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Chiesa Romanica di San Secondo, Cortazzone (AT)
Postato da dada il Martedì, 04 aprile @ 18:56:13 CEST (117 letture)
Storia






San Secondo di Cortazzone – facciata

Non vi sono documenti che attestano la fondazione delle chiesa e poche sono anche le notizie sulla sua storia antica. Si è avanzata l'ipotesi che essa fosse in origine parte di un monastero benedettino; si sa che all'inizio del XII secolo era assoggettata ai vescovi di Pavia che avevano infeudato queste terre al Monastero di San Secondo ad Asti. Più tardi, la chiesa divenne ecclesiasticamente dipendente dal vescovo di Asti e funzionò da parrocchiale del borgo che doveva ergersi nelle vicinanze, prima che venisse abbandonato dai suoi abitanti per cercare maggiore sicurezza nelle fortificazioni di Cortazzone.



La chiesa testimonia, assieme ad altre, la grande fioritura del romanico nel Monferrato astigiano; essa condivide con la pieve di San Lorenzo a Montiglio Monferrato, di Santa Fede a Cavagnolo, dei Santi Nazzaro e Celso a Montechiaro d'Asti il bicromatismo delle strutture murarie (dato dall'accostamento del rosso dei mattoni con il biondo dorato dei conci di pietra arenaria, la presenza di capitelli in pietra scolpita, e l'impiego di una notevole varietà di elementi decorativi, quali archetti pensili, semplici ed intrecciati, mensole scolpite, cornici con motivo a scacchiera, ecc:



La chiesa presenta una facciata a salienti; su di essa sono visibili i segni di una tarda soprelevazione realizzata in mattoni al di sopra degli archetti pensili, quanto fu costruito il piccolo campanile a vela posto al suo culmine.



San Secondo di Cortazzone – fiancata sud

L'apparato decorativo della facciata è alquanto semplice. Il portale è inquadrato in un finto protiro leggermente aggettante e presenta un doppio arco di pietra: sull'arco più esterno trovano posto le figure di un uccello e di una testa umana. Più in alto, tangente all'archivolto, è posta una cornice con motivo a conchiglie (inteso da taluno come riferimento simbolico a San Giacomo ed al Camino di Compostela, essendo forse l'edificio sul passaggio dei pellegrini che, provenendo dal nord, andavano a ricongiungersi al Camino); sopra di essa si innalzano due brevi semicolonne che inquadrano la finestra rettangolare, non romanica, aperta con la soprelevazione della facciata.




Due semicolonne poste in corrispondenza delle pareti che dividono la chiesa in tre navate raggiungono in alto la serie di archetti pensili che, prima del rialzo, correva lungo le falde del tetto. Rare sono in facciata le raffigurazioni zoomorfe: curiosa, sulla destra, è l'immagine di un uccello a testa in giù, che si aggrappa con le zampe ad uno degli archetti.



dettagli dell’apparato scultoreo con mammelle e scena di accoppiamento

Se la facciata (confrontandola ad esempio con la chiesa di Santa Fede a Cavagnolo) appare alquanto spoglia, straordinariamente ricchi di decorazioni e raffigurazioni fantastiche sono la parete meridionale e le tre absidi della chiesa.
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Samarcanda
Postato da Grazia01 il Lunedì, 12 dicembre @ 18:52:11 CET (68 letture)
Storia





Samarcanda è una delle più antiche città del mondo, che ha prosperato per la sua posizione lungo la Via della seta, la maggiore via commerciale di terra tra Cina ed Europa. Un tempo Samarcanda fu la città più ricca dell'Asia centrale e per la maggior parte della sua storia fece parte dell'Impero persiano. Fondata tra il VII e il V secolo,[1] Samarcanda era già capitale della satrapia della Sogdiana sotto gli Achemenidi di Persia quando Alessandro Magno (nella cultura persiana noto come come Iskander Khan) la conquistò nel 329 a.C.. Sotto i Sasanidi, Samarcanda rifiorì e diventò una delle città maggiori del loro Impero.



