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Oggi è l'anniverario della nascita di Bertrand Russell
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 12:03:44 CEST (125 letture)
In ricordo







Oggi è l'anniverario della nascita di Bertrand Russell (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970)
è stato un filosofo, logico, matematico e saggista gallese.
Autorevole esponente del movimento pacifista, nel 1950, Bertrand Russell fu insignito del Premio Nobel per la letteratura
quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero”..




L’universo è immenso, e gli uomini non sono altro che piccoli granelli di polvere su un insignificante pianeta.
Ma quando più prendiamo coscienza della nostra piccolezza e della nostra impotenza dinanzi alle forze cosmiche,
tanto più risulta sorprendente ciò che gli esseri umani hanno realizzato.



I pazzi e i fanatici sono sempre così sicuri di sé



Gli uomini temono il pensiero più di qualsiasi cosa al mondo, più della rovina, più della morte stessa.
Il pensiero è rivoluzionario e terribile. Il pensiero non guarda ai privilegi, alle istituzioni stabilite e alle abitudini confortevoli.
Il pensiero è senza legge, indipendente dall’autorità, noncurante dell’approvata saggezza dell’età.
Il pensiero può guardare nel fondo dell’abisso e non avere timore.
Ma se il pensiero diventa proprietà di molti e non privilegio di pochi, dobbiamo finirla con la paura.



Nel complesso le donne tendono ad amare gli uomini per il loro carattere,
mentre gli uomini tendono ad amare le donne per il loro aspetto.
A questo riguardo bisogna dire che gli uomini si dimostrano inferiori alle donne,
poiché le qualità che gli uomini trovano piacevoli nelle donne sono nel complesso
meno desiderabili di quelle che le donne trovano piacevoli negli uomini.



L’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni.
Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione.



Quando occorre prendere una decisione grave o difficile,
non appena disporrete di tutti i dati concentratevi del vostro meglio sulla questione e decidete;
una volta presa la decisione, non tornatevi più sopra, a meno che veniate a conoscenza di qualche fatto nuovo.
Nulla stanca quanto l’indecisione, e nulla è altrettanto sterile.

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Il Pellegrino del mondo
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 11:58:44 CEST (61 letture)
In ricordo



Il Pellegrino del mondo



Oggi è l'anniverario della nascita diKarol Józef Wojtyła (Wadowice 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005)
è stato il 264º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, 6º sovrano dello Stato della Città del Vaticano,
accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.
Era il terzo figlio di Emilia, nata Kaczorowska (1884), e di Karol Wojtyła senior (1879), ex-ufficiale dell'esercito asburgico.
Da giovane veniva chiamato dagli amici e dai familiari "Lolek". Fu eletto papa il 16 ottobre 1978 con il nome di Giovanni Paolo II.
In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI
e verrà festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre.



L'amore non è una cosa che si può insegnare, ma è la cosa più importante da imparare.
Giovanni Paolo II



È necessario cercare il giusto equilibrio tra il rispetto della propria identità e il riconoscimento di quella altrui.
Giovanni Paolo II




Davanti alla maestà dei monti, siamo spinti ad instaurare un rapporto più rispettoso con la natura.
Allo stesso tempo, resi più coscienti del valore del cosmo, siamo stimolati a meditare
sulla gravità delle tante profanazioni dell'ambiente perpetrate spesso con inammissibile leggerezza.
L'uomo contemporaneo, quando si lascia affascinare da falsi miti,
perde di vista le ricchezze e le speranze di vita racchiuse nel creato,
mirabile dono della Provvidenza divina per l'intera umanità.
Giovanni Paolo II

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Oggi è l'anniverario della nascita di Giovanni Falcone
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 maggio @ 11:54:17 CEST (81 letture)
In ricordo





Oggi è l'anniverario della nascita di Giovanni Falcone, nato a Palermo il 18 maggio 1939 e morto a Palermo, il 23 maggio 1992.
Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci.
Assieme al collega e amico Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.



Ma con quali strumenti affrontiamo oggi la mafia? In un modo tipicamente italiano, attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza. Ogni volta che esplode la violenza mafiosa con manifestazioni allarmanti o l’ordine pubblico appare minacciato, con precisione cronometrica viene varato un decreto-legge tampone volto a intensificare la repressione, ma non appena la situazione rientra in una apparente normalità, tutto cade nel dimenticatoio e si torna ad abbassare la guardia.



Non rimpiango niente, anche se a volte percepisco nei miei colleghi un comprensibile desiderio di tornare alla normalità: meno scorte, meno protezione, meno rigore negli spostamenti. E allora mi sorprendo ad aver paura delle conseguenze di un simile atteggiamento: normalità significa meno indagini, meno incisività, meno risultati. E temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato.



È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso.


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Lucio Dalla
Postato da dada il Sabato, 04 marzo @ 18:18:35 CET (109 letture)
In ricordo






Il 4 marzo del 1943 nacque a Bologna Lucio Dalla, un grande musicista, cantautore e attore italiano






Musicista di formazione jazz, è stato uno dei più importanti e innovativi cantautori italiani. Alla ricerca costante di nuovi stimoli e orizzonti, si è addentrato con curiosità ed eclettismo nei più svariati generi musicali, collaborando e duettando con molti artisti di fama nazionale e internazionale. Autore inizialmente solo delle musiche, si è scoperto in una fase matura, anche paroliere e autore dei suoi testi.




Nell'arco della sua lunghissima carriera, che ha raggiunto i cinquant'anni di attività, ha sempre suonato il pianoforte, il sassofono e il clarinetto, strumenti, questi ultimi due, da lui praticati fin da giovanissimo.
Si è sempre proclamato di sinistra, partecipando nel tempo a varie manifestazioni politiche e Feste dell'Unità; questo non ha evitato lo sviluppo, sul piano personale, di un profondo credo religioso di matrice cattolica, più volte manifestato in numerose interviste.



Sempre sul piano privato, molteplici sono state le considerazioni e illazioni sulla sua presunta omosessualità, mai effettivamente confermata dallo stesso artista. Una delle poche dichiarazioni attinenti a questo argomento è quella rilasciata, nel 1979, al giornalista Pietro Savarino, contenuta nella rivista di liberazione omosessuale Lambda:
« Non mi interessa parlartene, perché dovremmo stare sulla questione per giorni interi. E poi credo che non ve ne sarebbe bisogno, nel caso fosse vero. Io sostengo che ognuno deve comportarsi correttamente secondo la sua organizzazione mentale, la sua organizzazione sociale, ma fare dichiarazioni di voto mi sembra ridicolo. Non appartengo a nessuna sfera sessuale.»
Lucio Dalla muore il 1º marzo 2012, stroncato da un infarto all'età di 68 anni (tre giorni prima del sessantanovesimo compleanno), in un hotel di Montreux, la cittadina svizzera dove si era esibito la sera precedente. Particolarmente profetica è l'ultima strofa della sua canzone
Cara:

"Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo è sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia".

Dalla, infatti, muore la mattina di un primo marzo sereno, in un hotel che non dista che pochi passi dalla stazione ferroviaria di Montreux. È il suo compagno Marco Alemanno il primo a scoprire la disgrazia, pochi minuti dopo l'accaduto. I primi a dare la notizia della morte del cantante sono i frati della basilica di San Francesco d'Assisi, la stessa mattina del 1º marzo, su Twitter, esattamente alle 12:10, 23 minuti prima dei lanci d'agenzia.




CANZONE

Non so aspettarti più di tanto
Ogni minuto mi dà
L'istinto di cucire il tempo
E di portarti di qua
Ho un materasso di parole
Scritte apposta per te
E ti direi spegni la luce
Che il cielo c'è
Star lontano da lei non si vive
Stare senza di lei mi uccide

Testa dura testa di rapa
Vorrei amarti anche qua
Nel cesso di una discoteca
O sopra il tavolo di un bar
O stare nudi in mezzo a un campo
A sentirsi addosso il vento
Io non chiedo più di tanto
Anche se muoio son contento

Star lontano da lei non si vive
Stare senza di lei mi uccide

Canzone cercala se puoi
dille che non mi perda mai
va' per le strade e tra la gente
diglielo veramente

Io i miei occhi dai tuoi occhi
Non li staccherei mai
E adesso anzi me li mangio
Tanto tu non lo sai
Occhi di mare senza scogli
Il mare sbatte su di me
Che ho sempre fatto solo sbagli
Ma uno sbaglio che cos'è

Stare lontano da lei non si vive
Stare senza di lei mi uccide

Canzone cercala se puoi
dille che non mi lasci mai
va' per le strade e tra la gente
diglielo dolcemente

E come lacrime la pioggia
Mi ricorda la sua faccia
Io la vedo in ogni goccia
Che mi cade sulla giacca

Stare lontano da lei non si vive
Stare senza di lei mi uccide

Canzone trovala se puoi
dille che l'amo e se lo vuoi
va' per le strade e tra la gente
diglielo veramente
non può restare indifferente
e se rimane indifferente
non è lei

Star lontano da lei non si vive
Stare senza di lei mi uccide
Star lontano da lei non si vive
Stare senza di lei mi uccide.

