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Quando è nata la Polizia in Italia?
Postato da Antonio il Domenica, 27 aprile @ 19:35:52 CEST (844 letture)
Invenzioni e origini I

Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza fu costituito l'11 luglio del 1852 e rappresentò la prima istituzione civile di polizia a difesa e a garanzia del processo di unificazione dell'Italia durante il Risorgimento.
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L'invenzione del fiammifero
Postato da Antonio il Lunedì, 07 aprile @ 12:34:19 CEST (1158 letture)
Invenzioni e origini I

Il 7 aprile del 1927 furono messi in vendita i primi fiammiferi, con il nome di Luciferi, per il loro odore nauseante.

Mentre si trovava nel retro della sua farmacia John Walker intento a realizzare un nuovo tipo di esplosivo, mescolando alcune sostanze chimiche con un bastoncino di legno, si accorse che una goccia si era seccata sulla punta. Per toglierla la strofinò contro il pavimento di pietra e il bastoncino s’incendiò: senza volerlo Walker aveva inventato il fiammifero. I primi fiammiferi chiamati luciferi, messi in commercio il 7 aprile del 1827, quando venivano accesi diffondevano molte scintille ed emanavano un odore disgustoso e nocivo, le scatole, infatti, riportavano una scritta che ne sconsigliava l’uso alle persone deboli di polmoni.
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CARO MOUSE, ADDIO
Postato da Grazia01 il Sabato, 15 marzo @ 13:45:31 CET (1421 letture)
Invenzioni e origini I CARO MOUSE, ADDIO

Mause e tastiera, tastiera e mouse: la nostra vita digitale negli ultimi venti anni è stata scandita da questo binomio inscindibile (i primi computer dotati di interfaccia grafica e mouse furono due modelli Mac del 1983 e del 1984).

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L'inventore del telefono: tra Meucci e Bell spunta Gray
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 marzo @ 20:06:54 CET (1636 letture)
Invenzioni e origini I

L'inventore del telefono: tra Meucci e Bell spunta Gray.

WASHINGTON - Nel 2002, la Camera americana decretò all'unanimità che Antonio Meucci, non Graham Bell, aveva inventato il telefono. E precisò che Meucci non poté brevettarlo per mancanza di fondi - 10 dollari - cosa che BelI fece invece 5 anni più tardi, nel 1876. Un saggio appena uscito, La scommessa del telefono, dello storico Seth Shulman, conferma che Bell non fu il padre del telefono.
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LE DONNE E LE CONQUISTE DEL ‘900
Postato da Grazia01 il Giovedì, 06 marzo @ 14:01:47 CET (4047 letture)
Invenzioni e origini I

LE DONNE E LE CONQUISTE DEL ‘900

DIRITTO DI VOTO: Il 2 GIUGNO 1946 l'Italia va alle urne per il referendum istituzionale. Per la prima volta il voto viene esteso alle donne.

PARITA’ SALARIALE: Art. 37 della Cost., regolato da una legge solo nel ’57 in applicazione di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo interconfederale del 1960 si decide l'eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Viene così sancita la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Le clausole di nubilato vengono definitivamente vietate con la legge n.7 del '63.
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Il display flessibile diventa reltà
Postato da Antonio il Giovedì, 03 gennaio @ 20:05:05 CET (1301 letture)
Invenzioni e origini I

Il display flessibile diventa reltà
«Disco rigido» e monitor flessibile. Lg.Philips è pronta a introdurre uno schermo pieghevole in formato A 4: un netto passo in avanti nella tecnologia per ala carta elettronica, la cosiddetta e-paper che potrebbe rivoluzionare non solo il personal computing, ma stravolgere l'accesso alle informazioni digitali.
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L'uomo si estinguerà? No, se meriterà di esistere
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 02 gennaio @ 23:09:05 CET (1311 letture)
Invenzioni e origini I

L'uomo si estinguerà?
No, se meriterà di esistere


Armageddon, secondo il libro dell'Apocalisse, è la mitica valle dove avrà luogo lo scontro finale tra Dio e gli spiriti maligni.
Stiamo forse andando verso Armageddon? I cupi scenari di oggi fanno sì che biologi, bioantropologi e astrofisici stiano valutando la possibile estinzione della specie homo sapiens/demens, anche in questo secolo.
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Si riapre il mistero intorno alla "Gioconda"
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 dicembre @ 00:12:25 CET (2288 letture)
Invenzioni e origini I

Si riapre il mistero attorno al quadro più famoso del mondo, la Gioconda di Leonardo da Vinci
C'è chi dice che fosse l'amante di Giuliano de' Medici, chi Caterina Sforza o Isabella D'Aragona.
C'è invece chi sostiene che fosse un autoritratto. Insomma, dopo 500 anni di ricerche, gli studiosi
non sono riusciti a risolvere questo giallo. Alcuni sono perfino giunti alla conclusione che dietro all'enigmatico sorriso ci fosse un problema di denti (pochi), paresi del viso e tiroide.
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Il diluvio universale? Ha favorito la diffusione dell'agricoltura
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 19:31:06 CET (1048 letture)
Invenzioni e origini I

Il diluvio universale? Ha favorito la diffusione dell'agricoltura

L'inondazione che forse ispirò il racconto biblico dell'arca di Noè potrebbe essere all'origine della diffusione dell'agricoltura in Europa: è quanto afferma una ricerca pubblicata sul prestigioso giornale Quaternary Science Reviews. Lo studio si è concentrato sull'impatto ambientale e sociale di questo catastrofico evento, avvenuto circa 8 mila anni fa a causa dello scioglimento del ghiacciaio continentale Laurentide, che ricopriva parte degli attuali Canada e Nord America.
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L'Homo sapiens mangiava cozze e amava il bello
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 31 ottobre @ 21:32:49 CET (966 letture)
Invenzioni e origini I In Sudafrica 164 mila anni fa l'Homo sapiens scoprì la dieta di pesce e sviluppò il senso estetico.