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Commemorazione del 4 novembre
Postato da Grazia01 il Sabato, 05 novembre @ 15:07:44 CET (63 letture)
Storia




Il 4 novembre l’Italia celebra il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate: si tratta di una festività per ricordare il 4 novembre 1918, anniversario della vittoria e del termine della prima guerra mondiale per l’Italia. Quel giorno, infatti, il Bollettino della Vittoria diede l’annuncio che l’Impero Austro-ungarico si arrendeva all’Italia, in base all’armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova. Con il successivo trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919), l’Italia completa l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste.
Se è giusto ricordare le vittime delle guerre è altrettanto giusto ripudiare la guerra stessa, come sottolinea la nostra Costituzione. Purtroppo capita che a volte tale giornata sia più una celebrazione delle armi che non un ricordo. A tal proposito condividiamo pienamente l’esortazione di Peacelink:



Il 4 novembre, in silenzio e dignità, le istituzioni democratiche, le associazioni e i movimenti umanitari, le persone di volontà buona, vadano a meditare in silenzio e a deporre un fiore dinanzi alle lapidi che ricordano coloro che furono assassinati, ne rimemorino i nomi e l’umanità, le vite assurdamente orribilmente estinte, e ci si impegni tutti a contrastare le guerre presenti e future. E sia infine cancellata la vergogna della macabra festa degli apparati di morte; si affermi il diritto alla vita per l’umanità intera. “Ogni vittima ha il volto di Abele” (Heinrich Boell).



A seguire ecco alcune frasi per il 4 novembre tratte dai messaggi che i vari Presidenti della Repubblica hanno inviato in occasione del Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate.

4 novembre 1918: per gli anziani, i superstiti, i Cavalieri di Vittorio Veneto è data vissuta, pagata; e ritorna carica della memoria di tanti eroici caduti, memoria di sacrifici, di gloria e di vittoria. Per questo è la giornata vostra, Forze Armate d’Italia! Per i più giovani, per i giovanissimi, cioè per tutti voi oggi alle armi, è pagina di storia che merita meditazione. (Oscar Luigi Scalfaro)
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La parola che risanava
Postato da Grazia01 il Sabato, 13 agosto @ 20:23:42 CEST (76 letture)
Storia





Tutti i medici tradizionali credevano nelle persone, e i pazienti parlavano loro della propria natura. La natura veniva sperimentata, veniva sentita, odorata, assaporata dalle persone. Come lo spettatore, nel teatro greco, veniva educato a «sentire» l'attore, così il medico – quasi partecipasse a una tragedia greca – veniva educato, attraverso la mimesis (una simpatia che diventa sentire l'altro), a sentire la tragica vicenda di quella persona che sedeva dinanzi a lui e che, nella sua condizione umana, si era trovata in qualche guaio, in qualche contrarietà; e la natura cercava di guarire se stessa. Il concetto di salute non esisteva; esisteva solo l'idea di una natura più o meno capace di guarire costantemente se stessa. E ciò che il medico faceva, con il consiglio, con l'empatia, col potere della parola – la parola che risanava – e forse con pillole di coralli macinati o di mercurio, che sono altamente tossiche, come diremmo oggi, consisteva nell'incoraggiare la natura, nel rafforzare la natura, a compiere la propria azione guaritrice. Oggi ci è difficile pensare in questo modo alla funzione del medico. Pensiamo sempre che egli usi qualche strumento della sua professione per fare qualcosa al sistema o al sottosistema che c'è nel paziente, e che lui, non il paziente, conosce.

Ivan Illich

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Quando gli emigranti eravamo noi
Postato da Grazia01 il Domenica, 14 settembre @ 19:59:09 CEST (787 letture)
Storia




L'Isola delle lacrime
ovvero
uno dei volti di New York






Proprio di fronte a Manhattan, nella bellissima baia naturale in cui è situato il porto di New York, a pochi minuti di traghetto dall’isola principale che costituisce il cuore della Grande Mela, c’è Ellis Island, un isolotto, la prima tappa per oltre quindici milioni di immigrati che partivano dalle loro terre di origine sperando di stabilirsi negli Stati Uniti.
Ellis Island (chiamata in origine Gibbet Island dagli inglesi che la usavano per confinarvi i pirati sorpresi “con le mani nel sacco” e utilizzata poi come impianto di fortificazione e deposito di munizioni) è una delle quaranta isole delle acque di New York: divenne famosa dal 1894 in quanto stazione di smistamento per gli immigranti; venne adibita infatti a questa nuova funzione quando il governo federale assunse il controllo del flusso migratorio, resosi necessario per il massiccio afflusso di immigrati provenienti essenzialmente dall’Europa meridionale e orientale.



