La città del mito
Martedì, 01 aprile @ 12:49:58 CEST

Postato da Grazia01



Otto milioni di libri, la nuova biblioteca tutta in granito di Assuan.
ha la forma di un enorme disco volante



La città del mito

Alessandria D'Egitto. Secoli e secoli di storia sepolti sotto una magalopoli di sette milioni di abitanti, che si consuma e rinasce. Come la sua biblioteca, una delle meraviglie del mondo antico.




Un antico Corano

Semafori a ripetizione. Auto che sgommano per infìlarsi tra un parafango e l'altro. Alessandria d'Egitto. Sono frastornato. Mi ci vorrebbe un faro come punto di riferimento. Quel faro leggendario che si ergeva di fronte al Mediterraneo, una delle meraviglie del mondo antico. Ma qui si tratta di ricostruire il passato, pezzo dopo pezzo, e farsi luce tra successive stratificazioni. Sassi, pietre, cemento e macerie ricoprono tutto. E le ruspe negli ultimi decenni hanno fatto il resto. Questa è materia da archeologi. Alessandria è come un vulcano che con la sua lava ha travolto il mito. Tutto è qui sotto. I secoli sono stati ricoperti da una megalopoli da sette milioni di abitanti. Il vulcano ha eruttato un coacervo di palazzi che cresce a dismisura, a ritmi incontrollati. Le colate di lava sono pareti forate da finestre, nastri di strade, viadotti, svincoli. E sulla lava fischiano le ruote consunte di migliaia di vetture, in guerra tra loro a colpi di frenate, sbandate e clacson. Come quest'auto che sta guidando Abdul. Abdul ha gli occhi chiari colar del mare. E il naso aquilino. Tassista, la sua scassata berlina è un album dei ricordi, con il cruscotto tappezzato di foto, amuleti e un mazzo di coroncine che pendono dallo specchietto. «Ecco mia nonna, era francese. Mio nonno è questo, greco di Atene». Stiamo per ore in coda. Nel traffico intasato c'è tempo per parlare. «Monsieur» dice facendo sfoggio del suo retaggio linguistico «la città non è questa che vede. Quella vera si allunga sulla Corniche. Era un miraggio per la gente che cercava fortuna, come i miei avi». Già, la Corniche, il lungomare che si innesta nel cuore di quella che un tempo fu l'Alessandria tolemaica. La città del IV secolo avanti Cristo quando Tolomeo I, generale di Alessandro Magno, ne fece la sua capitale, costruì il leggendario faro e fondò la biblioteca più ricca del mondo antico. A quel tempo era una città favolosa. Per secoli fu sinonimo di mito, patria della cultura classica. Per i Romani fu la città di Cleopatra. Per i cristiani d'Egitto divenne il Vaticano, dopo che i seguaci africani del Vangelo si staccarono da Roma. Per l'Europa fu la Parigi del Mediterraneo quando all'inizio del secolo scorso la città cosmopolita diede asilo a francesi, libanesi, maltesi, ebrei e greci. Anche italiani. Una frangia di imprenditori e uomini d'affari e intellettuali sbarcati qui prima che il presidente Nasser desse il via alla nazionalizzazione, congelando la città e facendo scappare gli stranieri. Tra questi vi fu anche Giuseppe Ungaretti, sommo poeta, che ad Alessandria passò i primi 24 anni della sua vita. Scrisse: «Questa città, che è la mia, si consuma e si distrugge incessantemente». Era così allora, è così adesso. Un mito si infrange, si disintegra e rinasce. Così è stato per il faro che fu inghiottito dal mare ma sostituito nel XV secolo dai nuovi conquistatori arabi con il forte Qait Bey. Così è rinata ora la biblioteca, che riemerge dalle ceneri del mito stesso con la forma di un grande disco volante caduto dal cielo. Tutta in granito di Assuan. Sulla parete circolare esterna sono scolpiti gli alfabeti passati e presenti del pianeta, simbolo della babele dei saperi. Vi sono otto milioni di libri, tre musei, cinque istituti di ricerca, un planetario e una sala conferenza da tremila posti. Come un vulcano in ebollizione Alessandria sconvolge ogni giorno la propria topografia. È una continua metamorfosi. Per ritrovare l'antica mappa percorro a piedi un tratto di Corniche dove si ergono palazzi Secessione e Liberty. Ferri battuti, cancelli con volute e fiori, inferriate gentili. Anime antiche legate a Parigi e a Roma più che al Cairo. La Corniche arriva fino al porto dopo aver oltrepassato l'imponente moschea Abu el-Abbas. Poi le strade ortogonali lasciano il posto a un dedalo di stradine. Il retrobottega della Comiche si chiama Attarine. È un ricettacolo di negozi e laboratori che invadono il suolo pubblico. Mercanzie varie, ruote di bicicletta e tubi di scarico, bambini e vecchi, tutti alle prese con qualcosa. Sempre alla ricerca di mettere assieme il pranzo e la cena. È l'altro volto dell'Alessandria Belle Époque. C'è una lunga via sulla quale la nuova lava si depone su quella vecchia. Si chiama Horreya Avenue ed è l'antica Canopica romana. Qualche palma l'abbellisce ma non devo alzare troppo il naso per non finire in una buca del marciapiede sconnesso. Qui sotto è stata scoperta la preziosa necropoli greco-romana di Kom el Shogafa. Sempre sotto la strada, i bulldozer hanno portato alla luce una necropoli dei primi secoli avanti Cristo.
Peccato che oggi tutto ciò sia finito sotto un manto di asfalto per far posto all' espansione incontrollata del vulcano urbanistico. Ma non aveva forse detto Ungaretti che la città si consuma e si distrugge?

Aldo Pavan
da Io D

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