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Cose leggevano sul Titanic?
Postato da Grazia01 il Sabato, 22 luglio @ 19:51:53 CEST (81 letture)
Riflessioni III



Ecco una lista che cerca di stabilire quali libri stessero leggendo gli sfortunati passeggeri della celebre nave affondata nella notte fra il 14 e il 15 aprile del 1912, il Titanic, naturalmente.





Purtroppo alcune delle opere citate nell'elenco hanno perso lo smalto originale e non godono più della fama di un tempo: è il caso di Rebecca of Sunnybrook Farm di Kate Douglas Wiggin, When a Man Marries di Mary Roberts Rinehart, The Net del pallanuotista e scrittore Rex Beach e The Jungle (La giungla) di Upton Sinclair. Ma la lista propone anche molti autori famosi e grandi classici: per esempio, è altamente probabile che in prima classe ci si dilettasse leggendo La casa della gioia di Edith Wharton, Gli ambasciatori di Henry James, Casa Howard del britannico E. M. Forster, Nostra sorella Carrie del padre del romanzo americano Theodore Dreiser, Il richiamo della foresta di Jack London, Lord Jim di Conrad e Il meraviglioso mago di Oz di L-Frank Baum. I passeggeri più impegnati, invece, probabilmente preferivano rifugiarsi tra le pagine di Freud per poi fare sfoggio delle loro conoscenze psicoanalitiche a cena con il capitano.




A bordo c’erano anche una cinquantina di italiani (ai due camerieri romani “riscoperti” di recente sarà dedicata una targa in Campidoglio). Avrebbero potuto leggere “Forse che sì forse che no” di D’Annunzio, pubblicato nel 1911. Dello stesso anno è la seconda parte di “Altezza reale” di Mann, già notissimo. Morte a Venezia è del ’12, forse non ancora edito.

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Nostalgia
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 05 luglio @ 14:08:35 CEST (98 letture)
Riflessioni III







La parola nostalgia, di derivazione greca ( ??st?? –ritorno e ????? dolore, dolore del ritorno ), viene spesso associata alla sofferenza che accompagna la consapevolezza della perdita irrimediabile di un passato che non può più fare ritorno.
Le sensazioni nostalgiche scatenano una tempesta di emozioni che vorremmo quasi catturare per impedirne la fuga o allontanare per il dolore che può procurarci.
Concentrati come siamo nel voler trasmettere sempre un’immagine positiva di noi, così come richiesto da una società proiettata sempre verso il futuro e che non ammette pause oziose di alcun genere, cacciamo via una parte del nostro essere per non apparire fragili nemmeno ai nostri occhi.
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Grazie...
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 19 ottobre @ 12:06:15 CEST (129 letture)
Riflessioni III



Spesso non ci rendiamo conto di quanto dovremmo meno lamentarci, ed essere invece grati per quello che ci accade intorno......
Un po' lungo da leggere, ma......
"Sono grata per mio marito, che si lamenta, quando la sua cena non è pronta, perché è a casa con me.
Per mia figlia, che si sta lamentando, perché deve lavare i piatti, perché questo significa che è a casa e non per strada.
Per le tasse che pago, perché questo significa che ho un impiego.
Per il caos da pulire dopo una festa, perché questo significa che sono stata circondata da amici.
Per i vestiti che sono stretti, perché questo significa che ho abbastanza da mangiare.
Per la mia ombra che mi guarda lavorare, perché questo significa che sono fuori, al sole.
Per il prato che ha bisogno di essere tagliato, le finestre che hanno bisogno di essere pulite e le grondaie che hanno bisogno di essere aggiustate, perché questo significa che ho una casa.
Per tutte le lamentele che sento sul governo, perché questo significa che abbiamo libertà di parola.
Per il parcheggio che trovo lontano da casa, perché questo significa che posso camminare e che sono stata benedetta con un mezzo di trasporto.
Per la cara bolletta del riscaldamento, perché questo significa che sono al caldo.
Per la donna che sì seduta dietro di me in chiesa, che canta stonata, perché questo significa che posso sentire.
Per il mucchio di vestiti da stirare, perché questo significa che ho vestiti da indossare.
Per la stanchezza e i muscoli che mi fanno male alla fine della giornata, perché questo significa che ho potuto lavorare duramente.
Per la sveglia che suona presto di mattina, perché questo significa che sono in vita."
(Dal web)
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La Conoscenza di Sé
Postato da Grazia01 il Domenica, 25 settembre @ 17:59:55 CEST (141 letture)
Riflessioni III



La Conoscenza di Sé







I vostri cuori conoscono nel silenzio i segreti dei giorni e delle notti.
Ma le vostre orecchie hanno sete del suono della vostra conoscenza del cuore.
Voi vorreste conoscere con parole ciò che avete sempre saputo nel pensiero.
Voi vorreste toccare con le dita il nudo corpo dei vostri sogni.
Ed è bene che voi lo facciate.
La sorgente nascosta della vostra anima dovrà scaturire e scorrere sussurrando verso il mare;
E il tesoro delle vostre infinite cognizioni si rivelerà ai vostri occhi.
Ma non lasciate che ci siano bilance per valutare quel vostro ignoto tesoro;
E non scandagliate le profondità della vostra conoscenza con l’asta o la sonda.
Perché il vostro Io è un mare sconfinato ed incommensurabile.
Non dite: “Ho trovato la verità”, ma piuttosto: “Ho trovato una verità”.
Non dite: “Ho trovato il sentiero dell’anima”.
Dite piuttosto: “Ho incontrato l’anima in cammino sul mio sentiero”.
Perché l’anima cammina in tutti i sentieri.
L’anima non cammina su una linea, né cresce come una canna.
L’anima dischiude se stessa, come un fiore di loto dagli innumerevoli petali.

