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Poeti milanesi contemporanei
Postato da Grazia01 il Lunedì, 04 giugno @ 17:08:07 CEST (187 letture)
Ricerche d'autore




Poeti milanesi contemporanei




Ti ho amata sempre nel silenzio
contando sull’ingombro
di quell’amore
e di quel silenzio
ed anche quando poi ci siamo scritti
la profilassi guidava la mia mano
perché ogni senso
fosse soltanto negli spazi bianchi
e nondimeno mi sentivo osceno
come se la più ermetica allusione
grondasse la bava del questuante.

Mai in ogni caso dubitai
che tu sapessi
finché scoprimmo insieme
di esser vissuti vent’anni nell’errore
tu ignorando
io presumendo
e allora in un punto è stato chiaro
che solo al muto
il battito del cuore
è rimbombante

Michele Mari

Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007)




Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient,
forsi memoria sèm, un buff de l’aria,
umbría di òmm che passa, i noster gent,
forsi ‘l record d’una quaj vita spersa,
un tron che de luntan el ghe reciàma,
la furma che sarà d’un’altra gent…
Ma cume fèm pietâ, quanta cicoria,
e quanta vita se porta el vent!
Andèm sensa savè, cantand i gloria,
e a nüm de quèl che serum resta nient.

.-.-.-.-.-.-.-.-

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente,
forse memoria siamo, un soffio d’aria,
ombra degli uomini che passano, i nostri parenti,
forse il ricordo d’una qualche vita perduta,
un tuono che da lontano ci richiama,
la forma che sarà di altra progenie…
Ma come facciamo pietà, quanto dolore,
e quanta vita se la porta il vento!
Andiamo senza sapere, cantando gli inni,
e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.

Franco Loi
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Nati il 20 maggio
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 maggio @ 17:44:36 CEST (187 letture)
Ricerche d'autore





Poesie di Émile Verhaeren e opere di Cesarina Seppi



Émile Verhaeren nacque a Sint-Amands il 20 maggio 1855 e morì il 27 dicembre 1916 è stato un poeta belga, uno dei poeti capostipiti della scuola simbolista. Con l'inizio del secolo XX si registra un mutamento di sensibilità che porta alla ricerca, nella poesia, di una maggiore intimità e quotidianità. I poeti del simbolismo minore lasciano da parte i toni elevati che avevano preso piede con D'Annunzio: cantano l'esperienza umile di tutti i giorni. Verhaeren fu il cantore della città che muta il suo aspetto ed uno tra i poeti più prolifici della sua epoca.



Sera religiosa

Verso una luna molto grande
che splende nel cielo invernale,
come patena d'oro verde,
vanno le nubi all'offertorio.

Attraversano il firmamento,
un coro sembrano di luci;
scaglionate dalle vetrate
oscuramente illuminate.

Sì che queste agitate notti
nel fondo di nere paludi
mirano, come in enormi specchi,
la bianca messa delle nubi.




Il flagello


La Morte ha bevuto del sangue
All'osteria delle Tre Bare.
La Morte ha posato sul banco
Uno scudo nero:
-E' pei ceri e i funerali.
E qualcuno se n'è andato
Lentamente
A cercare il sacramento.
Visto s'è passare il prete,
Si son visti i chierichetti;
Tutti andavano alle case dell'affanno e del dolore
Ote chiudevan le finestre.
La Morte ha bevuto del sangue
N'è briaca.
La Morte ha camminato a lungo
Per il paese della povera gente,
Senza troppo volere, senza troppo pensare,
La testa matta
Come una palla.
Portava uno straccio di mantello rosso,
Con dei bottoni da militare,
Al bicorno aveva appuntato un pennacchio di traverso
Gli stivali aveva a tromba;
n cavallo suo fantasma
Rompeva un trotto molto lento
Di cavallo con la gotta
Sulle pietre della strada;
E seguivano le folle, verso non importa dove,
n grande scheletro amabile ed ebbro
Che rideva dellor panico
E che senza alcun timore, senza orrore
Vedeva torcersi nell'apertura della sua tunica
Un bianco groviglio di vermi che gli succhiavano il cuore.






Cesarina Seppi fu una delle figure piu’ tipiche della cultura trentina. Nata a Trento il 20 maggio 1919, aveva frequentato l’Istituto Magistrale per poi diplomarsi nel 1939 al Liceo Artistico di Venezia. Nella citta’ lagunare studio’ all’Accademia di Belle Arti con Guido Cadorin, nel corso di pittura, conseguendo il diploma nel 1942. Inizio’ la sua attivita’ espositiva dal 1939 partecipando alle Mostre sindacali della Venezia Tridentina. Nel 1946 collaboro’ alla costituzione del Circolo artistico del Cavallo Azzurro con altri artisti trentini. Tra il 1949 e il 1951 realizzo’ la decorazione musiva per l’atrio della Stazione di Trento.
Negli anni Cinquanta viaggio’ per studio in Francia e Germania. La sua ricerca essenzialmente figurativa, negli anni Sessanta, si arricchi’ di materiali diversi, dalle sabbie alle tessere musive, sino ad una lettura del reale sempre piu’ astratta. Dal 1968 comincio’ ad utilizzare i colori acrilici e, qualche anno piu’ tardi, dopo aver sperimentato materiali come l’ottone e l’alluminio, si dedico’ alla progettazione di sculture in acciaio con inserimenti di vetro con un forte accento di interesse nei confronti della luce. Dal 1966 entro’ a far parte dell’Accademia degli Agiati. Nel 1972 venne insignita del Drappo di San Vigilio e divenne membro dell’Accademia del Buonconsiglio (ora ‘’degli Accesi’’); dal 1986 entro’ a far parte comitato scientifico delle ‘’Tre Venezie’’. Dagli anni Ottanta, realizzo’ alcune sculture monumentali come il ‘’Totem solare’’ per Palazzo Trentini e, nel 2001, il ‘’Fiore Lunare’’ per piazza Cesare Battisti a Trento. Morì il 30 dicembre del 2006 a Trento a 86 anni.

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Luisa Anzoletti nacque a Trento il 9 aprile del 1863
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 18:43:32 CEST (354 letture)
Ricerche d'autore



Luisa Anzoletti nacque a Trento il 9 aprile del 1863 e morì a Trento il 19 novembre 1925.

E' stata una poetessa e scrittrice italiana.




