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Novità › Non è mai troppo tardi (35-36)
Non è mai troppo tardi (35-36)
Postato da Antonio il Lunedì, 15 ottobre @ 15:29:15 CEST (5329 letture)
Storia Lezione n. 35
Corso di storia semiseria del mondo.


Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"

...continua


Augusto

La dinastia Giulio-Claudia
Augusto, pur fornicando con uomini e donne, non ebbe figli maschi né dagli uni né dalle altre.
Così alla sua morte salì al trono Tiberio, figlio adottivo, e poiché il defunto imperatore apparteneva alla famiglia Giulia, e Tiberio alla famiglia Claudia, ne venne fuori una dinastia che fu chiamata Giulio-Claudia.


La dinastia Giulio-Claudia diede al mondo quattro imperatori: un sanguinario (Tiberio), un pazzo (Caligola), un idiota (Claudio) e un incendiario (Nerone).
Tiberio (come molti suoi predecessOli e successori) iniziò bene e finì male.
Continuò per qualche tempo l'azione pacificatrice di Augusto, poi, all'improvviso, decise di vendicare la sconfitta subita dal padre per opera dei Germani, e ci riuscì, grazie al valore del nipote e figlio adottivo Germanico.
Quale ricompensa per la vittoria riportata, fece uccidere il condottiero.
Con la legge di "lesa maestà" mandò a morte presunti e veri oppositori, e a questo proposito si è perso il numero delle vittime.
Sospettoso di chiunque, e a ogni momento temendo un attentato, si ritirò a Capri, e di lì, facendo il gagà nella Piazzetta, governò il mondo.
Di fatto, però, il potere fu assunto da Seiano, suo uomo di fiducia, il quale divenne il personaggio più potente dell'Impero.
Però, almeno sulla carta, restava il numero due, e per salire in cima alla classifica, ordì un complotto per assassinare Tiberio.
Questi reagì alla maniera sua: fece uccidere Seiano, tutti i parenti e gli amici. Ma chi la fa l'aspetti!


Tiberio

Avendo avuto un malore sulla strada che lo portava a Roma, chiese soccorso a uomini del seguito.
Questi si illusero che Tiberio stesse finalmente tirando le cuoia, ma quando videro che si riprendeva, invece di fargli la respirazione
ca a bocca, gli misero un cuscino in faccia e lo soffocarono.
Nessuno pianse la sua morte e anzi Roma festeggiò con le solite pizze.

A Tiberio successe Caligola, un individuo pazzo dalla testa ai piedi, anzi alle caliga (tipo di calzari militari), donde il soprannome.
La sua elezione fu fortemente voluta dai pretoriani, la potente guardia del corpo dell'imperatore, quella che nel corso dei secoli avrebbe deciso più di un'ascesa al trono.
Caligola all'inizio governò con saggezza e moderazione, poi tutto d'un tratto ammattì, ed ecco una sequela di follie:
organizza una spedizione per la conquista della Britannia, ma una volta sul posto ordina non già di attaccare i Britanni, bensì di ... raccogliere conchiglie;
pretende l'ovazione popolare per vittorie maturate solo nella sua fantasia;
siede, in Consiglio, sopra a una specie di piattaforma elevata, allo scopo di dominare l'assemblea;
costringe i senatori a battersi coi gladiatori, per vederli massacrare;
afflitto da calvizie, minaccia di morte chiunque osi guardarlo dall'alto;
odia a morte i calvi.
Ordina che tutti i pelati vengano sacrificati nell' arena;
nomina console il suo cavallo, cui dà alloggio in una stalla rivestita di marmo con greppia d'avorio;
si esercita davanti allo specchio a imbruttire le proprie sembianze, deformando il viso con orribili smorfie;
pretende dai senatori che gli si bacino i piedi;
alcune persone criticano un suo spettacolo, e lui comanda che siano tagliate a pezzi con la sega;


Caligola

Impartisce ordini al capo dei pretorianì sotto forma di parole oscene e insulti;
litiga con Giove, che definisce «pallone gonfiato».
Per questo dà comando che tutte le statue che lo rappresentano siano mozzate del capo, al cui posto fa mettere il suo;
conduce al suicidio la nonna, "colpevole" di avere una bella testa su delle brutte spalle;
sceglie come amanti le sorelle, una delle quali sposa;
esprime il desiderio che il popolo di Roma abbia un'unica testa, per poterla tagliare con un sol colpo.
Nel 54 d.C., a soli 29 anni, e dopo quattro anni di regno, cade in una congiura dei pretoriani.
Al suo posto viene eletto suo zio, l'idiota Claudio.
Claudio era anche balbuziente.


