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Benvenuti in Casatea.com
Postato da Antonio il Sabato, 11 marzo @ 14:34:11 CET (9417 letture)
Casatea.com





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commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 5


Ora che il giorno finisce
Postato da dada il Sabato, 21 gennaio @ 13:36:01 CET (14 letture)
Un pensiero al giorno











In questo periodo in cui succedono tante disgrazie,
sono in molti a pensare che Dio si sia girato da un'altra parte.
Io credo che non lo si possa incolpare di tutto,
noi umani non siamo rispettosi verso la nostra madre terra,
la deturpiamo, la sporchiamo, la sfruttiamo oltre il limite consentito,
anche con mezzi eccezionalmente dirompenti.
Per questo mi sento di pubblicare questo inno al Signore.



Ora che il giorno finisce


Dio, quante volte ho pensato, la sera,
di non averti incontrato per niente;
e la memoria del canto di ieri,
come d'un tratto sembrava lontana.
Dio, quante volte ho abbassato lo sguardo,
spento il sorriso, nascosto la mano:
quante parole lasciate cadere,
quanti silenzi, ti chiedo perdono.
Io ti ringrazio per ogni creatura,
per ogni momento del tempo che vivo.
Io ti ringrazio perché questo canto
libero e lieto ti posso cantare.
Ora che il giorno finisce, Signore,
ti voglio cantare parole d'amore;
voglio cantare la gente incontrata
il tempo vissuto, le cose che ho avuto,
sorrisi di gioia, parole scambiate,
le mani intrecciate nel gesto di pace
e dentro le cose - pensiero improvviso -
la tua tenerezza il tuo stesso sorriso.


A. Sequeri



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Sensazioni
Postato da dada il Martedì, 17 gennaio @ 20:19:15 CET (13 letture)
Un pensiero al giorno










Se rifiuterai una sensazione senza ben distinguere fra ciò ch'è dovuto a opinione,
ciò che attende conferma, ciò ch'è presente con evidenza in base a sensazione
o ad affezione o a un qualunque atto di intuizione rappresentativa della mente,
finirai col confondere anche le altre sensazioni con opinione vana,
e non riuscirai più ad usare alcun criterio di giudizio.
E se nelle nozioni fondate sull'opinione tu farai valere ugualmente
sia ciò che attende conferma sia ciò che non riceve conferma,
non potrai sfuggire all'errore, perché non ti sarai liberato assolutamente dall'ambiguità
nel giudizio circa la verità o falsità di una conoscenza.

Epicuro

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I veri addii
Postato da dada il Lunedì, 16 gennaio @ 20:29:33 CET (15 letture)
Un pensiero al giorno















I veri addii scattano nella mente, sono silenziosi.
Sono i più veri, i più pericolosi.
Sono quelli che tieni per te.
E puoi anche continuare a sentirla una persona.
Non ti avrà più se l’hai salutata dentro.

Massimo Bisotti

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La generazione de I Quindici
Postato da dada il Domenica, 15 gennaio @ 19:19:45 CET (47 letture)
Un pensiero al giorno








La generazione de I Quindici

Li hanno avuti i miei figli, e li ho conservati fino a pochi anni fa, con l'ultimo trasloco li ho buttati. Mi dispiace ora.
Chi ha avuto la ventura di nascere nella prima metà degli anni Sessanta ha invece avuto, come primo testo di riferimento, un’enciclopedia:
I Quindici.
Ne sono sicuro, poiché ho condotto personalmente un’inchiesta tra i miei conoscenti.
Agivo così: quando incontravo qualcuno tra i 35 e i 45 anni che, nelle parole o nelle azioni, dimostrava in embrione inconsce idee revisioniste, gli chiedevo subito se da piccolo aveva avuto I Quindici.
La risposta è sempre stata sì.
Brevemente, ecco le principali peculiarità dei membri di questa fortunata generazione, così come sono risultate dalla mia inchiesta.
Uso la prima persona plurale, poiché anch’io, con molto orgoglio, faccio parte della generazione de I Quindici.