Proveniente da una famiglia di musicisti (il padre Luigi era maestro di musica, il fratello Marco un noto violinista, lo zio Giovanni direttore d'orchestra), anche Luisa in prima istanza si avvicina al mondo della musica, imparando presto a suonare abilmente il pianoforte, con cui accompagnava spesso il fratello Marco.
Avviata allo studio della letteratura e della poesia latina da don Emanuele Bazzanella, la Anzoletti inizia presto anche a scrivere delle opere di prosa e di poesia: tra le prime opere rientra un poemetto in 561 esametri sull'elezione di San Vigilio a vescovo di Trento, pubblicato da una Luisa appena ventenne (l'opera le valse una medaglia d'argento e una lettera di apprezzamento inviata da papa Leone XIII); il trasferimento della famiglia a Milano, nel 1889, ebbe certo un significato nella produzione letteraria della scrittrice e poetessa, se molti dei temi trattati dopo tale data sono stati definiti "di grande interesse e d'avanguardia sociale oltre che letterale".
Di indubbio interesse è la rete di contatti che Luisa Anzoletti seppe costruire nel corso della sua vita: tra gli scambi epistolari più interessanti si possono ricordare quelli con Antonio Stoppani, Cesare Cantù, Carlo Francesco Gabba, Giuseppe Rigutini, Giovanni Verga, Geremia Bonomelli; di lei, inoltre, scrissero anche Antonio Fogazzaro e Giosuè Carducci, quest'ultimo affermando "ormai anche le donne vogliono fare dei versi belli": affermazione che ci dà anche un'idea del ruolo dell'Anzoletti all'interno della coeva società letteraria.





Apatia


Stagioni, che l’acqua con sùbite scosse
su l’alida terra vapora e non bagna.
Stagioni, che ‘l sole gli è come non fosse
per l’irta nel gelo marmata campagna.

Stagioni, che l’aria non giova d’alena,
ma torpe nel cavo a gl’ inerti polmoni;
e ‘l sangue che affredda entro l’arida vena
scaldare non posson gli ardenti carboni.

Stagioni, in cui tacita prende l’avvio
colei che di nulla non sente bisogno:
l’Ignota, che semina in terra l’oblio,
e miete anco i fior tenerelli del sogno.

Stagioni, ove qualche gran cosa finisce,
o forse al nativo suo mondo trasvola:
si parla si parla, e nessuno capisce;
si soffre si soffre, e niente consola.

Luisa Anzoletti

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Lettere a un'amica
Postato da Grazia01 il Sabato, 03 febbraio @ 14:18:23 CET (213 letture)
Ricerche d'autore










L'amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita.
Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme
pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.

Susanna Tamaro
dal libro "Cara Mathilda.
Lettere a un'amica" di Susanna Tamaro
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Il 22 gennaio del 1788 nacque George Gordon Byron
Postato da Grazia01 il Lunedì, 22 gennaio @ 20:18:55 CET (717 letture)
Ricerche d'autore







È l'essere mortali
e cercare al di là della mortalità.



Vi è un piacere nei boschi inesplorati

Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un'estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l'uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l'universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
né del tutto celare.



E l'ora in cui s'ode tra i rami


È l'ora in cui s'ode tra i rami
la nota acuta dell'usignolo;
è l'ora in cui i voti degli amanti
sembrano dolci in ogni parola sussurrata
e i venti miti e le acque vicine
sono musica all'orecchio solitario.
Lieve rugiada ha bagnato ogni fiore
e in cielo sono spuntate le stelle
e c'è sull'onda un azzurro più profondo
e nei cieli quella tenebra chiara,
dolcemente oscura e oscuramente pura,
che segue al declino del giorno mentre
sotto la luna il crepuscolo si perde.

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A mio padre in sogno
Postato da Grazia01 il Sabato, 25 novembre @ 13:51:03 CET (234 letture)
Ricerche d'autore








A mio padre in sogno

Sorridi un poco e te ne vai pensoso.
E ad un tratto con lacrime mi chiedo
quanto tempo è che al petto non ti stringo
non afferro da amico quelle braccia.
La memoria ha insensibili naufragi.
Scolora come il cielo di settembre
sotto il vento si popola di nubi.
Te ne vai. Quante cose all’improvviso
mi ritrovo da dirti… E resto muto.
Ma perché nell’istante che mi volto
non sei più là? Ci sono tante cose
da dirsi… Ed io ti chiamo ancora, e credo
che non può certo, questo, essere un sogno

Alessandro Parronchi

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Dio è nelle cose di ogni giorno
Postato da Grazia01 il Sabato, 25 novembre @ 13:49:51 CET (218 letture)
Ricerche d'autore






Dio è nelle cose di ogni giorno


Dio è nelle cose di ogni giorno:
nei magazzini d’ortofrutta, nelle fabbriche
nel caos degli incontri calcistici
nel boccale di birra di un chiosco
Nella noia, nelle lacrime scorate
nelle lettere di un’offesa amorosa
nei recessi delle querce bibliche
nel tremito della carne esangue di paura
l’umile colcosiano osserva
la Sua tenda di tessuto fine
nello studio ha impastato i Suoi colori
un pittore dalla vista acuta
chi è Costui? Un Padre dai tanti volti
dentro occhiute cattedrali
o un bambino che gioca
con una nuova stella del mattino?

Sergej Georgievič Stratanovskij

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Definizione di amore
Postato da Grazia01 il Sabato, 25 novembre @ 13:48:42 CET (203 letture)
Ricerche d'autore





Definizione di amore

Strano, considerando quanto sull’amore
è stato scritto, che nessuno lo abbia detto
dove l’amore signoreggia: non nel sesso,
né nel volere il bene degli altri,
ma nell’occupare tutto il tempo a cena,
in apparenza assorti nel discorso,
a cercare invero di far prendere coraggio
alla mano affinché oltrepassi l’invisibile spada
sulla tovaglia e tocchi un dito in equilibrio sul tessuto.
A un giovane curato di una parrocchia di West Cork
fu detto che sua madre era gravemente ammalata
e che lui doveva venire a casa a Boherbue
(di fatto era già morta, ma l’intendimento era
di attenuare il colpo). Corse in auto mezzo Kerry
spericolatamente, per schiantarsi e lì morire
nella bella valle di Glenflesk.
Così avvenne, per quel suo fantasticare vano
di toccarle un’ultima volta le dita della mano.

Bernard O'Donoghue

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La mia anima cristallina
Postato da Grazia01 il Sabato, 04 novembre @ 23:28:38 CET (229 letture)
Ricerche d'autore








La mia anima cristallina
talvolta è turbata da un soffio,
le mie torri si annuvolano.
La pena s’accosta all’amore
e senza nostalgia non posso
vivere né tanto né poco.

Paul Klee

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Poesie di Alexander Puskin
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 ottobre @ 21:25:55 CET (237 letture)
Ricerche d'autore







Non ho rimpianti

Non ho rimpianti per voi, anni della mia primavera,
Anni trascorsi nei sogni di un inane amore,
Non ho rimpianti per voi, misteri delle notti,
Cantati dal languido e dolce flauto.
Non ho rimpianti di voi, amici infedeli,
Ghirlande dei festini e coppe rotonde,
Non ho rimpianti di voi, giovani traditrici,
Assorto nei pensieri, sono estraneo ai divetimenti.
Ma dove siete voi, minuti di dolcezza,
Di giovanili speranze, della pace del cuore?
Dove sono l'ardore di un tempo e le lacrime dell'ispirazione?.
.. Tornate di nuovo, anni della mia primavera!

Alexander Puskin




Se la vita ti tradisce

non dolerti, non crucciarti!
nella pena trova pace
l'allegria, credi, verrà.

Di futuro vive il cuore,
il presente è desolato:
tutto è effimero, fugace;
ciò che passa sarà amato.

