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Mare nostro
Postato da Grazia01 il Sabato, 18 novembre @ 13:07:59 CET (37 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca







Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Mare nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.

Erri De Luca







Qua devi pensare solo alla montagna e a te, non devi portare pesi oltre quello dello zaino e il tuo.
Questo è un posto che pretende tutto [... ] Se questa salita, ora e adesso, non è la sola cosa che t'importa, non ce la puoi fare.
Questo è un posto insaziabile, vuole tutto e spesso neanche basta

Erri De Luca




Il male è irreparabile e non c’è modo di risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo.
Non c’è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo




Due
Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.

Erri De Luca

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Le ali
Postato da Grazia01 il Domenica, 28 luglio @ 20:59:32 CEST (517 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca







Per forza vuoi trovare un santo? Non ce ne stanno, e nemmeno diavoli.
Ci sono le persone che fanno qualche mossa buona e una quantità di cattive.
Per farne una buona ogni momento è giusto, ma per farne una cattiva ci vogliono le occasioni, le comodità.
La guerra è la migliore occasione per fare le fetenzie.
Dà il permesso. Per una buona mossa invece, non ci vuole nessun permesso.
Vanno bene per gli angeli le ali, a un uomo pesano.
A un uomo per volare deve bastare la preghiera, quella sale sopra le nuvole e piogge, sopra soffitti e alberi.
La nostra mossa di volo è la preghiera.

Erri de Luca

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Speciale è solo vivere
Postato da Grazia01 il Lunedì, 15 luglio @ 19:11:02 CEST (487 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca









La libertà uno se la deve guadagnare e difendere. La felicità no, quella è un regalo, non dipende se uno fa bene il portiere e para i rigori. La felicità: come mai mi permettevo di nominarla senza conoscerla? Suonava svergognata in bocca a me, come quando uno si vanta di conoscere una celebrità e la chiama col suo nome, dice Marcello, per indicare Mastroianni.

Erri de Luca

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il tempo e l'occasione
Postato da Grazia01 il Martedì, 23 aprile @ 15:12:58 CEST (552 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca








Vengono il tempo e l’occasione,
vengono quando due persone si fermano:
allora si incontrano

Erri De Luca

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Emigranti
Postato da Grazia01 il Sabato, 19 gennaio @ 20:15:08 CET (585 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Questo è un racconto di Erri De Luca sulla piccola isola del Mediterraneo che per migliaia di disperati è diventata la porta dell'Occidente, simbolico luogo di incontro e di scontro di civiltà, di culture, di solidarietà e di razzismo.
Lo lesse l'autore a "Che tempo che fa" in occasione di una serata speciale dedicata all'accoglienza.



I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio. Il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli, invece, vedono nell'isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo prima di proseguire oltre; tra l'immagine di un'isola come recinto chiuso - quella dei poteri - e l'immagine degli uccelli - di un'isola come spalla su cui poggiare il volo - hanno ragione gli uccelli.
Nel canale di Otranto e Sicilia i contadini di Africa e d'Oriente affogano nel cavo delle onde. Il pacco dei semi si sparge nei campi sommersi del mare. Un viaggio su dieci sprofonda; la terraferma Italia è terra chiusa: li lasciamo annegare per negare.
Il Novecento è stato il secolo in cui milioni di esseri umani si sono spostati da un continente all'altro, e così hanno spostato il peso del mondo... milioni di esseri umani, miriadi di esseri umani. Nel 1900 siamo stati noi, gli italiani, gli azionisti di maggioranza. Trenta milioni di noi si sono spostati. Dal porto del molo Beverello si staccavano le navi che portavano dall'altra parte dell'oceano. Era nero, il molo, di madri con quei loro fazzolettini bianchi che sembravano tante farfalline immobili, inchiodate verso la poppa che se andava lentamente, a motori bassi, verso la diga foranea. È stato il nostro 1900: ha spopolato terre e paesi, molto più di due guerre mondiali.




Lettera a casa, dall'altra parte dell'oceano, 1925


Mia cara madre, sta per venire Natale...
mia cara matre, sta pe' trasì Natale e a stà luntanu a vui me sape amaro.
Come vurria allummà due o tre bengala, come vurria sentì nu sampognaro.
Ai figli mei facitigli o presepe e a tavola mettete o posto mio.
Faciti quanno è a sera da vigilia comme se mmienzu a vui stessi pur'io.
Ce ne costa lacrime st'America a noi napulitani.
Nui ca ci chiagnimmo o cielo e Napuli, comm'è amaro sto pane.
Mia cara matre, che sò, che sò i denari. Per chi se chiagne a patria nun sò niente.
Mò tengo qualche dollaro e me pare che non sò stato mai tanto pezzente.
Ma non torno. Me ne resto fora. Resto a faticà per tutti quanti.
Io ch'aggio perso patria, casa, onore, io sò carne e maciello, so' emigrante.

