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Non esiste saggezza
Postato da Grazia01 il Sabato, 29 gennaio @ 20:57:30 CET (2369 letture)
Racconti I




Non esiste saggezza

Viaggio assurdo, mi dissi. Ero arrivato ad Amsterdam a mezzanotte passata. Il volo che doveva riportarmi in Italia partiva qualche ora dopo, la mattina presto. Non aveva senso prendere una stanza in albergo e quindi decisi di restare in aeroporto, senza nemmeno uscire dalla zona imbarchi. Ero in un gigantesco atrio pieno di negozi, tutti chiusi. Pochi viaggiatori sperduti come me, qua e là. Alcuni, in piccoli gruppi, chiacchieravano tra loro con l'aria un po' aliena che hanno le persone in situazioni sospese come quella. Qualcuno dormiva seduto, qualcuno disteso per terra o su più sedili; profondamente, come anch'io riuscivo a fare molti anni prima. Scelsi una fila di sedie completamente libera. In quella di fronte c'era solo una ragazza che leggeva. Prima di sedermi le diedi un' occhiata e mi parve che la sua faccia avesse qualcosa di familiare, come se l'avessi già vista o conosciuta. Mi sedetti, tirai fuori il mio libro, per qualche minuto tentai inutilmente di leggere, rinunciai e mi guardai di nuovo attorno.
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I DUE PESCATORI
Postato da Grazia01 il Venerdì, 25 giugno @ 11:47:04 CEST (995 letture)
Racconti I

La morte andò a trovare il vecchio. Ci andava quasi ogni giorno, ormai. Sedeva insieme a lui sulla riva e lo guardava pescare. Quando il vecchio prendeva un pesce e lo rimetteva in acqua, la morte scuoteva la testa. Il vecchio annusava l’odore delle alghe portate a riva dalle onde. Diceva ridendo: - Sono morte, ma respirarle fa bene ai polmoni.
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La bambola
Postato da Grazia01 il Martedì, 04 maggio @ 13:16:08 CEST (769 letture)
Racconti I

Il bello di Kafka è che non lo perdi più. Quando ti sei tuffato nella sua opera non la dimentichi.
E più cose sai della sua vita, e più la sua opera assume interesse. Kafka non era solo un grande scrittore, era anche un uomo eccezionale. Mai sentita la storia della bambola?
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Quest'uomo e questa donna
Postato da Grazia01 il Giovedì, 28 gennaio @ 17:42:01 CET (1506 letture)
Racconti I

Quest'uomo e questa donna sono in una macchina straniera. Questa macchina è costata trecentoventimila franchi e, stranamente, è stato soprattutto il prezzo dello stemma che ha fatto esitare l'uomo dal concessionario. Lo spruzzatore lavavetro destro funziona male.
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Nascere
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 27 gennaio @ 10:46:39 CET (1068 letture)
Racconti I
La sensazione è di volare leggera, sospesa, pulviscolo luminoso in un'acqua chiara dai contorni protetti, sfumati.
Tutto è grande e piccolo, maestoso e umile ... ogni movimento, lento, cadenzato, immerso in una pace sottile, si scioglie in vibrazioni di luce e di calore liquido, galleggiante.
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Cappuccetto Rosso...favola rivisitata
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 ottobre @ 09:32:41 CEST (1785 letture)
Racconti I

C'era una volta una cara ragazzina, che solo a vederla le volevan tutti bene. Specialmente la mamma, che un giorno le disse: "Cappuccetto Rosso, vieni qua!". "Eccomi, mammina!", rispose subito lei. "Cappuccetto Rosso, mi devi fare un favore: prendi quel paniere e mettici dentro la grappa e le pillole per la pressione". "Ecco fatto mammina!".
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UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 08 luglio @ 18:37:48 CEST (1074 letture)
Racconti I UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA

In fin dei conti, di che cosa potremmo parlare se non del tempo? Pensai, guardando il signor T. attraverso lo specchio dell'ascensore. «Le stagioni che amo di più sono l'autunno e la primavera», dissi. «Perché , mai, signor A.? Non le piace l'estate?».