Alexander Puskin




Canto bacchico

Perchè tace la voce dell'allegria ?
Scatenatevi, canti delle baccanti !
Evviva le tenere fanciulle
E le giovani donne, che ci amano !
Colmate più pieno il bicchiere !
Sul suo fondo risonante
Nel denso vino
Gettate gli anelli del presagio !
Alziamo i bicchieri, muoviamoli tutti di un colpo !
Evviva le Muse, evviva la ragione !
Tu, sacro sole, ardi !
Come questa lampada impallidisce
Davanti al chiaro sorgere dell'alba,
Così la falsa saggezza si offusca e muore
Davanti al sole immortale della mente.

Alexander Puskin





Ti amai

Ti amai, anche se forse
ancora non è spento
del tutto l'amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata come
-Dio voglia- un altro possa amarti.

Alexander Puskin




La tempesta

Tu hai visto la fanciulla sullo scoglio
Nella bianca veste sopra le onde,
Quando, rumoreggiando nella tempestosa tenebra,
Il mare giocava con le rive,
Quando il raggio dei lampi la rischiarava
Continuamente di uno splendore purpureo,
E il vento si agitava e volava
Col suo svolazzate mantello ?
E' bello il mare nella tenebra della tempesta
E il cielo nei suoi bagliori senza l'azzurro;
Ma credimi: la fanciulla sullo scoglio
E' più bella delle onde, del cielo e della tempesta.

Alexander Puskin





Il fiore

Un fiore secco, un fiore senza profumo
Dimenticato in un libro io vedo;
Ed ecco che già di uno strano sogno
Si è colmata l'anima mia:

Dove è fiorito? Quando? In quale primavera?
E a lungo è fiorito? E chi l'ha colto,
Una mano nota o forse estranea?
E chi l'ha posto in questo libro?

Forse in ricordo di un tenero incontro,
O di un fatale abbandono,
Oppure di una passeggiata solitaria
Nel silenzio dei campi, nell'ombra dei boschi?

E lui è vivo, ed è viva lei?
E ora dov'è il loro angolino?
O forse sono già appassiti,
Come questo fiore sconosciuto?

Alexander Puskin


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Poesie di Samuel Taylor Coleridge
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 ottobre @ 20:52:26 CET (208 letture)
Ricerche d'autore





QUALCOSA DI INFANTILE, MA NATURALE

Se avessi solo due piccole ali
E fossi un piccolo uccello piumato,
da te volerei, mia cara!
Ma pensieri come questi sono cose vuote,
ed io rimango qui.
Ma nel mio sonno da te volo:
sono sempre con te nel mio sonno!
Il mondo è tutto proprio.
Ma poi ci si sveglia, e dove sono?
Tutto, tutto solo.
Il sonno non rimane, nonostante le offerte di un monarca :
allora amo risvegliare qui il rompere del giorno:
perché nonostante il mio sonno sia andato,
eppure mentre è buio, si chiudono i coperchi
e si continua a sognare.

23 aprile 1799 Samuel Taylor Coleridge



DESIDERIO

Laddove l’amore vero arde il desiderio è la pura fiamma dell’Amore;
E’ il riflesso della nostra corporatura terrena,
Che trae il suo significato dalla più nobile parte,
E traduce solo il linguaggio del cuore.

1830 (?) Samuel Taylor Coleridge






RAGIONE PER LA CECITÀ’ DELL’AMORE

Ho udito molteplici ragioni
Per cui l’Amore debba necessariamente essere cieco,
Ma questa la migliore di tutte io tengo-
I suoi occhi sono nella sua mente.
Quale siano la forma esterna e la natura,
Esso lo indovina solo in parte;
Ma che dentro sia buono e giusto
Esso lo vede col cuore.

Samuel Taylor Coleridge



COSA E’ LA VITA?
Somiglia la vita a ciò che un tempo era ritenuto di luce,
Troppo ampio in se stesso per la vista umana?
Un assoluto stesso- un elemento infondato-
Tutto quello che vediamo, tutti i colori di tutta l’ombra
Fatto dallo sconfinare dell’oscurità?-
La vera vita non è diretta dalla coscienza?
E tutti i pensieri, le pene, le gioie del respiro mortale,
un abbraccio di guerra di vita e morte in lotta?

Samuel Taylor Coleridge


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Poesia
Postato da Grazia01 il Domenica, 29 ottobre @ 20:47:07 CET (239 letture)
Ricerche d'autore








Poesia


Che puro gioco di lampi sottili
consuma ogni diamante
d'impalpabile schiuma,
e quanta pace che sia nata sembra;
quando sopra l'abisso un sole posa,
opere schiette d'una causa eterna,
scintilla il tempo e il sogno è conoscenza.

PAUL VALÈRY

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Il 9 ottobre del 1983 nacque Mario de Andrade
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 ottobre @ 09:44:28 CEST (147 letture)
Ricerche d'autore




Ho contato i miei anni

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora…
Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta…
E con così poche caramelle nel sacchetto…
Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa, che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.
Sí… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.
Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.
Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, è andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.
Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai…”


Mário de Andrade
poeta, musicologo e critico letterario brasiliano
nato il 9 ottobre 1893 (+1945)

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Il 18 settembre del 1902 nacque Jorge Carrera Andrade
Postato da Grazia01 il Lunedì, 18 settembre @ 21:40:59 CEST (144 letture)
Ricerche d'autore




Il 18 settembre del 1902 nacque Jorge Carrera Andrade,
considerato come uno dei più grandi poeti dell'America Latina.




Rondini

Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.
Nelle piume bagnate dalla prima pioggia
giunge il messaggio fresco dei nidi celesti.
La luce va cercando un nascondiglio.
Le finestre voltano folgoranti pagine
che si spengono improvvise in vaghe profezie.
Fu un paese fecondo ieri la coscienza.
Oggi campo di rocce.
Mi rassegno al silenzio
ma comprendo il grido degli uccelli
il grido grigio d'angoscia
di fronte alla luce soffocata dalla prima pioggia.
Jorge Carrera Andrade

IL GABBIANO E LA SOLITUDINE
Quaderno bianco del mare,
il gabbiano o un messaggio
si spiega nel volo
in due fogli di viaggio.

La sua sorella marittima,
la solitudine, lo guarda
e, in una speranza vana,
sulla costa sospira.

Insetti e piante
si impigliano al suolo:
iniziali ritorte
di una nostalgia sotterranea.

Qui, nel mezzo, vivo
con gli uccelli marini,
prigioniero di me stesso,
compagno delle rovine,

e guardando e sentendo
solo la pioggia armata
batto la solitudine
con la sua spada liquida.


Sono l'uomo universo

Io sono l'abitante delle pietre senza memoria, sete d'ombra verde;
il popolano di tutti i villaggi e delle prodigiose capitali;
sono l'uomo universo, marinaio di tutte le finestre della terra stordita dai motori.
Sono l'uomo di Tokyo che si nutre di pesciolini e bambù,
il minatore d'Europa, fratello della notte;
l'operaio del Congo e della spiaggia, il pescatore della Polinesia,
sono l'indio d'America, il meticcio, il giallo, il nero:
io sono tutti gli uomini.
Sopra il mio cuore firmano le genti un patto eterno
di vera pace e fraternità.






