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Novità › Prima notte di Luigi Pirandello
Prima notte di Luigi Pirandello
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 17 ottobre @ 13:01:45 CEST (1960 letture)
Racconti e poesie di Pirandello PRIMA NOTTE



- Quattro camice, quattro lenzuola, quattro sottane,
quattro, insomma, di tutto.
E quel corredo della figliuola, messo su, un filo oggi, un filo domani, con la pazienza d'un ragno, non si stancava di mostrarlo alle vicine.
- Roba da poverelli, ma pulita.


Con quelle povere mani sbiancate e raspose, che sapevano ogni fatica, levava dalla vecchia cassapanca d'abete, lunga e stretta che pareva una bara, piano piano, come toccasse l'ostia consacrata, la bella biancheria, capo per capo, e le vesti e gli scialli doppi di lana: quello dello sposalizio, con le punte ricamate e la frangia di seta fino a terra; gli altri tre, pure di lana, ma più modesti; metteva tutto in vista sul letto, ripetendo, umile e sorridente:
- Roba da poverelli... - e la gioja le tremava nelle mani e nella voce.
- Mi sono trovata sola sola, - diceva. - Tutto con queste mani, che non me le sento più.
lo sotto l'acqua, io sotto il sole; lavare al fiume e in fontana; smallare mandorle,
raccogliere ulive, di qua e di là per le campagne; far da serva e da acquajola ...
Non importa. Dio, che ha contato le mie lagrime e sa la vita mia, m'ha dato forza e
salute. Tanto ho fatto, che l'ho spuntata; e
- Ah sì, bell'impiego! bell'impiego!
Qui era !'intoppo: Mamm'Anto' lo aveva capito fin da principio: nella qualità
dell'impiego del Chìrico.
E una bella giornata di maggio aveva invitato alcune vicine - lei, poveretta! - a una
scampagnata lassù, sull'altipiano sovrastante il paese.
Don Lisi Chìrico, dal cancello del piccolo, bianco cimitero che sorge lassù, sopra il
paese, col mare davanti e la campagna dietro, scorgendo la comitiva delle donne, le aveva invitate a entrare.
- Vedi? Che cos'è? Pare un giardino, con tanti fiori ... - aveva detto Mamm'Anto' a
Marastella, dopo la visita al camposanto.
- Fiori che non appassiscono mai. E qui, tutt'intorno, campagna.
Se sporgi un po' il capo dal cancello, vedi tutto il paese ai tuoi piedi; ne senti il
rumore, le voci ...
E hai visto che bella cameretta bianca, pulita, piena d'aria?
Chiudi porta e finestra, la sera; accendi il lume; e sei a casa tua: una casa come
un'altra. Che vai pensando?
E le vicine, dal canto loro:
- Ma si sa! E poi, tutto è abitudine; vedrai: dopo un pajo di giorni, non ti farà più
impressione,
I morti, del resto, figliuola, non fanno male; dai vivi devi guardarti.
E tu che sei più piccola di noi, ci avrai tutte qua, a una a una.
Questa è la casa grande, e tu sarai la padrona e la buona guardiana.
Quella visita lassù, nella bella giornata di maggio, era rimasta nell' anima di
Marastella come una visione consolatrice, durante gli undici mesi del fidanzamento: a essa s'era richiamata 'col pensiero nelle ore di sconforto, specialmente al sopravvenire della sera, quando 1'anima le si oscurava e le tremava di paura.
S'asciugava ancora le lagrime, quando don Lisi Chìrico si presentò su la soglia con 'due grossi cartocci su le braccia - quasi irriconoscibile.
- Madonna! - gridò Mamm'Anto'. - E che avete fatto, santo cristiano?
- lo? Ah sì... La barba ... - rispose don Lisi
con un sorriso squallido che gli tremava smarrito sulle larghe e livide labbra nude.