Claudio

Tuttavia l'idiozia non impedì a quest'uomo di conquistare la Britannia, la Frisia e la Mauritania, di ampliare il porto di Ostia, di costruire un grande acquedotto (detto dell'Acqua Claudia"), di prosciugare il lago Fucino, di curare l'amministrazione dell'Impero.
Ci fossero, oggi, "idioti" simili al governo!
Tutte queste imprese non lo salvarono da morte violenta (a Roma, tutti prima o poi morivano di morte violenta). La moglie Agrippina (subentrata alla più grande sgualdrina dell'antichità, Messalina), gli preparò uno squisito piatto di funghi velenosi, e Claudio, dopo averne assaggiato un paio, strabuzzò gli occhi e se ne andò al Creatore.
Roma lo sostituì col mostro Nerone.


Nerone

Il figlio di Agrippina si trovò a essere Padrone del mondo a soli diciassette anni, quando i nostri ragazzi stanno ancora sui banchi di scuola a imparare la Storia.
All'inizio si distinse positivamente, operando con assennatezza e "bontà": si rifiutò infatti di firmare condanne a morte, propose di eliminare i combattimenti tra gladiatori, tentò di abolire le tasse indirette nell'Impero; poi, com'era accaduto a Caligola, d'un tratto impazzì e cominciò a dare i numeri.
Mandò a morte il filosofo e suo precettore Seneca, i poeti Lucano e Petronio, il fratellastro Britannico, la prima moglie (Ottavia) e la seconda (Poppea), la madre (Agrippina).
Poppea la uccise con un calcio nella pancia, poi, amareggiato per aver ucciso così anche il figlio erede al trono (Poppea era infatti incinta), vagò come un ubriaco per Roma.
Qui si imbatté in un bel giovane, se lo portò a casa e se lo sposò.
La sua passione restò sempre la poesia.
Egli avrebbe dato l'Impero per verseggiare come Leopardi od Omero, invece era un tacchino.
Per sua fortuna c'era Petronio, che lo incensava di continuo, e una folla di spettatori (con lui, di fatto, nacque la claque) che lo applaudiva entusiasta.
In realtà nessuno lo stimava, ma disapprovare una sua esibizione equivaleva a scavarsi la fossa.
Come cantore debuttò a Napoli, città sopra le altre tenuta in conto, per il fatto che si parlava greco e tutto rimandava alla gran madre Atene.
Al Teatro dell' Anticaglia, sfoderò tutto il suo repertorio, mandando in visi-
bilio il pubblico (pubblico in gran parte mercenario) coi propri atteggiamenti istrionici.