Verrà un giorno

Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo allora apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.

Jorge Carrera Andrade


Di Jorge Carrera Andrade, lo scrittore americano William Carlos Williams aveva rilevato: “Non ricordo un’altra occasione in cui abbia trovato un posto così limpido e libero dal tormento dello spirito che è diventato il nostro pane quotidiano. Le immagini di Jorge Carrera Andrade sono così straordinariamente chiare, così connesse al primitivo che immagino di essere… prendendo parte a una visione già perduta del mondo. È un posto malinconico e maestoso”.
Eccolo allora questo posto, il buen ritiro di Carrera Andrade a ridosso del mare ma ancorato alla terra, dove gli spettacoli della natura offrono al poeta, immerso nella magia di questa atmosfera, la possibilità di cogliere gli aspetti dell’universo, di investigare il cosmo e tutte le sue regole. Prigioniero di se stesso, ma contraddittoriamente libero…
Muore a Quito il 9 novembre del 1978.

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Ogni giorno nasce un poeta, anche se...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 17 agosto @ 20:33:49 CEST (251 letture)
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Giovani che uccidono coetanei a calci e pugni nelle discoteche, uomini che ammazzano sorelle, le fanno a pezzi che infilano in cassonetti, femminicidi quasi ogni giorno, attentati terroristici e altri e mille brutture nella nostra via, come può sopravvivere un sentimenti poetico? Eppure qualcuno disse che la poesia salverà il mondo, comincio a credere che la maggior parte degli esseri umani non abbia né poesia né sentimenti appena un po' umani.
Porto avanti comunque una passione in cui credo, perché in qualche cosa bisogna pur credere e sperare e perché malgrado tutto sono ancora convinta che ogni giorno nasca un poeta.
Oggi fra gli altri è l’anniversario della nascita di

Tommaso Cannizzaro (Messina, 17 agosto 1838 – Messina, 25 agosto 1921) , poeta, critico letterario e traduttore italiano

e Oliverio Girondo (Buenos Aires, 17 agosto 1891 – Buenos Aires, 24 gennaio 1967) che è stato un poeta argentino.

Vi propongo due loro poesie

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Il 27 luglio del 1835 nacque Giosuè Carducci
Postato da Grazia01 il Giovedì, 27 luglio @ 20:09:46 CEST (176 letture)
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Il 27 luglio del 1835 nacque Giosuè Carducci



NOSTALGIA

Là in Maremma ove fiorio
La mia triste primavera,
Là rivola il pensier mio
Con i tuoni e la bufera:
Là nel cielo librarmi
La mia patria a riguardar,
Poi co’l tuon vo’ sprofondarmi
Tra quei colli ed in quel mar.






IN RIVA AL MARE

Tirreno, anche il mio petto è un mar profondo,
E di tempeste, o grande, a te non cede:
L’anima mia rugge ne’ flutti, e a tondo
Suoi brevi lidi e il picciol cielo fiede.

Tra le sucide schiume anche dal fondo
Stride la rena: e qua e là si vede
Qualche cetaceo stupido ed immondo
Boccheggiar ritto dietro immonde prede.

La ragion de le sue vedette algenti
Contempla e addita e conta ad una ad una
Onde belve ed arene invan furenti:

Come su questa solitaria duna
L’ire tue negre e gli autunnali venti
Inutil lampa illumina la luna.

Giosuè Carducci

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Maria Tore
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 luglio @ 19:16:40 CEST (185 letture)
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"Dentro un grande silenzio
di parole
guardo la luna piena
i prati e i profumati
profili dei ciliegi a primavera.
Estatica rimiro
l'ultima luna
come un grande amore"
(Maria Tore)





Per montagne

La voce delle campane
di monte in monte, di valle in valle arriva
e la nebbia dissolve poco a poco
il profilo delle montagne.
Per sentieri, per scorciatoie
cercando i crochi
i funghi e le castagne
o solo per sentire
l’erba che cresce
andiamo guardando il viso
sorridente
di quelli che ci camminano
accanto
e - dentro – cantano
…e un universo
ma solo di montagne
e picchi e gioghi e sempre nuove cime
e nubi nere, bianche, screziate
laggiù lontano sull’orizzonte del cielo
e ringraziare il Signore di essere vivi,
è così, Mariano, il Paradiso!


Due corvi sul prato

Due corvi sul prato
imperlato dall'ultima pioggia
s'inseguon in cerchio, per gioco.
Lui canta
l'eterna canzone
e lei
con brevi note risponde
al canto ed aumenta
l'incanto del giorno
di primavera.
E questo canto non fine
non esaltato dai vati
commuove il mio cuore
perché come il dolore
anche l'amore è eterno
ed ha una voce sola.
Canto parola o fiore
l'amore ci accomuna
nel momento più bello
e ci conferma infine
che ogni essere vivente
ci è fratello.

Maria Tore

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Stephen Vincent Benét
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 luglio @ 19:07:55 CEST (126 letture)
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La vita non si perde morendo;
la vita si perde minuto dopo minuto,
giorno trascinando giorno,
in tutti i mille piccoli insensibili modi.
S. V. B .




Noi immortali

Forse andiamo con il vento, la nube, il sole,
Nella libera compagnia dell’aria;
Forse con i tramonti quando il giorno finisce.
Tutto questo è in me — io non ci bado molto;
C’è da così tempo come le brune colline — e un albero
Come un folle profeta in una terra di carestia —
E io posso stare e sentire eternamente
La vasta e monotona respirazione della terra.

Ho conosciuto ore, lente e ardenti d’oro,
Belle di risate e soffuse di luce,
O Signore, in un momento simile nomina il mio andare,
Mentre si contraggono le mani, e la fredda faccia impallidisce,
E la scintilla muore dentro la mente debole,
Spargendo in altra polvere la sua polvere cosmica.


Nos immortales

Perhaps we go with wind and cloud and sun,
Into the free companionship of air;
Perhaps with sunsets when the day is done,
All’s one to me — I do not greatly care;
So long as there are brown hills — and a tree
Like a mad prophet in a land of dearth —
And I can lie and hear eternally
The vast monotonous breathing of the earth.

I have known hours, slow and golden-glowing,
Lovely with laughter and suffused with light,
O Lord, in such a time appoint my going,
When the hands clench, and the cold face grows white,
And the spark dies within the feeble brain,
Spilling its star-dust back to dust again.

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Emma Lazaru
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 luglio @ 18:50:32 CEST (185 letture)
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IL 22 luglio del 1849 nacque a New York Emma Lazarus




Il nuovo Colosso


Non come il gigante di bronzo di greca fama,
che a cavalcioni da sponda a sponda stende i suoi arti conquistatori:
qui, dove si infrangono le onde del nostro mare
si ergerà una donna potente con la torcia in mano,
la cui fiamma è un fulmine imprigionato, e avrà come
nome Madre degli Esuli. Il faro
nella sua mano darà il benvenuto al mondo, i
suoi occhi miti scruteranno quel mare che giace fra due città.