Lucio Dalla

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15 gennaio - Anniversario della nascita di Molière
Postato da Grazia01 il Venerdì, 15 gennaio @ 21:25:29 CET (229 letture)
In ricordo








Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin (Parigi, 15 gennaio 1622 – Parigi, 17 febbraio 1673), è stato un commediografo e attore teatrale francese.
Il 15 gennaio 1622 venne battezzato nella chiesa di sant'Eustachio a Parigi[1]. Ben presto chiamato Jean-Baptiste per distinguerlo dal fratello minore Jean, solo in seguito, a ventidue anni, prese lo pseudonimo di "Molière". Suo padre Jean Poquelin era un tappezziere, un artigiano agiato; la madre, Marie Cressé morì quando il figlio aveva solamente dieci anni; i due si erano sposati l'anno prima.
In seguito, nel 1633, il padre sposò Catherine Fleurette, la quale morì nel 1636. L'infanzia del piccolo fu segnata da lutti e inquietudini, che però spiegano solo in parte il fondo di tristezza del suo umore e la rarità dei ruoli materni nel suo teatro. Nella fanciullezza furono, invece, fondamentali la vivacità popolare, l'animazione, il rumore, l'accanito lavoro oltre agli spettacoli con i quali da piccolo fu ogni giorno a contatto grazie alla passione che gli fu data dal nonno materno Louis Cressé, che spesso lo portava all'Hotel de Bourgogne e al Pont Neuf, dove si poteva assistere alle rappresentazioni dei comici italiani e alle tragedie dei comédien.
Nel quartiere delle Halles, dove visse, il vivace spirito di Poquelin poté impregnarsi del senso di una vita formicolante, dello scherzo pittoresco e della varietà della realtà umana. Il padre gli permise scuole molto più prestigiose di quelle destinate ai figli degli altri commercianti, infatti compì i suoi studi dal 1635 al 1639 al Collège de Clermont, collegio di gesuiti, considerato il migliore della capitale e frequentato da nobili e ricchi borghesi. Qui egli imparò la filosofia scolastica, in lingua latina, ed una perfetta padronanza della retorica. Nel 1637 prestò giuramento come futuro erede della carica di tappezziere del re, carica ricoperta dal padre.
Nel 1641 porta a termine gli studi di diritto, ottenendo la Licenza ad Orléans. Comincia a frequentare gli ambienti teatrali, conosce il famoso Scaramuccia Tiberio Fiorilli e intrattiene una relazione con la ventiduenne Madeleine Béjart, giovane attrice rossa di capelli, già madre di un bambino avuto dalla precedente relazione con Esprit de Raymond de Mormoiron. Molière e Madeleine fondarono così una loro compagnia. Il 6 gennaio del 1643 Molière rinuncia alla carica di tappezziere reale; il mese successivo Madeleine dà alla luce Armande Béjart, futura sposa del drammaturgo.
Il 30 giugno 1643, firmò il contratto che costituì una troupe teatrale di dieci membri, l'Illustre Théâtre, di cui facevano parte Madeleine Béjart (in qualità di prima attrice), il fratello Joseph e la sorella Geneviève. La piccola compagnia prese in affitto il Jeu de Paume des Métayers ("sala dei mezzadri") di Parigi, e nell'attesa della conclusione del lavori per adattare la sala alle rappresentazioni teatrali si stabilì a Rouen, inscenando spettacoli di ogni tipo, dalle tragedie alle farse. Il 1º gennaio del 1644 l'Illustre Théatre debutta nella capitale.




Il pubblico tuttavia non rispose a dovere; iniziarono ad accumularsi debiti sino all'arresto di Molière per insolvenza, quindi la compagnia nel 1645 si sciolse. Una volta liberato per l'interessamento del padre e di Madeleine, lui e alcuni membri della compagnia abbandonarono la capitale francese. Dal 1645 al 1658 con i suoi compagni lavorò come attore ambulante con la compagnia di Charles Dufresne, rinomata e finanziata dal duca di Epernon, governatore della Guienna. Nel 1650 Molière ottenne la direzione della troupe che iniziò a fare le sue rappresentazioni a Pézenas, dove ogni anno si tenevano gli Stati della Linguadoca, e nel sud della Francia.
A partire dal 1652 la compagnia, ormai ben affermata, iniziò ad avere un pubblico regolare a Lione. Durante questo girovagare egli conobbe bene l'ambiente della provincia ma, soprattutto, imparò a fare l'attore e a capire i gusti del pubblico e le sue reazioni. In questo periodo iniziò a scrivere alcune farse e due commedie, ossia Lo stordito (L'Etourdi), commedia di intrigo, rappresentata a Lione nel 1655 e Il dispetto amoroso (Le dépit amoureux), opera non eccezionale, rappresentata a Narbona l'anno seguente.
Nel 1658 tornò a Parigi dopo un soggiorno a Rouen con la sua compagnia, la Troupe de Monsieur, nome accordatole da Filippo d'Orléans. Il 24 ottobre di quell'anno recitarono davanti al re Luigi XIV, il quale si entusiasmò solo con la farsa Il dottore amoroso (Le Docteur amoureux), scritta da Molière (il testo fu ritrovato e pubblicato nel 1960). La compagnia venne autorizzata a occupare, alternandosi con la troupe degli Italiani, il teatro del Petit-Bourbon, e quando nel 1659 gli Italiani se ne andarono, lo stesso teatro fu a sua completa disposizione. Iniziò così a mettere in scena delle tragedie ma con scarso successo.
Scrisse anche un'opera che non fu né una tragedia né una commedia, il Don Garcia de Navarre, incentrata sul tema della gelosia, ma fu un fiasco. Molière allora capì che la commedia era la sua aspirazione e in questo genere eccelse già con la prima opera Le preziose ridicole (Les précieuses ridicules), nel 1659. In questa farsa mise in luce gli effetti comici di una precisa realtà contemporanea, le bizzarrie tipiche della vita mondana e ne ridicolizzò le espressioni e il linguaggio. Tutto ciò provocò l'interruzione delle rappresentazioni per qualche giorno, ma gli inviti a corte e nelle case dei grandi signori si susseguirono ugualmente.




Nel 1660 vi fu il gran successo di Sganarello o il cornuto immaginario, e fu il comico d'intrigo l'argomento principale, con il qui pro quo che regnava in un ambiente dove ognuno si preoccupava solo ed esclusivamente della propria situazione. Nel frattempo venne demolito il salone Petit-Bourbon, ma il re fece prontamente assegnare alla compagnia la sala del Palais-Royal, e in giugno vi fu la presentazione de La scuola dei mariti (École des maris). In questa commedia attraverso le buffonerie, vennero ancora presentati problemi gravi e scottanti come l'educazione dei figli e la libertà da concedere alle mogli.




In onore di una festa dedicata al re Luigi XIV, in quindici giorni Molière scrisse e mise in scena la commedia Gli importuni (Les Fâcheux). Il 20 febbraio 1662, sposò Armande Béjart ufficialmente sorella, ma quasi sicuramente figlia, di Madeleine, e anch'essa entrò a far parte della compagnia (dall'unione nacquero tre figli, due maschi e una femmina, l'unica che sopravvisse). In dicembre, venne rappresentata La scuola delle mogli (L'École des femmes) che superò in successo e in valore tutte le commedie precedenti. L'opera portò tuttavia allo scontro con i rigoristi cristiani e, nel 1663, egli fu interamente occupato dalla querelle de La scuola delle mogli, parallelamente al suo successo. Il 12 maggio del 1664 ci fu la prima rappresentazione de Tartufo o l'Impostore.




Tra il 1667 e 1668, ispirandosi alla commedia in prosa di Tito Maccio Plauto, Aulularia, e prendendo spunti anche da altre commedie (I suppositi dell'Ariosto; L'Avare dupé di Chappuzeau, del 1663; La Belle plaideuse di Boisrobert, del 1654; La Mère coquette di Donneau de Vizé, del 1666) scrive L'avaro (L'Avare ou l'École du mensonge) che viene rappresentato per la prima volta a Parigi, al Palais-Royal il 9 settembre 1668 dalla "Troupe de Monsieur, frère unique du Roi" che è la compagnia di Molière stesso, che in quell'occasione recita la parte di Harpagon. Nel 1673, anno della morte del drammaturgo, la sua compagnia l'Illustre Theatre assorbe i resti di quella del Teatro di Marais e nel 1680, a sette anni dalla morte di Molière, il re, con un ordine speciale, sancisce la fusione con l'Hotel de Bourgogne, dando vita all'inizio della Comédie Française, con casa all'Hotel Guénégaud.