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Riso
Postato da Grazia01 il Sabato, 20 ottobre @ 13:11:00 CEST (927 letture)
Invenzioni e origini I LA STORIA
Secondo la leggenda, il riso è il dono di una divinità indù: con la sua capacità di
riempire i granai e sfamare popoli e generazioni, testimonia l'amore di Dio per
l'umanità.
Tanto che la fatica e il complesso lavoro che richiede la sua coltivazione, sono stati
vissuti, in tutte le civiltà, come la giusta punizione per qualche cattiva azione.
Per gli orientali, il riso che cresce col sole è sinonimo di luce, simbolo di vitalità e
rigenerazione.
Anche da noi è considerato segno di felicità e abbondanza,
e per questo viene gettato sui novelli sposi
(una tradizione che arriva dall'America, probabilmente introdotta da immigrati orientali).

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EVOLUZIONE DEL LINGUAGGIO
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 17 ottobre @ 18:46:41 CEST (683 letture)
Invenzioni e origini I EVOLUZIONE DEL LINGUAGGIO
Le parole che non cambiano
I termini più usati mutano meno degli altri e mantengono così la comune radice, spesso indoeuropea.




LONDRA – Perché alcune parole sono simili nelle diverse lingue e altre no?
Perché due in spagnolo è «dos», in francese «deux», in inglese «two», mentre i pennuti vengono chiamati «uccelli» sotto le Alpi, «oiseau» oltralpe e «vogel» in tedesco?
E perché nella stessa lingua alcune parole si mantengono quasi immutate mentre altre subiscono variazioni notevoli?
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Gli Etruschi arrivano dalla Turchia
Postato da Antonio il Martedì, 19 giugno @ 18:05:39 CEST (880 letture)
Invenzioni e origini I

Gli Etruschi arrivano dalla Turchia
Lo proverebbe uno studio di un genetista italiano dell'università di Torino, il mistero svelato dal Dna dei toscani:
i campioni degli individui di Murlo e Volterra molto simili a quelli dei turchi.


Confermata la tesi di Erodoto secondo il quale l'antico popolo proveniva dalla Lidia, da cui era fuggito a causa di una carestia.
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Anche l'elettricità arriverà senza fili
Postato da Antonio il Lunedì, 11 giugno @ 09:17:20 CEST (1044 letture)
Invenzioni e origini I

In futuro avremo apparecchi capaci di collegarsi all'alimentazione senza cavi,
come oggi si fa per la Rete con il Wi-Fi.
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Il «pedale anti-capo», per non farti scoprire
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 aprile @ 12:32:13 CEST (981 letture)
Invenzioni e origini I

Veramente nessuno sa cos'è il «tasto anti-capo»?
Un tasto che una volta pigiato nasconde ciò che attualmente si sta facendo al pc. Al pc sul posto di lavoro, beninteso.
Che si giochi una partita a «solitario», che si chatti o che si navighi in Rete invece di ultimare magari una tabella Excel.
Non avendo in quell'istante, per qualsivoglia motivo, nessuna mano libera per pigiare il «tasto anti-capo» e non scoprire così le proprie carte davanti al superiore, ecco arrivare in soccorso il pulsante d'emergenza.
Anzi, il pedale - nascosto accuratamente sotto la scrivania. Il suo nome è semplicemente «Stealth Switch»; «Stealth» come il velivolo superveloce e «switch», dall'inglese «cambio».
Grazie a questo pedale viene nascosta improvvisamente dallo schermo la finestra «proibita», riaprendo l'ambiente lavorativo.
La privacy verrà garantita all'istante e, assicurano dalla società produttrice cinese, nessuno noterà movimenti improvvisi o si insospettirà.


guarda demo su:

http://www.stealthswitch.com/demo.asp
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Modi di dire V
Postato da Antonio il Lunedì, 16 aprile @ 06:24:24 CEST (2314 letture)
Invenzioni e origini I L’INSALATA RUSSA
Questa è proprio bella da raccontare: perché l'insalata russa si chiama così? Intanto preciso che, a parte le tante varianti di questo piatto, più o meno "ricco", la base rimane pur sempre un miscuglio di verdure lessate, ridotte a dadini e legate con maionese.
Insomma ogni cuoco (cuoca) può dar spazio alla propria fantasia, ma il miscuglio di verdure deve sempre esserci.
Esattamente come la Russia è un miscuglio di popolazioni di origini e tradizioni diverse. E questa è una prima spiegazione.
Un'altra interpretazione sull'origine del nome viene dal cuoco del diplomatico Reuss. Questo cuoco, essendo evidentemente un bel ruffiano, diede a questo piatto il nome del suo.....datore di lavoro: l'ambasciatore Reuss, per l'appunto.

NATO CON LA CAMICIA
Per comprendere questo modo di dire popolare si deve risalire a un'antica credenza secondo la quale avrebbe avuto un grande futuro il neonato che, nel venire al mondo, avesse avuto ancora sul suo corpicino una parte della pellicola amniotica, la placenta, che lo avvolgeva nel ventre materno.
I Greci, per esempio, traevano auspici attraverso una particolare tecnica detta "amniomanzia" (appunto dal greco amnion, membrana, e manzia, divinazione).
Le levatrici dell'antica Roma, invece, furbe come poche altre, anzi che perdere tempo a "prevedere il futuro", vendevano brandelli di placenta come amuleti.

