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Novità › LA NATURA MORTA NEL NOVECENTO
LA NATURA MORTA NEL NOVECENTO
Postato da Grazia01 il Venerdì, 14 ottobre @ 19:26:24 CEST (1381 letture)
ARTE II
continua da

La natura morta nel Novecento




Pablo Picasso, Natura morta con toro, collezione privata.

L’artista spagnolo rielabora il tema introducendo un elemento come il teschio del toro che, per quanto macabro, è in linea con le tradizioni del Paese d'origine.

Tra i maggiori interpreti della fine dell'Ottocento, quando la rivoluzionaria stagione delle avanguardie (Cubismo, Espressionismo, Futurismo, Dadaismo, Surrealismo) è ormai alle porte, trova un posto di rilievo Paul Cézanne, il quale predilige dipingere frutta e tavole imbandite durante il periodo maturo della sua carriera artistica, Il gusto della pittura di carattere intimista, racchiusa nel microcosmo provenzale dentro cui Cézanne trascorre una vita intera, si sposa con una spinta propulsiva che genererà poi le prime avanguardie, Cubismo in testa. Proprio i pittori cubisti dedicano speciale attenzione al tema della natura morta: Picasso, Delaunay, Braque, lo spagnolo Juan Gris e altri realizzeranno molti dipinti sulla traduzione simultanea su più piani prospettici di oggetti, fiori, frutta e strumenti musicali attraverso la scomposizione dei piani, Infine, il ritorno alle atmosfere contemplative si ripropone, nel contempo, con personalità come Henri Matisse e la tendenza al decorativismo.




Georges Braque, li tavolo del musicista, Museum fur Gegenwartskunst, Basilea.

Il pittore francese propone scomposizioni geometriche dello spazio, rotazioni e molteplici angoli visivi.


La pittura pura

Con la mutata scena sociale, con l'ormai consolidata crisi della figura dell'artista, con la caduta della grande committenza pubblica, religiosa e laica, il tema della natura morta torna a ricoprire di significato l'attività di molti dei protagonisti del Novecento italiano ed europeo. Uno dei maggiori esponenti italiani, autore quasi esclusivamente di nature morte, è Giorgio Morandi. Le sue opere, siano olii su tela o acqueforti, i primi giocati sulla variazione delicata ma raffinatissima di toni grigi e beige, le seconde articolate su una fitta rete di segni incisi, bottiglie e vasi, generalmente disposti secondo uno schema ripetitivo, caratterizzano una particolare attitudine del pittore bolognese che oggi definiremmo minimalista. Spogliata dei suoi significati simbolici, la natura morta di Giorgio Morandi, così come la natura morta del Novecento in generale, incarna definitivamente la pittura pura per eccellenza, lontana ormai dalla necessità vincolante della narrazione e prova provata dell'art for art's sake, ossia dell'arte per l'arte, per citare una massima di Oscar Wilde, Mario Mafai, esponente di spicco della scuola romana di via Cavour degli anni Quaranta e Cinquanta, realizza tra le più belle nature morte con fiori secchi che il Novecento ricordi. Sospesi su di uno sfondo privo di riferimenti reali, i fiori secchi di Mafai capovolgono il senso stesso del tema: dalla necessità di rappresentare la realtà nelle sue forme più articolate e complesse, le nature morte novecentesche appaiono spesso svincolate da un contesto reale o quotidiano, in cui l'inquadramento prospettico è spesso mancante e lo spazio è tutto dedicato alla ricerca pittorica, unico dato realmente significativo.



Henri Matisse, Interno rosso, Musée National d'Art Moderne Centre Georges Pompidou, Parigi.

In questa tela dell'artista francese il colore si impone in assoluto come elemento autonomo e significante.


Il "realismo magico"

Anche Antonio Donghi ci regala una serie di nature morte caratterizzate da una sostanziale sospensione dello spazio-tempo, colori sapientemente accostati tono su tono e una certa attenzione al dettaglio minuto. Non è un caso che a questa corrente pittorica sia stato assegnato il termine di "realismo magico", proprio per evidenziare un'apparente aderenza al dato reale, ma, contemporaneamente, l'appartenenza a una dimensione diversa e pertanto "magica" che si esplicita nel senso di eternità immutata promanante dagli oggetti così rappresentati.