“The Prophet” di Khalil Gibran

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L'arte di amare
Postato da Grazia01 il Domenica, 25 settembre @ 17:50:56 CEST (116 letture)
Riflessioni III










Nell’amore si è trovato, alla fine, un rifugio alla solitudine. Si forma un’alleanza a due contro il mondo, e questo egoismo a due è scambiato per amore e intimità.
(…) Amore come soddisfazione reciproca e amore come “cooperazione”, come rifugio alla solitudine, sono le due “normali” forme della disintegrazione dell’amore nella società occidentale moderna, la patologia socialmente schematizzata dell’amore. (…)
L’amore è possibile solo se due persone comunicano tra loro dal profondo del loro essere, vale a dire se ognuna delle due sente se stessa dal centro del proprio essere. Solo in questa “esperienza profonda” è la realtà umana, solo là è la vita, solo là è la base per l’amore.
L’amore, sentito così, è una sfida continua; non è un punto fermo, ma un insieme vivo, movimentato; anche se c’è armonia o conflitto, gioia o tristezza, è d’importanza secondaria dinnanzi alla realtà fondamentale che due persone sentono se stesse nell’essenza della loro esistenza, che sono un unico essere essendo un unico con se stesse, anziché sfuggire se stesse. C’è solo una prova che dimostri la presenza dell’amore: la profondità dei rapporti, e la vitalità e la forza in ognuno dei soggetti.

da: “L’Arte di Amare” di Erich Fromm


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Amicizia?
Postato da Grazia01 il Domenica, 21 agosto @ 14:49:45 CEST (129 letture)
Riflessioni III






L’amicizia, un nobilissimo sentimento, un vocabolo così bello che riscalda il cuore solo a pronunciarlo, una parola purtroppo però molto abusata o addirittura a volte usata a sproposito. Dovrebbe essere quasi una forma d’amore, ma senza l’egoistica possessività dell’amore. L’amicizia non dovrebbe chiede nulla, e dare solamente. Quanti di noi, forse troppo fiduciosi, hanno avuto cocenti delusioni, da supposte amicizie? Mi è capitato e malgrado ne abbia fatto le spese e abbia assimilato la lezione, mi capiterà ancora. Non sono una persona oltremodo estroversa, ma mi capita di credere troppo nelle persone, credo di capirle, le ascolto con interesse e mi confido poi con loro. Spesso mi accorgo che le troppe confidenze, per un rapporto che non è d’amicizia come avevo creduto, ma solo superficiale conoscenza, raffreddano la relazione, come se senza mistero una persona avesse perso d’interesse. Ecco che arrivano le paranoie sotto forma di mille interrogativi : “ ma ho fatto qualcosa di sbagliato “? “ Ho scritto qualcosa che non dovevo? “ Ma soprattutto al silenzio perenne della persona cui avevi dato la tua amicizia, incomincia la preoccupazione, “ sarà successo qualcosa, qualche disgrazia, ecc..” Poi ti accorgi che era solo un silenzio voluto, un disinteresse che a te ha fatto male, ma di cui l’altro non si è neppure accorto. Capita nella vita reale ma naturalmente anche nelle amicizie nate nel web. Anzi nel web capita così di sovente che dare spiegazioni in merito è addirittura banale e fuori luogo. E’ un po’ come la moda, per un po’ " va" una persona, poi diventa demodé e te ne scordi, senza pensare che forse quella persona contava su quel tuo apparente interesse, e ne rimane ferita. Allora nel web si smette di parlare di fatti propri e s’inseriscono solo citazioni, poesie, commenti sul tempo, canzoni, filmati, si condividono luoghi comuni e frasi fatte, per non correre il rischio di compromettersi, chiudendosi come in una bolla di sapone, ma questo, salvo pochi casi, nonostante i tanti t.v.b., e il numero elevato di “amici”,non ha proprio nulla a che fare con l’amicizia.

Grazia

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Leisure
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:42:44 CEST (110 letture)
Riflessioni III










Leisure

Cos'è questa vita se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Non il tempo di fermarci sotto i rami
Ed osservare a lungo come le pecore o le mucche.
Non il tempo di vedere, quando passiamo nei boschi,
Dove gli scoiattoli nascondono le noccioline nell'erba.
Non il tempo di vedere, alla luce del giorno,
Ruscelli pieni di stelle come cieli di notte.
Non il tempo di volgere lo sguardo alla bellezza
Ed osservare i suoi piedi danzare.
Non il tempo di spettare che la sua bocca arricchisca
Il sorriso che i suoi occhi hanno cominciato.
Povera vita è mai questa se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.

W. H. Davies


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Il viaggio
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 10 agosto @ 14:29:52 CEST (142 letture)
Riflessioni III







Il viaggio

Oriol Valls, che si occupa dei neonati in un ospedale di Barcellona, dice che il primo gesto umano è l'abbraccio.
Dopo essere venuti al mondo, al principio dei loro giorni, i bebè agitano le mani, come per cercare qualcuno.
Altri medici, che si occupano di quelli che hanno già vissuto, dicono che i vecchi,
alla fine dei loro giorni, muoiono cercando di alzare le braccia.
Ed è così, per quanto si voglia rigirare, e per quanto se ne parli.
A questa cosa, così semplice, si riduce tutto:
tra due batter d'ali, senza altre spiegazioni, trascorre il viaggio.