"Antiche terre, – ella dirà con labbra mute
– a voi la gran pompa! A me date
i vostri stanchi, i vostri poveri,
le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi,
i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate.
Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste,
e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata."
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Poesie di Giuseppe Conte
Postato da Grazia01 il Martedì, 18 luglio @ 15:27:54 CEST (198 letture)
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Poesie di Giuseppe Conte



Dimenticare città, nomi, desideri
di uomo: voglio solo fiorire, rivivere, io
non più io, ibisco, acacia,
conca aperta e tremante di un anemone.
Avere piedi e nodi d’erba, io
non più io, mani guantate
di germogli, ciglia nuove blu, di
scorza il torace, spezzato e vivo.
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Il 4 giugno del 1959 nacque Biagio Cepollaro
Postato da Grazia01 il Domenica, 04 giugno @ 20:51:08 CEST (231 letture)
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Il 4 giugno del 1959 nacque Biagio Cepollaro



La curva del giorno

*
occorre stabilire i confini del silenzio non rispondere sempre
non sempre essere informati fare in modo che ogni parola
sia pleonasmo a fronte di ciò che già c’è. non dicendo
di sé ma dando voce alle spalle alla schiena curva dell’intuizione
che ha percorso tutta la stanza trafiggendo in uno i molti pensieri
occorre che ogni parola distillata sia essa stessa una guardia
di frontiera che vigili insonne i confini dall’alba al tramonto
con gli occhi rivolti al silenzio sia la sua unica verità corporale

*
occorre stabilire i confini del corpo: anche una casa
con le sue camere e le sue funzioni è una guaina
e aderisce ai suoi moti. dormire al riparo dalla pioggia
cucinando i cibi assaporando carni di altri animali
e foglie e frutti. dormire ancora dopo ogni rientro
sistemando lenzuola e coperte lavando con cura
il piatto e il bicchiere affilando il coltello per il pane
occorre lasciar passare da quei confini la notte
e lasciar mescolare i corpi perché parlino tra loro

*

il corpo sa che tra i suoi mobili confini e le strade si accumula
una gran massa d’acqua che piove dal cielo. è questo mare rovesciato
che suona la sua risacca di gocce sul legno delle finestre e sulla tela
degli ombrelli a inchiodarlo in un ascolto senza azione e costrutto:
il suo movimento vorrebbe la secchezza dell’asciutto la precisione
di ciò che non perde non si frammenta piuttosto una linea tracciata
tra due punti come un’idea illuminata nel centro da un raggio di sole
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Il 4 giugno del 1898 nacque Renzo Pezzani
Postato da Grazia01 il Domenica, 04 giugno @ 20:47:56 CEST (208 letture)
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Il 4 giugno del 1898 nacque Renzo Pezzani



Il pane

Pane, panetto mio,
così buono ti vuole Iddio.
Così dorato, così croccante,
sei uscito d mani sante.
Sei sbocciato come un fiore
dalla gioia e dal dolore,
dalla terra lavorata,
dal sudore che l'ha bagnata.
Pane, panetto mio,
così buono ti vuole Iddio.




La leggenda dei colori

I colori si incontrarono in un prato e si misero a chiacchierare.
Ognuno lodava se stesso.
lo diceva il giallo - somiglio all'oro e sono il più bello.
Sono io il più bello - disse l'azzurro. - L'aria ha il mio colore e il mare si lascia tingere da me.
In quel mentre ecco giungere nel prato alcuni bambini con una bandiera.
Allora il bianco, il rosso e il vero e si misero a gridare:
Siamo noi i più belli, quando siamo uniti insieme.




Pioggia di Maggio


Passa una nuvola come un cigno
dentro il cielo senza rughe.
Scioglie la pioggia nell'orto verdigno,
tocca fronde, lava lattughe.
Sfatta la nuvola rimane il bello
e questo fiato da bocca di fiore,
l'orto fresco di colore
e la musica d'un ruscello.
Rimane il cielo così pulito
con un'allodola così sincera
che appena dici una preghiera
già cammina nell'infinito.

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Il 4 giugno del 1821 nacque Apollon Majkov
Postato da Grazia01 il Domenica, 04 giugno @ 20:44:17 CEST (195 letture)
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Il 4 giugno del 1821 nacque Apollon Majkov





Voci della notte

O notte senza luna!... Come un innamorato
ti ascolto e ti contemplo, immoto, estasiato...
Qual musica s'effonde sotto l'argenteo manto!
Intorno, delle fonti gorgoglia il terso canto
qui trema un'adamantina. Perluccia sopra un ramo,
là trilla un augellino l'uguale suo richiamo;
e come un orologio, tra l'erbe, l'indiscreto
grillo ripete l'aspro stridio; dal giuncheto
del fiume s'ode il coro dei rospi, come sordi
d'un organo lontano evanescenti accordi;
e regna sopra tutta la placida armonia,
ora mugghiante, ed ora molto sommesso e lento,
lo strepito d'un nero lontan mulino a vento...
E gli astri!... Oh, quale incanto!... Qual pura melodia!...
Nel coruscar metallico, nel vivo palpitare,
sembrami udire il rombo del loro eterno andare...
Apollon Nikolaevic Majkov





Apollon Nikolaevic Majkov
(Mosca, 4 giugno 1821 – San Pietroburgo, 20 marzo 1897) è stato un poeta russo.
Figlio di un pittore, fu appassionato cultore delle antichità greche e latine.
Nelle sue poesie sono molto vivide meditazioni, contemplazioni e reminiscenze.
La sua produzione ha spaziato da descrizioni di paesaggi russi ad ambienti italiani e serbi.

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Il 29 maggio del 1892 nacque Alfonsina Storni
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 maggio @ 20:50:51 CEST (203 letture)
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Il 29 maggio del 1892 nacque Alfonsina Storni,
poetessa, drammaturga e giornalista argentina




DUE PAROLE

All’orecchio questa notte mi hai detto due parole
comuni. Due parole stanche
di essere dette. Parole
che da vecchie si son fatte nuove.

Due parole così dolci, che la luna che passava
filtrando tra i rami
nella mia bocca si è fermata. Due parole così dolci
che una formica mi cammina sul collo e resto immobile
non provo nemmeno a scacciarla.

Due parole così dolci
che senza volerlo esclamo: oh, che bella, la vita!
Così dolci e così mansuete
che oli profumati scorrono sul corpo.

Così dolci e così belle
che nervose, le mie dita,
si muovono verso il cielo imitando una forbice.

Vorrebbero le mie dita
tagliare stelle.

(da Il dolce danno, 1918)





PRESENTIMENTO

Ho il presentimento che vivrò molto poco.
Questa mia testa assomiglia a un crogiolo,
purifica e consuma,
ma senza un gemito, senza un accenno di orrore.
Per uccidermi chiedo che un pomeriggio senza nubi,
sotto il limpido sole,
nasca da un grande gelsomino una vipera bianca
che dolce, dolcemente, mi punga il cuore.

