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Novità › La natura morta nell’ottocento
La natura morta nell’ottocento
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 ottobre @ 19:35:08 CEST (1701 letture)
ARTE II
La natura morta nell’ottocento

continua da




Édouard Manet, Colazione sull'erba, particolare, Musée d'Orsay, Parigi.
I contrasti decisi contribuiscono a dare plasticità a questa celebre opera dell'impressionista transalpino.

Solo nell'Ottocento, con la crisi del modello accademico, i pittori di cavalletto - in particolare gli impressionisti in Francia - riprenderanno il genere della natura morta con interesse rinnovato. Durante questo secolo si delineano in modo sempre più evidente i due grandi filoni dell'arte che poi subiranno una vera e propria frattura con l'avvento delle avanguardie. Pittori realisti, da una parte, come Courbet, e precursori degli impressionisti dall'altra, come Manet, procedono in senso opposto rispetto all'esasperazione della maniera ufficiale, preferendo un ripiego su temi e modi lontani dalle maestose e ormai decadenti celebrazioni del potere. Nello scenario a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, quando Jacques Louis David realizza l'enorme tela con L'incoronazione di Napoleone, Francisco Goya dipinge, per esempio, una serie di piccole nature morte a fondo scuro, con gli oggetti inquadrati in primo piano da una luce sagomata e diretta, caratterizzate da un'atmosfera buia e drammatica e inoltre opere come Il tacchino morto, al Prado di Madrid, o il celebre Tranci di salmone.



Francisco Goya, Orillas del Manzanares, particolare, Museo del Prado, Madrid.
Il pittore spagnolo preferisce invece impiegare tratti essenziali e delicati colori accostati tono su tono,

Una poetica intimista
Questi soggetti sostituiscono il secentesco memento mori con la presenza, altrettanto inquietante, dell'animale macellato (tema sicuramente desunto dalla magistrale lezione di Carracci prima e di Rembrandt poi), oppure de La trota presa all'amo di Courbet, che pare la metafora della tragica esperienza della Comune parigina (1870-1871) per la quale lo stesso artista subì non solo un linciaggio morale, ma patì, prima, diversi mesi di carcere e poi, l'esilio per essersi opposto, insieme a tutta la città, al potere monarchico costituito. Il carattere prettamente intimista di queste opere era lontano però dalle ambizioni della pittura dei pompiers. Un genere questo prediletto dalla committenza pubblica, che privilegiava i soggetti storici, proponendo attente ricostruzioni di avvenimenti realmente accaduti, si pensi alle tele del francese Léon Coginiet, oppure a quelle di William-Aphe Bouguereau, che guardano, però, anche, alla mitologia, o, ancora a quelle dell'inglese Alma-Tadema che miscelano sapientemente le due tematiche. Grande protagonista del revival della natura morta nell'Ottocento, dunque, è Gustave Courbet, che, esponente di spicco delle correnti realistiche, trova in soggetti come i fiori e la frutta un veicolo ideale per esprimere la sua poetica di osservazione attenta della realtà quotidiana. Tra le nature morte più suggestive, Mele e melagrane in un piatto, alla National Gallery di Londra, e il Tavolo con fiori e frutta, alla Norton Simon Foundation di Pasadena, certamente spunti di rilievo per le successive "tavole con frutta" di Cézanne.



Éduard Manet, Vaso con peonie, Musée d'Orsay, Parigi.
Il quadro rappresenta un chiaro esempio di come l'artista francese utilizzi il colore stendendolo per grandi macchie giustapposte.



I nuovi canoni impressionistici
Un interprete di rilievo della natura morta è, poi, Édouard Manet. Nella sua Brioche con fiore e frutta, al Metropolitan Museum di New York, il pittore francese riprende la grande tradizione secentesca fiamminga dichiarando però il proprio distacco dall'attitudine descrittiva e applicando i nuovi canoni impressionisti: colore steso "a macchie" e tendenza all'abolizione dell'analisi esasperata del dettaglio. I Fiori in un vaso di cristallo o Lillà, al Musée d'Orsay, rappresentano un esempio di come la materia pittorica possa sostituire il disegno attraverso la quasi totale abolizione degli elementi di contorno: il vaso di Manet è appoggiato su un fondo bianco che ha quasi totalmente perso il riferimento a un tavolo vero.