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Il grillo e la moneta
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 01 luglio @ 12:18:13 CEST (817 letture)
Racconti I

Il grillo e la moneta

Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano. Si erano conosciuti in India, dove l'italiano era andato con la famiglia per fare un viaggio turistico. L'indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria.
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Conosco la dignità, ditemi cos'è l'amore.
Postato da Grazia01 il Giovedì, 11 giugno @ 16:23:09 CEST (806 letture)
Racconti I

L'amore. Tra tanto stupore e abbagliamento, le donne erano ciò che più mi affascinava, ma che nel contempo più m'intimidiva. Vedevo passare una ragazza, mi piaceva, e cominciavo a seguirla come un bambino fa con una ghiottoneria, ma non osavo rivolgerle la parola. Era un piacere contemplarle, sentire la loro voce, osservare il ritmo eccitante dei loro fianchi nel camminare. Le seguivo da lontano, finché non sparivano in un portone o in un ingresso della metro.
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La casa
Postato da Grazia01 il Martedì, 09 giugno @ 11:01:52 CEST (937 letture)
Racconti I
La casa di cui parlo appartiene a persone che un tempo erano ricche e sono poi cadute in rovina. Ogni giorno la sua miseria si accresce di nuovi particolari. L'intonaco si stacca dalle pareti, i passeri saltellano sul vecchio pavimento e sbattono le ali nella polvere; le colombe si raggruppano nella cappella come nembi di nuvole in un cielo temporalesco.
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Il giocatore di dadi
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 maggio @ 18:24:41 CEST (758 letture)
Racconti I

Questa è probabilmente un'altra delle balle raccontate da Mulligan, ed è a proposito di un tizio che si chiamava Eddie. Mulligan era stato sotto le armi con Eddie e lo conosceva molto bene.
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Il pettirosso (una storia vera)
Postato da Grazia01 il Lunedì, 29 dicembre @ 21:19:05 CET (863 letture)
Racconti I

Nelle strade rumorose del centro, cerco di perdere la mia identità e di confondere il mio sgomento nel caos dell'ora di punta. Ogni suono resta, pur tuttavia, nello scenario della mia mente, relegato in secondo piano dal mio cervello che seleziona solo il tumultuoso battito del mio cuore e mi riporta ogni istante là, dove il dolore è più grande, dove lo strazio si scongela, distillando sangue vivo da ogni mia cellula. Mio figlio agonizza fra i tubi corrugati di un respiratore artificiale e i teli verdi della Rianimazione.
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La saga di Spa
Postato da Grazia01 il Giovedì, 04 dicembre @ 11:04:42 CET (1127 letture)
Racconti I

La saga di Spa

Da sempre, o quasi, aspettava in quella gabbia stretta, nella quale aveva giusto lo spazio per rigirarsi su se stesso. In un angolo, una ciotola di croccantini scaduti e una tazza di acqua salmastra dove galleggiavano residui di rifiuti assai poco appetitosi. Poi, c'era un contenitore in plastica riempito di sabbia che veniva cambiata al massimo una o due volte la settimana.
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COLEI CHE BREVEMENTE FU E CHE MAI IN VITA CONOBBI (seconda parte)
Postato da claudiocisco il Sabato, 20 settembre @ 13:20:58 CEST (1184 letture)
Racconti I
"LA TRAMA DELLA STORIA":

La narrazione è ambientata a Messina, nella parte più alta ed antica del cimitero, dove è tuttora sepolta la protagonista del racconto.
Manuel, un ragazzo diciannovenne messinese strano e solitario, rincorre ossessionatamene l’ombra di una ragazza vissuta nella stessa città per quasi diciassette anni nel secolo dell’Ottocento, figlia di nobili dell’epoca, Marietta Cianciolo.
Si lascia talmente coinvolgere da quest’incantesimo, da effettuare minuziose ricerche sull’identità e sulla vita passata di lei. Arriverà a rasentare la follia non riuscendo più a distinguere il confine che divide il reale dall’immaginario. Farà rinascere dalla morte la ragazza grazie alla forza dell’immaginazione e alla sua fervida fantasia, fino a instaurare con lei un rapporto di profonda amicizia fatta di confidenziali dialoghi di alto spessore umano e spirituale, colmi di semplicità e tenerezza.
Il romanzo racchiude citazioni sulla storia di Messina antica con particolare riferimento alle origini del Cimitero Monumentale e alla genealogia di qualche famiglia nobile messinese dell’Ottocento.


