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Postato da Antonio il Sabato, 11 marzo @ 15:34:11 CET (10541 letture)
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Luglio in poesia
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 luglio @ 15:05:56 CEST (12 letture)
Poesie tematiche III




Luglio, mese di canicola, empo di giochi per bambini e ragazzi che sfruttano le vacanze scolastiche, tempo di villeggiature al mare e in montagna. Tempo di svaghi sotto l’ombrellone o su un prato. Relax, un buon libro, parole crociate, poesia e si spera un pochino meno di smartphone. E'il settimo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano. Era il quinto mese del calendario degli antichi romani che chiamavano il mese Quintilius, che significa quinto. Il Senato romano ribattezzò il mese come Julius (luglio) in onore di Giulio Cesare, nato il 12 luglio.





Le prime due poesie sono di Enrico Crespi del 1958 sono tradotte dal dialetto Bustocco

Luglio

Luglio la terra bolle: e ai monti e al mare
si va a cercare sollievo e refrigeri,
si va a cercare un po’ di ristoro e pare
di non avere più di fastidi, più di pensieri

Ma se questi giorni di svago costano cari,
e i risparmi di mesi e mesi interi
si asciugano su e fanno saltare magari
il pasto e stare di stomaco leggeri;

io penso che sia meglio stare a letto pacifici
a fare dei sogni, o come una lucertola
stare a farsi arrostire al sole, per tirare notte...

Che lo goda chi vuole, che si diverta!...
Chi può, ammazzi un bue, ma chi non può,
che metta il cuore in pace per il bene suo...

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Ibisco, storia di un fiore
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 luglio @ 14:26:00 CEST (15 letture)
Poesie tematiche III





Lo vedi e sei in Polinesia con Gauguin e la sua Vahine no te tiare (Donna col fiore), e tutte le seducenti indigene tahitiane ritratte nei suoi capolavori dove li portano all’orecchio o stampati sui parei. Colori caldi decisi, corolle grandi sensuali fanno dell’hibiscus il fiore della passione e di un eros edenico, primitivo, panico.




Fiore d'ibisco

Nell'ombra della notte
io, confuso tra la gente,
ti vedo emergere radiosa,
un fiore appena sbocciato
d'ibisco rosa,
che il sole rende splendente.
Il mio sguardo vorrebbe posarsi su di te
ma un timore inconscio lo impedisce,
è la paura di sentire il tuo sorriso,
il tuo sguardo penetrare in me
e, d'istinto, osare di più.
Mi scorgi
la tua luce non affievolisce
anzi, mi sembra più intensa,
forse sto sognando
sento un fremito
per un momento incontro il tuo sguardo,
i tuoi occhi puri e trasparenti,
come petali d'ibisco in controluce,
non mi tradiscono.
Vorrei stringerti in un abbraccio infinito
lasciando che il mondo ci giri attorno
senza che alcuno si accorga di noi.

Gianfranco Mazzani

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Vacanza ad Antibes - Juan les Pins
Postato da Grazia01 il Domenica, 01 luglio @ 16:56:22 CEST (32 letture)
Storia




Siamo in vacanza ad Antibes e mi piace approfondire la conoscenza e la storia del luogo.

Da Antipolis a Antibes
Quella di Antibes Juan-les-Pins è una storia lunga millenni. Nel V secolo a.C. i Greci, dopo aver fondato Marsiglia (Massalia), istituiscono ad Antibes, ancor prima che a Nizza (Nikaia), un primo centro per gli scambi commerciali cui danno il nome di Antipolis.



Civitas antipolitana
Passata pacificamente sotto i Romani, in questo periodo Antipolis conosce un notevole sviluppo. La città si trova sulla via Aurelia, una delle principali vie di comunicazione dei Galli e indiscusso fattore di sviluppo economico; cominciano così a sorgere i primi monumenti (teatro, anfiteatro, agorà, terme, acquedotti, archi di trionfo...) e la città diviene un importante porto commerciale da cui transitano numerose navi che trasportano vino, olio e ceramiche. Non vengono trascurate però, le risorse locali, in particolare la pesca e le saline. È qui infatti che si producono alcuni condimenti che accederanno a pieno titolo alle tavole romane, come il garum, una salsina a base di pesce lasciato fermentare al sole fino a completa dissoluzione in una miscela di acqua salata e miele, e poi filtrato.
Leggi Tutto... | 7566 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


I fiori di giugno
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 giugno @ 16:22:40 CEST (48 letture)
Un pensiero al giorno



Proverbi per il primo mese dell’estate

La saggezza popolare lega questo mese a diversi agenti atmosferici o ai frutti della terra.
• Finché giugno non è all’otto, non ti togliere il cappotto.
• Giugno dipinge con mille pennelli.
• Giugno freddino, povero contadino.
• Giugno, ciliegie a pugno.
• Giugno, grano dappertutto.
• Giugno, la falce in pugno.
• L’acqua di giugno rovina tutto.


Ogni stagione ha fiori caratteristici. Giugno, mese che segna l'inizio della bella stagione, regala molti fiori particolari o anche comuni, che è bello conoscere per poter scegliere.



Alcuni dei fiori di giugno provengono dallo germogliare dei semi interrati nei mesi precedenti, in genere febbraio e marzo. Altri sono il frutto di piante perenni, come i garofani, che in questo mese letteralmente esplodono di boccioli, regalando piacevolissime macchie di colore. Anche alcuni rampicanti, siepi ed arbusti nel mese di giugno si ricoprono di fiori, col primo caldo che ne stimola lo sboccio.