Pierre Bonnard, Interno ad Antibes, Tate Gallery, Londra.
Intimo, soffuso di delicate atmosfere, anche questo quadro d'interno è animato da gradazioni dello stesso
colore, che sembrano suggerire l'avvicinarsi di un sereno crepuscolo.


Resta però nelle opere di Manet, come pure nelle creazioni di molti altri impressionisti, un profondo amore per illuminismo secentesco, che in questo caso emerge dal colore giustapposto e dalla grande macchia bianca costituita dalla tovaglia in primo piano. Senza dubbio Manet è, tra gli impressionisti, il pittore più fortemente tentato dalla grande tradizione europea: Tiziano, Goya e Rembrandt sono i capisaldi da cui parte molta della sua opera e che rendono inoltre possibile l'autentica rivoluzione artistica che definitivamente sancirà la fine della grande arte di committenza pubblica per lasciare spazio a una diversa concezione della pittura e della figura dell'artista. Tuttavia, il panorama intorno al tema della natura morta nell'Ottocento non sarebbe completo se non si prendessero in considerazione gli altri esponenti dell'Impressionismo francese, a partire da Pierre-Auguste Renoir. Uscito da un lungo apprendistato come decoratore di ceramiche, Renoir rinnovò con il suo genio la lunga tradizione dei fiori dipinti che affondava le radici nella tradizione del Seicento fiammingo e francese. Eppure, l'impiego di un colore leggero, quasi "soffiato" si pone come premessa indispensabile per certi fiori del simbolista Odilon Redon realizzati nel Novecento. Il genere fu invece poco frequentato da Monet, anche se poi praticamente tutti, da Degas a Van Gogh, da Gauguin a Bernard e a Bonnard vi dedicarono notevole attenzione nel corso della loro vita.



Segantini - Natura morta 1886 COLLEZIONE PRIVATA
Il quadro, ancora lontano dalle sue opere divisioniste più conosciute, costituisce il capolavoro del periodo giovanile di Segantini, quando, probabilmente per ragioni economiche, l'artista realizzò una serie di opere con soggetti floreali e con cacciagione.
l'INFLUENZA dei" bodegones", così erano chiamate le nature morte spagnole del Seicento aventi come soggetto banchi di macelleria ricolmi di merce varia e cacciagione, è presente in quest'opera giovanile di Segantini, comunque ormai lontana dall'opulenza barocca e dai cruenti "memento mori' delle celebri macellerie di Annibale Carracci, Bartolomeo Passerotti e Joachim Beuckelaer.
LE NATURE MORTE con cacciagione, sebbene abbiano perso a questa data molti dei riferimenti simbolici dei secoli passati, non possono fare a meno di generare nello spettatore una riflessione esistenziale sul senso ultimo della vita. Il virtuosismo di Segantini è evidente nel sapiente dosaggio di luce e colore che rende quest'opera di una bellezza struggente e melanconica.



l'AGGIUNTA di un elemento di decomposizione come l'uovo rotto conferisce all'insieme un'ulteriore allusione alla caducità della vita terrena, con chiari riferimenti alla poetica del contemporaneo movimento artistico-letterario che prende il nome di Scapigliatura milanese.



