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Novità › Non è mai troppo tardi 25/27
Non è mai troppo tardi 25/27
Postato da Antonio il Martedì, 26 giugno @ 18:21:01 CEST (8017 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


...continua




Lezione n. 25

La società romana: usi e costumi. I

Che cosa mangia un Romano?

"Salsicce piccanti, olive, salse, uova, crostacei, carne di bue, lucci, murene, rombi, galline, faraone, ghiri ingrassati, ricci di mare con spezie, miele e salsa di uovo e olio, daino arrosto con salsa di cipolle, ruta, datteri, fricassea di rose con dol-
ci...."
Tutte queste pietanze, venivano consumate stando sdraiati lungo il triclinium e prese con le mani, dal momento che la forchetta non era stata ancora inventata.

Quali sono i passatempi prediletti dei Romani?
Il bagno pubblico (che è anche palestra, biblioteca, giardino e bottega) e gli sport: la corsa dei carri - sui quali si scommette - la lotta tra i gladiatori, messi l'uno contro l'altro sino alla morte, o opposti alle belve tenute a digiuno per renderle più feroci.

I bagni pubblici di Roma erano costituiti da vari ambienti: ilfrigidarium, il tepidarium e il calidarium. Tre ambienti per tre diverse esigenze, e perciò non ci si poteva sbagliare. Non poteva capitare, cioè, che una volta entrati (poniamo) nel calidarium, questi diventasse all'improvviso tepidarium o peggio ancora frigidarium, attentando seriamente alla vita del bagnante.
Queste sono cose che capitano solo alla doccia di casa nostra.



Roma si divertiva a veder scannare la gente (poverini, senza radio e televisione, come dovevano passare il tempo? Stendersi tutte le sere sul pavimento per ascoltare le litigate dei signori di sotto era infatti monotono) e per questo costruiva anfiteatri grandi come il "Maracanà".
Bagarini fuori dello stadio non ce n'erano, perché gli spettacoli erano gratuiti, ma io credo che qualche napolitano immigrato riusciva sempre a piazzare dei biglietti per le curve, soprattutto ai Cartaginesi di passaggio.
Ancor oggi gli stadi somigliano, per certi versi a delle arene.

Lezione n. 26

La società romana: usi e costumi. II


Come vestivano gli antichi Romani?
L'abbigliamento più comune - ci dice il De Rosa - era la tunica: di solito era di lana e sotto di essa si portava una specie di camicia; durante i mesi invernali si indossava anche un mantello ( ... ) l'indumento più elegante era la toga, costituita da una striscia di lana tutta d'un pezzo che si avvolgeva attorno alla persona, si fermava sulla spalla sinistra e si girava poi sotto l'ascella destra, gettandola sulla spalla e sul braccio sinistro.
lo avrei avuto serie difficoltà ad essere un antico romano, e parlo a proposito dell' abbigliamento. Infatti trovo già complicato far salire una chiusura lampo di una giacca a vento, e figurarsi descrivere quelle volute plastiche: avrei fatto un groviglio laocoontico di me stesso.
Sostengo che se i Romani erano tanto abili da «avvolgere la toga attorno alla persona, fermarla sulla spalla sinistra, girarla sotto 1'ascella destra, gettarla sulla spalla e sul braccio sinistro», senza allacciarsi in una camicia di forza, allora significa che erano davvero degni di conquistare il mondo.
L'educazione dei giovani era affidata alla famiglia.
Il padre (pater familias) quando non era morto in guerra, insegnava al figlio le conoscenze indispensabili per un vivere civile: "dare mazzate" al nemico innanzitutto, poi leggere, scrivere e far di conto. Di scuole pubbliche ancora non si parlava, però i patrizi facevano entrare in casa dei maestri greci, e più tardi si aprirono scuole private.
Queste erano rette da insegnanti terribili (plagosus era detto il maestro di scuola, e plagosus vuol dire "colui che sferza", davanti ai quali i professori di Dickens erano agnelli .