*

Quelli di adesso invece partono sopra dei zatteroni, dei barconi a motore verso un nord sommario, purché non sia un porto. E si portano dietro tutto quello che hanno potuto salvare da un'espulsione, lasciandosi dietro un bucato in fiamme oppure una miseria infame. Ma quegli occhi sbarcheranno da noi e saranno rinchiusi dentro centri di permanenza temporanea. Chiamiamo così dei posti che sono campi di concentramento, con sbarre, filo spinato, guardiani: permanenza, un bel nome alberghiero, per non dire a noi stessi che facciamo i carcerieri di viaggiatori, colpevoli di viaggio. Quegli occhi sbarcheranno da noi e allora sì, si accorgeranno dello spariglio, della disparità delle carte in tavola. Ma finché stanno sul mare, quegli occhi ammirano la grazia infiocchettata del veliero, tutta nodi e corde tese al vento come i muscoli di un atleta; ammirano e godono del vantaggio del loro punto di vista, perché loro, dal barcone, vedono la sfilata piacevole e indifferente della fortuna, mentre quelli del veliero sono costretti a vedere - o a voltarsi per non vedere - la sfilata della mala sorte e della miseria del mondo.



Che dà allo straniero pane e vestito: questo dice di sé la divinità nella scrittura sacra, che dà allo straniero pane e vestito. E alla creatura umana dice: e amerai lo straniero, perché stranieri foste in terra d'Egitto. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero, circa cento volte. Insiste la divinità col verbo amare, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano. Amare, che fa del bene prima di tutto a chi ama, prima ancora di far del bene all'altro, allo straniero. Amare: non tollerare, non respingere alla rinfusa donne incinte.
E nessuno dica: ma perché partono incinte queste benedette donne e ragazze! ... perché non partono incinte.
Vengono violate regolarmente a ogni frontiera africana.
Nasce tra i clandestini, il suo primo grido è coperto dal rumore del giro delle eliche. Gli staccano il cordone e senza fare il nodo lo affidano alle onde. I marinai li chiamano Gesù, questi cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme. Niente di queste vite è una parabola, nessun martello di falegname batterà le ore nell'infanzia e i chiodi nella carne. Nasce tra i clandestini l'ultimo Gesù, passa da un'acqua di placenta a quella del mare senza terra ferma, perché vivere ha già vissuto e dire ha detto, e non può togliere una spina dai rovi che incoronano le tempie: sta con quelli che esistono il tempo di nascere, va con quelli che durano un'ora.



Siamo gli innumerevoli - raddoppia ogni casella di scacchiera - lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra; non potete contarci: se contati aumentiamo, figli dell'orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate, le nostre vite saranno i vostri libri di avventura. Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l'odore che perdeste, l'uguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l'insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti, ha detto:
"Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno."


Erri De Luca


* canzone "Lacrime napulitane" testo di Matio Merola

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Bobby
Postato da Grazia01 il Martedì, 24 luglio @ 20:31:12 CEST (1541 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Lo chiamavano tutti Bobby perchè tutti i cani che si incontravano per strada nei paesi di provincia si chiamavano così.
Non aveva una casa, una cuccia nè un posto fisso dove stare. Una volta lo vedevi nell’angolo tra la farmacia e la strada che portava dal giornalaio, un’altra volta stava sui gradini della chiesa e appena cercava di seguire una di quelle vecchie che alle sei del pomeriggio si avviavano per iniziare a recitare il rosario, Ferdinando il sacrestano lo cacciava via battendo i piedi per terra. Bobby scappava via, ma non per paura, ne sono convinto. Scappava per far credere a Ferdinando che anche fare il sacrestano aveva la sua bella dose di responsabilità.
I bambini che giocavano in piazza a volte lo prendevano a calci. Alcuni di loro riempivano buste di plastica con l’acqua della fontanina della piazza per lanciargliele addosso. Il cane scappava, ma poi si lasciava stringere in un angolo e si faceva bagnare tutto: Bobby non soffriva per questo: sapeva di far divertire quei ragazzi che da grandi non avrebbero più tirato buste piene d’acqua addosso ai cani ma forse avrebbero incontrato una donna che avrebbe impedito loro anche di sorridere.
Era un cane intelligente Bobby lo sapeva e non pretendeva che qualcuno gli dicesse che era un cane intelligente.
Da una sera di novembre non fu più visto in quella piazza. Il bidello del circolo dei pensionati, per alcuni giorni, gli portò da mangiare come sempre verso le tre del pomeriggio. Non vedendolo più per qualche giorno, rinunciò. Anche Ferdinando il sacrestano chiese in giro del cane. Per un po’ fu così, ma Bobby era davvero un cane intelligente e sapeva che per non dare dolore a volte è meglio morire lontano da quelle persone che magari vorrebbero anche dispiacersi e dire : – però è un peccato, gli mancava la parola !-
Così una notte di novembre Bobby si lasciò infilare in un cassonetto dell’immondizia da alcuni giovani che avevano voglia di bere e divertirsi e quando si ritrovò catapultato nel buio di un camion tra lattine, cartoni e cattivi odori, non volle abbaiare per non dare un dispiacere nemmeno a chi per mestiere raccoglie immondizie.
Così anche quella notte volle sorridersi addosso e farsi contento.
Si finse carta senza abbaiare.