Per le piante che continueranno a fiorire per tutta la durata dell'estate, c'è da dire che la prima fioritura, quella di giugno per l'appunto, è la più bella, quella in cui la pianta mette tutte le sue energie dopo il lungo riposo invernale. I fiori che seguiranno nei mesi successivi saranno meno grandi e meno perfetti dei primi fiori di giugno, seppur sempre belli.

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Giugno
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 giugno @ 15:51:34 CEST (45 letture)
Poesie tematiche III





Lauritis Andersen Ring, Nel mese di giugno, 1899, olio su tela

Siamo giunti alla metà dell’anno: il mese di giugno è, infatti, il sesto mese dell’anno e il primo dell’estate nel nostro emisfero.
Il suo nome deriva da Giunone, moglie di Giove. Viene anche chiamato Mese del Sole per il fatto che il 21 del mese c’è il solstizio d’estate,
con il giorno più lungo dell’anno (anche se secondo i proverbi questo giorno pieno di sole non è il 21, ma il 10).



È forse uno dei mesi più belli e di certo lo è per quanti vanno a scuola,
visto che in questo mese si chiudono le scuole (ma iniziano anche gli esami!).
Diversi scrittori hanno ambientato in questo mese i loro romanzi.
Il barone rampante di Italo Calvino, per esempio, così inizia:



Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi.
Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco.

Pochi giorni dopo, il 23 del mese, inizia il romanzo Paolo il caldo di Vitaliano Brancati:



23 giugno 1953. Mi trovo seduto sulla terrazza dell’albergo Baglioni, innamorato di mia moglie

Infine, il 28 segna gli inizi di Bel-Ami di Guy de Maupassant (traduzione di Orsola Nemi):



Quando la cassiera gli ebbe dato il resto dei cinque franchi, Georges Duroy uscì dal ristorante.
Siccome aveva un bel portamento, sia per natura, sia per posa di ex sottufficiale, si impettì, si arricciò i baffi con un gesto militaresco abituale,
e girò su quelli che stavano a tavola uno sguardo rapido e circolare, uno di quegli sguardi da bel giovane, che si stendono intorno come una rete nell’acqua.
[…] Quando fu sul marciapiede, rimase un istante immobile domandandosi che cosa poteva fare.
Era il 28 giugno, e in tasca gli restavano esattamente tre franchi e quaranta per arrivare alla fine del mese.


Quattro poesie per il sesto mese dell’anno



Estiva

è una poesia di Attilio Bertolucci (1911-2000),
tratta da Verso le sorgenti del Cinghio, che parla di questo mese:

Che ora è questa che saluta
il muro sbiadito con calda luce
e silenzioso cenno, e sommuove
l’aria tremante di giugno?
Ardi immobile, azzurro,
lustrate foglie della magnolia
e tu fiore profuma il giorno,
consuma i tuoi petali bianchi
sino alla dissoluzione, a noi
gli occhi chiusi arrossa
il riverbero estivo cui
solitaria cicala s’accompagna.

Leggi Tutto... | 2438 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Poeti milanesi contemporanei
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 giugno @ 17:08:07 CEST (74 letture)
Ricerche d'autore




Poeti milanesi contemporanei




Ti ho amata sempre nel silenzio
contando sull’ingombro
di quell’amore
e di quel silenzio
ed anche quando poi ci siamo scritti
la profilassi guidava la mia mano
perché ogni senso
fosse soltanto negli spazi bianchi
e nondimeno mi sentivo osceno
come se la più ermetica allusione
grondasse la bava del questuante.

Mai in ogni caso dubitai
che tu sapessi
finché scoprimmo insieme
di esser vissuti vent’anni nell’errore
tu ignorando
io presumendo
e allora in un punto è stato chiaro
che solo al muto
il battito del cuore
è rimbombante

Michele Mari

Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007)




Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient,
forsi memoria sèm, un buff de l’aria,
umbría di òmm che passa, i noster gent,
forsi ‘l record d’una quaj vita spersa,
un tron che de luntan el ghe reciàma,
la furma che sarà d’un’altra gent…
Ma cume fèm pietâ, quanta cicoria,
e quanta vita se porta el vent!
Andèm sensa savè, cantand i gloria,
e a nüm de quèl che serum resta nient.

.-.-.-.-.-.-.-.-

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente,
forse memoria siamo, un soffio d’aria,
ombra degli uomini che passano, i nostri parenti,
forse il ricordo d’una qualche vita perduta,
un tuono che da lontano ci richiama,
la forma che sarà di altra progenie…
Ma come facciamo pietà, quanto dolore,
e quanta vita se la porta il vento!
Andiamo senza sapere, cantando gli inni,
e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.

Franco Loi
Leggi Tutto... | 3717 bytes aggiuntivi | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Affondare
Postato da Letty il Giovedì, 31 maggio @ 19:16:45 CEST (47 letture)
Le poesie di Letty - II





A volte vorrei portare qualcuno a fondo con me,
vorrei fargli vivere le notti in cui ho creduto di morire di paura
vorrei legarlo con i pensieri più scuri che ho avuto...
per vedere
vedere se anche lui come me
avrebbe contato le sfumature del buio
Mentre le sue ossa si sgretolavano
Accartocciate da un fitto dolore...
Sarebbe caduto in ginocchio come me?
Sarebbe stato capace di guardarsi mentre il dolore esplodeva tra le rughe e ne prendeva possesso?
Sarebbe stato capace di raccogliersi e ricomporsi come se niente fosse successo?
A volte vorrei prendere per mano qualcuno...
Per portarlo con me... indietro
vorrei riuscire a riprendere quel po' di speranza che avevo tra le dita la notte in cui me l'hai portata via...


