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Novità › Dopo le vacanze
Dopo le vacanze
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 dicembre @ 17:23:25 CET (725 letture)
Racconti II

Dopo le vacanze

Il risveglio è lento, e poi a lungo resta a poltrire.
Esplorandosi, qualche volta accarezzandosi.
Quando Chiara si alza la colazione è già lì, da scegliere: la pizza lucida d'olio, il miele e le marmellate, il prosciutto tagliato spesso, i biscotti storti fatti in casa, pieni di sapore.
Si lava, sceglie gli abiti da indossare. Si trucca solo quando è già completamente vestita.
Quella nel piccolo paese d'Abruzzo è una vacanza di tutti i sensi.


Vacanza perché c'è chi si preoccupa di prepararle cose buone ogni giorno, quando in casa vige la regola che quel che viene in tavola si mangia ed è quasi sempre qualcosa che non le piace, qualcosa da cui preferisce astenersi, anche quando la fame le dà piccole strette allo stomaco. In ogni caso, ha capito che non sarà un po' di cibo in più ad aggiungerle rotondità, e dunque non vale la pena sforzarsi.
Vacanza perché nessuno controlla i suoi risvegli, che stia a letto poco o tanto non c'è chi lo noti, e ancor meno chi la sgridi per questo imputandole pigrizia o poltroneria. Le dicono "riposati!", e le augurano di metter su un po' di carne. Anche dormendo.
Vacanza perché qui può truccarsi, giocare con la pelle, i colori e gli sguardi.
Vacanza perché qui può appartenere al mondo di chi, più grande di lei di qualche anno, raccoglie: la sua condizione di cittadina la rende speciale, la invitano a ogni ballo e ogni gita. Qui è al riparo dalle critiche alle sue forme eccessivamente acerbe, dal fascino che le compagne di scuola già sanno amministrare e lei no,. dalle competizioni in cui non è capace di misurarsi. Non si chiede perché questo accade, e ancor meno se ci siano differenze fra le persone che lei frequenta qui e quelle che la circondano, in città, undici mesi all' anno: semplicemente, qui può comportarsi più liberamente, e le sembra sia questo a renderla più forte.
Si ballano tanghi e valzer e molti balli lenti, in paese, malgrado un primo affacciarsi del cha-cha-cha. Chiara ha imparato a lasciarsi andare fra le braccia del cavaliere di turno, e lo sfregarsi più ampio dei corpi nel casquè ha smesso di darle imbarazzo. Il gonfiarsi nei pantaloni, di cui talvolta si accorge, le dà un piccolo senso di potere, e la incuriosisce.
Dopo i balli la sera tardi, quando va a dormire, la stanchezza delle gambe la fa sentire viva, presente, desiderata. Il suo mondo, le sue ambizioni non guardano al di là del prossimo ballo, della prossima gita.
Coglie la competizione fra i maschi che la invitano a ballare o scherzano al bar. Non pensa di avere il diritto di intervenire, di favorire un possibile vincitore.
Quando una sera Walter la invita a ballare tante volte di seguito, e c'è chi ha la faccia scura, lei si limita ad accettare: benché la sua camicia le sembri di cattivo gusto, e l'odore del suo sudore più forte e acido di altri.
Ora nelle feste Walter la stringe forte a sé, con un gesto proprietario che lei asseconda. E prima viene a prenderla .a casa, e arrivano tenendosi per mano.
Da soli non sono mai, c'è il paese intorno con tanti occhi.
TI giorno prima che Chiara parta, Walter le regala la canzone che tutti ascoltano in maniera ossessiva, Il cielo in una stanza. Chiede di rivedersi in città: per avere un cielo più grande sopra di sé.
, In città è tutto più difficile. La libertà ha confini stretti. Per incontrarsi telefonate clandestine, accordi complicati. E ci vuole una menzogna, dire a casa che si studia con un' amica e ritagliare un' ora o poco più in un parco, con 1'ansia del tempo che corre e la preoccupazione per 1'eventualità, in verità piuttosto remota, di essere scoperta. Ma quel segreto la eccita, le colorisce le guance e le accelera il passo: anche lei ha il suo appuntamento con un ragazzo, ora. Prima era un incontrarsi tutti i giorni che poteva essere perfino involontario, adesso 1'incontro difficile li costruisce coppia.
Pensava che lui si sarebbe presentato con un fiore, magari anche colto dal prato: invece Walter ha le mani vuote, libere. La guida verso un gruppo di alberi, al riparo dagli occhi severi dei passanti. La stringe a sé con braccia dure, non c'è tango o valzer ora a rendere facile la prossimità. Senza musica, non c'è tenerezza nei gesti di lui; solo quell'atteggiamento di possesso che ora la infastidisce e la imbarazza. L'odore aspro del sudore, è ancora estate.
La guarda negli occhi, le prende il mento, le guarda la bocca, la avvicina a sé, la bacia. Aprendole la bocca, forzandole i denti, facendole sentire la propria lingua e cercando la sua: un'intrusione, e intanto spinge il bacino contro di lei, premendola contro un albero che potrebbe sporcare di resina il suo abito.
Gliel' avevano detto, che era così, se n'era parlato tanto fra amiche. A Chiara era rimasto dentro un grumo di incredulità, che non si scioglie neanche ora, mentre accade. Non le piace. Le viene in mente che è molto antigienico.
Subito dopo è tardi, e ci sono tutti i buoni motivi per andare via. Walter vorrebbe ancora, lei gli si rifiuta: «Ma perché?» chiede lui, stupito. Ferito in un percorso che ormai ritiene di poter dare per scontato.
«Perché è tardi» dice lei scostandosi, e si avvia.
Le mette un braccio attorno alle spalle, ci si può baciare anche camminando. Lei volta il viso, se lo sente in fiamme e ha bisogno di pensare, di ritrovarsi. Di lavarsi i denti e la bocca.
«Ma guarda che mica ci sei solo tu, al mondo» le lancia contro lui, nemico per delusione. E le labbra scoprono i denti in un ghigno, ferino.
Chiara comincia a camminare in fretta e poi a correre, Walter non la segue: forse le urla dietro qualcosa, lei fa in modo di non sentire.
Dev' essere a causa dell' autobus ballonzolante e molto affollato: un gran mal di testa, un malessere generale che le taglia le gambe. È più facile, a casa, dire che è quello il motivo per cui preferisce andare a letto senza cenare, subito, sottraendosi a sguardi che teme possano leggerle in faccia la novità.
Allo specchio si guarda a lungo, le sembra che la sua faccia sia cambiata. Si lava i denti con un' energia e una cura inusuali, sciacqua la bocca passando l'acqua da una guancia all' altra più volte.
Walter non la cercherà più. Chiara non ne sentirà la mancanza, troppo complicato inserirlo nella sua vita. Di quella questione di come ci si bacia, la lingua, il mescolarsi della saliva - dovrà persuadersi, grado a grado, e comincerà anche a piacerle. Come una cicatrice, resterà dentro di lei l'avversione per le camicie brutte, e per il sudore acido dei maschi.

Clara Sereni
Da “Il lupo mercante”






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