1. Apparteniamo a vari strati sociali. Forse I Quindici sono stati il primo elemento che ha scatenato la reazione livellante che oggi ha portato alla quasi-scomparsa delle classi sociali.
2. Siamo intellettualmente di prima mano. La nostra formazione è nata nella maggior parte dei casi proprio su I Quindici e non su emulazione delle attività e delle mentalità paterne. Questo rende originale la nostra creatività, non copiamo il modo di scrivere, pensare e agire dei colleghi di papà.
3. Abbiamo un’apertura verso l’internazionalità. I Quindici erano sicuramente la traduzione di un’opera americana. Erano pieni di citazioni e allusioni alla cultura e al modo di vita statunitense. Quasi tutti gli intervistati hanno confermato il senso di disorientamento toniokrogeriano da me provato di fronte a quelle immagini di bambini biondi e dagli occhi azzurri. Nessuno si riconosceva nelle storie in cui nostri coetanei mangiavano burro di noccioline o facevano parte di uno dei vari club della scuola. Chiusi negli appartamenti condominiali, in un’epoca che ancora non conosceva l’esplosione delle villette a schiera, guardavamo i ragazzini USA costruire casette per uccelli e porle nel giardino delle loro case. Personalmente, essendo ai tempi ancora perso nelle nebbie catodiche del bianco e nero, mi ha sempre colpito l’immagine di Pico de’ Paperis che appariva in un televisore a colori. Comunque, questa estraneità veniva presto superata e accettata. Una capacità di superamento e accettazione delle differenze che contraddistingue ancora oggi i membri della generazione de I Quindici e che è alla base della nostra inclinazione internazionale.
4. Abbiamo un forte senso del colore. La rilegatura dei 15 volumi era in una tinta neutra, ma ogni volume era contraddistinto da bande che, dall’1 al 15, rappresentavano una fantastica iride raddoppiata. Ognuno degli intervistati ha un preciso ricordo cromatico. Se devo dire che colore ha l’infinito, rispondo: «Il violetto dell’ultimo volume dei Quindici. Profondo e misterioso».
5. Abbiamo una spiccata tendenza alla reminiscenza. Sfogliati in tenera età, quei volumi avevano almeno un’immagine che si è fermata nella nostra memoria. Jacqueline Ceresoli mi ha detto: «Ricordo il disegno di un uomo che volava con uno zaino dotato di retrorazzi. Quella per me è ancora l’immagine del futuro». Ma non erano solo le immagini. Marco Lavagetto ricorda perfettamente l’odore, anzi il profumo che aveva la carta di quella enciclopedia. Insomma, al lettore de I Quindici tutti i sensi si sono aperti insieme.
6. Siamo stati precoci. Chi ha letto il Mondo, prima, e L’Espresso, poi, l’ha fatto dai vent’anni in su, sentendo molto forte il senso di comunione di interessi. Nel nostro caso, la Bildung è iniziata molto prima: non sono rari i casi di membri della generazione de I Quindici che hanno iniziato a leggere a 4 o 5 anni. La nostra formazione si è avviata negli anni Sessanta con questa enciclopedia e si è sviluppata negli anni Settanta lungo una seconda fase che aveva già superato la lettura, sostituendola con la visione (Oggi le Comiche e, in certe regioni, Scacciapensieri sulla TV svizzera). Così, giunti ai vent’anni ricchi di questo bagaglio, non abbiamo avuto più alcuna voglia di dedicarci a esperienze unificanti in cui poterci
riconoscere. Il nostro senso di comunione intellettuale è perciò esclusivamente retroattivo ed è stato scoperto solo in seguito.
7. Siamo particolarmente ricettivi di fronte alla rapidità del messaggio iconico. Non facciamo parte della civiltà dell’immagine solo perché qualche sociologo decide di scriverlo sui giornali. Lo siamo perché è nelle nostre radici la capacità di decifrare i pittogrammi, quelli che identificavano l’argomento di ogni volume dell’enciclopedia. Ricordo un globo stilizzato per il tomo dedicato ai paesi del mondo. Un martello e una sega per il volume in cui si insegnava a realizzare oggetti d’ogni tipo...
I membri della generazione de I Quindici si riconoscono poiché all’aeroporto si muovono con sicurezza tra le indicazioni non verbali e pittografiche. Chi non ha letto I Quindici da piccolo, invece, di solito si perde e riconosce a malapena l’omino e la donnina sulle porte delle toilette.

Tommaso Labranca
Tratto da Andy Warhol era un coatto

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Le giornate si allungano già un pochino
Postato da dada il Sabato, 14 gennaio @ 19:12:20 CET (21 letture)
Un pensiero al giorno










Al Nord, dal 22 Dicembre all'8 Gennaio la durata del giorno e' di 8 ore e 45 minuti,
dal 8 Gennaio sino al 18 Gennaio si passa dalle 9 ore di durata alle 9 ore e 15 minuti,
il 25 Gennaio saremo a 9 ore e 30 minuti,
il 31 Gennaio toccheremo le 9 ore e 45 minuti!
in poche parole avremo un ora di luce in piu' rispetto al solstizio del 22 Dicembre!!

E già, le giornate si allungano un pochino, io me ne sono già accorta.
Buon inverno!!!
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12 Gennaio 1985, la più grande gelata del secolo scorso
Postato da dada il Venerdì, 13 gennaio @ 10:06:51 CET (28 letture)
Un pensiero al giorno






12 Gennaio 1985, la più grande gelata del secolo scorso.
Oltre le grandi Ere geologiche, pare che esistano delle fluttuazioni climatiche ricorrenti, molto più brevi, dovute, pare alle attività solari.
Ad esempio nell'ultima parte del Medioevo, dal IX al XIV secolo la temperatura era relativamente mite, con un picco, pare, tra il 1100 ed 1250. Poi si abbassò, per arrivare a quella chiamata: “Piccola età glaciale” che ebbe il suo picco ad inizio del 1700, per terminare nel 1850.
Nel 1709, si ha un periodo di gelo di due mesi che inizia in Francia: la costa atlantica e la Senna congelano, le coltivazioni vanno perdute e almeno 24.000 parigini muoiono! Il Lago di Garda ghiacciato è attraversato da carri pesanti ed in Pianura Padana, oltre tutti gli ulivi, seccano le piante da frutto che normalmente resistono a punte di meno 40!
Da allora si assiste al fenomeno, drammatico! e contrario, d’innalzamento della temperatura, arretramento dei ghiaccia ed innalzamento dei mari, con tropicalizzazione di tante zone prima a clima temperato e moderato: ma tutto questo dovuto essenzialmente all'attività industriale umana: cioè all'inquinamento!



