Nanni Cagnone - Nato il 10 aprile 1939
Lunedì, 10 aprile @ 21:22:32 CEST

Postato da dada




Ogni giorno nasce un poeta 10 aprile 1939: Nanni Cagnone






Il meraviglioso
è già stato – taciturno,
senza il sì-e-no
degli avvenimenti –,
nella comunanza
del sonno
s’è ingrandito, frutto
fuori stagione vivo
e certo che sua polpa
non s’addenta.
Ma tu
disperatamente non sei
mi toglie anche il passato,
quel tuo obbedire
alla scarsità dei morti.




Passai
con la mia voce
ove abitavano
i contemporanei —
ma erano acerbi,
in loro non vidi
tra rovi e fiori
né tenerezza
né proporzione.
‘Anticamente’
mi parve parola
adatta a trascurarli.



Percosso dal Mistral —
l’irradiato contorno
non è più tuo, sfugge si perde
nel crepacuore della contrada
e consentir dei rami,
nella musica monotona
del sangue, menestrello palpito
oracolo dei battiti al minuto.
Diranno che t’impressiona,
ancor ti meraviglia, il mondo.
Non pioverà —
in su l’oceano d’aria,
vele del vento le nubi.







Crepuscolo, ultime
disposizioni del giorno.
In lontananza,
su compenetrati dormienti,
turgidamente aurora.
Ma volge ogni cosa
al buio, tra luce e luce
disegni oscuri,
per un tratto siamo illesi
poi si sfalda la mente,
broncio e vertigini
nel sonno, i risvegli
dicono soltanto
sono le nove,
questa mela è matura.




Mi smarrii quel giorno
in un villaggio
– prego, non ridere –
come potrei smarrirmi
in un riverbero,
nell’erba tremula
a un ruscello, ne
l’inatteso suo sorriso,
donna che in un punto
fa delicato il mondo.




Non saprei
far cosa alcuna
se non tacendola
al cuore,
che d’opre altrui
non si contenta,
se stentati al paragone
i fatti, e macula il chiarore.
Vedo il lustro delle cose
polveroso, e se riguardo
il precipizio della Storia,
ripetizione,
unico argomento.



Quando un attimo si scioglie
dai doni del tempo
per una tregua, una luce
non rassomigliante,
noi, perduti senza desiderio
nel concavo dialetto
dell’infanzia, in venerati
nascondigli, nel pettine
dai denti disuguali,
ingannati sappiamo
di avere diritto.




Non crediate
l’opera d’un poeta
esaudita promessa
lieto fine – non è
che l’ultima rivalsa
d’una lingua,
la derisoria vacanza
di chi, perduto il lavoro,
con certezza del vuoto
riguarda vanamente
si torce le mani.




Vieni scorrere accanto,
mia diletta, e non esser mai
de la stirpe dei ricordi.
Conosci gli sposi della rugiada
e, nella silenziosa chimica
dei boschi, coloro che
concedono il mondo.
Non nominare la scure.




La devozione
con cui coltivi il vuoto
è inerme come il sonno.
Di quanti versi hai bisogno
per non muovere un passo?
Prodiga tua malinconia
e sgretolata arguzia
del pensare, sillabe contuse
indolenziti accenti,
mentre dilegua una volpe
immiserisce il prato.
Non si passa senza pena
dal tuo mondo al suo –
più dell’amicizia
ha gravità la Storia




Meglio consistere
in un gioco senza rivali,
inutile esultare abbattersi
aver pietà del futuro.
Invece, esser brutali
con i solenni idioti,
teneri con le sciocchine
in fregola, amorevoli
con lucertole scoiattoli
talpe porcospini,
attenti alle nuvole,
delicati con le ragnatele,
e specialmente indugiare
ove altri s’affrettano.
Chi mai non si rivolga
a un profumo di magnolia
nespolo mimosa,
merita di far carriera,
esser insonne, aver
una moglie adultera
ma poco sensuale.
Dirà dal letto di morte
ho fatto del mio meglio,
e lo supera il nulla
a cui non volle credere.
Piangere quei morti?
Si doveva farlo prima,
quand’erano contenti
non capivano, quando
ci disprezzavano

Nanni Cagnone





Nanni Cagnone (Carcare, 10 aprile 1939) è un poeta e scrittore italiano. Ha debuttato come poeta nel 1954, e ha scritto libri di poesie, opere teatrali, romanzi, racconti, saggi e aforismi, da I giovani invalidi (1967) a The Oslo Lecture (2008), a Discorde (2015). Attualmente vive a Bomarzo.




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