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Novità › Il valore della cultura
Il valore della cultura
Postato da Grazia01 il Martedì, 09 novembre @ 09:57:08 CET (800 letture)
Riflessioni III

In Italia si sta perdendo lentamente quello che è il valore della cultura. I laureati in materie umanistiche sono considerati niente, si ritiene che il mercato possa farne a meno. Ormai è un pensiero diffuso, il punto è che si tratta di un pensiero sbagliato. La libertà potrà essere conquistata soltanto nel momento in cui sarà elevato il valore culturale generale.


La pressione politica oggi è in senso opposto. Una popolazione senza cultura è facilmente strumentabile, la nostra è una popolazione che arriva a non votare per un referendum semplicemente perché una parte lo consiglia (lo hanno fatto tutte e due le parti), un comportamento che una popolazione consapevole dei propri diritti non attuerebbe mai…

Provo collegarmi al mitico Platone e alle sue teorie…

“Il mito de “la caverna”.

S’immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall’infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro. Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco e i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l’attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un’eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro. Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (si ricordi che sono incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati a interpretare le ombre “parlanti” come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero sia liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto a uscire dalla caverna e fosse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere nulla. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Poi, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capirebbe che:

« è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e a essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano. »

(Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c – d, trad.: Franco Sartori)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri a essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall’ascesa con “gli occhi rovinati”. Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri a ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

Nella filosofia di George Berkeley, infatti, è espresso il concetto che gli uomini non conoscano direttamente e immediatamente i veri oggetti del mondo: piuttosto, noi conosciamo soltanto l’effetto che la realtà esterna ha sulle nostre menti. In altre parole, quando osserviamo un oggetto, noi ne percepiamo solo una copia, una semplice rappresentazione mentale del “vero” oggetto della realtà esterna.

Il mito culmina con la visione dell’idea del bene, espressa dalla visione del sole, che costituisce il punto terminante del processo conoscitivo.

Oggi, purtroppo, si tende ad avere un aspetto stereotipato della vita. Come Platone bisognerebbe vivere in un mondo staccato dalla “morale del gregge”, dalle opinioni comuni; essere in grado di pensare con la proprio testa credo sia la giusta via per la ricerca della verità…come il separarsi dell’anima dal corpo. Ogni paese democratico dovrebbe dare priorità assoluta a fondi per l’istruzione e la conoscenza a tutti i livelli, cosa che, purtroppo, in questa nostra bella Italia, così ricca di storia e arte, non accade.

Grazia






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Re: Il valore della cultura (Voto: 1 )
di Paolo il Martedì, 09 novembre @ 21:24:29 CET
E' più importante come i laureati in materie umanistiche giudichino vari personaggi che il contrario. Stiamo andando verso la fine del valore monetario del lavoro. Magari era solo l'ombra di qualcosa che vedevamo nella nostra taverna, a occhi girati e buio intorno.

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