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Novità › 25 marzo - Anniversario della morte di Novalis
25 marzo - Anniversario della morte di Novalis
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 marzo @ 21:28:02 CET (956 letture)
Ricerche d'autore


Anniversario della morte








Novalis (pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg; (Schloss Oberwiederstedt,2 maggio 1772 – Weißenfels, 25 marzo 1801) è stato un poeta, teologo, filosofo e scrittore tedesco. Fu uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco prima della fine del Settecento e creatore del fiore azzurro, ovvero il nontiscordardimé, uno dei simboli più durevoli del movimento romantico.




Nato e cresciuto in una famiglia estremamente cristiana e solitaria, divenne ben presto appassionato di religione e prolifico autore di poesie dal contenuto mistico e filosofico, dotate d'uno stile sentimentale e amoroso originalissime per la sua epoca. Viene considerato uno dei precursori della letteratura moderna.





La sensibilità romantica di Novalis, pseudonimo artistico di Georg Philipp Friedrich von Hardenberg, tocca il suo apice nel ciclo di poesie Inni alla Notte, sei parti di lunghezze variabili che rappresentano il percorso sentimentale, filosofico e mistico del poeta tedesco, pubblicati nel 1800.

Novalis contrappone il giorno e la luce all’oscura notte, come dimensione infinita, in cui il sentimento per l’amata morta diventa eterno. Ricerca la notte nel mondo sensibile, ma solo attraverso una visione sulla tomba dell’amata entrerà in contatto con il regno dell’oscurità. Il poeta diventa l’annunciatore del legame che intercorre tra il mondo della luce e quello della notte, l’unica dimensione che libererà l’uomo dal dolore e che rappresenta la vera vita. Novalis risolve così il dualismo vita/morte tramite la forza dell’amore e della fede: è Cristo infatti il supremo annunciatore, e solo con lui l’uomo supera la paura della morte. Nell’ultimo inno, la morte viene accolta con piena gioia dal poeta che varca le porte dell’eternità accompagnato dalla sua amata e da Cristo.




L’Inno III, che riportiamo di seguito, canta il dolore del poeta che affranto piange sulla tomba dell’amata Sophie. Ad un tratto si spezza il legame con la vita terrena, rappresentato dalla nascita e lo spirito del poeta si eleva nel regno della notte: la visione dell’amata ha aperto a Novalis le porte del mondo soprasensibile. Il poeta vive in pienezza l’esperienza della vita oltre la tomba.



Novalis, Inno III – Inni alla Notte

Un giorno che versavo amare lacrime, che la mia speranza si dileguava dissolta in dolore, e io stavo solitario vicino all’arido tumulo, che nascondeva in angusto oscuro spazio la forma della mia vita – solitario, come non era mai stato nessuno, incalzato da un’angoscia indicibile – senza forse, non più che l’essenza stessa della miseria. Come mi guardavo attorno in cerca d’aiuto, non potevo proseguire né arretrare, e mi aggrappavo alla vita sfuggente, spenta, con nostalgia infinita – allora venne dalle azzurre lontananze: – dalle alture della mia beatitudine un brivido crepuscolare – e d’un tratto si spezzò il cordone della nascita, il vincolo della luce. Si dileguò la magnificenza terrestre e il mio cordoglio con essa – confluì la malinconia in un nuovo imperscrutabile mondo – tu estasi della notte, sopore del cielo ti posasti su di me – la contrada si sollevò poco poco; sopra la contrada aleggiava il mio spirito sgravato e rigenerato. Il tumulo divenne una nube di polvere – attraverso la nube vidi i tratti trasfigurati dell’amata. Nei suoi occhi era adagiata l’eternità – io afferrai le sue mani e le lacrime divennero un legame scintillante non lacerabile. Millenni dileguarono in lontananza, come uragani. Al suo collo piansi lacrime d’estasi per la nuova vita. – Fu il primo, unico sogno – e solo d’allora sentii eterna, inalterabile fede nel cielo della notte e nella sua luce, l’amata.

(Novalis, Inni alla Notte e Canti Spirituali. Traduzione di Roberto Fertonani, a cura di Virginia Cisotti, Mondadori, Milano 1982)




Un bambino è un amore diventato visibile.
Novalis




L'acume geniale è l'uso acuto dell'acume
(Novalis, Frammenti - Rizzoli, 1976)





NOVALIS – TRA LE MILLE ORE FELICI

Autore: Novalis (Georg Friedrich von Hardenberg) -
Tra le mille ore felici
che ho trascorso nella vita,
una sola in me resta per sempre:
quella in cui tra mille dolori
io sentii nel profondo del cuore
chi per noi morì di passione.
Il mio mondo era in frantumi
come se un verme lo avesse corroso,
vizza la fioritura del mio cuore;
ogni bene che avevo e che sognavo
nella vita era chiuso in una tomba,
qui stavo ancora per il mio tormento.
Piangevo sempre, anelando a fuggire
lontano, e in segreto mi torturavo,
davanti a me solo angoscia e inganno:
la pietra del sepolcro all’improvviso
come dall’alto mi fu sollevata,
e si dischiuse nell’intimo il cuore.
Chi ho visto, e chi alla sua mano
mi apparve, non chieda nessuno,
questo soltanto vedrò in eterno;
e questa sola, tra tutte le ore
della mia vita, serena e aperta
starà per sempre, come le mie piaghe.