La facciata dell'edificio, oggi adibito a
Museo dell'Immigrazione,
a Ellis Island, con le navi traghetto
che raggiungono l'isola
da Manhattan e da Jersey City


La "casa di prima accoglienza-prigione" rimase attiva fino al 1954, quando fu chiusa e abbandonata alle intemperie. Oltre cento milioni di americani possono far risalire la loro origine negli Stati Uniti a un uomo, una donna o un bambino che passarono per la grande Sala di Registrazione a Ellis Island. Oggi è trasformata in Museo dell’Immigrazione: l’ho visitato e ne metto a parte i navigatori della rete



Una nave carica di emigranti giunge
nel porto di New York


Fino al 1850 circa non esistevano procedure ufficiali per l’immigrazione a New York. In questa data l’impennata del numero di immigrati europei che fuggivano dalle grandi carestie del 1846 e dalle rivoluzioni fallite del 1848 spinse le autorità ad aprire un centro di immigrazione a Castle Clinton in Battery Park, sulla punta meridionale dell’isola di Manhattan. Verso il 1880 le privazioni che si soffrivano nell’Europa orientale e meridionale e la forte depressione economica nell’Italia meridionale spinsero migliaia di persone ad abbandonare il Vecchio Continente. Al contempo in America stava prendendo il via la rivoluzione industriale, con un crescente processo di urbanizzazione.



Il locale mensa per donne
e bambini a Ellis Island


Ellis Island fu aperta nel 1894, quando l’America superò un periodo di depressione economica e cominciò a imporsi come potenza mondiale. In tutta Europa si diffusero le voci sulle opportunità offerte dal Nuovo Mondo e migliaia di persone decisero di lasciare la loro patria.

Quando le navi a vapore entravano nel porto di New York, i più ricchi passeggeri di prima e seconda classe venivano ispezionati a loro comodo nelle loro cabine e scortati a terra da ufficiali dell’immigrazione. I passeggeri di terza classe venivano portati a Ellis Island per l’ispezione, che era più dura. Il traghetto storico Ellis Island veniva usato dal Servizio Immigrazione per trasportare gli immigrati che arrivavano e il personale del centro di immigrazione.

Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute; se vi erano condizioni particolari di infermità ciò comportava che venissero trattenuti all’ospedale di Ellis Island.




Una veduta aerea di Ellis Island e del
grande complesso di edifici che costituivano
il luogo nel quale venivano fatti confluire tutti
gli immigranti sbarcati a New York


Dopo questa prima ispezione, gli immigrati procedevano verso la parte centrale della Sala di Registrazione dove gli ispettori interrogavano gli immigranti a uno ad uno. A ogni immigrante occorreva perlomeno una intera giornata per passare l’intero processo di ispezione a Ellis Island.

Le scene sull’isola erano veramente strazianti: per la maggior parte le persone arrivavano affamate, sporche e senza una lira, non conoscevano una parola di inglese e si sentivano estremamente in soggezione per la metropoli ammiccante sull’altra riva.



Immigrati in fila, in attesa dell'ispezione...

Agli immigrati veniva assegnata una Inspection Card con un numero e c’era da aspettare anche tutto un giorno, mentre i funzionari di Ellis Island lavoravano per esaminarli.
Dopo l’ispezione, gli immigranti scendevano dalla Sala di Registrazione per le “Scale della Separazione” che segnavano il punto di divisione per molte famiglie e amici verso diverse destinazioni. Il centro era stato progettato per accogliere 500.000 immigrati all’anno, ma nella prima parte del secolo ne arrivarono il doppio. Truffatori saltavano fuori da ogni dove, rubavano il bagaglio degli immigrati durante i controlli, e offrivano tassi di cambio da rapina per il denaro che questi erano riusciti a portare con sé. Le famiglie venivano divise, uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, mentre si eseguiva una serie di controlli per eliminare gli indesiderabili e i malati. Questi ultimi venivano portati al secondo piano, dove i dottori controllavano la presenza di “malattie ripugnanti e contagiose” e manifestazioni di pazzia. Coloro che non superavano gli esami medici venivano contrassegnati, come già accennato, con una croce bianca sulla schiena e confinati sull’isola fino a diversa decisione, oppure venivano reimbarcati. I capitani delle navi avevano l’obbligo di riportare gli immigrati non accettati al loro porto di origine. Secondo le registrazioni ufficiali tuttavia solo il due per cento veniva rifiutato, e molti di questi si tuffavano in mare e cercavano di raggiungere Manhattan a nuoto o si suicidavano, piuttosto che affrontare il ritorno a casa.