CHI NON SCIOPERA È UN CRUMIRO
La Crumiria è una regione settentrionale della Tunisia abitata da un'antica popolazione berbera.
Nell'Ottocento, la ribellione e il brigantaggio dei crumiri offrirono alla Francia (ma guarda un po' che novità!!!!) il pretesto per intervenire in aiuto del bey di Tunisi (1881).
Ovviamente i crumiri non erano ben visti dai francesi che incominciarono a usare il loro nome soprattutto per indicare quei lavoratori che rifiutavano di sostenere, anche ricorrendo agli scioperi, la battaglia per un generale miglioramento delle condizioni di lavoro.
Il termine attraversò poi le Alpi e cominciò a essere usato anche qui da noi per indicare, per l'appunto, quei lavoratori che si rifiutavano di partecipare attivamente alle battaglie sindacali.
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Modi di dire IV
Postato da Antonio il Domenica, 15 aprile @ 18:34:38 CEST (3082 letture)
Invenzioni e origini I NDRAGHETA
Si tratta, come tutti sanno, della criminalità organizzata calabrese che ora, però, si è trasferita specialmente a Milano ove “monopolizza” il traffico della droga, è inserita nel mondo dell’alta finanza, tratta in immobili, gestisce non poche attività commerciali, compresi molti locali notturni e altro ancora.
E’ considerata, dal servizio segreto tedesco, la più pericolosa associazione criminale d’Europa, da quando ha “indossato l’abito blu”.
‘Ndragheta significa “uomini valorosi”, dal greco andragathoi, e la sua base iniziale era sull’Aspromonte, sopra San Luca (Reggio Calabria) dove ogni anno i big di questa….associazione si riunivano per venerare la "Madonna della Montagna": una statua della madonna di pietra siracusana scelta come simbolo ancestrale della stessa ‘ndragheta. Più che venerare la Madonna, i capi delle famiglie (‘ndrine) sparse per il mondo mettevano a punto i programmi per la loro attività. Con i soldi ricavati con i molteplici sequestri di persone, hanno messo in piedi, come detto, a un’attività apparentemente “pulita” che produce miliardi di euro all’anno.

FARE IL BUCATO
Il termine "bucato" è il participio passato del verbo gallo-romanzo "bucare" corrispondente al francese bukon che indicava proprio l’operazione del fare il bucato con la liscivia.
In Germania anche oggi si usa il corrispettivo bauchen.
L’origine, comunque, pare risalga ai reparti militari romani di stanza ai confini con i Germani, in epoca imperiale.
Ciò spiegherebbe, fra l’altro, la ragione per la quale anche in Italia si è diffusa l’espressione fare il bucato anzi che quella - che sarebbe stata più logica - di fare il lavaggio.

LA DONNA INCINTA
Già nel XIII secolo una donna che aspettava un bambino (una donna …..in attesa) veniva definita incinta.
Jacopone da Todi, per esempio, scriveva, a proposito della Madonna: "Spirito Santo, amor sommo e paterno, riempié lei del suo santo governo, incinta si trovò la pulzelletta".
L’etimologia della parola ci porta al latino medioevale incincta che, a sua volta, deve considerarsi una derivazione dal latino classico. Per farla breve il senso vuol dire che la donna gravida non poteva essere cinta, cioè non poteva portare alcuna cintura, non solo perché ovviamente le dimensioni del ventre (pancia) si modificavano, ma anche per il timore che una cintura qualsiasi potesse danneggiare il feto.
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Modi di dire III
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 23:35:38 CEST (3568 letture)
Invenzioni e origini I

IL MULETTO NELLA FORMULA UNO
La definizione "muletto", riferito alla vettura di riserva nelle competizioni di Formula 1 nasce negli anni 30 in Italia.
Con questo termine si identificava un’auto usata nelle prove, nella ricognizione del percorso e a disposizione per eventuali emergenze qualora vi fossero stati problemi sulla vettura designata per la gara.
La parola era stata scelta per indicare (da il mulo, animale) qualcosa di meno nobile di un "purosangue" com’era, invece, considerata la vettura ufficiale, ma, nel contempo, estremamente resistente (appunto come un mulo).
Il termine ovviamente venne adottato dalla Ferrari. ed è ancor oggi in uso.
I team inglesi, invece, utilizzano il vocabolo Tear che significa vettura da allenamento.. Tear sta, infatti, per training car.

MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO
Il portafoglio - che in questo caso non è quello che ognuno di noi ha per conservarvi soldi e documenti - è finito (l’origine non la si conosce) nel linguaggio politico-istituzionale e significa il complesso delle responsabilità e delle competenze riservate a un ministero dotato di poteri in un determinato campo e di possibilità di spesa. Ministro senza portafoglio sta, conseguentemente, a indicare il titolare di un….ministero che, però, non ha un proprio autonomo bilancio.
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Modi di dire II
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 23:28:52 CEST (2272 letture)
Invenzioni e origini I

MAY DAY..... MAY DAY....
Il termine mayday è l’adattamento inglese del francese m’aider, aiutami, e si pronuncia mèd-ay.
È la parola usata internazionalmente nelle comunicazioni radiotelefoniche per chiedere aiuto, l’equivalente, in fonia, del SOS che è ormai andato in pensione nell’era delle comunicazioni satellitari.
Nel 1927 la Convenzione internazionale radiotelegrafica di Washington adottò il termine mayday quale segnale di soccorso radiotelefonico: va ripetuto esattamente tre volte di seguito e indica pericolo grave e imminente e deve avere la precedenza assoluta su qualsiasi altra comunicazione in frequenza. È seguito dall’indicazione del nome e/o della sigla del natante o dell’aereo, della sua posizione e, se possibile,, della natura del pericolo in atto.

