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Novità › L'anello dei Nibelunghi
L'anello dei Nibelunghi
Postato da Grazia01 il Domenica, 18 febbraio @ 14:12:37 CET (3670 letture)
Leggende e fiabe II

Al disopra dei fiumi e delle foreste, oltre le vette nevose dei monti più alti, si apriva una regione luminosa abitata dagli immortali. Signore del luogo e di tutti gli dei era il saggio Wotan. Lo sguardo acutissimo del re degli dei si stendeva sulla sorgente del gran­de Reno e sulla sua foce, sui campi, i boschi, i fiumi, i, mari, gli oceani. Nulla di quanto accadeva tra gli uomini e gli dei gli sfuggiva: stavano sulle sue spalle due corvi astuti e velocissimi che, messi in libertà la mattina, tornavano la sera presso di lui e gli riferivano quello che avevano visto e udito. Sul capo di Wotan splendeva un elmo d'oro e al suo fianco era appesa una lancia di acciaio.
Il grande Wotan non disdegnava di scendere frequentemente tra i mortali per seguirne da vicino le vicende: si travestiva allora da viandante, con un logoro mantello sulle spalle e un cap­pellaccio calato sulla fronte. Il cappello a larga falda nascondeva un occhio cieco. Per'ottenere la saggezza, infatti, Wotan aveva ceduto un suo occhio al Destino, e l'aveva lasciato cadere nella fonte che sgorgava ai piedi, di un frassino sacro, protettore degli dei.


