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Novità › La gelosia
La gelosia
Postato da Grazia01 il Sabato, 18 maggio @ 10:13:35 CEST (959 letture)
Psicologia e salute III


I cosiddetti femminicidi così in aumento in questo periodo, mi hanno indotto a inserire un articolo sulle teorie di Russel che trovo illuminanti, in modo particolare quando descrive le antiche società patriarcali. Forse gli uomini, alcuni uomini, non accettano di non poter più esercitare il proprio potere sulla loro donna?



La gelosia
Russell mostra una grande lucidità nel cogliere le nostre dinamiche emozionali. Sa benissimo quanto sfaccettato è l'animo umano e quindi non si ferma a rapide catalogazioni di sentimenti. Una particolare attenzione egli comunque dedica alla gelosia. E questo per almeno due ragioni. Innanzi tutto l'illustre filosofo conosce molto bene tale sentimento per ragioni personali. La sua relazione con lady Ottoline Morrell è stata caratterizzata da intense sessualità, intimità e dedizione vissute all'insegna della gelosia. In secondo luogo, la gelosia per lui rappresenta un terreno d'elezione per comprendere le origini della nostra morale sessuale. E soprattutto per capire il modo in cui di solito affrontiamo la questione del tradimento all'interno del rapporto di coppia. Russell è personalmente convinto che «l'infedeltà non deve ostacolare la felicità e di fatto non l'ostacola, se moglie e marito hanno tanto buon senso da non abbandonarsi a scene melodrammatiche di gelosia. Possiamo andare anche oltre e dire che le parti in causa dovrebbero saper indulgere a eventuali capricci passeggeri purché rimanga intatta la profondità del reciproco affetto»



Ma è altrettanto certo che la morale sessuale si trova all'origine di quella marcata rigidità con cui affrontiamo l'infedeltà del partner. Approfittiamo di queste convinzioni di Russell per entrare in merito al tema della gelosia: un argomento che ci fa comprendere quanto intessuta di affettività sia ogni espressione del nostro essere.



Lo sguardo geloso
È difficile immaginare quante persone sono segretamente tormentate dalla gelosia. Ma se volessimo fare una statistica della percentuale delle persone gelose ci scontreremmo con diverse difficoltà. Innanzi tutto, sotto la rubrica «gelosia» dovremmo porre una tale varietà di sue forme e manifestazioni che rischieremmo di perderci in un labirinto di distinzioni. Si può essere gelosi della propria intimità, degli oggetti posseduti, dell'amore di un partner, dell'affetto dei genitori, del passato della persona amata e così via. Secondariamente, molte volte la gelosia si intreccia con altri sentimenti, per esempio l'invidia, tanto da non essere più facilmente identificabile. E se interrogassimo i soggetti che vivono un sentimento di gelosia, difficilmente riceveremmo delle risposte chiare sul loro modo di vivere tale esperienza. Forse un primo approccio per comprendere la gelosia consiste nel notare una differenza molto intuitiva nello sguardo rivolto all'oggetto d'amore. L'innamorato «premuroso» cerca di cogliere nel volto della persona amata quei segnali che indicano i suoi desideri. Soppesa le sue espressioni corporee, cerca di penetrare nel fondo della sua anima attraverso i suoi occhi. E questo allo scopo di farle cosa grata con qualche regalo particolare che soddisfi anche la minima attesa. Il suo sguardo attento è positivo e costruttivo, non ha nulla di poliziesco o di inquisitorio.







Chi invece è «geloso» scruta il volto del partner con 'altrettanta attenzione. Ma il suo non è uno sguardo sereno. È un osservare carico d'ansia, un indagare pieno di tristezza, un guardare privo di fiducia. È uno scrutare alla ricerca di segni che il pensiero e i sentimenti dell'amato sono rivolti a un rivale. Il premuroso cerca di calarsi nei panni dell'amato e avverte gioia in questo scivolamento del proprio lo. Il geloso usa l'empatia in maniera sofferta, quasi come un obbligo cui non può sottrarsi. Il premuroso avverte nel suo atto empatico un momento di realizzazione personale. Il geloso, al contrario, vi sente la perdita di una parte di se stesso.