CONTINUAZIONE DEL RACCONTO


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Sogno
Postato da Grazia01 il Domenica, 13 luglio @ 18:54:23 CEST (830 letture)
Racconti I

“E se non succedesse niente? Se rimanessimo qui ad aspettare, magari per ore, e non succedesse niente, che diresti? Che è colpa mia?”
Mi guarda come se invece fossero mie tutte le colpe del mondo, come se l'avessi trascinata io in questa assurdità. Io?! Io che avrei preferito restare a casa al calduccio?! Ma ormai siamo qui, tanto vale aspettare.
“Ascolta, siamo qui da soli io e te, non fa neanche tanto freddo, dai, anche il mare si è calmato, sediamoci ed aspettiamo.”
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L'iguana
Postato da Antonio il Lunedì, 07 aprile @ 19:02:27 CEST (835 letture)
Racconti I

Trascorrevano intere giornate sugli scogli. L'acqua rendeva i loro colori accesi e vivi.
Il verde si mescolava con l'azzurro.
L'azzurro con il viola.
Il viola con l'argento.
L'argento con il rame.
Il rame con la ruggine del tramonto.
Immobili guardavano il mare. Silenziose, con i loro profili preistorici e affilati tagliavano le onde del mare come fette di pane . La schiuma delle onde si ammuffiva quando le bagnava e tornava farina di pane nelle ali dei gabbiani.
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Avveniva in ottobre
Postato da Grazia01 il Domenica, 09 marzo @ 12:08:27 CET (866 letture)
Racconti I

AVVENIVA IN OTTOBRE

L'arrivo dei birocci in città, ai primi di ottobre, era un avvenimento. Con le ruote grosse, a raggiera, cominciavano a entrare in città al mattino presto, duravano a passare per tutta la giornata. Erano quaranta, cinquanta birocci con le casse d'uva che i contadini portavano al padrone come parte sua. Le casse erano sistemate sui carri a più ripiani, legate con una corda. In cima era buttata una copertaccia per tenere lontane le vespe.
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Sull'isola
Postato da Grazia01 il Martedì, 20 novembre @ 10:43:07 CET (956 letture)
Racconti I

"Sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa nelle brune del mare del Nord.
Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile.
Il freddo si faceva sempre più insopportabile.
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15 centesimi
Postato da Grazia01 il Martedì, 11 settembre @ 23:32:48 CEST (737 letture)
Racconti I

15 centesimi

Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.
"Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?".
"50 centesimi" replicò la cameriera.
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La favola del cane genio
Postato da Grazia01 il Sabato, 09 dicembre @ 01:19:55 CET (905 letture)
Racconti I

Questo racconto un po’ infantile non lascia intravedere le aspettative che caratterizzano la realtà e nell'ambito lavorativo.
Un macellaio stava lavorando nel suo negozio e si sorprese quando vide entrare un cane. Lo cacciò ma il cane tornò subito. Cercava quindi di mandarlo via ancora ma si rese conto che il cane aveva un foglio in bocca. Prese dunque il foglio e lo lesse:
« Mi potrebbe mandare 12 salsicce e tre bistecche di manzo per favore? » Il macellaio notò pure che il cane aveva in bocca un biglietto da 50 franchi. Così prese le salsicce e le bistecche e le mise insieme al cambio in una borsa che mise nella bocca del cane. Il macellaio rimase molto colpito e, siccome, era già ora di chiudere il negozio, decise di seguire il cane che stava scendendo la strada con la borsa tra i denti.
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Sorpresa
Postato da Grazia01 il Venerdì, 24 novembre @ 11:09:32 CET (1128 letture)
Racconti I