Ma non s'era solamente raso, don Lisi: s'era anche tutto incicciato, tanto ispida e forte aveva radicata la barba in quelle gote cave, che or gli davano l'aspetto d'un vecchio capro scorticato.
- lo, io, gliel'ho fatta radere io, - s'affrettò a intromettersi, sopravvenendo tutta
scalmanata, donna Nela, la sorella dello sposo, grassa e impetuosa.
Recava sotto lo scialle alcune bottiglie, e parve, entrando, che ingombrasse tutta quanta la stanzuccia, con quell'abito di seta verde pisello, che frusciava come una fontana.
La seguiva il marito, magro come don Lisi, taciturno e imbronciato.
- Ho fatto male? - seguitò quella, liberandosi dello scialle. - Deve dirlo la sposa.
Dov'è?
Guarda, Lisi: te lo dicevo io? Piange ...
Hai ragione, figliuola mia. Abbiamo troppo tardato.
Colpa sua, di Lisi. «Me la rado? Non me la rado?»
Due ore per risolversi. Di' un po', non ti sembra più giovane cosi?
Con quei pelacci bianchi, il giorno delle nozze ...
- Me la farò ricrescere, - disse Chirico interrompendo la sorella e guardando triste la giovane sposa.
Sembro vecchio lo stesso e, per giunta, più brutto.
- L'uomo è uomo, asinaccio, e non è né bello né brutto! - sentenziò allora la sorella
stizzita. -
Guarda intanto: l'abito nuovo! Lo incigni adesso, peccato!
E cominciò a dargli manacciate su le maniche per scuoterne via la sfarinatura delle paste ch'egli reggeva ancora nei due cartocci.
Era già tardi; si doveva andar prima al Municipio, per non fare aspettar 1'assessore, poi in chiesa; e il festino doveva esser finito prima di sera.
Don Lisi, zelantissimo del suo ufficio, si raccomandava, tenuto su le spine specialmente dalla sorella intrigante e chiassona, massime dopo il pranzo e le abbondanti libazioni.
- Ci vogliono i suoni! S'è mai sentito uno sposalizio senza suoni? Dobbiamo ballare!
Mandate per Sidoro l'orbo ... Chitarre e mandolini!
Strillava tanto, che il fratello dovette chiamarsela in disparte.
- Smettila, Nela, smettila! Avresti dovuto capido che non voglio tanto chiasso.
La sorella gli sgranò in faccia due occhi così. - Come? Anzi! Perché?
Don Lisi aggrottò le ciglia e sospirò profondamente: - Pensa che è appena un anno che quella poveretta ...
- Ci pensi ancora davvero? - lo interruppe donna
Nela con una sghignazzata.
- Se stai riprendendo moglie! Oh povera Nunziata!
- Riprendo moglie, - disse don Lisi socchiudendo gli occhi e impallidendo, - ma non
voglio né suoni né balli.
Ho tutt'altro nel cuore.
E quando parve a lui che il giorno inchinasse al tramonto, pregò la suocera di disporre tutto per la partenza.
- Lo sapete, debbo sonare l'avemaria, lassù.
Prima di lasciar la casa, Marastella, aggrappata al collo della madre, scoppiò di nuovo a piangere, a piangere, che pareva non la volesse finir più.
Non se la sentiva, non se la sentiva di andar lassù, sola con lui.
- T'accompagneremo tutti noi, non piangere, - la confortava la madre. - Non piangere, sciocchina!
Ma piangeva anche lei e piangevano anche tant'altre vicine.
- Partenza amara!
Solo donna Nela, la sorella del Chirico, più rubiconda che mai, non era commossa:
diceva d'avere assistito a dodici sposalizi e che le lagrime alla fine, come i confetti,
non erano mancate mai.
- Piange la figlia nel lasciare la madre; piange la madre nel lasciare la figlia.
Si sa! Un altro bicchierotto per sedare la commozione, e andiamo via ché Lisi ha fretta.