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Alcesti
Postato da Grazia01 il Lunedì, 09 aprile @ 22:03:35 CEST (586 letture)
Storia

Alcesti è un personaggio della mitologia greca, figlia di Pelia, re di Iolco, e di Anassibia.
Suo padre Pelia la promise in sposa a chi sarebbe riuscito a mettere al giogo due bestie feroci.
Il re di Fere, Admeto, grazie all'aiuto di Apollo, riuscì nell'impresa e ottenne Alcesti in sposa. Il giovane, infatti, ricevette dal dio del sole un carro tirato da un leone e da un cinghiale. Apollo, una volta compiuta l'impresa, chiese ad Admeto di sacrificarsi per ricambiare l'aiuto ricevuto. Admeto chiede ai suoi genitori di sacrificarsi per lui ma loro rifiutano. Allora, Alcesti decide di sacrificarsi al posto del suo sposo.
Ancora in lutto Admeto ospita Eracle a casa sua e gli racconta la sua storia. Eracle, commosso sia dalla storia, sia dall'ospitalità che gli ha offerto il povero Admeto, decide di scendere negli Inferi, e riporta Alcesti sulla terra.
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Sant'Ambrogio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 07 dicembre @ 18:15:10 CET (768 letture)
Storia

Oggi si festeggia Sant’Ambrogio, il patrono di Milano che nacque verso il 340 a Treviri, da famiglia cristiana. Il padre era prefetto delle Gallie. Ancor giovane ebbe un’ottima educazione retorica e giuridica a Roma e da qui verso il 370 raggiunse Milano, per governare le province dell’Emilia e della Liguria. Era il più alto magistrato dell’Impero nell’Italia settentrionale. A Milano Ambrogio trovò una città fortemente divisa tra cattolici e ariani, soprattutto dopo la morte del vescovo ariano Aussenzio: la sua opera di pacificazione degli animi, la sua ferma saggezza gli conquistarono l’ammirazione del popolo milanese, che lo acclamò, pur essendo egli semplice catecumeno, suo vescovo.
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I mille
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 maggio @ 08:58:09 CEST (1783 letture)
Storia

La sera del 5 maggio 1860 nel porto di Genova una quarantina di uomini si raccolgono alla spicciolata su una tartana. Non c'è sorveglianza particolare, però è meglio non dare troppo all'occhio.
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Breve storia dei Fori di Roma
Postato da Grazia01 il Giovedì, 08 aprile @ 17:26:18 CEST (854 letture)
Storia

Tutti conoscono il Foro romano e i Fori imperiali, meno nota è la loro storia, anche se è durata più di mille anni, oltrepassando l'età romana. Inizialmente, tra il x e il IX secolo a.c., era solo una zona paludosa e insalubre, con tante zanzare e un piccolo corso d'acqua, il Velabro.
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I numeri di Roma, la Città eterna
Postato da Grazia01 il Martedì, 16 marzo @ 11:36:08 CET (786 letture)
Storia

Nel II secolo d.C., Roma è all’apice del suo splendore. È davvero il momento migliore per visitarla. Di pari passo con l'Impero, la città ha raggiunto il massimo della sua espansione territoriale, coprendo un'area di 1800 ettari, con un perimetro di circa 22 chilometri. E non è tutto. Conta tra un milione e un milione e mezzo di abitanti (secondo alcune stime, forse addirittura due milioni, poco sotto il numero degli abitanti dell’epoca moderna!).
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Non è mai troppo tardi (41-42)
Postato da Antonio il Mercoledì, 11 giugno @ 09:04:19 CEST (901 letture)
Storia continua....