Eduardo Galeano

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Olimpiadi
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 agosto @ 20:44:58 CEST (142 letture)
Riflessioni III










Con grande imbarazzo del Comitato Olimpico Internazionale, si scoprì che l'idea di trasportare la fiamma olimpica da Atene alla sede dove si sarebbero svolti i giochi tramite una staffetta di diversi corridori fu concepita da Adolf Hitler per i giochi olimpici tenuti nell'estate del 1936 a Berlino. In quell'occasione il passaggio della fiamma, immortalato sulla pellicola del film 'Olympia' della regista del Terzo Reich Leni Riefenstahl, fece parte del tentativo della macchina propagandistica del regime nazista di aggiungere mito e mistica al regime di Hitler. Egli vide nel collegamento ideale con i giochi dell'antica Grecia il modo perfetto di illustrare il suo convincimento che la Grecia classica era il precursore ariano del moderno Reich tedesco.

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Giorno e notte
Postato da Grazia01 il Venerdì, 29 luglio @ 08:39:58 CEST (120 letture)
Riflessioni III








Giorno e notte, notte e giorno, neppure per un istante i bambini di Beslan abbandonano il mio cuore. Non lo lasciano i bambini di Auschwitz, né quelli tagliati a pezzi con il machete in Burundi. Non lo lasciano i ventri delle donne tagliati con le baionette per estrarne i neonati, né tutte le bambine stuprate e fatte prostituire in ogni guerra ed in ogni paese del mondo. Il respiro dei bambini abortiti è il mio stesso respiro, così come lo è quello dei milioni e milioni di animali a cui, per la nostra brama bulimica di potere e di possesso, è stata sottratta la maestosa dignità della vita. I loro disperati muggiti, i loro belati, i loro pigolii rimbombano costantemente, nella profondità cardiaca, facendola pericolosamente dilatare. Dormo poco o niente. Non conosco le gioie del benessere. La capacità di accogliere il dolore degli innocenti mi attraversa e mi devasta continuamente. Se ho avuto un dono è questo: non abituarmi mai alla sua presenza, mai cessare di considerarlo uno scandalo. La materia che fa ardere il mio cuore si rinnova sempre… Forse è giunto il tempo di dire che non abbiamo più bisogno di altre cose, di altri diritti, di altre verità segreganti, ma piuttosto di sederci tra di noi in pace, in fraternità, di spezzare il pane, di mangiarlo insieme.
Susanna Tamaro


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I poveri
Postato da Grazia01 il Martedì, 26 luglio @ 08:35:45 CEST (169 letture)
Riflessioni III






Mi dispiace che non abbiano molto risalto le morti, e sono tante, dei profughi che annegano o muoiono soffocate nei barconi. Qualcuno pensa che siano persone consapevoli dei rischi che corrono e li accettano e che farebbero.meglio a restare nei loro paesi. Altri sostengono che fra loro si nascondano i terroristi che tanti stragi stanno compiendo in Europa. Io credo che siano persone disperate che cercano solo un po' di pace e una vita meno grama. Forse fra loro vi sono anche i "cattivi', ma questi feroci assassini arrivano anche con altri mezzi e alcuni sono addirittura nativi europei.
Un po' di pietà in più per quella gente ci vorrebbe. Non dimentichiamo che meno di un secolo fa eravamo noi i disperati. È vero non esistevano i terroristi, ma qualche mafioso che ha ucciso in quei paesi lo abbiamo forse esportato.
Saranno pochi a pensarla come me, meglio pensare ai nostri poveri ...ma allora siamo tutti poveri.

Grazia

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Ci sono dei momenti...
Postato da Grazia01 il Sabato, 06 giugno @ 10:19:13 CEST (376 letture)
Riflessioni III










“Ci sono momenti che vanno e vengono come luci di natale che si accendono e si spengono....ci sono strade dentro alla tua testa che conosci a memoria ma ogni volta ti stupiscono ..sensi unici che nascono e muoiono ..semafori che fanno quel cazzo che vogliono..lampioni che spariscono e tu ti ritrovi in un secondo contromano confuso e spento..eppure ieri era tutto logico e ovvio..
Ci sono giorni che mai finiscono pieni di rotonde dove attimi bastardi e ubriachi di nostalgia ti rubano la precedenza e ti investono e le cinture di sicurezza che metti ai tuoi pensieri mica servono..non puoi proteggerti da certi ricordi perché non puoi mettere un freno ai tuoi sogni..puoi ignorarli, puoi addormentarli..ma ci sono certe notti dalle quali non sfuggi in cui ti ritrovi solo a guardare luci di natale che si accendono e si spengono sui tuoi dubbi..ci sono momenti in cui l’on e off non sei tu che li scegli o forse sono solo incroci davanti ai quali ti fermi..e aspetti…e in lontananza senti il fischio di quel famoso treno…magari sei ancora in tempo……corri!"

