Giorgio Gaber - Il Signor G racconta la città Venerdì, 12 gennaio @ 15:57:34 CET
Postato da Grazia01

Un bacio davanti ad un portone a Porta Romana, con la paura di arrossire. Il Riccardo, imbattibile a biliardo. Le sere passate a scolare barbera. Il Cerutti Gino, la Torpedo blu e il bar al Giambellino. Come è bella la città, come è grande la città, come è viva la città, Come la Milano delle fabbriche, degli affari, delle vetrine e dei locali dove si suona sino a tardi e si ascolta musica nuova. Come al Santa Tecla, alla fine degli Anni Cinquanta, dove Giorgio Gaber (al secolo Gaberscik, classe 1939) comincia a farsi conoscere. Ha un diploma di ragioniere in tasca e si è iscritto alla Bocconi, il giovanotto, e per pagarsi gli studi è sul palco con la chitarra a suonare rock (si alterna con un certo Adriano Celentano).
Si esibisce anche nel trio Rocky Mountains con Enzo Jannacci e Luigi Tenco e non passa inosservato.
Tra i primi a notarlo ci sarà Mogol e poi Umberto Simonetta; scrittore e umorista, che con Gaber darà vita ad un sodalizio memorabile ..

Incide i primi 45 giri e poi l'approdo in tv (ne «Il Musichiere» nel 1959). Nel 1960 l'esordio teatrale, al Teatro Gerolamo con lo spettacolo «Il Giorgio e la Maria» con Maria Monti che allora era la sua compagna. Comincia così la
storia di Giorgio Gaber. I capelli appena arruffati, magro, con quel naso un tantino esagerato e lo sguardo vivo di chi vuol capire. L'ironia, la musica, i dischi, l'impegno. La voglia di raccontare la vita, le mode, le manie e la gente. L'uomo schivo e riservato che sul palcoscenico si trasforma. Le canzoni, che non sono mai solo canzonette.
Nel 1970 il Piccolo Teatro gli offre la possibilità di presentare un suo spettacolo ed ecco che nasce «Il Signor G», brani, monologhi, intuizioni, provocazioni. Due anni più tardi un'altra collaborazione destinata a lasciare il segno, quella con Sandro Luporini, pittore e artista toscano .. «Far " finta di essere sani», «Anche per oggi non si vola» e «Libertà obbligatoria» sono solo alcuni degli spettacoli che per anni riempiranno le sale.
Artista vero e anticonformista sempre, Giorgio Gaber. Un'esistenza a regalare emozioni, a radiografare la vita, a strappare una risata per aiutare a pensare. Poi quella malattia ingiusta e maledetta che nel 2003 lo porta via.
E Milano che nell'abbazia di Chiaravalle si ritrova con gli occhi lucidi.
Un goccio di barbera, caro Signor G, giusto per passare la sera. In buona compagnia.
FRANCO TETTAMANTI |
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