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Novità › La solitudine è tra noi
La solitudine è tra noi
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 maggio @ 16:37:50 CEST (192 letture)
Un pensiero, una poesia al giorno


In queste settimane abbiamo riscoperto il valore etico della socialità. Ci manca il contatto fisico con la gente, un abbraccio, una carezza. Ognuno di noi cerca di sopperire a questa mancanza, chi con una videochiamata e chi cantando a squarciagola dal balcone l’azzurro di Celentano. Questa crisi sociale, tuttavia, presenta due facce della medaglia.

Da un lato evidenzia la straordinaria solidarietà dell’essere umano, che necessita della collettività in quanto da sempre animale sociale; dall'altro sottolinea l’amara avversione alla solitudine, frutto della sempre maggiore mancanza di riflessione. Nel febbraio del 1993 una emergente Laura Pausini vinceva la categoria «Novità» del festival di Sanremo con la canzone intitolata «La solitudine». Una delle strofe recita: «La solitudine è tra di noi». Questa frase racchiude, secondo me, un concetto importante e profondo anche se espresso con la leggerezza di una ragazza in cerca della realizzazione artistica. La solitudine, infatti, si mischia tra di noi poiché è intrinseca alla natura umana. L’individuo tenta di eludere questa sensazione convinto di poter sfuggire ad una condizione che, invece, è inevitabilmente parte dell’esistenza.



L’uomo è da sempre e per sempre solo. Nasce solo, muore solo. Lo scrittore britannico di inizio novecento Aldous Huxley scriveva: «Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni con gli altri eppure, in tutte le circostanze, siamo soli». La solitudine non è da intendere banalmente come una separazione dalla massa. Ci si può, infatti, sentire spaesati e alienati anche in gruppo. Questo perché la solitudine è da intendere come una condizione d’individualità, perennemente presente nella vita, individuale per definizione. Come fa allora una cosa con la quale condividiamo inevitabilmente la nostra esistenza a spaventarci? La solitudine umana presenta un simpatico paradosso… siamo soli in compagnia di noi stessi.

L’uomo è spaventato da questa sensazione quando non riesce a riconoscere se stesso per la mancanza di riflessione. Spesso si sente dire che l’essere umano è spaventato all’idea di stare da solo con i suoi pensieri. Io credo invece che l’individuo sia spaventato dallo stare completamente da solo, senza i suoi pensieri. Un concetto così astratto può essere concretizzato attraverso l’ausilio di un’immagine. La solitudine è come una grande stanza buia ricoperta sulle pareti da milioni di porte e da milioni di lampadine sul soffitto. Le porte rappresentano le relazioni umane. Esse sono aperte e lasciano entrare della luce che illumina lo spazio mitigandone l’oscurità. Noi siamo sempre all’interno della stanza (la solitudine è tra noi) tuttavia non ne percepiamo l’angoscia perché grazie alla luce che penetra riusciamo a vedere intorno a noi. Nonostante ciò, in alcuni momenti della vita è inevitabile che le porte delle relazioni si chiudano tutte, almeno momentaneamente, anche solo per cinque minuti.

Ecco, per quei cinque minuti, siamo soli. Siamo soli dentro alla stanza, completamente buia. Entrano, dunque, in gioco le lampadine sul soffitto, rappresentanti i pensieri dell’uomo. Più l’uomo è ricco di riflessioni più lampadine brilleranno. L’uomo avvezzo al ragionamento non avrà timore della stanza che nel frattempo si sarà illuminata. L’uomo ostile al ragionamento sarà, invece, spaventato da quella stanza oscura, priva o scarsa di illuminazione. Purtroppo servirebbero tantissimi elettricisti poiché ormai le stanze degli uomini sono sempre più buie. L’individuo non riflette più. Non si tratta d’incapacità, ma di scarsa abitudine. In una società rapida e super connessa come quella del Ventunesimo secolo, l’essere umano non è più avvezzo alla riflessione poiché non ha tempo per esercitarla. Fermarsi è considerato un handicap sociale quando, invece, può essere una risorsa indispensabile.

Fermarsi permette all'uomo di sviluppare pensieri propri e personali, impossibili da conseguire in altro modo in un mondo che bombarda di idee, posizioni politiche, considerazioni, senza lasciare il tempo all'essere umano di assorbirle e di rielaborarle. Ad esempio, troppo spesso gli individui non hanno una reale opinione circa un argomento ma sostengono quella che è stata trasmessa loro in maniera più convincente. Anche la drastica diminuzione del numero di lettori è da ricondurre ad una sempre minore propensione alla riflessione. La visione di un film è rapida e attraverso le immagini, trasmette concetti molto spesso inequivocabili. La lettura di un libro, invece, è più lenta e permette di interpretare le pagine in una maniera totalmente personale, stimolando la riflessione. Tutti questi elementi repellenti del ragionamento allontanano l’uomo dalla formazione di quei pensieri che rendono meno angosciante la solitudine, che riempiono di luce la nostra stanza buia. Eppure più passano gli anni e più questa tendenza anti riflessiva aumenta. La mancanza di riflessione è la vera malattia endemica dell’epoca contemporanea e l’uomo non l’ha ancora capito. Rimanere soli a contemplare le lampadine spente appese sul soffitto fa sempre più paura.

La soluzione apparentemente più semplice è fare in modo che le porte delle relazioni sociali non si chiudano mai, facendo sempre trasparire un po’ di luce. La tecnologia rappresenta un salvagente in questo senso. Gli smartphone permettono all'uomo di rimanere sempre in contatto con le altre persone, tentando in questo modo di eludere la sensazione di vuoto che provocherebbe la solitudine, in quanto vuoto è l’uomo stesso. Tuttavia tentare di sfuggire ad una condizione che è intrinseca alla propria natura è chiaramente impossibile. In conclusione si può affermare che l’uomo ha necessità di fermarsi a riflettere per sviluppare dei pensieri che rendano meno angoscianti i momenti di solitudine dai quali non si può perennemente sfuggire perché, come cantava Laura Pausini in un 1993 ora più attuale che mai, la solitudine è tra noi.

Marcello Conta, 17 anni
Fonte: Corriere della sera






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Re: La solitudine è tra noi (Voto: 1 )
di Paolo il Giovedì, 07 maggio @ 13:43:34 CEST
"Pazienta ancora un po'! Stiamo raggiungendo la Liberazione insieme. Poi [...]guarderemo insieme alle nostre vite, come sulle montagne ripensavamo al percorso della nostra giornata che si snodava dietro di noi."
Da: 'Kim' di R. Kipling

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