Ci sono poi fenomeni puntuali. Anomalie dovute a stagioni eccezionali. Come la gelata del 1985! Un’ondata di gelo che investì l’intero continente europeo e l’Africa settentrionale e fece registrare in molte località d’Italia le temperature più basse della storia: a Firenze la minima scende a -23,2 °C!
Gelano e muoiono tantissimi ulivi e tante altre piante. Per non parlare dei raccolti.
Ricordo che quella sera uscii dall'ufficio e feci a piedi la strada verso casa, circa 3 km, in una Milano paralizzata, e con la neve sui marciapiedi che arrivava sopra ai polpacci, e che difficoltà restare in piedi! Per fortuna sia mio marito che i miei figli, allora ragazzini, erano già al sicuro a casa.



A volte queste gelate ritornano...in questi giorni siamo li...

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Cadde la neve
Postato da dada il Mercoledì, 11 gennaio @ 10:52:07 CET (16 letture)
Ricerche d'autore







Cadde la neve

Cadde la neve, ma non fu tormenta
sì cadde come fa quando rimane
un bianco sfarfallio nell’aria spenta
un morbido calar di bianche lane.
E da prima infiorò le rame, i fusti,
le nude siepi, tutti i secchi arbusti.
Poi disegnò come di netto smalto
i margini, le prode, ogni rialto.
Poi s’allargò, s’alzò a mano a mano
stese una coltre là dal monte al piano.
Sii benvenuta, neve. La sementa
non crescerà precoce in spighe vane
chè la fredda tua coltre l’addormenta.
Io sento dir: “Sotto la neve, pane!”.

P. Mastri

Leggi Tutto... | 2080 bytes aggiuntivi | commenti? | Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un Amico | Voto: 0


Zucch e melon a la sua stagion
Postato da dada il Martedì, 10 gennaio @ 12:19:35 CET (11 letture)
Milano mia I








Zucch e melon a la sua stagion

Ovvero...
Zucca e melone hanno la loro stagione


La traduzione significa: zucche e meloni alla loro stagione. Ma questo detto è sempre usato in senso figurato, per esprimere il concetto che ogni cosa va fatta a suo tempo e quando le circostanze lo consentono. Un caso consueto, di questo uso, riguarda le persone di "mezza età" che vogliono apparire giovani e che ostentano una giovinezza ormai perduta. Al giorno d’oggi poi, se si considera che uomini e donne non si rassegnano mai ad invecchiare e non esitano ad esibire le loro tardive velleità in imprese galanti o sportive agonistiche.
Questo vecchio detto milanese affiora facilmente alle labbra e ha trovato una sua rinnovata attualità.

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Ricordo i nomi...
Postato da dada il Sabato, 07 gennaio @ 20:03:09 CET (26 letture)
Un pensiero al giorno








Ricordo i nomi che da bambino davo alle erbe e ai fiori nascosti. Ricordo dove si trova il rospo e a che ora si svegliano d’estate gli uccelli – e l’odore degli alberi e delle stagioni – che aspetto aveva la gente e come camminava; ricordo anche il loro odore. La memoria degli odori è molto tenace.
(John Steinbeck)

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Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne
Postato da dada il Venerdì, 06 gennaio @ 20:08:15 CET (28 letture)
Poesie di Wislawa Szymborska







Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne

Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente, a me che ama l’umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare che l’intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlar d’altro coi medici.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi, da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti che non promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l’essere abbia una sua ragione.

Wislawa Szymborska


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Platone
Postato da dada il Giovedì, 05 gennaio @ 22:10:33 CET (21 letture)
Un pensiero al giorno










L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sé non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.

Platone

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IL DISPRESSO...
Postato da dada il Mercoledì, 04 gennaio @ 17:53:55 CET (20 letture)
Un pensiero al giorno









Guardando bene, si scopre che nel disprezzo c'è un po' di invidia segreta.
Considerate bene ciò che disprezzate e vi accorgerete che è sempre una felicità che non avete,
una libertà che non vi concedete, un coraggio, un'abilità, una forza,
dei vantaggi che vi mancano, e della cui mancanza vi consolate col disprezzo.

PAUL VALÉRY

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Aiutami Ti prego
Postato da dada il Lunedì, 02 gennaio @ 21:31:53 CET (28 letture)
Testi canzoni II







Aiutami Ti prego
Luna ascoltami
Se da quell’angolo di altitudine ne sai di più di me
Scavalca i ponti tra mente e cuore, la soglia estrema del dolore
L’orgoglio ed il suo mare immenso per far capire che ci penso
Che soffro per amore intenso
Che gioco ancora con il vento
Ma non trovo più il bimbo dentro
Che rido ancora senza un senso e navigo distratto e attento
Ingenuo ma con la testa
O tutto o niente..o sempre o basta!
E che sono qui per ritrovarmi
E chiedo aiuto a te …

