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Novità › Il terrore dello specchio
Il terrore dello specchio
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 luglio @ 21:43:11 CEST (1290 letture)
Riflessioni III

“Ormai da quel suo passato vero o ipotetico, lui è escluso... deve proseguire fino ad un'altra città dove lo aspetta un altro suo passato”
(Italo Calvino, Le città invisibili)

Le memorie

Edouard Claparède fu uno psicologo svizzero e tuttora l’istituto da lui fondato nel 1912 (Istituto di Scienze dell’educazione J. J. Rousseau a Ginevra) svolge una funzione d’avanguardia nella ricerca pedagogica e nella preparazione degli insegnamenti. Per dimostrare la distinzione tra memoria della mente e quella del corpo, quella esplicita e quella implicita, un giorno nel salutare una paziente amnestica tenne nella mano uno spillo. La povera signora ebbe un sobbalzo. Alla visita successiva la signora non ricordava, ma ritrasse la mano quando il medico volle salutarla. Non seppe dare una spiegazione, prima disse del perché non si può ritirare la mano, poi accennò a qualche puntura, mai che fosse stata punta nella stretta di mano col dottore. Il ricordo implicito della puntura non raggiungeva il livello consapevole, ma era presente e determinava comportamenti automatici.


Il tempo oggettivo dell'orologio non rende certo giustizia del tempo di cui facciamo in realtà esperienza. Si pensi al modo in cui l'esperienza del tempo è articolata in maniera differente in stati così diversi tra loro come la speranza, l'ansia, l'insonnia e la noia. Si pensi al modo in cui gli “stessi” 30 minuti possono essere esperiti diversamente a seconda che si sia ansiosi, annoiati o affascinati. La memoria viene descritta come una tavoletta di cera (Platone), una casa (James), una borsa (Miller), un magazzino (Atkinson e Shriffin). “Secondo gli psicologi cognitivi” dice Anna Longoni, “analogamente a un PC, la mente è equipaggiata con due tipi fondamentali di memoria, quella a breve termine, che elabora le informazioni di cui siamo consapevoli momento per momento, e una a lungo termine, che conserva informazioni per lunghi periodi di tempo” (Longoni A.M. La memoria, Il Mulino, 2000, Bologna) . Una delle scoperte fondamentali della ricerca sulla memoria è che non è una facoltà mentale singola bensì è composta da un insieme di processi distinti e dissociabili. Ho ricordato la frase di Calvino grazie alla memoria semantica. Rammento tuttavia che l'ho trascritta mentre stavo in biblioteca, episodio rievocato grazie alla memoria episodica e più precisamente autobiografica. Sto scrivendo sul portatile grazie alla memoria procedurale. Non devo dimenticare un appuntamento tra un'ora con una agenzia immobiliare, è la memoria prospettica. Meglio disdirlo però, trovo sull'elenco il numero e lo conservo fino al telefono grazie alla memoria a breve termine. Faccio queste cose contemporaneamente grazie alla memoria di lavoro. In pochi minuti ho utilizzato varie memorie facenti capo a strutture nervose diverse. Se si monitorizza il cervello mentre viene chiesto di svolgere un compito mnemonico, aree diverse del cervello sono attive e si vedono bene con tecniche di brain imaging. Molto interessante è l'evidenza patologica, la quale dimostra che persone con danni cerebrali diversi, perdono un tipo di memoria, ma non gli altri.

terrore dello specchio

H.M. quando si risvegliò dopo l'operazione, non riusciva a ricordare quel che era accaduto nei due anni precedenti. All'epoca aveva ventisette anni e ricordava normalmente gli eventi fino attorno all'età di 25 anni, dopodiché c'era il vuoto. Quando al paziente H.M. gli veniva dato uno specchio, inorridiva nel vedere il volto di un vecchio che lo guardava. Il senso del tempo in H.M. si era fermato all'età di ventisette anni. Non ricordava la morte dello zio cui era legatissimo e quando qualche familiare lo informava scoppiava a piangere; dopo pochi minuti dimenticava e, se qualcuno nuovamente gli riferiva la morte dello zio scoppiava a piangere di nuovo. Si, l'unica consolazione che aveva, anche se non lo sapeva, era che in pochi minuti avrebbe dimenticato l'episodio. Secondo la sua stessa descrizione “ogni giorno è unico in sé, qualunque gioia io abbia e qualsiasi dolore io abbia... Ho fatto qualcosa o detto qualcosa di sbagliato? Vede, in questo momento ogni cosa mi è chiara, ma che cosa è appena successo?” (Milner B., 1970: Memory and the Medial Temporal Regions of the Brain, in Biology of Memory, a cura di K.H. Pibram e D.E. Broadbent, Academic Press, NewYork, p. 37). “Un vantaggio” scrive Costanza Papagno “è che H.M. non si annoia mai: può rileggere la stessa rivista o ridere delle stesse storie, come se fosse sempre la prima volta” (Papagno C. Come funziona la memoria, Gius. Laterza, Ec. Laterza 2008, Roma-Bari, p.86). Nel romanzo di Dorian Gray ambientato nella Londra del XIX secolo Dorian arriverà a fare della sua bellezza un rito insano. Hallward, pittore suo amico, gli regala un ritratto che lo riproduce nel colmo della gioventù. L'idea di rimanere per sempre giovane, mentre il dipinto avrebbe registrato l'invecchiamento del corpo, sarà esaudito ma il ritratto assumerà lo specchio dell'anima. Dorian comincia a guardare alla giovinezza come a qualcosa di veramente importante tanto che stipulerà un patto col diavolo: solo il quadro mostrerà i segni della decadenza. Nasconde il quadro in soffitta e si dà ad una vita all'insegna del piacere, sicuro che il quadro patirà le miserie della sorte al posto suo. Ogni tanto, però, si reca segretamente nella soffitta per controllare e schernire il suo ritratto che invecchia giorno dopo giorno, ma che gli crea anche tanti rimorsi e timori finché, stanco del peso che il ritratto gli fa sentire, nella speranza di liberarsi dalla vita malvagia che stava conducendo, si uccide. I suoi servi troveranno Dorian Gray morto, irriconoscibile e precocemente avvizzito, ai piedi del ritratto incontaminato, con un coltello conficcato nel cuore. Nel caso di H.M. il suo ritratto fisico invecchia ma quello mentale no. La tragicità è la stessa.

Luciano Peccarisi






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