Letty

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Immagine
Postato da Letty il Giovedì, 24 maggio @ 20:00:40 CEST (67 letture)
Le poesie di Letty - II







Mi abbottono la tua immagine
come un cappotto logoro
a cui non voglio rinunciare
non tiene caldo
e non mi avvolge
ma io sono un testardo ulivo centenario
il tempo passa
quei segni, no


Letty

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Da qualche tempo
Postato da Letty il Giovedì, 24 maggio @ 19:49:34 CEST (61 letture)
Le poesie di Letty - II





Da qualche tempo ti affogo nel fondo.
Non avrei mai creduto sarebbe successo a me.
Gli anni si accumulano, il tempo si dilata. Aspetto sempre di essere sola,
per godermi fino all'ultimo istante la mia piccola tragedia, il mio piccolo dramma insulso e infantile.
So cosa sto facendo, mi punisco nell’euforia del momento, nel bruciore di stomaco e con la testa annacquata.
Mi sento un pagliaccio mentre barcollo e goffamente derido me stessa!
E allora decido di passare la soglia ancora più in là, verso il limite estremo, verso quel baratro che sto sfidando.
Che sciocca! Combatto una battaglia persa contro un mostro molto più grande di me e io non ho abbastanza forza da sconfiggerlo.
Sei in fondo, ti vedo nitido e forte.
Ti amo e non posso perdonarmelo.

Letty
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Nati il 20 maggio
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 maggio @ 17:44:36 CEST (67 letture)
Ricerche d'autore





Poesie di Émile Verhaeren e opere di Cesarina Seppi



Émile Verhaeren nacque a Sint-Amands il 20 maggio 1855 e morì il 27 dicembre 1916 è stato un poeta belga, uno dei poeti capostipiti della scuola simbolista. Con l'inizio del secolo XX si registra un mutamento di sensibilità che porta alla ricerca, nella poesia, di una maggiore intimità e quotidianità. I poeti del simbolismo minore lasciano da parte i toni elevati che avevano preso piede con D'Annunzio: cantano l'esperienza umile di tutti i giorni. Verhaeren fu il cantore della città che muta il suo aspetto ed uno tra i poeti più prolifici della sua epoca.



Sera religiosa

Verso una luna molto grande
che splende nel cielo invernale,
come patena d'oro verde,
vanno le nubi all'offertorio.

Attraversano il firmamento,
un coro sembrano di luci;
scaglionate dalle vetrate
oscuramente illuminate.

Sì che queste agitate notti
nel fondo di nere paludi
mirano, come in enormi specchi,
la bianca messa delle nubi.




Il flagello


La Morte ha bevuto del sangue
All'osteria delle Tre Bare.
La Morte ha posato sul banco
Uno scudo nero:
-E' pei ceri e i funerali.
E qualcuno se n'è andato
Lentamente
A cercare il sacramento.
Visto s'è passare il prete,
Si son visti i chierichetti;
Tutti andavano alle case dell'affanno e del dolore
Ote chiudevan le finestre.
La Morte ha bevuto del sangue
N'è briaca.
La Morte ha camminato a lungo
Per il paese della povera gente,
Senza troppo volere, senza troppo pensare,
La testa matta
Come una palla.
Portava uno straccio di mantello rosso,
Con dei bottoni da militare,
Al bicorno aveva appuntato un pennacchio di traverso
Gli stivali aveva a tromba;
n cavallo suo fantasma
Rompeva un trotto molto lento
Di cavallo con la gotta
Sulle pietre della strada;
E seguivano le folle, verso non importa dove,
n grande scheletro amabile ed ebbro
Che rideva dellor panico
E che senza alcun timore, senza orrore
Vedeva torcersi nell'apertura della sua tunica
Un bianco groviglio di vermi che gli succhiavano il cuore.






Cesarina Seppi fu una delle figure piu’ tipiche della cultura trentina. Nata a Trento il 20 maggio 1919, aveva frequentato l’Istituto Magistrale per poi diplomarsi nel 1939 al Liceo Artistico di Venezia. Nella citta’ lagunare studio’ all’Accademia di Belle Arti con Guido Cadorin, nel corso di pittura, conseguendo il diploma nel 1942. Inizio’ la sua attivita’ espositiva dal 1939 partecipando alle Mostre sindacali della Venezia Tridentina. Nel 1946 collaboro’ alla costituzione del Circolo artistico del Cavallo Azzurro con altri artisti trentini. Tra il 1949 e il 1951 realizzo’ la decorazione musiva per l’atrio della Stazione di Trento.
Negli anni Cinquanta viaggio’ per studio in Francia e Germania. La sua ricerca essenzialmente figurativa, negli anni Sessanta, si arricchi’ di materiali diversi, dalle sabbie alle tessere musive, sino ad una lettura del reale sempre piu’ astratta. Dal 1968 comincio’ ad utilizzare i colori acrilici e, qualche anno piu’ tardi, dopo aver sperimentato materiali come l’ottone e l’alluminio, si dedico’ alla progettazione di sculture in acciaio con inserimenti di vetro con un forte accento di interesse nei confronti della luce. Dal 1966 entro’ a far parte dell’Accademia degli Agiati. Nel 1972 venne insignita del Drappo di San Vigilio e divenne membro dell’Accademia del Buonconsiglio (ora ‘’degli Accesi’’); dal 1986 entro’ a far parte comitato scientifico delle ‘’Tre Venezie’’. Dagli anni Ottanta, realizzo’ alcune sculture monumentali come il ‘’Totem solare’’ per Palazzo Trentini e, nel 2001, il ‘’Fiore Lunare’’ per piazza Cesare Battisti a Trento. Morì il 30 dicembre del 2006 a Trento a 86 anni.