4tu



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lusso
Postato da Grazia01 il Lunedì, 26 gennaio @ 20:22:13 CET (593 letture)
Riflessioni III

Enciclopedia delle scienze sociali (1996)
di Carlo Borghero, Alessandro Roncaglia




LUSSO


1. Antichità e Medioevo

Il lusso, inteso come spesa fatta per soddisfare un bisogno raffinato e che quindi eccede i consumi socialmente accettati come necessari, non è un fenomeno tipico dell'età moderna. Nel mondo antico la condanna del lusso ricorre con frequenza. Il fasto e il lusso vengono spesso associati all'Oriente e al governo dispotico, responsabile dello squilibrio nelle ricchezze dei sudditi e della corruzione dei costumi. Significativo al riguardo il racconto di Erodoto (Storie, IX, 80-82) dello stupore di Pausania di fronte al lusso dei Persiani, sconfitti dai Greci a Platea (479 a.C.). Ma anche alcune città della Magna Grecia (Sibari, Locri) divennero nella mentalità comune luoghi proverbiali di lusso sfrenato e di raffinata ricerca di sempre nuovi piaceri. Tuttavia le città greche non conobbero il lusso fino alla conquista dell'Asia da parte di Alessandro. Il mito comunitario della Sparta egualitaria di Licurgo, rude e guerriera - che tanta incidenza avrà nelle dispute moderne sul lusso - fu coltivato già nell'antichità. Ma anche quando la costituzione della polis ammetteva l'ineguaglianza delle ricchezze, il lusso e l'eccessivo divario delle fortune venivano considerati fattori di corruzione della buona costituzione dello Stato e le spese eccessive nei funerali e nei banchetti erano proibite.
Alla polis conveniva piuttosto l'uso moderato delle ricchezze, se non la frugalità. Nella Repubblica Platone condanna la soddisfazione dei piaceri non strettamente necessari (VIII, 558 d - 559 c); considera non sano uno Stato gonfio di lusso (II, 372 e - 373 d); vede nella ricchezza una fonte di lusso, pigrizia e instabilità politica (IV, 421 d - 422 a) e la ritiene incompatibile con la virtù (VIII, 550 d - 551 a). Anche quando mitigherà il radicalismo della sua prima utopia, definendo i tratti di una costituzione a base censitaria, Platone continuerà a proibire il possesso di oro e di argento e a porre forti restrizioni all'uso del denaro (Leggi, V, 742 a - 743 c) e riaffermerà l'opportunità di porre un limite alle ricchezze nonché il diritto dello Stato di confiscare tutto ciò che ecceda questo limite (V, 744 d - 745 b). Pur da posizioni meno radicali, anche Aristotele condanna l'abuso delle ricchezze (cfr. W.D. Ross, Aristotelis fragmenta selecta, Oxonii 1955, nn. 1 e 2) ed esalta la magnificenza come via intermedia tra la meschineria e lo spreco volgare. Mentre l'uomo magnifico esercita uno sfarzo legittimo in alcune spese pubbliche e private (nozze, ricevimento di ospiti, scambio di doni, arredamento della casa), quello volgare eccede nello sfarzo fuori luogo (soprattutto nella tavola e nelle vesti) per fare sfoggio di ricchezza e farsi ammirare. Queste spese di lusso sono dunque un vizio anche se non troppo dannoso per gli altri né eccessivamente sconveniente (Etica nicomachea, IV, 1122 a - 1123 a). Anche i cinici (celebre l'aneddoto di Diogene che rinuncia all'uso della scodella di legno quando vede un ragazzo bere nella coppa delle mani) e gli stoici avversano il lusso, ritenendolo contrario all'ideale di una vita semplice e naturale.
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Siamo condizionati?
Postato da Grazia01 il Giovedì, 10 aprile @ 20:48:30 CEST (492 letture)
Riflessioni III









Ma come possiamo essere liberi di guardare e studiare quando le nostre menti dalla nascita alla morte sono regolate da una cultura particolare nel limitato modello del nostri io? Per secoli siamo stati condizionati da nazionalità, casta, ceto, tradizione, religione, lingua, educazione, letteratura, arte, costumi, consuetudini, propaganda di ogni tipo, pressioni economiche, dal cibo che mangiamo, dal clima in cui viviamo, dalla nostra famiglia, i nostri amici, le nostre esperienze, ogni forma di influenza che vi viene in mente, e di conseguenza le nostre reazioni a ogni problema sono condizionate. Siete consapevoli di essere condizionati?

Jiddu Krisnhamurti


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Riflessioni di Dacia Maraini
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 02 ottobre @ 19:16:26 CEST (511 letture)
Riflessioni III








La felicità non la si riconosce mai quando la si sta vivendo, ma sempre dopo. E’ una consapevolezza postuma. Si dice sempre: Ah com'ero felice! Mai: Ah come sono felice! Segno che la felicità è misteriosa e difficile da riconoscere mentre la stiamo vivendo. Molto chiara invece e riconoscibile salta fuori come rimpianto. Il che fa dubitare della sua reale esistenza. Perseguire un sogno penso sia un modo di riempire la vita. Non credo che rispetto all'universo la nostra piccola vita abbia un senso. Siamo noi che, con umiltà, (a volte anche con certezze pericolosamente e presuntuosamente assolute), con paura, con fiducia, con poesia, diamo un senso alla nostra vita. Ma tutto quello che viene dopo e prima rimane un grande mistero.

Dacia Maraini

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Meditazione
Postato da Grazia01 il Martedì, 17 settembre @ 12:37:10 CEST (630 letture)
Riflessioni III







Meditazione


Ogniqualvolta un pensiero si muove nella tua consapevolezza, la distorce. E i pensieri sono tanti, milioni di pensieri che continuano a correre velocemente ed è sempre ora di punta. Per ventiquattr' ore è ora di punta e il traffico continua ininterrotto, e ogni pensiero è associato a migliaia di altri pensieri. Si tengono tutti per mano e sono legati e interconnessi tra loro e tutta questa folla corre velocemente intorno a te. Come potresti sapere cos' è la verità? Liberati da questa folla. Ecco cos' è la meditazione, ecco in cosa consiste la meditazione: una consapevolezza senza la mente, una consapevolezza senza i pensieri, una consapevolezza completamente senza onde - una consapevolezza intatta. Allora la verità è presente in tutta la sua bellezza e benedizione. Allora la verità è presente - chiamala Dio, chiamala nirvana o con qualsiasi altro nome tu voglia darle. È presente ed è presente come una esperienza. Tu sei nella verità, la verità è in te. Usa questa domanda. Rendila più penetrante. Rendila totalmente penetrante, metti tutto in gioco, in modo che la mente non possa ingannarti con le sue risposte superficiali. Quando la mente sarà scomparsa, quando la mente non starà più giocandoti i suoi vecchi trucchi, saprai cos' è la verità. La conoscerai nel silenzio. La conoscerai nella consapevolezza senza pensieri.

