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Novità › Non è mai troppo tardi (41-42)
Non è mai troppo tardi (41-42)
Postato da Antonio il Mercoledì, 11 giugno @ 09:04:19 CEST (7688 letture)
Storia continua....

lezione n. 41

Decadenza dell'Impero: l'anarchia al potere


Morto Alessandro Severo (235 d.c.), Roma conobbe un periodo di caos totale, durato quasi cinquant'anni. In questi cinquant'anni si succedettero al trono qualcosa come ventuno imperatori, monarchi per lo più imposti dall'esercito, contro il volere del Senato, e sostenuti economicamente dagli elettori. Di questi ventuno imperatori, sedici furono ammazzati (in maggior parte dagli stessi fautori), due morirono in guerra, uno si suicidò, uno morì di peste e un altro crepò in prigione. Mi domando se tutto sommato, a Roma non convenisse essere barbone che imperatore.




L'esercito non combatteva più per un ideale, ormai vi facevano parte mercenari e barbari, e si può intuire con quale ardore si andasse in battaglia. Gli stessi imperatori venivano dai confini dell'Impero, e avevano poco o nulla in considerazione la capitale. Amavano solo il potere e il lusso, e qualcuno aveva trasformato il palazzo in una specie di bordello di prima categoria. Dalle campagne i contadini andavano fuggendo per non pagare imposte troppo elevate, l'agricoltura era in crisi così come il commercio e l'industria, gli schiavi scarseggiavano perché erano terminate le conquiste dei popoli, la moneta svalutata. Lo Stato spremeva sempre di più i cittadini con le tasse, e qualche volta la "dichiarazione dei redditi" avveniva sotto tortura! I più tassati, al solito, erano i poveri, e così le piccole imprese e l'attività artigiana si fermarono quasi del tutto. Dulcis in fundo, i barbari si facevano sempre più minacciosi lungo le frontiere dell'Impero, e carestie ed epidemie decimavano la popolazione.
Insomma: una confusione, una babele, un caos che coinvolse anche le coscienze dei Romani, un tempo cittadini integerrimi, ora desiderosi soltanto di far quattrini.

Be' è proprio vero che la storia si ripete...

lezione n. 42

Decadenza dell'Impero: gli imperatori illirici


Era nell'aria che l'Impero si avviasse al sfascio: non c'era tempo di festeggiare un nuovo imperatore che qualcuno gli faceva la festa; a corte le madri andavano contro i figli, i figli contro i padri, i padri contro le nuore, le nuore contro le nonne e così via, in un bagno di sangue senza fine. Tutto era in crisi: il Senato non contava più niente, l'esercito la faceva da padrone, e questo stesso esercito reclutava falangi di barbari che alla prima occasione disertavano per passare dalla parte del nemico. L'anarchia non riguardava solo la struttura politico-militare, ma l'economia, i prezzi erano alle stelle e la moneta aveva perso il suo valore.
Cercarono di contenere la crisi due imperatori illirici (l'Illiria era una regione che occupava gran parte della penisola balcanica): Aureliano e Diocleziano.
Aureliano si distinse per aver respinto l'avanzata degli Alamanni e dei Vandali (spintisi fino in Umbria) e dei Goti, quindi per aver cinto di mura possenti la città: 16 porte blindate con 600 torri di guardia che correvano intorno alla capitale per quasi 230 chilometri!
Ad Aureliano successe Tacito, assassinato, quindi Floriano, assassinato, quindi Probo, assassinato, quindi Caro, assassinato, quindi Carino, assassinato, quindi Numeriano, assassinato, quindi Diocleziano (284/305).



Diocleziano credette di aver individuato nei cristiani una (se non la prima) causa di tutti i mali di Roma e perciò ordinò una feroce persecuzione, mandando a morte migliaia d'innocenti. Allo scopo di frenare l'aumento dei prezzi, impose un "calmiere", cioè stabilì la cifra massima cui potevano essere vendute le merci. Ciò non impedì al mercato nero di fare affari d'oro. Per meglio governare l'Impero (troppo vasto per essere "gestito" da una sola persona), Diocleziano instaurò la Tetrarchia: due Augusti che a loro volta nominavano dei Cesari o "vice".



Moneta raffigurante Massimiano

La parte occidentale dell'Impero ebbe capitale Milano e fu affidata a Massimiano (Costanzo, suo "Cesare" governò la Spagna, la Gallia e la Britannia), la parte orientale ebbe capitale Nicomedia (Turchia) e imperatore Diocleziano (Galerio controllò la Macedonia e la Grecia).
Dopo mille anni Roma cessava di essere il centro del mondo.






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