IN BORGHESE
In genere, quando un militare non indossa la divisa si dice che è in borghese. Perché?
Borghese è parola di antichissima origine, il cui significato, nel corso dei secoli, è mutato più volte soprattutto in relazione alle situazioni politiche dei vari momenti storici.
Nel Medioevo, per esempio, erano chiamati borghesi gli abitanti del borgo che solitamente era un gruppo di case fuori della cinta muraria abitate per lo più da artigiani, piccoli commercianti e contadini.
Nel 1007, in Francia, borghesia significava l’insieme dei "villani", cioè dei contadini che avevano abbandonato la campagna.
Nel 1200, sempre in Francia, col termine borghesia si comincerà a indicare i membri delle classi popolari e, col passare degli anni, tutti coloro che non appartenevano alla nobiltà che, com’è ben noto, aveva, fra le altre, la caratteristica di un abbigliamento raffinato.
Nel Settecento, poi, borghese era colui che vestiva in una qualche maniera (cioè come capitava e secondo le sue disponibilità finanziarie), mentre la nobiltà aveva ancor più accentuato la cura del proprio abbigliamento che, specie per i nobili maschi, aveva assunto le caratteristiche quasi di una divisa.
È da quel momento - e siamo alla vigilia dalla Rivoluzione - che borghese è chi non indossa una divisa militare o…..nobile o ecclesiastica che fosse.
Questa concezione si trascinò nel tempo, con gli aggiustamenti del caso, e oggi, per l’appunto, un militare che non indossa la divisa si dice che veste in borghese.
I preti hanno risolto il problema eliminando l’abito talare e ora vestono come loro pare e piace. Personalmente ritengo che la loro non sia una scelta intelligente .

CUOCERE A BAGNOMARIA
La Maria cui il modo di dire allude è Maria l’Ebrea, un’alchimista egizia vissuta intorno al IV secolo avanti Cristo. In origine, pertanto, con bagnomaria non si indicava una pratica culinaria, bensì una tecnica consistente nello scaldare la materia filosofale in un recipiente, detto athanor, immerso a sua volta in un altro pieno d’acqua.
Il termine e la pratica passano in Occidente, e in particolare in Italia, nel Cinquecento, quando comincia a svilupparsi l’alchimia.
Per il bagnomaria in cucina bisognerà attendere l’Ottocento
Il termine e la pratica passano in Occidente, e in particolare in Italia, nel Cinquecento quando comincia a svilupparsi l’alchimia.
Per il bagnomaria in cucina bisognerà attendere l’Ottocento
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È in arrivo il wimax. e mette tutti in rete
Postato da Grazia01 il Domenica, 08 aprile @ 23:07:47 CEST (947 letture)
Invenzioni e origini I

Lo schema di funzionamento del Wimax (da Newton)

Una vera rivoluzione: porterà la banda larga e le connessioni senza fili ovunque. Perché non ha bisogno di cavi

Lo schema di funzionamento del Wimax (da Newton)
C’è qualcosa di nuovo nell’etere. Questa tecnologia promette di abbattere il «digital divide» (il divario digitale) portando le connessioni a banda larga ovunque, con costi ridottissimi per gli operatori e vantaggi per i consumatori. Dopo anni di promesse e sperimentazioni il WiMax è pronto per sbarcare in Europa. Germania e Francia hanno già concesso le licenze agli operatori. La Gran Bretagna, dopo una fase sperimentale, sarà pronta entro la fine del 2007. Anche Spagna e Grecia sono entrate nel club dei «tutti pazzi per il WiMax». E l’Italia? Nel nostro Paese lo sviluppo di questa tecnologia è rimasto bloccato da una disputa politica che è durata un decennio. Ma adesso le cose sembrano essersi sbloccate. La svolta, per rimettersi in pari, dovrebbe arrivare entro l’anno. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha preso un impegno preciso: garantire entro la legislatura, cioè il 2011, la possibilità per tutto il Paese di connettersi in rete ad alta velocità. E dal WiMax, che a regime può coprire il 99% del territorio, può arrivare un grande aiuto.
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Il Bikini
Postato da spalato il Martedì, 09 maggio @ 16:29:48 CEST (1041 letture)
Invenzioni e origini I La bomba addosso

Il solito luogo comune vorrebbe l'uomo moderno sempre più emancipato e lontano da quel comune senso del pudore che in teoria (molto in teoria) vorrebbe invece avviluppate su se stesse le civiltà passate, vittime di non si sa quali filosofie repressive. E anche nel campo dell'abbigliamento questo supponente atteggiamento, intriso di prosopopea tutta contemporanea ed illuminista, si rispecchia nella falsa credenza di aver scoperto per primi certi vestiti particolarmente audaci o solo particolarmente comodi.

E' il caso del bikini che, dietro la facciata del due pezzi utilizzati come bandiera di liberazione, cela invece una lunga storia. Tanto che si possono tranquillamente osservare, magari su di un normale manuale di storia dell'arte (e magari cercando i ragguardevoli mosaici siciliani di Piazza Armerina), serafiche signorine intente a fare ginnastica o a farsi belle nei loro ampi bagni con indosso nulla più che due succinti pezzi di stoffa.

