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Novità › Ancora sull'amore...nei secoli
Ancora sull'amore...nei secoli
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 febbraio @ 13:50:10 CET (1243 letture)
Letture varie III

La società latina era fortemente maschilista e fondata sul mito della virilità maschile, per un romano la virilità era la massima virtù; i romani erano educati ad assoggettare e a essere dominatori, nella politica come nell'amore e nel sesso.

Basti pensare che un cittadino di Roma, sebbene non concepisse affatto il sesso come un "peccato", rispettasse alcuni tabù: il sesso gli era consentito solo con partner socialmente inferiori per permettergli di mantenere un'attitudine dominatrice.
Nel XII secolo una nuova concezione dell'amore si afferma nelle corti provenzali, francesi, siciliane e, in seguito, toscane: l'amour courtois, l'amor cortese, teorizzato dall’opera De Amore (1185) di Andrea Cappellano, cantato nelle liriche dai poeti trovatori e apprezzato come il sentimento più nobile dai circoli aristocratici. Quest’amore, estraneo al matrimonio, si esprime come “ uno desio che ven da core” una passione che nasce nel cuore alla visione di una nobildonna.



Regole dell’età vittoriana

Una delle epoche storiche che più ha codificato con rigidità le "regole" del corteggiamento è stata l'età vittoriana, ossia il periodo storico che la Gran Bretagna ha conosciuto tra il 1837 e il 1901.
Per un giovane uomo, il corteggiamento era più un "lavoro" che un interludio romantico: premessa indispensabile al matrimonio, soprattutto nelle classi agiate, doveva essere condotto con arte e oculatezza, a partire dalla scelta della giovane poiché all'epoca le ricchezze di una donna passavano al marito.
Un gentiluomo non poteva rivolgere la parola a una giovane attraente senza alcuna formalità. Un giovane che fosse stato presentato a una ragazza in un'occasione mondana non poteva dare la conoscenza per scontata: se incontrava la ragazza, non poteva salutarla, ma doveva attendere di esservi presentato una seconda volta da un amico comune .
Una giovane delle classi alte non poteva rivolgere la parola a un gentiluomo senza prima esservi presentata da una conoscenza comune; non poteva camminare da sola per strada senza avere a fianco un accompagnatore ufficiale (di solito sposato) né salire su una carrozza con un uomo che non le fosse parente. Le varie fasi del corteggiamento si svolgevano nella casa della giovane, sotto la vigile presenza dei familiari; se il corteggiamento incontrava il plauso dei genitori, alla coppia veniva concesso di sostare nel portico anteriore dell'abitazione, sempre sorvegliati a vista. Le proposte di matrimonio erano per lo più scritte e lette dalla ragazza alla presenza dei familiari.



Nell’antico Egitto non si baciava

Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.

Dammi mille baci, poi cento
poi altri mille, poi ancora cento
poi altri mille, e cento ancora.


Così scriveva, più di 2000 anni fa, il poeta latino Catullo (I sec. a.C.) in un carme dedicato all'amata Lesbia. Di baci romantici, passionali, furtivi o disperati è ricca la letteratura occidentale: da Dante, che nel Canto V dell'Inferno, nella Divina Commedia, fa raccontare a Francesca come nacque la sua travolgente storia d'amore con Paolo, a Shakespeare, che suggella con un bacio l'inizio e la fine del tragico amore di Giulietta e Romeo. A noi occidentali il bacio appare un universale gesto d'amore, una naturale espressione di desiderio ma antropologi ed etnologi non sono tutti d'accordo: secondo lrenaus Eibl-Eibesfeldt, pioniere dell'etologia umana, solo il 90 per centro delle culture umane l’ha utilizzato come gesto di amore o affetto, mentre il restante 10 per cento non sa cosa si perde.
Non si baciavano gli innamorati dell'Antico Egitto o, prima dell'arrivo degli occidentali, gli aborigeni australiani, i polinesiani, alcune tribù native dell'America e alcune etnie africane.
I ricercatori si sono chiesti se il bacio come gesto amoroso sia un comportamento appreso o istintuale. Alcuni hanno formulato l'ipotesi che l'umanità abbia imparato a baciarsi agli albori della preistoria, quando le madri premasticavano il cibo.






"Ancora sull'amore...nei secoli" | Login/Crea Account | 1 commento
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Re: Ancora sull'amore...nei secoli (Voto: 1 )
di Paolo il Sabato, 06 febbraio @ 15:51:55 CET
'Ieu no me puesc, ni-m voill a vos cobrire': in provenzale Dante si sentiva rispondere in Purgatorio da uno che non poteva nè voleva nascondersi. Le parole di Arnault vanno bene per noi e per quelli che hanno accolto nelle corti provenzali l'impulso a 'ragionar d'amore'. Sentiamo come Maria di Francia si sente paragonata nel mondo delle piante: 'Bell amie, si est de nous:/ Ne vuz sanz mei, ne jeo sanz us'.

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