Van Gogh - Girasoli - 1888 - NATIONAL GALLERY, LONEDRA
Il celeberrimo dipinto di Londra è solo una delle numerose versioni dello stesso soggetto che l'artista dipinse in più occasioni. Manifesto della pittura di Van Gogh, questo dipinto rappresenta in qualche modo lo spirito stesso del suo creatore.
IN UNA LETTERA al fratello Theo del 1889 Van Gogh afferma: «Forse saprai che la peonia è di Jeannin, l'altea appartiene a Quost, ma il girasole è in qualche modo mio», rivendicando così una sorta di identificazione con il fiore robusto ma sottoposto all'azione bruciante del sole.
IL CROMATISMO di questo dipinto è giocato sui toni del giallo e delle terre, in equilibrio con il verde dei gambi e delle foglie. Il colore di Van Gogh è pastoso, poco diluito: la sua tecnica sgarbata, irrispettosa della grande tradizione accademica europea di fine Ottocento.
NONOSTANTE la sua lontananza dalla pittura dei maestri e la pratica autodidatta dell'arte, Van Gogh è oggi considerato tra i massimi esponenti della pittura di natura morta di fine Ottocento a causa dell'innegabile forza espressiva dei suoi dipinti che, fungendo quasi da specchio riflettente, denunciano una problematica situazione di travaglio interiore.





Gauguin - Natura morta con ventaglio - 1889 - MUSÉE D'ORSAY, PARIGI

Gauguin conduce un'esistenza insolita: agente di borsa, abbraccia il mestiere della pittura da autodidatta e poi, a seguito di un dissesto finanziario, abbandona la Francia per la Polinesia. Questa natura morta risale al periodo precedente il soggiorno a Tahiti.

IL VENTAGLIO nello sfondo simbolicamente rappresenta il periodo in cui l'artista francese, influenzato dalla sintesi cromatica e stilistica delle stampe giapponesi, predilige un aspetto pittorico impostato su grandi campiture di colori brillanti e linee di contorno più nette e scure.
ABBANDONATE le atmosfere buie tipiche delle nature morte fiamminghe, gli artisti francesi dell'Ottocento vedono negli oggetti quotidiani e nell'osservazione dei colori della natura, frutta fiori per primi, un' enorme potenzialità espressiva da sondare e analizzare a fondo.
PER GAUGUIN i colori simboleggiano la poesia nascosta delle cose e ritiene quindi compito primario dell'artista tradurre la poesia in una sorta di repertorio cromatico, ossia in armonie di colore ispirate dalla natura, ma non direttamente desunte da essa. La natura morta diviene quindi uno strumento essenziale per questa speciale decodifica interiore degli oggetti, solo apparentemente inanimati.
l'INFLUENZA delle stampe giapponesi è evidente nella disposizione degli oggetti, nelle ombre tracciate con semplici giustapposizioni cromatiche, e anche nella scelta dei colori, che diventano sempre più accesi e brillanti. Gauguin non fu il solo a subire il fascino dell'arte orientale: in qualche modo tutta la pittura degli impressionisti francesi risente di questo non marginale aspetto.




Cezanne - Natura morta con paniere 1890 - MUSÉE D'ORSAY, PARIGI

Il quadro, dipinto come dono per un amico di Émile Zola, appartiene al genere di nature morte con frutta che occuperà un posto di rilievo negli studi di percezione visiva compiuti da Cézanne lungo il corso della vita.

TRA GLI OGGETTI dipinti, alcuni ricorrono frequentemente nelle nature morte dell'artista francese: la giara violacea con rafia intrecciata, la lattiera decorata a motivi floreali, il rozzo tavolo di legno e, naturalmente, le pere e le mele.

LA BIANCA TOVAGLIA è ripiegata sul tavolo secondo una logica e un aspetto geometrizzanti; la resa formale del tavolo stesso, del resto, disobbedisce a qualsiasi regola prospettica, così come le pere e i frutti, apparentemente appoggiati sul panno ma di fatto "sospesi" autonomamente.

IL CANESTRO ricolmo di frutta è un altro motivo ricorrente nelle numerose nature morte di Cézanne, che del resto hanno poco in comune con le tavole imbandite secentesche. I colori accesi della frutta autunnale, come pure il bianco della tovaglia, costituiscono un pretesto per l'indagine sui valori della pittura pura.

Fonte: I grandi temi della pittura ed. De Agostini
Ricerche e impaginazione di Grazia

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