Intorno tutto era buio. Sentiva solo il proprio respiro e il ticchettare del suo orologio. Erano ancora le 16:45. Quanto ci voleva ancora?
Tutti erano immobili, facevano solo un lento brusio.
Erano bravissimi quei ragazzi. Come potevano resistere così a lungo?
E con quel caldo poi.
Era madido, la camicia gli aderiva al torace.
Il salotto visto così, con tutte le tapparelle abbassate, aveva un’aria insolita, innaturale.
Sentì un’auto entrare nel viale allora John si alzò e disse a bassa voce: - Mi raccomando sta arrivando, state pronti.– Si aprì la porta, era Kate. Tornava da una lunga giornata di lavoro ed era molto stanca.
- Ma che succede? John sei impazzito?! Hai lasciato tutto chiuso con tutto questo caldo!-
- Oh! Cara, sei tu? - le disse abbracciandola.
- Sorpresa signora Windstorm, sorpresa! - le urlavano, saltando fuori da tutte le parti, i bambini del vicinato.
- Ma caro, cosa stiamo festeggiando? –
Gli si avvicinò, lo prese per un braccio e, sorridendo per cercare di nascondere la sua irritazione, gli ripose la domanda:
- Caro, cosa stiamo festeggiando? -
La guardò stupito, per un attimo rimase in silenzio.
- Stai scherzando...no, tu te ne sei scoordata! Cielo Kate! Ma come hai potuto? Oggi è il compleanno di Chris!-
- Chris? - ripeté, ma subito si portò la mano alla bocca, quasi spaventata da quello che aveva appena detto.
- Certo, per nostro figlio Chris... -
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Il cane di John Jrving
Postato da Antonio il Martedì, 14 novembre @ 14:07:24 CET (1026 letture)
Racconti I

Verso i figli Garp era istintivamente generoso, fedele come un cane, il più affettuoso dei padri; comprendeva Duncan e Walt fino in fondo, ciascuno a suo modo. Tuttavia non si accorgeva (Helen ne era certa) come la sua ansietà per i figli li rendesse ansiosi, e persino insicuri. Da un lato li trattava come adulti, dall'altro però era tanto protettivo che non permetteva loro di crescere e maturarsi. Non accettava che Duncan avesse dieci anni, e Walt cinque; certe volte sembrava che, per lui, i suoi figli fossero rimasti fermi a tre anni.
Helen stette ad ascoltare la storia che Garp aveva inventato per Walt con il consueto interesse, e preoccupazione. Come tante delle storie che Garp raccontava ai figlioli, cominciava come un racconto per bambini e finiva come un racconto che Garp sembrava aver inventato per se stesso. Forse pensate che ai figli di uno scrittore vengano letti più racconti che ad altri bambini, invece Garp preferiva che i suoi figli ascoltassero soltanto le sue storie.
"C'era un cane," disse Garp.
"Che razza di cane?" disse Walt.
"Un pastore tedesco," disse Garp. "Come si chiamava?" domandò Walt.
"Non aveva un nome," disse Garp. "Viveva in una città della Germania, dopo la guerra."
"Quale guerra?" chiese Walt.
"La Seconda Guerra mondiale," disse Garp. "Oh, sì, certo," disse Walt.
"Questo cane era stato in guerra," disse Garp. "Aveva fatto il cane da guardia, quindi era molto feroce e molto furbo."
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Pigionali di Federico Tozzi
Postato da Grazia01 il Sabato, 11 novembre @ 20:52:58 CET (2164 letture)
Racconti I

Marta e Gertrude avevano la porta allo stesso pianerottolo buio; e la gente sbagliava sempre.
Marta era vedova da dieci anni, e Gertrude zitella con i capelli grigi. Stavano lì fin quasi da ragazze; ma si facevano visita soltanto le feste solenni, e poi nessuna di loro entrava più nella casa dell'altra. Anche queste visite erano brevi quanto bastava a parlare del tempo e della salute, e avvenivano la mattina dopo la messa e prima che cominciassero a preparare il pranzo.
Marta diceva:
"Mi son comprate queste stringhe per le scarpe".
"Io avevo bisogno di una sottana meno sporca."
"Speriamo che l'anno novo passi meglio!"
"Speriamo!"
"A rivederla: io non le do più fastidio."
"Poso il libro delle preghiere e vengo a trovare lei."
"Vedrà: la mia casa è ancora in disordine."
E si lasciavano.
Dopo un quarto d'ora, Gertrude suonava il campanello alla porta di Marta; la quale, aspettandola come un fastidio, correva subito ad aprire:
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Un altro giorno un'altra mosca
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 25 ottobre @ 23:44:42 CEST (1011 letture)
Racconti I