Giorgio Morandi, Natura morta, Galleria d'Arte Moderna, Bologna.

Il pittore ribadisce la sua preferenza per la sobrietà e l'equilibrio delle forme, inserite in contesti di essenziale semplicità.

Proprio sotto questa luce è opportuno collocare i numerosissimi dipinti di natura morta scaturiti dall'esperienza della pittura figurativa figlia della lezione delle avanguardie, dai ricordati Giorgio Morandi, Mario Mafai e Antonio Donghi, a Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi, Scipione e Felice Casorati. Questo scatto d'importanza fa sì che, soprattutto in ambito accademico, il disegno di fiori e frutta diventi una delle tematiche classiche della formazione accademica, analogamente a quanto accade per il disegno della figura dal vero e per il paesaggio, altro genere apparentemente "minore".




Mario Mafai, Natura morta, collezione privata.

L’artista romano traduce la realtà ponendo in un'atmosfera rarefatta, quasi nebbiosa sullo sfondo, oggetti dalle linee spiccatamente verticali.



Giorgio De Chirico, Natura morta, Raccolte d'Arte del Museo Civico d'Arte Contemporanea, Milano.

Enigmatica e densa di simbolismi, l'opera del pittore metafisica divide gli spazi con suggestive prospettive.


Le avanguardie

Tuttavia, il tema della natura morta non mancherà di essere declinato secondo le poetiche dei principali movimenti d'avanguardia dei primi decenni del Novecento, a cominciare dal Futurismo di Ardengo Soffici, che utilizzerà angurie dipinte e fogli di giornali veri per movimentare le sue tele, come del resto farà Picasso. Non possiamo poi non ricordare Boccioni e Severini.




Mario Sironi, Natura morta, collezione privata.

Densi impasti di colore e solidità volumetrica rendono tangibili gli oggetti e il frutto.


Una menzione a parte merita il Surrealismo, dove gli oggetti perdono il loro consueto significato per assumerne uno psicanalitico con le inquietanti opere di Dalì e quelle, solo apparentemente più rassicuranti, di Magritte. A questo proposito, per comprendere il lungo percorso compiuto da questo tema in novant'anni (1858-1948), sarà sufficiente confrontare la Pipa di Courbet con il Tradimento delle immagini di Magritte dove compare una pipa, accuratamente dipinta, sotto la quale si può leggere la scritta: «Ceci n'est pas une pipe», ossia «Ouesta non è una pipa». Quella di Courbet vuole essere la sensazione visiva della pipa e, in quanto tale, essere più vera della pipa reale, mentre quella di Magritte, sebbene sia assai più riconoscibile dell'altra, vuole significare che una pipa dipinta non potrà mai essere vera, ma solo un oggetto rappresentato, svincolando, di fatto, l'immagine dall'obbligo imitativo.



Felice Casorati, Ragazze a Nervi, particolare, Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro,Venezia.

Il pittore novarese introduce in quest' opera un'ardita visione dall'alto.

Questa posizione coinciderà con ulteriori declinazioni sulla problematica dell'oggetto, che sfoceranno da una parte nel ready-made, letteralmente "già fatto", che prevede l'esposizione come opere d'arte di oggetti d'uso quotidiano più o meno manipolati, e dall'altra l'applicazione cosciente dei processi linguistici alle arti visive come nel caso dell'One and Three Chairs di Joseh Kosuth che pone insieme la vera sedia, la sua foto e la descrizione verbale dell'oggetto.



Ardengo Soffici, Cocomeri e liquori, Galleria d'Arte Moderna, Bologna.

L’opera rispecchia le esperienze futuriste del suo autore.


Infine, il panorama del XX secolo non sarebbe completo se non prendessimo in considerazione il fenomeno della Pop Art (ossia "popular art", ovvero arte popolare), che eleva i soggetti rappresentati o esibiti, come fanno Andy Warhol e Jasper Johns, a icone del consumismo.



Roy Lichtenstein, Trouipe-l'ceil, collezione privata.