Tiziano Ferro




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Se non puoi essere ...
Postato da dada il Lunedì, 02 gennaio @ 21:30:06 CET (14 letture)
Un pensiero al giorno







Se non puoi essere un pino in cima alla collina.
sii un arbusto nella valle, ma sii
il miglior, piccolo arbusto accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
E se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d'erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio , allora sii solo un pesce persico:
ma il persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.
C'è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un'autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella.
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

Douglas Malloch

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MILANO IN POESIA
Postato da dada il Domenica, 01 gennaio @ 17:30:24 CET (30 letture)
Milano mia I









LA CAZZOEULA" / LA "CAZZUOLA

Testo originale, in dialetto milanese:

In ògni region, seppur piscinina,
gh’è ’l sò moeud per fà la bòna cusina
con tanti savoiritt, specialità,
ògnidun i sò piatt voeur esaltà.

Mì, che son milanes, ma spettasciaa,
voraria fuss nò desmentegaa
la “Cazzoeula”, gran piatt che i milanes
mètten sui tavol senza guardà a spés.

Adèss ve spieghi quèll che se mètt dent
ò per mèi dì, i vari ingredient:
ona scigola a fètt la va tajada
con vint gramm de butter ben rosolada,

mèttegh di codegh, trii luganeghitt
poeu, del porscèll, ghe voeuren duu sciampitt.
D’acqua on cazzuu a quattaa-giò tusscòss,
se giunta poeu el saa, ma de quèll gròss.

Quand tutta l’acqua l’è sugada-sù,
mèzz chilo de costinn, minga de pù,
se trann dent a rostì ‘na mezzorèttra
con sèller e carottol tajaa a fètta.

Se ghe gionta on bèll verz, senza fuston,
se saggia e se rugga con attenzion.
Poeu se fa coeus tusscòss pianin, pianin,
fin che tacca a sentiss on profummin…

Quand l’è succia e minga sbrodolenta,
- la Cazzoeula la dev vèss on poo tacchenta –
portela in tavola, sarann content!
E per la Coeuga, el mèi di compliment

l’è vedè i piatt svoiaa… con denter nient!

Edoardo Bossi

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Angeli
Postato da dada il Venerdì, 30 dicembre @ 22:21:04 CET (33 letture)
Poesie di Merini








La carne degli angeli


Del tutto ignari della nostra esistenza
voi navigate nei cieli aperti dei nostri limiti,
e delle nostre squallide ferite
voi fate un balsamo per le labbra di Dio.
Non vi è da parte nostra conoscenza degli angeli,
né gli angeli conosceranno mai il nostro martirio,
ma c'è una linea di infelicità come di un uragano
che separa noi dalla vostra siepe.
Voi entrate nell'uragano dell'universo
come coloro che si gettano nell'inferno
e trovano il tremolo sospiro
di chi sta per morire
e di chi sta per nascere.

Alda Merini

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Non che il mondo
Postato da dada il Giovedì, 29 dicembre @ 19:31:57 CET (23 letture)
Ricerche d'autore








Non che il mondo sia più sicuro –
eppure, nell'oscurità,
ti addormenti al mio fianco,
e quando ti desti la giornata inizia con te;
stupita e irrequieta, come un primo mattino.
Fare colazione o l’amore.
Pronta al riso,
alla discussione e alla sorpresa.
Non è che il mondo sia più sicuro.
Solo questo –
c’è che amo il tuo sorriso.

M. Dorcey

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40 DOMANDE PER FARE IL PUNTO SULLA TUA VITA
Postato da dada il Mercoledì, 28 dicembre @ 20:02:16 CET (23 letture)
Un pensiero al giorno






Molto spesso, ad aiutarti non sono le risposte che ti forniscono gli altri, ma le domande che poni a te stesso.


1. Cosa sei in grado di fare oggi che non sapevi fare un anno fa?

2. Ultimamente qual è stata la cosa a cui hai pensato di più ?

3. Proprio ora, in questo momento, cos’è che desideri maggiormente?

4. In ordine di importanza, quale ruolo riconosceresti ai seguenti aspetti della tua vita: felicità, soldi, amore, salute?