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Primo concorso letterario
Postato da spalato il Domenica, 13 maggio @ 10:34:31 CEST (75 letture)
Le poesie e i racconti di Spalato
Dicono che si è vecchi quando si ricordano le cose che sono successe tantissimo tempo fa. Non so quanto è vero ma so che sono già vecchia ma mi piace ricordare vari episodi della mia vita. Stranamente stanotte mi sono ricordata il mio primo premio che ho vinto per un mio racconto. Ero abituata che miei racconti o le mie poesie si leggevano davanti a tutta la classe. Quasi sempre erano compiti in classe e dopo il voto si leggeva quello peggiore e quello migliore e il mio era sempre il migliore. Così era anche in scuola superiore.
Un giorno la professoressa, al improvviso, ci ha detto che il compito in classe riguarda un concorso rivolto a tutte le classi delle scuole superiori. Avevamo 45 minuti per scrivere qualcosa di buono. Mia abitudine era di perdere tempo pensando finché non trovavo almeno una frase che mi piaceva e con aiuto di quella costruivo intero racconto.
Ho cominciato a scrivere e scrivevo, scrivevo e scrivevo, tante pagine. Una settimana dopo ci hanno detto che il mio racconto concorre per il premio.
Finalmente è arrivato quel giorno. Per quel giorno non dovevo indossare il grembiule e mi ricordo che avevo un abito grigio, niente di speciale ma io mi sentivo molto importante vestita così. Ci hanno portato in un cinema preparato per questo evento. Era stracolmo; intera mia scuola e altre due scuole e molti ragazzi stavano in piedi in fondo. Davanti allo schermo hanno messo tavoli e sedie per i giudici e davanti a loro era microfono e banco dove tenevamo fogli con i nostri scritti. Mi avevano detto che hanno cambiato varie frasi in mio racconto. Ho dato una veloce occhiata e non mi è piaciuto ma non ho detto niente. Eravamo in tre che abbiamo vinto qualcosa ma non sapevamo a che posto eravamo. Primo era un ragazzo che leggeva il suo. Dopo un altro ragazzo.
Toccava a me adesso. Mi sono alzata, ho raccolto i fogli e con un passo un po insicuro sono andata verso microfono. La mia scuola già tifava per me. Ho appoggiato i fogli davanti a me e ho guardato la sala. Quando ho visto quanto era piena ho sentito una strana paura. Leggere i miei scritti davanti alla classe di 30 persone o leggere davanti a centinaia di persone quasi tutte sconosciute non era stessa cosa.
Ho iniziato leggere con una voce bassa e un po tremante ma man mano come andavo avanti la mia voce diventava più forte e sicura. Avevo anche coraggio di guardare la sala ogni tanto. Mio racconto era lungo e la mia voce si era completamente adattata al testo e cambiava il timbro. Io non ero lì, ero dentro il mio racconto. Non mi accorgevo che quasi tutto dicevo a memoria senza leggerlo e ho detto esattamente come avevo scritto io e non come è stato cambiato il testo.
Avevo finito leggere e sono rimasta muta con uno sguardo perduto nel vuoto ma non succedeva niente. Quel terribile silenzio mi ha riportato dal racconto al cinema. Ho afferrato i fogli e quando volevo tornare al mio posto tra pubblico è scoppiato uragano tra applausi e grida. Come mi sentivo? Persa e tremavo tutta. Ero anche orgogliosa e contenta.
Quando i ragazzi si erano calmati ci hanno detto i risultati. Tutto era deciso già prima ma noi non sapevamo e quando hanno annunciato che io ero arrivata seconda quasi tutti si lamentavano e fischiavano. Il premio era 1000 dinari, un attestato e una spilla. Ero arrabbiata e non volevo andare a prendere i premi e anche mie compagne di classe mi trattenevano. Dovevano chiamarmi più volte e alla fine sono andata perché ho visto che l'uomo che doveva darmi premio era impaziente. Così ho avuto seconda delusione; al posto di 1000 dinari ho ricevuto poco meno di 900 perché hanno detratto le tasse. Piena di rabbia mi sono girata e senza ringraziare o salutare sono tornata tra mia classe. Quello era unico concorso che avevo fatto e dopo neanche facevo leggere i miei scritti a nessuno. Solo ultimamente faccio leggere le mie cose anche ai sconosciuti, senza paura e senza alcuna aspettativa, Anche questo è segno di vecchiaia?
Leggi Tutto... | 1 commento | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Benvenuto Maggio
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 maggio @ 17:17:01 CEST (74 letture)
Poesie tematiche III




Maggio, il mese delle rose, delle spose, delle giornate luminose, delle notti armoniose e le ore preziose.
Maggio, promessa di vacanze, di sole caldo, di speranze che si riaccendono con la rinascita della natura.
Le poesie di maggio sono piene di luci, colori, sapori.



Era di maggio

Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.
Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.
Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.
Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.

Rabindranath Tagore



Brezze di maggio

Brezze di maggio, danzanti sul mare!
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente.

James Joyce



Maggio

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

Giorgio Caproni

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Il Po tra storia e leggenda
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 18 aprile @ 17:27:21 CEST (191 letture)
Storia


Da quando sono venuta ad abitare in provincia di Pavia, oltre alla storia di questa bella città, mi piace studiare la storia della pianura Padana e quindi del fiume Po.



Sulle acque del grande fiume è passata la Storia. Ma sulle sue sponde si sono svolte anche molte vicende che, tramandate di generazione in generazione, si sono trasformate in miti e leggende. E se spesso il tempo è sufficiente a creare racconti fantastici, la nebbia e i paesaggi della pianura hanno sicuramente contribuito a dar vita a personaggi che appartengono più alla fantasia che alla realtà.