(da Il dolce danno, 1918)



UOMO

Uomo, io voglio che tu comprenda il mio male,
uomo, io voglio che tu mi dia dolcezza,
uomo, io vado per i tuoi stessi sentieri;
figlio di madre: comprendi la mia pazzia...

(da Irrimediabilmente, 1920)




CANCELLATA

Il giorno in cui morirò, la notizia
seguirà le solite procedure,
da un ufficio all'altro con precisione
dentro ogni registro verrò cercata.

E là molto lontano, in un paesino
che sta dormendo al sole su in montagna,
sopra il mio nome, in un vecchio registro,
mano che ignoro traccerà una riga.

(da Languidezza, 1920)
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Il 27 maggio del 1894 nacque Louis-Ferdinand Céline.
Postato da Grazia01 il Sabato, 27 maggio @ 21:29:33 CEST (186 letture)
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Il 27 maggio del 1894 nacque Louis-Ferdinand Céline. Il vero nome è Louis Ferdinand Auguste Destouches, nasce a Courbevoie, a poca distanza da Parigi. E' figlio di Fernando, impiegato in una compagnia assicurativa, e di Marguerite, proprietaria di un negozio di merletti e porcellane. Fu scrittore, saggista e medico francese: scelse il nome della nonna materna, Céline, per firmare le sue opere. Considerato appartenente alle correnti del modernismo e dell'espressionismo, Céline è considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita a un nuovo stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea. Fu un innovatore nel panorama letterario francese. La maggioranza dei suoi libri originano da spunti autobiografici, e sono narrati in prima persona da Ferdinand, il suo alter ego letterario.
Per le sue prese di posizione politiche e affermazioni durante la Seconda guerra mondiale, esposte in pamphlet violentemente antisemiti, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa. Emarginato dalla vita culturale, dopo il 1945, il suo stile letterario fu preso a modello da alcuni scrittori che gravitavano attorno alla Beat Generation statunitense. Anche Charles Bukowski aveva grandissima ammirazione per la prosa letteraria di Céline.
Con il Viaggio al termine della notte, ritenuto il suo capolavoro, l’autore, nell’incipit introduttivo, pare voltare le spalle alla vita, per evadere dallo squallore e dalla miseria dell’animo umano. “Céline ha lanciato una bomba contro l’edificio dell’umanità”, dissero di lui. Per sventrarla e mostrarci le interiora, che saranno pure brutte, ma sono lì, sotto la pelle, e qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco di mostrarle a tutti. Se si dovesse descrivere il mondo visto con i suoi occhi, lo si rappresenterebbe facilmente come una torta a base di merda e sangue, di cui tutti devono prendersi la propria fetta. E come ciliegina sulla torta metteremmo un bel pezzo di fegato. Perché ci vuole fegato per affrontar la vita, per affrontar la Notte.

Frasi famose:

Si ha un bel dire e pretendere, il mondo ci lascia molto prima che ce ne andiamo per davvero.

L'anima è la vanità e il piacere del corpo finché uno è in gamba, ma è anche la voglia di uscire dal corpo quand'è malato o le cose girano male.

È più difficile rinunciare all'amore che alla vita.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.


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Nanni Cagnone - Nato il 10 aprile 1939
Postato da dada il Lunedì, 10 aprile @ 21:22:32 CEST (228 letture)
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Ogni giorno nasce un poeta 10 aprile 1939: Nanni Cagnone






Il meraviglioso
è già stato – taciturno,
senza il sì-e-no
degli avvenimenti –,
nella comunanza
del sonno
s’è ingrandito, frutto
fuori stagione vivo
e certo che sua polpa
non s’addenta.
Ma tu
disperatamente non sei
mi toglie anche il passato,
quel tuo obbedire
alla scarsità dei morti.




Passai
con la mia voce
ove abitavano
i contemporanei —
ma erano acerbi,
in loro non vidi
tra rovi e fiori
né tenerezza
né proporzione.
‘Anticamente’
mi parve parola
adatta a trascurarli.



Percosso dal Mistral —
l’irradiato contorno
non è più tuo, sfugge si perde
nel crepacuore della contrada
e consentir dei rami,
nella musica monotona
del sangue, menestrello palpito
oracolo dei battiti al minuto.
Diranno che t’impressiona,
ancor ti meraviglia, il mondo.
Non pioverà —
in su l’oceano d’aria,
vele del vento le nubi.


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Il 2 aprile del 1950 nacque Naim Araidi
Postato da dada il Domenica, 02 aprile @ 18:52:35 CEST (201 letture)
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Lasciatemi tornare



Lasciatemi tornare alla madreterra
al mio vecchio paese,
alle pareti paurose delle tombe
lasciatemi tornare
al canto degli uccelli
al canto del gallo
alla terra dei cactus
e dei cipressi
alle gocce d’acqua
alla sorgente del villaggio
al mio insegnante di nuoto
che mi ha aiutato
a sopravvivere nell’oceano
della vita e nei mari
di ogni città...
permettetemi di tornare al lato orientale
o straniero, non importa
lasciatemi tornare a me stesso...

Lasciatemi prendere ciò che vi piace dell’occidente
m’è costata la vita e gli anni migliori senza sorridere
mai
prendete le vostre macchine per autostrade mortali
tutti i telefoni cellulari
tutti gli schermi piatti
tutti gli strumenti sofisticati della vita moderna
non c’è necessità di uccidermi, di lasciarmi morire
per uccidere
chi ha gelosia
nei miei confronti.



Amiamo la letteratura


Abbiamo tristezza sufficiente per una e mille canzoni
abbastanza rossore per la nostra pelle orientale
una parte per la guerra,
una per sconfitte e inganni
una dolce madreterra è dentro di noi
noi, duplici, pigri, miraggio nel deserto
siamo un rebus!
Tristezza non abbatterci, nati da sanguisughe
camminiamo tuttavia dolcemente sulla sabbia
dormendo su tappeti in terre deserte
dentro di noi

la crudeltà, i beduini, i pastori sulle colline
a piedi nudi delle strade
oggi
come nelle giornate più lunghe
Oh tempi arabi!
Oh tristezza non trattarci con la crudeltà di sempre
amiamo la letteratura!
amiamo la Letteratura!

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Il 19 marzo del 1930 nacque Lina Kostenko
Postato da dada il Domenica, 19 marzo @ 23:23:42 CET (187 letture)
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Il 19 marzo del 1930 nacque Lina Kostenko, poetessa e scrittrice ucraina.
La più rappresentativa della "Generazione dei '60" dei poeti ucraini





Il riso

Nella strada – lo sento dalla finestra -
Una donna e il suo riso improvviso.
Forse è triste, questa donna o, forse,
Ha solo voglia di ridere.
Io guardo i fiumi di strade scure
Le teste delle lanterne gioiose,
coperte di piccoli caschetti di latta,
e sopra il davanzale della mia finestra,
dei castagni offrono i loro bianchi fiori...
E io guardo e penso alle mie poesie.
Se sono tristi, che lo siano del tutto!
Perlomeno, che non ridano d'improvviso
Poiché la gente sincera chiude le finestre.





Steppe

Steppe verdi, né albero né campo
Steppe azzurre, né piccioni né nubi.
Un sole rosso,
lingotto ancor che brucia
voga lento in mezzo a loro.