Comparso infatti per la prima volta durante il periodo imperiale romano (I-II secolo d.C.), il bikini, da quanto si apprende nella ricognizione storica effettuata da una rivista come "Focus" "non serviva in origine per nuotare, perché all'epoca si nuotava nudi. Né serviva per prendere il sole in spiaggia, pratica diventata abituale parecchi secoli dopo. A quanto pare il bikini era utilizzato soprattutto per l'atletica, la danza e nelle scuole di ginnastica".

Ad ogni modo, per la concezione moderna di tale indumento bisogna aspettare il 1946 quando, in Francia, lo stilista Louis Réard presenta in una collezione di costumi da bagno un modello che è l'antesignano, il prototipo di ciò che conosciamo noi oggi. Modello rinominato, tanto per dare un'idea dell'effetto (desiderato) che l'indumento poteva suscitare, nientemeno che "atome".

Però si dà anche il caso che proprio quell'anno gli Stati Uniti fecero esplodere nel Pacifico, su di un atollo chiamato Bikini (situato nelle isole Marshall), alcuni ordigni nucleari. Poiché, ovviamente su piani diversi, questo evento fece tanto scalpore quanto l'introduzione del nuovo costume, gli stilisti ribattezzarono l'ormai celebre capo d'abbigliamento con lo stesso nome dell'atollo.

Da allora questo stuzzicante capo del guardaroba femminile è entrato prepotentemente a far parte dell'armamentario seduttivo del gentil sesso, variato e disegnato in mille maniere, alcune delle quali fra le più impensabili (soprattutto da parte di stilisti fantasiosi come Jean Paul Gaultier).

Inizialmente indossato da attrici e cantanti, che lo utilizzarono per esibire le loro forme solitamente perfette (o solo per suscitare un po' di scalpore), con il tempo è diventato "patrimonio comune" delle donne di tutto il mondo e di ogni condizione sociale.
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Carl Barks
Postato da spalato il Martedì, 09 maggio @ 16:28:52 CEST (1661 letture)
Invenzioni e origini I

Sindaco di Paperopoli

Carl Barks è nato il Marzo 27 del 1901 in una fattoria nei pressi di Merrill, Oregon, una minuscola cittadina al confine con la California. Carl è un giovane solitario, carattere parzialmente dovuto alla posizione isolata della sua casa e alla sordità parziale che lo afflisse in quegli anni.

La tendenza ad isolarsi e ad evitare il più possibile il contatto con gli altri lo porta fin da subito ad interessarsi al disegno, chiudendosi per ore nella sua stanzetta ad effettuare scarabocchi o quelli che potremmo definire, forse un pò impropriamente, "studi" artistici.
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Chi ha inventato la televisione?
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 aprile @ 18:58:13 CEST (1808 letture)
Invenzioni e origini I

L'idea di trasmettere a distanza immagini trasformate in segnale elettrico fu nel 1842 di un inventore scozzese, Alexander Bain.
Ma bisogna dire che alla realizzazione della televisione si è arrivati attraverso una serie di piccoli passi, tutti egualmente significativi.
La prima data da citare è il 1876: in quell'anno, il fisico tedesco Eugen Goldstein scoprì che in un tubo a vuoto (cioè un tubo di vetro svuotato dall'aria, nel quale le due estremità erano a un diverso potenziale elettrico) scorreva un flusso di radiazioni che andava dal polo negativo ("catodo") a quello positivo ("anodo").
Quelle radiazioni, che nel punto di arrivo generavano un fenomeno di fluorescenza, furono chiamate da Goldstein "raggi catodici".
Poi, nel 1888, il tedesco Heinrich Hertz scoprì le radioonde. Nel 1894 l'italiano Guglielmo Marconi scoprì che un lungo filo verticale collegato a un ricevitore di radioonde rendeva i segnali molto più forti e chiari: era stata inventata l'antenna.
Nel 1906 il fisico americano Reginald Fessenden realizzò la prima trasmissione radio a modulazione di ampiezza, e nel 1919 Edwin Armstrong costruì un più efficente ricevitore che negli anni Venti permise di dare il via alle trasmissioni radio pubbliche.
Nel frattempo, era stato scoperto che un fascio di raggi catodici modulato da un campo magnetico poteva "dipingere" un'immagine su uno schermo.
Nel 1923 l'inglese John Baird realizzò il primo impianto televisivo: sei anni dopo la BBC iniziò le trasmissioni.
La prima telecamera vera e propria venne inventata nel 1934, mentre la prima trasmissione a colori venne realizzata nel 1953, negli Stati Uniti.
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La "Topolino"
Postato da Antonio il Mercoledì, 12 aprile @ 12:00:23 CEST (1500 letture)
Invenzioni e origini I

La prima produzione di autovetture, datata 1900, avvenne con l'utilizzo di 150 operai nello stabilimento Fiat, in Corso Dante a Torino. Da lì uscirono 24 autoveicoli modello Fiat 3/12hp, di cui una curiosità era la mancanza della retromarcia. Ancora nel 1903 la produzione era limitata a 103 pezzi di auto. Al 1902 risale anche la prima affermazione della casa nelle competizioni automobilistiche, quando, con alla guida Vincenzo Lancia si aggiudica una gara locale piemontese la Torino Sassi-Superga.
Sempre al primo decennio del XX secolo risalgono le prime diversificazioni della Fiat nel campo dei veicoli commerciali, dei tram, degli autocarri e dei motori marini. La società inizia anche un'attività all'estero con la fondazione della Fiat Automobile Co negli Stati Uniti nel 1908; nel frattempo si amplia anche il numero delle persone occupate, giunte a 2500 unità nel 1906. Nel 1908 viene messa in produzione la Fiat 1 Fiacre, prima autovettura destinata alla funzione di taxi e di cui vennero esportati numerosi esemplari nelle più importanti città come Parigi, Londra e New York.
Poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, la società torinese rinnova totalmente la gamma di autovetture in produzione con la presentazione dei modelli 1,2,3,4,5,6; di questi modelli va ricordata la presenza dei primi esempi di batteria e di trasmissione a cardano. Nel 1911 l'azienda si cimenta nella costruzione di un'autoveicolo specifico per battere il record mondiale di velocità: a tal fine costruisce la Fiat 300 hp Record, un'auto di quasi 29.000 cc e 290 cv di potenza, in grado di sfiorare i 300 kmh.
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Chi ha inventato la cioccolata?
Postato da Antonio il Martedì, 11 aprile @ 21:56:25 CEST (1740 letture)
Invenzioni e origini I