Il fiume Po, lungo ben 652 km con un bacino di 71.000 km quadrati, nasce in Piemonte, a Crissolo, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso, la vetta più alta delle Alpi Cozie, precisamente in località Pian del Re; inizia da lì il suo lungo corso fino all’ampio delta nella regione storica del Polesine, sul confine tra Veneto (provincia di Rovigo) ed Emilia Romagna (provincia di Ferrara), dividendosi in 5 rami principali e centinaia di altri corsi d’acqua minori, per poi sfociare nel Mare Adriatico, presso Porto Tolle.



Secondo recenti studi il Grande fiume deve il suo nome ad un vocabolo orientale, forse cinese, che avrebbe il significato di “palude”, anche se la sua origine si è sempre considerata derivata da “Padus”, in riferimento ai numerosi alberi di pino che costeggiano le rive del fiume (“Pades” indica la resina prodotta da alcuni esemplari di pini selvatici presenti in abbondanza proprio vicino alle sorgenti del Padus). E’ certo che da Padus deriva il termine “padano” e da quest’ultimo il nome della pianura padana che si estende ai lati del fiume Po. Conosciuto come Eridano ai tempi della Grecia antica, indicando così il fiume mitico situato grossolanamente a sud della Scandinavia, formatosi dolo l’ultima glaciazione europea, il Po, nella lingua dei liguri, è invece conosciuto come “Bodincus” (privo di fondo) e a sostegno di tale argomentazione si cita Mounteu da Po, una città presso la quale si trova il sito archeologico di Industria, dall’antico nome di Bodincomagus.
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Perdendomi nel tramonto
Postato da Grazia01 il Lunedì, 16 aprile @ 08:55:40 CEST (177 letture)
Le poesie e i racconti di Claudio Cisco
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RISUSCITAMI
Postato da claudiocisco il Domenica, 15 aprile @ 18:11:22 CEST (179 letture)
Le poesie e i racconti di Claudio Cisco







Maestro, ho tanto bisogno di un miracolo

trasforma la mia vita e tutto in me

da tempo non vedo più la luce

hanno spento già la mia gioia di vivere

umiliato la mia speranza,

vedo i miei sogni cancellati tristemente

lacrime di solitudine bagnare i miei occhi.

Maestro, non ho altro che io possa fare

solo tu hai tutto il potere,

sono seppellito come Lazzaro in questo sepolcro di disperazione

c’è un macigno che Satana ha messo davanti.

Maestro, chiama il mio nome ti prego

ascolterò con fede inginocchiato la tua voce

rimuovi la pietra delle mie paure e chiamami ad uscire

fai rivivere i miei sogni: liberami!

Sospinto dalla fede che c’è in te

sicuro d’una vittoria che tu solo dai

risuscitami.


Claudio Cisco

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Dedicate alla mia adorata amica Dolly
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 19:03:13 CEST (200 letture)
Poesie tematiche III


Abbiamo preso questa cagnolona quasi 5 anni fa, era in un canile dal nome "Cuori con la coda"
aveva pochi mesi, era spelacchiata e magra da far paura.
Ci ha scelto lei, guardandoci con i suoi grandi occhi marroni, quasi trasparenti tanto erano e sono lucenti,
con lunghe ciglia da odalisca e una coda così folta che sembra un piumino della polvere.
E' una meticcia, come gli altri cani che abbiamo avuto, sempre presi dai canili.
Lei è la terza. Quando ci lasciano il dolore è immenso, ma almeno hanno vissuto bene.
Non è un grande impegno, loro chiedono solo qualche carezza, siamo noi che li viziamo.
Certamente chi non ama i cani o comunque pensa che sarebbe meglio pensare agli umani, ci muoverà critiche.
Alcuni ci chiedono "Ma che ve ne fate?" Non rispondiamo nemmeno, è come chiedere perché amiamo.




Il problema non è tanto
che io parlo e lui non mi capisce.
Semmai il contrario: il vero enigma
è il cane, che tutto sa di me
e mai ne riferisce.

Franco Marcoaldi



BUONGIORNO, CANI, CIAO
di Dino Buzzati (1906-1972)

Buongiorno, cani, ciao
cagnolini cagnolini cagnazzi
misterioso dono della natura
a noi carogne. Perché?
Incantevoli compagni di viaggio
che ci fissate negli occhi
con esagerata.
Belli come boschi come il vento
girano su e giù per la casa
come fiumi come rupi
come nuvole innamorate.
Belli quando ronfate
fate bave spazzate immondizie.
Egoisti, sporchi, noiosi
rompiscatole, puzzolenti, ingordi,
sudicioni, petulanti, tangheri,
Dio vi benedica.




CAREZZA AL CANE
di Paolo Buzzi (1874-1956)

Cane, bontà degli uomini perduta,
o fedeltà di tanti falsi amici,
il mio cuore ti pensa e ti saluta!

Questa vita di tedï e malefici
te la dirò dentr’un’orecchia, o cane,
che i miei segreti ascolti e non li dici.

Le pupille tue fonde e più che umane,
san la mia dolce illusïon caduta.
E la tua testa è calda come un pane…






OH NELLA NOTTE IL CANE
di Sandro Penna (1906-1977)

Oh nella notte il cane
che abbaia di lontano.
Di giorno è solo il cane
che ti lecca la mano.

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Luisa Anzoletti nacque a Trento il 9 aprile del 1863
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 18:43:32 CEST (186 letture)
Ricerche d'autore



Luisa Anzoletti nacque a Trento il 9 aprile del 1863 e morì a Trento il 19 novembre 1925.

E' stata una poetessa e scrittrice italiana.




