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Novità › Pensieri - Andrea Farolfi
Pensieri - Andrea Farolfi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 gennaio @ 18:06:32 CET (2131 letture)
Racconti III

Lasciò cadere il pacchetto di sigarette sul tavolino quadrato del bar, si tolse il cappotto e lo appese dietro alla sedia. Non si accorse che strisciava per terra, e che si sarebbe sporcato. Si sedette in silenzio. Giocherellò per qualche minuto con la scatolina, quindi ne estrasse una sigaretta; la lisciò, la passò sotto il naso per saggiarne l'aroma come faceva ogni volta, la tenne in bocca spenta per qualche minuto, quindi, preso fuori l'accendino a benzina dalla tasca, l'accese. Trasse una profonda boccata.

Trattenne il fumo per pochi secondi, quindi lo liberò in una densa nube grigia. Si guardò intorno. Non era un bar molto frequentato. In un angolo in fondo sedeva un ragazzo giovane. Aveva gli auricolari alle orecchie, i capelli lunghi e gli occhi chiusi nel ricercare una fattispecie di concentrazione su quello che stava ascoltando. Di tanto in tanto sorseggiava un po' di birra dal grosso boccale che stringeva in una mano.
Poco distante, due signore distinte di mezz'età discutevano fra loro. Erano vestite bene, portavano gioielli, e stavano aspettando un caffè che avevano ordinato poco prima.
Su uno sgabello rotondo alto quasi come una persona, un uomo dalla barba incolta e con i pantaloni sporchi di vernice bianca assaggiava le noccioline che il bar offre solitamente a chi prende un aperitivo. Assorto nei suoi pensieri, si tamburellava impazientemente la gamba.
Dietro al bancone, il barista preparava i caffè per le signore, mentre il cameriere attendeva poco lontano.
Sei persone. Sei vite diverse. Sei viaggi all'interno di sei menti. Problemi, preoccupazioni, dita separate si stringevano a pugno, si mescolavano, in quel momento del pomeriggio. Ognuno pensava ai suoi fatti, eppure tutto era collegato.
Per questo Mr. Orange amava viaggiare. Per incontrare gente diversa, e poter immaginare una vita per ciascuno di essi. Senza conoscerli si divertiva ad inventare il loro luogo di provenienza, il loro lavoro, il loro amore ideale. Provava a pensare se gli sarebbe piaciuto poter essere come una di queste persone, provava ad inventarsi un futuro meno duro di quanto non si aspettasse dalla vita. La gioventù gli andava stretta.
Come tutti i pomeriggi Mr. White uscì di casa quasi di corsa; era in ritardo. Doveva incontrarsi con Mr. Orange al bar all'angolo alle 17.30. Afferrò la bicicletta e si gettò in strada. Pedalare velocemente gli consentì di scaldarsi in fretta, e di poter dimenticare il freddo gelido che aveva avvertito appena fuori dal portone. Osservava la propria condensa uscire fitta dalla bocca spalancata ad ogni respiro. La strada era piena di macchine. Imboccò il marciapiede e si diresse svelto verso il viale. Passò il semaforo e l'edicola, fino a fermarsi davanti al bar. Attraverso i vetri esterni vide Mr. Orange seduto al tavolo di fronte al televisore che stava fumando una sigaretta. Aprì rapidamente la porta, e si sedette di fianco all'amico:
- Era ora che arrivasti.-
- Scusa, ho avuto un problema con la bicicletta.-
- Non fa niente, per la verità neanch'io sono qui da molto.-
- Per la verità non ho avuto nessun problema con la bicicletta, sono in ritardo e basta.-
- Prendi pure una sigaretta.-
- Grazie.-
L'accese velocemente e cominciò a tirare.
- Allora Mr. White, cosa mi dici di nuovo?-
- Niente, penso. Ci siamo visti qui anche ieri, e ci vedremo sicuramente anche domani. Che dovrei avere di nuovo da dirti?-
- Non lo so.-
- Infatti.-
- Togliti il giubbotto.-
Mr. White si alzò, appese la giacca all' attaccapanni nell'ingresso, e tornò a sedersi.
Mr. Orange distolse lo sguardo che fino a quel momento aveva tenuto fisso sul tavolino, e lo girò sull'uomo che continuava a tamburellarsi impazientemente la gamba. Diede un ultimo intenso tiro alla sigaretta, quindi, rigirandosi verso Mr. White, la spense nel posacenere di plastica che aveva usato fino a quel momento. Pochi istanti dopo anche il compagno ripeté il medesimo rituale.
- Prendiamo anche noi qualcosa da bere?-
- Perchè no?-
I due si alzarono, e camminarono lenti verso il bancone. Quando li vide arrivare, il barista finì in fretta di stillare un nuovo boccale di birra che probabilmente, come si resero conto poco dopo, era destinato al ragazzo di prima, quindi alzò gli occhi nella loro direzione.