Un occhio solo illuminava ora il suo volto, ma il suo sguardo penetrante era ugualmente insostenibile a tutti gli altri dei. Quando vagava sulla terra, invece della lancia, Wotan portava un'asta di frassino su cui erano incisi i patti che egli stesso sanciva. Ma il dio trascorreva la maggior parte della sua vita serena e immortale tra le delizie del Walhalla, accanto alla sposa Fricka e alla sorella di lei, Freia. Figlie di Wotan erano nove fanciulle bellissime e invincibili nella guerra, chiamate Walchirie.
Esse erano invisibili agli uomini e solo chi era vicino alla morte aveva la facolta di vederle. Armate di elmo e di corazza, quando sulla terra infuriava qualche battaglia, le Walchirie accorrevano con i loto cavalli e raccoglievano i corpi degli eroi caduti. Quindi risalivano verso il cielo dove i guerrieri morti rinascevano a vita eterna in premio del loto eroismo.
Accolti nella schiera degli dei, gli eroi passavano le loto giornate nel Walhalla, gareggiando tra loro in prove di coraggio. Il Walhalla, la reggia degli dei, era proprio degna di Wotan. Il dio ne aveva ordinato la costruzione a due dei suoi giganti, Fasolt e Fafner, i più forti e i più abili architetti del mondo. ‑ Che cosa ci darai in cambio della nostra fatica, dio Wotan? ‑ chiesero i giganti non appena ebbero udito la decisione del dio. ‑ Per costruire la tua reggia dovremo inoltrarci fin nelle viscere della terra e strapparne le gemme più preziose; dovremo abbattere macigni e trasportarli, dovremo scavare la roccia e cercare i marmi più pregiati ...Il dio stette un po' pensoso poi chiese a sua volta: ‑ Che cosa volete come compenso della vostra fatica? I giganti, senza esitare, risposero a una voce: ‑ Vogliamo che ci venga affidata Freia, la dea della giovinezza. Il volto di Wotan si rabbuiò.
Come poteva concedere ai rudi giganti proprio Freia, la dolce e bella Freia, sorella di Fricka, sua moglie? Freia era il dono più prezioso che i giganti potessero chiedere; essa infatti era la sola fra tutte le divinita, che sapesse coltivare i frutti dolcissimi che avevano il potere di concedere agli dei l’eterna giovinezza ...Wotan stava quasi per rifiutare il patto, quando alle sue spalle sopraggiunse furtivo l'astuto Loge, il demone del fuoco, e lo trasse in disparte. ‑ Tu prometti pure ai giganti la ricompensa che chiedono ‑ Lo consigliò. ‑ Troverò io il modo di evitare che Freia cada nelle loro mani, e proporrò loro qualche altro compenso. Sia pure! ‑ tuonò allora Wotan, rivolto ai giganti, e il sacro patto fu inciso sull'asta di frassino del dio. Un mattino, al primo risveglio, Wotan scorse il Walhalla che si ergeva maestoso sulle vette. ‑ Il Walhalla! ‑ proruppe il dio con un gioioso senso di meraviglia. Ma Fricka, preoccupata, gli chiese: ‑ E ora come compenseremo i giganti? Intanto si sentirono da lungi i gemiti di Freia che veniva correndo sulla costa del monte. ‑ Wotan aiuto! Salvami dai giganti! ‑‑ E cosi dicendo cadde sfinita ai piedi del dio. I giganti che nel frattempo erano giunti, ristettero alti e massicci, come due torri, davanti agli dei. ‑ Dio Wotan, l'opera e compiuta: vogliamo il compenso ‑.
Cosi dicendo fecero per portare via Freia. Nello stesso istante gli dei cominciarono, come d'incanto, a perdere la loro splendida giovinezza: i loro capelli diventarono bianchi e la pelle rugosa. Fu allora che finalmente ricomparve Loge. Wotan lo attendeva con impazienza e lo accolse rimproverandogli aspramente il ritardo. - Ho percorso tutta, la terra rispose Loge – alla ricerca di qualche cosa da poter dare ai giganti invece di Freia, la dea della giovinezza e dell'amore. Ma dovunque esista un moto di vita, in cielo, in terra, tra le onde dei fiumi e dei mari, dovunque nasca un germoglio, non c'é nulla che valga più dell'amore e della giovinezza. Ho incontrato una sola creatura vivente che abbia maledetto l'amore: Alberico, il Nibelungo.
Egli ha rinunciato alle gioie dell'amore per essere in grado di forgiarsi un anello magico con l'oro del Reno. Questo anello ha il potere di rendere chi lo possiede padrone del mondo e, come se ciò non bastasse, Alberico sta costringendo i Nibelunghi, divenuti suoi schiavi, ad ammassare per lui, nel Nibelheim, un tesoro indescrivibile. Le parole del demone lasciarono sbigottiti tutti gli dei, i giganti e lo stesso Wotan. Fasolt e Fafner decisero che l'oro del Nibelungo valeva bene Freia e si dichiararono disposti a restituirla agli dei. Wotan da parte sua pensò che, fintanto che qualcun altro aveva l'anello, egli non sarebbe stato piu il signore del mondo. Per questo manifestò la sua ferma intenzione di impadronirsene a ogni costo; ma Loge lo ammoni: ‑ Ricordati, Wotan, che l'anello appartiene alle figlie del Reno e che esse ti invocano perche tu lo renda loro. Intanto i giganti attendevano impazienti la decisione del re del Walhalla. Infine nella sala risonarono chiaramente le parole di Wotan: - Andremo da Alberico: il suo tesoro, ci servirà per soddisfare i giganti. Wotan e Loge si recano nelle profondità dove il popolo dei Nibelunghi è stato reso schiavo per mezzo dell'anello.
All'incontro con Alberico, i due chiedono di mostrare loro i poteri dell'elmo. Il nano, nella sua presunzione, si trasforma in un drago. L'astuto elementale del fuoco, però, gli domanda se può diventare anche così piccolo da sfuggire ai nemici; allora il nano assume l'aspetto di un rospo e viene fatto prigioniero dai due senza molti sforzi...
Trascinato di fronte al Valhalla, il nibelungo è costretto a consegnare tutti i suoi possedimenti agli dei; al colmo dell'ira lancia la maledizione sull'anello: chiunque lo possieda sarà tormentato dal pensiero di perderlo e sarà odiato ed invidiato.
I giganti esigono tutto ciò che era di Alberico, compresi l'elmo e l'anello; Wotan è restio, vorrebbe tenere questi due oggetti, ma all'improvviso appare Érda (la madre terra): la dea impone di cedere tutto per evitare la maledizione ed avverte che ormai l'equilibrio del mondo è stato turbato: il crepuscolo e la morte degli dei sono inevitabili.
Intanto le parole di Alberico non tardano ad avere effetto: appena ricevuto l'anello i giganti iniziano a litigare su come spartirsi la ricchezza. Dopo una lotta, Fafner uccide Fasolt. Gli dei lasciano la scena sapendo la triste prospettiva che li attende; attraverso il ponte dell'arcobaleno ascendono al Valhalla e ne prendono possesso.


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