Osho

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La pace è dentro al cuore
Postato da Grazia01 il Martedì, 14 maggio @ 09:17:30 CEST (821 letture)
Riflessioni III




La pace è dentro al cuore

L’opera di Dante Alighieri è di valore universale per le risposte che egli elargisce in ogni àmbito della convivenza civile.
Molti uomini illustri devono una parte della loro formazione, non soltanto linguistica, al sommo poeta ritenuto il primo intellettuale laico europeo.
Roberto Assagioli (1888-1974), fondatore della psicosintesi, dopo l’esperienza personale adottò la Divina Commedia come saggio spirituale per la guida dei suoi pazienti. Il suo metodo, noto in campo scientifico, ha conseguito eccellenti risultati.



«Dante, che visitò tutti i regni dell’esperienza umana, conobbe il meglio e il peggio della natura umana. Per lo psichiatra moderno, il poeta visionario era un maestro realistico di illuminazione che, sei secoli prima che Assagioli si dedicasse a liberare gli altri dalle loro prigioni interiori, aveva dedicato il proprio lavoro a condurre le future generazioni dall’infelicità alla beatitudine».
L’Alighieri intravide in Virgilio il profeta inconsapevole di Cristo, nonché suo personale. Dentro il profugo Enea, alla ricerca di pace e d’amor patrio, si cela l’esule fiorentino. Non è un caso se, fin dai primi significativi canti dell’Inferno, si erge maestosa la figura di Francesca da Rimini là condannata a motivo della sua tragica passione.
Infatti, con ammirevole delicatezza nonostante la disperazione, a dimostrazione della sua gratitudine Francesca annuncia al poeta che se le fosse concesso chiederebbe per lui a Dio quella pace che le è stata negata:

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re dell’universo,
noi pregheremmo lui per la tua pace,
poi ch’hai pietà del nostro mal perverso…» (Inf. V, 88-92).

Nella similitudine che illustra l’appartenenza alla sua città, l’eroina d’amore sottolinea ancora come la pace di cui godono pure i fiumi va tolta a lei e al suo compagno:

«Siede la terra dove nata fui
sulla marina dove il Po discende
per aver pace co’ seguaci sui…» (V, 97-99).
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Inferno e Paradiso
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 02 gennaio @ 11:45:35 CET (699 letture)
Riflessioni III




Non avete bisogno di attraversare l'inferno, perché siete già nell'inferno. In quale altro luogo trovereste l'inferno? Questo è il vostro stato ordinario - un inferno. Non pensate che l'inferno sia in qualche luogo in profondità, sotto la crosta terrestre. L'inferno siete voi. Voi inconsapevoli - questo è l'inferno. Voi che agite senza intelligenza - questo è l'inferno. E poiché un gran numero di persone agisce senza intelligenza, il mondo è sempre nell'angoscia e ci sono un'infinità di persone nevrotiche sulla Terra. A meno che uno non diventi illuminato, rimane più o meno nevrotico. Quante persone distruttive - poiché la creatività diventa possibile soltanto quando l'intelligenza si sia risvegliata. La creatività è una funzione dell' intelligenza. Le persone stupide possono essere solo distruttive. Questo è ciò che accade continuamente: la gente prepara distruzioni sempre maggiori. Questo è ciò che fanno i vostri scienziati, è ciò che fanno i vostri politici. Ho sentito raccontare un bellissimo aneddoto.
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La vita secondo Schopenhauer
Postato da Grazia01 il Martedì, 27 novembre @ 21:41:15 CET (734 letture)
Riflessioni III






E' davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l'umanità. E' un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d'una fila di pensieri triviali. Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l'orologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata. Ciascun individuo, ciascun volto umano e ciascuna vita non è che un breve sogno dell'infinito spirituale naturale, della permanente volontà di vivere; non è che una nuova immagine fuggitiva, che la volontà traccia per gioco sul foglio infinito dello spazio e del tempo, lasciandola durare un attimo appena percettibile di fronte all'immensità di quelli, e poi cancellandola, per dar luogo ad altre. Nondimeno, e in ciò è l'aspetto grave della vita, ognuna di tali immagini fugaci, ognuno di tali insipidi capricci dev'essere pagato dall'intera volontà di vivere, in tutta la sua violenza, con molti e profondi dolori, e in ultimo con un'amara morte, a lungo temuta, finalmente venuta. Per questo ci fa così subitamente malinconici la vista di un cadavere. La vita d'ogni singolo, se la si guarda nel suo complesso, rilevandone solo i tratti significanti, è sempre invero una tragedia; ma, esaminata nei particolari, ha il carattere della commedia. Imperocchè l'agitazione e il tormento della giornata, l'incessante ironia dell'attimo, il volere e il temere della settimana, gli accidenti sgradevoli d'ogni ora, per virtù del caso ognora intento a brutti tiri, sono vere scene da commedia. Ma i desideri sempre inappagati, il vano aspirare, le speranze calpestate senza pietà dal destino, i funesti errori di tutta la vita, con accrescimento di dolore e con morte alla fine, costituiscono ognora una tragedia. Così, quasi il destino avesse voluto aggiungere lo scherno al travaglio della nostra esistenza, deve la vita nostra contenere tutti i mali della tragedia, mentre noi riusciamo neppure a conservar la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