La tomba di Molière, oggi nel cimitero di Père Lachaise
Molière morì il 17 febbraio 1673 di tubercolosi. Collassò mentre recitava Il malato immaginario morendo poche ore dopo, durante la notte, tra le braccia di due suore che lo avevano accompagnato a casa.







“Ci lasciamo ingannare facilmente da quello che amiamo.”
MOLIÈRE


“Sforziamoci di vivere con decenza e lasciamo che gli sciocchi dicano quello che vogliono.”





“Bisognerebbe fare un lungo esame di coscienza prima di pensare a criticare gli altri.”


“I difetti degli uomini sono per noi l'occasione di esercitare in questa vita la nostra filosofia; e questo è il modo migliore di usare delle nostre virtù; se tutto fosse permeato d'onestà, se gli uomini fossero tutti sinceri, giusti, rispettosi, la maggior parte delle nostre virtù sarebbero inutili, poiché il loro esercizio consiste soprattutto nel sopportare senza tragedie che l'ingiustizia altrui prevalga a volte sul nostro buon diritto.”



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Oggi, 15 gennaio, ricorre l'anniversario della nascita di Martin Luther King
Postato da Grazia01 il Venerdì, 15 gennaio @ 20:42:23 CET (197 letture)
In ricordo








Martin Luther King, icona mondiale della lotta nonviolenta per i diritti civili dei neri e l'uguaglianza sociale delle minoranze, è vissuto in un tempo e in un luogo in cui era normale che sugli autobus, nei bar, in teatro, e persino nelle chiese ci fossero dei posti separati a seconda del colore della pelle. "In cui sembrava un sogno che i ragazzi, figli dei bianchi, potessero giocare normalmente con i loro neri coetanei."
La scelta nonviolenta del nostro autore, che è tutt'uno con la sete di giustizia di un intero popolo, è profondamente incarnata in una realtà personale e sociale; non nasce all'interno di un'oasi sicura e distaccata ma affonda in una situazione di ingiustizia pagata sulla propria pelle fin dall'infanzia e consapevolmente condivisa nonostante la sua provenienza da una famiglia tutto sommato benestante: a cominciare da quando, giovanissimo, andò a scaricare la verdura ai mercati generali per conoscere più da vicino la situazione della gente povera fino al momento in cui diventò pastore dedicando la sua breve vita (41 anni) alla guida della protesta nonviolenta dei neri d'America.



Martin Luther King nasce ad Atlanta, capitale della Georgia, il 15 gennaio 1929. Il padre, come sarà lui, è un pastore battista e sua madre una maestra. Nel 1947 viene già ordinato e un anno dopo si trasferisce a Chester in Pennsylvania dove studia teologia. Conosce presto la figura di Gandhi che diventa uno dei suoi punti di riferimento più importanti.
Nel 1953 sposa Coretta Scott, che sarà anche suo prezioso sostegno durante le lotte e le difficoltà, e si trasferisce a Montgomery dove, a soli 25 anni, assumerà la direzione di una parrocchia. È il noto episodio di Rosa Parks, la donna di colore che non accettò di cedere il posto sull'autobus ad un bianco, che dà inizio all'impegno di resistenza nonviolenta di King coinvolto improvvisamente in un movimenti che vede favorevoli le chiese locali ma anche parte dei media e del mondo giovanile/musicale (beat generation).
La reazione all'arresto della signora è un pesante boicottaggio dei mezzi pubblici che va avanti per ben 382 giorni finché, tra gioia e sorpresa, viene dichiarata incostituzionale la segregazione sui trasporti in Alabama. Contemporaneamente sorgono i primi contrasti: da parte del Ku Klux Klan, organizzazione razzista i cui membri incappucciati compiono spedizioni punitive ai danni delle famiglie di colore e dei loro amici bianchi, e da parte di parte del mondo politico.



Nel 1957 fonda la "Southern Christian Leadership Conference" (Conferenza dei Dirigenti Cristiani del Sud), un movimento che si batte per i diritti delle minoranze e che si fonda sulla nonviolenza gandhiana.
Mentre ad Harlem si fa strada un altro carismatico difensore dei diritti dei neri, Malcom X, il quale segue tutt'altri metodi di rivendicazione sociale, dopo essersi recato in India per conoscere più da vicino la figura di Gandhi, il pastore battista organizza ad Atlanta una serie di sit-in (si occupa il posto nei bar, nei ristoranti finché non si viene serviti) nei locali riservati ai soli bianchi. Viene arrestato nuovamente ma questa volta a farlo uscire dal carcere è niente poco di meno che John Kennedy, candidato alla presidenza e da allora suo caro amico.
Un altro obiettivo della protesta diventa la roccaforte dell'America razzista, Birmingham, nel 1963. Ma la polizia adotta il metodo della repressione e la guida del movimento, di nuovo in prigione e isolato, scrive la famosa Lettera aperta dal carcere di Birmingham 1 in cui critica la freddezza della posizione ecclesiastica. Uscito, riprende la protesta alla quale partecipano pure molti studenti; sebbene la reazione delle forze dell'ordine sia feroce (note le foto in cui si vedono i cani della polizia azzannare uomini e donne), viene raggiunto un accordo perché cessi la segregazione nei luoghi pubblici.




Arrivano le prime minacce, i primi attentati e gli arresti ma Martin Luther King resta irremovibile tanto che il 28 agosto 1963 viene organizzata una imponente marcia della libertà di 250.000 partecipanti su Washington, (di cui 85.000 bianchi!) durante la quale pronuncia il suo discorso più famoso I have a dream... ("Ho un sogno"): «[...]Oggi io vi dico, amici miei, sebbene ci troviamo ad affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io ho ancora un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano. Il mio sogno è che questa nazione rinascerà e tornerà a vivere nel vero significato del suo credo, "noi riteniamo che queste verità parlino da sole, che tutti gli uomini siano stati creati uguali" [...]. Sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi padroni possano sedere insieme al tavolo della fratellanza [...]». Intanto, nel 22 novembre del 1963 viene ucciso a Dallas il presidente Kennedy, suo sostenitore dietro le fila, con grande dolore del nostre autore. Ma l'anno successivo è ricco di soddisfazioni per King: viene approvato il Civil Rights Bill che stabilisce l'eliminazione delle discriminazioni civili dei neri e il loro graduale ingresso nella vita politica. Successivamente incontra a Roma il papa Paolo VI e riceve ad Oslo il premio Nobel per la pace.




Nel 1965 si trasferisce a Selma, città famosa per il suo razzismo, dove organizza un'altra marcia diretta al Palazzo di Giustizia di Montgomery che provoca però l'assassinio di una giovane italo-americana da parte del Ku Klux Klan. Dopo una sosta a Los Angeles per riportare ordine e calma fra la sua gente e un trasferimento a Chicago, Martin va a trovare a Memphis, nello stato del Tennensee, James Meredith, il primo studente nero ad iscriversi all'Università che era stato ferito; qui si è formato il Coordinamento degli studenti neri nonviolenti che aveva preso il nome di Black Power, trovando al suo interno frange più estremiste verso le quali egli entra in contrasto. Agli inizi del 1967 si schiera pubblicamente contro la guerra del Vietnam entrando così direttamente in conflitto con la Casa Bianca. Nel mese di aprile dell'anno 1968, Luther King si reca a Memphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri) che erano in sciopero. Qui, mentre s'intratteneva a parlare con i suoi collaboratori sulla veranda dell'albergo, venne ucciso con alcuni colpi di fucile da un uomo la cui identità resta ancora oggi misteriosa. La morte del leader nero della nonviolenza provocò dappertutto ribellione e grande commozione ma, come su sua volontà, fu celebrata in maniera semplice e povera, con una bara di legno trasportata da due muli.

Il giorno prima della sua morte, il 3 aprile, aveva dichiarato: «Ora, noi scenderemo di nuovo tra le strade, lo dobbiamo fare per ridare alla questione la sua giusta prospettiva [...]. Perché quando la gente lotta per quello che è giusto ed è disposta a sacrificarsi per la giustizia, non c'è modo di impedire la vittoria. L'altra cosa che dobbiamo fare è questa: legare sempre la nostra azione diretta pubblica alla forza del boicottaggio economico. Ora noi, individualmente, siamo poveri. Ma non dimentichiamo che collettivamente, vale a dire tutti insieme, siamo ricchi [...]. Dobbiamo impegnarci in questa lotta sino alla fine. Niente sarebbe più tragico che fermarsi a questo punto qui a Memphis. Dovete interessarvi del vostro fratello. Non so ora che cosa accadrà. Abbiamo dei giorni difficili davanti a noi. Ma ora non importa. Perché sono sulla cima della montagna. Ma questo adesso non mi interessa. Come tutti vorrei una lunga vita. La longevità ha la sua importanza. Ma questo, adesso, non mi interessa. Voglio solo fare il volere di Dio. E Dio mi ha permesso di salire sulla montagna».

Autore:
Paolo delli Carri

Fonte:
http://palabre.altervista.org/persone/king.shtml






Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita."