lezione n. 41

Decadenza dell'Impero: l'anarchia al potere


Morto Alessandro Severo (235 d.c.), Roma conobbe un periodo di caos totale, durato quasi cinquant'anni. In questi cinquant'anni si succedettero al trono qualcosa come ventuno imperatori, monarchi per lo più imposti dall'esercito, contro il volere del Senato, e sostenuti economicamente dagli elettori. Di questi ventuno imperatori, sedici furono ammazzati (in maggior parte dagli stessi fautori), due morirono in guerra, uno si suicidò, uno morì di peste e un altro crepò in prigione. Mi domando se tutto sommato, a Roma non convenisse essere barbone che imperatore.


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Non è mai troppo tardi (39-40)
Postato da Antonio il Mercoledì, 20 febbraio @ 11:02:04 CET (1084 letture)
Storia


continua......

Lezione n. 39

Le persecuzioni dei cristiani


L'uomo, da quando era stato creato, aveva commesso molti delitti. Il primo a cominciare era stato Caino, e dopo di lui tutti i discendenti sparsi sul globo. Da quando esisteva il mondo, c'erano state più azioni malvagie che buone, più Messaline che Maria Goretti, più don Rodrigo che don Orione, e insomma in Cielo non se ne poteva più. Così il Padreterno mandò sulla Terra un figlio virtuale di nome Gesù, e Gesù cercò di mettere un poco d'ordine in giro.
Fino a trent' anni diede pochi segni di vita, ma dopo si scatenò con le predicazioni e i miracoli. Predicava l'amore per il prossimo, l'uguaglianza fra i popoli, la carità, la generosità, la non violenza tra i condomini. Queste sue predicazioni avvenivano nella maggioranza dei casi in forma di parabola, raccontino semplice semplice che può capire anche un militare. Certe volte però le parabole erano più complicate, e le capiva solo Einstein.
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Non è mai troppo tardi (37-38)
Postato da Antonio il Mercoledì, 19 dicembre @ 00:00:50 CET (882 letture)
Storia Lezione n. 37
La dinastia Antonina


Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"

...continua


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Tutankhamon morì cadendo dal cocchio
Postato da Antonio il Lunedì, 22 ottobre @ 19:33:25 CEST (870 letture)
Storia Secondo un recente studio, il giovane faraone ebbe il fatale incidente durante una battuta di caccia nel deserto e una frattura alla gamba gli avrebbe procurato la setticemia.

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Non è mai troppo tardi (35-36)
Postato da Antonio il Lunedì, 15 ottobre @ 15:29:15 CEST (1604 letture)
Storia Lezione n. 35
Corso di storia semiseria del mondo.


Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"

...continua


Augusto

La dinastia Giulio-Claudia
Augusto, pur fornicando con uomini e donne, non ebbe figli maschi né dagli uni né dalle altre.
Così alla sua morte salì al trono Tiberio, figlio adottivo, e poiché il defunto imperatore apparteneva alla famiglia Giulia, e Tiberio alla famiglia Claudia, ne venne fuori una dinastia che fu chiamata Giulio-Claudia.
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Non è mai troppo tardi (32/34)
Postato da Antonio il Giovedì, 20 settembre @ 11:58:17 CEST (793 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo.

Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Lezione n. 32

Nascita dell'Impero


Uscito dal campo Cesare, entrarono sul rettangolo di gioco più di un numero 13. Ognuno rivendicava il diritto a sostituire l'infortunato, e si
scatenò la bagarre.
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Non è mai troppo tardi 28/31
Postato da Antonio il Giovedì, 05 luglio @ 09:02:43 CEST (1534 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Non è mai troppo tardi 25/27
Postato da Antonio il Martedì, 26 giugno @ 18:21:01 CEST (4305 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Non è mai troppo tardi 18/24
Postato da Antonio il Giovedì, 21 giugno @ 09:04:18 CEST (927 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Non è mai troppo tardi 14/17
Postato da Antonio il Lunedì, 18 giugno @ 08:34:44 CEST (934 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Non è mai troppo tardi 7/13
Postato da Antonio il Sabato, 16 giugno @ 12:42:06 CEST (877 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Non è mai troppo tardi 4/6
Postato da Antonio il Venerdì, 15 giugno @ 12:09:03 CEST (856 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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Lezione n. 4
La comparsa dell'uomo