Che cos'è la gelosia?
È molto problematico dare una definizione di gelosia che ne colga tutti i tratti essenziali. E soprattutto il suo intreccio con quegli altri sentimenti con cui di solito si accompagna: invidia, orgoglio, senso di inferiorità, odio, amore, vergogna, rancore, vanità, rimorso e così via. Forse la cosa migliore è quella di affidarci a esempi di circostanze e reazioni gelose. Comunque, almeno in prima approssimazione, è utile delimitarne alcuni caratteri significativi. Così possiamo dire che la gelosia è una risposta emozionale dolorosa alla percezione della sottrazione da parte di qualcuno di qualcosa che amiamo. Di qualcosa su cui rivendichiamo in qualche modo dei diritti di possesso. E questo sentimento può produrre esiti disastrosi. Russell cita in proposito due esempi. Il primo, quello della gelosia tra fratelli: sentimento che nasce dalla presunzione, più o meno veritiera, che uno di essi porta via all' altro una parte dell' affetto a lui dovuto dai genitori. «La gelosia tra fratelli e sorelle - precisa, Russell è assai comune nelle famiglie ed è talvolta causa, più tardi nella vita, di mania omicida o di turbe nervose meno serie»



Il secondo esempio, quello della madre verso i figli, considera la gelosia che nasce dalla paura di perdere il loro affetto una volta che questi siano divenuti adulti e indipendenti: «La madre, o la bambinaia timida che mette continuamente in guardia il bambino contro i pericoli che può incontrare, che crede che ogni cane morda e che ogni mucca sia un toro, può far nascere nel bambino una timidezza pari alla sua, unitamente alla sensazione di essere sicuro soltanto quando le è vicino. Una madre indebitamente gelosa può compiacersi di questa sensazione del bambino; e, anziché desiderare che impari ad affrontare il mondo, può preferire che egli continui a dipendere in tutto da lei. In questo caso, a lungo andare, il bambino finirà probabilmente con il trovarsi peggio che se non avesse conosciuto l'affetto paterno»



La gelosia sessuale
Tuttavia, nella nostra cultura, più diffuso è il caso della gelosia sessuale (oggetto prevalente della nostra discussione). Per esempio, la moglie è gelosa della collaboratrice del marito. Teme che con le sue arti seduttive glielo porti via. Il marito è «suo», non può e non deve essere condiviso con nessun'altra donna. A sua volta, il marito è geloso del collega della moglie. Anch'egli considera la propria compagna come «sua», totalmente «sua». E avverte un senso di inferiorità nei confronti di quel collega, cui attribuisce doti probabilmente superiori a quelle effettive. Marito e moglie si appellano intimamente a quel contratto matrimoniale che per loro ha rappresentato e rappresenta un impegno di fedeltà. Non era forse un accordo che comporta un impegno all' esclusività del rapporto? Così entrambi soffrono. Entrambi non sanno come porre argine alloro dolore. Non sanno a che santo votarsi per ridurre il senso di insicurezza e di smarrimento che accompagna il loro sentimento geloso. Si appellano alla speranza che non accada mai quanto temono, e, per evitare di incorrere nelle loro peggiori profezie, non di rado limitano la loro vita sociale per paura di contatti esterni che possano minacciare i loro affetti: «Sempre per via dell'istinto di possesso – dice Russell – il marito e la moglie, pur desiderando a volte una vita sociale più intensa, si rallegrano tuttavia che l'altro coniuge abbia poche occasioni per incontrare membri potenzialmente pericolosi dell'altro sesso»



In effetti, la gelosia sessuale rappresenta forse la forma più sofferta di questo sentimento. E probabilmente quella più diffusa. La percezione del dolore che la caratterizza, del resto, è molto simile al lutto. Con il lutto la gelosia condivide il senso drammatico di una perdita. Ma se ne differenzia in modo significativo. Infatti, nel caso del lutto per la scomparsa di una persona cara, imputiamo la responsabilità dell' accaduto a un elemento naturale, la morte: un fattore che non può essere in alcun modo avversato. Nel caso della sensazione di lutto geloso, attribuiamo a due persone, l'oggetto d'amore e il rivale, la responsabilità (o meglio la colpa) di quanto è avvenuto. E riteniamo, in molti casi, di poter disporre di strumenti per padroneggiare o contrastare la situazione.