Allo scopo di mantenere la disciplina (nelle scuole, da che mondo è mondo, si è sempre fatto casino), i maestri si servivano di strumenti dell'Inquisizione: cavalletto, corda, ruota, schiacciapalle, stritolaginocchia, stritolacranio, argano (per "stirare", "allungare" lo scolaro disobbediente), fruste, seghe, uncini, imbuto, tenaglie roventi.
Com' è ovvio non è proprio così, ma poco ci mancava.
Oggi è il maestro a sperimentare (dico sulla propria pelle) tali strumenti. Al suo entrare in classe, guai se fiata, guai se si lamenta! Gli alunni sono pronti a beffeggiarlo, soprattutto a ricattarlo di rivolgersi ai genitori, ai bidelli o al custode. E il custode, il custode ci penserà lui a raddrizzargli il cervello!
La casa del romano ricco stava alla casa del romano povero come la villa di Berlusconi sta alla bicocca di Ezechiele Lupo.
La casa del romano ricco aveva sei ambienti: vestibulum, ostium, atrium, tablinum, fauces, perystilium. Il vestibulum era 1'ingresso che introduceva alla casa; l' ostium 1'entrata della costruzione stessa (dove spesso si leggeva l'avvertenza Cave canem); 1'atrium era come il cuore dell' abitazione, e lì si trovava 1'impluvium, il bacinD rettangolare ove si raccoglieva l'acqua piovana; il tablinium era la stanza ove il signore attendeva ai suoi uffici, una sorta di studio; le fauces erano attraversamenti che conducevano al giardino; il perystilium era un cortile con portici e colonne, adibito al passaggio.
La casa del romano ricco aveva le pareti affrescate e le sale adorne di statue che riproducevano divinità o eroi.
E ora passiamo alla casa del povero.
La casa del povero sorgeva in strade anguste e buie (del tipo "Quartieri Spagnoli")
Essa constava di quattro pareti nude che stavano su per scommessa. Non c'era acqua, né servizi igienici, le suppellettili erano costituite di qualche sedile, di mensole al muro e di giacigli o grossi sacchi su cui dormire.
Io penso che allora fu inventato il Prozac.



Nelle case di questa povera gente, credo si litigasse tutti i giorni. Mentre, infatti, nelle dimore dei ricchi la vita si svolgeva come in una réclame della pasta Barilla o del Mulino Bianco (tutti belli, tutti giovani, tutti disposti al sorriso), mentra la casa dei poveri era una vera schifezza.
La sedia migliore non c'è, a stento c'è una sedia, la tavola è un puro ornamento perché non si sa cosa metterci sopra, "la fame scava i visi di ognuno e per di più si approssima l'inverno e mancano maglie di lana e indumenti. Logico che si litighi a ogni momento, e si venga pure alle mani. (ancorché si abbia appena la forza di farlo).
Così per i plebei romani: a causa della mancanza di sesterzi e della squallida vita menata in casa, tra pater familias, mater familias, filii familias e schiàvi familias dovevano volare mazzate da cecato.
E questo per tutto il giorno. Quando poi la sera si andava a letto, e su quei ruvidi sacchi qualcuno sognava Pirro barrire, allora era meglio scendere in strada e passare la notte all' addiaccio.

Lezione n. 27

La societa romana: usi e costumi III


I Romani della Repubblica pagavano le tasse ogni cinque anni, e nella "dichiarazione dei redditi" dovevano denunciare ogni loro bene, mobile e immobile, compresi gli oggetti di valore e gli schiavi.
Erano esentati dal "740" solo coloro i quali guadagnavano meno di 1500 assi.
Quando Roma divenne una potenza mondiale, le tasse quasi quasi non le pagò più nessuno, e il tributo giunse soltanto dai popoli vinti. E' l'esatto contrario di quanto accade ai tempi nostri: a mano a mano che l'Italia perde quotazione nel mondo, le tasse aumentano, e ora le pagano pure (soprattutto?) quelli che guadagnano 1,5 assi l'anno.
Poiché tutte le strade dovevano portare a Roma, è naturale che i Romani costruissero tutte strade che portassero a Roma.
Per questo, ad ogni miglio delle vie più importanti, essi posero una colonna di marmo sulla quale era segnata la distanza dall'Urbe (le famose "pietre miliari").
Le pietre miliari che correvano da Tokio a Roma erano grandi quanto l' obelisco di Assuan.
Queste strade erano ben pavimentate, rettilinee e larghe, e composte da vari strati di materiale (l'ultimo di pietra dura) su di un fondo di sabbia e ghiaia.
Molte avevano dei solchi per permettere il passaggio dei carri (però non di quelli armati).
Su queste vie di comunicazione transitavano tutti, ma mentre i ricchi se ne andavano coi loro carri, i poveri se la facevano a piedi (e senza le calzature Valle verde ), col rischio di incontrare i briganti.

Un servizio postale pubblico non esisteva: le missive dei privati correvano (si fa per dire) a cura degli stessi cittadini (ognuno si arrangiava come poteva); i documenti ufficiali invece "viaggiavano" su veloci carri, e per le lunghe distanze esisteva una vera e propria "staffetta", che si dava il cambio, d'ordinario, in prossimità di locande e osterie.
Qui il "postale" poteva rifocillarsi, ma anche cadere nelle mani di sgualdrine e uomini di male affare.
Le strade più famose di Roma furono l' Aurelia, la Salaria, 1'Appia, la Cassia, la Flaminia, l' Ostiense, la Tiburtina.
La Via Lattea già c'era, se no costruivano pure quella.

continua.....






"Non è mai troppo tardi 25/27" | Login/Crea Account | 1 commento
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Re: Non è mai troppo tardi.. (Voto: 1 )
di Grazia01 il Martedì, 26 giugno @ 20:26:32 CEST
Attenzione...poi Antonio ci interroga! Razz

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