Amore...amore Venerdì, 05 febbraio @ 21:06:33 CET
Postato da Grazia01

MI PARE SIMILE A UN DIO
Mi pare simile a un dio
l'uomo che ti siede accanto
e ti ascolta così, mentre parli
con lieve sussurro e ridi amabile:
questo mi stringe il cuore nel petto!
Basta che ti getti uno sguardo
e subito la voce mi manca
la lingua si spezza, subito
un fuoco sottile mi scivola
sotto la pelle,
lo sguardo s'offusca, rombano le orecchie,
un freddo sudore mi cola, tutta
mi scuote un tremito,
e più verde dell'erba divento
e poco manca che muoia.
Ma bisogna che tutto sopporti...
Saffo
Amore..amore. L'amore non è eterno né dura identico per sempre. Nemmeno per gli storici. Anche i sentimenti hanno una storia culturale: nel corso del tempo è cambiato il concetto di amore, e di conseguenza, anche il modo di viverlo. Non tutte le epoche storiche hanno condiviso la stessa concezione del sentimento amoroso che abbiamo oggi. Altre società hanno coltivato valori differenti dai nostri e hanno vissuto i "palpiti del cuore" in modi diversi. Certo qualcosa ci accumuna sempre, gli innamorati si baciano e i promessi sposi si scambiano gli anelli da millenni.

"Abbiamo le etére per il piacere, le concubine per le cure quotidiane, le mogli perché ci diano figli legittimi e sorveglino fedelmente il nostro patrimonio" Così si legge in un'orazione intitolata "Contro Neera"e attribuita allo pseudo-Demostene, vissuto ad Atene in età classica (IV sec. a.C). All'epoca, scopo del matrimonio, soprattutto nelle classi agiate, era la procreazione di figli legittimi che potessero ereditare e accrescere il patrimonio di famiglia. Tra i coniugi raramente vigeva il rapporto "d'amore", tanto più che il matrimonio non era il frutto di una libera scelta tra giovani, ma un contratto legato alla successione dei beni e stipulato dalle rispettive famiglie sulla base di considerazioni sociali ed economiche. Spesso, gli sposi si conoscevano e si vedevano per la prima volta solo al momento della cerimonia ed era raro che nascessero sentimenti più coinvolgenti di un tranquillo affetto coniugale. Con eros, invece, i greci indicavano la passione sensuale e sessuale, l'amore personificato dal dio Eros: una forza di origine divina che trascende la volontà degli uomini mortali e che li spinge a un destino imprevedibile.
L'eros dei greci non coincide con l'amore "romantico" culminante nel rassicurante "vissero per sempre felici e contenti". Secondo Eva Cantarella, storica del mondo antico, l'eros è la passione extraconiugale e illegittima che nasce senza rispetto per le regole sociali: queste passioni brucianti originate dalle frecce scoccate capricciosamente dal dio, raramente sfociavano in un'unione matrimoniale. Anzi, spesso andavano incontro a un tragico destino.

Anche a Roma, soprattutto in epoca repubblicana, i matrimoni erano concordati in conformità a calcoli patrimoniali. Le donne si sposavano molto giovani: un padre poteva concedere in matrimonio la figlia anche a 11-12 anni e raramente gli sposi avevano l'opportunità di conoscersi. Come nella Grecia antica, l'innamoramento o la passione restavano spesso sentimenti estranei alla vita coniugale, tanto più che erano ritenuti elementi superflui in un'unione legittima. Ciò non implica che i romani non vivessero storie appassionate o relazioni sessuali al di fuori del matrimonio; era più facile, tuttavia, che questo accadesse agli uomini piuttosto che alle donne: da un lato, l'adulterio femminile era punito severamente e le donne sposate dovevano, quindi, abilmente occultare eventuali relazioni illecite, dall’altro, agli uomini liberi era concessa la possibilità d’intrecciare più apertamente relazioni omosessuali o con concubine, liberte (ex schiave) o prostitute.

Con il termine "corteggiamento" gli antropologi intendono due modalità diverse di rapporto tra un uomo e una donna. Può essere una "schermaglia amorosa", un gioco di seduzione al di fuori del vincolo matrimoniale, come per esempio nell'Italia o nella Francia del Settecento, epoca dei grandi seduttori come Casanova o Don Giovanni. Oppure, una pratica sociale, regolata da codici culturali variabili, funzionale a un'unione matrimoniale; grazie al corteggiamento un uomo e una donna potevano capire se ci fossero le premesse per fidanzarsi e forse sposarsi. Così inteso, il corteggiamento ha in Europa una storia molto recente e la ragione è semplice: per secoli, forse millenni, in molte culture e società europee i matrimoni sono stati combinati a tavolino da calcoli socio, economici, come dicevo prima, mentre in tempi ancora più arcaici vigeva la pratica del ratto o rapimento delle potenziali mogli.
Ho la vaga impressione che per gli uomini sia andata sempre un po' meglio.... ...che ne dite? |
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