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Novità › PAPA'
PAPA'
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 novembre @ 18:13:18 CET (3027 letture)
POESIE TEMATICHE II°

Oggi, 19 marzo, è la FESTA DEL PAPA'



A mio padre

E' dentro di me
e vibra con tenerezza
come il fruscio di betulle e salici piangenti
la tua vita.

Vivo
come un cespuglio di rododendri in fiore
che strappa al cielo perle di sole
è scritto qui, nelle vene,
il rumore dei tuoi passi
di montanaro mai stanco.

Stupendi
come l'alba che gioca
con la rugiada sui petali dei fiordalisi,
sono qui, nella radura dell'anima
i giocattoli di legno
plasmati con le tue mani
per farmi bambino felice.

E' qui, nel cuore
racchiusa in un abbraccio infinito e leggero
la tua figura di vecchio sofferente
con le mie poesie sulle ginocchia
e un rigo di pianto.

Padre
hai accompagnato sottovoce i miei anni:
grande come l'immensità del mare.

Vorrei gridare al tempo di fermarsi
perchè non si spenga il dialogo
che nutre lo scorrere di questa mia vita
che continua la tua.

Giovanni Formaggio



A MIO PADRE

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo nome è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
"Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro il sonno". Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.


Alfonso Gatto




A mio padre

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.

Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.


Camillo Sbarbaro



A mio padre

Mi manchi padre
mi mancano quegli occhi di bimbo
pieni di cielo
quegli occhi che ridevano
prima delle tue labbra
quegli occhi che avevano conservato
il grigio del mare in tempesta
il desiderio di vivere la vita
nella ricerca d’amici sempre nuovi
ma mai dimenticati.

Mi mancano i tuoi racconti
spesso ripetuti
ma sempre con un particolare in più
quello delle tue fantasie.

Mi manca il dialogo
che non ho voluto
l’amore spesso rifiutato
dal mio spirito ribelle
tanto simile al tuo.

Mi manca
il tocco delle tue mani
che non ho mai stretto
per timidezza o per rispetto,
le braccia in cui
non mi sono mai rifugiata
per dimostrarti d’essere forte.

La paura di perderti
la certezza di averti deluso
la finta aridità
con cui ripagavo il tuo affetto
giorno dopo giorno
mi portarono lontano da te.

Ora
anche io vivo le tue delusioni
ora
mi manchi padre
tanto mi manchi!

GEA



MIO PADRE

Parlate di mio padre,
fate il suo nome.
Fate che lo ricordi
prima che muoia.
Come ieri e domani,
perché egli è, né mai era.

Che vuoto attorno.
Mi è rimasto nel cuore
un senso di pena,
un lavoro incompiuto.
Ho perso per sempre
ciò che non capivo di avere.

Paolo Carbonaio



Al padre

Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.

La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.

Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo - difficile affinità
di pensieri - per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
"Baciamu li mani". Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

Salvatore Quasimodo





Manca pochissimo alla primavera... ma nell'aria il clima dolce e mite...ci fa pensare che sia già arrivata...

Tuttavia... benché non sia un'idea originale...
mi pare d'obbligo questa domenica dedicare il tema
del nostro post... dialogante... con poesia... alla festa del papà...


Noto che più si va avanti con l'età e più si comprende l'amore...
la fatica... l'impegno nell'esser genitori...

Ma lascio parlare a loro... sì a loro... alle poesie di questa domenica...

E' un tema trattato nei modi più eterogenei...
si va dalle poesie dai dolci toni ed armonie...
a quelle di contestazione etc etc...

Quelle che ho scelto sono poesie d'autori noti e non noti...
e l'ultima è, per me, la più bella poesia mai scritta
in onore dei papà...



CIO' CHE RESTA
Antonia Tursi

E si parlava, un tempo,
con tutti delle stesse cose,
l'annata, il vino,
la gelata,
mio padre
ai buoi
pure lui parlava
di quel rovo
cresciuto attorno al melo
e che tagliava
perché non danneggiasse
il seminato.
Nella nebbia spessa di novembre
parlava mio padre,
solo:
piantava nella terra
anche i pensieri
e la semente
che non germogliava…
Colpa del rovo,
lui diceva.
Alcuni anni
e tutto ciò che resta
non è più il melo
e niente seminato
solo quel rovo,
ormai ha invaso il campo,
scioglie piccoli cristalli
dentro il cuore.


IO NON VOGLIO DIVENTARE VECCHIO
Davide Rondoni

Io non voglio diventare vecchio
perché lo sono già stato mille volte
e so già il buio e quella vile tempesta.
Ora che piango come vidi
pianger mio padre, la stessa ruga e la testa
abbattuta, piena di sgomento,
imparo che la giovinezza
non corre nelle sorprese
del sangue ma nello sguardo che un vento
strappa da terra
per vedere in questo duro paese
l'infinita somiglianza tra Dio
e il viso di lei tutte le sere, i rami
nudi contro il cielo, il vino
fermo nel bicchiere...


A MIO PADRE
Alfonso Gatto

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo nome è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
"Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro il sonno". Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.


PADRE, ANCHE SE...
Camillo Sbarbaro

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
che la prima viola sull'opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
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(la caparbia avea fatto non so che)
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dalla paura, ti mancava il cuore:
chè avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l'attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch'era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.






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