Venne però un terremoto, e il panico si impossessò della gente.
Pure, nessuno poté scappare dal teatro, perché quando l'imperatore si esibiva era proibito nel modo più assoluto di andar via, pena la morte.
Durante una tournée in Grecia (sua terra prediletta, perché terra d'artisti), partecipò ad una corsa di cavalli.
Il suo carro rovinò ed egli fu sbalzato dal cocchio, ferendosi in maniera seria.
La gara evidentemente era persa, ciò nonostante si trovò uno stratagemma per proclamarlo lo stesso vincitore.
Nerone festeggiò la "vittoria" esentando i Greci dal pagare i tributi a Roma.
Quando, nel 69 d.C., un incendio distrusse mezza Roma, tutti ebbero sulle labbra il suo nome.
Egli, infatti, da tempo andava farneticando di una "nuova" Roma, più bella e moderna, nella quale costruirsi una casa tutta d'oro, che avrebbe sfidato i secoli.
Con ogni probabilità non fu lui il piromane della situazione (e forse non vi fu alcun incendiario) ma il popolo subito lo accusò, ritenendolo all' altezza di qualsiasi nefandezza e orrore.
Allora Nerone ebbe una "geniale" intuizione: far ricadere la colpa sui cristiani, la "setta" che a dir suo odiava Roma e i suoi dèi.
Così i cristiani furono uccisi (e tra questi gli apostoli Pietro e Paolo) e Nerone poté costruirsi la sua domus aurea, una reggia che si estendeva per più di un chilometro quadrato.
Tuttavia la sua morte era nell'aria: nessuno lo sopportava più (nessuno sopportava più la gens Claudia) e si aspettava solo il momento propizio per eliminarlo.
Incalzato da tutti e braccato come un cinghiale, scappò dall'Urbe andando si a rifugiare nella villa di un suo liberto.
Quando si rese conto che ormai era finita, tentò il suicidio.
Ma era un pusillanime, un invertebrato, aveva paura - io credo - che uccidendosi sarebbe svenuto per l'impressione, e così si diede la morte per mano di Epafrodito.
Mentre spirava pronunciò queste parole: «Quale artista muore con me!».

Lezione n. 36

La dinastia Flavia


Morto Nerone, il popolo si domandò quale altro pazzo, deficiente o mezzo scemo avrebbe guidato Roma.
Andò al potere Ottone, ovvero Vitellio; e con questo voglio dire che nel giro di un anno si succedettero al trono tre imperatori, i quali fecero tutti una brutta fine: Gaiba e Vitellio furono assassinati, Ottone si suicidò.

Con Tito Flavia Vespasiano ebbe inizio la dinastia dei Flavii (69 d.C.) che durò 27 anni. Nei dieci anni di regno, Vespasiano fece molte cose rilevanti: diede inizio ai lavori dell' Anfiteatro Flavio (oggi conosciuto come "Colosseo"), rinsanguò le casse dello Stato, estese ai "meno abbienti" l'istruzione scolastica (primo esempio di educazione pubblica) eccetera; mise in uso i "vespasiani", le edicole o torrette appositamente attrezzate per tale ufficio, fatte costruire dal primo imperatore flavio.


Vespasiano
Vespasiano se ne andò all'altro mondo così com'era venuto, e cioè in maniera naturale. Sul letto di morte ebbe anche lo spirito di pronunciare una battuta:
«Povero me! Credo che stia per diventare un dio ... ».
Gli successe il figlio Tito, che governò così bene da essere soprannominato "delizia del genere umano".
Non di quello "animale", però, dal momento che per l'inaugurazione del Colosseo sacrificò ben 5.000 belve ..
Durante il suo regno continuò la "diaspora", cioè la dispersione degli Ebrei nel mondo, conseguente alla caduta di Gerusalemme (70 d.C.).

Un altro avvenimento di rilievo fu l'eruzione del Vesuvio, avvenuta il 24 agosto del 79. Forse il vulcano di Napoli volle illuminare a giorno l'Impero per salutare la salita al trono di Tito, avvenuta appunto in quell'anno.
Ma Pompei, Ercolano, Stabia e altre città, furono seppellite dalla lava, dalla cenere e dal fango, e per secoli non si parlò più di loro.
Pompei giaceva sotto uno strato di cenere e lapilli, e nessuno ne sapeva niente.


Pompei

A Tito successe il fratello Domiziano.
Domiziano fu la pecora nera della famiglia Flavia, in tutto e per tutto degno della gens Claudia.
Si attribuì il titolo di "Signore e Dio", calcando le orme del vecchio Caligola, e come il vecchio Caligola vide nemici dappertutto e se ne sbarazzò.
Perseguitò i cristiani come e forse più di Nerone, e anche nella morte sembrò voler imitare gli esponenti di quella famiglia: fu infatti ucciso in una congiura di palazzo, alla quale forse partecipò la stessa moglie.



Domiziano

continua...........

Antonio






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