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Il mostro è sul letto
Martedì, 28 aprile @ 09:13:02 CEST

Postato da triskell

Dedicato a G.

Jack Petersen aveva le mani nei capelli a reggere decine di notti insonni.
Tutto cominciò la notte del giorno del Ringraziamento.





La sera era trascorsa in totale serenità, o almeno così a Jack sembrava di ricordare.
Con la sua bimba aveva passato una piacevole serata e presto erano andati a dormire.
Tutto sembrava procedere tranquillamente sino a che giunse la mezzanotte.
Jack saltò dal letto in preda alla più cupa angoscia che un uomo possa provare.
La sua piccola Jane, di soli quattro anni, stava gridando con tutta la sua voce, senza sosta, senza la pace della più piccola interruzione.
Jack si precipitò in camera e trovò la sua piccolina lì nel letto, gli occhi sbarrati. Prendeva a fatica fiato per dare voce a un nuovo urlo, ancor più forte e straziante del precedente.
Jack non sapeva che fare e istintivamente si avvicinò al lettino e prese la bimba in braccio. Ma Jane si divincolava, strillava. D'improvviso irrigidì il suo corpo e si buttò di peso all'indietro. Quasi cadde dalle braccia di Jack. Il cuore del povero Jack batteva a ritmo di infarto, il suo cervello non forniva nessun significato a quanto vedeva.
Continuò a tenere la bambina tra le braccia, diceva "calmati, cos'hai? Perchè piangi?", ma le sue parole non si potevano neppure udire, sormontate dalla potenza dell'urlo di Jane.
Non vi fu parola tra la disperazione delle grida e il totale silenzio del sonno in cui la piccola crollò due ore dopo.
Due ore d'inferno per il padre.
Quando Jane fu addormentata, Jack controllò che respirasse. Respirava. Era tornata in casa una strana pace, che faceva sembrare un sogno quanto accaduto.
Fu il giorno dopo che jane raccontò al padre del mostro.
"C'è un brutto mostro, papà. E' sopra il letto. Se mi addormento mi prende. Sta proprio lì sopra. Lì, papà. Lì."
La notte seguente, a mezzanotte di nuovo le grida.
La notte successiva ancora.
Alla terza notte qualcosa cambiò. Jane riuscì a parlare. Il padre le disse "piccola cara, non c'è nessun mostro, non vedi che siamo solo io e te???."
"No, papà! Guarda è proprio lì! Lì!"
Jane indicò appena sopra il materasso. Jack non vide nulla. Le disse "basta", ma le grida già sovrastavano la sua voce.
Passò una settimana, nulla cambiava. Jane dimagriva, il suo viso impallidiva.
Quella notte Jack disse: "io lo ammazzo il mostro! Io lo ammazzo!"
Jane disse: "No! Papà! Il mostro ti uccide! Il mostro uccide papà! Papà è morto!"
Poi le grida coprirono ancora la voce di Jack.
Jack contattò pediatri, psicologi. Nulla cambiava. La bimba deperiva di giorno in giorno.
Giunse la terza settimana.
Quella notte, mentre la bimba piangeva, anche Jack cominciò a piangere.
Jane per un attimo sembrò tacere. Ma fu breve il tempo del silenzio. Jane gridò: "Papà! Il mostro ti mangia! Guarda papà! Ti mangia!"
Giunti alla quarta settimana padre e figlia sembravano ormai due fantasmi. Gli occhi infossati e cerchiati pesantemente di nero, anche Jack aveva ormai perso molti chili. I vicini di casa gli avevano tolto il saluto perchè non lo riconoscevano più.
Il pediatra aveva pronunciato parole così preoccupanti che Jack ormai aveva cominciato a credere anche lui che il mostro davvero ci fosse. Più concreto e più forte di lui, si stava cibando della sua anima e gli stava portando via per sempre la figlia.
Quella notte Jane ancora gridava con tutto il fiato che era riuscita a trovare nell'esile corpicino. Jack, esausto, disse: "voglio parlare col mostro. Digli che voglio parlare con lui."
Tremando Jane si girò verso il letto.
"Papà. Il mostro!"
"Cosa ha detto..."
"Pa-pa- papà...", Jane balbettava.
Jack tacque. Chiuse gli occhi.
"Papà. Il mostro non c'è più! E' andato via."

*Triskell*


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