5. Quale parola descriverebbe meglio il modo in cui hai trascorso l’ultimo mese della tua vita?

6. Cosa ti motiva maggiormente in questo momento della tua vita?

7. In una sola frase, chi sei tu?

8. Per cosa vuoi essere apprezzato?

9. Se ti trasferissi dall’altra parte del mondo, cosa ti mancherebbe di più di ciò che hai oggi ?

10. Tra un anno in quali termini pensi che sarà differente la tua vita?

11. Quali sono le persone che ti fanno sentire a tuo agio?

12. Quali sono le caratteristiche che cerchi in un amico?

13. La paura di sbagliare cosa ti ha impedito di compiere?

14. Cos’è che hai sempre desiderato sin da bambino?

15. Cosa si frappone tra te e ciò che vuoi?

16. Cosa fai quando non ti senti felice?

17. Quando è stata la prima volta che hai realizzato che la vita non è poi così lunga?

18. Quali sono le cose a cui dovresti dedicare più tempo?

19. Quali sono i problemi che continui a rifiutarti di affrontare?

20. Cosa fai quando non sei d’accordo con quello che pensano la maggior parte delle persone?

21. Qual è il principale difetto che gli altri riconoscono in te?

22. Cos’è che nessuno potrà mai toglierti?

23. A cosa non potresti mai rinunciare?

24. Quando guardi al passato, cosa ti manca maggiormente?

25. Quale ricordo dell’ultimo anno ti fa sorridere di più?

26. Qual è il principale cambiamento che hai bisogno di realizzare nella tua vita?

27. Se non ora, quando?

28. Qual è la cosa che hai fatto di cui sei maggiormente orgoglioso?

29. Cos’è che recentemente hai imparato di nuovo su te stesso?

30. Cos’è che vorresti non dimenticare mai?

31. Quali sono le qualità che gli altri apprezzano di più in te?

32. Cos’è la cosa di cui sei maggiormente sicuro in questo momento?

33. Se potessi trasmettere un messaggio a un vasto gruppo di persone, quale messaggio invieresti?

34. Cos’è che avevi sempre detto che non avresti mai fatto e che poi invece hai fatto?

35. Riguardo a cosa hai cambiato opinione negli ultimi tempi?

36. Quali sono le attività che attirano la tua attenzione?

37. Se potessi tornare indietro nel tempo e dare un consiglio a te stesso da giovane, quale consiglio ti daresti?

38. Se sapessi che stai per morire, cosa faresti?

39. Quali sono le domande che ti poni più spesso?

40. Quali sono i buoni propositi che ti sei promesso di realizzare nel prossimo futuro?

Fonte: Vivi Zen

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L’ODIO
Postato da dada il Martedì, 27 dicembre @ 21:55:14 CET (28 letture)
Poesie di Wislawa Szymborska







L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio,
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti,
insieme più vecchio e più giovane di loro,
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta il suo non è mai un sonno eterno,
l’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.
Religione o non religione
purché ci si inginocchi per il via
Patria o non patria
purché si scatti alla partenza
Anche la giustizia va bene all’inizio,
poi corre tutto solo,
l’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.
Oh, quegli altri sentimenti
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
Capace, sveglio, molto laborioso…
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?
Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
splendidi i suoi bagliori nella notte nera
magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata
innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.
È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca
e soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.
In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
Lui solo.

WISLAWA SZYMBORZKA

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Nata il 26 dicembre del 1949: Olga Aleksandrovna Sedakova
Postato da dada il Lunedì, 26 dicembre @ 19:48:06 CET (30 letture)
Ricerche d'autore






Nata il 26 dicembre del 1949
Olga Aleksandrovna Sedakova,
poetessa e traduttrice russa




Principio

Nei primi tempi, quando agricoltori e allevatori
abitavano la terra, e sulle colline
si diffondevano bianchi armenti,
straripanti, come l’acque,
raccogliendosi a sera
alle tepide rive

al cospetto del popolo, che ancora non aveva veduto
nulla eguale al volto della Medusa:
all’offesa bruciante,
annichilante,
dopo la quale,
come pietra al fondo,
precipitano alla fine
al cospetto del popolo, sopra l’amplitudine dello spazio,
libero più dell’onda del mare

(poi che la ferma terra è più libera sempre: la perseveranza
respira più profonda e piana e non si stanca di sé)

e così, nella volta celeste, di cui non si sanno ancora le figure,
innominate, e però ardono, come ne han voglia,
al cospetto del popolo
sulla scala del cielo
sopra l’amplitudine dello spazio
sopra l’attento sguardo dei monti,
rivolto a lei,
alla prima stella,
con il calice ricolmo della notte
che sale sulla scala sospesa,
improvvisamente apparve:
luce, che pronunciava,
come una voce,
ma infinitamente più veloce
quelle stesse sillabe:

Non temere, piccolo!
Non c’è nulla da temere:
io sono con te.

Ol’ga Aleksandrovna Sedakova










Ol’ga Aleksandrovna Sedakova è nata il 26 dicembre del 1949. Ha studiato e si è laureata presso la Facoltà di Filologia dell’Università di Mosca Lomonosov nel 1976. Scrive fin dagli anni sessanta e la sua produzione poetica, rimasta ai margini tra gli anni settanta e ottanta, era affidata, in patria alla fortuna delle copie dattiloscritte di circolazione limitata e, all’estero, all’editoria dei centri culturali dell’emigrazione. Ma dalla metà degli anni ottanta circa i suoi versi e la sua prosa e la sua attività di traduzione cominciarono ad apparire in riviste letterarie russe specializzate, in Estonia (a Tartu) e in Russia. I suoi testi furono nello stesso tempo tradotti in diverse lingue: inglese, italiano, tedesco, francese, svedese, olandese, ebraico, albanese, serbo, greco, finlandese, polacco e cinese. La sua prima raccolta di poesie è stata pubblicata a Parigi nel 1986. In Russia i suoi libri sono pubblicati dal 1989. Ol’ga Aleksandrovna insegna dal 1991 alla Facoltà di Filologia dell’Università di Mosca, Dipartimento di Storia e Teoria della cultura mondiale.

