Toggle Content Menu Principale

Toggle Content Info Utente

Benvenuto Anonimo

(Registrati)

Iscrizioni:
Ultimo: dada
Nuovi di oggi: 0
Nuovi di ieri: 0
Complessivo: 246

Persone Online:
Iscritti: 0
Visitatori: 202
Totale: 202
Chi è online:
 Visitatori:
01: Home
02: Home
03: Search
04: News
05: Home
06: Home
07: Home
08: Home
09: News
10: Home
11: News
12: Forums
13: Home
14: News
15: News
16: coppermine
17: Home
18: Home
19: Home
20: coppermine
21: News
22: News
23: coppermine
24: Search
25: Home
26: Topics
27: Home
28: News
29: Home
30: Home
31: Home
32: Home
33: Home
34: Home
35: Search
36: Search
37: coppermine
38: coppermine
39: Home
40: coppermine
41: News
42: News
43: News
44: Home
45: Home
46: Home
47: Home
48: coppermine
49: Forums
50: Home
51: Stories Archive
52: coppermine
53: Home
54: coppermine
55: Home
56: Stories Archive
57: News
58: Stories Archive
59: Home
60: Home
61: Home
62: News
63: News
64: News
65: Stories Archive
66: News
67: News
68: coppermine
69: News
70: Home
71: Stories Archive
72: coppermine
73: Statistics
74: News
75: Home
76: Topics
77: Home
78: Home
79: Stories Archive
80: coppermine
81: Stories Archive
82: News
83: Home
84: Forums
85: Home
86: News
87: Search
88: Stories Archive
89: Home
90: Home
91: Home
92: Home
93: coppermine
94: coppermine
95: News
96: Home
97: Home
98: News
99: Home
100: News
101: News
102: Home
103: Stories Archive
104: coppermine
105: Home
106: Home
107: coppermine
108: Home
109: Home
110: Forums
111: Home
112: Search
113: coppermine
114: Home
115: Home
116: Home
117: coppermine
118: Home
119: Search
120: Home
121: Home
122: Home
123: Stories Archive
124: Home
125: Home
126: Home
127: Home
128: News
129: Home
130: coppermine
131: Home
132: News
133: Home
134: Home
135: Home
136: News
137: News
138: Home
139: Home
140: Home
141: Home
142: Home
143: Home
144: News
145: coppermine
146: Home
147: Home
148: Home
149: News
150: News
151: Home
152: Home
153: coppermine
154: Home
155: Home
156: News
157: Home
158: News
159: Home
160: Home
161: Home
162: Home
163: Home
164: Home
165: Home
166: Home
167: News
168: Tell a Friend
169: News
170: News
171: Home
172: Home
173: News
174: Home
175: Home
176: Home
177: Home
178: News
179: Home
180: Home
181: coppermine
182: Home
183: Home
184: Home
185: Top
186: Home
187: Home
188: Home
189: coppermine
190: Home
191: Home
192: coppermine
193: Home
194: Home
195: Home
196: coppermine
197: Home
198: Stories Archive
199: coppermine
200: Topics
201: Home
202: coppermine

Staff Online:

Nessuno dello Staff è online!

Toggle Content Coppermine Stats
coppermine
 Albums: 171
 Immagini: 9069
  · Viste: 1924459
  · Voti: 431
  · Commenti: 60

Toggle Content *
Segui maktea1 su Twitter


Toggle Content Autori
Novità › La figlia di Albione
La figlia di Albione
Postato da Grazia01 il Martedì, 28 marzo @ 12:21:40 CEST (3341 letture)
Racconti brevi di Cechov