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Non è mai troppo tardi 1/3
Postato da Antonio il Giovedì, 14 giugno @ 14:45:56 CEST (3896 letture)
Storia Corso di storia semiseria del mondo. Dalla preistoria alla scoperta dell'America.
di Marcello D'Orta
l'autore di "Io speriamo che me la cavo"


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15esimo anniversario della strage di Capaci
Postato da Antonio il Mercoledì, 23 maggio @ 15:17:56 CEST (3508 letture)
Storia

Molte le commemorazioni in ricordo delle vittime dell'attentato
Napolitano: "L'Italia seppe reagire alla mafia"
Il capo dello Stato nel 15esimo anniversario della strage di Capaci:
«Fu il momento più alto dell'attacco della mafia allo Stato»

MILANO- La strage che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della loro scorta oggi è una targa sull'autostrada, che quasi neppure balza agli occhi degli automobilisti che sfrecciano veloci nel tratto della Palermo-Mazzara che collega il capoluogo siciliano con l'aeroporto di Punta Raisi. Ma il giorno in cui Giovanni Brusca premette il pulsante che fece esplodere il tritolo con cui era stato imbottito un canale sotto al manto stradale ha segnato forse la svolta nella storia della lotta alla mafia. Era il 23 di maggio 1992, 15 anni fa. Pochi mesi più tardi, il 19 luglio, la stessa sorte di Falcone sarebbe toccata all'altro magistrato in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, Paolo Borsellino, ucciso sempre con il tritolo, davanti all'abitazione della madre, in via D'Amelio.
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Il 3D svela il segreto della Grande Piramide
Postato da spalato il Venerdì, 06 aprile @ 19:26:09 CEST (946 letture)
Storia La Grande Piramide di Kheope, l'unica sopravissuta delle Sette Meraviglie del Mondo, rappresenta un vero mistero per gli studiosi che da secoli si interrogano su come sia stato possibile realizzarla.



Ora, il mistero sembra essere stato risolto dall'architetto francese Jean- Pierre Houdin, il quale nel 1999 formulò una ipotesi alla cui dimostrazione ha dedicato questi otto anni di studio e lavoro: e cioè che la costruzione del sito di Kheope fosse il primo esempio di costruzione a livello industriale e che la piramide stessa sarebbe stata costruita dall'interno .
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Galileo dipinse il volto della Luna
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 28 marzo @ 19:06:47 CEST (944 letture)
Storia Scoperti cinque disegni acquerellati nella prima copia del Sidereus Nuncius.

Mostrano la Luna, e le velature ocra e marroncino spalmate sui crateri rendono viva l'immagine del satellite naturale della Terra.




La luna disegnata da Galileo


Sono cinque acquerelli, disegnati e colorati da Galileo Galilei direttamente negli spazi liberi di alcune pagine della prima copia del «Sidereus Nuncius», pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1610. Mostrano la Luna, e le velature ocra e marroncino spalmate sui crateri rendono viva l'immagine del satellite naturale della Terra. Galileo con il suo cannocchiale aveva, per primo, violato i mari vuoti e polverosi. E il fascino che lo aveva colto scrutando nelle notti padovane lo voleva imprimere sulla carta andando oltre il segno, chiedendo aiuto al colore.
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Tutti i “buchi neri” dell’Europa cancellata.
Postato da Antonio il Sabato, 17 marzo @ 15:36:33 CET (767 letture)
Storia