Erri De Luca
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L'ospite incallito
Postato da Grazia01 il Venerdì, 20 luglio @ 19:38:24 CEST (857 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca








L'ospite incallito


Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Erri de Luca

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È bella di notte la città
Postato da Grazia01 il Lunedì, 18 giugno @ 20:05:59 CEST (815 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca






È bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si riconosce, tra quelli che campano di notte. Le persone si perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perché così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. È una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile.

Erri De Luca

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Pensiero di Erri De Luca
Postato da Grazia01 il Lunedì, 28 maggio @ 21:44:35 CEST (775 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca








C'è in me quello che si trova in molti uomini del mondo, amori, spari, qualche frase piena di spine, nessuna voglia di parlarne. Siamo dozzina noialtri uomini. Speciale è solo vivere, guardarsi di sera il palmo di mano e sapere che domani torna fresco di nuovo, che il sarto della notte cuce pelle, rammenda calli, rabbercia gli strappi e sgonfia la fatica


Erri De Luca
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Sorrideremo dei nostri vizi.
Postato da Grazia01 il Domenica, 15 gennaio @ 20:31:15 CET (792 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Sorrideremo dei nostri vizi. Quali? Quelli di darci per scontati, come se dovessimo esserci sempre come il suono delle campane, come se dovessimo morire insieme ed essere nati insieme, sempre: vizio venuto perché un piccolo spago di giorni si sgomitolava e ci faceva ritrovare.
Povera abitudine: raro che uno si accorgesse che l'altro era cambiato dalla sera prima. Raro che ci si accorgesse che il suo umore metteva una pausa diversa tra il giorno già pronto e il buongiorno scambiato, che un sogno aveva sforzato gli zigomi, che un'ombra mai avuta cadeva dalla lampada sulla guancia. Sorrideremo del vizio che ci fa vedere uguali e capiremo i fitti nostri mutamenti e stupiremo che siano stati così numerosi.

Erri De Luca
dal libro "Non ora, non qui"
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Poesie di Erri De Luca
Postato da Grazia01 il Mercoledì, 12 ottobre @ 19:59:57 CEST (1089 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca


Poesie di Erri De Luca




Due


Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.



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Il senso della vita per Erri De Luca
Postato da Grazia01 il Giovedì, 01 settembre @ 20:25:12 CEST (792 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca

Le domande sono sassi buttati nell'acqua, producono risposte che si allontanano a onde dalla loro causa. La felicità è un agguato, uno può tenderlo tutta la vita e accorgersi alla fine che la felicità non stava nella cattura ma nella tensione di preparare la trappola dell'appuntamento. Oppure accorgersi che quello che ha chiamato felicità raggiunta, era una fregatura mascherata. Sulla felicità non si costruisce una polis e nemmeno una stanza, solo si possono produrre scintille brevi e irripetibili. Una felicità prolungata è una narcosi.
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Considero valore ogni forma di vita,
Postato da Grazia01 il Venerdì, 06 marzo @ 15:55:15 CET (1374 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca



Considero valore ogni forma di vita


Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.


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L'uomo che si specchia nella contraffazione
Postato da Grazia01 il Giovedì, 24 gennaio @ 16:18:58 CET (1144 letture)
Poesie e prosa di Erri De Luca

maschere
Alnus Naga Khon Siam Muay Aurea Saga di Luigi Ontani

L'uomo che si specchia nella contraffazione
di ERRI DE LUCA

L'artista, pure se venale, è generoso, perché si priva dell'opera. La cede, per poco o per molto, ad altri. Se l'aliena e non ne dispone più. Uno scrittore invece resta proprietario della sua merce. Firma contratti a tempo, alla scadenza rientra nel possesso. In questa differenza c'è una generosità di principio. L'artista non possiede altro che l'invenduto. Ontani è un persecutore della propria immagine. Mi riguarda per opposizione.
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