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Novità › Spettacoli teatrali a Milano
Spettacoli teatrali a Milano
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 27 febbraio @ 19:05:08 CET (1064 letture)
Mostre e spettacoli

Malgrado si sia a fine febbraio a Milano i teatri offrono ancora spettacoli interessanti:

Gianrico Tedeschi al Franco Parenti, Sala Grande, interpreta l’ultima commedia di Italo Svevo “La rigenerazione”, adattamento di Nicola Fanno, regia di Antonio Calende. L’anziano ma ancora bravissimo attore milanese veste i panni di Giovanni, un vecchio che si sottopone ad un’operazione per ringiovanire.
Dal 26 febbraio al 9 marzo 2008


Gianrico Tedeschi, uno dei grandi maestri del teatro italiano, dotato di incredibile verve sempre anticonformista e originale è in grado ogni volta di stupire il pubblico restituendo ai suoi personaggi tutte le sfaccettature di un’umanità contraddittoria.

Tedeschi torna al Teatro Franco Parenti con la regia di Antonio Calenda ne La Rigenerazione di Italo Svevo, protagonista di una nuova produzione che affonda le radici nell’appartenenza culturale, nella "territorialità", nell’identità chiaramente presenti nell’opera del grande autore triestino, intrecciate con la linea che riconosce in Svevo il creatore del più grande romanzo psicanalitico dell’ultimo secolo, il critico e sarcastico analista dell’"uomo in crisi" colto nella sua fragilità, nell’inettitudine davanti alle cose della vita.

E’ l’ultimo e certamente il più riuscito e innovativo dei testi teatrali scritti da Svevo, ricco di implicazioni psicologiche che anticipano l’ansia contemporanea di rimanere giovani. Il protagonista vuole sottoporsi a un’operazione che gli consenta di ringiovanire. Un ringiovanire che non è banale rifiuto della vecchiaia, bensì bisogno di recuperare una libertà adolescenziale, soffocata dal rigore del matrimonio e dal conformismo della vita borghese. Una volta recuperata l’energia vitale però, Giovanni non riesce a sottrarsi alle sue responsabilità morali e decide di restare al suo posto, come pater familiae. Un personaggio con una grande capacità di guardarsi dentro, con limpidezza e senza ipocrisie.

Teatro Franco Parenti




Dal 28 febbraio alla Cooperativa ritorna “Io santo, tu Beato” con Renato Sarti e Bebo Storti, che vestono in chiave ironica i panni di Papa Pio XII e Padre Pio.
Pio XII e Padre Pio si incontrano in un ipotetico Aldilà. Il primo parla un latino maccheronico e ha in testa un copricapo a forma di cupola di San Pietro, il secondo si esprime in dialetto pugliese e vende un po’ di tutto. Dapprima i due rievocano alcune pagine della storia della Chiesa: inquisizione, crociate, vita dissoluta di alcuni papi, discriminazione verso le donne, recenti casi di pedofilia.
I due scoprono che, a causa dei tanti santi (482) e beati (1338) proclamati da Papa Giovanni Paolo II, il Paradiso è intasato e al momento è rimasto disponibile un solo posto. Dopo i convenevoli di rito, tra i due si scatena una contesa senza esclusione di colpi. Papa Pacelli, pur riconoscendo a Padre Pio le sue indiscutibili doti, non gli risparmia l’accusa di aver trasformato San Giovanni Rotondo nella Las Vegas del Gargano, alimentando un business paganeggiante in stridente contrasto con il voto francescano di povertà. Incalzato dalle accuse, Padre Pio passa al contrattacco: pur non negando che durante la Seconda Guerra Mondiale migliaia di ebrei, grazie all’aiuto di sacerdoti e suore, abbiano trovato rifugio presso parrocchie e nei conventi, gli rammenta il suo silenzio rispetto alla Shoah e l’avallo di importanti esponenti della Chiesa nei confronti del nazismo. A dirimere la contesa, con l’aiuto del pubblico, arriverà Dio in carne ed ossa.
Per secoli la Chiesa ha osteggiato il teatro e demonizzato la Commedia dell’Arte, che sovvertiva i valori andando contro l’ordine costituito e il potere ecclesiastico allora dominante.
Per secoli gli attori sono stati seppelliti in terra sconsacrata, hanno visto censurati i propri spettacoli, sono stati costretti ad autentiche peregrinazioni e alla fame. Che sarà mai, dunque, se per una volta il teatro si prende una rivincita, specie se lo fa attraverso gli elementi tipici della Commedia dell’Arte, attraverso lo sghignazzo e la scurrilità, lo sberleffo e la maschera, la gestualità ed un forte coinvolgimento del pubblico.
Ben sapendo che la farsa è uno dei rivelatori più sensibili della realtà, l’obiettivo non è attaccare un sentimento profondo come quello della fede, ma piuttosto analizzare criticamente il rapporto spesso contraddittorio tra gli uomini di Chiesa che operano nel sociale e sono in prima linea fra gli ultimi della terra e i vertici della gerarchia vaticana.
Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi: noi siamo contrari a questo tabù. Nella speranza di non incorrere nello stesso pericolo del clown Leo Bassi, che ha rischiato di saltare in aria per una bomba collocata nel teatro dove recitava una piece dissacrante sulla Chiesa, Io santo, tu beato…risate. (Renato Sarti)
In scena, oltre ai protagonisti Renato Sarti (Pio XII) e Bebo Storti (Padre Pio), la cantante Delma Pompeo, mentre Daniele Luttazzi presterà la sua voce per le notizie di Radiomariacensura; le musiche originali sono di Carlo Boccadoro e le scene di Carlo Sala.