Gelosia: natura e cultura
La gelosia ha sicuramente radici nella nostra biologia. Ha ragione dunque l'etologo Irenaus Eibl- Eibesfeld, secondo cui «la gelosia è un'emozione universale, comune ai due sessi» Tuttavia negli esseri umani i due piani, quello naturale e quello culturale, sono quasi sempre così intrecciati da risultare inestricabili. È molto probabile che nel corso dell'evoluzione della nostra specie il meccanismo genetico della gelosia sia stato modificato attraverso l'apprendimento. Insomma, per quel che concerne la gelosia (come per ogni grande sentimento umano) appare assai difficile stabilire un netto discrimine tra l'istinto e l'apprendimento. Russell ce lo dice chiaramente in questo passo in cui, a titolo di esempio, ricorda la decennale guerra di Troia causata dalla gelosia di un marito tradito: «L’impulso puramente istintivo (alla gelosia) deve essere stato rinforzato, in uno dei primi stadi della civiltà, dal desiderio maschile di possedere la certezza della paternità. Senza questa certezza la famiglia patriarcale non sarebbe mai sorta, e la paternità, con i suoi annessi economici, non sarebbe diventata la base delle istituzioni sociali. Di conseguenza, fu considerato peccaminoso avere relazioni con la moglie di un altro uomo, mentre d'altro canto non si riteneva affatto biasimevole avere relazioni con donne non sposate. Vi erano eccellenti motivi pratici per condannare l'adulterio che provocava disordini e, spesso, spargimento. di sangue. I.; assedio di Troia può essere preso a esempio del putiferio che può provocare l'offesa ai diritti maritali. A quei tempi, naturalmente, non esistevano analoghi diritti per le mogli; un marito non aveva alcun dovere verso la propria moglie, ma era obbligato a rispettare la proprietà degli altri mariti. Così la famiglia patriarcale ebbe il sopravvento. Gli uomini, che dominavano, avevano molta libertà. Le donne la subivano in completa soggezione. Nessuno si curava della loro felicità. Sono state le rivendicazioni femminili che hanno aperto la strada verso una nuova etica coniugale»

Dunque, secondo Russell, la gelosia affonda in qualche misura le sue radici nella coscienza. E «la coscienza è un prodotto dell' educazione e può essere educata ad approvare o disapprovare, nella grande maggioranza dell'umanità, a seconda di ciò che ritengono opportuno gli educatori»



Pertanto, secondo il filosofo, la nostra attenzione va diretta verso i modi in cui l'educazione ha fissato nella nostra coscienza alcune norme di giudizio morale e di comportamento. In particolare, secondo lui, la gelosia trae alimento in qualche misura dalla paura del sesso trasmessa ai fanciulli attraverso l'apprendimento educativo: un timore che spesso è avvalorato dalla religione. Il fanciullo, infatti, è stato spesso condotto ad associare la nozione di peccato con quella di sessualità. E a valorizzare l'importanza di un rigido controllo della propria sessualità. Tutto ciò ha condotto, in età adulta, a vivere in maniera particolarmente dolorosa ogni manifestazione sessuale esterna alla coppia. Il tradimento, infatti, viene vissuto come il peggior uso della sessualità, di quella sessualità verso cui si nutre un senso indeterminato di spavento.
«È soprattutto per quanto riguarda il sesso - precisa Russell – che l'insegnamento morale impartito nell'infanzia nuoce. Se un bambino è stato educato convenzionalmente da genitori e bambinaie piuttosto severe, l'abitudine ad associare il concetto di peccato agli organi sessuali è ormai così profondamente radicata in lui quando raggiunge i sei anni, che molto difficilmente riuscirà a liberarsene del tutto per il resto della vita»

Maurizio Zani
Russel – Filosofia e salute – Ed. Riza






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