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Novità › Beau Geste e la Medicina nostrana
Beau Geste e la Medicina nostrana
Postato da Paolo il Domenica, 07 luglio @ 18:23:54 CEST (104195 letture)
Le opere di Paolo III
“L'amore di un uomo per una donna sorge e cala come la luna...ma l'amore di un fratello verso un fratello è costante come le stelle e dura quanto la Parola del Profeta” (Proverbio Arabo)


A più riprese il cinema si è occupato di questo tema, anche parodisticamente: io mi riferirò alla versione del 1939. L'inizio e la fine della storia di Beau Geste si svolgono nel Regno Unito, la sua maggiore e centrale parte nel Maghreb. I tre fratelli bambini Geste , Beau è il maggiore, vivono in un maniero Britannico. Non hanno i genitori e sono allevati da Lady Brandon: ben vestiti, educati e...tra qualche segreto. Con loro c'è la bambina Isobel, pupilla di Patricia Brandon, che s'innamorerà di uno di loro: John. La zia non possiede, ma custodisce nel castello, uno zaffìro di gran valore chiamato Blue Water. Di altri valori o rendite, non traspaiono segni: all'inizio di ogni storia, bisognerebbe sempre chiedersi di che cosa vivono i protagonisti. Il tempo passa, i bambini crescono: sono tutti giovanotti, quando chiedono di potere vedere per l'ultima volta il gioiello di famiglia. Lo zaffìro, infatti, dovrà ritornare al legittimo proprietario che ne ha chiesto la restituzione. Una notte, sono tutti riuniti con la Brandon e lo zaffìro quando manca la luce. Al ritorno dell'illuminazione, lo zaffìro è sparito. In mancanza dello zaffìro, allo sfortunato proprietario si potrebbe cantare: “Tiens voila du boudin” (Eccoti del sanguinaccio). Propongono di ritrovarsi tutti alla mattina successiva, lasciando il tempo a chi ha trafugato il gioiello di rimetterlo al proprio posto. Alla mattina, Beau è sparito, lasciando una confessione scritta dove annuncia che si darà alla bella vita in luoghi ameni con il ricavato del furto. In realtà, i fratelli intuiscono dove possa essersi rifugiato, così come intuiscono che sotto ci deve essere qualcosa d'altro. John e Digby Geste non hanno bisogno dei social per ritrovare loro fratello Beau e, così, eccoli tutti e tre a servire nella Legione Straniera di stanza in Maghreb. Là si canta appunto: “Tiens voila du boudin, pour les Belges y'en a plus, ce sont des tireurs au ...” con qualche licenza poetica. Una incerta giovinezza si spenderà in incerti scenari: dove trovare una nuova comunità e un campo di battaglia. Sul posto il tenente Martin giace sul letto di malattia e confida, in mancanza di altri, a quella carogna del sergente Markoff: “When I was a little boy, I thought soldiers always died in battles. I didn't know there were so many soldiers...and so few battles...and so many fevers.” Alla fine del film, invece, Miss Brandon commenterà: “Beau Geste...gallant gesture. We didn't name him wrong, did we?” Magari non nobile, ma almeno opportuno sarebbe stato il gesto di curare un poco il tenente , invece di lasciarlo morire con Markoff badante. Gli eventi precipitano: gli Arabi attaccano un fortino e, sebbene decimati, lo espugnano. Beau cade nella difesa del presidio e, nelle concitate fasi successive, Digby ci resta secco suonando la tromba d'ordinanza per segnalare l'arrivo del nemico e compiendo, pure lui, un “beau geste” in tonalità musicale. Il solo John ritornerà in patria nel maniero e, alla sua maniera, così risponderà al maggiordomo che gli chiederà dei fratelli: “Non torneranno.” Di questo racconto ho quindi rivelato l'inizio e il finale, senza tutte le spiegazioni che si trovano nel mezzo. John si avvia alle nozze con Isobel, almeno qualcosa di buono succede; Lady Brandon pronuncia le già citate parole conclusive sui gesti nobili, confermando che chi è dedito a qualche imbroglio lo è anche a fare proclami. In questa storia il caso ha pesato molto, ma la Medicina non si pratica solo valutando una successione di eventi. Dai testi sulle Crociate, si apprende che il sultano Saladino non sopportava chi non aveva princìpi religiosi e, ai suoi tempi, era difficile incontrare qualcuno che non li avesse anche tra i nemici. La Medicina non muove solo guerra alle malattie: talora dovrebbe assecondare il migliore equilibrio tra uomo, ambiente e natura. La Medicina nostrana è influenzata dai progressi mondiali, con i loro elevati costi, ma non ha grandi possibilità di finanziamento. Si possono formare buoni medici con costi relativamente contenuti, ma ci vuole una cultura adeguata e una politica saggia, conformi alle attese di un popolo consapevole e paziente. I nostri eroi sono stati in Africa ma, ora, dall'Africa o da altri continenti, arrivano nuovi interpreti e si fermano da noi. Questi stranieri costituiscono una legione a cultura paternalistica e semplificata: il loro innesto non aumenta le disponibilità finanziarie ma l'esigenza di rendere funzionale l'assistenza medico-chirurgica di base. Prestazioni ad altissimo costo, se non addirittura sperimentali, hanno inoltre bisogno di essere esercitate a lungo perché il personale acquisisca la pratica adeguata. Certo una macchina che svolga questa prestazioni e richieda poca applicazione umana per il suo funzionamento può prescindere dal precedente requisito ma, si sa, una macchina odierna con tutta la sua componente elettronica esige continui aggiornamenti e pone interrogativi di durata. Per ora la Medicina nostrana, d'imponente, mostra solo il controllo telematico degli atti e la raccolta dati. Solo poche regioni nostrane a produttività adeguata possono adeguatamente investire nella sanità; di fatto sono un'enclave in territorio nostrano, gestiscono i pazienti complessi delle altre regioni e presentano loro il conto. Le avventure dei tre orfanelli ci hanno portato lontano nel tempo e, poi, fino ai giorni nostri. Come ieri per loro, quello che accade oggi in Nord Africa...e di là sui mari...e nei Paesi più in su ci rimanda a quello che trascende le contingenze umane e “dura quanto la Parola del Profeta”.
Giuseppe Paolo Mazzarello






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