Dall’Estonia all’Irlanda, si riscrivono le storie dei popoli dimenticati

C'è una storia oscura dell'Europa, nascosta ai libri di testo.
Nasce e muore come un fiume carsico attraversando gli Appennini, sfiorando le Alpi, accarezzando i fiordi. E'la storia delle varie entità europee, di stati sovrani oggi uniti sotto una stessa bandiera e una stessa moneta, eppure culturalmente distanti nonostante i ciclopici passi compiuti.
Può accadere, così, che cittadini d'Eurolandia ignorino capitoli essenziali della storia comune oppure interpretino in modo opposto contraddittorio personaggi e fatti.
Qualche esempio. La grande carestia, la : «potato famine», una delle vicende centrali nella storia irlandese: morirono milioni di persone, altre furono costrette ad emigrare creando quel flusso che avrebbe contribuito a plasmare carattere e lingua degli Stati Uniti, un evento epocale ignorato o quasi dai manuali di storia degli altri paesi europei.
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I segreti delle donne dell'Antico Egitto
Postato da Grazia01 il Sabato, 10 febbraio @ 10:26:09 CET (1111 letture)
Storia

Scopri la misteriosa bellezza delle donne dell'Antico Egitto. Abiti, prodotti di bellezza, gioielli in una mostra esclusiva nelle splendide sale di Palazzo Reale a Milano.



Un viaggio affascinante alla scoperta dell'universo femminile nell'Antico Egitto: è questo il tema della mostra allestita nel Palazzo Reale, a Milano, intitolata "Nefer - la donna nell'Antico Egitto".
La straordinaria modernità della donna egiziana viene descritta attraverso oltre 200 reperti archeologici di grande valore provenienti da musei italiani ed internazionali: oggetti quotidiani, rossetti, ciprie, fondotinta, specchi, creme e ungenti riprodotti secondo le formule di allora, parrucche, pettini e spilloni ci svelano i segreti di tanta bellezza.
Colta, "in carriera", emancipata, ora signora della casa ora dea, considerata alla pari dell'uomo, la donna egiziana era dotata di una libertà estremamente sorprendente: poteva adottare figli, chiedere il divorzio, amministrare il patrimonio e addirittura reggere uno stato.





da donna.it
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LA SCUOLA INTITOLATA A GIORGIO PERLASCA
Postato da Grazia01 il Martedì, 30 gennaio @ 10:12:13 CET (1625 letture)
Storia

Foto di repertorio
Giorgio Perlasca a Yad Vashen durante la cerimonia
di consegna della cittadinanza onoraria israeliana.
Gerusalemme, settembre 1989


Il 27 gennaio 2007, in occasione della giornata della memoria, la scuola primaria di Bizzarone
ha intitolato il suo istituto a Giorgio Perlasca, eroe che fra le numerose onorificenze ha ottenuto
la cittadinanza onoraria a Israele, e nel 1989 è stato là proclamato Giusto fra le nazioni per avere salvato nel 1944 5218 ebrei ungheresi.
Fra le personalità presenti all’inaugurazione, invitati dall’assessore alla pubblica istruzione Paola Salvadego: il sindaco e il vice sindaco di Bizzarone Carlo Benzoni e Guido Bertocchi. Il parroco del paese e il comandante delle guardie. Inoltre il sindaco di Ronago Agostino Grisoni e la sottoscritta, Miriam Ballerini. Mi è stata richiesto di scrivere una poesia su Giorgio Perlasca e sono stata invitata per leggerla al pubblico.
Bravissimi gli alunni delle varie classi che con scenette e canti, seguiti dalle maestre, hanno dato un esempio di solidarietà verso il prossimo, a tutti noi adulti presenti.
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27 gennaio 1945 - Il giorno della memoria
Postato da Grazia01 il Sabato, 27 gennaio @ 10:58:09 CET (707 letture)
Storia

Significato del “Giorno della Memoria”

La storia del genere umano ha conosciuto innumerevoli eccidi e stermini. Quello attuato in Europa nel Novecento contro gli ebrei differisce dagli altri per le sue caratteristiche di radicalità e scientificità. Mai era accaduto, ad esempio, che persone abitanti nell’isola di Rodi o in Norvegia venissero arrestate per essere deportate in un luogo (Auschwitz) appositamente destinato ad assassinarle con modalità tecnologicamente evolute. Per questo si parla di “unicità” della Shoah; definizione che pertanto costituisce il risultato di una comparazione storica, e non un pregiudiziale rifiuto di essa.

Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione. Esso è sempre più utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d’Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945 e in particolar modo nel quadriennio finale, caratterizzato dall’attuazione del progetto di sistematica uccisione dell’intera popolazione ebraica.
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