Schopenhauer "Il mondo come volontà e rappresentazione"
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Pensieri di Pascal
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 14 novembre @ 19:21:33 CET (752 letture)
Riflessioni III




Noi non ci accontentiamo della vita che abbiamo in noi e nel nostro proprio essere: vogliamo vivere anche una vita immaginaria nel concetto degli altri, e in quest'intento ci sforziamo di "parere". Lavoriamo instancabilmente ad abbellire e a conservare il nostro essere immaginario, e trascuriamo quello vero. E, se possediamo tranquillità, o generosità, o fedeltà, ci preoccupiamo di farlo sapere, al fine di far attribuire queste virtù all'altro nostro essere, e saremmo disposti a staccarle da noi per congiungerle a esso; e acconsentiremmo persino a essere codardi pur di acquistare la fama di valorosi. Grande segno della nullità del nostro essere, quello di non sentirei soddisfatti dell' uno senza l'altro, e di scambiare spesso, l'uno per l'altro! Perché chi non morisse per conservare il proprio onore sarebbe infamato. Siamo cosi presuntuosi, che vorremmo essere conosciuti da tutto il mondo, e persino da quelli che verranno quando noi non ci saremo più; e siamo cosi vani, che la stima di cinque o sei persone che ci stanno vicine ci allieta e ci soddisfa.
La vanità è cosi radicata nel cuore dell'uomo, che un soldato, un villano, un cuoco, un facchino si vanta e può avere i suoi ammiratori; e anche gli stessi filosofi ne vogliono; e coloro che scrivono contro la vanità vogliono la gloria di aver scritto bene; e coloro che li leggono vogliono aver la gloria di averli letti. E io, che scrivo tutto questo, ho forse anch'io questo desiderio; e può darsi che coloro che mi leggeranno ...
La curiosità è solo vanità. La maggior parte delle volte si vuole sapere qualcosa solo per poterne parlare. Altrimenti non si viaggerebbe per mare, se non si potesse raccontarlo, e il piacere di vedere non basterebbe se non ci fosse la speranza di comunicarlo.

Blaise Pascal
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Il Paradosso della nostra epoca
Postato da Grazia01 il Venerdì, 12 ottobre @ 16:34:42 CEST (646 letture)
Riflessioni III






Il Paradosso della nostra epoca



Il paradosso della nostra epoca storica è che abbiamo edifici più alti ma temperamenti più corti,
strade più larghe ma punti di vista più ristretti.
Spendiamo di più, ma abbiamo di meno;
compriamo di più, ma gustiamo di meno.
Abbiamo case più grandi ma famiglie piccole,
più comodità, ma meno tempo;
abbiamo più lauree e poco buon senso.

Abbiamo più conoscenze, ma meno criterio;
più specialisti, ma ancora più problemi,
più medicine, ma meno benessere.
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Ferragosto
Postato da Grazia01 il Sabato, 18 agosto @ 07:50:14 CEST (1084 letture)
Riflessioni III





In Italia lo sappiamo bene, mentre il resto degli Europei non capiscono come mai ad agosto gli Italiani chiudono i battenti. Siamo l'unico paese al mondo che fa le ferie quasi esclusivamente ad agosto ed è come se durante questo torrido mese estivo, l'italica attività si riducesse ad una linea retta sul cardioscopio. Telefoni che squillano a vuoto per giorni, serrande abbassate, ristoranti chiusi... la desolazione più totale, come se gli Italiani avessero abbandonato il Bel Paese.

E in effetti è proprio così... da circa 2000 anni!



Le ferie dell'imperatore

Il termine "Ferragosto" deriva dalla frase latina Feriae Augusti, ovvero le "Feste (in onore) di Augusto", poiché fu proprio l'Imperatore Ottaviano Augusto ad introdurre questa vacanza che sollevava ogni cittadino romano dall'attività lavorativa durante la calura estiva. E in effetti anche il mese porta il nome dell'Imperatore.

Con il termine ferragosto, oggi, indichiamo la sola data del 15, ma originariamente si indicava tutta la durata del mese, durante il quale si organizzavano feste, banchetti e in alcuni casi ci si scambiava anche piccoli doni. Si organizzavano anche mercati, fiere e sagre di ogni genere; e poi balli, gite e tanto altro. Inoltre vi erano comunque tutte le festività religiose del mese, quali: le Consualia, la festa di Diana, le Opiconsiva, le Volturnalia e via dicendo... Il tutto era ovviamente volto a dimenticare per un breve periodo la fatica del lavoro nei campi, che per tutto il resto dell'anno portava sì abbondanza, ma anche sacrifici e spesso malattie, morti premature e tutto ciò che in un epoca come quella poteva essere definito come "stento".
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Perché leggere i classici
Postato da Grazia01 il Venerdì, 13 luglio @ 19:22:24 CEST (973 letture)
Riflessioni III



I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito:

«Sto rileggendo...» e mai «Sto leggendo...»