Una splendida carrozza coi cerchioni di gomma, il sedile di velluto e un grasso cocchiere a cassetta sì fermò
davanti alla casa del proprietario terriero Grjabov. Dalla carrozza scese Fëdor Andreic Otcov, il maresciallo della
nobiltà del distretto. Fu accolto, nell'ingresso, da un cameriere insonnolito.
«Sono in casa i signori?» chiese il maresciallo.
«Nossignore. La signora e i bambini sono usciti a far visite e il signore è a pesca con mamsee la governante. Da stamattina.»
Otcov si fermò un attimo a riflettere, poi andò a cercare Grjabov. Lo trovò a un due verste dalla casa, vicino al
fiume. Quando, guardando ìn basso dal ripido pendio della riva, Otcov scorse Grjabov, scoppiò in una risata. Grjabov,
un uomo alto e grosso, con una testa enorme, stava seduto alla turca sulla sabbia, con la lenza ìn mano. Aveva il
cappello sulle ventitré, la cravatta gli pendeva sghemba dal collo. Accano a lui, in piedi, c'era l'alta, sottile inglese con i
suoi due occhi sporgenti da gambero, e il grosso naso da uccello, simile più a un becco che a un naso. Portava un bianco
vestito di mussola che lasciava trasparire delle spalle gialle, ossute. Alla cintura dorata era appeso un orologetto d'oro.
Anche lei pescava. Intorno ai due regnava un silenzio di tomba. Erano entrambi immobili come il fiume sulla cui
superficie erano sospesi ì galleggianti delle loro lenze.
«Chi dorme non piglia pesci!» disse Otcov, ridendo. «Salve, Ivan Kuz'mic!»
«Ah, sei tu?» fece Grjabov, senza staccare gli occhi dall'acqua. «Sei venuto?»
«Come vedi... E tu stai sempre dietro a questa tua mania? Non ti sei ancora stancato?»
«Al diavolo... Sto qui da stamattina... Non so che c'è, oggi non è proprio giornata! Non abbiamo preso niente,
né io, né questa befana. Ce ne stiamo qui seduti, e neanche un accidenti che abbocchi! Una disperazione!»
«E tu infischiatene. Andiamo a bere un po' di vodka!»
«No, aspetta... magari qualcosa la prendiamo. Al tramonto abboccano di più... Fratello mio, è da stamattina che
sono qui! Una noia, una noia che non so come raccontartela. È stato il diavolo a farmi venire questa mania della pesca!
So che è una stupidaggine, ma di qui non mi muovo! Sto qua seduto come un imbecille, come un ergastolano, e guardo
l'acqua come un cretino! Dovrei andare alla falciatura, e invece sto qui a pescare. Ieri a Chapon'evo ha detto messa il
monsignore, e io non ci sono andato, sono rimasto tutto il giorno qui con questo pesce lesso... con questa diavolessa...»
«Sei impazzito!» gli chiese Otcov lanciando un'occhiata imbarazzata all'inglese. «Parlare così di fronte a una
signora e... ingiuriarla..»
«Che vada al diavolo! Tanto non capisce un'acca di russo. Puoi farle complimenti o prenderla a male parole,
per lei è lo stesso! Ma guardale solo il naso! Basta quello per farti prendere un colpo! Stiamo qua seduti per giornate
intere, e mai che dicesse una parola! Sta immobile come uno spaventapasseri, e sgrana gli occhi sull'acqua.»
L'inglese sbadigliò, cambiò l'esca e gettò la canna.
«Io, fratello mio, non riesco proprìo a capire!» continuò Grjabov. «È in Russia da dieci anni, pezzo di cretina, e
non dice neanche una parola in russo!... Uno nostro, un qualsiasi nobiluccio russo, se andasse da loro si metterebbe
subito ad abbaiare nella loro lingua... questi invece... e chi li capisce! Guardale il naso! Guardale il naso!»
«Adesso smettila... Non sta bene... Prendersela così con una donna!»
«Non è una donna, è una zitella... Sogna i fidanzati, pupazza del diavolo! E odora dì marcio... La odio, amico
mio! Non riesco a guardarla senza irritarmi! Appena volta su di me quei suoi occhiettini, mi sento rimescolare, come se
avessi battuto il gomito contro una ringhiera. Guarda tutto con disprezzo. Sembra che dica: sono un essere umano e
dunque il re della natura. Sai come si chiama? Uil'ka Carl'sovna Tfajs! Pfui! Non si riesce neanche a dirlo.»
L'inglese, sentendo il proprio nome, girò lentamente il naso dalla parte di Grjabov e lo squadrò con un'occhiata
piena di disprezzo. Poi spostò gli occhi su Otcov, inondando anche lui di disprezzo. Tutto questo senza dire una parola,
con aria grave, lentamente.
«Hai visto?» disse Grjabov, sghignazzando. «Prenditi questa, sembra che dica. Ah, befana! La tengo solo per i
bambini, baccalà che non è altro. Se non fosse per loro non la farei neanche avvicinare a casa mia...Ha un naso da
sparviero... E il corpo? Mi ricorda un chiodo di quelli lunghi. Lo prenderei e lo pianterei per terra... Sta buono! Mi
sembra che stia abboccando...»
Grjabov saltò su e sollevò la canna. La lenza si tese... Grjabov diede un altro strattone, ma non riuscì a tirar
fuori l'amo. «Si dev'essere impigliato in qualche pietra!» disse aggrottandosi. «Maledizione!...»
Sul volto di Grjabov si leggeva la sofferenza. Si mise a tirare la lenza sbuffando, agitandosi e borbottando
maledizioni. Ma non servì a nulla. Grjabov impallidì.
«Che rabbia! Mi tocca andare in acqua.»
«Ma lascia perdere!»
«Non posso... Al tramonto abboccano... Ma tu guarda che razza di affare, Signore! Mi tocca andare in acqua!
Non c'è niente da fare! Sapessi che voglia ho di svestirmi! Bisogna far sloggiare l'inglese... Non posso spogliarmi
davanti a lei. È pur sempre una donna!»
Grjabov gettò via cravatta e cappello.
«Miss... eee...» si rivolse all'inglese. «Miss Tfajs! Je vous prie... Come glielo devo dire? Ehi, come te lo debbo
dire per fartelo capire? Ehi, statemi a sentire, andatevene... Andatevene via! Mi senti?»
Miss Tfajs gettò a Grjabov un'occhiata colma di disprezzo e fece un rumore con il naso.
«Allora? Non capite? Ti dico di andartene! Devo spogliarmi, pupazza del diavolo! Vai da quella parte! Là!»
Grjabov tirò la miss per una manica, le indicò i cespugli e si accovacciò per terra: vai, fa, dietro i cespugli e
nasconditi là dietro. L'inglese, muovendo energicamente le sopracciglia, disse in fretta una lunga frase inglese. I due
uomini scoppiarono a ridere.
«È la prima volta che sento la sua voce... Non c'è che dire, proprio una vocina! Non capisce. Che debbo fare
con questa qui?»
«Lascia perdere! Andiamo a bere!»
«Non posso, debbo pescare... Sta imbrunendo... Allora, che mi consigli di fare? Questa sì che è una bella
storia! Mi tocca svestirmi davanti a lei.»
Grjabov si tolse giacca e gilet e si sedette sulla sabbia per sfilarsi gli stivali.
«Stammi a sentire, Ivan Kuz'mic,» disse il maresciallo, e rideva coprendosi la bocca con la mano. «Questo è
veramente troppo, è una vera ingiuria, un'offesa.»
«Nessuno l'ha pregata di non capire. Che serva da lezione, a questi stranieri!»
Grjabov si sfilò gli stivali, i pantaloni, si tolse la biancheria e restò nel costume d'Adamo. Otcov si teneva la
pancia dalle risate. Era tutto rosso in faccia, dalle risate e dall'imbarazzo. L'inglese continuava a muovere le sopracciglia
e ad ammiccare... Sul suo viso giallo balenò un altezzoso sorriso di disprezzo.
«È ora di fare il bagno,» disse Grjabov, dandosi delle manate sulle costole. «Dimmi un po', Fëdor Andreic,
perché ogni estate mi viene questo sfogo sul torace?»
«Corri in acqua o copriti con qualcosa, maiale!»
«E non ha neanche battuto ciglio, verme che non è altro!» disse Grjabov mentre entrava nell'acqua facendosi il
segno della croce «Brr... che acqua fredda! Guarda come muove i sopraccigli! Non si muove mica, lei... È superiore, lei,
alla gente comune! Eh! Non ci considera neanche uomini!»
Entrò nell'acqua fino alle ginocchia tendendosi in tutta la sua enorme statura e strizzò un occhio dicendo:
«Eh, altro che la sua cara Inghilterra!»
Miss Tfajs, imperturbabile, cambiò l'esca, sbadigliò e gettò la canna. Otcov voltò le spalle e se ne andò.
Grjabov liberò l'amo, si immerse tutto nell'acqua e ne uscì sbuffando. Dopo due minuti era di nuovo seduto sulla sabbia,
con la canna in mano.