Analisi effettuate da alcuni scienziati sui residui di una antica "teiera" di ceramica hanno dato un risultato inatteso: il popolo dei Maya, e probabilmente i loro stessi predecessori, si ingozzavano di cioccolata già oltre 2600 anni fa! La scoperta è appetitosa (in tutti i sensi) in quanto la più antica testimonianza verificata fino ad oggi di uso di cioccolata era di ben 1000 anni superiore! Dunque, si riapre clamorosamente l'acceso dibattito su chi abbia inventato la cioccolata. Michael Coe, co-autore del libro "The True History of Chocolate", in base a questa nuova scoperta e ad altre considerazioni di tipo linguistico, ritiene che le radici della cioccolata vadano molto indietro nel tempo, esattamente all'epoca della grande civiltà olmeca, immediatamente precedente a quella dei Maya. "I Maya derivarono gran parte della loro grande cultura da quella degli Olmechi. Anche la parola "Cacao" non è una parola originaria dei Maya, ma derivata dai loro predecessori." Gli Olmechi vissero nella zona meridionale del Golfo del Messico tra il 1500 ed il 500 a.C, e la loro zona d'influenza comprendeva il Guatemala, l'Honduras, Il Belize, la Costa Rica ed El Salvador. La cioccolata è ricavata dai semi della pianta del cacao, avvolti in una polpa collosa all'interno di gusci giallo-verdastri. I semi e la polpa vengono estratti dal guscio e lasciati a fermentare, fino a quando i semi acquisiscono un colore marrone scuro. A questo punto i semi vengono fatti essiccare e poi messi a cuocere, per produrre una spesso impasto di cioccolata. I Maya avevano abitudini alimentari che farebbero invidia a molti bambini di oggi. Era infatti la bevanda della gente comune e l'alimento dei capi e degli dei. Il nome scientifico della pianta del cacao è infatti "Theobroma Cacao", che significa "Cibo degli dei". Ma come hanno fatto gli scienziati a stabilire che la sostanza rinvenuta nell'antichissimo recipiente fosse realmente cioccolata? Sono stati prelevati dei campioni della sostanza ed inviati ad un istituto avanzato di analisi biochimica, l'Hershey Foods Technical Center di Hershey in Pennsylvania, dove è stato utilizzata una tecnica denominata cromatografia liquida insieme alla spettrografia di massa della ionizzazione chimica. La prima tecnica serve a separare tutti i componenti della miscela, l'altra misura il peso molecolare di ogni sostanza. Il cacao è una miscela costituita da ben oltre 500 composti chimici.

da www.encarta.it
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L'ombrello
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 aprile @ 18:45:01 CEST (1321 letture)
Invenzioni e origini I

La semplice funzionalità di un accessorio come l’ombrello rende difficile conciliare la sua utilizzazione pratica con un’origine che sfiora il mito; eppure, pochi oggetti del nostro vivere quotidiano possono vantare radici così antiche e leggendarie. L’unico elemento certo è la provenienza non occidentale: la Cina, l’India e l’Egitto si proclamano infatti paese-culla del parasole, ciascuno con motivazioni più che valide. Queste "rivendicazioni" ci permettono di aggiungere un altro dato sicuro ad una storia priva di certezze: l’ombrello è, fin dal suo apparire, collegato alla rappresentazione simbolica del potere, quando non, addirittura, attributo della divinità. Fin dal XII secolo a.C., l’ombrello cerimoniale apparteneva alle insegne dell’Imperatore della Cina e tale rimase per circa trentadue secoli, fino alla scomparsa del Celeste Impero. All’incirca nello stesso periodo, i re persiani potevano, unici tra i mortali, ripararsi dal sole per mezzo di un ombrello, sorretto da qualche dignitario; più democraticamente in Egitto si concedeva tale privilegio a tutte le persone di nobile origine.
In questo paese nasce, forse, il mito più bello, la più profonda simbologia legata all’ombrello: la dea Nut era spesso rappresentate in forma di parasole, con il corpo arcuato a coprire la terra, in atto di protezione e di amore. Il forte significato di status symbol come prerogativa regale, o comunque di potere, assunto dall’ombrello, spiega la sua contemporanea comparsa nell’immaginario religioso. Come in Egitto, anche in India viene associato alle dee della fertilità e del raccolto o, in senso più lato, della morte e della rinascita: nella sua quinta reincarnazione, Vishnu aveva riportato dagli Inferi l’ombrello, dispensatore di pioggia. Alla sfera del mito dobbiamo l’introduzione nel mondo occidentale del nostro accessorio, che compare in Grecia legandosi al culto di Dionisio (un dio di probabile origine indiana), ma anche di dee come Pallade e Persefone, che tra i loro fedeli contavano soprattutto donne.
Sono le donne che, nelle feste dedicate a queste divinità, si riparano in loro onore con un parasole, passato nel III secolo a.C. anche nel mondo romano, dove viene descritto dai poeti come delicato e prezioso oggetto in mani femminili. Sembrerebbe quindi di avere delineato una storia completa: da simbolo di potere, umano e divino, a oggetto di lusso e di seduzione. Eppure, tra i tanti valori e segni di civiltà cancellati dalla scomparsa dell’Impero romani, ci fu anche l’ombrello, di cui non rimase traccia nei "secoli bui", se non per la sua sopravvivenza nel culto cattolico, inizialmente come insegna pontificale, poi nell’uso liturgico. Totalmente sconosciuta all’antichità fu perciò la principale funzione utilitaria dell’ombrello, quella di parapioggia. Mantelli, cappucci e cappelli di pelle risolsero il problema della pioggia nel mondo classico ed in quello medievale.