Questo avviene almeno tra quelle persone che si suppongono «di vaste letture»; non vale per la gioventù, età in cui l'incontro col mondo, e coi classici come parte del mondo, vale proprio in quanto primo incontro.
Il prefisso iterativo davanti al verbo «leggere» può essere una piccola ipocrisia da parte di quanti si vergognano d'ammettere di non aver letto un libro famoso. Per rassicurarli basterà osservare che per vaste che possano essere le letture «di formazione» d'un individuo, resta sempre un numero enorme d'opere fondamentali che uno non ha letto.
Chi ha letto tutto Erodoto e tutto Tucidide alzi la mano. E Saint-Simon? E il cardinale di Retz? Ma anche i grandi cicli romanzeschi dell'Ottocento sono più nominati che letti. Balzac in Francia si comincia a leggerlo a scuola, e dal numero delle edizioni in circolazione si direbbe che si continua a leggerlo anche dopo. Ma in Italia se si facesse un sondaggio Doxa temo che Balzac risulterebbe agli ultimi posti. Gli appassionati di Dickens in Italia sono una ristretta élite di persone che quando s'incontrano si mettono subito a ricordare personaggi e episodi come di gente di loro conoscenza. Anni fa Michel Butor, insegnando in America, stanco di sentirsi chiedere di Emile Zola che non aveva mai letto, si decise a leggere tutto il ciclo dei Rougon-Macquart. Scoperse che era tutto diverso da come credeva: una favolosa genealogia mitologica e cosmogonica, che descrisse in un bellissimo saggio.
Questo per dire che il leggere per la prima volta un grande libro in età matura è un piacere straordinario: diverso (ma non si può dire maggiore o minore) rispetto a quello d'averlo letto in gioventù. La gioventù comunica alla lettura come a ogni altra esperienza un particolare sapore e una particolare importanza; mentre in maturità si apprezzano (si dovrebbero apprezzare) molti dettagli e livelli e significati in più. Possiamo tentare allora quest'altra formula di definizione:

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
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Il terrore dello specchio
Postato da Grazia01 il Sabato, 07 luglio @ 21:43:11 CEST (843 letture)
Riflessioni III

“Ormai da quel suo passato vero o ipotetico, lui è escluso... deve proseguire fino ad un'altra città dove lo aspetta un altro suo passato”
(Italo Calvino, Le città invisibili)

Le memorie

Edouard Claparède fu uno psicologo svizzero e tuttora l’istituto da lui fondato nel 1912 (Istituto di Scienze dell’educazione J. J. Rousseau a Ginevra) svolge una funzione d’avanguardia nella ricerca pedagogica e nella preparazione degli insegnamenti. Per dimostrare la distinzione tra memoria della mente e quella del corpo, quella esplicita e quella implicita, un giorno nel salutare una paziente amnestica tenne nella mano uno spillo. La povera signora ebbe un sobbalzo. Alla visita successiva la signora non ricordava, ma ritrasse la mano quando il medico volle salutarla. Non seppe dare una spiegazione, prima disse del perché non si può ritirare la mano, poi accennò a qualche puntura, mai che fosse stata punta nella stretta di mano col dottore. Il ricordo implicito della puntura non raggiungeva il livello consapevole, ma era presente e determinava comportamenti automatici.
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L'arte di vivere
Postato da Grazia01 il Giovedì, 21 giugno @ 20:19:46 CEST (857 letture)
Riflessioni III
L'idea che l'arte di vivere sia una cosa semplice è relativamente recente. Da sempre sono esistiti individui convinte che per essere felici sarebbe bastato raggiungere il piacere, il potere, la fama e la ricchezza, e che l'unica cosa da imparare non fosse tanto l'arte di vivere quanto il modo per ottenere abbastanza successo da acquisire i mezzi per vivere bene. Eppure, se anche esistevano individui e gruppi che praticavano il principio di un edonismo radicale, tutte le culture avevano maestri di vita e maestri di pensiero. Questi proclamavano che vivere bene è un'arte che va imparata, che imparare quest'arte richiede fatica, dedizione, comprensione e pazienza, e tuttavia costituisce la cosa più importante da apprendere.



Oggi, invece, coloro che insegnano agli uomini come vivere - gli psicologi, i sociologi, i politici - dichiarano che imparare a vivere è assai semplice, al punto che basterebbe leggere qualche manualetto della serie "Come fare"! Che cosa ha causato un cambiamento così sorprendente? Come si è giunti a credere che sia facile imparare l'arte di vivere, e che difficile sia solo guadagnarsi i mezzi per vivere?
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Il nostro mondo
Postato da Grazia01 il Domenica, 17 giugno @ 19:38:25 CEST (774 letture)
Riflessioni III






Mentre il ventunesimo secolo è già iniziato, scopriamo che il mondo è diventato più piccolo e che i popoli della terra formano quasi una sola comunità. Ci uniscono i gravi problemi che abbiamo di fronte: la sovrappopolazione, l'esaurimento delle risorse naturali e una crisi ambientale che minaccia l'aria, l'acqua, gli alberi e il vasto numero di meravigliose forme di vita che costituiscono il reale fondamento dell'esistenza su questo piccolo pianeta che condividiamo. Io credo che per affrontare queste sfide dei nostri tempi, gli esseri umani debbano sviluppare un maggior senso di responsabilità universale. Ognuno di noi deve imparare a lavorare non solo per se stesso, per la propria famiglia o per il proprio paese, ma per il beneficio di tutta l'umanità. La responsabilità universale è la vera chiave della sopravvivenza umana.