- Per me un Whisky liscio.-
Mr. White si leccò le labbra secche per il freddo pensando a cosa gli andasse in quel momento.
- Una vodka per favore.-
L'uomo si girò, si allungò fino a raggiungere una mensola piuttosto alta dove teneva quel tipo di alcolici e ne scelse due bottiglie. Sorridendo, ne versò due generose porzioni nei bicchierini di plastica che aveva preparato sul tavolo.
- Ecco a voi. Sono sei euro.-
I due pagarono in silenzio, presero le loro bevande e tornarono al tavolino.
- Vedi quel ragazzo?-
Chiese Mr. Orange fissando il giovane in fondo al locale
- Ora beve birra e tiene i capelli lunghi. Non vuole saperne di parlare con quelli che si vestono bene. Si considera diverso, forse superiore agli altri schiavi della società. Chissà quale porcheria di musica stia ascoltando, chissà se pensa di avere delle regole...-
- Potresti aver ragione.-
- Avrà poco più di vent'anni. Non si accorge di essere uguale agli altri. Tutti siamo schiavi e a chi se ne rende conto la cosa non tocca. Se qualcuno decidesse di avere il coraggio di vivere la propria vita come realmente desidera e non come ce la porgono su un piatto d'argento politica e religione, forse si riuscirebbe a diminuire le quantità di indifferenza, di stereotipi, di passività che dominano l'umanità.-
Mr. White rimase un po' interdetto dalle parole che aveva appena sentito:
- Continua, mi piace questo discorso.-
- Più che della società, siamo schiavi dell'illusione e della speranza. La speranza di poter realizzare i propri sogni e l'illusione di poter cambiare il mondo e noi stessi. Vedi, fra qualche anno, anche quel ragazzo si taglierà i capelli, indosserà una camicia e una giacca, e proverà a realizzare la sua vita come ormai considererà indispensabile, come ci proveremo io e te. Quando si accorgerà che la natura umana è talmente fragile da non permetterci nemmeno di scegliere come realizzarci, chiuderà gli occhi e vivrà. Chi avesse il coraggio di rimanere come quel ragazzo, identificherebbe la propria realizzazione come la sintesi dell'irrealizzazione umana.-
Senza fiato per aver faticato a seguire il problema che l'amico gli stava ponendo, Mr. White ribatté:
- Come hai detto, se anche ora ci poniamo queste domande, per non passare la vita alla costante ricerca di qualcosa che ci manca e che non troveremo mai, presto o tardi, chiuderemo gli occhi e vivremo..-
- Forse tutto è illusione; forse tutto è speranza, forse io ho già chiuso gli occhi...-
- Forse ci sono altri motivi per cui chiunque si predispone ad una vita piatta e monotona.-
- Il bisogno di essere normali; il bisogno di comprensione; la paura della solitudine che porta la diversità.-
- L'unica cosa che può renderti veramente tranquillo è la fede. Credi in Dio?-
- No.-
- Perchè?-
- Il cinismo umano non ha limiti.-
- In che senso?-
- Ora che sono giovane cerco le risposte in altre fonti più concrete. Credo solo in quello che la mia mente è in grado di elaborare e vedo la morte come non più che una sfumatura rossastra del crepuscolo. Credo che quando mi affaccerò al tramonto della mia vita, tutto il cielo sarà rosso e riaprirò gli occhi per un'ultima volta prima di andarmene, la filosofia non potrà più darmi la stessa tranquillità che una fede sincera mi darebbe.-
- E' ora che vada! I miei mi aspettano per mangiare.-
- Allora ci vediamo stasera?-
- Si, ci troviamo qui sulle nove?-
- D'accordo, a dopo Mr. White.
- A dopo.-
Forse dopo la morte le anime degli amanti si ritrovano in un paradiso dove rimarranno fino alla fine dei tempi. Forse non succederà nulla, forse sarà il nulla ad inghiottire tutto. Tutte le religioni del mondo non basterebbero a dare certezza. Il mondo in cui ognuno di noi vive non è che la visione distorta dai sensi della percezione della realtà. Voci, urla, rimbombano, scattano, corrono. Come le tenebre della notte inseguono il sole al tramonto, come il sole che scappa impaurito rifugiandosi lontano; come gli spiriti del male dietro ad un anima travagliata e ormai perduta, o la nebbia leggera che si posa sugli alberi e sull'erba nelle mattine autunnali.
Come l'assassino che sconta gli ultimi giorni della sua vita in pochi metri d'aria e di sbarre, come la sbarra che vedrà passare inesorabili gli anni e i condannati incastrata fra due muri di cemento. Nel grembo della mente, rinascono tutti i ricordi, i pensieri, le sensazioni.
La notte è lunga una vita per chi cerca una risposta...



Andrea Farolfi






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