Fino al 2 marzo allo Strehler è rappresentato “Swet. La luce splende nelle tenebre” un dramma pubblicato postumo di Tolstoj. Interprete Vittorio Franceschi, con la regia di Marco Schiaccaluga.

Un uomo, al termine della propria esistenza, riflette sulla parola di Dio e comprende quanto la Chiesa, lo Stato, le persone siano inadeguate a renderla reale.

E’ il dramma di Nikolaj Ivanovic Sarìnzov - protagonista di Svet. La luce splende nelle tenebre - ricco possidente terriero che, dopo la lettura dei Vangeli, decide di spogliarsi di ogni ricchezza per vivere pienamente le prescrizioni di Cristo e annullare così il divario tra chi possiede la terra e chi la lavora, tra chi è ricco e parla di musica, si diverte e mangia, e chi muore di stenti e fatica in un baracca ai margini del bosco.
Ma alla sua decisione si oppone fermamente la famiglia: la moglie, che non riesce a comprenderne le motivazioni, il figlio maggiore che teme di perdere i propri privilegi, i parenti, spaventati dalle conseguenze sociali delle sue idee.

Un dramma fortemente autobiografico al quale Tolstoj lavorò a più riprese, tra il 1894 e il 1902, senza mai portarlo a termine e che condensa i principali motivi che ossessionarono gli ultimi anni della sua vita: la concezione evangelica dell’esistenza, l’anticlericalismo, il rifiuto della violenza, il tema della non resistenza al male.
Emerge così in primo piano il dramma morale dell’impossibilità di far coincidere la teoria con la pratica quotidiana: dramma che travagliò anche la vecchiaia di Tolstoj che, come il protagonista di Svet, fuggì da casa, incontrando una morte triste e solitaria nella stazione di un piccolo paese di campagna.

Piccolo Teatro





Al Crt Teatro dell’Arte è in scena “I gemelli” di Fleur Jaeggy, regia di Giorgio Marini. Dal 26 febbraio al 2 marzo.
E' un lavoro di grande raffinatezza formale, diretto da Giorgio Marini, uno dei maestri riconosciuti del teatro di ricerca degli anni Settanta e autore di molte regie liriche nei principali teatri europei. Lo spettacolo è tratto dal libro della scrittrice Fleur Jaeggy.

"...due fratelli vivono in un villaggio senza nome e si bastano non varcando mai altri confini. Il villaggio è un non luogo di vecchi in cui i morti persistono nei vivi: la stessa identità dei due fratelli finirà per dissolversi nell'incertezza del finale. I gemelli sono forse dei revenants; oppure degli estranei che s'introducono in una realtà da un altrove dimenticato, come dopo il risveglio da un'amnesia; o dall'ipnosi di un gioco di magia..." Giorgio Marini






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