Si misero in via. Pareva un mortorio, anziché un corteo nuziale.
E nel vederlo passare, la gente, affacciata, alle porte, alle finestre, o fermandosi per via, sospirava: - Povera sposa!
Lassù, sul breve spiazzo innanzi al cancello, gl'invitati si trattennero un poco, prima di prender commiato, a esortare Marastella a far buon animo.
Il sole tramontava, e il cielo era tutto rosso, di fiamma, e il mare, sotto, ne pareva
arroventato.
Dal paese sottostante saliva un vocio incessante, indistinto, come d'un tumulto lontano, e quelle onde di voci rissose vanivano contro il muro bianco, grezzo, che cingeva il cimitero perduto lassù nel silenzio.
Lo squillo aereo argentino della campanella sonata da don Lisi per annunziar l'ave, fu come il segnale della partenza per gli invitati.
A tutti parve più bianco, udendo la campanella, quel muro del camposanto.
Forse perché l'aria s'era fatta più scura.
Bisognava andar via per non far tardi.
E tutti presero a licenziarsi, con molti auguri alla sposa.
Restarono con Marastella, stordita e gelata, la madre e due fra le più intime amiche.
Su in alto, le nuvole, prima di fiamma, erano divenute ora fosche, come di fumo.
- Volete entrare? - disse don Lisi alle donne, dalla soglia del cancello.
Ma subito Mamm'Anto' con una mano gli fece segno di star zitto e d'aspettare.
Marastella piangeva, scongiurandola tra le lagrime di riportarsela giù in paese con sé.
- Per carità! per carità!
Non gridava; glielo diceva così piano e con tanto tremore nella voce, che la povera mamma si sentiva strappare il cuore.
Il tremore della figlia - lei lo capiva - era perché dal cancello aveva intraveduto
l'interno del camposanto, tutte quelle croci là, su cui calava l'ombra della sera.
Don Lisi andò ad accendere il lume nella cameretta, a sinistra dell'entrata; volse
intorno uno sguardo per vedere se tutto era in ordine, e rimase un po' incerto se
andare o aspettare che la sposa si lasciasse persuadere dalla madre a entrare.
Comprendeva e compativa. Aveva coscienza che la sua persona triste, invecchiata, imbruttita, non poteva ispirare alla sposa né affetto né confidenza: si sentiva anche lui, il cuore pieno di lagrime.
Fino alla sera avanti s'era buttato ginocchioni a piangere come un bambino davanti a una crocetta di quel camposanto, per licenziarsi dalla sua prima moglie.
Non doveva pensarci più. Ora sarebbe stato tutto di quest'altra, padre e marito insieme; ma le nuove cure per la sposa non gli avrebbero fatto trascurare quelle che da tant'anni si prendeva amorosamente di tutti coloro, amici o ignoti, che dormivano lassù sotto la sua custodia.
Lo aveva promesso a tutte le croci in quel giro notturno, la sera avanti.
Alla fine Marastella si lasciò persuadere a entrare.
La madre chiuse subito la porta quasi per isolar la figlia nell'intimità della cameretta, lasciando fuori la paura del luogo.
E veramente la vista degli oggetti familiari parve confortasse alquanto Marastella.
- Su, levati lo scialle, - disse Mamm'Anto'.
Aspetta, te lo levo io. Ora sei a casa tua ...
- La padrona, - aggiunse don Lisi, timidamente, con un sorriso mesto e affettuoso.
- Lo senti? - riprese Mamm'Anto' per incitare il genero a parlare ancora.
- Padrona mia e di tutto, - continuò don Lisi. - Lei deve già saperlo.
Avrà qui uno che la rispetterà e le vorrà bene come la sua stessa mamma.
E non deve aver paura di niente.
- Di niente, di niente, si sa! - incalzò la madre. - Che è forse una bambina più?
Che paura! Le comincerà tanto da fare, adesso.
