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Novità › GEORDIE- Gli Spiriti del Tempo
GEORDIE- Gli Spiriti del Tempo
Postato da triskell il Mercoledì, 02 settembre @ 12:27:56 CEST (2176 letture)
Le poesie e i racconti di *Triskell* III Geordie guardò davanti a sé. Una strada poco battuta proseguiva nella fitta, ignota, vegetazione.
La percorse, inoltrandosi nel bosco, senza voltarsi mai, come se ciò gli permettesse di dimenticare il passato. Dopo circa due miglia la strada presentò a George Gordon un bivio. Senza neppure chiedersi perché, scelse di girare a destra e tirò dritto.



Geordie guardò davanti a sé. Una strada poco battuta si inoltrava nella fitta, ignota, vegetazione.
La percorse, inoltrandosi nel bosco, senza voltarsi mai, come se ciò gli permettesse di dimenticare il passato. Dopo circa due miglia la strada presentò a George Gordon un bivio. Senza neppure chiedersi perché, scelse di girare a destra e tirò dritto.
Era molto stanco e il buio non gli permetteva più di distinguere le forme se non a brevissima distanza. Decise di arrampicarsi su un grosso albero, che offrisse un ramo sufficientemente grande e solido per costruirvi un giaciglio per la notte.
Ne individuò uno e si avvicinò per salire.
“Nooooo!”
Sentì gridare. Era la voce di un bimbo. D’istinto impugnò l’arco, si chinò e, nascostosi dietro un cespuglio cominciò a scrutare nell’oscurità in direzione delle grida.
Sentì rumori diversi, c’erano almeno quattro cavalli.
Piano e più silenziosamente possibile, nascondendosi nella vegetazione riuscì agilmente ad avvicinarsi alla fonte dei rumori, divenendo egli stesso una delle mille ombre senza nome che la notte del bosco ospitava.
Adesso era abbastanza vicino da vedere quanto stava accadendo. Cinque uomini bianchi erano radunati attorno a un fuoco, stavano preparandosi per la notte cucinando per cena carne di selvaggina appena cacciata.
Geordie sentì rumoreggiare il suo stomaco, colpito dal profumo della carne che stavano arrostendo. Aveva molta fame.
Rannicchiato sotto un albero, legato e imbavagliato, vide il corpo di un bambino. A stento si potevano udire i gemiti di pianto, coperti dalle grida e dalle risa degli uomini che sembravano festeggiare qualche avvenimento, forse proprio la cattura del piccolo ostaggio.
Geordie fece rapidamente i conti della velocità di tiro che avrebbe dovuto ben presto mettere in atto. Era dura, molto dura. Ma ormai si era spinto fino a lì e aveva visto e udito troppo per potersi tirare indietro.
Colpì per primo quello alto e magro sulla destra, che stava in piedi accanto al bambino, mirò alla fronte. Centro.
Poi il secondo fu il grassone che stava di fronte a quello coi baffi. La reazione dell’uomo grasso fu molto più lenta di quanto Geordie avesse immaginato e stava ancora guardandosi intorno per capire da dove diavolo fosse apparsa la freccia quando la seconda saetta fu destinata a lui, si conficcò nell’addome e fu così che cadde addosso al corpo morto dell’amico, seguendone il destino.
Poi fu il turno degli altri tre, davanti al fuoco acceso. Gridarono in modo scomposto. Cadde il primo, cadde il secondo. Quando scoccò la terza freccia Geordie la sentì sibilare per poi conficcarsi sulla corteccia di un albero. Il terzo uomo era fuggito. Attese nell’ombra diversi minuti. Ora i gemiti del bimbo si potevano sentire più chiaramente.
Prima di quanto la prudenza avrebbe suggerito, Geordie saltò fuori dal cespuglio e si diresse verso il bambino. Lo liberò dalle corde.
Fortunatamente il terzo uomo era davvero fuggito perché ora che Gordon era allo scoperto, sarebbero stati una facile preda per chiunque, persino per un rozzo furfante.
Quando fu libero, il bambino si rivelò essere una bambina di circa 7 anni, dalla carnagione molto scura, profondi occhi neri e folti capelli neri raccolti in due lunghe trecce. Era vestita di pelle e sul volto si vedevano ancora i segni di quello che prima che lacrime e bavaglio lo togliessero, doveva essere un qualche tipo di decorazione, di trucco tribale.
Ormai liberata dalle costrizioni, la bimba scoppiò in un pianto sonoro e si allontanò timorosa da Geordie.
Geordie attese che la bimba avesse il tempo di sfogare l’emozione della paura e poi le porse un pezzo di carne. Attese molto prima che lei si avvicinasse a prenderla, ma sentiva che era necessario attendere.
Mangiarono insieme. Geordie parlava, ma la bambina si limitava a guardarlo, silenziosa, e a mangiare. Probabilmente parla un’altra lingua, pensò Geordie, ma continuava a parlare con lei lo stesso, come se capisse, come si fa con i bambini molto piccoli che ancora non parlano.
Quando ebbero finito di mangiare Geordie spense il fuoco e si addormentarono vicini, la bimba cinta nell’abbraccio di Geordie.
Al mattino Gordon si sentì letteralmente tirare per i capelli, si alzò sussultando e vide due grandi occhi scuri che lo scrutavano. La bimba gli prese la mano e lo tirò verso uno dei cavalli.
Geordie capì che la piccola voleva portarlo da qualche parte, così montarono a cavallo. La bambina indicava con sorprendente chiarezza la direzione da seguire, sino a che giunsero a un villaggio fatto di capanne e due grossi uomini dalla pelle scura bloccarono loro il passaggio. Quando riconobbero la piccola esultarono abbozzarono una sorta di danza e ringraziarono con lacrime di gioia agli occhi l’eroe bianco che aveva ricondotto al villaggio la figlia dello sciamano.
Geordie scese da cavallo e andò con la bimba e i due indigeni alla capanna dello sciamano.
Lo sciamano li sentì entrare. Certo non poteva vederli perché gli occhi erano chiusi da due cicatrici.
La bambina corse alle gambe dello sciamano e le abbracciò. A Geordie sembrò di scorgere tutta l’emozione dello stregone quando vide tremare sensibilmente il suo labbro inferiore. Con un respiro profondo subito si ricompose e disse: “bentornata Piumazzurra. Come si chiama il guerriero che ti ha ricondotta alla tua terra?”
“Geordie” rispose la bambina.
George Gordon si voltò stupito, scoprendo così che la piccola indigena non parlava affatto una lingua diversa dalla sua e pensò a quante cose avrebbe evitato di dire se lo avesse saputo. Ma ormai era andata così. Scosse la testa sorridendo.
“Bene, Geordie”, disse lo stregone, “Ora devo prima sdebitarmi con gli Spiriti del Tempo che hanno risposto alle mie richieste inviandoti qui con la mia bambina, ma quando tornerò dal ritiro nella capanna della preghiera, sappi che porterò con me anche delle preziose indicazioni che gli Spiriti mi daranno per il tuo cammino. Il tuo destino non è solo tuo, il tuo destino riguarda la vita di molti, molti uomini.”
Ciò detto, lo stregone si alzò e uscì dalla capanna.
“Piumazzurra”, disse Geordie, “quando tornerà tuo padre?”
”Tra sette giorni e sette notti”, rispose Piumazzurra.






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