Era un’estate torrida, ma mai quanto quella precedente; eppure, da quando alloggiavo presso la piccola Emily, non avevo mai visto una quantità tale di agguerrite zanzare. Ve n’erano ovunque, piccole ed impudenti, sempre pronte a ronzarti addosso anche quando inutilmente, nella rabbia di una morsa, si scagliava, fulmineo, il palmo richiudendosi.
C’era una vasca con dei pesciolini rossi nel suo fiabesco giardino, contornato, qua e là, di gnomi e folletti adombrati tra la vegetazione. Da qualche mese Romeo e Giulietta, i due pesciolini, avevano prole al seguito, ovvero il piccolo Ughetto. Le condizioni ambientali dovevano, quantomeno per loro, essere più che mai favorevoli. In quanto a cibo, non ne mancava di certo. Larve di fresche e genuine zanzare abbondavano nello sfavillante equilibrio di un ecosistema rigenerato con le sole forze di madre natura.
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Il mezzorado di mio padre di Natalia Ginzburg
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 ottobre @ 12:37:09 CEST (2679 letture)
Racconti I

Mio padre s'alzava sempre alle quattro del mattino. La sua prima preoccupazione, al risveglio, era andare a guardare se il mezzorado era venuto bene. Il mezzorado era latte acido, che lui aveva imparato a fare, in Sardegna, da certi pastori. Era semplicemente yoghurt. Lo yoghurt, in quegli anni, non era ancora di moda: e non si trovava in vendita, come adesso, nelle latterie e nei bar. Mio padre era, nel prendere lo yoghurt come in molte altre cose, un pioniere. A quel tempo non erano ancora di moda gli sport invernali; e mio padre era forse, a Torino, l'unico a praticarli. Partiva, non appena cadeva un po' di neve, per Clavières, la sera del sabato, con gli sci sulle spalle. Allora non esistevano ancora né Sestrières, né gli alberghi di Cervinia. Mio padre dormiva, di solito, in un rifugio sopra Clavières, chiamato « Capanna Mautino ». Si tirava dietro a volte i miei fratelli, o certi suoi assistenti, che avevano come lui la passione della montagna. Gli sci, lui li chiamava «gli ski ».
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Un giorno una mosca per caso
Postato da Grazia01 il Lunedì, 23 ottobre @ 14:12:02 CEST (953 letture)
Racconti I

Giselle non era ancora morta, giaceva sul selciato, agonizzante, mentre si dissanguava lentamente, quando mia madre, una vecchia ma saggia mosca, deponeva, una ad una, le sue ultime uova feconde tra le feritoie delle piaghe ancora fresche. Il sole bruciava sul punto di liquefare l'asfalto, ma non sarebbe mai stato abbastanza caloroso da essiccare il sangue arrestando quella fatale emorragia; per mia fortuna la carne permaneva umida, ancora quel tanto che basta, assecondando con la temperatura un precoce e plurimo sviluppo delle future larve. Non ci furono corse all'ospedale, di quelle a sirene spiegate e che, troppo spesso, sembra che compromettano per sempre lo sviluppo del senso d'orientamento delle mosche.
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Un problema difficile
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 ottobre @ 19:24:45 CEST (914 letture)
Racconti I

Avevano dato a mio figlio un difficile problema da risolvere, e il poveretto, che non era forte nelle matematiche, non se ne poteva cavare.
- Augusto non sa fare il compito - mi venne a dire Evangelina . - Questi maestri non so dove si abbiano la testa. La bella maniera di tormentare un povero ragazzo! E tutta la mattina che lo vedo ricurvo a tavolino: mi fa proprio pena: dovresti aiutarlo.
- Aiutarlo io! - esclamai - e allora che gli giova l'andare a scuola? Se i problemi glieli danno, è segno che deve saperli risolvere: e se non sa, è meglio che il maestro se ne avveda e rifaccia la spiegazione; e poi, sono tanto occupato!
Evangelina, meno scrupolosa, andò probabilmente a provarsi lei a fare quel che io non volevo fare, perché poco dopo ritornò a dirmi:
- E un problema difficilissimo; c'entra la geometria piana; Augusto non può risolverlo; piange ...
- Piange? ...
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Le stagioni
Postato da Grazia01 il Giovedì, 14 settembre @ 07:52:17 CEST (6638 letture)
Racconti I