M.L.King


Mi rifiuto di accettare l'idea che l'uomo com'è, nella sua natura presente, sia per ciò stesso moralmente incapace di elevarsi a raggiungere l'eterno uomo come dovrebbe essere che in eterno lo interpella. Mi rifiuto di accettare l'idea che l'uomo sia un semplice relitto e rifiuto, abbandonato alla corrente del fiume della vita in cui è immerso.





I HAVE A DREAM
Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate,
ma nonostante tutto voglio concludere dicendo che ho ancora dei sogni,
perché so che nella vita non bisogna mai cedere.
Se perdete la speranza, perdete anche quella vitalità che rende degna la vita,
quel coraggio di essere voi stessi, quella forza che vi fa continuare nonostante tutto.
Ecco perché io ho ancora un sogno...
Ho il sogno che un giorno gli uomini si rizzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli.
Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria,
ogni uomo di colore di tutto il mondo, sarà giudicato sulla base del suo carattere
piuttosto che su quella del colore della sua pelle,
e ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della personalità umana.
Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come acqua
e la rettitudine come una corrente poderosa.
Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà,
che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che le nazioni
non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure oggetto di studio.
Ho ancora il sogno ogni valle sarà innalzata e ogni montagna sarà spianata.
Con questa fede noi saremo capaci di affrettare il giorno in cui vi sarà la pace sulla terra".


Martin Luther King


Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce,
difficoltà a sufficienza da renderti forte,
dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri.
Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.

Martin Luther King


Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L'amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo.
(da La forza di amare)“


M.L.King


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Il 18 settembre del 1905 nacque a Stoccolma Greta Garbo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 18 settembre @ 21:37:57 CEST (2332 letture)
In ricordo







Greta Garbo, nome d'arte di Greta Lovisa Gustafsson (Stoccolma, 18 settembre 1905 – New York, 15 aprile 1990), è stata un'attrice svedese, fra le più celebri di tutti i tempi. Sedusse generazioni di appassionati di cinema con il suo carisma e il suo fascino misterioso. Per la sua bellezza e per la indiscussa bravura, venne soprannominata la Divina.




Grazie al suo talento fu apprezzata in pellicole come Grand Hotel, La regina Cristina o Anna Karenina, attrice di punta della MGM.Sul grande schermo Greta Garbo è stata anche spia, regina del doppio gioco, assassina, aristocratica, moglie infedele, ammaliatrice e donna irresistibile, cortigiana e prostituta. Nel 1939 Ernst Lubitsch intravide le sue ulteriori potenzialità e ne fece la protagonista di un'esilarante commedia, Ninotchka (1939), in cui la diva dimostrò insospettate doti di attrice brillante e dove, per la prima volta sullo schermo, la si vide ridere (il film venne infatti lanciato con lo slogan "Garbo laughs", ovvero "la Garbo ride").



Dopo la delusione per l'inatteso e clamoroso insuccesso del film Non tradirmi con me (1941), a soli 36 anni Garbo decise di ritirarsi dalle scene e per il resto della sua esistenza sfuggì sempre la notorietà: le sue ultime interviste, fra le poche rilasciate, risalgono al 1928, alla scrittrice Rilla Page Palmborg, e al 1929, al cronista del New York Times Mordaunt Hall.
Greta Garbo diventò cittadina statunitense nel 1950.



Nel 1950 la rivista Variety nominò Garbo migliore attrice dei primi cinquant'anni del secolo; un premio Oscar alla carriera le fu conferito nel 1954. Come migliore attrice era stata candidata quattro volte dall'Academy Awards, senza mai vincerlo.



Dal ritiro dalle scene fino alla morte, avvenuta al Medical Center di Manhattan nel giorno di Pasqua del 1990, l'attrice condusse una vita assolutamente riservata, cercando il più possibile di evitare giornalisti e fotoreporter. Riuscì a non rilasciare mai alcuna intervista, ma non poté impedire di essere fotografata. L'American Film Institute ha inserito la Garbo al quinto posto tra le più grandi star della storia del cinema.

Disse:






“Veramente ricco è soltanto colui che possiede il cuore di una persona amata.”




“Amare le persone significa imparare le canzoni che sono nel loro cuore, e cantargliele quando le hanno dimenticate.”




“C'è qualcosa di meglio del desiderare qualcosa, quando sai che è alla tua portata?”

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13 aprile 2000 Quindici anni fa l'addio a Giorgio Bassani
Postato da Grazia01 il Lunedì, 13 aprile @ 21:49:10 CEST (672 letture)
In ricordo



13 aprile 2000 Quindici anni fa l'addio a Giorgio Bassani




Muore a Roma lo scrittore Giorgio Bassani. Era nato a Bologna nel 1916 da una famiglia di origine ebraica. Mostra da subito mostra un vivo interesse per la musica, ma presto rinuncia a questa passione per dedicarsi alla letteratura. Un'altra passione che l'accompagnerà tutta la vita è il tennis.
Nel 1935 si iscrive alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, che frequenta da pendolare e dove, nonostante le leggi razziali, si laurea nel 1939 con una tesi su Niccolò Tommaseo. Nel 1940 esce la sua prima opera "Una città di pianura", che pubblica sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi. Insegna italiano e storia agli studenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche, preparati privatamente nella scuola ebraica di via Vignatagliata, e si trasforma in attivista politico clandestino. Probabilmente il suo romanzo più celebre è "Il giardino dei Finzi Contini" che fa parte del ciclo "Il romanzo di Ferrara" insieme a "Cinque storie ferraresi", "Gli occhiali d'oro", "Dietro la porta", "L'airone" e "L'odore del fieno".



La paura è sempre una pessima consigliera.





I luoghi dove si ha pianto, dove si ha sofferto, e dove si trovarono molte risorse interne per sperare e resistere, sono proprio quelli a cui ci si affeziona di più.





Certo, che sono di origine borghese. Però, siccome non sono un borghese decadente, ed ho il senso delle mie responsabilità, proprio per questo milito in un partito di sinistra






Dopo Freud, l'origine di tutto quanto accade nel nostro cuore non ha più nulla di misterioso. Il meccanismo è quello che è, certo. Eppure lo Spirito, l'Amore, anche se sono il prodotto di quel meccanismo stesso, esistono di per sé, ben di là dal nostro cuore e dal nostro ventre. Come una volta, prima della rivoluzione freudiana, continuano imperterriti a rappresentare un valore autonomo, assoluto: l'unico in fondo davvero esistente






DOVE VIVI?

Dove vivi? - mi chiede corrugando la
fronte e stringendo le palpebre – Dov’è
che diavolo stai?

A Roma? A Ferrara? Laggiù a
Maratea? Oppure nuovamente
altrove?

Nessuno pensando a te saprebbe darti oggi il più
piccolo posto un po’ tuo- concludo – proprio tu che fino
all’altro ieri soltanto
non ne hai abitato in fondo che
uno

Giorgio Bassani






a MOMI

Gli anni – quaranta almeno dei tuoi sessanta – tutti una ritmica
alternanza d’autunnali nebbie ineffabili di inverni
del pari inesprimibili nelle opache loro o fulgenti
nevi urbane e collinari d’estati
anch’esse da non dirsi nei loro padani
polverosi ori
supremi


o nel frattempo tu sempre lì in attesa di un’improbabile
inaudita primavera giammai
avere tu fretta anzi marcissero
in te cose ed eventi prossimi sempre a una mirabile
epifania ad una imminente
caduta….


Era alla Poesia che tiravi a quella

Giorgio Bassani


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Giorgio Gaber - Anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Domenica, 25 gennaio @ 20:40:16 CET (585 letture)
In ricordo

Oggi è l'anniversario della nascita di Giorgio Gaber, nome d'arte di Giorgio Gaberscik (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003), forse i più giovani non lo ricordano ma è stato un cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale e cinematografico italiano, fra i più importanti dello spettacolo e della musica italiana ed europea del secondo dopoguerra.



Affettuosamente chiamato "Il Signor G" dai suoi estimatori, è stato anche un chitarrista di valore, tra i primi interpreti del rock and roll italiano (tra il 1958 e il 1960). Molto apprezzate sono state anche le sue performance come autore ed attore teatrale; è stato iniziatore, assieme al suo collaboratore Sandro Luporini, del "genere" del teatro canzone. Tra le varie dediche, nel 2004, a Giorgio Gaber viene intitolato il rinnovato auditorium sotterraneo del Grattacielo Pirelli di Milano. Per Gaber... io ci sono, è il titolo del triplo cd evento uscito il 13 novembre 2012, a quasi dieci anni dalla morte del grande cantautore milanese, con cinquanta artisti che hanno reinterpretato i suoi brani.





Signor G quanto mi piacevi..