Proveniente da una famiglia di musicisti (il padre Luigi era maestro di musica, il fratello Marco un noto violinista, lo zio Giovanni direttore d'orchestra), anche Luisa in prima istanza si avvicina al mondo della musica, imparando presto a suonare abilmente il pianoforte, con cui accompagnava spesso il fratello Marco.
Avviata allo studio della letteratura e della poesia latina da don Emanuele Bazzanella, la Anzoletti inizia presto anche a scrivere delle opere di prosa e di poesia: tra le prime opere rientra un poemetto in 561 esametri sull'elezione di San Vigilio a vescovo di Trento, pubblicato da una Luisa appena ventenne (l'opera le valse una medaglia d'argento e una lettera di apprezzamento inviata da papa Leone XIII); il trasferimento della famiglia a Milano, nel 1889, ebbe certo un significato nella produzione letteraria della scrittrice e poetessa, se molti dei temi trattati dopo tale data sono stati definiti "di grande interesse e d'avanguardia sociale oltre che letterale".
Di indubbio interesse è la rete di contatti che Luisa Anzoletti seppe costruire nel corso della sua vita: tra gli scambi epistolari più interessanti si possono ricordare quelli con Antonio Stoppani, Cesare Cantù, Carlo Francesco Gabba, Giuseppe Rigutini, Giovanni Verga, Geremia Bonomelli; di lei, inoltre, scrissero anche Antonio Fogazzaro e Giosuè Carducci, quest'ultimo affermando "ormai anche le donne vogliono fare dei versi belli": affermazione che ci dà anche un'idea del ruolo dell'Anzoletti all'interno della coeva società letteraria.





Apatia


Stagioni, che l’acqua con sùbite scosse
su l’alida terra vapora e non bagna.
Stagioni, che ‘l sole gli è come non fosse
per l’irta nel gelo marmata campagna.

Stagioni, che l’aria non giova d’alena,
ma torpe nel cavo a gl’ inerti polmoni;
e ‘l sangue che affredda entro l’arida vena
scaldare non posson gli ardenti carboni.

Stagioni, in cui tacita prende l’avvio
colei che di nulla non sente bisogno:
l’Ignota, che semina in terra l’oblio,
e miete anco i fior tenerelli del sogno.

Stagioni, ove qualche gran cosa finisce,
o forse al nativo suo mondo trasvola:
si parla si parla, e nessuno capisce;
si soffre si soffre, e niente consola.

Luisa Anzoletti

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Il 9 aprile del 1821 nacque Charles Pierre Baudelaire
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 18:38:00 CEST (211 letture)
Un pensiero al giorno




Charles Pierre Baudelaire nacque a Parigi il 9 aprile del 1821 e morì sempre a Parigi il 31 agosto del 1867. E'stato un poeta, scrittore, traduttore, critico d'arte, giornalista e aforista francese.



È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, affiliato del parnassianesimo e grande innovatore del genere lirico, nonché anticipatore del decadentismo.
I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale.



Il pensiero e la vita di Baudelaire hanno influenzato molti autori successivi (primi fra tutti i "poeti maledetti" come Verlaine, Mallarmé e Rimbaud, ma anche gli scapigliati italiani come Emilio Praga, o Marcel Proust, Edmund Wilson, Dino Campana, nonché, in particolar modo, Paul Valéry), appartenenti anche a correnti letterarie e vissuti in periodi storici differenti, ed è considerato ancor oggi non solo come uno dei precursori della letteratura decadente, ma anche di quella poetica e di quella filosofia nei confronti della società, dell'arte, dell'essenza dei rapporti tra esseri umani, dell'emotività, dell'amore e della vita che lui stesso aveva definito come "modernismo".



Ti adoro

T’adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!

E tanto più t’amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all’attacco, m’arrampico all’assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.

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Addio Fabrizio
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 marzo @ 16:38:23 CEST (158 letture)
Un pensiero al giorno




Servizio, strada, leone, onore, cuore. Indovinate, qual è la parola che può stare accanto a ciascuna di queste parole? Domenica 25 marzo, la concorrente Rachele deve indovinarla al gioco della Ghigliottina e non ce la fa. Fabrizio Frizzi, gentile come sempre, spiega a lei e agli ascoltatori che la parola è "ferito": leone ferito, onore ferito, cuore ferito... Applausi, dalla platea de "L’eredità". Frizzi sorride, fa un largo ciao con la mano e come sempre conclude: «A domani. Linea al Tg».
E invece, no. Non c’era lunedì sera Fabrizio Frizzi, 60 anni, l’aria da professore buono, con il suo quiz che dalle 19 ogni giorno teneva compagnia a milioni di italiani. A casa, davanti alla tv alle sette di sera, una platea di pensionati, casalinghe, bambini, di malati, anche, che nei giochi e nelle domande de "L’eredità" si distrae da giornate magari lunghe e faticose. Domande difficili e domande cui può rispondere un ragazzino, così che nessuno è escluso. E poi alla fine l’enigma della Ghigliottina, che pochi, nell'ansia dei secondi che corrono, riescono a risolvere. E se ce la fanno, le nonne telefonano alle nuore, esultanti: "Sai, ho indovinato la parola!".
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Il 22 Marzo ricorre la giornata mondiale dell'Acqua
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 marzo @ 22:20:01 CET (216 letture)
Ecologia e ambiente I





Il 22 Marzo ricorre la giornata mondiale dell'Acqua, giunta quest'anno alla 26° edizione, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all'interno delle direttive dell'Agenda 21, come risultato della conferenza di Rio.
Si stima che sul nostro pianeta siano presenti circa 1,4 miliardi di chilometri cubi d'acqua. Di questi il 97,5% è composto da acqua salata. Di quel che ne resta, il 70% circa si trova allo stato solido e costituisce i ghiacci polari. Quello che rimane sono, all'incirca, 10 milioni di chilometri cubi di acqua dolce presenti nelle falde sotterranee di tutto il mondo. Potrebbero sembrare tanti, non è così: ad oggi gli sprechi sono molti e non si hanno ancora, nella maggior parte dei casi, le infrastrutture atte e adatte al recupero e riuso delle acque di scarico.