E tu, dietro ad esso
fino a sera, giri a vuoto
non sei stanco? sosta, riverso nell’erba,
e poi ascolta, ascolta
fino a non poterne più
i fiori della steppa che, dolcemente
respirano.




Sei venuta di nuovo, mia triste musa



Sei venuta di nuovo, mia triste musa.
Non temere, sono instancabile.
Come una medusa, fluttua sul mondo l'autunno,
e le foglie umide cadono sul lastricato.
Tu sei venuta con i sandaletti leggeri,
la mantellina appena gettata sulle spalle.
Oh, sei venuta col maltempo, da lontano,
così sola soletta nella notte!
Dove sei stata, nell'Universo o a Sparta?
A quali secoli hai brillato nella foschia?
E con quale carta inconfessabile
trovi i poeti sulla terra?
A loro detti la sorte, non i versi.
La tua fronte è nobile e luminosa.
Ci sono poeti migliori e più fortunati.
Grazie per aver scelto me.

Lina Kostenko

(Traduzione di Paolo Galvagni)








Lina Kostenko è stata la più autorevole e critica osservatrice nell'ambito degli intellettuali ucraini,
del disastro di Chernobyl, raccontando la vicenda nel romanzo Zona di alienazione
e scrivendo la sceneggiatura del film Chernobyl: veglia funebre.



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Poeti nati il 16 marzo
Postato da dada il Giovedì, 16 marzo @ 21:15:42 CET (128 letture)
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Poeti nati il 16 marzo







Il 16 marzo del 1803 nacque Nikolaj Michajlovič Jazykov poeta russo morto nel 1846




Elegia

All'ombra di eccelse cime nevose,
Di picchi orridi e rocciosi,
Da penosi pensieri mi sento afflitto:
Ribolle, scroscia una cascata,
Ribolle, scroscia senza posa,
Insistente, ossessiva scroscia!
È muto il bosco, sempre
Deserto, quasi un po' sinistro;
Ed ecco, brandelli d'una grigia nube,
Qua e là impigliati nella selva,
Strisciano soffici e vischiosi
Su, verso cieli sonnolenti.
Ah, monti, monti! Al più presto, via
Via di qui, a casa! Non di lor son figlio!
In Russia! Là è più lieto il cuore
In vista delle ridenti colline!

Nikolaj Michajlovic Jazykov




Il 16 marzo del 1839 nacque Sully Prudhomme, poeta francese morto nel 1907




Il cigno

Sullo specchio d'un lago d'acque calme,
taglia silente l'onda il cigno, e avanza
con le sue larghe palme. Bianca e lieve
è la pelurie al fianco, come neve
al sole che la scioglie nell'aprile.
Con l'ala ferma e opaca; al vento trepida,
naviga e va come un veliero antico:
erge il bel collo candido, l'affonda
voluttuoso in acqua, lo protende
disteso a fior dell'onde, o il nero becco
nel bianco petto immacolato immerge.
A volte si rifugia in mezzo ai pini
nella calma e nell'ombra, e con le palme,
premendo l'erba ch'alta il passo ingombra,
languido avanza nella grotta ombratile
o alla querula fonte che lamenta
un morto amore. Qualche stanco salice
con le foglie gli sfiora il niveo fianco.
A volte lascia il bosco e va sull'erba
in pieno azzurro, alto e superbo il capo,
cercando un luogo aperto dove a lungo
pavoneggiarsi, e più risplenda il sole.
Poi, quando a sera il lago appena scorgesi,
ed ogni aspetto par vago fantasma
ed arde all'orizzonte un rosso solco;
quando né giunco né gladiolo trema
e già la rana canta e il cielo imbruna
e al chiar di luna splendono le lucciole,
il cigno, a fior dell'acqua ove rispecchia
la sera immensa l'ombra sua di viola,
come un bel vaso argenteo fra i riflessi
di lattee gemme, e sotto l'ala il capo,
chiuso in due firmamenti, si addormenta.





il 16 marzo del 1892 nacque César Vallejo, poeta peruviano morto nel 1938




Ancora un poco di calma, compagno;
un molto immenso, settentrionale, completo,
feroce, di piccola bonaccia,
al minimo servizio di ogni trionfo
e nell’ardita servitù di fiasco.

Di ebbrezza, ne hai d’avanzo; e non v’è tanta
pazzia nella ragione quanto questo
tuo raziocinio muscolare; e specie
la tua esperienza è un razionale errore.

Ma, per parlar più chiaro
e pensarci ben bene, sei d’acciaio,
purché tu non sia
sciocco e ti rifiuti
di entusiasmarti tanto per la morte
e la vita, con la tua sola tomba.

Occorre che tu sappia
contenere il tuo volume senza correre o affliggerti,
la tua realtà molecolare intera
e, al di là, la marcia dei tuoi evviva
e, al di qua, i tuoi abbasso leggendari.

Sei d’acciaio, come si dice,
a patto che non tremi e non finisca
per scoppiare, compare
del mio calcolo, enfatico, figlioccio
dei miei sali luminosi!

Cammina, nient’altro; risolvi,
medita la tua crisi, somma e avanti,
tàgliala, càlala, guàstala;
il destino, le intime energie, i quattordici
versetti del pane; quanti diplomi
e procure, sull’orlo fededegno del tuo slancio!

Quanti dettagli in sintesi, con te!
Quante pressioni identiche, ai tuoi piedi!
Quanto rigore e quanti patrocinî!

È sciocco
codesto metodo di patimento,
codesta luce modulata e virulenta,
se ti basta la calma a far segnali
seri, caratteristiche fatali.

Uomo, su via, vediamo;
dimmi quel che mi accade,
che, pur gridando, io son sempre ai tuoi ordini.

[28 nov. 1937]



Il 16 marzo del 1920 nacque Tonino Guerra, poeta, scrittore e sceneggiatore italiano
L'ultimo cantastorie che ci ha lasciato nel 2012



I Bu (I Buoi)

Andé a di acsè mi bu ch'i vaga véa,
che quèl chi à fat i à fatt,
che adèss u s'èra préima se tratour.
E' pianz e' còr ma tòtt, ènca mu mè,
avdai ch'i à lavurè dal mièri d'ann
e adèss i à d'andè véa a tèsta basa
dri ma la còrda lònga de' mazèll.



Ditelo ai miei buoi che l'è finita che il loro lavoro
non ci serve più che oggi si fa prima col trattore.
E poi commoviamoci pure a pensare alla fatica
che hanno fatto per mille anni
mentre eccoli lì che se ne vanno a testa bassa
dietro la corda lunga del macello.





…U ì è dal sàiri che
pròima d’àandè a lèt
a stàgh disdai
sòura una bènca de teràz
e a gurèr la vala.
U m pèr ch’apad’aspitè
qualcadéun. E po és un amòigh
o un parént o i manda un telegràma
o se no i telefona.
Invéci l’è sultènt
l’acqua de fiòmm alazò
ch’ vu parlé sa mé.

