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Il perturbante
Giovedì, 09 aprile @ 21:04:36 CEST

Postato da Grazia01



Il perturbante è un essere mostruoso coperto di peli, bagnato di bava filamentosa e gelatinosa e con un odore di mare in putrefazione, si stampa sulla finestra del nostro studio. Il rumore che manda è uno squasc molle e vibrante. Dalle mani spuntano unghie giallognole e rosicchiate che rigano il vetro con un assordante raschiare. Dalla sua bocca esce un urlo che è la somma di tutte le grida del mondo.

La paura nasce da un incontro inaspettato con qualcosa che è altro da noi, con un qualcosa che viene concepito come minaccioso dal nostro equilibrio e dunque inteso come pericoloso per la nostra esistenza. L'altro-da-noi è, quasi sempre, l'ignoto nelle sue varie forme (fisiche o psicologiche). In questo senso ci viene incontro Sigmund Freud con il suo celebre articolo "Das Unheimlich" pubblicato nel 1919, dove tratta per la prima volta il termine perturbante. Il significato che Freud conferisce alla parola "perturbante" è da rilevarsi nella paura di un elemento ben noto e radicato da tempo nella psiche e che per svariati motivi riemerge alla luce dopo che il processo di rimozione lo aveva preso e messo in un angolino nascosto della testa (spesso dovuto alla presenza di residui infantili nella psicologia dell'adulto. L'elemento infantile è infatti un frammento importante della teoria di Freud).
"Non c'è dubbio che esso (il perturbante) appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso. E' lecito tuttavia aspettarsi che esista un nucleo particolare che giustifichi l'impiego di una particolare terminologia concettuale. Ciò che vorremmo sapere è: che cos'è questo nucleo comune che consente appunto di distinguere, nell'ambito dell'angoscioso, un che di perturbante".
"È detto unheimlich tutto ciò che potrebbe restare segreto, nascosto, e che è invece affiorato" ci conferma Schelling. Freud lavora su questo termine perché insoddisfatto del precedente significato di unheimlich, da lui considerato limitativo: un certo Jentsch, infatti, concludeva il suo saggio sull'unheimlich affermando che era sinonimo di "inconsueto". Freud, invece, elabora una teoria completamente diversa e più complessa. La contrapposizione di base che propone è tra gli aggettivi heimlich o heimisch (familiare, confortevole e nativo, dalla particella heim = casa) e unheimlich (per l'appunto il perturbante che ci fa spavento perché non è familiare). È una parola strana e unica nel suo genere, per via della sua ambiguità semantica e le diverse sfumature di significato, tanto che in nessun altro vocabolario europeo si trova un termine simile da potergli accostare.Si capisce così che il termine ha una doppia accezione, quella dell'agio e quella del nascondere.

Riassumendo, è una parola ambivalente, ambigua. Ed ecco l'affascinante sfumatura: il significato di heimlich arriva a coincidere e a sovrapporsi con il suo contrario e negazione, unheimlich, quando appunto lo si intende come "tutto ciò che dovrebbe restar segreto, nascosto e che invece è affiorato" come dice il già citato Schelling. Spaventoso e familiare sono due termini ossimorici e il perturbante scaturirebbe dal loro incontro: perturbante, però, non è equivalente a spaventoso e neppure il contrario di familiare. Pertanto: il perturbante, ciò che porta angoscia, è un non-familiare, qualcosa che assomiglia al nostro ambiente domestico ma che in realtà cela in sé un che di straniero, sconosciuto, enigmatico. Parlare di questi termini nel nostro caso è importante se ci riferiamo a storie di paura: tra i principali fenomeni che secondo Freud hanno un effetto perturbante ci sono infatti le tematiche della morte; le forme del doppio (vale a dire il bifrontismo. Freud fa sua la teoria di Otto Rank, presente in "Der Doppelgänger", secondo la quale il duplice è qualcosa che sovrasta l'io portando angoscia: di fronte ad un sosia riemerge con violenza ciò che era stato rimosso); la malattia psichica (vengono in mente i racconti di Edgar Allan Poe). Oppure, il perturbante sorge di fronte ad un'incertezza intellettuale, vale a dire quando ci troviamo di fronte a fenomeni per i quali in passato abbiamo avuto dubbi sulla loro natura e che avevamo risolto con spiegazioni razionalistiche, le quali in questo momento non ci danno più garanzie (Freud, 1919). Il perturbante è dunque quel qualcosa di nuovo che ci suscita diffidenza e dunque paura, appunto perché è altro da noi e da ciò che conosciamo....

Tratto da
Letture fantastiche


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