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Novità › I nodi
I nodi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 05 agosto @ 21:07:30 CEST (3075 letture)
Invenzioni e origini II
I nodi




Fino dall’antichità più remota il nodo ha assunto un’importante valenza simbolica, per cui fra l’altro è protagonista in molti modi di dire tradizionali della nostra lingua come, ad esempio, avere il nodo alla gola, fare il nodo al fazzoletto, giocarsi il nodo del collo ecc. ecc. Alla nascita, la separazione dalla madre avviene con un nodo al cordone ombelicale, altro elemento che si somma e ne anticipa la consistenza emblematica. Allora, forse, è più comprensibile come questo vocabolo assuma numerosi altri significati in altrettante branche dello scibile umano: dalla botanica alla biologia passando per la medicina fino a geografia e matematica. Il nodo è poi l’unità di misura della velocità navale, in quanto nell’antichità si soleva misurare questa quantità contando i nodi che scorrevano lungo una fune in un determinato tempo.Insomma, i significati attribuiti al nodo sono così numerosi che, se volessimo anche solamente elencarli tutti, ne patirebbe l’economia dell’articolo, quindi ci limiteremo ai casi storici più eclatanti della cultura occidentale, ossia quelli in cui questo simbolo assume un ruolo da protagonista.




La prima cosa che viene alla mente pensando ad un nodo è un qualcosa di complicato, complesso, un centro nevralgico o addirittura vitale.Questa associazione di idee è però seguita da molti altri significati attribuibili a questo vocabolo che si caratterizza per un’ampia varietà di accezioni, tant’è che i padri della nostra lingua ne facevano già largo uso… A partire da Dante che utilizza spesso la potenza simbolica del nodo:

Purgatorio, Canto XXIII

“O dolce padre, che è quel ch’i’ odo?”,
comincia’ io; ed elli: “Ombre che vanno
forse di lor dover solvendo il nodo”.


In questo caso probabilmente “nodo” sta ad indicare il “debito” contratto con Dio, ossia il dover scontare la condanna a loro riservata prima di elevarsi sino al paradiso.

Purgatorio, Canto XXIV

“O frate, issa vegg’io”, diss’elli, “il nodo
che ’l Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo!


Mentre in questa seconda terzina sembra utilizzarlo per indicare un impedimento… Naturalmente l’accezione varia anche in base al rapporto con l’azione dello sciogliere o del legare: la prima sicuramente evoca un atto liberatorio, una soluzione inattesa ad un annoso problema, mentre la seconda può avere di volta in volta una valenza sia positiva che negativa.
Positiva se interpretata nella qualità fondamentale dell’unione, ossia come agente nel tenere insieme, un esempio significativo è riscontrabile nel nodo d’amore – di cui parleremo approfonditamente più avanti – che, a differenza dell’anello nuziale, sta ad indicare un legame affettivo che può essere sciolto. Mentre l’esempio contrario possiamo riferirlo alla facoltà, attribuita alle streghe, di fare nodi malefici, ad esempio – secondo una credenza medievale – il legare i pantaloni agli uomini li avrebbe resi impotenti, parallelamente nel mondo islamico si riteneva che le malefiche, per nuocere alle persone, soffiassero su nodi appositamente preparati. Possiamo poi scovare significati ancor meno immediati: nella cultura ebraica, Abulafia individuò la strada per l’unione con Dio attraverso lo “scioglimento dei nodi”,
in riferimento a quanto scritto nel Libro di Daniele che aveva la capacità di sciogliere i tre nodi magici – spazio, tempo e personalità – che legavano l’uomo, rendendolo di fatto schiavo.
In ambito cristiano, poi, il nodo è presente come elemento di aiuto mnemonico nella preghiera con il rosario, ossia una semplice cordicella annodata, se non bastasse i monaci sono cinti da una corda annodata tre volte che ricorda loro i voti di castità, povertà ed obbedienza e simboleggia il legame eterno contratto con Dio.