« La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. »


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Il giorno dell'ultimo Natale ci ha lasciato Gilberto Finzi
Postato da Grazia01 il Venerdì, 23 gennaio @ 23:31:49 CET (548 letture)
In ricordo



Durante l'ultimo Natale alle 8.35 nell’ospedale Sacco di Milano è morto Gilberto Finzi,
poeta, critico, narratore, polemista, giornalista. Non stava bene da tempo ormai,
ma nell’ultimo mese le sue condizioni si sono aggravate.
Lo scompenso cardiaco che l’accompagnava negli ultimi anni non gli ha permesso di superare l’ultima crisi.




Ecco una della sue poesie


Alla pianura cuore dell'inverno

Gli uccelli di passo (che cioè compaiono in Italia solo per qualche tempo, durante le loro migrazioni stagionali), dirigendosi a sud, sorvolano una pianura padana che già si prepara alle nebbie e all'inverno.
E da terra, da quel paesaggio che si fa ogni giorno più grigio e spento, li segue, forse con un po' d'invidia, l'occhio dell'uomo costretto a trascorrere nella sua "casa dall'edera già morta" i lunghi mesi che verranno.




Alla pianura cuore dell'inverno,
a questa casa dall'edera già morta
tesa sui muri come nervo ed osso,
guarda la fòlaga, e volando
fora la nuvola lontana.
Città d'Egitto mitica e sabbiosa
Tebe vedrà le fòlaghe
chine sui sassi a cercar l'acqua
insieme alla cicogna di Norvegia;
intanto qui vicino a casa
fùmiga lenta una nebbia di lago,
grigio è il cavallo che biàscica fieno
presso le stanghe dei carri arrugginiti.
L'ultimo lembo dell'estate
imputridito pende dall'olmo,
e dove stava il vecchio
svelto aggiustando le sedie di casa
la triplice punta dei forconi
insegue il cielo dietro i pagliai!

Gilberto Finzi

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Il 12 dicembre è l'anniversario della nascita di Frank Sinatra
Postato da Grazia01 il Venerdì, 12 dicembre @ 18:17:57 CET (429 letture)
In ricordo
Il 12 dicembre del 1915 nacque Frank Sinatra.



Nasce a Hoboken, nello stato del New Jersey.
Vive un'infanzia dura e umile: la madre Dolly, di origini liguri (Tasso nel comune di Lumarzo), fa la levatrice e il padre Martin, pugile dilettante di origini siciliane(Palermo), è vigile del fuoco.
Da ragazzino Frank è costretto da esigenze economiche a fare i lavori più umili. Cresciuto per la strada e non sui banchi di scuola, prima fa lo scaricatore di porto e poi l'imbianchino e strillone. A sedici anni, ha una sua band, i Turk.
Frank Sinatra passa alla storia come 'The Voice', per il suo inconfondibile carisma vocale.
Durante la sua carriera incide più di duemiladuecento canzoni per un totale di 166 album, dedicandosi anche, con fortuna, al grande schermo.
Aspetti della sua vita privata si riscontrano proprio nei suoi tanti film di successo.
Famoso latin lover, si sposa quattro volte: la prima a ventiquattro anni, con Nancy Barbato, dal 1939 al 1950,
dalla quale ha tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christina che, all'epoca della separazione, hanno rispettivamente undici, sette e tre anni.
Poi, dal 1951 al 1957, Sinatra ha un'intensa storia d'amore con Ava Gardner, che riempie le cronache rosa dei giornali del tempo a suon di criticati confetti (per lei lascia la famiglia), di botte e di litigi.
Per soli due anni, dal 1966 al 1968, si unisce in matrimonio con l'attrice Mia Farrow e dal 1976 fino alla sua morte resta a fianco dell'ultima moglie, Barbara Marx.
Ma la stampa continua, anche negli ultimi anni, ad attribuirgli flirt: da Lana Turner a Marilyn Monroe, da Anita Ekberg ad Angie Dickinson. Da sempre vicino alle cause per i diritti umani, già nei primi anni '50 si schiera a favore dei neri, vicino al suo inseparabile amico Sammy Davies Jr. Fino all'ultimo non si sottrae dal compiere nobili gesti di beneficenza a favore dei bambini e delle classi disagiate.
La sua stella non conosce ombre.
Solamente tra il 1947 ed i primi anni '50, attraversa una breve crisi professionale dovuta ad un malore che colpisce le sue corde vocali; il momento di appannamento viene superato brillantemente grazie al film di Fred Zinnemann "Da qui all'eternità", con cui conquista l'Oscar come Migliore Attore non Protagonista. Tra le tante accuse mosse all'interprete più famoso del secolo, come da molti viene considerato, quella di legami con la mafia. Soprattutto con il gangster Sam Giancana, proprietario di un Casinò a Las Vegas. Ben più sicuri, i nomi dei suoi più cari amici: da Dean Martin a Sammy Davis Jr, a Peter Lawford. La canzone che forse più lo rappresenta nel mondo è la famosissima "My way", ripresa da moltissimi artisti, e rivisitata in moltissime versioni. Tra gli ultimi omaggi che l'America tributa a questo grande showman, vi è un regalo speciale per i suoi ottant'anni, nel 1996: per i suoi occhi blu, l'Empire State Building per una notte si illumina d'azzurro tra coppe di champagne e gli inevitabili festeggiamenti, cui The Voice è abituato.
L'omaggio si è ripetuto in occasione della sua morte avvenuta il 14 maggio 1998.
Ha detto:
«Sono come Woody Allen: credo nel sesso e nel decesso.»
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Mark Twain - Anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 novembre @ 20:57:31 CET (599 letture)
In ricordo



Il 30 novembre del 1835 nacque in Florida Mark Twain, lo pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, scrittore, umorista, aforista e docente statunitense. Morì il 21 aprile del 1910, a Redding, Connecticut, Stati Uniti ed è sepolto nel Cimitero di Woodlawn, Elmira, New York, Stati Uniti








Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.



Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso... e pubblica il falso.



Fai ogni giorno qualcosa che non ti piace: questa è la regola d'oro per abituarti a fare il tuo dovere senza fatica.





Mark Twain
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Oscar Wilde * Anniversario della morte
Postato da Grazia01 il Domenica, 30 novembre @ 20:55:22 CET (351 letture)
In ricordo



Il 30 novembre del 1900 moriva a Parigi Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, meglio conosciuto come Oscar Wilde. Uno grande scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese. Era nato il 16 ottobre del 1854 a Dublino aveva quinfi solo 46 anni.



Si ricade sempre nell'assurdo di voler sviluppare l'intelligenza, spingerla innanzi violentemente in questa o in quella direzione. L'intelligenza dovrebbe essere ricettiva, simile a una lira che aspetta di essere sfiorata dal vento, o da un lago pronto a incresparsi al soffio della brezza; non dovrebbe essere un ficcanaso affaccendato a correre sempre per le strade alla ricerca di novità'.


Oscar Wilde


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Ricorre oggi l'anniversario della morte di Lucio Battisti
Postato da Grazia01 il Martedì, 09 settembre @ 20:25:56 CEST (942 letture)
In ricordo


A sedici anni dalla morte restano le sue note



Ogni volta che un suo brano passa per radio o in un filmato televisivo riesce a calamitare l'attenzione, come una star musicale di oggi. Eppure, proprio oggi, ricorre il sedicesimo anniversario della morte di Lucio Battisti (nella foto in alto), originario di Poggio Bustone, scomparso appunto il 9 settembre del 1998. Sedici anni in cui, accanto al ricordo del cantautore, non sono mancate alcune polemiche. L'ultima, dello scorso anno, dopo la traslazione del corpo dal cimitero di Molteno, in provincia di Lecco, dove riposava da quindici anni, per la cremazione. Ma di Battisti rimane, indelebile, la sua grande produzione musicale, in gran parte insieme a Mogol, per successi «cult» della musica leggera italiana.
Numerose le iniziative che, più o meno indirettamente, si ispirano a Battisti. A Poggio Bustone, sono presenti «I Giardini di marzo», ovvero un'area che prende il nome di uno dei suoi successi più celebri. Proprio nel Paese reatino, Battisti era nato nel 1943, per poi andare via negli anni '60. Iniziative per questa sera sono programmate in diverse città italiane.




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La porta chiusa.
Postato da giamacista il Giovedì, 03 luglio @ 21:11:13 CEST (610 letture)
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La porta chiusa

Adesso la porta si apre,
è lo stesso amore di sempre.

La serranda chiusa la porta aperta
cercavo nei ricordi la chiave dei cancelli,
il dolore di una parola di un gesto.

Tu sei ciò che desideravo più di tutti
anche se sei dentro me ciò non basta.

Giamacista

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Maria Gaetana Agnese, scienziata o santa?
Postato da Grazia01 il Venerdì, 16 maggio @ 21:54:54 CEST (1129 letture)
In ricordo

Maria Gaetana Agnese, scienziata o santa?

Google le dedica la pagina nel suo 296° anniversario della nascita.