Museo dell'ombrello e del parasole a Gignese




Gignese (in origine Zinexium) è un comune di 784 abitanti della provincia del Verbano Cusio Ossola. È un rinomato centro di soggiorno estivo dell'alto Vergante, situato alle pendici del monte Mottarone, alla destra del torrente Grisana. L'abitato - prossimo al lago Maggiore e alla città di Stresa - offre ottimi scorci panoramici.


Nato da un progetto di Igino Ambrosini, figlio e fratello di ombrellai (1883 - 1955) già fondatore del Giardino Botanico Alpinia, il museo si insediò nel 1939 al piano superiore delle scuole elementari. L'allestimento ricchissimo di materiale e pieno di fascino era testimonianza dell'amore per il proprio paese e per il proprio lavoro.
Nel 1976 il Museo dell'Ombrello e del Parasole si trasferì nell'attuale edificio costruito grazie alla collaborazione del Comune e dell'Associazione "Amici del Museo" presieduta allora da Zaverio Guidetti, industriale (manco a dirlo) dell'ombrello di Novara. L'edificio, se si osserva dall'alto delle gradinate della Chiesa Parrocchiale di San Maurizio ha la pianta a forma di tre ombrelli aperti affiancati. L'attuale allestimento, dovuto all'architetto Bazzoni, risale alla seconda metà degli anni '80, ma già un nuovo progetto del Comune di Gignese in collaborazione con la Regione Piemonte, l'Ecomuseo Cusio Mottarone e l'Associazione degli ombrellai sta per essere attuato.
Il museo recupera usi e costumi assai radicati nel Vergante. Articolato su due piani, raccoglie al piano terra una collezione di circa trecento reperti (su oltre 1.500 catalogati) frutto dell'attività specializzata tipica fin da tempi antichi nella zona. Al secondo piano è ospitata una sala dedicata all'esposizione di materiale fotografico che ricorda le antiche fabbriche e il metodo lavorativo di questo particolare tipo di opifici. Il Museo dell'Ombrello e del Parasole di Gignese è visitato annualmente da 8-10 mila visitatori.

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La forchetta
Postato da spalato il Venerdì, 07 aprile @ 19:10:48 CEST (1309 letture)
Invenzioni e origini I Premesso che con il termine forchetta (cioè piccola forca dal latino furca-m, ma pervenutoci attraverso il francese fourchette) in italiano si intende quel piccolo arnese di metallo o altro materiale provvisto di tre o piú rebbi o denti, col quale si infilza il cibo per portarlo alla bocca,arnese che venne probabilmente inventato in Oriente, nell'ambiente di Bisanzio, dove comparve sulle tavole elegantemente imbandite addirittura tra l'VIII ed il X secolo. Di qui emigrò con una certa facilità immediatamente dopo in Italia, dove ebbe la sua definitiva sistemazione, così come la conosciamo e di lì invase un po’ tutta l’Europa occidentale.