L'acqua: una risorsa fondamentale per tutta l'umanità

L'edizione 2018 dell'iniziativa è dedicata al tema Nature for Water (La Natura per l'acqua) e si concentra sulle soluzioni che la Natura stessa ci offre per conservare e ripristinare il ciclo naturale dell'acqua, impedendo che la nostra più importante risorsa vada perduta. Sono infatti gli ecosistemi danneggiati a togliere quantità enormi di acqua a disposizione della popolazione e diminuendone la qualità.
Tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del Millennio, il numero 6 riguarda proprio l'impegno nel garantire, entro il 2030, l'accesso all'acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari per tutti. Uno dei traguardi di questo obiettivo si ricollega anche alla Natura, impegnandosi a proteggere e risanare gli ecosistemi legati all'acqua, comprese le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, le falde acquifere e i laghi.
Ma le soluzioni devono coinvolgere anche le città e i cittadini: sarebbe auspicabile investire in infrastrutture "verdi" e dove possibile, armonizzarle con quelle "grigie". La riforestazione, la difesa del corso del fiume e il risanamento delle paludi potrebbero essere degli investimenti utili per riequilibrare il ciclo dell'acqua e migliorare la salute umana e il suo sostentamento.



Un miliardo di persone non ha accesso all'acqua potabile, tra i 3 e i 4 miliardi di persone non ne hanno a disposizione una quantità sufficiente. Al contrario, nei paesi sviluppati si registra il problema opposto: acqua sprecata in enormi quantità, a partire dalle normali attività quotidiane che caratterizzano la nostra vita. Vito Felice Uricchio, direttore dell'Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA-CNR), afferma: «Se consideriamo che il consumo pro-capite di acqua potabile per usi domestici è di 425 litri al giorno negli Stati Uniti, e 10 litri nel Madagscar, si può immaginare che ci siano margini per ridurre i consumi. La Commissione mondiale per l'acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Attraverso l'osservazione di buone pratiche e/o di tecnologie innovative riterrei che si possa passare dai 241 litri per abitante al giorno a circa la metà».
Molte saranno le iniziative in Italia, volte a sensibilizzare sulla questione oltre che incentivare una maggior consapevolezza e conoscenza sul tema.


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Votazioni
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 marzo @ 13:28:42 CET (224 letture)
Attualità I





Sono passati dieci giorni da quando siamo andati a votare, chi ci è andato, considerando che purtroppo l’assenteismo ha raggiunto alte percentuali anche nelle ultime consultazioni. Io credo che partecipare, in ogni modo, sia essenziale. Se non si vota poi, non ci si può lamentare. Ci sono stati i cambiamenti previsti e ora vedremo come andranno le cose. Quest’occasione mi ha fatto riflettere sul fatto che in internet, sui social in special modo, l’argomento sia stato volutamente poco discusso, perché è quello che crea più litigi e antipatie. Ognuno la pensa a suo modo, in base alle sue esperienze e al suo vissuto ed è giusto rispettare ogni opinione, anche se non è sempre facile. Non credo che non accettare la globalizzazione sia una soluzione, ormai siamo parte integrante di questo mondo e dobbiamo a mio parere accettare le diversità e avere un po’ di misericordia per coloro che fuggono da miserie estreme e da guerre terribili. Ma ripeto, questo è la mia opinioni, molti pensano, e si è visto dai risultati elettorali, che dovremmo proteggere il nostro orticello e pensare di più ai nostri poveri. Il cambiamento si vede in tutto il mondo, basti vedere chi è ora il Presentente degli Stati Uniti d'America. Mi piacerebbe sapere l'opinione di qualcuno di voi. Grazie

Grazia
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Aspettando la primavera
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 marzo @ 18:57:04 CET (218 letture)
Poesie tematiche III







Lo scorso anno in questa stagione in giardino erano già fioriti i bulbi dei giacinti e dei narcisi, le piante erano piene di gemme e i gelsomini erano già pieni di fiori bianchi e profumati. Siamo in ritardo e sembra che siano ancora in arrivo altri giorni di maltempo e di basse temperature. Secondo il calendario manca poco più di una settimana all'inizio della primavera, eppure sembra ancora lontana. Chi abita in campagna, come noi, nota di più queste differenze e specialmente chi ci abita da pochi anni dopo aver sempre vissuto in città. Per noi il cambiamento significa rinunciare alle comodità e agli svaghi cittadini e in cambio essere a contatto con la natura e i colori che essa ci regala. Ci sentiamo un pochino traditi. Comunque un messaggio alla primavera lo voglio mettere, come ogni anno.
Qualche riflessione e qualche poesia, aspettando che si risvegli dal suo torpore.
Buona primavera a tutti!!!





La primavera sta arrivando?”
“Come è fatta?”
“E’ il sole che brilla sulla pioggia, ed è la pioggia che scende sotto il sole”
Frances Hodgson Burnett



Un boschetto di meli

Un boschetto di meli: sugli altari
bruciano incensi.
Mormora fresca l'acqua tra i rami
tacitamente, tutto il mondo è ombrato
di rose.
Stormiscono le fronde e ne discende
un molle sonno
e di fiori di loto come a festa
fiorito è il prato, esalano gli aneti
sapore di miele.