Le Instituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana, di D. na Maria Gaetana Agnesi Milanese appaiono “in Milano, MDCCXLVI Il, nella Regia Ducal Corte, con licenza de’ Superiori” e vengono presto tradotte in varie lingue. Il successo è immenso, nonostante la contemporanea pubblicazione di un’opera analoga di Eulero. I dotti dell’Accademia Reale di Francia lodano il libro dell’Agnesi come opera avanzatissima e la migliore mai apparsa nel genere. L’Europa intera è in ammirazione davanti alla giovane scienziata. Si scomoda perfino l’imperatrice Maria Teresa, che invia alla dotta suddita un anello di brillanti in un prezioso cofanetto: e questa volta l’inalterabile Gaetana si commuove davvero. Conserverà gelosissimamente quel dono e l’avrà caro più di ogni altra cosa al mondo... o quasi.
La gloriosa università di Bologna, all’unanimità, offre una cattedra di analisi matematica a “Caietana Agnesi Nobilis Virgo Mediolanensis”, ma la nobile signorina milanese, pur ringraziando dell’onore, non l’occuperà mai. Graditissimo le giunge il plauso del papa Benedetto XIV, accompagnato da benedizioni e doni preziosi. “Son contentissimo” scrive simpaticamente papa Lambertini “di vedere che venga impiegato il bel sesso alti progressi delle scienze e de’ talenti. Vi esorto a formare delle compagne che vi somiglino; affinché resti ognuno persuaso che voi valete quanto noi, quando volete studiare. L’anima diventa frivola quando non pensa che a nastri, e pennacchi; ma essa è sublime allorché sa meditare. Vi accerto che avrei gran piacere squadernando nelle librerie di trovare presso de’ nostri dottori delle donne stimabili, le quali avessero occultato il loro sapere colla modestia. In questo modo potrebbero le donne abitare nel palazzo de’ Papi”. Non c’è male, per un papa del settecento.
Ma quando la nobile signorina Agnesi è all’apice della gloria, ecco all’improvviso il colpo di scena. Tutti si aspettano nuove meraviglie, e lei, con grande semplicità, come chi ha compiuto un dovere ed è libero di passare ad altro, chiude il capitolo “scienza”, e volta pagina. “Appena ebbe soddisfatto al bisogno di alleviare la mente dalle raccolte cognizioni e scoperte, e commetterle alla società, più non vi pensò, e cesse solo al desiderio di carità e di beneficare gli uomini” commenta l’enciclopedista milanese.
E la matematica? La filosofia? Acqua passata, senza rimpianti. Qualcuno si ricorda della grande scienziata, ma viene cortesemente scoraggiato. L’Accademia di Torino, ad esempio, le ha chiesto di esaminare i lavori di Lagrange intorno al calcolo delle variazioni, ma lei se ne scusa adducendo “le sue serie occupazioni” (sappiamo quali). La grande Agnesi non ha però abdicato alla sua intelligenza; l’ha solo rivolta ad altre sfere. Silenziosamente, e senza titoli accademici, è diventata teologa. A chi si rivolge il cardinal Pozzobonelli, arcivescovo di Milano, per decidere sull’ortodossia di uno scritto sulla politica e la religione? A lei. Particolare poco noto, tiene anche lezioni pubbliche di catechismo. Donna e laica: un bel primato. Un altro primato.
Dio e il prossimo. Come altre grandi menti prima di lei, Gaetana è approdata all’unica “scienza” definitiva, a un infinito che nessun simbolo matematico può esprimere.
Gaetana Agnesi: “santa tutta milanese”. Cervello e cuore. E lavoro infaticabile. Ma non pare che sia nell’aria un processo di beatificazione. Vi farebbe ostacolo, burocraticamente, anche l’impossibilità di una “ricognizione” del corpo. Gaetana è sepolta chissà dove, in una fossa comune, confusa tra un gruppo di vecchiette del Pio Luogo. Erano le leggi del tempo, quelle che più tardi susciteranno lo sdegno poetico di Ugo Foscolo. “Morire alla Baggina”: i milanesi non sanno figurarsi, proverbialmente, una fine più umile di quella. Ma Gaetana è riuscita a fare anche di più, a scomparire del tutto. “Exinanivit semetipsam”.
La città ha dedicato a Gaetana Agnesi una breve via, fuori Porta Romana. A Ramiro Rampinelli nemmeno quella. C’è solo Via degli Olivetani, a San Vittore. Ma i bei chiostri in cui passeggiava don Ramiro ospitano oggi il Museo della Scienza e della Tecnica, e l’antico Ospedale Maggiore è sede dell’università milanese. A volte, la storia, tra le righe, fa un po’ di giustizia.

Elena Cristina Bolla
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Ricordo di Gae Aulenti nell'86° anniversario della nascita
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 04 dicembre @ 23:22:10 CET (681 letture)
In ricordo






Ricordo di Gae Aulenti nell'86° anniversario della nascita.

Nacque il 4 dicembre 1927 a Palazzolo dello Stella, in provincia di Udine. Si laureò in architettura al Politecnico di Milano nel 1953, dove conseguì l'abilitazione alla professione. Gae Aulenti si forma come architetto nella Milano degli anni cinquanta, dove l'architettura italiana è impegnata in quella ricerca storico culturale di recupero dei valori architettonici del passato e dell'ambiente costruito esistente che confluirà nel movimento Neoliberty. La Aulenti fa parte di questo percorso, che si pone come reazione al razionalismo. Di se stessa usava dire di vedere la sua architettura in stretta relazione e in interconnessione con l'ambiente urbano esistente, che diviene quasi la sua forma generatrice, cercando, con questo, di trasferire nel suo spazio architettonico la molteplicità e l'intensità degli elementi, che vanno a definire l'universo urbano. Dal 1974 al 1979 è membro del Comitato direttivo della rivista Lotus International, poi fa esperienze artistiche e dal 1976 al 1978 collabora con Luca Ronconi a Prato al Laboratorio di Progettazione Teatrale. Nel 1979, le viene affidata la direzione artistica della Fontana Arte, con cui aveva già collaborato in passato. Vengono prodotte lampade e oggetti d’arredo ancora oggi a catalogo. Tra i collaboratori di maggior rilievo compaiono Piero Castiglioni, Pierluigi Cerri, Daniela Puppa e Franco Raggi. Ha una lunga relazione con Carlo Ripa di Meana, da cui si allontanerà per la sua vicinanza a quello che definirà "craxismo deleterio". Nel 1984 viene nominata corrispondente dell'Accademia Nazionale di San Luca a Roma, mentre dal 1995 al 1996 è presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2005 ha costituito la Gae Aulenti Architetti Associati. Muore il 31 ottobre 2012 a Milano all'età di 84 anni.

Fonte: Wikipedia
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Bologna, 2 agosto 1980
Postato da Grazia01 il Venerdì, 02 agosto @ 12:20:00 CEST (773 letture)
In ricordo




La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra. La strage uccise 85 persone e ne ferì oltre 200.

Il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d’aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio. L’esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto; l’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l’edificio.
L’esplosione causò la morte di 85 persone ed il ferimento o la mutilazione di oltre 200.
La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie e, immediatamente dopo l’esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze ed ai mezzi di soccorso.
Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi. Al fine di prestare le cure alle vittime dell’attentato, i medici ed il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti.
L’autobus 37 divenne, insieme all’orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage.
Nei giorni successivi la centrale Piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del Governo, intervenuti il giorno 6 ai funerali delle vittime celebrati nella Basilica di San Petronio. Gli unici applausi furono riservati al presidente Sandro Pertini, giunto con un elicottero a Bologna alle 17.30 del giorno della strage, che in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: «non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia».

wikipedia

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Addio a Vincenzo Cerami
Postato da Grazia01 il Giovedì, 18 luglio @ 20:11:53 CEST (459 letture)
In ricordo




Addio a Vincenzo Cerami

E’ morto Vincenzo Cerami. Dopo una lunga malattia si spento a 73 anni lo scrittore, noto al grande pubblico per avere scritto con l’amico Roberto Benigni “La Vita è Bella”. In carriera ha collaborato con i più grandi registi del panorama cinematografico italiano. Il suo primo romanzo “Un Borghese Piccolo Piccolo”, suscitò l’attenzione di Pier Paolo Pasolini ma, a causa della prematura morte del cineasta bolognese, fu successivamente portato sul grande schermo da Mario Monicelli. Nello sconfinato elenco di direttori e attori che hanno lavorato al suo fianco spiccano, tra gli altri, Marco Bellocchio, Ettore Scola e Roberto Benigni. La produzione di Cerami è stata riconosciuta attraverso l’assegnazione di due David di Donatello e la candidatura all’Oscar, nel 1999, per la migliore sceneggiatura originale in “La Vita è Bella”. Proprio Benigni, insieme all’altro premio Oscar per lo stesso film, Nicola Piovani, andò a ritirare il mese scorso il David di Donatello speciale alla carriera assegnato allo scrittore, dicendo che non poteva essere presente e facendogli gli auguri. Era nato a Roma il 2 novembre del 1940 da genitori siciliani. L’incontro con Pier Paolo Pasolini, di cui fu allievo, è stato determinante nella sua formazione. Con lui debuttò nel cinema nel 1965 come aiuto regista in tre film: “Comizi d’amore”, “Uccellacci e uccellini” e l’episodio “Le streghe” del film “La terra vista dalla Luna”. Sposato con Graziella Chiarcossi, cugina di Pier Paolo Pasolini, ha avuto due figli, l’attrice Aisha, nata dall’unione con la prima moglie Mimsy Farmer, e Matteo, giovane regista.
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27 gennaio - giorno della memoria
Postato da Grazia01 il Domenica, 27 gennaio @ 12:11:57 CET (614 letture)
In ricordo







L'uomo ha la possibilità di raggiungere i propri scopi nella vita e di essere felice solo se: saprà unirsi agli altri uomim in un rapporto di amore e di solidarietà: questo: è il messaggio che Eluard rivolge agli uomini da poco usciti dalla seconda guerra mondiale (questa lirica infatti è stata pubblicata neI 1947).




