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Novità › La schiavitù di Kahlil Gibran
La schiavitù di Kahlil Gibran
Postato da Grazia01 il Lunedì, 13 novembre @ 12:53:10 CET (5812 letture)
Poesie e prosa di Gibran I

Il mondo è schiavo della vita, vi si assoggetta facendo sì che le giornate siano caratterizzate dall'umiliazione e dalla degradazione e le notti siano tormentate da spargimenti di sangue e di lacrime.
Sono ormai trascorsi settemila anni dalla mia prima nascita e non ho visto altro che servi umiliati e prigionieri in catene.
Ho viaggiato per il mondo intero, ho vagato per le tenebre e per la luce della vita, ho assistito a cortei di nazioni e popoli che si recavano dalle caverne ai palazzi, ma finora ho visto solo schiavi piegati sotto il peso di enormi fardelli, braccia immobilizzate da catene e persone prostrate davanti a idoli.
Ho seguito l'uomo da Babele a Parigi, da Ninive a New York, ho visto le tracce lasciate dalle sue catene sulla sabbia, vicino a quelle lasciate dai suoi piedi. Ho ascoltato torrenti e foreste fare da eco ai lamenti di secoli e secoli.
Sono entrato in, palazzi, in luoghi conosciuti, in templi, mi sono attardato davanti a troni, altari e minbar. Ho visto l'operaio chinarsi di fronte al commerciante, il commerciante chinarsi di fronte al soldato, il soldato chinarsi di fronte all'autorità, l'autorità chinarsi di fronte al sovrano, il sovrano chinarsi di fronte all'indovino e l'indovino chinarsi di fronte alla divinità. La divinità è argilla plasmata da Satana e da questi posta sul colle dei morti.


Sono entrato nelle dimore dei ricchi e dei potenti, e nelle capanne dei poveri e dei deboli. Mi sono fermato in stanze adorne d'intarsi d'avorio e di foglie dorate, nei tuguri abitati dagli spettri della disperazione e dai sospiri del destino. Ho visto bambini succhiare la schiavitù dal seno materno assieme al latte, ragazzi imparare la sottomissione con le lettere dell'alfabeto, fanciulle indossare vestiti imbottiti di obbedienza e servilità e donne cresciute nella schiavitù.
Ho seguito le generazioni dalle rive del Congo alle rive dell'Eufrate, alle bocche del Nilo, al Sinai, ai fori di Atene, ai templi romani, ai vicoli di Costantinopoli, agli edifici di Londra e ho visto la schiavitù portare ovunque il proprio altare in processione e chiamarla divinità, offrirle vino e cospargerle i piedi di incenso e chiamarla sovrana, bruciare l'incenso davanti alle sue raffigurazioni e chiamarla profeta, adorarla prostrati ai suoi piedi e chiamarla legge, poi lottare, uccidere in nome suo e chiamarla nazione, piegarsi al suo volere, in quanto immagine terrena di Dio, incendiare dimore e distruggere edifici in nome suo e chiamarla solidarietà, deviare dalla retta via e combattere per lei e chiamarla ricchezza e commercio ... Ha numerosi nomi ma è una sola realtà, possiede molti aspetti ma una sola essenza, è come una malattia eterna dagli innumerevoli sintomi, come piaghe che si trasmettono di padre in figlio attraverso il soffio vitale e che sparge in qualsiasi momento i propri semi che le stagioni fanno maturare come tutto ciò che è stato seminato.
Ma la forma più strana di schiavitù che io abbia mai riscontrato è quella cieca, in questo caso essa rafforza il presente delle persone con il passato degli avi, facendole inchinare davanti alle tradizioni degli antenati e rendendole simili a cadaveri nuovi di anime antiche e a tombe intonacate di ossa ormai decomposte.
La schiavitù muta è quella che affligge le giornate degli uomini con una moglie che odiano. Il corpo della donna giace sul letto del marito che lei odia ed entrambi valutano la propria vita come il piede il sandalo ...
La schiavitù sorda è quella che chiede ripetutamente al singolo di bere dal proprio oceano, di tingersi dei suoi colori, di vestirsi in sua presenza fino a che costui non diventa voce simile a un'eco, e corpo simile a fantasmi.
La schiavitù zoppa è quella che fa piegare le nuche ai potenti e li fa governare da impostori, fa piegare la determinazione dei potenti alla volontà di persone avide di gloria e fama, le quali li manipolano come marionette per poi distruggerli quando non servono più.
La schiavitù canuta è quella che fa precipitare le anime dei fanciulli dal cielo immenso nella dimora della tristezza dove la povertà siede a lato dell'ignoranza, la vergogna abita insieme alla disperazione, i miserabili crescono, i criminali vivono e i depravati muoiono.
La schiavitù maculata è quella che svende le cose, che le chiama con il nome sbagliato, che chiama l'imbroglio intelligenza, le chiacchiere inutili verità, la debolezza docilità e la codardia orgoglio.
La schiavitù storpia è quella che muove timorosa le lingue dei deboli che parlano di ciò che non hanno mai sperimentato, sostengono ciò che non pensano e diventano, di fronte alla miseria, come un abito smesso e gettato via.
La schiavitù ingobbita è quella che governa un popolo con leggi di altri popoli.
La schiavitù appestata è quella che incorona i figli dei re.
La schiavitù nera è quella che bolla di infamia i figli dei criminali assolti.
La schiavitù alla schiavitù stessa è la noia.
E stanco di inseguire i secoli, volsi lo sguardo al corteo dei popoli e delle nazioni, mi sedetti in disparte nella valle dei fantasmi dove si nascondono gli spettri dei tempi passati e giacciono le anime dei tempi a venire. Qui vidi un fantasma sparuto che vagava da solo con lo sguardo rivolto al sole, incuriosito gli domandai: "Chi sei? Come ti chiami?"
"Libertà."
"Dove sono i tuoi figli?"
"Uno è morto in croce, uno è impazzito, uno non è ancora nato."
Poi scomparve dalla mia vista avvolto dalla nebbia.


Kahlil Gibran
"Le tempeste"





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