilometri. E non è tutto. Conta tra un milione e un milione e mezzo di abitanti (secondo alcune stime, forse addirittura due milioni, poco sotto il numero degli abitanti dell’epoca moderna!).
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Non è mai troppo tardi (41-42)
Postato da Antonio il Mercoledì, 11 giugno @ 09:04:19 CEST (3836 letture)
Storia continua....

lezione n. 41

Decadenza dell'Impero: l'anarchia al potere


Morto Alessandro Severo (235 d.c.), Roma conobbe un periodo di caos totale, durato quasi cinquant'anni. In questi cinquant'anni si succedettero al trono qualcosa come ventuno imperatori, monarchi per lo più imposti dall'esercito, contro il volere del Senato, e sostenuti economicamente dagli elettori. Di questi ventuno imperatori, sedici furono ammazzati (in maggior parte dagli stessi fautori), due morirono in guerra, uno si suicidò, uno morì di peste e un altro crepò in prigione. Mi domando se tutto sommato, a Roma non convenisse essere barbone che imperatore.


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Non è mai troppo tardi (39-40)
Postato da Antonio il Mercoledì, 20 febbraio @ 10:02:04 CET (2699 letture)
Storia


continua......

Lezione n. 39

Le persecuzioni dei cristiani


L'uomo, da quando era stato creato, aveva commesso molti delitti. Il primo a cominciare era stato Caino, e dopo di lui tutti i discendenti sparsi sul globo. Da quando esisteva il mondo, c'erano state più azioni malvagie che buone, più Messaline che Maria Goretti, più don Rodrigo che don Orione, e insomma in Cielo non se ne poteva più. Così il Padreterno mandò sulla Terra un figlio virtuale di nome Gesù, e Gesù cercò di mettere un poco d'ordine in giro.
Fino a trent' anni diede pochi segni di vita, ma dopo si scatenò con le predicazioni e i miracoli. Predicava l'amore per il prossimo, l'uguaglianza fra i popoli, la carità, la generosità, la non violenza tra i condomini. Queste sue predicazioni avvenivano nella maggioranza dei casi in forma di parabola, raccontino semplice semplice che può capire anche un militare. Certe volte però le parabole erano più complicate, e le capiva solo Einstein.
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Non è mai troppo tardi (37-38)
Postato da Antonio il Martedì, 18 dicembre @ 23:00:50 CET (2442 letture)
Storia Lezione n. 37
La dinastia Antonina


Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"

...continua


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Tutankhamon morì cadendo dal cocchio
Postato da Antonio il Lunedì, 22 ottobre @ 19:33:25 CEST (2352 letture)
Storia Secondo un recente studio, il giovane faraone ebbe il fatale incidente durante una battuta di caccia nel deserto e una frattura alla gamba gli avrebbe procurato la setticemia.

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Non è mai troppo tardi (35-36)
Postato da Antonio il Lunedì, 15 ottobre @ 15:29:15 CEST (3212 letture)
Storia Lezione n. 35
Corso di storia semiseria del mondo.


Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"

...continua


Augusto

La dinastia Giulio-Claudia
Augusto, pur fornicando con uomini e donne, non ebbe figli maschi né dagli uni né dalle altre.
Così alla sua morte salì al trono Tiberio, figlio adottivo, e poiché il defunto imperatore apparteneva alla famiglia Giulia, e Tiberio alla famiglia Claudia, ne venne fuori una dinastia che fu chiamata Giulio-Claudia.
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Non è mai troppo tardi (32/34)
Postato da Antonio il Giovedì, 20 settembre @ 11:58:17 CEST (2423 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo.

Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua



Lezione n. 32

Nascita dell'Impero


Uscito dal campo Cesare, entrarono sul rettangolo di gioco più di un numero 13. Ognuno rivendicava il diritto a sostituire l'infortunato, e si
scatenò la bagarre.
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Non è mai troppo tardi 28/31
Postato da Antonio il Giovedì, 05 luglio @ 09:02:43 CEST (2962 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua


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Non è mai troppo tardi 25/27
Postato da Antonio il Martedì, 26 giugno @ 18:21:01 CEST (5925 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua


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Non è mai troppo tardi 18/24
Postato da Antonio il Giovedì, 21 giugno @ 09:04:18 CEST (2448 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua


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Non è mai troppo tardi 14/17
Postato da Antonio il Lunedì, 18 giugno @ 08:34:44 CEST (2461 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua


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Non è mai troppo tardi 7/13
Postato da Antonio il Sabato, 16 giugno @ 12:42:06 CEST (2410 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua


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Non è mai troppo tardi 4/6
Postato da Antonio il Venerdì, 15 giugno @ 12:09:03 CEST (2420 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Lezione n. 4
La comparsa dell'uomo


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Non è mai troppo tardi 1/3
Postato da Antonio il Giovedì, 14 giugno @ 14:45:56 CEST (5377 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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15esimo anniversario della strage di Capaci
Postato da Antonio il Mercoledì, 23 maggio @ 15:17:56 CEST (5117 letture)
Storia

Molte le commemorazioni in ricordo delle vittime dell'attentato
Napolitano: "L'Italia seppe reagire alla mafia"
Il capo dello Stato nel 15esimo anniversario della strage di Capaci:
«Fu il momento più alto dell'attacco della mafia allo Stato»

MILANO- La strage che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della loro scorta oggi è una targa sull'autostrada, che quasi neppure balza agli occhi degli automobilisti che sfrecciano veloci nel tratto della Palermo-Mazzara che collega il capoluogo siciliano con l'aeroporto di Punta Raisi. Ma il giorno in cui Giovanni Brusca premette il pulsante che fece esplodere il tritolo con cui era stato imbottito un canale sotto al manto stradale ha segnato forse la svolta nella storia della lotta alla mafia. Era il 23 di maggio 1992, 15 anni fa. Pochi mesi più tardi, il 19 luglio, la stessa sorte di Falcone sarebbe toccata all'altro magistrato in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, Paolo Borsellino, ucciso sempre con il tritolo, davanti all'abitazione della madre, in via D'Amelio.
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Il 3D svela il segreto della Grande Piramide
Postato da spalato il Venerdì, 06 aprile @ 19:26:09 CEST (2684 letture)
Storia La Grande Piramide di Kheope, l'unica sopravissuta delle Sette Meraviglie del Mondo, rappresenta un vero mistero per gli studiosi che da secoli si interrogano su come sia stato possibile realizzarla.



Ora, il mistero sembra essere stato risolto dall'architetto francese Jean- Pierre Houdin, il quale nel 1999 formulò una ipotesi alla cui dimostrazione ha dedicato questi otto anni di studio e lavoro: e cioè che la costruzione del sito di Kheope fosse il primo esempio di costruzione a livello industriale e che la piramide stessa sarebbe stata costruita dall'interno .
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