Ci sono sere
che prima d’andare a letto
sto seduto sulla panca del terrazzo
e guardo la valle.
Mi sembra che debba aspettare
qualcuno. Puo’ essere un amico
o un parente o mi mandano un telegramma
o altrimenti telefonano.
Invece è soltanto
l’acqua del fiume laggiù
che scivola sui sassi
che vuole parlare con me




Il 16 marzo del 1922 nacque Claudio De Cuia, poeta italiano

Nato nella Città dei due Mari nel Marzo del 1922, è socio ordinario della “Società di Storia e Patria per la Puglia”.
Nella sua cinquantennale attività di scrittore ha narrato le vicende storiche della sua città. Oltre alla composizione di numerose poesie, ha trascritto il Vangelo di San Giovanni in versi in dialetto tarantino. Si dedica inoltre all’attività grafica artistica e diverse sue opere xilografiche figurano in numerose raccolte pubbliche e private.
Tra le opere, citiamo “A storia nostre” (la storia di Taranto dalle origini al Settecento); “A Cummedie de Dande” (passi scelti dalla Divina Commedia); “Pasche e Primavere” (raccolta di poesie dialettali di argomento pasquale); “Ore, ‘ngienze e mmirre” (raccolta di poesie di argomento natalizio); “ ‘U Briviarie d’a nonne” (invocazioni, scongiuri, preghiere, devozioni popolari, auguri, filastrocche e ninne-nanne in dialetto tarantino).



Pasqua tarantina

Stamani per tempo il ponentino
si è messo con maggiore impegno a stuzzicare
l’ultima nuvola; deve preparare
il migliore scenario celestiale
per il Giovedì Santo!… Le ha aiutate
per l’occasione il sole da lontano
e tutti e due insieme, oggi, d’accordo
hanno asciugato l’ultimo strascico di pioggia
che l’Inverno lascia in braccio alla Primavera!
La prima posta è già pronta scalza
per il giro della campagna e della città
e per la Processione, domani, dei Misteri.
In questo giorno la Chiesa è a lutto con l’altare
spoglio di tovaglie e libri sacri;
neanche la campana suona a morto,
non vedi accendere neanche una lampada
davanti alle nicchie coperte e nude
e il Crocifisso ( vai a capire da quanti anni)
dal pulpito guarda sedie e panche
vuoti di fedeli e di devoti.
Sopra alla sepoltura di un Cardinale,
sotto ad uno stemma con quattro cherubini,
la Morte con tre versi in latino
dice che nulla vale dinanzi a lei.
Due angeli di marmo sull’altare,
muti, non visti, siedono da ieri;
da quando è stata posta tra i candelabri
l’Urna per l’Adorazione sopra un mare
di rose e di camelie e nel mezzo la scia
dell’incenso e l’odore morto di candele
che aspettano il Gloria per sciogliere il gelo.
E zitta, almeno adesso, malinconia.
Non lo senti l’odore della cannella?! Spande
davanti ai forni un’allegria di festa!
E’ la Pasqua tarantina che si veste
con gli odori migliori! Torna qui portando
ai bambini la bambola del dolce tipico,
ai perdoni il suono dolce della medagliera, le due processioni
ed in cielo la prima rondine incerta!

(da” Pasqua e Primavera”, Taranto 1989)

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Il 12 marzo del 1863 nacque Gabriele D'Annunzio
Postato da dada il Lunedì, 13 marzo @ 13:58:02 CET (258 letture)
Ricerche d'autore


Il 12 marzo del 1863 nacque Gabriele D'Annunzio e il primo marzo del 1938 ci lasciava.
Fu uno dei poeti e scrittori più importanti, famosi e amati della letteratura italiana
“il Vate” Gabriele D’Annunzio.




O FALCE DI LUNA CALANTE

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme…
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!



PASTORI D’ABRUZZO

Settembre. Andiamo è tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare,
vanno verso l’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti alpestri
ché sapor d’acqua natia
rimanga nei cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
Oh voce di colui che primamente
conobbe il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral
cammina la greggia.
Senza mutamento è l’aria
e il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci rumori,
ah perché non son io coi miei pastori?




STRINGITI A ME

Stringiti a me,
abbandonati a me,
sicura.
Io non ti mancherò
e tu non mi mancherai.
Troveremo,
troveremo la verità segreta
su cui il nostro amore
potrà riposare per sempre,
immutabile.
Non ti chiudere a me,
non soffrire sola,
non nascondermi il tuo tormento!
Parlami,
quando il cuore
ti si gonfia di pena.
Lasciami sperare
che io potrei consolarti.
Nulla sia taciuto fra noi
e nulla sia celato.
Oso ricordarti un patto
che tu medesima hai posto.
Parlami
e ti risponderò
sempre senza mentire.
Lascia che io ti aiuti,
poiché da te
mi viene tanto bene!



UN RICORDO

Io non sapea qual fosse il mio malore
né dove andassi. Era uno strano giorno.
Oh, il giorno tanto pallido era in torno,
pallido tanto che facea stupore.

Non mi sovviene che di uno stupore
immenso che quella pianura in torno
mi facea, cosí pallida in quel giorno,
e muta, e ignota come il mio malore.

Non mi sovviene che d’un infinito
silenzio, dove un palpitare solo,
debole, oh tanto debole, si udiva.

Poi, veramente, nulla piú si udiva.
D’altro non mi sovviene. Eravi un solo
essere, un solo; e il resto era infinito.



IL VENTO SCRIVE

Su la docile sabbia il vento scrive
con le penne dell’ala; e in sua favella
parlano i segni per le bianche rive.

Ma, quando il sol declina, d’ogni nota
ombra lene si crea, d’ogni ondicella,
quasi di ciglia su soave gota.

E par che nell’immenso arido viso
della pioggia s’immilli il tuo sorriso.



CANTA LA GIOIA

Canta la gioia! Io voglio cingerti
di tutti i fiori perché tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa magnifica donatrice!

Canta l’immensa gioia di vivere,
d’esser forte, d’essere giovine,
di mordere i frutti terrestri
con saldi e bianchi denti voraci,

di por le mani audaci e cupide
su ogni dolce cosa tangibile,
di tendere l’arco su ogni
preda novella che il desìo miri,

e di ascoltare tutte le musiche,
e di guardare con occhi fiammei
il volto divino del mondo
come l’amante guarda l’amata,

e di adorare ogni fuggevole
forma, ogni segno vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia caduca,
ogni apparenza ne l’ora breve.

Canta la gioia! Lungi da l’anima
nostro il dolore, veste cinerea.



Frasi di Gabriele D'Annunzio


“Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non scambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei”

“La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua.”

“La nostra vita è un’opera magica, che sfugge al riflesso della ragione e tanto più è ricca quanto più se ne allontana, attuata per occulto e spesso contro l’ordine delle leggi apparenti.”

“Gli uomini d’intelletto, educato al culto della Bellezza, conservano sempre, anche nelle peggiori depravazioni, una specie di ordine.”

“Colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale molto ha gioito.”

“L’istinto di ferocia bestiale si celava in fondo alla sua sensualità possente”

“Il privilegio dei morti: non moriranno più.”

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