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Il nostro gioco del calcio
Mercoledì, 13 gennaio @ 19:57:08 CET

Postato da Paolo

"Secondo le disposizioni di resa che abbiamo imposto alla città di Atene, ora ne inizieremo la demolizione delle mura"
(Dall'inizio del film "Socrate" di Roberto Rossellini, 1970)
Il nostro gioco del calcio comprende il periodo degli studi liceali a Genova, all'Istituto Arecco, negli anni '70.




"Noi non decidiamo nel nostro Paese, non decidiamo nel nostro lavoro, e a voi sta bene?" dice il calciatore brasiliano Socrates ai compagni nello spogliatoio della loro squadra. Ora sto leggendo la biografia del collega medico calciatore scritta da Iervolino e intitolata "Um dia triste muito feliz" ma ne vorrei leggere un'altra con prefazione di Cruijff, calciatore olandese. L'olandese aveva piglio manageriale e vorrei sapere qualcosa da lui più che da altri sul gioco del calcio.
Il I ottobre 1973 sono a casa, nel primo pomeriggio: mi telefona Gianni B., un compagno di classe. Mi chiede di raggiungere gli altri, per un allenamento: stiamo allestendo una squadra per il campionato interno di calcio. La squadra era equilibrata: Giampaolo era portiere versatile ma voleva giocare all'ala destra, così fu poi sostituito da Giorgio. Giusy difendeva con grinta, Franco era un fantasista al quale ne fu affiancato un altro: Elio, un esterno. Bruno dirigeva l'attacco, anch'io giocavo in avanti cercando di segnare con i colpi di testa. Filippo giostrava a centrocampo, con grande movimento. Gianfranco subentrava quando serviva, combattivo indietro. Vincemmo due volte il campionato, quando riuscimmo a fare gioco di squadra. In attacco, m'intendevo bene con Bruno e segnavamo abbastanza. Giovanna faceva il tifo alle partite ed era tanto bella che si è vinto anche per lei. Anche Gianni A. e Pierfrancesco assistevano alle partite, partecipavano con amicizia e si è vinto anche per loro. Perdemmo l'ultima partita, quella con i maturandi dello "Scientifico" perché oramai ognuno di noi pensava ai fatti suoi: io quasi non toccai palla. Capii che sarei capitato in un'altra squadra ma, anche quella, finché era durata non era stata male. Con il tempo arretrai un po' l'azione di gioco, verso il centrocampo: segnai meno reti ma cercai l'organizzazione. Anche in questo breve scritto ho cercato di organizzare i tempi verbali: ho iniziato con il presente e ho continuato con quelli passati. Ora voglio ritornare al presente: se un giovane leqqe qualcosa sul gioco del calcio, vuole giustamente identificarsi nel giocatore. Deve sentire lui stesso il correre e il saltare, anche se quanto legge riguarda fatti successi molto tempo fa: "voce del verbo passare", come scrive Giovanna.



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