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Jean Toomer nato il 26 dicembre del 1894
Postato da dada il Lunedì, 26 dicembre @ 19:41:44 CET (26 letture)
Ricerche d'autore





Jean Toomer nacque il 26 dicembre del 1894
romanziere e poeta statunitense († 1967)


Jean Toomer (1894-1967), poeta, romanziere e drammaturgo statunitense, sale alla ribalta nel 1923 con il suo idiosincratico Cane, romanzo cardine della letteratura afroamericana che fonde poesia e narrativa. Nato a Washington, studia le discipline più svariate in diverse università in Wisconsin, Massachusetts e Chicago per poi stabilirsi a New York. Trasferitosi nel 1921 a Sparta, in Georgia, dove lavora come preside, è testimone della condizione drammatica dei neri nel Sud del paese: proprio questa esperienza lo spinge a scrivere il racconto Georgia Night e Cane. Di origini miste, Toomer è però riluttante a essere etichettato come scrittore “nero”. Durante gli anni della Grande Depressione, riuscire a pubblicare diventa sempre più difficile. Affascinato dagli insegnamenti dello spiritualista Gurdjieff, studia con lui a Fontainebleau, in Francia, fino alla metà degli anni Trenta. Negli ultimi anni della sua vita si trasferisce in Pennsylvania con la moglie, dove, pur scrivendo molto, pubblica solo dei saggi su alcune riviste quacchere e il poema Blue Meridian.



Maurizio Brancaleoni, nato nel 1989, vive in provincia di Latina, ma è pendolare da sempre. Ha pubblicato diversi racconti e poesie in varie raccolte e riviste sia italiane che internazionali. Nel 2015 si è laureato in Lingue e Traduzione alla Sapienza con una tesi che analizza il rapporto intertestuale tra il Ritratto di Joyce e il romanzo La sofferenza del Belgio dell’autore fiammingo Hugo Claus. Ha un blog bilingue (italiano e inglese) dove trovate interviste a scrittori e artisti, traduzioni e recensioni: http://leisurespotblog.blogspot.com. Collabora inoltre con il sito d’informazione Cafébabel come traduttore e con il sito Il Porto di Toledo.









Le sue labbra sono fil di rame


bisbiglia di globi gialli
sfavillanti su lampioni che barcollano
come bevitori di liquore clandestino nella nebbia

e lascia che il tuo respiro mi accolga umido
come grani brillanti su globi gialli

avvisa per telefono la centrale elettrica
che i cavi primari sono isolati

(le sue parole giocano dolcemente su e giù
corridoi rugiadosi di tabelloni pubblicitari)

poi con la tua lingua togli il nastro
e premi le tue labbra sulle mie
fino a farle diventare incandescenti






Il danzatore perduto


Le profondità spaziali dell’essere sopravvivono
dalla nascita alla morte alla reiterazione
di piedi che danzano sul suolo di sabbia;
le vibrazioni della danza sopravvivono
alla sabbia; la sabbia, eletta, sopravvive
al danzatore. Non gli riesce di trovare una fonte
di magia capace di vincolare
la sabbia ai suoi piedi, i suoi piedi
alla sua danza, la sua danza al
corpo di diamante del suo essere.





Crepuscolo in Georgia



Il cielo, pigramente sdegnando di rincorrere
il sole calante, troppo indolente per sostenere
un torneo prolungato per l’oro sfavillante,
passivamente s’oscura per il barbecue della notte.

Una festa di luna e uomini e cani che abbaiano,
un’orgia per qualche genio del Sud
con gli occhi appassionati e la bocca profumata di labbra di canna,
sorpresa mentre crea canzoni popolari da suoni dell’anima.

Nella segheria risuona il fischio, le seghe circolari si fermano,
e il silenzio interrompe il bocciolo di poggio e collina,
il polline si posa lieve dove terre arate adempiono
la loro primitiva promessa di un raccolto abbondante.

Il fumo dal mucchietto piramidale di segatura
si arriccia, spettri blu di albero, indugia basso
dove solo trucioli e ceppi sono rimasti a mostrare
la solida prova del precedente domicilio.

Frattanto, gli uomini, con vestigia di sfarzo,
ricordi genetici di re e carovana,
sommi sacerdoti, uno struzzo, uno stregone juju,
vanno cantando per i sentieri della palude.

Le loro voci si levano…i pini sono chitarre,
ticchettano, aghi di pino cadono come lamine di pioggia…
le loro voci si levano…il coro della canna
intona un vespro alle stelle.

O cantanti, resinose e sommesse le vostre canzoni
sopra il sacro bisbiglio dei pini,
date labbra vergini alle concubine del campo di grano,
portate sogni di Cristo alle folle crepuscolari dalle labbra di canna.

Jean Toomer
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Nati il 26 discembre: Cesare Betteloni
Postato da dada il Lunedì, 26 dicembre @ 19:30:52 CET (27 letture)
Ricerche d'autore



Nato il 26 dicembre 1808
Cesare Betteloni,
poeta italiano († 1858)





I due vomeri



Un dì d'autunno un vomere,
fattosi per lungo ozio rugginoso,
vide il fratel tornarsene
dai campi luminoso,
i e domandò curioso:
Sopra la stessa incudine
fatti, e d'un solo acciaro,
io sono pien di ruggine,
tu sì pulito e chiaro:
chi mai ti fé sì bello?
il lavoro, fratello.