Non verremo alla mèta ad uno ad uno


Non verremo alla mèta ad uno ad uno
Ma a due a due. Se ci conosceremo
A due a due, noi ci conosceremo
Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
Un giorno rideranno
Della leggenda nera dove un uomo
Lacrima in solitudine.

Paul Eluard



Durante l'ultima guerra mondiale, c'erano uomini e gruppi di uomini che si sentivano degli estranei nella terra che li aveva visti nascere, e crescere, perché quella terra la occupavano, da padroni, eserciti stranieri. Difficile allora ubbidire al precetto evangelico di amare anche i proprI nemici, tanto più che la resistenza agl'invasori diventava anche lotta per dare al mondo più giustizia (più «pane») e libertà.

La patria

Posseggo una patria e su di essa il giorno
risplende con l'azzurro del cielo,
mentre di sera vi brillano infinite stelle
che l'alba spegne con la sua luce.
Ma quando a notte ritorno
sotto il buio delle grondaie,
sento il nemico intorno alla mia casa,
in agguato, con l'arma nel pugno.
Secondo l'Evangelo, madre, tu mi hai
ad amare tutti come te: educato
vorrei amare, o madre,
ma ho bisogno di pane e di libertà.

Nikola Vapcàrov




Così disumani erano quei tempi che i poeti, come dice Salvatore Quasimodo in questa poesia, avevano fatto il voto di interrompere il loro canto. l'espressione appendere le cetre ai salici si richiama al salmo 136 della Bibbia in cui gli ebrei esprimono il loro lamento per essere stati deportati.




Alle fronde dei salici


E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo
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Audrey Hepburn
Postato da Grazia01 il Domenica, 20 gennaio @ 11:35:32 CET (635 letture)
In ricordo





Vent’anni fa moriva un’icona di stile ed eleganza ineguagliabile: Audrey Hepburn. Noi tutti la ricordiamo con un tubino nero di Givenchy e un paio di occhiali da sole Chanel, ma la sua eleganza sobria e pulita ha segnato un’epoca. In un periodo in cui i canoni di bellezza facevano riferimento a donne come la Loren o Marilyn Monroe, quindi donne con le curve, si impose la figura esile di Audrey, con gli occhi da cerbiatta ma molto femminile. All’anagrafe Audrey Kathleen Ruston, la Hepburn, figlia di un banchiere inglese e di una baronessa olandese, acquisisce il cognome con il quale diverrà famosa dalla nonna paterna. Nata a Bruxelles nel 1929, muove i primi passi sulle punte, sognando di diventare una grande ballerina. Il destino la fa approdare a Londra, dove quasi per caso si trova su un set cinematografico. Per la Hepburn è l’inizio di una carriera costellata da grandi successi. Professionista instancabile, oltre che donna attenta alle esigenze della propria vita privata, Audrey, alla fine degli anni Sessanta, all’apice del successo abbandona il cinema, per dedicarsi alla famiglia e porsi al servizio del volontariato.





Il grande pubblico la ricorda in “Vacanze Romane” che la consacrò come icona di bellezza: bruna, sottile, senza seno, viso romantico. Affascinò tutti. Il regista William Wyler disse: ”Quando ho rivisto le prime scene del film, ho improvvisamente saputo che il mondo intero si sarebbe innamorato di lei“. Storica la sua immagine quando gira in vespa per Roma con Gregory Peck: uno stile perfetto. Altro film importante di Audrey fu “Sabrina” ; il regista Billy Wilder dichiarò: ”Con lei è arrivata la classe…”. Come scordare la sua colazione, con caffè e croissand caldo in “Colazione da Tiffany” o pronta per il ballo in “My fair lady”?



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Addio a Mariangela Melato
Postato da Grazia01 il Venerdì, 11 gennaio @ 13:26:43 CET (691 letture)
In ricordo




Addio a Mariangela Melato la signora del teatro italiano






ROMA - E' morta a Roma l'attrice Mariangela Melato. Aveva 71 anni: nata a Milano, era malata da tempo. Si è spenta nel Centro Antea per malati terminali all'interno del Complesso S. Maria della Pietà: al suo fianco fino all'ultimo la sorella Anna. Un gravissimo lutto nel mondo del cinema, del teatro e della cultura per la scomparsa della grandissima attrice chealternò ruoli drammatici a quelli da commedia. Mariangela Melato vincitrice di tantissimi premi, dal Davide di Donatello al Nastro d'argento, ha lavorato con Pupi Avati, Wertmuller, Bertolucci, Monicelli, : tra i suoi film più famosi con Giancarlo Giannini Mimì metallurgico ferito nell'onore, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, Casotto e La classe operaia va in paradiso. La Melato resterà per sempre nel firmamento del cinema internazionale. «Sono affranta» le prime parole di Lina Wertmuller. Pupi Avati invece ha raccontato il primo provino della Melato.
Il funerale di Mariangela Melato si terrà a Roma domani alle ore 15.00 presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo. A darne notizia, insieme alla famiglia, è Renzo Arbore.
Se ne è andata serenamente»: è l«unica cosa che trapela dal centro Antea. Nelle ultime ore c'erano con lei la sorella Anna e un'amica. L'attrice, malata da tempo, era ricoverata da una ventina di giorni.
Una vita per il cinema e per il teatro. Mariangela Melato è stata tra le attrici più versatili del teatro e del cinema italiano, capace di affrontare ruoli comici o drammatici, di trasformarsi in personaggi molto lontani tra loro ma sempre con grandissima intensità. Ha lasciato così nella memoria della vasta platea italiana che l'ha sempre amata ed apprezzata, personaggi indimenticabili, da quelli sul grande schermo come Fiore, amante milanese di Mimì Metallurgico con la regia di Lina Wertmuller, a quelli sul palcoscenico del teatro come nell'Orestea di Eschilo diretta da Luca Ronconi.
Fino alla Filumena Marturano al fianco di Massimo Ranieri andata in replica su Rai1 proprio nel giorno di Capodanno. Nata a Milano il 19 settembre 1941, Mariangela Melato da giovanissima studia pittura all'Accademia di Brera, disegnando manifesti e lavorando come vetrinista alla Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani.

fonte: Il Messaggero

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Addio a Rita Levi Montalcini
Postato da Grazia01 il Martedì, 01 gennaio @ 20:37:06 CET (627 letture)
In ricordo



Addio a Rita Levi Montalcini.
Premio Nobel e senatore a vita, aveva 103 annni





"La mia intelligenza? Più che mediocre. I miei unici meriti sono stati impegno e ottimismo" disse nel 2008 accogliendo la laurea honoris causa alla Bicocca. Con il suo corpo esile e gli occhi mare limpido è riuscita comunque a iscriversi all'università contro il volere del padre, a realizzare prima un laboratorio in casa per sfuggire alle leggi razziste e poi a lavorare negli Stati Uniti per quasi 30 anni, convincendo un mondo scientifico assai scettico dell'importanza di quel Ngf "Nerve growth factor" da lei osservato nell'oculare di un microscopio.
Poteva bastare, come dimostrazione di "impegno e ottimismo". Ma da quando nel 2001 è stata nominata senatrice a vita, a Rita Levi Montalcini è toccato anche ascoltare gli insulti di Storace ("Le porteremo a casa le stampelle") alla vigilia del voto della Finanziaria del 2007 essenziale per la sopravvivenza del governo Prodi. Quelli di Roberto Castelli, che sempre nel 2007 definì "uno spreco e un mercimonio" i finanziamenti all'European Brain Research Institute da lei diretto. Per finire ad agosto del 2011 con l'uscita di Umberto Bossi: "Scilipoti? Meglio lui di quella scienziata".
"Non sto neanche a sentirli" replicava lei senza perdere il sorriso dolce. In un articolo su Science nel 2000, Rita Levi Montalcini descrisse il suo carattere così, con poche splendide pennellate: "L'assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta, l'abitudine a sottovalutare gli ostacoli - un tratto che ho ereditato da mio padre - mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita. Ai miei genitori devo anche la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza".
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Mezzo secolo dalla morte di Marilyn Monroe
Postato da Grazia01 il Domenica, 05 agosto @ 19:09:23 CEST (766 letture)
In ricordo








E’ passato mezzo secolo da quel 5 agosto del 1962 quando Norma Jane Baker, meglio conosciuta come Marilyn Monroe venne trovata morta all’età di 36 anni, in circostanze ancora misteriose, nella sua casa di Los Angeles, ma il suo mito supera ogni ricorrenza conservando ancora, a distanza di 50 anni, il ruolo di icona sexy del cinema hollywoodiano.Su di lei è stato detto molto. Ma non tutto. Probabilmente sarà impossibile capire fino in fondo la personalità di un personaggio così complesso e tormentato. A 50 anni dalla sua morte la si considera ancora un po´ oca, un po´ bomba sexy, ma anche donna intelligentissima e psicologicamente fragile.