A. Cechov





Argomenti associati

Racconti di Verga

"La figlia di Albione" | Login/Crea Account | 0 commenti
Limite
I commenti sono di proprietà dell'inserzionista. Noi non siamo responsabili per il loro contenuto.


Toggle Content Links Correlati
 Inoltre Racconti brevi di Cechov

Articolo più letto relativo a Racconti brevi di Cechov:
La morte dell'impiegato

Toggle Content Valutamento Articolo
Punteggio medio: 1
Voti: 1


Per favore prenditi un secondo e vota l'articolo:

Eccellente
Molto Buono
Buono
Regolare
Pessimo


Toggle Content Opzioni

Toggle Content Registrati...

Toggle Content Ultimi arrivi

Toggle Content Ultimi articoli
 Se saprai starmi vicino [ 0 commenti - 14 letture ]
 Indovinami, indovino [ 0 commenti - 26 letture ]
 il tempo [ 0 commenti - 14 letture ]
 Buone Feste [ 0 commenti - 13 letture ]
 La notte si era accasxiata [ 0 commenti - 22 letture ]

[ Altro nella News Section ]

Toggle Content Sondaggio
Come migliorare e rendere più agibile il sito?




Risultati :: Sondaggi

Voti: 23
Commenti: 1

Toggle Content Solidarietà

Toggle Content Messaggio

Questo sito contiene anche testi e immagini presi dal web, se avessimo violato, per errore, diritti d'autore o copyright, preghiamo di avvisarci, sarà nostra cura provvedere all'immediata cancellazione. Scrivere a maktea@tiscali.it


Toggle Content Poeti e scrittori noi

Toggle Content POESIE A TEMA

Toggle Content Varie

Network: Web Agency Milano | Scopri i migliori programmi per siti web
Interactive software released under GNU GPL, Code Credits, Privacy Policy