In questa breve e facile poesia è sottintesa una grande verità:
per essere felici non si deve stare in ozio, bensì lavorare nell'adempimento del proprio dovere.

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L’incontro tra Beethoven e Goethe a Teplitz
Postato da dada il Lunedì, 26 dicembre @ 19:27:20 CET (19 letture)
Un pensiero al giorno



L’incontro tra Beethoven e Goethe a Teplitz
di Ermenegildo Cocco




Nella seconda metà del luglio di poco più di duecento anni fa (1812) a Teplitz avvenne un incontro storico tra due grandi dell’umanità: Beethoven e Goethe. Reciproca la delusione, ma se per l’uno significò la caduta di un mito, per l’altro non si può dire la stessa cosa.
Tra il 19 e il 23 luglio 1812 Beethoven, il musicista più universale del mondo germanico e Goethe, il più grande poeta tedesco, si incontrarono nella cittadina di Teplitz, rinomata stazione climatica della Boemia, confrontandosi almeno per quattro volte grazie alla mediazione di Bettina Brentano, fanatica ammiratrice di entrambi. Tuttavia non è possibile fidarsi molto di quanto quest’ultima scrisse al riguardo, in quanto falsò e caricò un po’ le circostanze di quell’incontro, che ce ne ricorda un altro, avvenuto molto più tardi, altrettanto famoso e misterioso: quello del novembre del 1876 tra Wagner e Nietzsche, anche questo avvenuto per mezzo di una donna, la scrittrice Malwida von Meysenbug.
Questo evento risultò deludente per entrambi. Perché? Che cosa era successo?



I due avevano in comune una formazione classica e umanistica; Beethoven aveva grande stima per Goethe, al punto da considerarlo alla pari di Omero, Platone, Plutarco, Eschilo, Shakespeare e Schiller, che costituivano i fondamenti della sua Bildung culturale ed etica; e già nel 1810, pur non conoscendo ancora personalmente Goethe, aveva musicato alcune scene dell’Egmont, probabilmente affascinato da uno dei momenti più eloquenti del dramma, in cui il patriota fiammingo durante un sogno riceve l’alloro dalle mani della dea Libertà, che ha il volto della donna da lui amata, come se fosse uno degli eroi martiri della libertà della Grecia o di Roma antica celebrati da Plutarco, e da Beethoven considerati vittoriosi e trionfatori anche nella sconfitta.
Con questo lavoro Beethoven offriva al poeta e all’intera umanità non solo una delle musiche più nobili mai composte, ma anche una delle apologie più convincenti della libertà, di cui l’omonimo martire fiammingo era il simbolo. Tra quelle musiche emerge in particolare l’ouverture, una delle più belle composte da Beethoven e che fa il paio con l’altra composta per il dramma Coriolano di un oscuro drammaturgo austriaco, Heinrich Joseph von Collin.






Tuttavia a Beethoven non era piaciuto il comportamento troppo cerimonioso e dimesso di Goethe di fronte ad alcuni membri della famiglia imperiale e a degli aristocratici incontrati per caso durante una passeggiata. Questo comportamento deluse fortemente Beethoven, che si sentiva quasi tradito dal suo poeta, che secondo lui avrebbe dovuto dimostrare un contegno diverso, più degno di un rappresentante della cosiddetta “nobiltà dello spirito”, che non dovrebbe mai piegare la schiena di fronte ai potenti o a componenti della nobiltà del sangue. Nonostante la delusione nei confronti dell’uomo Goethe, in Beethoven non diminuì comunque la stima per il poeta. E qualche giorno dopo, il 9 agosto, il compositore scrisse agli editori Breitkopf & Härtel: “A Goethe garba troppo l’aria di corte; garba più che a un poeta non si convenga”.
Dal canto suo Goethe si lasciò influenzare dal carattere orgoglioso e scorbutico dell’uomo Beethoven, di gran lunga inferiore all’immensità del musicista e ne aveva anche individuato la ragione nella sordità, che progressivamente si impadroniva del Maestro. Scrisse infatti il 2 settembre al suo prediletto musicista Carl Friedrich Zelter: “Ho conosciuto Beethoven a Teplitz (…); è da compiangersi molto, giacchè l’udito lo abbandona, il che forse reca meno danno alla parte musicale dell’indole sua che non a quella sociale”.
In realtà Goethe non aveva mai compreso il genio musicale di Beethoven, che considerava un grande pianista ma non un eccelso compositore -nel suo Diario annotava sbrigativamente: “(…) ha suonato squisitamente”, senza aggiungere altro. Del resto non aveva capito neppure il genio musicale di Schubert, che, quando gli inviò dei Lieder goethiani da lui musicati, non ricevette dal poeta nessuna risposta. E quando Beethoven progettò di musicare il Faust, Goethe non si mostrò disponibile a collaborare, probabilmente perché pensava che la musica si sarebbe dovuta semplicemente limitare ad accompagnare servilmente la sua poesia, cosa che Beethoven non avrebbe mai accettato. Questa mancata collaborazione tra i due è stata una grossa perdita per l’umanità.
Goethe fu ingeneroso con Beethoven, dimostrando in tal modo di non essere come critico musicale all’altezza del suo genio poetico. Egli, anche se aveva una grande considerazione per Mozart, prediligeva musicisti di modesto valore, comunque nemmeno lontanamente avvicinabili a Beethoven ed oggi quasi del tutto dimenticati, fra questi Reichardt e in particolare Zelter, che era il suo consigliere musicale e che probabilmente per incapacità o per invidia aveva sminuito agli occhi di Goethe la genialità del Beethoven compositore.
Ben altro atteggiamento avrà, invece, il più grande poeta e drammaturgo austriaco, Franz Grillparzer, che, dopo la morte di Beethoven, volle onorarlo con un’orazione funebre paragonabile, per la sua solennità, a una delle più suggestive orazioni del celebre Bossuet.