NOVALIS – CHI TI HA GUARDATA

Autore: Novalis (Georg Friedrich von Hardenberg) -
Chi ti ha guardata una volta, irretito
non sarà mai dalla rovina, o Madre;
da te lontano, cede alla tristezza,
ti amerà sempre con passione ardente,
e la memoria in lui della tua grazia
resta il più alto volo del suo spirito.
Mi volgo a te con devozione immensa,
tu già conosci quello che mi manca.
Sii tenera con me, Madre soave,
dammi un segno di gioia, finalmente.
Tutta la mia esistenza in te riposa,
resta vicino a me solo un istante.
Più volte nei miei sogni ti ho veduta
così bella, e nell’intimo amorosa;
il piccolo dio che avevi tra le braccia
voleva muoversi a pietà del compagno;
ma tu tornasti, levando il tuo sguardo
sublime, tra le nuvole in tripudio.
Me infelice! che cosa ti ho mai fatto?
Pieno di nostalgia, ti prego ancora;
non sono il luogo dove la mia vita
trova pace, le tue cappelle sante?
Regina benedetta,
prenditi questo cuore e questa vita.
Lo sai, regina amata,
che sono tutto interamente tuo.
Non ho goduto già da lungo tempo
nel segreto del cuore la tua grazia?
Quando ero ancora ignaro di me stesso
succhiavo il latte al tuo beato seno.
Sei stata accanto a me infinite volte,
guardavo a te con gioia di fanciullo;
mi tendeva le mani – perché un giorno
potesse ritrovarmi – il tuo bambino.
Con dolce e tenero sorriso – oh tempo
di paradiso! – un bacio tu mi davi.
Questo beato mondo ora è lontano,
e già da tempo il lutto mi accompagna,
perdutamente ho continuato a errare:
dunque ho peccato in modo così grave?
Fanciullo, tocco l’orlo del tuo manto,
svegliami tu da questo grave sogno.
Solo un fanciullo può guardarti in viso,
con fiducia aspettare il tuo soccorso;
allora sciogli il vincolo degli anni,
ch’io ritorni com’ero, il tuo bambino.
Vivono in me la fedeltà, l’amore
mio di fanciullo, da quel tempo d’oro.



NOVALIS – NON SO CHE PIANGERE…

Autore: Novalis (Georg Friedrich von Hardenberg) -
Non so che piangere, piangere sempre:
oh, se potesse una volta soltanto,
una sola, apparirmi da lontano!
Santa tristezza! Durano eterni
le mie lacrime e i miei patimenti;
potessi impietrire qui sull’istante.
Lo vedo sempre soltanto soffrire,
lo vedo spirare pregando in eterno.
Oh, non si spezzi questo mio cuore,
e le mie palpebre più non si chiudano;
io questa gioia – di sciogliere in pianto
tutto me stesso – non l’ho meritata.
Perché non c’è nessuno che pianga?
Così dileguarsi dovrà il suo nome?
Forse d’un tratto il mondo è morto?
Non potrò attingere più fiducioso
dai suoi occhi l’amore e la vita?
Veramente per sempre egli è morto?
Morto, – che cosa può significare?
Oh, ditemelo dunque voi sapienti,
dite il senso che può, che deve avere.
Egli è muto, e tacciono tutti,
nessuno in terra il luogo mi rivela
dove il mio cuore potrà ritrovarlo.
Non c’è un luogo qui sulla terra
che possa ancora rendermi felice,
tutto è come un torbido sogno.
Anch’io sono spirato con lui;
e vorrei già, nel sotterraneo spazio
con lui deposto, riposare in pace.
Poiché suo padre e mio tu sei,
vieni e raccogli accanto alle sue
queste mie ossa, senza indugiare.
Sulla sua tomba, che sarà presto
verde, leggero soffierà il vento,
trasmutando l’umana sembianza.
Sarebbero cristiani, se il suo amore
conoscessero a fondo, tutti gli uomini,
dimentichi di quello che non conta;
e amando tutti soltanto quell’Uno,
con me sarebbero uniti nel pianto
fino a dissolversi in amaro dolore.




Novalis - Inni alla notte

II

Deve il mattino sempre ritornare?
La potenza terrestre avrà mai fine?
Consuma un vano affaccendarsi il volo
celeste della notte. E mai l'offerta
segreta dell'amore
arderà in eterno?
Fu misurato alla luce il suo tempo;
ma il regno della notte è senza tempo
e senza spazio. - Eterno dura il sonno.
Sonno santo -
non fare troppo raramente lieti
i consacrati alla notte
in questa terrestre
quotidiana fatica.
Soltanto i folli non ti riconoscono
e di te nulla sanno se non l'ombra
che tu spandi su noi pietosamente
nel crepuscolo
della notte vera.
Non ti sentono
nel flutto d'oro del grappolo -
nell'olio miracoloso
del mandorlo, e nel latice bruno
del papavero.
Non sanno
che tu adombri il tenero seno
della vergine e il suo grembo fai cielo -
non indovinano
che uscita da antiche leggende
tu avanzi e schiudi i cieli,
portando la chiave
dei soggiorni beati,
silenzioso araldo
di misteri infiniti.







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