È quasi certo infatti che la forchetta fu vista per la prima volta su una tavola dell'Europa occidentale, in Italia, durante il famoso banchetto di nozze tra la principessa greca Argillo e il figlio del doge di Venezia, svoltosi nel 955. La tradizione vuole che in quell'occasione, mentre tutti erano intenti a mangiare con le mani, la raffinata principessa si portasse alla bocca il cibo aiutandosi con una forchetta d'oro a due rebbi. Evidentemente nella cerchia bizantina l'uso di questa posata era già diffuso, ma a Venezia ciò suscitò un tremendo scandalo: secondo le cronache dell'epoca tale novità parve un segno di raffinatezza talmente eccessivo, quasi d’ispirazione demoniaca, che la dogaressa fu severamente disapprovata dai preti, i quali invocarono su di lei la collera divina. Poco tempo dopo fu colta da una malattia innominabile, e san Bonaventura non esitò a dichiarare, assai poco caritatevolmente, ed assai poco correttamente alla luce degli insegnamenti ecclesiali, che s’ era trattato di un castigo di Dio. L’uso comunque di quella posata si diffuse rapidamente anche per merito della raffinata Caterina de’ Medici e di suo figlio Enrico III, che pare ne impose l’uso generalizzato ed invase tutta l’Europa soprattuto sulle tavole dei nobili e sulle mense di tutte le corti europee e l’uso summenzionato della forchetta a due o tre rebbi durò varî secoli, fino a tutto il 1850, quando alla corte di Napoli il re Ferdinando II Borbone delle Due Sicilie, che era golosissimo di maccheroni, anche di quelli a trafila lunga e sottile detti vermicelli che la plebe era solito consumare per istrada portandoli alla bocca con le mani, stanco di non poter farsi servire nei pranzi di corte codesti amati maccheroni (che con le posate ordinarie era difficilissimo consumare),diede mandato al suo ciambellano (e non maggiordomo, come erroneamente talvolta si riporta) Gennaro Spadaccini di risolvergli, pena il licenziamento, la faccenda; e lo Spadaccini, adeguatamente poi remunerato, ebbe un’idea semplice, ma geniale: portò da tre a quattro e poi a cinque i rebbi della forchetta, per modo che fosse possibile ammatassare con facilità i vermicelli, che da quel momento furono serviti ai pranzi di corte, accontendando il goloso sovrano.
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L' Orient-Express
Postato da spalato il Venerdì, 07 aprile @ 13:15:34 CEST (1032 letture)
Invenzioni e origini I La nascita e lo sviluppo dei treni a vapore e delle ferrovie aveva avuto luogo gia all'inizio del 1800 ma per la realizzazione di una linea ferroviaria trans-continentale ci vollero ancora quasi 100 anni. Nei primi anni Settanta del secolo scorso, Georges Nagelmackers, giovane erede di una ricca famiglia di banchieri belgi, allestì per conto di alcune ferrovie europee una serie di treni con vagoni-letto secondo uno stile simile a quello adottato negli Stati Uniti da George Pullman. Nel dicembre 1876 fondò la International Wagons-Lits Company e, dopo il successo di un primo treno Parigi-Vienna, estese il servizio con l'Orient Express, inaugurato nel giugno 1883 sulla tratta Parigi-Istanbul (allora Costantinopoli). In un primo tempo i passeggeri dovevano attraversare il Danubio per mezzo di imbarcazioni e, una volta giunti in Bulgaria, concludevano il viaggio a bordo di una nave di linea sul Mar Nero. Solo a partire dal 1888 l'Orient Express poté raggiungere la destinazione senza interruzioni, superando Vienna e passando per Budapest (Ungheria), Belgrado, Nis (nell'attuale Serbia) e Sofia (Bulgaria). La durata del viaggio da Parigi superava di poco le 67 ore, contro le oltre 81 ore necessarie con altri treni. Dopo la sospensione del servizio durante la prima guerra mondiale, nel 1921 venne riattivata la linea fino a Budapest. Nel frattempo, a seguito della richiesta presentata dai governi alleati per un nuovo servizio che collegasse i Balcani, nel 1919 era stato inaugurato il Simplon-Orient Express che, da Parigi, giungeva a Istanbul attraversando la galleria transalpina del Sempione (aperta nel 1906) e passando per Milano, Venezia, Trieste e Belgrado.
Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, la compagnia Wagons-Lits sviluppò una rete di treni di lusso che collegavano il Nord Europa con la regione dei Balcani e del Levante: a partire dal 1932, alla stazione di Belgrado il Simplon-Orient Express scambiava le carrozze dirette a Bucarest con quelle provenienti da Berlino, Ostenda, Amsterdam, Vienna o Praga; a Nis, infine lasciava una porzione del convoglio diretta ad Atene.
Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, l'Orient Express e il Simplon-Orient Express erano composti esclusivamente da vagoni-letto e vetture ristorante sontuosamente arredati, rinomati per l'elevata qualità della cucina e dei servizi; le uniche carrozze di servizio erano quelle adibite al trasporto dei bagagli e al servizio postale. I treni, frequentati da nobili, diplomatici e uomini d'affari europei e levantini, erano emblema di un mondo raffinato che ispirò numerosi artisti, scrittori e produttori cinematografici. Dopo il 1945, tuttavia, i treni non riguadagnarono il prestigio di cui godevano prima della guerra. Le carrozze di lusso della Wagons-Lits vennero perlopiù sostituite con normali carrozze. Oggi, in Europa, il nome Orient Express indica un servizio lungo la linea Parigi-Vienna-Budapest che ha ben poco del leggendario treno originale; il nome Simplon-Orient Express scomparve invece nel 1962.
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Alfabeto
Postato da spalato il Giovedì, 06 aprile @ 13:24:29 CEST (1666 letture)
Invenzioni e origini I La parola alfabeto è di origine greca: alpha e beta erano i nomi delle prime due lettere dell’alphabetos greco, che derivavano da quelle fenicie e corrispondevano alle nostre A e B.

Molto più tardi, nella Toscana medievale, fu ripetuto lo stesso meccanismo e dai nomi delle prime lettere dell’alfabeto italiano si formò quello che noi chiamiamo l’abbiccì.

Attraverso la storia del termine alfabeto possiamo ripercorrere la storia della scrittura nella civiltà occidentale.
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La prima tazzina di caffè
Postato da Grazia01 il Martedì, 21 marzo @ 13:03:34 CET (1865 letture)
Invenzioni e origini I

Sapete dove e quando è stata preparata in italia la prima tazzina di caffè ?

Nel 1683 a Venezia, in Piazza San Marco, sotto le Arcate della Procuratie, fu aperta la prima "bottega del caffè". Da allora nuove botteghe sorsero ovunque in città (nel 1763 se ne contavano 218!), divenendo luoghi di incontro per discutere di affari, per fare quattro chiacchiere.

La nuova usanza dilagò ben presto in tutta l'Italia: a Torino, Genova, Milano, Firenze e Roma sorsero caffè poi divenuti celebri e importanti centri culturali, punto di incontro di scrittori, politici e studiosi d'ogni tempo.

Anche i Francesi mostrarono di gradire molto la nuova bevanda: si dice che il celebre scrittore Balzac, arrivasse a berne cinquanta tazzine al giorno !
In Inghilterra il primo locale per la mescita del caffè fu aperto a Oxford.
Insomma, verso la metà del '700, in tutta l'Europa e in America già si beveva caffè.
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