SAFFO



I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli.
Khalil Gibran




A primavera

A primavera,
quando l'acqua fluviale
irrora i campi
e il sacro giardino delle vergini,
è tutto un fiorir di meli cidonii
e tralci di viti tra le foglie.

In me Eros non conosce tregua.
Come vento del nord rapido muove,
carico di folgori: torbido, impavido,
invaso da Cipride di arida follia.
Custode, nel fondo della mente,
delle puerili voglie.

IBICO

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La neve
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 marzo @ 13:28:27 CET (212 letture)
Poesie tematiche III




Un’ondata di gelo e maltempo ha portato la neve in molte regioni italiane, compresa quella in cui abito, portando sicuramente qualche disagio, ma anche tanta magia, soprattutto tra i più piccoli. Da quando abito in campagna la neve è meno fastidiosa anzi è una gioia vederla. Qui resta bianca e luminosa e tutto sembra più pulito. Lo scorso anno in questo periodo i bulbi del giardino avevano già messo i fiori, ora le foglioline tenere sono scomparse fra la coltre dei fiocchi. Domani vengono i miei nipoti e faremo un bel pupazzo di neve; ho già preparato cappello e pipa per completare l'opera.
Ecco una selezione di pensieri e poesie sulla neve.



Il cielo è basso

Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l’ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.

E. Dickinson

La neve e il suo magnifico silenzio. Non ce n’è un altro che valga il nome di silenzio, oltre quello della neve sul tetto e sulla terra.
Erri De Luca




Neve

Neve che turbini in alto e avvolgi
le cose di un tacito manto.
Neve che cadi dall’alto e noi copri
coprici ancora,all’infinito: imbianca
la città con le case,con le chiese,
il porto con le navi,
le distese dei prati…

Umberto Saba



Nevicata. La metamorfosi del mondo avviene in silenzio.
Heinrich Wiesner
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Buon San Valentino
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 febbraio @ 20:48:31 CET (198 letture)
Un pensiero al giorno


La buona notizia di San Valentino: l’epidemia della solitudine è un imbroglio




A San Valentino, essere soli è triste. Anche per chi lo denigra. Ognuno, o quasi, si sente un po’ Charlie Brown che fruga, con lo sguardo perso, nella cassetta della posta di casa. Desolatamente vuota. Ma c’è una buona notizia. Ce la regala il New York Times. Il professor Erik Klimberg ha dedicato tutti i suoi studi accademici alla solitudine. Insegna sociologia alla New York University. Va detto che è un fautore della solitudine. Infatti tra i suoi best seller ce n’è uno che s’intitola «Stare da soli: l’affermazione straordinaria e il sorprendente appeal della solitudine». Nell’intervento di oggi, il professor Klimberg ci dimostra, dati alla mano, che la solitudine non cresce. Non è un disagio sociale. Il ministero apposito, appena istituito da Theresa May, non serve.
È vero ( purtroppo) che la solitudine è correlata a vari malanni, dalla depressione al diabete al tumore. Ma, dice Klimberg, non è vero che la patiamo più di prima. Di più: i social non incrementano la solitudine, ma la riducono. Come si fa con le temperature. Se sto sui social, la solitudine percepita è minore. Io proverei a dire che la solitudine non è più quella di un tempo. Oggi stiamo soli e siamo in pace. Guardiamo. Proviamo. Amiamo. Per un po’. Non sopportiamo vincoli sul nostro tempo. Abbiamo imparato a fare da soli quello che piace a noi e non a un altro. Non ci vendiamo per due lenticchie di relazione. Per questo, quando il caso ci regala la persona giusta, funziona. Adesso sappiamo stare in piedi da soli. Ciascuno per conto proprio. E finalmente possiamo darci la mano.

ANTONELLA BORALEVI su La Stampa


Buon San Valentino a tutti, anche ai single, naturalmente.
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Via Montenapoleone
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 febbraio @ 20:35:57 CET (232 letture)
Milano mia I



Milano sempre più capitale dello shopping di lusso. Tra le High Street internazionali, il cuore del Quadrilatero della moda, è diventata una meta turistica di alto livello con numeri da record: è la via europea con scontrino medio più alto: 1.800 euro circa. Battute Avenue Montaigne di Parigi, che si ferma a poco più di 1.700 euro, e Calle de Ortega y Gasset a Madrid, che supera di poco i 1.600 euro. Lo svela una ricerca che ha preso in esame dodici mesi da dicembre 2016 a novembre 2017.



Via Montenapoleone a Milano

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Lettere a un'amica
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 febbraio @ 14:18:23 CET (190 letture)
Ricerche d'autore










L'amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita.
Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme
pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.

Susanna Tamaro
dal libro "Cara Mathilda.
Lettere a un'amica" di Susanna Tamaro
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A volte succedono
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 febbraio @ 14:14:51 CET (186 letture)
Poesie di Merini





A volte succedono cose strane,
un incontro, un sospiro, un alito di vento che suggerisce nuove avventure della mente e del cuore.
Il resto arriva da solo, nell'intimità dei misteri del mondo.

Alda Merini
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prendersi per mano
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 febbraio @ 14:08:22 CET (185 letture)
Un pensiero al giorno







Quanti occhi non scrutano più volti umani
e quanti bambini premono le dita sullo schermo d'un telefonino?
S'è persa la capacità di guardarsi negli occhi e, ancor più,
la voglia di prendersi per mano.

Giovanni Battista Quinto



Internet ha aperto una grande porta sul mondo.
Peccato nessuno abbia previsto come richiuderla.

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Per non dimenticare
Postato da Grazia01 il Sabato, 27 gennaio @ 23:14:05 CET (172 letture)
Un pensiero al giorno



27 gennaio
il giorno della memoria




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