È vero? È vero?
Marastella chinò più volte il capo, affermando; ma appena Mamm'Anto' e le due vicine si mossero per andar via, ruppe di nuovo in pianto, si buttò di nuovo al collo della madre, aggrappandosi.
Questa, con dolce violenza si sciolse dalle braccia della figlia, le fece le ultime raccomandazioni d'aver fiducia nello sposo e in Dio, e andò via con le vicine piangendo anche lei.
Marastella restò presso la porta, che la madre, uscendo, aveva raccostata, e con le mani sul volto si sforzava di soffocare i singhiozzi irrompenti, quando un alito d'aria schiuse un poco, silenziosamente, quella porta.
Ancora con le mani sul volto, ella non se n'accorse: le parve invece che tutt'a un tratto - chi sa perché le si aprisse dentro come un vuoto delizioso, di sogno;
sentì un lontano, tremulo scampanellio di grilli, una fresca inebriante fragranza di
fiori.
Si tolse le mani dagli occhi: intravide nel cimitero un chiarore, più che d'alba, che
pareva incantasse ogni cosa, là immobile e precisa.
Don Lisi accorse per richiudere la porta.
Ma, subito, allora, Marastella, rabbrividendo e restringendosi nell'angolo tra la porta e il muro, gli gridò:
- Per carità, non mi toccate!
Don Lisi, ferito da quel moto istintivo di ribrezzo, restò.
- Non ti toccavo, - disse. - Volevo richiudere la porta.
- No, no, - riprese subito Marastella, per tenerlo lontano. - Lasciatela pure aperta. Non ho paura!
- E allora? - balbettò don Lisi, sentendosi cader le braccia.
Nel silenzio, attraverso la porta semichiusa, giunse il canto lontano d'un contadino che ritornava spensierato alla campagna, lassù, sotto la luna, nella frescura tutta impregnata dell'odore del fieno verde, falciato da poco.
- Se vuoi che passi, - riprese don Lisi avvilito, profondamente amareggiato, - vado a richiudere il cancello che è rimasto aperto.
Marastella non si mosse dall'angolo in cui s'era ristretta. Lisi Chìrico si recò
lentamente a richiudere il cancello; stava per rientrare, quando se la vide venire
incontro, come impazzita tutt'a un tratto.
- Dov'è, dov'è mio padre? Ditemelo! Voglio andare da mio padre.
- Eccomi, perché no? è giusto; ti ci condùco,
- le rispose egli cupamente. -
Ogni sera, io faccio il giro prima d'andare a letto.
Obbligo mio. Questa sera non lo facevo per te. Andiamo.
Non c'è bisogno di lanternino. C'è la lanterna del cielo.
E andarono per i vialetti inghiaiati, tra le siepi di spigo fiorite.
Spiccavano bianche tutt'intorno, nel lume della luna, le tombe gentilizie e nere per
terra, con la loro ombra da un lato, come a giacere, le croci di ferro dei poveri.
Più distinto, più chiaro, veniva dalle campagne vicine il tremulo canto dei grilli e, da lontano, il borboglio continuo del mare.
- Qua, - disse il Chìrico, indicando una bassa, rustica tomba, su cui era murata una
lapide che ricordava il naufragio e le tre vittime del dovere.
- C'è anche lo Sparti, - aggiunse, vedendo cader Marastella in ginocchio innanzi alla tomba, singhiozzante.
- Tu piangi qua, lo andrò più là; non è lontano.
La luna guardava dal cielo il piccolo camposanto su l'altipiano.
Lei sola vide quelle due ombre nere su la ghiaia gialla d'un vialetto presso due tombe, in quella dolce notte d'aprile.
Don Lisi, chino su la fossa della prima moglie, singhiozzava:
- Nunzia', Nunzia', mi senti?

Luigi Pirandello

da "Novelle"
Fabbri Editore






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