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Ancora troppe donne uccise.
Postato da dada il Giovedì, 22 dicembre @ 18:19:34 CET (17 letture)
Un pensiero al giorno








Ancora troppe donne uccise. Uccise. Da mariti, fidanzati, spasimanti...
Ma anche vittime di rapinatori o di uomini semplicemente violenti, anche per motivi futili.
Avremmo voluto un anno senza femminicidi. Non è così.
Quest'anno che sta per finire ne ha combinate di tutti i colori,
ha voluto dare ragione alle credenze popolari che considerano sciagurati gli anni bisestili.

qui tutte le vittime del 2016

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Devi amarlo
Postato da Letty il Mercoledì, 21 dicembre @ 21:16:28 CET (51 letture)
Le poesie di Letty - II







Devi amarlo tutto un uomo, ogni sbavatura.
Devi guardarlo in ogni smorfia, in ogni cicatrice, ruga e capello bianco.
Devi passare le mani sul suo mento la mattina appena sveglio, farti pungere dalla sua barba appena accennata.
Devi guardarlo negli occhi più volte, imparare gli angoli, evitare i suoi spigoli senza mai smussarli.
Devi scrutargli le smorfie, scandagliare la profondità dei silenzi, contargli le sillabe.
A volte non parlano esattamente come te, vanno a nascondersi in un pensiero lontano chissà quanto e chissà dove.
Devi amarlo tutto, non dimenticare mai di baciarlo e di accarezzarlo, ha le sue debolezze che a volte sono molto più grandi delle tue.
Mi chiedo spesso quanto ami un uomo, visto che continuo a disegnarmene uno su misura, con mille imperfezioni. Gli metto tutto sottosopra, perché non sono perfetta e perché lo voglio pazzo.
Mi fisso nel vuoto e con la punta delle dita lo traccio, sicura.
Al mio mancano i capelli, ha la pelle ambra, due occhi pugnale color cielo ed è pieno di cicatrici; molte sono trofei disegnati, troppe sono dentro...
Io l'ho amato tutto questo uomo, in ogni sfaccettatura, anche quando ruggiva e graffiava.
Ha scelto l'orgoglio come fa sempre, quando scappa da tutto quello di cui crede di poter fare a meno...
È egoista, ma è anche tanto stanco.
Anche se me ne ha dato poco e non me lo ha mai detto, io gliel'ho visto l'amore, ce l'ha sparso ovunque, decide soltanto di coprirlo con la sua coltre di rabbia. Ci ha coperto anche me... Rimboccandomi il letto con l'assenza più profonda e pesante che abbia mai conosciuto.
Avrei dovuto scegliere di scappare anche io, ma davvero non posso: la mia anima ha scelto di amarlo, amarlo in tutto.
Anche quando lui ha scelto di non amarmi più.

Letty

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BENVENUTO INVERNO
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 dicembre @ 21:12:38 CET (25 letture)
Un pensiero al giorno









Fin da piccolo pensavo che la brina fosse polvere magica
che il vento regalava all’inverno
per renderlo più bello, dolce e meraviglioso.
Quando quella polvere magica compre ogni cosa,
so che la natura non lascia nulla al caso.

(Stephen Littleword)

Benvenuto inverno

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DOVE’ LA PACE?
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 dicembre @ 10:34:16 CET (31 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *











DOVE’ LA PACE?

Quando sento cantare:
“Gloria a Dio e Pace sulla terra”
mi domando dove oggi
sia resa gloria a Dio
e dove sia pace sulla terra.
Finchè la pace
sarà una fame insaziata
a finchè non avremo sradicato
dalla nostra civiltà la violenza,
il Cristo non sarà nato.

Gandhi

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E' Natale ogni volta
Postato da Grazia01 il Lunedì, 19 dicembre @ 13:35:24 CET (22 letture)
Natale - pensieri, poesie, racconti *








E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.

E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta


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La terra è benigna
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 dicembre @ 19:23:48 CET (20 letture)
Un pensiero al giorno








La terra è benigna, mite, amorevole, sempre pronta a servire gli uomini;
coltivata, quante cosa produce, quante ne dona spontaneamente,
quanti profumi e sapori e succhi e effetti e colori ci offre;
con quanta lealtà ci restituisce i tesori che le affidiamo;
quante cose fa crescere per nostro uso.

Plinio

Io aggiungo timidamente, che la terra ci rispetta e ci ama,
ma noi dobbiamo a nostra volta amarla e rispettarla, in tutti i sensi.

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