Il nodo di Iside ed il nodo di Eracle

Nell’antico Egitto, un nodo magico (tat, teit etc.) intrecciato a formare una figura umana, rappresentava la dea Iside, da cui ha preso il nome odierno. Questo simbolo è utilizzato per indicare l’eternità e, per derivazione, immortalità ed amor divino…
Una simile valenza l’aveva il “Nodus Herculeus”, ossia il nodo di Ercole, con cui veniva fissato il cingulum, una cintura di lana applicata alla tunica rituale utilizzata nei matrimoni religiosi antico-romani; tale nodo poteva essere sciolto esclusivamente dallo sposo e, probabilmente, il richiamo al mitico eroe era dovuto al fatto che ad Ercole era attribuita la paternità di settanta figli, chiaro riferimento alla sua fertilità e, conseguente, augurio di fecondità per la nuova unione.
Sempre nel modo romano, come ricorda ancora Plinio, il marito soleva liberare la moglie in gravidanza, dopo averla cinta, utilizzando una formula magica col fine di agevolarne il parto. Riguardo a quest’ultima affermazione, pur non avendone trovata traccia alcuna, vorrei spingere gli esperti in materia a considerare una diversa teoria etimologica sul termine “incinta” che sappiamo significare “non cinta” (5), ovvero senza cintura, in quanto, pur non contraddicendo quanto ricavato dai vari dizionari etimologici, mi parrebbe altrettanto adeguata un’origine del termine legata proprio alla sopracitata usanza.





Il nodo di Salomone

Una delle immagini più ricorrenti è il nodo di Salomone: utilizzato in araldica e presente in una moltitudine di luoghi, è oggi considerato essenzialmente un elemento decorativo, ridotto frequente a logo di qualche ente commerciale. Nella valenza originaria rappresentava l’unione fra divino ed uomo, segno inconfondibile dell’antico adagio ermetico “ciò che sta in alto è come quel che sta in basso”. A ragione, possiamo annoverare questo simbolo fra i più antichi e diffusi: se ne trovano numerosi esempi anche nell’arte rupestre, in regioni apparentemente distanti fra loro, fatto che ci porta a supporre che, al pari della spirale, sia un simbolo primordiale, o addirittura innato, dell’uomo…
La caratteristica principale è l’assoluta simmetria fra alto, basso, sinistra e destra, da qualunque lato venga osservato mantiene quindi la stessa forma e valenza.
Famoso riferimento al nodo di Salomone lo troviamo nella tenzone fra Dante e Forese Donati :

88 (LXXIV)

2. Forese a Dante

L’altra notte mi venn’ una gran tosse,
perch’i’ non avea che tener a dosso;
ma incontanente dì [ed i’] fui mosso
per gir a guadagnar ove che fosse.
Udite la fortuna ove m’adusse:
ch’i’ credetti trovar perle in un bosso
e be’ fiorin’ coniati d’oro rosso,
ed i’ trovai Alaghier tra le fosse
legato a nodo ch’i’ non saccio ’l nome,
se fu di Salamon o d’altro saggio.
Allora mi segna’ verso ’l levante: 1
e que’ mi disse: «Per amor di Dante,
scio’mi»; ed i’ non potti veder come:
tornai a dietro, e compie’ mi’ viaggio.


89 (LXXV)

3. Dante a Forese

Ben ti faranno il nodo Salamone,
Bicci novello, e petti delle starne,
ma peggio fia la lonza del castrone,
ché ’l cuoio farà vendetta della carne;
tal che starai più presso a San Simone,
se tu non ti procacci de l’andarne:
e ’ntendi che ’l fuggire el mal boccone
sarebbe oramai tardi a ricomprarne.
Ma ben m’ è detto che tu sai un’arte,
che, s’egli è vero, tu ti puoi rifare,
però ch’ell’è di molto gran guadagno;
e fa·ssì, a tempo, che tema di carte
non hai, che·tti bisogni scioperare;
ma ben ne colse male a’ fi’ di Stagno.