Nel paese delle stagioni regnava una grande confusione. La primavera litigava con l'inverno, l'estate con l'autunno. Sulla terra nevicava, cinque minuti dopo brillava il sole d'agosto, poi pioveva…. Quando la signora primavera faceva spuntare i primi fiori ,il signor autunno con un soffio di vento spazzava tutto, mentre la signora estate faceva maturare la frutta con i raggi del sole il signor inverno a chi non piaceva il caldo faceva grandinare sull'estate. Tutta questa confusione perché nessuno aveva insegnato loro che ognuno aveva tre mesi di tempo per suo compito.
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Vivi come credi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 12 maggio @ 16:34:45 CEST (2307 letture)
Racconti I

C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: "Guardate quel ragazzo quanto è maleducato...
lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano".
Allora la moglie disse a suo marito: "Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio."
Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: "Guardate che svergognato quel tipo...
lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa."
Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "Povero uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno,
lascia che la moglie salga sull'asino; e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!"
Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:
"Sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta: gli spaccherannola schiena!".
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
"Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!
Conclusione:
Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri
qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi:
vivi come credi.
Fai cosa ti dice il cuore... ciò che vuoi... una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali.
Quindi:
canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita...
prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.

Charlie Chaplin


da amicizie
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L'oro dell'avaro
Postato da Grazia01 il Lunedì, 20 marzo @ 13:45:48 CET (854 letture)
Racconti I (racconto russo)

C’era una volta un avaro, che in tutta la sua vita non aveva avuto altro pensiero che ammassare ricchezze ed altra sua angoscia era di nasconderlo agli occhi di tutti. L’oro ammassato era diventato per lui una vera fissazione, di continuo egli scendeva nel sotterraneo dove teneva il suo forziere, per assicurarsi che nessuno glielo avesse rubato. Restava ore ed ore a guardarlo, come stregato dal bagliore delle monete d’oro, e continuava a pensare: “ Sono mie, sono mie! Come sono belle! A patto che nessuno sappia che le ho, a condizione che nessuno le veda, perché nessuno me le porti via! “. Gli anni passavano e l’avaro divenne vecchio ma molto vecchio. Il suo corpo malandato era oramai tutto arido e grintoso, il suo volto, che faceva pensare alla testa di un uccello da rapina, era come rinsecchito, e l’espressione d’avidità e l’avidità lo aveva reso sempre più apro, ostile e inamabile. A poco a poco i malesseri della vecchiaia cominciarono ad indebolirlo, le sue forze diminuivano giorno per giorno e ormai era soltanto con immensa fatica riusciva a scendere nel sotterraneo per ammirare il suo forziere colmo d’oro. Una mattina si risvegliò e sentì che la sua ora era oramai prossima, si avvolse in una vecchia vestaglia logora e consumata, e con passo vacillante, barcollando, si trascinò un’ultima volta al suo tesoro. Ed un pensiero folle, irragionevole, sconsiderato s’impadronì di lui: “ Non voglio separarmi dal mio oro, esso deve venire con me anche nella tomba … ma come posso fare? … Ebbene, lo inghiottirò … “, si disse l’avaro:
- Tanto, devo morire … così almeno nessuno me lo porterà via ….
E si mise a mandar giù le monete d’oro, una dopo l’altra. Dopo averle ingoiate tutte, si sentì oppresso da un peso terribile e capì che la sua ultima ora era giunta. Risalì a stento le scale e si coricò sul letto. Poi fece chiamare un prete, e mentre questi gli leggeva le preghiere dei defunti, l’avaro entrò in agonia. Morì a mezzanotte. Istantaneamente s’udì’ un terribile frastuono come dei macigni che cadevano dai muri, apparve il diavolo in persona. Senza tanti complimenti afferrò l’avaro per i piedi e si mise a scrollarlo, le monete d’oro che il vecchio aveva inghiottito mandavano un tintinnio dentro la pancia.
- Ah! Ah! – disse il diavolo molto appagato e con un feroce riso beffardo di schermo, urlò:
- Questo sacco d’oro me lo prendo io!
Detto fatto, il demonio si caricò l’avaro sulla schiena, e battendo per terra il piede forcuto, sprofondò negli abissi. Il vecchio avaro aveva fatto male i calcoli: dopo la morte nessuno può portare con sé nell’aldilà i beni terreni cui si è troppo attaccati in vita, e che invece valgono così poco.
E chi tenta di farlo, non riesce perché se lo prende il diavolo.


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