Regna sulla scena degli incantesimi di massa oggi, a 50 anni dalla tragica scomparsa, come ieri, nei giorni della travolgente gloria mediatica. E’ il Mito che abbraccia tutti i miti dei tempi moderni:la Bellezza e il Sesso, la Seduzione e la Fama, il Desiderio e l’Angoscia, la Solitudine e la Paura. Ne abbiamo fatto un idolo, l’abbiamo capita assai poco come essere umano. Quante analisi le sono state dedicate, giudizi osannanti (tanti) o critici (pochi), senza mai superare la soglia di facili banalità e la solida consistenza di bolle di sapone...




disse:


"Non posso farmi condizionare dalle regole, io vivo le mie emozioni!"




“La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me,
presumendo che io ne sia l'incarnazione."



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Anniversario della nascita di Primo Levi
Postato da Grazia01 il Martedì, 31 luglio @ 13:47:04 CEST (1187 letture)
In ricordo






Oggi, 31 luglio è l'anniversario della nascita di Primo Michele Levi.
Egli nacque a Torino il 31 luglio 1919 e morì, sempre a Torino l'11 aprile del 1987.
Scrittore, partigiano e chimico, autore di racconti, memorie, poesie e romanzi.
Nel 1943 venne catturato dai nazifascisti e quindi, nel febbraio dell'anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Il suo romanzo "Se questo è un uomo", che racconta le sue terribili esperienze nel lager nazista, è considerato un classico della letteratura mondiale.
Venne trovato morto nell'aprile 1987 alla base della tromba delle scale di casa sua, a seguito di una caduta; non è mai stato chiarito se la caduta che ne ha provocato la morte sia stata dovuta a cause accidentali o se sia stata un suicidio.


Vi propongo alcune sue poesie




Nulla rimane della scolara di Hiroshima

Poichè l'angoscia di ciascuno è la nostra
ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
che ti sei stretta convulsamente a tua madre
quasi volessi ripenetrare in lei
quando al meriggio il cielo si è fatto nero.

Invano, perché l'aria volta in veleno
é filtrata a cercarti per le finestre serrate
della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.

Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
a incarcerare per sempre codeste membra gentili.

Così tu rimani fra noi, contorto calco di gesso,
agonia senza fine, terribile testimonianza
di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.

Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
la sua cenere muta é stata dispersa dal vento,
la sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.

Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli.

Vittima sacrificata sull'altare della paura.

Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
tristi custodi segreti del tuono definitivo,
ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.

Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.






L'approdo

Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sè mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati,
E siede a bere all'osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte,
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

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Falcone e Borsellino
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 23 maggio @ 19:03:45 CEST (656 letture)
In ricordo








Ricorre oggi il ventesimo anniversario della strage di Capaci, nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta. Poche settimane dopo a Palermo, in via D’Amelio, vennero uccisi Paolo Borsellino e cinque agenti che lo scortavano. “Il cambiamento può nutrirsi anche degli insegnamenti dei due magistrati e di tutte le altre vittime della mafia: impariamo ad essere cittadini consapevoli, responsabili e liberi”.
Hanno amato il proprio paese. Hanno amato la vita sino a sacrificarla. Giovanni e Paolo sono due italiani entrati nella storia della nazione come pochi altri in precedenza. Giovanni Falcone e Paolo Borsellinonon sono solamente nella storia, ma esistono ancora nel presente e continueranno ancora a lungo a fare parte del futuro del paese. Perché vivono, e vivono perché sono gli ultimi uomini credibili che il popolo italiano abbia conosciuto dal dopoguerra.

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E' morto il poeta Tonino Guerra
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 21 marzo @ 22:38:55 CET (1044 letture)
In ricordo

E' morto stamane nella sua casa di Sant'Arcangelo di Romagna, Tonino Guerra, il poeta e sceneggiatore romagnolo collaboratore di tanti grandi registi, da Fellini ad Antonioni, da Rosi ai fratelli Taviani. Nato nel 1920, aveva da poco compiuto 92 anni.
ompiuto 92 anni.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla signora Dora Guerra il seguente messaggio: "Apprendo con profonda tristezza la notizia della scomparsa del maestro Tonino Guerra, insigne figura della cultura italiana ovunque riconosciuta ed apprezzata per la personale impronta creativa e il sempre intenso e coerente impegno civile. Poeta, pittore, narratore e sceneggiatore cinematografico di straordinario talento, nel suo lungo e intenso percorso artistico, scandito da prestigiosi riconoscimenti, egli ha sempre mantenuto vivo il legame con la sua terra e rivolto uno sguardo attento al futuro fino all'ultimo con generoso entusiasmo. Nell'esprimere a lei e a tutti i familiari il mio commosso e partecipe cordoglio, mi unisco al generale rimpianto di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarne l'opera".
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Addio Lucio
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 marzo @ 21:31:58 CET (760 letture)
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Lucio Dalla è morto d'infarto dopo un concerto in Svizzera
Il cantautore era a Montreux, l'annuncio arriva dai francescani.


E' morto Lucio Dalla. Vittima di un attacco cardiaco, il cantautore si è spento all'improvviso a Montreux, in Svizzera, dove si trovava nel bel mezzo di una tournée internazionale. Il 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni.
La notizia che spezza il cuore anche alla musica italiana non è arrivata da un comunicato stampa. I primi a darla sono stati i frati della Basilica di San Francesco d'Assisi. Su twitter, alle 12,10, 23 minuti prima dei lanci d'agenzia, attraverso il profilo della rivista San Francesco patrono d'Italia. Dove è apparso anche un servizio di cordoglio e anche l'ultimo racconto scritto da Dalla, protagonista un francescano. "E' morto Lucio Dalla - si legge nel messaggio -, dolore e sgomento della comunità francescana conventuale di Assisi per l'improvvisa scomparsa del cantautore di Dio...".
Poi, la voce di chi con Lucio lavorava o lo conosceva bene. "Era contento di come era andato il concerto - fanno sapere dalla Midas, società di comunicazione nel mondo della musica e dello spettacolo fondata da Michele Mondella -. Stamattina si è svegliato, ha fatto colazione, un paio di telefonate", poi il malore.
"L'ho sentito ieri sera, vivissimo". E' la testimonianza di Roberto Serra, bolognese amico storico di Lucio Dalla e fotoreporter di professione. Non ci voleva credere. "Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera, stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso. Contento per un'intervista che gli avevano fatto e per il tour europeo appena cominciato. Diceva che era emozionante ritrovare i luoghi di un analogo tour di trent'anni fa e di trovare, pur nella diversità delle situazioni, la stessa positiva risposta di pubblico di allora. Era a Zurigo, stava andando a Montreux. Era felice".
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Addio Whitney Houston
Postato da Grazia01 il Domenica, 12 febbraio @ 10:24:58 CET (744 letture)
In ricordo






E' morta la cantante Whitney Houston, era nata il 9 agosto 1963 a Newark, New Jersey

Quante cose si cercano nella vita: soldi, fama e ricchezza. ma quando si dice che troppo spesso i soldi non fanno la felicità ma che essa va cercata dentro di noi è vero. Lei una donna straordinaria, una voce unica, eccezionale bellezza, ma qualcosa le mancava, forse l'amore o una mano che tenesse forte la sua. Quando abbiamo tutto attorno a noi ma solo un grande vuoto dentro è come se tutto mancasse...
Ciao Whitney ...ciao dolce voce ... sorridi , sorridici ancora ...adesso è la mano nostra .. se pur virtuale e solo guidata dal pensiero , che stringe la tua ... un unico grande coro a proteggerti come in "The Bodyguard"!



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Le foibe, nel giorno del ricordo
Postato da Grazia01 il Venerdì, 10 febbraio @ 14:07:59 CET (871 letture)
In ricordo


Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.
La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.
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