Il nodo gordiano

Questo termine fa espresso riferimento ad un episodio risalente al tempo di Alessandro Magno…

«[…] Gordio gli succedette, ma non immediatamente. Era questi dapprima un semplice particolare. Un giorno ch’ei lavorava il suo campo, un’aquila andò a posarsi sul di lui aratro: egli ne fu spaventato, e andò a consultare l’oracolo Telmisso in Lidia. Entrando in quella città, s’incontrò in una giovane di straordinaria bellezza, alla quale domandò la dimora di qualche indovino. Essa gli rispose, che istruita in quest’arte, quel presagio gli assicurava una corona, e gli offerse di sposarlo. Intanto i Frigi tormentati da mille dissensioni intestine, avevano consultato anch’essi un oracolo, e n’ebbero in risposta ch’era loro necessario un re, e che doveano scegliere il primo uomo che si avanzerebbe in carretta verso il tempio di Giove. Appena avuta questa risposta, videsi comparire Gordio, che in fatti fu proclamato re. Egli consacrò la sua carretta nel tempio di Giove. Attaccò al timone un nodo fatto con tanta arte, che il pregiudizio generale fece credere che chiunque arriverebbe a sciogliere quel nodo, sarebbe monarca di tutta la terra. […]»

Riassumendo, Gordio, padre del leggendario re Mida, era un misero contadino che divenne re di Frigia; si narra infatti che i Frigi, senza un legittimo erede al trono, si rivolsero all’oracolo di Telmisso che indicò in Gordio il prescelto, così questi con un intricato nodo di corteccia di corniolo fissò il suo carro nel suo Palazzo, dedicandolo alla divinità Sabazio. Fu così che, nel 333 a.C. mentre svernava nella città, Alessandro il Grande - a conoscenza della profezia -, dopo aver provato inutilmente a sciogliere il nodo, lo tagliò con la propria spada, come ricorda Plutarco:

«[…] XVIII. Soggiogò di poi quelli infra’ Pisidi che se gli opposero, conquistò la Frigia, ove è la città di Gordio, abitazione, come dicono dell’antico re Mida; nel qual luogo vide quel carro tanto nominato, legato con la scorza di corniolo, e sentì quel detto di lui tenuto per vero da’ barbari, che prometteva il destino la monarchia della terra abitata a colui che sciogliesse cotal legame. Dicesi per li più che non vedendosi i capi di questi legami rimessi l’uno nell’altro con ispesse e torte rivolte, Alessandro, non sapendo come fare a sciorgli, tagliò con la spada uno di que’ nodi, talchè per la fessura si videro levarsi più capi.
Ma Aristobulo!" scrive, che agevolissimamente snodò il legame, con l’aver levato prima il cavicchio che tien legato il giogo al timone, e poi spiccatone il giogo.[…]»

Da questo episodio si evince la valenza del detto “tagliare il nodo”, ossia trovare una rapida ed inattesa soluzione ad un annoso problema: l’immagine che ne deriva connota una via veloce e radicale, per di più fuori dalle regole del gioco, per raggiungere lo scopo prefissato. Riguardo al significato del nodo gordiano troviamo, poi, un passo esplicativo di William Shakespeare (Enrico V, Atto primo, scena prima. 45-47):

vi saprà sciogliere il nodo gordiano
di tutto, come la sua giarrettiera”


L’esempio del nodo gordiano rende bene l’idea di come un simbolo, pur racchiudendo in sé un concetto molto complesso, possieda la potenza e la forza di rendere un’immagine immediata e chiara a colui che ne possegga la chiave interpretativa…



Il cordone ed i nodi d’amore nel tempio massonico

Il cordone con i nodi d’amore che circoscrive la parte superiore dei templi massonici da adito a molteplici interpretazioni degne di nota, ciascuna delle quali basata su considerazioni storico - razionalistiche non prive di fondamento. Per quanto mi riguarda, ritengo che il cordone stesso, così come molti altri utensili presenti nel nostro tempio, derivi direttamente dalla tradizione muratoria: ancora oggi, in edilizia, la cordicella è utilizzata “per tirare i piani”, ossia permette di tracciare corretti livelli nello spazio, delimitando le superfici, in modo da ottenere una guida alla costruzione, semplificando al contempo il lavoro dell’operaio.
Il fatto che sia intrecciato a formare i cosiddetti “nodi d’amore”, che ricordano il segno di “infinito matematico”, appare manifestare la chiara intenzione di mantenere il concetto di rettitudine scorporandolo, contemporaneamente, da quello di “delimitazione”.



