Giugno
Sabato, 09 giugno @ 15:51:34 CEST

Postato da Grazia01






Lauritis Andersen Ring, Nel mese di giugno, 1899, olio su tela

Siamo giunti alla metà dell’anno: il mese di giugno è, infatti, il sesto mese dell’anno e il primo dell’estate nel nostro emisfero.
Il suo nome deriva da Giunone, moglie di Giove. Viene anche chiamato Mese del Sole per il fatto che il 21 del mese c’è il solstizio d’estate,
con il giorno più lungo dell’anno (anche se secondo i proverbi questo giorno pieno di sole non è il 21, ma il 10).



È forse uno dei mesi più belli e di certo lo è per quanti vanno a scuola,
visto che in questo mese si chiudono le scuole (ma iniziano anche gli esami!).
Diversi scrittori hanno ambientato in questo mese i loro romanzi.
Il barone rampante di Italo Calvino, per esempio, così inizia:



Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi.
Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco.

Pochi giorni dopo, il 23 del mese, inizia il romanzo Paolo il caldo di Vitaliano Brancati:



23 giugno 1953. Mi trovo seduto sulla terrazza dell’albergo Baglioni, innamorato di mia moglie

Infine, il 28 segna gli inizi di Bel-Ami di Guy de Maupassant (traduzione di Orsola Nemi):



Quando la cassiera gli ebbe dato il resto dei cinque franchi, Georges Duroy uscì dal ristorante.
Siccome aveva un bel portamento, sia per natura, sia per posa di ex sottufficiale, si impettì, si arricciò i baffi con un gesto militaresco abituale,
e girò su quelli che stavano a tavola uno sguardo rapido e circolare, uno di quegli sguardi da bel giovane, che si stendono intorno come una rete nell’acqua.
[…] Quando fu sul marciapiede, rimase un istante immobile domandandosi che cosa poteva fare.
Era il 28 giugno, e in tasca gli restavano esattamente tre franchi e quaranta per arrivare alla fine del mese.


Quattro poesie per il sesto mese dell’anno



Estiva

è una poesia di Attilio Bertolucci (1911-2000),
tratta da Verso le sorgenti del Cinghio, che parla di questo mese:

Che ora è questa che saluta
il muro sbiadito con calda luce
e silenzioso cenno, e sommuove
l’aria tremante di giugno?
Ardi immobile, azzurro,
lustrate foglie della magnolia
e tu fiore profuma il giorno,
consuma i tuoi petali bianchi
sino alla dissoluzione, a noi
gli occhi chiusi arrossa
il riverbero estivo cui
solitaria cicala s’accompagna.







In
Onore del vero,
Mario Luzi (1914-2005)


Nel mese di giugno
la città quando sospesa
e alta sopra il nostro sperdimento
si desta alla frecciata delle luci
all’ora incerta tra vigilia e sonno
che il corpo inciampa nel suo peso
ma si rialza sulla sua fatica
nella pausa del tempo tra la rondine e l’assiolo
tra la vita e la sua sopravvivenza,
Tu che spezzi la servitù e l’orgoglio
– dicono – della sofferenza, vieni
se già non sei dovunque
in veste di randagio,
d’infermo, di bambino tribolato.
Segui il timido, accosta il solitario,
ripeti: la virtù quando non giunge
fino all’amore è cosa vana.
È quell’ora della metà dell’anno
che il senza tetto strascica i suoi cenci
sull’erba pesticciata, cerca asilo,
la lucciola lampeggia, il cane abbaia.



L’ultimo giorno del mese il 30

è il titolo di una poesia di Maria Luisa Spaziani (1922-2014)
tratta dalla raccolta Le acque del Sabato:


Bruciano e si consumano le stelle,
regna la Grande Estate.
Passano dentro l’ombra dei balconi
figure esauste dagli occhi lucenti.
Grava sopra gli asfalti la polvere di Milano,
al chiosco dei giornali i fogli gialli
pendono come bandiere disertate.
Morder l’erba vorrei. Morire un poco
(con te, senza di te) contro la terra
che aspra inonda di profumo anche
la luna piena
come quando (è certo)lunghe notti di grilli inebriate
splenderanno di fuochi e di comete
sopra la cieca pietra che fu un giorno
Maria Luisa.



Infine
I ricordi mi vedono

è un componimento poetico di Tomas Tranströmer (1931-2015,
Nobel per la letteratura nel 2011) che si sofferma su un mattino di questo mese
(la traduzione è di Maria Cristina Lombardi):

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.
Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.
Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.



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