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Novità › Al campeggio di Padre Giampiero
Al campeggio di Padre Giampiero
Postato da Paolo il Mercoledì, 01 gennaio @ 14:45:59 CET (346 letture)
Le opere di Paolo III
Negli anni '70 accadevano tante cose. Noi ragazzi eravamo tanti, c'erano stati degli anni buoni e noi eravamo nati. In America, altri ragazzi un po' più grandi di noi avevano altre cose per la testa: nascere e vivere in un Paese così grande non è proprio la stessa cosa che da noi. Questa è la storia di ragazzi e ragazze che si trovarono d'estate a San Giacomo d'Entracque, sotto la guida di Padre Giampiero Rovarino S.J. Mi piace ricordare tutti con le parole che scrisse allora uno di noi: "In un modo o nell'altro, sapevamo il bene che ci eravamo voluti."




Come si vive da ragazzi e come si vive adulti: me lo chiedo andando con la memoria a due estati della mia adolescenza. Un Padre Gesuita organizzava un campo estivo, impropriamente chiamato campeggio, in realtà si svolgeva nella ex casa di caccia dei Savoia a San Giacomo di Entracque. Mi ci mandò mia madre con ottime ragioni e mio padre approvò, pensando che staccarmi un po' dalla mamma non avrebbe potuto che farmi bene. Là io trovai le ragazze, per altro era un poco presto: per la comunità no, era proprio il momento giusto. Bisognava scrivere ogni giorno il proprio nome negli spazi riservati ai lavori: cucinare, pulire, etc. Io non lo scrivevo mai, perché preferivo tagliare erba intorno alla casa: peccato che non fosse nel mansionario; così, quando fu il momento di lavori straordinari, m'iscrissero d'ufficio a pulire i servizi igienici tutto il giorno. Solo anni dopo scoprii che il nome di quello era corvè, per non dire altro. Il Padreterno era davvero lì: non che non fosse anche altrove, ma ora so che lì si sentiva davvero bene. Si facevano escursioni impegnative, in uno scenario incontaminato e suggestivo di montagna: s'incontravano tanti camosci. Si partecipava alla Messa e alle meditazioni. Alla sera ci si riuniva intorno al fuoco di campo: lì si cantava e ognuno diceva le sue riflessioni sulla giornata trascorsa. Non tutto era idilliaco: una volta facemmo un “golpe”, l'autorità era comunque un problema, ma il colpo di stato fallì. Un'altra volta mi unii a chi volle impadronirsi nottetempo di pane e salame: subimmo poi una ramanzina, ma eravamo bambini che rubavano la marmellata. Eravamo un gruppo di ragazzi e ragazze ma, l'unico legame sentimentale che si formò ex novo, fu quello tra lui che oggi è primario e lei che oggi è giudice: insomma, promettevano già bene. Questo non toglie che il mio cuore battesse per qualche fanciulla, ma batteva un po' così, a caso e pensando a casa. Era con noi un giovane medico pediatra: per me contò molto perché fu un modello anche indipendente. Poi ho fatto anch'io il medico ma, senza di lui, non avrei intrapreso la psicanalisi. Avendo superato qualche resistenza da ragazzo, me la cavai adulto (Freud avrebbe scritto: “In the end I succeeded”); peccato che non per tutto funzioni così. Uno di questi giorni di fine anno, ho rivisto un film del 1969: s'intitola “Alice's Restaurant”, non lo vedevo dagli anni '70. L'ho veduto nella sua versione originale in Inglese, è molto Americano. In una comunità hippy che si riunisce in una chiesa sconsacrata, nella campagna del Massachussets, c'è anche un cantante che vuole saltare il servizio militare: all'epoca li mandavano a fare la leva in Vietnam. Comunque l'Esercito non lo vuole senza che debba insistere, anche se lui dà molto peso a un piccolo precedente. Aveva infatti abbandonato i rifiuti della comunità dove non si poteva, avendo trovato chiusa la discarica per il Giorno del Ringraziamento. Alla fine di quel film, Alice rimane sola davanti alla sua chiesa sconsacrata, con annesso ristorante, e gli altri se ne vanno tutti per la propria strada. I ragazzi e le ragazze di Padre Giampiero, invece, fanno ancora della strada insieme. A qualcuno dei ragazzi è toccato anche fare un po' di militare, sostituendo le corvè con le comandate. I Padri Gesuiti avevano già il loro cursus honorum: se siamo sempre in vena cinematografica, possiamo rivedere il grandioso “Mission”. L'Americano del quale s'è detto ha interpretato bene il suo film, dove c'è anche suo padre malato e questo si sente: si affida alla musica ed, essendo votato a questo, fa anche bene. Non aveva fatto bene ad abbandonare i rifiuti ma il giudice, opportunamente, gli aveva dato una multa e glieli aveva fatti riportare al posto giusto. Cantava quell'Americano: “You can get anything you want at Alice's restaurant” (Al ristorante di Alice puoi prendere tutto quello che vuoi”). Al campeggio di Giampiero abbiamo preso quanto era bene e, non avendo trovato poco, abbiamo sempre qualcosa da restituire.
Mazzarello G.P.






"Al campeggio di Padre Giampiero" | Login/Crea Account | 1 commento
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Re: Al campeggio di Padre Giampiero (Voto: 1 )
di Grazia01 il Mercoledì, 01 gennaio @ 15:54:20 CET
Deve essere stata una bella esperienza, è rimasta impressa nella tua mente con un sentimento di gratitudine. Grazie per averla condivisa con noi.
Buon Anno Paolo carissimo

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