Così si ottiene un complesso e composito simbolo che pur conservando la squadratura spaziale del tempio non limita in alcun modo l’azione di ciò che vi si trova all’interno, quindi, con le altre cose, spirito e genialità umana possono diffondersi nell’universo congiuntamente all’energetica eggregore ritualistica. Questa mia personale interpretazione, sembra comunque sostenuta dal fatto che alcuni dei componenti le prime logge massoniche inglesi fossero esperti matematici appartenenti alla gloriosa ed illustre Royal Society.
Un’altra importante analogia può essere ricavata da una seconda accezione del vocabolo “nodo”: come unità di misura della velocità di una nave attiene alla determinazione di una distanza, infatti in tempi lontani il cammino percorso da un bastimento veniva – come accennato in precedenza - computato contando i nodi di una corda che si svolgeva mano a mano che questo avanzava. Così il cordone che, girando intorno al perimetro del tempio, unisce le due colonne, B e J, terminando con due nappi, può essere simbolicamente ricondotto al relativo percorso iniziatico, tanto più se si evidenzia il fatto che i nodi, probabili stazioni ovvero impedimenti che figurativamente rappresentano i punti da cui dipende la soluzione di un problema, si contano generalmente in numero di 7 o 9. Oppure – a seguito della precedente interpretazione – il segno di infinito sottende alle innumerevoli difficoltà legate al superamento di ogni passaggio successivo che si è soliti incontrare nella via iniziatica.
Un’ultima ragionevole ed, in alcuni passaggi, addirittura illuminante interpretazione simbolica del cordone annodato l’ha fornita Ragon :

«…..immagine dell’unione fraterna che lega con una catena indissolubile tutti i Massoni del globo, senza distinzione di religioni né di condizioni. I nodi intrecciati simboleggiano pure il “segreto” che deve circondare i nostri misteri. La sua attenzione circolare e senza discontinuità indica che l’impero della Massoneria, o il regno della virtù, comprende l’universo nel simbolo di ogni Loggia.
Il cordone a nodi ricorda anche le fasce gialle, verdi, azzurre e bianche dei templi egizi oltre che le fasce bianche, rosse e azzurre delle antiche chiese di Francia, sulle quali i signori, alti
giustizieri, applicavano i loro stemmi, e che, in questi monumenti sacri destinati a un culto solare, rappresentavano lo Zodiaco.»




Se, fin dall’inizio, abbiamo ribadito l’impossibilità di riportare - in un articolo – la miriade di accezioni attribuibili al nodo nella cultura occidentale, dobbiamo per forza di cose ammettere preventivamente la sconfitta qualora dovessimo affrontare il medesimo argomento nella cultura orientale o in quella americana, dove il nodo diventa un elemento addirittura cruciale. Pur non avendo raggiunto la necessaria esaustività, possiamo concludere con sufficiente certezza che il simbolo del nodo rappresenta un’idea archetipica ed ancestrale radicata in profondità nell’universo umano ed, in particolare, in molti dei suoi processi mentali basilari: tale immagine è capace di risvegliare rapidamente una miriade di concetti e sensazioni, anche di notevole complessità.
E’ forse per questo che in ogni cultura, dalla cinese a quella inca, dalla indiana alla greca, dalla tibetana all’egiziana, il nodo ricopre sempre un ruolo da protagonista, superando i confini geografici ed i limiti culturali.

Gianmichele Galassi






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