Dalai Lama
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Mercurio: Il Simbolo Unificatore dell'Alchimia
Postato da Grazia01 il Martedì, 12 giugno @ 11:47:13 CEST (721 letture)
Riflessioni III




Mercurio: Il Simbolo Unificatore dell'Alchimia

Un ordine dal profondo Caos, il mercurius philosophorum, il figlio dei filosofi nell'alchimia, individuato così dalla psicologia analitica di C. G. Jung come forza sintitezzatrice degli opposti, un simbolo unificatore. Nell'immagine dello speculum viatorium, il mercurio è poggiato su un uovo, il punctum solis. Il mercurio tiene e sorregge il caduceo. Questo simbolo è nell'interpretazione di Jung una sintesi di forze differenziatrici che si integrano. Coscienza ed inconscio sono in possesso nell'opera di Mercurio. La veritas sapienziale ermetica è detenuta da questo messaggero che si impersonifica in una coincidentia opposituromum. Eleggendo mercurio a funzione sintetica della coscienza e dell'inconscio, Jung provò ad elevare l'aureo simbolo dell'alchimia alla sua personale ermeneutica dell'inconscio. Il mercurio è un argentum vivum che riporta ad epoche pregresse in cui simbolismo pagano e cristiano convivevano non solo nel vulgus e nelle credenze popolari, ma anche nei processi dell'alchimia. Dio dei mercanti, ma anche messaggero dell'Ade, il parallelo del mercurio è il Cristo, cervus fugitivus ed unicorno. Mentre il caduceo richiama all'antico Naas, il serpente gnostico, veleno e rimedio,che nell'imago lapis alchimistica, è avvolto alla croce, il Cristo per l'appunto.
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Riflessioni sulla Mente
Postato da Grazia01 il Venerdì, 01 giugno @ 19:23:48 CEST (984 letture)
Riflessioni III

“Poiché, nella nostra breve vita, noi abbracciamo così poco della vastità della storia, abbiamo troppo spesso la tendenza a ritenere il linguaggio solido come un dizionario o persistente come il granito anziché vederlo come il mare inquieto e prorompente di metafore che esso è in realtà”





Naturalità del pensiero

II pensiero è “solo” il prodotto della genetica e della memoria. I pensieri sgorgano spontanei. Non provate a fermarli, è inutile non ci riuscireste. Dopo un secondo udite parole nella testa, compaiono immagini, azioni, scene, proprio come in un film. Si formano automaticamente, non occorre nessuno sforzo. Scorrono sempre, continuamente. Emergono dai circuiti cerebrali e sono sempre lì, attivi, giorno e notte. Se qualcosa non viene in mente subito, meglio non insistere, il pensiero da solo la riporterà a galla. Un pensiero innesca il successivo, come il flusso autoalimentato del ritmo cardiaco, dove l'ultimo battito induce il nuovo. Siamo fatti di pensiero. Arrivano da una fonte lontana, in un certo senso, separata e diversa dal tuo Io. A volte provengono perfino dagli abissi della preistoria. Potresti pure osservare il tuo pensiero, come hai imparato a osservare le tue azioni, il tuo corpo e il mondo che ti circonda. Tuttavia, difficilmente potrai mai comprenderlo appieno. All’inizio non v’è alcun pensiero, solo comportamento. L’essere vitale si avvicina alla luce o allo zucchero e s’allontana dal buio o dall’acidità. Solo schemi stereotipati d’azione. Milioni d’anni dopo l’evoluzione creano una dimensione mentale, essa trae fondamento dal complesso dell’esperienza corporea, quella che ci permette di funzionare come organismi, d’interagire con i nostri simili e con l’ambiente. Avere un corpo, esser capaci di movimento, poter manipolare le cose dà luogo ai concetti. Poi un animale cominciò a etichettare il mondo con brevi suoni, infine, con la metafora inizia la sua creatività, e definitivamente la separazione dalle altre creature del pianeta è completata.
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Quanti Don Rodrigo...
Postato da Grazia01 il Giovedì, 31 maggio @ 20:53:44 CEST (795 letture)
Riflessioni III






Don Rodrigo era lì in capo di tavola, in casa sua, nel suo regno, circondato d'amici, d'omaggi, di tanti segni della sua potenza, con un viso da far morire in bocca a chi si sia una preghiera, non che un consiglio, non che una correzione, non che un rimprovero. Alla sua destra sedeva quel conte Attilio suo cugino e, se fa bisogno di dirlo, suo collega di libertinaggio e di soverchieria, il quale era venuto da Milano a villeggiare, per alcuni giorni, con lui. A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però da una certa sicurezza, e d'una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far stare a dovere don Rodrigo. . . .In faccia al podestà, in atto d'un rispetto il più puro, il più sviscerato, sedeva il nostro dottor Azzecca-garbugli, . . .col naso più rubicondo del solito.

In vaste zone del Paese tra le grandi cause storiche dell' abitudine al servaggio c'è anche questa: un sistema di potere che diventa di fatto protettore o connivente della criminalità. C'è un illustre precedente che l'analisi di Scarpinato richiama: I promessi sposi che possono, forse devono, essere letti come eterna metafora italiana. Don Abbondio si piega al volere di don Rodrigo non solo perché è un povero parroco di paese senza coraggio, ma anche perché sa che don Rodrigo fa parte di un mondo di potenti al di sopra della legge: anzi è parte del mondo che detta la legge.

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Il disagio della liberta
Postato da Grazia01 il Venerdì, 18 maggio @ 08:38:56 CEST (769 letture)
Riflessioni III





C'era un paese che si reggeva sull'illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (…) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. (…) Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d'applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi, il sentimento dominante anziché di soddisfazione per rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. (…) In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre degli scrupoli. A chiedersi ad ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare…

Italo Calvino
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