Il pittore newyorkese continua a dissacrare l'iconografia tradizionale.




René Magritte, La chiave dei sogni, collezione privata.

Il quotidiano tradotto in surrealistico immaginario.





PICASSO - Natura morta , cofanetto tazza mele bicchiere 1909 GALLERIA D'ARTE MODERNA, BOLOGNA

Picasso dipinse un numero molto elevato di nature morte, che seguirono i passi percorsi durante il suo rivoluzionario cammino stilistico. Questo quadro, chiaramente ispirato alla lezione di Cézanne, appartiene al primo periodo cubista.
LA NATURA morta è chiaramente ispirata alla lezione di Cézanne, con la novità di una progressione ulteriore verso una radicale scomposizione dei piani prospettici e dei punti di osservazione. Il tema assume per Picasso il valore di uno strumento ideale di indagine sulle forme del reale e sulla capacità percettiva dell'uomo di coglierne i molteplici aspetti.

GLI ELEMENTI caratteristici della natura morta sono tutti in evidenza: il bicchiere, le mele, una tazza e un curioso contenitore poliedrico. Anche la tenda nello sfondo disposta a mo' di sipario richiama la struttura delle grandi nature morte fiamminghe.




MAGRITTE -La traversata difficile 1926 – Collezione privata

L'opera esposta da Magritte in occasione della sua prima mostra personale alla Galleria Le Centaure di Bruxelles, ha un titolo che allude al quadro nel quadro stesso posto sulla parete di fondo della stanza rappresentata.

LA CORRENTE del surrealismo, che vede tra i suoi componenti di spicco René Magritte, adotta il soggetto della natura morta come strumento di ricerca particolarmente efficace mutuandolo dall'esperienza metafisica di De Chirico: il silenzioso dialogo tra gli oggetti, non sempre di facile identificazione, caratterizza questo dipinto del 1926 che descrive un ambiente solo apparentemente riconoscibile e riconducibile a forme conosciute.

IL SENSO DEL MISTERO è alla base della produzione artistica di Magritte: gli oggetti sono disposti secondo scorci prospettici arditi, quasi a volerne isolare la singolarità rispetto al tutto. Anche l'equivoco è una forma retorica tipica dell'opera di Magritte: quelli che sembrano quadri potrebbero in realtà essere confusi con le facciate di un palazzo moderno, mentre la mano tagliata di un manichino stringe una colomba.

LA NATURA del tavolino non è chiara: una delle gambe assume forma di una gamba femminile, e rappresenta un elemento perturbante inserito in un contesto di straniamento: anche in questo caso l'equivoco e l'enigma concorrono a rendere indecifrabile il messaggio trasmesso.





Morandi - Natura morta, 1949 - Galleria d'Arte Moderna, Bologna

Morandi condusse una vita ritirata, difensore saldo di una pittura figurativa lirica e intensa. Le sue nature morte sono il risultato di uno studio paziente e attento di infinite variazioni di toni cromatici.

GLI OGGETII disposti sul tavolo sono rappresentati secondo un rigore e una essenzialità che oggi si potrebbe definire col termine di minimalismo. Morandi dipingeva l'interno delle bottiglie prima di utilizzarle come modelli per la natura morta, e questo per trovare prima ancora del passaggio sulla tela, un perfetto equilibrio di toni e di volumi. In effetti raggiunse livelli insuperati in materia di armonia compositiva.

LA SEMPLICITÀ della composizione è raggiunta attraverso un faticoso lavoro di calibro di spazi, volumi e toni. Gli oggetti raffigurati sembrano appartenere a una realtà che della quotidianità ha perso le tracce: le etichette dei barattoli sono bianche, ogni riferimento o contesto temporale si è perso per raggiungere un livello al di sopra della realtà tangibile.

DOPO gli anni Venti Morandi si distacca progressivamente dallo Metafisica per concentrarsi sulle impercettibili variazioni cromatiche degli oggetti. Le forme raggiungono invece una sintesi che sfiora l'astrattismo e gradualmente si dissolveranno nella densa atmosfera.

Fonte: I Grandi Temi della Pittura ed. De Agostini
Impaginazione e ricerche di Grazia

Fine






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